Catechesi di Avvento – MonasteroWiFi di Roma

Questa sera al Battistero di San Giovanni in Laterano una catechesi speciale, per preparare il cuore all’Avvento, all’incontro sempre più vero con il Signore, nel tempo liturgico che la Chiesa, madre sapiente, dispone particolarmente per noi. Padre Marco Pavan, monaco eremita e teologo, ci parlerà di come rendere il nostro cuore capace, uno spazio per far nascere Gesù.
Intanto pubblichiamo la preziosissima Catechesi di padre Nicola sui fondamenti della vita spirituale.

Ci vediamo per la catechesi al Battistero di san Giovanni in Laterano alle 21 (alle 20:30 per un momento di convivialità).

Informazione fondamentale, si può parcheggiare! Ovviamente l’incontro è apertissimo a tutti.

 

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“Lui chi è? non l’avevo considerato”, il cuore della vita spirituale

Battistero di San Giovanni in Laterano 3 novembre 2025

di padre Nicola Comisso

Benvenuti a tutti e buonasera. Per molti di voi ben ritrovati. Per chi non mi
conoscesse, io mi chiamo Padre Nicola e sono un oratoriano, un figlio di San Filippo
Neri e sono qui purché sono stato gentilmente invitato da Costanza, da Federica, da
Silvia, insomma da tutto il gruppo del Monastero Wi-fi. Se siete qui è perché
Costanza ha fatto quella pubblicità ingannevole sulla mia catechesi in quanto
“mistico”.
Posso dirvi che io al massimo “mastico”. Non si direbbe ma in realtà mangio eh!
La gente dice: “Ma stai morendo!”. No, no. Sono in controtendenza rispetto al clero a volte, però son contento così, dai; non è un problema. Ho ascoltato e letto la bellissima catechesi che ha fatto padre Marco Pavan la scorsa
volta. Da quelle altezze io andrei molto più in basso.

Vorrei iniziare dicendo una cosa: qualcuno l’ha sentito già la scorsa volta qui (se non sbaglio era giugno di un anno e mezzo fa), io ho una caratteristica, io copio, a mani basse.
Io non prendo niente da me, ma prendo tante cose dagli altri, le copio. E
recentemente ho letto un libro molto bello di don Giuseppe Forlai, che è un sacerdote romano molto bravo. È in realtà un eremita diocesano, anche se è anche formatore qui, al seminario.
Questo libro si chiama: “Chiesa. Riflessioni sull’evaporazione del cristianesimo”.
E c’è un capitolo finale che si chiama “senza pedagogia niente frutti”, che ritengo sia
veramente fondamentale e che è come se avesse detto in parole, in riflessioni molto
più belle, quello che io penso da sempre, dai miei pochi anni che son prete.
C’è un problema molto attuale della Chiesa, che è quello di non intrattenere le
persone semplicemente, ma di iniziarle ad una vita cristiana.
Cioè di portarle veramente, sostanzialmente, ad un incontro personale con Cristo, che diventi il fondamento di tutta la vita.
Perché faccio questa premessa? Perché alla riflessione che vi propongo questa sera
vorrei cercare umilmente, se riesco, di dare questo taglio.
Se io vi dicessi le cose più belle possibili, questa sera; se coccolassi il vostro cuore; se coccolassi il vostro intelletto; se voi usciste tutti da qui dicendo: “Ma che belle
parole!”, come la gente che dice: “Padre! ma che bella omelia…” e poi non ha capito
niente, solitamente. Cioè, se anche io riuscissi in questa grande opera, ma non avessi innescato in voi nessun vero cambiamento di vita, nessun desiderio che da domani “io un passo verso Cristo lo faccio”, sarebbe mero intrattenimento; sarebbe una specie di Netflix religioso, in cui tu stai sul divano, ti vedi una serie TV, dici: “che bello però! Come è bello! Non penso alle mie cose, ai miei problemi!”.

E’ molto bello. Però…poi, che cambia? Che cambia?
Ecco, penso che nella chiesa questo sia un grande rischio e io, scusate, l’intrattenitore non lo voglio fare! Non sono nato per essere intrattenitore. Il desiderio più grande è che tutti conoscano Gesù Cristo.
Allora cercherò di essere un po’ concreto. Cercherò .

Allora, vediamo un po’: si parla di “fondamenti della vita spirituale”.
Qual è la meta? (E questo è già importante). Se tu fai un viaggio, oggi va molto di
moda, oggi tutta la gente dice: “l’importante è il viaggio” L’importante è che tu vai!”.
E noi, tutti: “Che belle parole!”. Ma sono idiozie! Cioè, amici miei, ci rendiamo
conto delle idiozie che ci beviamo? Tu immagina che stai facendo una strada
bellissima e vai a finire addosso ad un muro. Ma che viaggio è? E’ un’idiozia!
L’importante è la meta! È la meta che dà senso al viaggio, non è il viaggio per il
viaggio. Qual è la meta della vita spirituale? Il Paradiso! Questa è la meta.
Cioè noi non siamo (anche se siamo molto tentati) di essere come dei turisti.
Ora, il demonio è un turista. Il demonio ha tanti mestieri. Fra quelli, uno è quello
della guida turistica. Ora, se c’è qui qualche guida turistica non si offenda, però il
demonio sta cercando di rubargli il lavoro.
E cosa fanno oggi i turisti? Vanno in giro per la città, consumando la città senza
sapere nemmeno dove sono, chi sono, perché sono. Della città non gliene frega
niente, almeno alla maggior parte. Non voglio banalizzare il viaggiatore, capite?
Viaggiare è una cosa bellissima. È importante, è stupenda. Ma non è nella logica del
“vado lì, consumo, mangio, bevo, non mi interessa di dove sono e torno”. No.
Quel viaggio ha sempre (un viaggio interiore) ha sempre una responsabilità verso
dove vai e un accrescimento per te.
Ecco, la meta del Paradiso mi dice che non sono un vagabondo. No, io sto andando
da una parte. Allora, tutto quello che faccio mi serve o non mi serve in direzione della meta e se mi rendo conto che ho preso il treno sbagliato, anche se ha il Wi-Fi e mi danno il coffee break, devo scendere da quel treno là. Allora questo è già ciò che mi dà il senso. Cioè, il fine di tutta la vita spirituale, i sacramenti, le catechesi, la carità, il monastero WI-FI, è semplice: prepararsi a morire. Lo sapevate che prima o poi dovrete morire?
Mamma mia, dice, sempre la morte ci ricorda questo! Scusate, per andare in Paradiso dobbiamo morire. Lo so che non va molto di moda, anche se si parla di morte in tutte le serie tv, la serie sul mostro, tutte le cose cupe; eh, però non si può ricordare alle persone. Tutto bello, ma ti ricordi che pure tu muori? Cioè, quindi, tutto ciò che faccio è preparami al momento in cui avverrà anche per me e io mi troverò ad incontrare il mio Signore, perché quella è la morte, non è il boia che viene con la falce. No, è l’incontro col Signore Gesù Cristo, cioè l’incontro con il nostro Creatore, Signore, Salvatore, nonché nostro grande amico, nonché nostro grande Amore.

