Mariachiara,”un frutto del grembo di Chiara”

La storia della ragazza che ha scoperto nella malattia e nel conforto di Chiara Corbella Petrillo la forza di morire felice tra le braccia di Gesù.

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di Titti Mallitti     per LA CROCE QUOTIDIANO del 22 luglio 2015

Abbiamo intrapreso un viaggio, lungo ma non troppo, Napoli -Sciacca, la meta non è poi così lontana se a muoverti è l’amore; già l’amore da cui tutto nasce e a cui tutto ritorna. Ci siamo messi in viaggio credendo che “il muoversi”, l’uscire dalle nostre comodità,  è l’azione giusta del cristiano che sente la necessità e il dovere della testimonianza. Ci siamo messi in Viaggio credendo di dover DARE (una testimonianza ) e invece abbiamo RICEVUTO.

Dopo dieci ore siamo qui a Sciacca che si trova alle soglie del Paradiso perché qui tu sei nata:”chi bussò?”

“DEVI CITOFONARE MANGIACAVALLO” Continua a leggere “Mariachiara,”un frutto del grembo di Chiara””

L’Uomo vale più della sua malattia

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di Mario Barbieri

Grazie all’invito di un amico (anch’egli lettore di questo blog), ho avuto, lunedì scorso, l’opportunità e la gioia (la “fortuna” come si usa dire…) di assistere a uno dei tanti incontri che si svolgono durante il Meeting di Rimini. L’incontro dal tema “L’Uomo vale più della sua malattia”, ha visto le testimonianze di due relatori: la Dott.ssa Marta Scorsetti e il Reverendo Gerald Mahon. Continua a leggere “L’Uomo vale più della sua malattia”

Una pausa di riflessione

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 di Andrea Torquato Giovanoli

Due giorni alla settimana accompagno mio figlio all’Istituto Don Gnocchi della mia città, dove egli frequenta le sue consuete sedute di fisioterapia. In quei cinquanta minuti in cui lo aspetto, di solito ne approfitto per sgranare un Rosario, seduto piuttosto in disparte, oppure passeggiando per gli ampi corridoi dello stabile o, se è bel tempo, percorrendo il perimetro esterno dell’istituto.

In questi frangenti d’attesa mi ritrovo immerso in una realtà parallela rispetto al mondo esterno, un sorta di città nella città, dove brulica un andirivieni di persone affette dalle più disparate menomazioni, ed incrociando di continuo gli sguardi aperti e sorridenti degli utenti e le espressioni serene ed allegre dei loro accompagnatori, constato piacevolmente stupito come proprio non mi sia possibile eludere l’interlocuzione che sempre mi coglie sul senso profondo della sofferenza dell’uomo. Continua a leggere “Una pausa di riflessione”

La concentrazione quando muoio

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di Emanuele Fant 

Il mio insegnante di scuolaguida un giorno mi lasciò a bocca aperta: “Adesso non azzecchi una marcia. Io ti dico, però, che arriverà un momento in cui saprai guidare mentre parli col vicino e regoli il volume dell’autoradio”. Quella desiderabile capacità-multitasking sarebbe stata la conferma che la guida faceva ormai parte delle mie abilità, così interiorizzata da seguire di per sé i suoi protocolli, senza intervento razionale. Conoscendo la mia poca attitudine ai motori, la profezia mi sembrò campata in aria. Eppure, quel giorno venne davvero. Tutt’oggi, specie con due bimbi, so fare un gran numero di cose mentre guido. Anche, ad esempio, scrivere parte di questo post. Fine della premessa. Continua a leggere “La concentrazione quando muoio”

Nella gioia e nel dolore (nella salute e nella malattia)

 

di Luisa Lanari

Quante volte ho sentito pronunciare questa formula ai matrimoni altrui – e anch’io l’ho enunciata al mio – forse senza mai ben comprenderla appieno. Effettivamente la gioia che sgorga forte dal cuore il giorno del matrimonio non lascia spazio (ci mancherebbe!) al minimo presagio negativo sul futuro insieme all’amato/a e quindi non si pone, forse, sufficiente attenzione alla insita sacralità della frase e al possibile avverarsi di quelle due doppie paroline contrapposte: gioia/dolore – salute/malattia.

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La forza degli altri

di Costanza Miriano

Se potessi mangiare, per dire, cartoncino bristol, potrei fare la spesa una volta ogni due mesi, cucinare sempre meno e con gli avanzi fare i lavoretti di Natale. Purtroppo, infatti, ho la sensibilità gastronomica di una ruspa e il cibo per me è principalmente una massa da ingerire rapidamente per generare calorie con cui fare le cose e soprattutto curarmi delle persone che mi stanno a cuore. Questo a parte alcuni miracoli della natura come il salame, i canestrelli biellesi e il cheese cake della mia tata, che consumo a metri cubi, a camion direi. Lo so, sono una persona ignobile, tanto più che sono una madre di famiglia, e della mia inettitudine risentono i miei cari. continua a leggere