La Scrittura non mente, non si contraddice la Scrittura

(INTORNO ALLA PRESUNTA DISCORDANZA NEI VANGELI SULLA GENEALOGIA DI GESU’)

Vittore Carpaccio (1465-1526)
Vittore Carpaccio (1465-1526)

«Poiché molti pensano che gli evangelisti Matteo e Luca, per il fatto di averci tramandato la genealogia di Cristo in modo differente, cadano i reciproca contraddizione, e poiché ciascuno dei fedeli ama, ignorando la verità, trovare personali spiegazioni su quei passi, ho ritenuto opportuno riferire come stanno veramente le cose…»

(Eusebio di Cesarea, Storia ecclesiastica, I 7,1)

di Matteo Donandoni

Chiunque abbia letto i Vangeli dall’inizio si sarà ad un certo punto accorto che qualcosa non sembra quagliare nella genealogia del Salvatore. Certo, c’è anche chi considera di scarsa importanza alcuni passi della Parola di Dio, quelli che non è in grado di capire, che a lui sembrano noiosi o non abbastanza politicamente corretti o perfino sbagliati. Così li salta. Perciò l’esegeta, che chiameremo qui sportivamente “Saltapassi”, semplicemente tolle, salta o derubrica a poco più di un mito la Sacra Scrittura, un simbolo messo li in maniera comprensibile per quei pecorai degli Israeliti. Invece, noi colti moderni abbiamo il libero esame, e scanzonati interpretiamo. Ma la Scrittura può contraddirsi? E contraddirsi non è forse mentire?

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Dai vecchi campi il grano nuovo (ovvero la profezia di Belloc, King Lear e il futuro dell’unione)

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«È un gran sollievo ritrovare le voci e le foreste del vecchio Guglielmo»

(Giovanni Papini)

di Matteo Donadoni

 SHAKESPEAREANA II – Più di cento anni orsono, nel gennaio del 1911, appare, in una raccolta di saggi intitolata First and Last, lo scritto King Lear, in cui Hilaire Belloc ha consegnato ai posteri, e cioè a noi, una delle sue mirabolanti profezie. Riguarda quell’antica unità, fondata dall’impulso missionario degli apostoli e primariamente da Cristo stesso tramite la sua Chiesa, che si chiamava Cristianità e che nei suoi sviluppi finali è andata in pezzi.

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Chi si è iscritto alla grammar school di Stratford? (ovvero che c’entra il liceo classico con il bardo dell’Avon)

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«Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia»

(Amleto, Atto I, scena V)

 di Matteo Donadoni

SHAKESPEARIANA I – Chiamatelo come volete, Cigno dell’Avon, Guglielmo Scuotilancia, il fatto è che siamo nel cuore del biennio shakespeariano – il 23 aprile un anno se ne sarà già andato – e non abbiamo nessuna intenzione di lasciar correre oltre, anche se con un argomento apparentemente marginale.

Ciclicamente mi capita di incappare in articoli a difesa di un Liceo Classico morituro e la cosa mi inquieta. Non solo perché l’ho frequentato, non solo perché dentro di me cova un desiderio visceralmente insaziato che al classico si iscrivano i miei figli, ma perché vedo che la scuola superiore moderna sforna i più disparati professionisti, dimenticandosi dei cittadini.

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Pecore e cani da pastore (ovvero il coraggio degli uomini dalla Siberia al Texas)

detail.de524157Ci sono persone che credono che il male non esista.

E quando bussa alla loro porta, hanno paura e non sanno cosa fare. Queste sono le pecore.

 di Matteo Donadoni

Dopo il capolavoro Gran Torino è difficile non dar credito preventivo al regista Clint Eastwood. Eppure non riuscivo a decidermi ad andare a vedere American Sniper, vuoi per pigrizia, vuoi per la vicenda del bambino. Ma, grazie al bellissimo pezzo Apostolic sniper di don Iapicca, apparso su La Croce del 29 gennaio, ho capito che il filo rosso questa volta passava da lì. Allora me la sono presa comoda: un’imperial stout al pub e poi dritto in sala. Inutile dire che il mattino seguente ho spiegato con grande serietà a mio figlio tutta la parabola delle pecore e dei cani da pastore, compresa la faccenda delle cinghiate. Il giorno seguente poi (un po’ per controllare se avesse capito, un po’ per una sorta di autocompiacimento) l’ho interrogato su chi siamo noi, e il ragazzo, con quello sguardo stupito, tipico dei figli che sembrano chiederti se sei tonto, ha risposto gelido: “Noi siamo i cani da pastore”. Continua a leggere “Pecore e cani da pastore (ovvero il coraggio degli uomini dalla Siberia al Texas)”

L’uomo che fissa le panche (o in cerca di una normale esistenza cattolica)

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«Sono completamente felice, dalla punta dei capelli fino alla punta dei piedi, dalla mano sinistra alla destra, come se fossi una croce. E proprio questa è la cosa più bella. Un’esistenza cattolica».