Quindi, quella è la meta, prepararsi a morire. Uno dice: ok, ma nell’oggi? Cioè,
stasera? Mettiamo e speriamo che domani mattina io sia ancora sveglio, che cosa
dobbiamo fare? Qual è la metà della vita spirituale? E quindi la meta, per esempio, di questa serata, che vi ha spinto fuori dalle vostre case per venire qui? È quello che
faremo tra poco, alla fine di questa catechesi; cioè, fare con profonda verità questo
gesto, (si rivolge verso il tabernacolo) basta, questo è. Lo so che io vi sembro più
vivo di Lui, ma non lo sono. La cosa più sconvolgente qui è che tutti ci guardiamo, e facciamo fatica a credere che Lui c’è, che il Re è presente, che ci ama, che ci sta parlando, che ci desidera, che ci voglia donare le cose più grandi della vita. Ecco, arrivare qua è la meta della vita spirituale, per poi goderne
in eterno, non fare la carnevalata, non farlo tanto per fare, farlo, farlo con la verità di me stesso. Ecco, adorare Cristo. Riconoscere in Lui tutta la mia vita. Appoggiare su di Lui ogni bene, ogni male, ogni respiro, ogni battito, ogni desiderio. Ecco il cuore della vita s p i r i t u a l e , Gesù Cristo, che è anche il Paradiso .
Ora, san Paolo parla del Paradiso. Saremo sempre con lui. Questo è il Paradiso, stare sempre con chi ami e dal quale sei immensamente amato. Così, qual è il fondamento del matrimonio? L’amore tra i due sposi, non tante altre idiozie, e nemmeno le cosebelle, attenzione, tipo una bella casa, non è il fondamento del matrimonio e nemmenoi frutti, tipo i figli, no, il fondamento del matrimonio è l’amore tra i due sposi. I figlisono una cosa molto bella e santa, sono l’apertura, il frutto di quella pianta, ma non sono il fondamento.

Così la vita spirituale; non ha come fondamento quello che Dio fa attraverso di te. Per esempio il fondamento della mia vita spirituale non è questa catechesi, non lo è. E’ quando io stasera vado a casa, e non reciterò compieta perché la faremo insieme, ma sono solo finalmente col mio Signore. Quella è il fondamento
della mia vita spirituale, per me in una dimensione già ora di, come dire,
escatologica, verso l’unione che avremo tutti. Insomma la vita spirituale, il cuore
della vita spirituale, è prendersi cura della mia relazione con il Signore Gesù.
La vita se è cristiana deve avere Cristo, lo dice la parola. Lui chi è? Non l’avevo
considerato, Lui chi è, perché non so chi è; ed io non lo considero in questo mio
cammino, in questa mia meta, l’ho tolto dalla meta. E allora, partendo da questa meta, per innescare questo processo, dovrei iniziare facendovi semplici domande, che spero voi vi facciate con onestà, a casa.
La prima. Ma io l’ho incontrato Dio ? Dice: “Certo! Io faccio il monastero Wi-Fi”.
No. Uno dei più grandi inganni della Chiesa Cattolica è pensare che le persone che
vengono a messa siano cristiane. Non è così. Non è così. Molti di loro sono praticanti non credenti. Non è detto che quelli che stanno là siano cristiani. Come, scusate, non è detto che io che sono vestito così sia cristiano veramente, potrei essere un funzionario del sacro. Una volta mi ha raccontato un prete, che in seminario è venuto uno e ha detto: “Buongiorno, io vorrei delle informazioni per come iniziare, entrare in seminario e diventare prete”. E lui ha risposto: “ Mi racconti un po’ la sua storia di fede”, e lui ha detto: “Ma io non ho fede. Perché, ci vuole fede per diventare prete?”. Ma veramente, eh, questo ci credeva!
Però, scusate, io penso che sia così anche per molti di noi. Io ho mai incontrato Dio?
Vi faccio un esempio: se io vi dico: “Voi sapete chi è Renato Zero?”. Certo che sapete
chi è Renato Zero. Ma voi l’avete mai incontrato? Se l’avete incontrato, per strada, al bar, in macchina, dove vi pare, lo ricordereste. Io me lo ricordo quando ho incontrato Renato Zero. Me lo ricordo proprio, quando stavamo lì nell’angolo, dove sta la farmacia alla Chiesa Nuova, lui è passato, io l’ho visto, poi sono timido, non sono andato lì a dije “Renato …” Io me lo ricordo quando l’ho visto, l’ho visto fuori dal ristorante una sera. Ma scusate, se è così per Renato Zero, se Dio è una persona, non può essere così? E poiché, a maggior ragione, Dio, a differenza di Renato Zero, ci ama tutti, non credo che Renato Zero mi ami, ma Dio sicuramente mi ama, Dio vi ama tutti, è impossibile che voi non l’abbiate mai incontrato.

