Senza comunione

Ho ricevuto da una suora che stimo moltissimo, addolorata fino alle lacrime per la privazione della comunione, una riflessione su come vivere questo momento come un’occasione per riaccendere l’amore per l’Eucaristia, senza cedere alla disperazione ma neppure alla rivolta. Santa Teresa d’Avila esorta le sue sorelle ad obbedire tranquillamente ed umilmente al confessore che non desse il permesso di comunicarsi quand’anche esse lo desiderassero:

“Se si tratta di contentare Dio, [le suore] sanno bene che lo contentano meglio con l’obbedienza che con il sacrificio. E se facendo così si acquista maggior merito, perché turbarsi? […]. E se qualcuno decidesse allora di comunicarsi contro il parere del confessore, per quanto mi riguarda, io non vorrei avere parte al merito di quella comunione”.

A questo proposito mi ha segnalato un testo prezioso di Joseph Ratzinger, tratto da un testo del 2002, La comunione nella Chiesa, in cui, cambiati i riferimenti (qui si parla di altri casi, soprattutto di divorziati risposati), si possono trovare spunti per rendere fecondo anche questo momento.

C.M.

PS da ascoltare anche l’omelia di “arrivederci” alle messe prima della sospensione di padre Maurizio Botta.

Il problema degli scomunicati

di Joseph Ratzinger

Che cosa dobbiamo però dire, se le cose stanno così, dei molti scomunicati che credono nel Signore e in lui sperano, e desiderano il dono del suo corpo, ma non possono ricevere il sacramento? Io penso alle forme del tutto diverse di esclusione dalla comunione sacramentale. Da una parte vi è anzitutto l’impossibilità materiale di ricevere il sacramento in periodi di persecuzione o a causa della mancanza di sacerdoti. Dall’altra parte ci sono esclusioni giuridicamente fondate dalla comunione, come nel caso dei divorziati risposati. In un certo senso, qui viene toccato anche il problema ecumenico, la mancanza di comunione tra i cristiani separati. Naturalmente è impossibile chiarire questioni tanto diverse e tanto ampie nell’ambito del nostro tema. Tralasciarle del tutto, tuttavia, sarebbe una mancanza di onestà. Benché una risposta sia qui impossibile, almeno vorrei tentare un breve richiamo a un importante punto di vista. Nel suo libro L’Eglise est une communion, Hamer mostra che la teologia medievale, la quale, a sua volta, non poteva certo trascurare il problema degli scomunicati, s’è confrontata con esso in un modo molto accurato. Per i pensatori medievali non era più possibile — come lo era nell’epoca patristica — identificare l’appartenenza alla comunione visibile della Chiesa semplicemente col rapporto con il Signore. Graziano aveva ancora scritto: «Cari, un cristiano che è escluso dalla comunione dai sacerdoti, è consegnato al diavolo. Perché? Poiché fuori della Chiesa vi è il diavolo, come all’interno della Chiesa Cristo» Rispetto a ciò, i teologi del XIII secolo si trovavano davanti al compito, da una parte, di mantenere il collegamento indispensabile tra interno e esterno, tra segno e realtà, tra corpo e spirito, ma, a un tempo, dovevano anche tener conto della diversità di entrambi. Così, per esempio, troviamo in Guglielmo di Auvergne la distinzione in base alla quale comunione esterna e comunione interna sono in relazione l’una con l’altra come segno e realtà. Egli spiega allora che mai la Chiesa vorrebbe privare qualcuno della comunione interna. Quando essa usa la spada della scomunica, ciò accade, secondo lui, solo e unicamente per salvare con questa medicina la comunione spirituale. A questo aggiunge un pensiero altrettanto consolante e stimolante. A lui sarebbe noto — così dice — che per non pochi il peso dell’esclusione dalla comunione è tanto difficile da portare quanto il martirio. Di conseguenza, talvolta uno da scomunicato procede nella pazienza e nell’umiltà più che nella situazione di partecipazione esterna alla comunione. Bonaventura ha approfondito ulteriormente questa concezione. Contro il diritto di esclusione della Chiesa, egli si imbatté in un’obiezione assolutamente moderna, che così diceva: scomunicare è separare dalla comunione. La comunione cristiana, però, per natura è costituita dall’amore, anzi è comunione d’amore. Nessuno ha il diritto di escludere qualsivoglia persona dall’amore, dunque non esiste il diritto di scomunicare qualcuno. A questa obiezione Bonaventura risponde con la distinzione di tre livelli di comunione; in questo modo egli può tener fermi la disciplina ecclesiastica e il diritto ecclesiastico, e a un tempo da teologo dire in piena responsabilità: «Io concludo che nessuno, né può, né deve essere escluso dalla comunione d’amore, sino a quando vive sulla terra. La scomunica non è esclusione da questa comunione». Da tali riflessioni, che oggi dovrebbero essere di nuovo accolte e approfondite, non si può evidentemente concludere che sia superflua o meno importante la concreta, sacramentale appartenenza alla comunità fondata nella comunione. Lo «scomunicato» viene sostenuto dall’amore del corpo vivente di Cristo, dalle sofferenze dei santi che si uniscono alla sua sofferenza così come