La borsa delle letture estive

di Costanza Miriano

Il momento della partenza per le vacanze per me è una fatica bestiale, si tratta di decidere cosa portare, cosa lasciare, cosa dovrà essere risistemato al ritorno, cosa deve essere corretto. È tempo di bilanci e riepiloghi, di solito passo la notte in bianco a prepararmi per questo distacco dal quotidiano, e a riprogrammarne uno nuovo. Per esempio, cosa portare con me da leggere. Quali libri estrarre dalla pila lunga, interminabile, che temo non finirò prima di morire?

Prima di tutto Come una sposa, le lettere di Maria Grazia Bighin (Cantagalli), una ragazza di Chioggia che incontra don Giussani e diventa Memor Domini: nelle sue lettere stupende la testimonianza di un lavoro costante e serio che faceva su di sé, dalla giovinezza alla maturità fino alla morte. Un lavoro di conversione e di vigilanza sulla propria anima, sulla capacità di amare, sul desiderio di somigliare sempre più a Gesù. Un esempio di intelligenza spirituale notevolissimo. Credo che lo comincerò prima di arrivare al casello.

Poi mi tufferò in Tornare al centro, di Rosanna Brichetti Messori (Ares), perché conosco l’autrice, la sua intelligenza e simpatia, e mi interessa molto questo suo sguardo sulla storia della Chiesa – italiana e non solo – dal Concilio a oggi. La sua voce è importante perché lei con il marito Vittorio Messori ne è stata anche una parte attiva e influente, nel miglior senso possibile, e mi interessa la soluzione che propone a questo momento così difficile per la fede nel mondo: “Tenete l‘antica strada e fate vita nuova” (che è una massima di santa Angela Merici). L’ho già sbirciato qua e là, ed è consigliatissimo.

Poi, però, siccome la vacanza è anche tempo di esercizi spirituali, credo che mi farò guidare da questi due libri di fra Roberto Pasolini, in attesa del terzo. Il primo si chiama Non siamo stati noi, sottotitolo Fuori dal senso di colpa (San Paolo), ed è una guida sapientissima e molto sottile attraverso la Bibbia per aiutarci a cambiare il nostro sguardo su Dio, che poi è il senso di tutta la Bibbia: annunciare all’uomo, crudele giudice di se stesso e sempre incline a proiettare su Dio le proprie idee, le fisse e le nevrosi, che Dio è davvero il totalmente Altro, un Padre tenerissimo, e la Bibbia ce lo dice in mille modi, che fra Roberto ci aiuta a trovare, prendendoci per mano. Il secondo (sempre San Paolo) E’ stato Dio dopo la pars destruens del primo – ciò che Dio non è – racconta cose sorprendenti di ciò che Dio è davvero, e a ogni capitolo (anche qui ho già sbirciato) mi ha suscitato la reazione “ma allora finora non ci avevo capito niente”, che se da un lato mi scoraggia, dall’altro mi fa sentire che il cuore scricchiola, e si avvicina piano piano alla conversione.

Ma se Dio è un Padre tenero e amorevole, non dimentichiamo che noi siamo anche un terreno di battaglia: il Nemico vuole perdere la nostra anima, e se gli apriamo la porta in modo volontario e attivo può fare davvero paura. Ce lo ricorda Fuggita da Satana, La mia lotta per scappare dall’Inferno, scritto da un’anonima autrice che si fa chiamare Michela, e ripubblicato dalla Shalom con nuove parti. Questo l’ho già letto, a dire il vero, perché ne ho scritta la prefazione, e non credo che lo rileggerò: mi è bastata una volta. Ci sono scene descritte, è la storia di una donna posseduta da Satana che partecipa a messe nere, che non riesco a togliermi dalla testa… Ma nonostante la paura, credo che sia stato un salutare pro memoria. La lotta per la salvezza è una cosa molto seria, e non tutti tifano per noi, anzi solo Dio e i santi lo fanno.

Per riprendere fiato consiglio un saggio brillante e pieno di spunti interessanti, presi da varie discipline, filosofia, sociologia, antropologia, psicologia, e direi anche dall’osservazione del mondo e dei suoi strani abitanti: Leggero come l’amore, di Riccardo Mensuali (San Paolo). Un esame della situazione attuale ma senza lamentele, anzi con guizzi originali e punti di vista tutt’altro che clericali, e poi spunti e soluzioni. In mezzo, una marea di citazioni, aneddoti, roba divertente proveniente da ogni ambito possibile. E poi, alla fine, l’unica proposta seria, l’unica via che può rendere l’amore stabile e forte e fedele: Gesù Cristo.

Se avrò la forza poi mi tufferò anche in una lettura dolorosa ma doverosa: Inferno, Bibbiano e il business degli affidi illeciti (Secop edizioni), di Alessandra Vio. Il Forteto, la storia dei “diavoli della bassa modenese”, Bibbiano: tutto qui è ricostruito con particolari accurati e agghiaccianti, che mostrano come un incredibile esperimento sociale si è compiuto sulla pelle dei bambini. Inquietante il silenzio che rischia di scendere su delle vicende che meriterebbero luce, chiarezza, una condanna generale e ferma. Il libro sta da un po’ sul mio comodino, e vorrei non leggerlo, ma credo che sia mio, nostro dovere, così come quello su Don Fortunato di Noto, la mia battaglia in difesa dei bambini(Paoline), un altro pugno sullo stomaco, che però va preso, ogni tanto, perché non si può sempre girare la testa dall’altra parte.

Credo che per cercare sollievo dopo avere guardato tanto dolore non ci sia cura migliore che leggere Psicologia della compassione, di Emiliano Lambiase e Tonino Cantelmi (San Paolo), che spiega cosa sia questa meravigliosa funzione dell’uomo, cioè “la capacità di estrarre dall’altro la radice prima del suo dolore e di farla propria senza esitazione”, come Dostoevskij definisce la compassione. Un manuale, con tanto di esercizi e indicazioni per l’allenamento, per imparare ad avere compassione, a comunicarla e a renderla benefica, verso l’altro che è nel dolore, ma anche verso noi stessi, cioè l’autocompassione.

Infine, per il momento di puro e semplice relax, ma sempre con il cervello acceso, nel caso io riesca ad approdare sotto un ombrellone, credo che mi concederò la lettura delle Interviste impossibili di Tommaso Scandroglio (Timone), un modo geniale e creativo di parlare di cose serie – gli intervistati sono inclusività, libertà, destino, provvidenza, la Costituzione addirittura, l’umiltà, la coscienza, l’ateismo – senza annoiare neanche un secondo: la descrizione dello studio dell’archistar ellegibbiti vestito come un gelataio dove tutti parlano con l’asterisco è esilarante e vale da sola il prezzo del libro (ma c’è molto, molto di più).

Ecco, la borsa è pronta, con tutto il suo carico di cose non fatte e progetti per l’anno che inizia a settembre, e libri lasciati a casa, abbandonati tipo cani in autostrada. Spero che non si mettano a mugolare, e abbiano la pazienza che torni… piano piano vi leggerò tutti, promesso.

 

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