Io me stesso e il professor Fant

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di Emanuele Fant

Per chi si fosse perso la puntata prima, riassumiamo: io sono fieramente diventato professore e me stesso sedicenne (MSS, nel dialogo) non è d’accordo.

 MSS: Dovevo fare il cantante al primo posto in classifica. Andava bene anche uno scrittore con vendite accettabili. Ma professore no.

IO: Cos’hai contro la categoria?

MSS: Se fanno le scale con noi quando suona, si tengono il registro sulla pancia, come se dovessero difendere le parti vitali. Gente che sta chinata sugli elenchi per paura di guardare lontano.

IO: Si può vedere senza sporgersi, allontanarsi senza sudare.

MSS: Lo dici per non fare sport. Non ti fa bene. Mi deprime scoprire in te che taglia indosserò di pantaloni. Continua a leggere “Io me stesso e il professor Fant”

La storia di Paolo, l’Amore messo in pratica

 

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di Emanuele Fant

Per essere uno che è stato tre mesi immobile a letto, bisogna dire che Paolo è piuttosto vitale. Mi chiedevo perché tardasse tanto a incontrarmi, temevo fosse il rifiuto di rivangare una brutta storia. Invece la sua faticosa avventura è per lui una entusiasmante fonte di bene. Era solo questione di agenda. Paolo ha 34 anni e un mestiere di responsabilità: è un ingegnere gestionale della regione Lombardia. È un amico di un mio amico, per questo ho conosciuto la sua storia che non è raccontata in nessun libro, ma è straordinaria. È un giovane uomo che sembra un manager qualunque visto mentre arriva all’appuntamento, tra i grattacieli, in motorino. Di recente si è trovato di fronte a una montagna di quelle che nessuno si augura di dover mai scalare. Non si è abbruttito, è diventato migliore, e io credo sia interessante capire perché. Un perchè che ha a che fare con l’Amore messo in pratica. Continua a leggere “La storia di Paolo, l’Amore messo in pratica”

Ma io sono speciale?

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di Emanuele Fant

Un teorico lettore di Credere che non me ne fa passare una, mi compare quando invio gli articoli alla redazione. Oggi mi ha fatto notare: “Emanuele, ma che ci importa, in fin dei conti, di come tiri a campare, delle tue riflessioni, di cosa ti fa innervosire? Cos’hanno in più dei nostri, i tuoi pensieri, per meritarsi l’ultima pagina di una rivista delle Paoline? Credi di essere competitivo nel confronto con le barzellette di Famiglia Cristiana?” Continua a leggere “Ma io sono speciale?”

L’ennesima vita nuova

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di Emanuele Fant

Settembre è il vero Capodanno: parte l’ennesima vita nuova. Dato per certo il fallimento della prova costume, progettiamo per l’autunno a venire di nutrirci di verdura, di correre al parco prima e dopo il lavoro, di vestirci sempre carini come fino all’altroieri sul lungomare. Facendo meno movimenti possibile perché non ci si sfili di dosso l’abbronzatura, rivediamo volentieri i colleghi che finalmente hanno storie da raccontare, che sembrano vivi perché non abbiamo condiviso con loro, per l’era geologica di due settimane, il panorama del solito muro. Continua a leggere “L’ennesima vita nuova”

Fine agosto e nostalgia

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di Emanuele Fant

Il sentimento che proviamo quando dalle tasche dei borsoni cade in casa poca sabbia tolta alle scogliere: ci vorremmo scusare, la vorremmo rispedire in un pacchetto al bagnasciuga dove è nata, perché è un torto farle fare la nostra vita senza un alito di vento la sera, i nostri orari, poterle offrire solo albe dimezzate che non si specchiano nel mare. Continua a leggere “Fine agosto e nostalgia”

Regina del mio paesino

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di Emanuele Fant

Al mio paese benediciamo anche i trattori, che probabilmente, tra i pistoni, cullano l’illusione di essere ammessi un domani anche loro alla risurrezione (esiste un mondo perfetto senza campi da coltivare?). Al mio paese c’è una chiesa sola, scomodo ma educativo: la messa è un appuntamento preciso con una Persona, se fai tardi non puoi rimediare. Al mio paese il campus estivo in piscina non ha ancora avuto la meglio sull’oratorio.

