Non lasciamoci distrarre, dobbiamo combattere “la buona battaglia”

di Costanza Miriano

Siamo travolti da fiumi di notizie  l’informazione è confusa, a volte falsa, a volte molto puntuale, a volte manipolata, altre veridica, ma sicuramente istantanea, abbondante, travolgente. Come fare a scrivere qualcosa che sia attuale anche fra più di qualche ora? Il problema riguarda mille volte di più il nostro vivere: tutti noi riceviamo tante sollecitazioni e informazioni e abbiamo la possibilità di accedere a tanti contenuti, a volte anche, buoni, preziosi, utili. Dobbiamo capire, prendere posizione, farci un’idea su tante cose.

Non so voi, ma io faccio fatica a decidere quali voci ascoltare. (Per non parlare delle ansie, ma quelle le concentro sui figli, convinta come sono che se io smetto di preoccuparmi, a loro succederà qualcosa di catastrofico). Insomma, come fare a districarsi in un mondo che cambia a una velocità mai vista, in un’epoca come la nostra in cui tutto cambia, un’epoca particolare, paragonabile a quella di alcune rivoluzioni? All’uomo di oggi sono concesse tante facoltà, possibilità, capacità: di commessione, collegamento, scelta, informazione.

Mai come oggi, dunque, ci è necessario il discernimento. Parlavo proprio qualche giorno fa con un amico che ha ingaggiato un combattimento per custodire il cuore e la mente, e dedicarli alle cose importanti, impedendo che siano le circostanze a decidere le sue priorità. Credo che lui ci stia riuscendo. Lavora in orari limitati, accettando di guadagnare di meno, e mettendo le sue regole, stabilisce a quali attività dedicarsi prima della giornata e rispetta il programma con grande volontà, non ha lo smartphone, accende il computer solo a orari stabiliti, legge i giornali di carta ma più spesso lascia che a raggiungerlo siano solo le notizie che gli arrivano dagli amici, dai conoscenti, dal mondo reale.

Vivere nel mondo senza lasciarsene dominare, oggi molto più che in passato richiede l’essere praticamente degli asceti. Che stabiliamo prima di iniziare la giornata ciò che importante, ciò che è urgente, ciò che è accessorio. Così come non apriamo la porta di casa a chiunque, allo stesso modo non dobbiamo permettere a tutte le sollecitazioni di prendere la nostra attenzione.

Questa vigilanza per la gestione del tempo è necessaria mille volte di più per impedire che prendano il comando i pensieri dell’uomo vecchio – invidie, gelosie, maldicenze e tutto l’elenco dei peccati capitali che sempre si oppongono alle ispirazioni al bene. Tra il lupo buono e il lupo cattivo vincerà quello che nutrirai: basta non ascoltarli e se ne andranno. Basta ricacciarli da dove vengono, dall’interno del cuore. Il mio padre Emidio diceva che bisogna sigillarli dentro con il silicone, per impedire che ne esca fuori anche una sola goccia. Ma questo è un combattimento, la buona battaglia, che non è certo solo del nostro tempo. È la battaglia di ogni uomo, da sempre. Quello che noi, uomini di questo tempo difficile e bellissimo, siamo chiamati a fare è non permettere che le molte distrazioni che abbiamo in questo tempo ci rubino le energie per il combattimento che conta, la buona battaglia.

 

12 pensieri su “Non lasciamoci distrarre, dobbiamo combattere “la buona battaglia”

  1. Silvia

    Grazie Costanza per queste parole chiare e semplici: le sento mie in questo preciso momento storico, le aspettavo. Sono arrivate.

  2. Stefano

    Ecco, leggere il tuo articolo fa parte del mio discernimento quotidiano.Quando scrivi in merito ad argomenti che riguardano tutti noi, è impossibile o quasi non leggerti. Anche in questo caso hai centrato il punto. Grazie per le riflessioni che mi spingi a fare.
    Un saluto, Stefano.

  3. Marisa

    Questa riflessione arriva al momento giusto e mette in fila le tue parole ai miei pensieri, pari pari, intensi e veri. Grazie per questa lucidità, profondità ed essenzialità. Farne tesoro sarà il buon proposito del mese. Grazie di cuore.