(Conversazioni di Thomas Bernhard, a cura di Kurt Hoffman, Guanda 1989)

 di Matteo Donadoni

Vien voglia di lasciar perdere. Adeguarsi all’andazzo.

Perché? Perché, in fondo, io non dovrei far parte pienamente della mia comunità? Vogliamo essere accettati, tutti noi agogniamo un certo qual riconoscimento da parte del prossimo. Un timbro, una pacca sulla spalla. Quella calda, avvolgente sensazione di sentirsi parte di un intero… lupi nel branco. O pecore del gregge, dovrei più cristianamente dire. Nel bene e nel male, in salute e in malattia. Come voleva il tisico Thomas Bernhard perfino nel sanatorio più angoscioso di Grafenhof: «Visto che ero qui, volevo far parte di questa comunità, anche se si trattava della comunità più mostruosa e raccapricciante che uno possa immaginare». Continua a leggere “L’uomo che fissa le panche (o in cerca di una normale esistenza cattolica)”

Brigate “W. & J. Grimm”

Continuano le anteprime de La Croce – Quotidiano che sarà in edicola e online dal 13 gennaio 2015. QUI tutte le informazioni per abbonarsi

il pescatore e sua moglie

 (§NUCLEO COMBATTENTE DI REAZIONE FIABESCA ALLA GENDER THEORY§)

ATTO I – IL PESCATORE E SUA MOGLIE

Le mie colleghe di lavoro lamentano spesso il fatto che io vada a raccontare tutto a mia moglie, che peraltro, dato che ne hanno solo sentito parlare, sospettano nemmeno esista, come la moglie del Tenente Colombo – paragone immeritato: infatti del tenente ho solo quell’aria che vagamente aleggia fra distratto e il ritardato. Comunque, è vero, nel matrimonio è indispensabile il dialogo, ma non è che bisogna andare a raccontare proprio tutto. Ne sa qualcosa il pescatore della fiaba dei Grimm, il quale, pescato un rombo parlante, che in realtà era un principe, ebbe la sciagurata idea di riferirlo alla moglie. Pescatore anomalo per la verità, quelli che conosco io avrebbero tutt’al più raccontato al bar di aver preso “un rombo così!!”. Continua a leggere “Brigate “W. & J. Grimm””

Ciò che intesi nel barile delle mele

(ovvero il senso della vita e le sue conseguenze spiegato ai miei figli)

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«…un vago chiarore entrò nel barile, e alzando gli occhi io vidi che la lunasi era levata e stava inargentando la cima dell’albero di mezzana e illuminando il biancore della vela prodiera. Quasi nel medesimo istante la voce della vedetta gridò: “Terra!”».

(R. L. Stevenson, L’isola del tesoro)

 

 di Matteo Donadoni

Al quarto “perché?” consecutivo rivoltomi da mio figlio Giorgio durante una partita a scacchi, il mio amico Francesco lì presente, guardandomi con aria compassionevole, dice: “Io non ce la farei. Già al secondo “perché?” avrei fatto una sclerata”.

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L’omelia maccabea di Bergoglio

«Tuttavia molti in Israele si fecero forza e animo a vicenda per non mangiare cibi immondi e preferirono morire pur di non contaminarsi con quei cibi e non disonorare la santa alleanza; così appunto morirono».

(Maccabei 1,62-64)

di Matteo Donadoni

No al pensiero unico. Mai così chiaro Papa Francesco, perché c’è un’insidia che striscia sulla Terra ed è lo spirito del mondo che più volte ha denunciato. Però è bene procedere per gradi, perché da quella sorta di “Radio Santa Marta” che sono diventate le meditazioni del mattino, il 18 novembre il Pontefice ha messo in chiaro alcuni punti che il mondo aveva travisato con un’omelia che i giornali mondani si sono guardati bene dal riportare. Ma prima la volpe, poi l’uva.

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