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Per me, la natura

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Collezionare foglie di diversi colori, allevare tartarughine, tenere una lucertola in mano finché non sacrifica la coda per scappare. Alle scuole elementari la natura mi serviva per le prime, ingenue, prove di verifica: ero Dio o un semplice bambino? Potevo controllare la vita brulicante che mi circondava?

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L’uomo a cui si esaudivano tutte le preghiere

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di Emanuele Fant

L’uomo a cui si esaudivano tutte le preghiere chiese un mestiere, poi di diventare dirigente, poi di ricevere soldi senza lavorare. Ma si annoiava e non sapeva cosa fare, allora fece l’iscrizione al tennis club, dove invocava le vittorie e le otteneva, rimanendo presto senza nessuno da sfidare. L’uomo a cui si esaudivano tutte le preghiere era passato, con la semplice accensione di un lumino, dal monolocale alla residenza con cintura verde di castagni secolari.

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Quando sono alborella

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di Emanuele Fant

Secondo il sentire comune, la vacanza estiva al lago è un’attrazione per tedeschi con le calze sotto i sandali, o per connazionali così anziani da non riuscire più a raggiungere le vere mete di villeggiatura. Il pregiudizio che questo tipo di ambiente sia una versione piccola di mare fatta con meno orizzonte e neanche un pizzico di sale, tiene molti a distanza dai suoi lidi ciottolosi. Il lago non è rimestato dai cavalloni, e l’insistenza nel presentarsi sempre uguale può generare beatitudine o, per alcuni, assordante monotonia. Povero lago, trascurata terza via per le ferie degli italiani. Guardatelo a suo agio nel silenzio della sera, senza più ansie da prestazione: ogni livido specchio d’acqua, conclusa la cena, fa affiorare la sua parte migliore. Esiste un posto più adatto alla riflessione? Continua a leggere “Quando sono alborella”

Quanto possiamo

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di Emanuele Fant

Non è un film catastrofico, ma cronaca dell’altroieri: settembre 2013. I protagonisti sono reali. Il presidente americano, segnato dalla tensione, annuncia al mondo che ormai è inevitabile intervenire. L’orgoglioso leader della nazione rivale (la Siria) ribatte che non è un problema, che sono pronti a portarsi dietro l’intera coalizione, nei buchi senza uscita delle granate già affacciate agli oblò degli aeroplani. L’universo privo di confini attende un nuovo solletico nel suo pianeta centrale: la Terza guerra mondiale. L’essere umano trova che l’autodistruzione sia un’idea intelligente per farsi finalmente notare dai genitori. Il Padre non è convinto che siano tanto cattivi: Lui li ha visti bambini, e anche prima. La Madre suggerisce una soluzione.   Continua a leggere “Quanto possiamo”

Per carità

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 di Emanuele Fant

Ho scoperto ultimamente le parole “pragmatismo borghese”, e devo dire che mi piacciono davvero, le vorrei al più presto utilizzare. Sono termini, come “società liquida”, che messi a un certo punto della frase fanno immediatamente capire chi ha le carte per condurre la discussione. “Società liquida”, però, mi ha sempre fatto una certa impressione, mi sembra che mi possa macchiare (e poi trova il detersivo che va bene). “Pragmatismo borghese” è decisamente un modo di dire più capace di stare al suo posto. Significa più o meno quell’atteggiamento di chi non ha tempo per le cose che non si possono misurare, perché ama esclusivamente le fattive soluzioni. Quindi oggi dirò qualcosa in cui lo posso sfoggiare. Iniziamo. Continua a leggere “Per carità”

Cosa ho imparato stando 5 giorni in monastero

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di Emanuele Fant

  1. Si può stare in compagnia di Dio senza approfittare dell’incontro per chiedergli un favore.
  2. Chi è più serio durante le funzioni, ha un sorriso migliore fuori.
  3. La zucca non nasce già a cubetti nei sacchetti dell’Esselunga (grazie al monaco Abramo che lo ha spiegato a mia moglie, rendendo la nostra vita familiare un po’ migliore). Continua a leggere “Cosa ho imparato stando 5 giorni in monastero”

«Se essere mamme fosse una pratica agonistica… la messa sarebbe doping»

In foto: Costanza Miriano in cucina con le figlie più piccole.

Emanuele Fant intervista Costanza Miriano per CREDERE

Scrivo di buon’ora un messaggio a Costanza Miriano: «Ho bisogno di chiamarti, qual è il momento migliore?». Risposta inaspettata: «Più o meno sempre». Il «sempre» mi suona strano, mi preoccupa il «più o meno». Costanza è nota come giornalista, scrittrice, blogger, maratoneta, multimamma. Si vede che oggi ha deciso di tirare il fiato. Provo alle undici, non risponde nessuno. Alle tredici, nemmeno.