Il punto è: l’ho riconosciuto? Cioè, in quell’incontro lì, io sapevo che era lui? Se voi siete qui, io penso di poter dire di sì. Io penso di poter dire di sì per la maggior parte di voi. Però, la nostra maledizione è che tendiamo a dimenticare. Tant’è che nella Bibbia Dio dice: “Ricorda Israele, ricorda Israele”, perché noi dimentichiamo, siamo superficiali. E allora, quando e dove Dio è passato nella mia vita? La prima volta che hai visto tua moglie, te lo ricordi, lei “sì”, lui “boh”. Dai, sì, te lo ricordi pure tu! Cioè, la prima volta che hai saputo di essere incinta, la prima volta che hai visto tuo figlio, la prima volta che hai incontrato quella persona, che è tuo amico, è diventato fondamentale nella tua vita.

Ma come non te lo ricordi? Ma te lo ricordi! Ma come non può essere così anche per Dio? Il Dio cristiano che è persona, anzi tre persone, cioè, che ha una personalità, capite? Questa è la prima domanda, fare memoria di quell’incontro là attingervi vita, attingervi relazione.
Due, OK, ammesso che io inizio a dire: “Dio, secondo me, in questo momento della
mia vita, l’ho incontrato”, e badate non è che deve essere per forza lungo il mare, con il tramonto, mentre suonava l’Alleluia delle lampadine. Può essere benissimo in un dolore. Può essere benissimo in una desolazione. OK, l’ho incontrato. Ma quanto lo conosco? Cioè, qualcuno qui può dire che ha letto tutta la biografia di Renato Zero. Ma non è che, se hai letto tutta la biografia, lo conosci. Sai delle informazioni su di lui. E che vuol dire conoscerlo? Ma assolutamente no. Quello non è conoscere.
Perché? Non ho mai sentito veramente la sua voce, non ci ho mai parlato. E ancor
più, perché io so solo le cose che altri dicono di lui, o che lui ha deciso di esporre in
determinate circostanze. Ma non ho mai ricevuto da lui una conoscenza vera. E
questo su Dio, scusate, è comunissimo, veramente comunissimo. La maggior parte
dei cristiani, a maggior ragione quelli che vanno a Messa, non ha un’idea evangelica
di Dio, cioè, pensa male Dio, lo conosce male. E, d’altronde, questa è l’opera
principale di Satana. Cioè, a Satana non importa niente dei nostri peccati. Satana
vuole che noi pensiamo male di Dio. Una volta che pensi male di Dio, pensi male di
te, della vita e degli altri. Ed è fatta. E allora, un’altra santa domanda: quando io dico “Dio”, a cosa penso? Quando dite “Dio”, a cosa pensate voi? A un essere con la
barba, seduto su un trono, che scruta con occhio fermo, severo, il mondo e me? Una
specie di Babbo Natale, invecchiato male, che ha smesso di fare regali? Questo è
Dio? Oppure, tipo il pronto soccorso autostradale? Cioè, io faccio il mio bel viaggio
nella vita, ma ogni tanto mi si rompe la macchina e lo chiamo. Questo è Dio? O
ancora, come lo Stato italiano è a volte Dio. Cioè, bene o male ci vivo. Quindi, in
merito a leggi e multe decide lui, c’è poco da fare. Quindi, se non vuoi avere
problemi, bisogna obbedire il più possibile. Cioè, Dio come lo Stato? Io scherzo, ma
guardate che, se voi pensate alle cose che fate e che dite su Dio, molti hanno dietro
questi retropensieri. Un Dio mostruoso, orribile. Allora, come conosco Dio? Ci ho
mai parlato? Uno potrebbe dire: “Sì, ho capito padre, ma come si fa a parlare con
Dio? Dai!” Sì, lo so che non ha WhatsApp, ma io vi garantisco che Dio parla, parla e
come, continuamente. Certo, ha un modo diverso di parlare da quello degli uomini,
grazie a Dio.

Terza e ultima domanda di questa prima parte: ma io ho mai accolto la sua salvezza?
Mettiamo anche che io Dio l’abbia incontrato veramente: me lo ricordo, ne sono
cosciente. Mettiamo anche che io ci abbia parlato, cioè che io abbia vissuto una
relazione con Dio. Ma ho fatto il passo successivo? Mi sono fidato a tal punto da dire: qua Dio mi ha salvato! Quando noi, a Natale, facciamo i nostri bei presepini a casa tutti carini e tutti pacioccosi, ci facciamo le scenette, poi ci mettiamo Gesù e gli
diamo il bacetto (e tutta quella roba lì): ma è vero? Quando noi celebriamo il
Salvatore, noi possiamo dire con verità, con onestà, con coscienza, che è anche il mio Salvatore? Perché se lo puoi dire, io ti posso chiedere: “Ma, a te, da che ti ha salvato Dio?” “Boh…” Ma se è il tuo Salvatore? Se tu stai annegando e uno ti tira fuori e tu racconti ai tuoi figli: “Oh, quel giorno io stavo annegando, ma m’ha salvato il Salvatore!”. Da cosa ti ha salvato Dio, se ti ha salvato? Ecco, io inizierei da qua.