  4. giuliana

    Dice Gesù “Imparate da Me che sono mite e umile di cuore”. Io penso che l umiltà sia la chiave per affrontare la vita, in particolare quella di oggi sempre più complessa. In ogni momento rischiamo di mettere IO al centro e non DIO: il successo nel lavoro, nella socialità e nell’ immagine che diamo di noi, nelle relazioni affettive quotidiane, ci fanno sì crescere nell’ autostima… ma attenzione: se le cose ci vanno come vogliamo… rischiamo di entrare nella falsa logica di BASTARE a noi stessi, di sentirci autonomi e grandi. No… è importante ritrovare l’ umiltà che ci fa sentire figli amati da un Dio che si prende cura di noi. L’ umiltà fortifca e ci rende liberi in un mondo in continuo cambiamento; ci rende liberi anche da tutte queste informazioni e notizie che potrebbero confonderci. La preghiera quotidiana aiuta a ritrovare l’ umiltà!

  5. Ci può venire in aiuto la seconda lettura dell’Ufficio di oggi ciclo biennale:

    Dalle «Omelie» attribuite a san Macario, vescovo
    (N. 28)
    L’anima che non è dimora di Dio è infelice

    Una volta Dio, adirato contro i Giudei, diede Gerusalemme in balìa dei loro nemici. Così caddero proprio sotto il dominio di coloro che essi odiavano e si trovarono nell’impossibilità di celebrare i giorni festivi e di offrire sacrifici. Nello stesso modo, Dio adirato contro un’anima che trasgredisce i suoi precetti, la consegna ai suoi nemici, i quali dopo averla indotta a fare il male, la devastano completamente. Una casa, non più abitata dal padrone, rimane chiusa e oscura, cadendo in abbandono; di conseguenza si riempie di polvere e di sporcizia. Nella stessa condizione è l’anima che rimane priva del suo Signore. Prima tutta luminosa della sua presenza e del giubilo degli angeli, poi si immerge nelle tenebre del peccato, di sentimenti iniqui e di ogni cattiveria. Povera quella strada che non è percorsa da alcuno e non è rallegrata da alcuna voce d’uomo! Essa finisce per essere il ritrovo preferito di ogni genere di bestie. Povera quell’anima in cui non cammina il Signore, che con la sua voce ne allontani le bestie spirituali della malvagità! Guai alla terra priva del contadino che la lavori! Guai alla nave senza timoniere! Sbattuta dai marosi e travolta dalla tempesta, andrà in rovina.
    Guai all’anima che non ha in sé il vero timoniere, Cristo! Avvolta dalle tenebre di un mare agitato e sbattuta dalle onde degli affetti malsani, sconquassata dagli spiriti maligni come da un uragano invernale, andrà miseramente in rovina.
    Guai all’anima priva di Cristo, l’unico che possa coltivarla diligentemente perché produca i buoni frutti dello Spirito! Infatti, una volta abbandonata, sarà tutta invasa da spine e da rovi e, invece di produrre frutti, finirà nel fuoco. Guai a quell’anima che non avrà Cristo in sé! Lasciata sola, comincerà ad essere terreno fertile di inclinazioni malsane e finirà per diventare una sentina di vizi. Il contadino, quando si accinge a lavorare la terra, sceglie gli strumenti più adatti e veste anche l’abito più acconcio al genere di lavoro. Così Cristo, re dei cieli e vero agricoltore, venendo verso l’umanità devastata dal peccato, prese un corpo umano e, portando la croce come strumento di lavoro, dissodò l’anima arida e incolta, ne strappò via le spine e i rovi degli spiriti malvagi, divelse il loglio del male e gettò al fuoco tutta la paglia dei peccati. La lavorò così col legno della croce e piantò in lei il giardino amenissimo dello Spirito. Esso produce ogni genere di frutti soavi e squisiti per Dio, che ne è il padrone.

    Come sempre non è il male o le menzogne che vengono “da fuori” che possono contaminarci, se e quando è Cristo e lo Spirito Santo ad essere abituali “abitatori” del nostro cuore, della nostra anima.

    «Questo affinché non siamo più come fanciulli sballottati dalle onde e portati qua e là da qualsiasi vento di dottrina, secondo l’inganno degli uomini, con quella loro astuzia che tende a trarre nell’errore.» Efesini 4,14

      1. Non la dimentichiamo certamente, ma si sta parlando del discernimento personale e di come ma tenere “dritta la barra”… Diversamente possiamo parlare di qualunque altro aspetto della Fede.

        La preghiera di intercessione (“arma” certamente potente) non potrà comunque mai sostituirsi al dono del libero arbitro e della libertà – che significa anche responsabilità – concessa a ogni essere umano.

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