A pomeriggio inoltrato, mi richiama: «Sai, stamattina ero al colloquio coi professori e ho lasciato da qualche parte il telefonino, ora siamo al pronto soccorso perché mio figlio forse ha una colica, ma sembra niente di grave». Come temevo: sono caduto in un suo libro solo chiamandola al cellulare.

Sapete perché la redazione di Credere mi ha chiesto di fare quattro chiacchiere con Costanza Miriano? Non per il successo editoriale di tutto quello che scrive, nemmeno per le battaglie sacrosante che combatte. Ma perché ti viene in mente lei, e la sua borsa a scomparti, quando pensi a una mamma vera. Continua a leggere “«Se essere mamme fosse una pratica agonistica… la messa sarebbe doping»”

Di cosa vive l’uomo

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di Emanuele Fant

Expo esiste, e mi pedina. La sua mascotte, con il volto fatto di cibi sani (due banane come labbra, un aglio per naso, un ananas come capigliatura), mi compare mentre provo a dormire: “Emanuele sto arrivando… Non mi avete atteso invano… Ma che aspettate a finire i sampietrini della Darsena?”

Quando le guglie del Duomo saranno riconvertite a maxi spiedini, Milano avrà completato la sua mutazione: da metropoli, a esposizione con dentro della gente che ci vive. Continua a leggere “Di cosa vive l’uomo”

Dio e la sua abitazione

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 di Emanuele Fant

Niente mi fa più impressione di quelle ore prima della Pasqua, quando il tabernacolo si svuota, e non è chiaro se Gesù sia uscito per sempre, o per tornare.

Solo allora, chi crede, crede davvero. Perché avverte la dolorosa sensazione che il fluire del tempo si sta avvolgendo inutilmente come vento nella tromba delle scale; che il sole potrebbe sorgere o meno, senza nessuna implicazione; che il motore del diorama di cui siamo statuine ha interrotto la sua corsa, obbligando i meccanismi di precisione a interrogarsi. Continua a leggere “Dio e la sua abitazione”

Cosa chiediamo ai bambini

 

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di Emanuele Fant

Con molle sufficienti sotto ai piedi, avrei fatto un salto in Cielo per chiedere consiglio alla venerabile Nennolina, che a sei anni ha offerto la sua gambina col tumore a nostro Signore, e a sette la vita tutta intera. Già che c’ero, mi sarei fatto indicare pure la scranna di Lucia, già pastorella di Fatima, che prima delle medie aveva visitato l’inferno dal vero, indossava il cilicio, e faceva digiuno con la sicurezza che il pranzo che non prendeva si poteva scambiare con un bel colpo da dietro a una qualche stortura. Continua a leggere “Cosa chiediamo ai bambini”

Il confine

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di Emanuele Fant 

Quando ero uno scout che risaliva col fiatone le Prealpi della provincia di Como, ci capitava di scoprire da un cartello che avevamo oltrepassato il confine con la Svizzera, e di scherzare: “Di qui sono in patria, se invece faccio un passo risparmio sul cioccolato e la benzina”. Quello che trovavamo irresistibile era che semplicemente sollevando lo scarpone la geografia ci permetteva la teorica immersione in una lingua, una cucina, una storia sociale differente, nonostante l’uniformità del suolo. Era emozionante fare esperienza della contrazione, come sullo zerbino di un buco nero; ci eccitava l’espatrio a portata di mano, lo stupore di incontrare seduti vicino due concetti che l’intelligenza aveva già catalogato in differenti faldoni. Continua a leggere “Il confine”

Tra me e il mio televisore

realitytv1di Emanuele Fant

Tra i miei amici é sempre più diffusa la scelta eremitica estrema di non possedere una televisione. Siccome trovo vitale la contraddizione, ne guardo moltissima, e la difendo se qualcuno la insulta. Io, nelle cene, sostengo la mia privata teoria che un domani, quando avremo i chip installati tra le palpebre e gli occhi, allora sì che rimpiangeremo gli LCD così poco invasivi, e obbligheremo i figli a guardare ogni giorno almeno un quarto d’ora di “Tempesta d’amore”. Continua a leggere “Tra me e il mio televisore”