Rispondere a queste domande è costringersi a fare verità. Senza verità non può
esserci una vera relazione, perché anche la relazione non può basarsi sulle maschere. E attenzione: poco importa come rispondo, non è un esame di catechismo o un laureato in teologia. È esercizio di verità: Dio viene laddove io sono. Ma solo se ci sono io, non il mio avatar spirituale, costruito per nascondere me. Allora il primo passo di questa vita spirituale è lasciarsi conoscere, mettersi a nudo, e fare verità del momento in cui io sto. Ora, questa è la meta. Per raggiungere questa meta adesso io vorrei dare alcuni avvertimenti. Come se tu dicessi: “Guarda, vorrei fare un cammino…” Ecco, ci vogliono alcuni avvertimenti per la strada. Ti devo dire che farai fatica, che potrebbe piovere, che ti servirà un’attrezzatura, ecc. Quindi ci sono alcune cose da sapere se vuoi veramente iniziare questa vita spirituale e non la vuoi fare come sempre, così, alla “tarallucci e vino”, che va a finire sempre così: una velleità! “Mi piacerebbe… Vorrei…” Come quelle cose che si dicono: “Mi piacerebbe…” Ma che ti piacerebbe? Se non fai poi le cose concretamente, non ti piacerebbe! È una velleità!

Ecco, la prima cosa, da che Dio è Dio, è che la nostra miseria, spirituale e umana è
meno evidente (c’è poco da fare) e allora devo combattere contro la prima grande
opera di distrazione. E non è, evidentemente, un ostacolo di oggi. Diceva già il
filosofo Pascal nel 1600: “La sola cosa che ci consola delle nostre miserie è il
divertissement, il divertimento”. E tuttavia proprio questo divertimento è la più
grande delle nostre miserie, perché è quello che principalmente ci impedisce di
pensare a noi stessi e che ci porta, senza che ce ne accorgiamo, a perderci. Senza il
divertissement saremmo immersi nella noia e la noia ci spingerebbe a cercare un
qualche modo più solido di tirarcene fuori. Ma la distrazione ci diverte e ci conduce,
senza che ce ne accorgiamo, alla morte. Pensate all’educazione moderna: puoi fare
annoiare un bambino? Non sia mai! Deve essere continuamente allettato, animato:
animatori ovunque! Questo ragazzino deve essere iperstimolato dalla mattina alla
sera. “Come mai ultimamente è un po’ agitato?”. E t’ho capito: fallo annoiare! Fagli
sperimentare anche quella dimensione dell’umanità, se no poi a trent’anni si vedono i risultati. Che è questo: la nostra società moderna ha proprio amplificato al massimo questa distrazione. Penso che ne abbia fatto proprio il perno: oggi è la società della distrazione di massa. Diceva, nel 1944, un altro pensatore, Bernanos: ”Non si capisce assolutamente niente della civiltà moderna se non si ammette fin dal principio che è una cospirazione universale contro ogni specie di vita interiore”. Cioè tutto cospira affinché tu ti allontani da te stesso, da dentro te stesso. E oggi, grazie a questi strumenti meravigliosi che mi hanno messo davanti, con cui mi stanno registrando, con lo smartphone, con i telefonini… Questa roba ha raggiunto una potenza inaudita!

Ci sarebbero altri esempi, ma vi faccio il massimo del massimo: è il telefonino!
Perché è costruito proprio su questo. E in un documentario che vi consiglio (si
chiama “The social dilemma”) una serie di ricercatori, quelli che le hanno fondate,
che poi sono diventati disertori di queste aziende, spiegano come è nata questa cosa
qui, come funziona. Dice uno di loro, Tristan Harris, ex esperto di etica del design di Google: “Diciamo sempre: se non stai pagando per il prodotto, allora il prodotto sei tu!”
Se non stai pagando per il prodotto, allora il prodotto sei tu. No ma che pensate che
facebook vi vuole bene? che instagram vi ama?che è gartis? che whatsapp vi vuole così tanto bene? Se non stai pagando pe il prodotto il prodotto sei tu. Molte persone
credono che Google sia solo un motore di ricerca e facebook solo un postoper vedere cosa fanno gli amici e le loro foto e non capiscono che le Società competono per le loro attenzione e perché facebook , snapchat, istagram, youtube. Il modello
imprenditoriale di Società come queste è tenere le persone incollate allo schermo.
Cerchiamo di capere come ottenere la maggiore attenzione possibile dalle persone.
Oh questi l’hanno formati, l’hanno create, l’hanno studiati eh! Quanto tempo
possiamo trattenerti? Quanto tempo possiamo fare in modo che tu ci conceda? Se si
pensa al modo in cui lavorano queste aziende, tutto a senso. In internet ci sono tutti
questi servizi che crediamo gratis, ma non lo sono. Vengono pagati dagli inserzionisti.
Perché gli inserzionisti pagano queste aziende? Perché ci vengono mostrate le loro
pubblicità. Siamo noi il prodotto, la nostra attenzione è il prodotto che viene venduto. Capite già questo sarebbe un tema immenso! Ma voglio andare avanti sul tema della distrazione. Più avanti fa un discorso, fa un paragone con la magia. Dice “i maghi sono stati i primi, come dire, neuroscienziati e psicologi, perché capivano come funzionava la mente delle persone senza che le persone se ne accorgessero ed lì che nasceva l’illusione. Io ti faccio una cosa, io so che la tua mente non se ne rende conto e quindi a te sembra che ho fatto una magia. Loro questo l’hanno adottato ha una cosa che chiamavano tecnologia persuasiva, cioè una sorta di modello applicato all’estremo per mezzo del quale vogliamo modificare il comportamento di qualcuno, vogliamo fagli fare questa azione, questa cosa con il dito. Quale? Questa…tiri giù aggiorni e c’è una cosa nuova, tiri giù e c’è una cosa nuova in cima, aggiorni di nuovo e c’è un’altra cosa in cima. Ogni singola volta!
Che cosa vi ricorda? Il funzionamento delle slot machine. Cioè non mi basta che tu
usi il prodotto consapevolmente, io voglio “dice lui” scavare affondo nel tuo tronco
celebrale e innescare in te un’abitudine inconscia in modo che tu sia programmato ad un livello più profondo, senza che tu te ne accorga. E ogni volta che lo vedi sul tavolo e lo guardi sai che se lo prenderai in mano avrà qualcosa per te e quindi giochi a quella slot machine. Non è un caso, è una tecnica di progettazione e noi abbiamo affidato questi psicologi meravigliosi che sono i nostri smartphone a tutta una generazione. Però non è solo un problema dei giovani, è un problema nostro. E uno dice, aspetta ma che centra, no no no ma stiamo a parlando di Gesù, non stiamo a parlare di Gesù, dei cuoricini, del volere bene al Signore? Perché mi sta mettendo in discussione il mio sacro telefonino? Perché stai tirando fuori una cosa che, no non sia mai!
Si! Si! Vi siete accorti che il telefono rovina le relazioni, il telefono rovina il cervello
e pensi che non abbia nulla a che fare con il tuo rapporto con Dio? Veramente? La
vita spirituale ha bisogno di silenzio, di vuoto, di noia, ha bisogno di deserto. E
diceva Madeleine Delbrêl, i deserti si guadagnano, non si regalano. Allora provate, io a volte lo faccio ai miei alunni a scuola e dico, provate a stare 10 minuti in silenzio senza niente, tutto spento, la maggior parte di loro mi dice “ se lo faccio mi viene l’ansia.” Stiamo messi bene eh!
Quand’è che avete fatto l’ultima volta un momento di deserto, di silenzio? Boh,
avevo 9 anni, alla comunione.
Lo so è difficile, me ne rendo conto che è difficile nel mondo moderno ma senza
quello dove andiamo? Ma come pretendi di ascoltare la voce del tuo Dio e Signore
che non grida, non urla, non blatera. Come pensi di ascoltare te stesso? Quello che
hai veramente nel cuore, quello che desideri, quello che senti, quello che sei; se non
combatti contro questa grande opera di distrazione. Dice Dio per mezzo del Profeta
Osea: “Ecco l’attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore.” Allora
primo grande avvertimento. Non è obbligatorio, ma se non iniziamo una seria
battaglia spirituale, ecco la concretezza. Ma che vuol dire? Che devi mettere via quel
coso. Lo devi spegnere, lo devi allontanare. E ma se mi chiamano proprio in quel
momento? Senti a meno che non sei un neurochirugo che devi stare 24 ore su 24, ma chi ti deve chiamare? Ma dai non diciamoci idiozie, ne siamo dipendenti, ne siamo malati. Siamo tutti malati e dipendenti da questa roba qui e non è colpa nostra in un certo senso. Perché vi ho mostrato che sono stati progettati così questi, da gente intelligentissima che ha studiato il nostro cervello. Allora c’è una Santa battaglia Spirituale, inevitabile su questo. Deserto, silenzio, silenzio, deserto senza di questo non c’è vita spirituale, solo chiacchiere.

Secondo avvertimento. La vita spirituale è tutti i giorni, in ogni luogo e in ogni
momento. Noi pensiamo invece che si tratti di vivere lo straordinario, dimenticando
l’ordinario. Ma non funziona così! Una “vera azione”, vera, può essere fatta di grandi eventi e anche la domenica può essere il tuo grande evento. Esistono solo le cose che si fanno tutti i giorni. E questo “ordinario” è una cosa molto concreta; cioè la vita spirituale non è semplicemente la vita interiore. La vita interiore è una cosa umana, ogni essere umano ha, o aveva, una vita interiore. La vita spirituale è molto di più: è il fatto che io abbraccio la realtà, e vedo nella realtà, e sento nella realtà, e mi incarno nella realtà, la relazione con il Signore, con Gesù Cristo Dio vivo, vero e vivente; noi siamo quelli che credono che il Verbo si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi.

Questo significa che la vita spirituale ha a che fare con le nostre abitudini. Ma non
sono i “miei” sentimenti? Non sono le “mie” idee? No. Le idee sono molto
importanti, per carità, come lo possono essere anche i sentimenti, anche se sono un
po’ su e giù. Ma se questi non si traducono in comportamenti, atteggiamenti concreti ogni giorno, cioè abitudini, non cambia nulla. Ma se è così per tutte quelle altre menate che noi seguiamo come delle norme, tipo la salute: le regole per digerire bene. Le regole per avere un fisico perfetto, le regole per dimagrire mangiando ogni tre minuti zenzero. Queste cose che ti dicono, e tu dici: “Visto? Posso sfondarmi di pasta, però poi se mangio lo zenzero dimagrirò! Queste idiozie, che noi prendiamo, diventano abitudini, no? E la fede? No, la fede è quello che me sento, come la vivo.
La vita spirituale no, non ha regole. La relazione non ha regole, però ha un ritmo. Ha un ritmo la vita spirituale, non è come mi pare. C’è un ritmo, tu devi andare a quel ritmo là, non te lo puoi inventare, c’è un passo che Dio ti detta, a volte Lui accelera, a volte Lui diminuisce, e tu stai a quel ritmo. E stare a quel ritmo è prendere determinate abitudini. Quindi, che vuol dire? Fare delle cose, non fare delle cose. E’ molto più semplice; già la Chiesa la domenica, la confessione, cerca di dare un ritmo alle persone, però quello deve diventare ordinario, tutti i giorni.
Vi leggo un testo molto bello di un sacerdote che si chiama don Aldo Trento, che ha
scritto un libricino meraviglioso che si chiama “Cristo e il lavandino”. E che c’entra
Cristo col lavandino? Cristo c’entra con tutto!
Lui è stato mandato come missionario in Paraguay e lì facevano fatica a capire perché dovevano dormire in un letto, perché dovevano lavarsi (cosa che oggi sempre più persone fanno fatica a capire, se prendi l’autobus, non hanno capito che bisogna lavarsi), cioè facevano fatica a capire perché fare tante cose. E lui diceva: cosa è la vita senza tutti quei dettagli che la realtà ci chiama a vivere ogni giorno? Il bagno, la cucina, la sala da pranzo, la camera da letto, fanno parte della mia realtà.

Se Cristo non cambia il modo di usare il bagno, di mangiare, significa che è puro moralismo. Puro moralismo. Dimostra, per esempio, come l’incontro con Cristo si arrivi a comprendere l’importanza di dormire sul letto e non sul pavimento; a capire il motivo dell’uso delle lenzuola, del materasso, del cuscino; la necessità di avere un bagno, la necessità dell’igiene personale, vivere ogni momento in relazione col mistero, e continuava citando Giussani: “Non bisogna coltivare progetti di perfezione, ma guardare in faccia Cristo”.
Quando tu devi andare ospite da qualcuno di importante, anche se non ti piace, ti
sistemi, perché hai vergogna di farti vedere trasandato. E se quella persona invece
molto importante fosse anche il tuo grande amore, una persona alla quale vuoi
immensamente bene e da cui sai di essere amato, ti sistemi! Non vai come uno
sciattone trasandato. Questa è la morale, queste sono le abitudini che cambiano. Se tu stai di fronte a Cristo, ti vergogni di fare certe cose, di parlare male continuamente degli altri, di non ringraziarlo mai, di essere così superbo, di raccontare storie mirabolanti della tua vita quando sono tutte menzogne, ti vergogni. Hai vergogna. Ma perché? Perché Cristo cambia il tuo modo. Ti vergogni di stare otto ore sul telefonino a vedere idiozie; ti vergogni profondamente perché tu sei una cosa bella, chiamata alla grandezza e non puoi diventare una protesi umana col telefonino! Non puoi diventare una protesi umana con telefonino. Sapete, a scuola quando chiedo ai ragazzi: “Quante ore siete stati sul telefonino ieri?” a vote la media è sulle 7/8 ore. Faccio un rapido calcolo: sapete una giornata è fatta di 24 ore, quindi voi un terzo della vostra giornata l’avete spesa sul telefonino. Sapete che se campate 90 anni avete speso trent’anni sul telefonino? Veramente volete vivere così? Veramente vogliamo vivere così guardando in faccia Cristo e pensando a tutte le cose belle che Cristo ci chiama a fare?
Terzo avvertimento: se tu vuoi davvero incontrare Dio, cerca Dio, non il tuo io.
Come? La vita spirituale non è un modo più sofisticato di occuparsi di se stessi, ma è imparare ad amare veramente, se vuoi amare veramente devi imparare a morire.
Quello è l’amore. Il resto, come diceva il Vangelo di oggi, è mercato. Gesù dice: se tu
fai un pranzo e inviti solo quelli che ti invitano, è mercato. Se sei carino solo con
quelli che sono carini con te, se tu saluti quelli che ti salutano, se tu dai i soldi a quelli che ti danno i soldi, se tu parli bene di quelli che parlano bene di te, ma veramente ti senti santo? Ti senti un grande amatore per questo? Tu sei al mercato. Amare quella mi conviene? Ecco, la vita spirituale è fare questo salto per cui, cerando Dio, vieni da lui abilitato, vieni da lui aiutato, vieni da lui trasformato ad amare. Che è l’unica possibilità di essere felici su questa terra. Ad amare, amare veramente. E quindi capite che questo è il contrario della spiritualità dei nostri giorni?

La gente crede che la spiritualità sia fare yoga, perché ti fa sentire proprio bene. Sì, ma tua madre sta morendo! Noooo, energie negative! Io devo stare bene, voglio le mie candele, il mio incenso profumato, mi metto dentro casa, mi metto la musica, nei giardini che nessuno sa di Renato Zero…e poi silenzi. E quella è la spiritualità? Ma che spiritualità?! Quello è un modo più egoista di coccolare il tuo io. Non c’entra nulla,
perlomeno non c’entra con quella spiritualità.
Noi crediamo in uno che si chiamava Simone di Cirene, che era un poveraccio, che
stava andando al mercato una mattina e gli dicono: “Bello! Porta la croce a Gesù. IO?
Io?”. Sì, Cristo non ti preserva dalla realtà, Cristo ti ci lancia contro alla realtà. Cioè
noi seguiamo uno che si chiama l’Agnello Immolato! Ci può andare bene?
Veramente? Seguite qualcun altro, non so che dirvi! Don Fabio tanti anni fa faceva
l’esempio del Buddha, seguite lui bello panzuto che ti sorride, che è tranquillo. Che
poi il vero buddismo non è quello, ma diciamo il buddismo all’occidentale in cui è
tutto un ehhh, basta che stimo bene. No, noi c’abbiamo come forma, cioè la nostra
spiritualità è sempre a forma di croce. E dire questo non è da gente sadomaso che si
autoflagella col dolore. È che noi siamo consci che non c’è altro modo di amare
veramente che morire al mio egoismo e paradossalmente non c’è altro modo per
essere felici. Perché se hai amato una volta nella vita, se per una volta nella vita hai
messo da parte te stesso e hai ascoltato il comandamento di Cristo “amatevi come io
vi ho amato” bene sì, forse sarai anche morto, ma quanta gioia c’era nel tuo cuore in
quel momento? Quanta pienezza di vita?
Vado verso la conclusione. Uno dice: “E se volessi iniziare domani?”. Beh, la prima
cosa è molto semplice: avere una vita sacramentale…i famosi praticanti non credenti. Confessati! Vai a messa!
Da quanto non ti confessi? Eh avevo 10 anni alla mia prima comunione…eh anche lì
mi ha sempre colpito la conversione di San Charles de Foucault. Lui non era credente da un pezzo ormai e incontrando i cristiani iniziò a stimarli molto e volle sapere più di loro, sulla loro fede. Allora si mise a cercare un prete che si mise a spiegargli la verità del cristianesimo. Siamo al 30/10/1886. Allora Charles va nella vicina chiesa, trova questo prete e gli chiede: “Padre, vorrei che mi istruiste nella fede”. Quello di tutta risposta sapete cosa gli disse? Inginocchiati, confessati a Dio e crederai. Oh, che abuso spirituale, quanto poco valore ecumenico, quanta poca sinodalità! Subito questa confessione! Confessati e crederai. Lui incredibilmente, dopo un attimo di esitazione, dice: “Va bene”; si inginocchia, accosta la testa alla grata e si confessa. Si abbandona alla misericordia di Dio. Poi dopo un colloquio con il prete, lui, san Charles de Foucault disse: “Appena credetti che c’era un Dio compresi che non c’era da fare altro che vivere per lui solo”. La mia vocazione religiosa nacque nello stesso istante della mia fede”. E alla balaustra, che c’era un tempo, riceve la comunione.
No, eh ma tu non hai fatto il corso, eh Saint Charles de Focauld, se non facciamo il
corso non va bene…! Per carità vanno bene tutti i corsi, benedette tutte le catechesi e vanno bene tutti i corsi, cioè la fede è un dono e Dio la dona a chi chiede con un
cuore puro; spesso tante obiezioni della mente, problemi della mente sono dati da un cuore che non va dal medico, hai un tumore nel cuore di un peccato che non confessi: perché? Perché ti vergogni e non so perché, o perché ti vuoi tenerti quella rabbietta… quel rancore, quell’odio verso un tuo parente, verso tua zia, verso tua madre, perché poi i peccati sono anche questi, i peccati non sono solo le cose della sessualità. Dice: “Eh io sono una persona molto casta”. Sì, ma sei una bestia, non parli con tua zia da trent’anni, le vuoi del male, appena possibile getti fango, la insulti, dici: “Ma magari muore quella” e… quanto però son casto! Ma è una schizofrenia spirituale! Quelli son peccati gravissimi. L’odio mantenuto nel cuore è il peccato più grave che ci sia: confessatelo. Dice: il problema è la mente. No! Il problema è quel cuore. Ci sta che lo senti, non è quello il punto. Il punto è dire: “Signore, perdonami, perché io odio, non riesco a perdonare questa persona, ne ho parlato malissimo, son cattivo, sono invidioso, invidiosissimo di mia sorella, di mia madre, di mio fratello, sono invidiosissimo…” è un peccato, ti sta rovinando la vita, confessati! E invece no, tante elucubrazioni mentali: è inutile che fai il corso sul Cantico dei cantici, non serve a niente!

Ascolta, Dio parla. Ma come parla Dio? sempre con le candele, l’incenso, la
musica… ? No. Sapete qual è il primo modo con cui parla Dio? Con la realtà. È la
realtà che è chiara e dura, come la verità. Quindi: la famiglia, il lavoro, la casa, il tuo
corpo… son tutte parole di Dio. Quindi dici: “Ma che devo fare padre?”. “Sei
sposato?”. “Sì”. “Ama tua moglie, ama tuo marito”. “No… posso aiutare i poveri?
Padre, se son sordomuti meglio…”.
No! Non funziona così! Non è quella la parola di Dio, è un modo per sfuggire… Sei
studente? Studia! Sei un prete? Fai il prete! Quello è. La realtà è chiara, evidente, non c’è bisogno di fare questi discernimenti da sedicenni.
“Ho fatto gli esercizi spirituali per capire che essendo padre ogni tanto devo stare con mio figlio”. E ti servivano gli esercizi spirituali? Sto genio!
Dove parla Dio? Nella scrittura, nel Vangelo. Ci sono tante parole di Gesù che non
hanno bisogno di esegesi, non devi fare un corso di teologia biblica: non giudicate.
Non condannate. E’ difficile? Non mi sembra difficile. Amatevi come io vi ho amato.
Pregate sempre senza stancarvi. Difficile? Non mi sembra. Ti stanchi a pregare? Lo
ha detto gesù. Continua, non ti preoccupare. Non preoccupatevi per la vostra vita.
Non è difficile. Ti sta dicendo che quando tu attacchi il pilotto per la centesima volta
alla tua amica dicendo che la tua vita è ormai un dramma impossibile da risolvere,
non stai seguendo la parola di Gesù, non la stai seguendo e stai uccidendo anche la
persona accanto a te. Non abbiate paura dice Gesù. Non è difficile! Sì, alcune parti
della scrittura vanno capite, vanno interpretate, per carità di Dio, ma ci sono delle
cose che sono lampanti, che sono chiare. Ascolta queste parole, tienile e vivile. Parti, inizia a vivere questa parola in mezzo alla tua capoccia malata e contestati, contesta la tua sapienza, che è una sapienza malata. Infine, sì, Dio parla nel cuore di ognuno di noi. Infine? È la cosa più difficile: ilcuore. Nel cuore parlano centoventimila voci. C’è la voce dei sensi di colpa, di tuopadre, di tua madre, di quando eri ragazzino, delle tue paure, delle tue proiezioni, ci
stanno tante cose nel tuo cuore. Certo, c’è anche la voce di Dio e con il silenzio, con
l’esperienza tu arrivi a capire che Dio parla con una parola proprio simile a te,
destinata a te, e che comunque non può contraddire quello di prima. Padre, Dio mi ha detto che io devo diventare missionario nelle Indie. Ma non sei spostato con 3 figli?

Sì, però l’altro giorno ero a casa, ho aperto un libro a caso e c’era la cartina delle
Indie e mia moglie parlava da tre ore, e in quel momento ho capito che dovevo andare in India. Sarà una caricatura, ma vi potessi dire di certi ragionamenti che si sentono! Vi potessi raccontare… non si può. Realtà. Parola di Dio. Cuore. Non può contraddire quello di prima.
Ultimo. PREGA. Cioè, che vuol dire prega, abbi dei momenti di preghiera. Ma vivili
con un ritmo, ogni giorno. Non è che ti fai l’abbuffata di Capodanno di preghiera, due  ore, vai da padre Pio, ti spari 18 rosari che proprio non ce la fai più, che hai i calli sulle mani perché il prete nel viaggio infinito ti ha fatto dire 127 rosari e poi a casa neanche un’Ave Maria prima di andare a dormire. Ma a che serve? Non serve aniente! Capite, non c’è pedagogia, questo è il problema della pedagogia! Non serve aniente questa roba qui! Assumi un ritmo, poco tutti i giorni, inizia, poco tutti i giorni.

Appena sei sveglio e prima di andare a dormire innanzitutto, poi mettici qualcosa in
mezzo, poco tutti i giorni e vivi con la disposizione di un mendicante, cioè uno che
…si rende conto di aver bisogno. Le persone dicono: “Mi sono dimenticata di
pregare”. Io dico: ma come fai a dimenticarti di pregare? Tu ti dimentichi di
mangiare? “Mai padre!” eh, perché? Perché senti lo stimolo della fame, cioè il tuo
corpo te dice: “Oh bello, qui non c’è niente, cioè, sta carcassa non cammina più, ce
vogliamo mette qualcosa dentro?”. Ecco perché tu pensi la preghiera in maniera
moralista, cioè tu pensi che nella tua vita che è meravigliosa, ogni tanto tu devi dare il cinque a Dio, perché sennò si offende, cioè… cioè… devi così, perché il Signore si
offende gli devi dà il cinque, gli devi dì “Grazie Signore”, cioè ricordarti… poi si
illumina tutto! Non è quella la preghiera! Come fai a dimenticarti? C’avrai un dolore?
C’avrai una paura? C’avrai una sensazione di vuoto? Lì parte la preghiera! Sei un
povero! Invece di prendere altre cose, prendi quella là, cioè fai partire la preghiera dal bisogno di amore, di forza, di pace che senti continuamente, basta ripetere: “Vieni, Spirito Santo!” Non dovete imparare nulla a memoria! “Vieni Spirito Santo” basta, per invocare la potenza dello Spirito! Nell’alzarti la mattina, nell’incontrare la prima persona della giornata, nel prepararti ad uscire di casa, nel lavorare, nell’affrontare le preoccupazioni, nel riposarti, nel mangiare quello che ti piace, sempre! Vieni Spirito Santo! Vieni Spirito Santo, riempi di senso, riempi di grandezza, riempi di bellezza! E allora tutto ciò è solo una preparazione alla morte, ma una preparazione alla morte che è quello che faremo adesso. Questa è la morte, cioè la morte è incontrare nostro Signore, stare davanti al re, e…un ultimo consiglio: stare! Molti di voi non hanno mai fatto un’adorazione in vita loro e dopo, appena si espone Gesù, già la testa vola: oddio che devo fa domani? Oddio mi sa che ho lasciato il gas acceso a casa, oddio mio figlio che starà a fa? Oddio quella là, oddio c’ho fame, oddio non vedo l’ora… cioè la testa vola, non vi preoccupate! State! State, con fede… stai davanti al sole di ogni sole.
È come quando andate al mare, se andate al mare a prende il sole, non è che vi dovete concentrare per abbronzarvi! Non dovete fare: “Mmmmhhh…daje melatonina!” No, voi state fermi sotto al sole e vi abbronzate. Ecco, state questi dieci, quindici minuti davanti al re dei re, a cuore aperto però, via le maschere, e voi vedrete che il Signore Gesù entra veramente, vi abbronza, vi dona un po’ del suo amore. State di fronte al Signore Gesù e non di fronte al vostro dolore. Questa è una cosa difficile a volte, cioè tante persone adorano il proprio dolore. Invece di stare di fronte a Gesù santissimo non riesci a vivere. Quindi? Bah, è finita, la mia vita è quella roba là. La malattia, una relazione, una preoccupazione, ognuno di noi c’ha la sua! Via! State di fronte a Gesù, lasciate che anche il dolore si inginocchi a Gesù, lasciate che tutto si inginocchi alla potenza di Gesù, lasciatevi amare e chiedete la vita e che questa adorazione diventi come il respiro. Adorare viene da una parola che significa “ad horis”, cioè portare alla bocca. Che cosa noi respiriamo, perché dal respiro, dalla bocca prendiamo la vita, no?
Allora è come se adorare significa baciare per ricevere più fiato, mangiare per vivere
di più e riprendere la vita da Lui solo che è la vita. Allora, mantenendo proprio questo clima, preparandoci come se tra poco entrasse la persona che io attendo da tutta la vita, ci prepariamo a questi minuti si adorazione e, fidatevi, anche dieci minuti di adorazione possono cambiare tutta la vita. Tutta la vita può cambiare nel momento in cui io mi apro veramente alla potenza del Signore!

 

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