alla sua fame spirituale, poiché ambedue sono circondati dalle sofferenze, dalla fame, dalla sete di Gesù Cristo, che sopporta e sostiene noi tutti. D’altra parte la sofferenza dell’escluso, il suo tendere alla comunione — (sacramentale e di coloro che sono parte vivente di Cristo) — rappresenta il legame che lo tiene unito all’amore salvifico di Cristo. In entrambe le prospettive, dunque, si impongono e sono irrinunciabili il sacramento e la comunità visibile che, da lui edificata, è fondata nella comunione. Anche qui ha luogo, pertanto, la «guarigione dell’amore», che è l’ultimo scopo della croce di Cristo, del sacramento, della Chiesa. Diviene allora comprensibile come, nella sofferenza per la lontananza, nel dolore pieno di desiderio e nell’amore che nella sofferenza cresce, l’impossibilità della comunione sacramentale possa condurre paradossalmente al progresso spirituale. La ribellione invece — come afferma Guglielmo d’Auvergne — necessariamente dissolve il fine positivo, costruttivo della scomunica. La ribellione non salva, ma distrugge l’amore. In questo contesto mi si impone una riflessione che ha un più forte carattere di pastorale generale. Quando Agostino sentì avvicinarsi la morte, «scomunicò» se stesso, prese su di sé la penitenza della Chiesa. Nei suoi ultimi giorni si pose in solidarietà con i pubblici peccatori che cercano per dono e grazia mediante la sofferenza per la rinuncia alla comunione. Egli volle incontrare il suo Signore nell’umiltà di chi ha fame e sete di giustizia, di Lui, il giusto e il misericordioso. Sullo sfondo delle sue prediche e dei suoi scritti, che descrivono grandiosamente il mistero della Chiesa come comunione con il corpo di Cristo e come corpo di Cristo a partire dall’eucaristia, questo gesto ha in sé qualcosa di commovente. Esso mi rende tanto più pensoso quanto più spesso vi rifletto. Noi, oggi, non riceviamo spesso con eccessiva facilità il santissimo sacramento? Talvolta questo digiuno spirituale non sarebbe utile o addirittura necessario al fine di approfondire e rinnovare il nostro rapporto col corpo di Cristo? In questa direzione la Chiesa antica conosceva una pratica di grande capacità espressiva: già a partire dall’epoca apostolica, il digiuno eucarìstico del venerdì santo era frutto della spiritualità comunionale della Chiesa. Proprio la rinuncia alla comunione in uno dei giorni più santi dell’anno liturgico, trascorso senza messa e senza comunione ai fedeli, era un modo particolarmente profondo di partecipare alla passione del Signore: il lutto della sposa alla quale è tolto lo sposo. Io penso che anche oggi un tale digiuno eucaristico, nel caso fosse determinato da riflessione e sofferenza, avrebbe un notevole significato in determinate occasioni, da ponderare con cura, come nei giorni di penitenza (perché non, per esempio, di nuovo il venerdì santo?) o in modo del tutto particolare durante le grandi messe pubbliche in cui addirittura il numero dei partecipanti spesso non rende più possibile una dignitosa distribuzione del sacramento. In tal caso la rinuncia potrebbe veramente esprimere maggiore riverenza e amore al sacramento di una partecipazione materiale che si trova a essere in contraddizione con la grandezza dell’evento. Un tale digiuno — che naturalmente non può essere arbitrario, ma deve ordinarsi all’orientamento della Chiesa — potrebbe favorire un approfondimento del rapporto personale col Signore nel sacramento; potrebbe essere anche un atto di solidarietà con tutti coloro che hanno desiderio del sacramento, ma non lo possono ricevere. Mi sembra che il problema dei divorziati risposati, ma anche quello dell’intercomunione (per esempio, nei matrimoni misti) risulterebbe molto meno gravoso se tale volontario digiuno spirituale riconoscesse ed esprimesse visibilmente che noi tutti dipendiamo da quel «salvataggio dell’amore» che il Signore ha compiuto nell’estrema solitudine della croce. Naturalmente, con questo non vorrei proporre un ritorno a una specie di giansenismo: il digiuno presuppone una condizione normale del mangiare tanto nella vita spirituale come in quella biologica. Ma talvolta abbiamo bisogno d’una medicina contro la caduta nella semplice abitudine e nella sua assenza di spiritualità. Talvolta abbiamo bisogno della fame — fisicamente e spiritualmente — per capire di nuovo i doni del Signore e per comprendere la sofferenza dei nostri fratelli che hanno fame. La fame, tanto spirituale come fisica, può essere uno strumento dell’amore.

 

94 pensieri su “Senza comunione

  1. Francesco Paolo Vatti

    Non posso che ringraziare: mi arriva in un momento in cui faccio fatica a non ribellarmi, non condividendo affatto che i Vescovi abbiano accettato il diktat del Governo, che ha loro impedito di celebrare la Messa per il popolo. Più volte la Chiesa è stata accusata di interferenza negli affari dello Stato, questa volta è chiaramente successo il contrario (anche perché altri luoghi dove era presente ben più gente hanno subito restrizioni molto meno pesanti). Penso che un minimo di protesta da parte della CEI non avrebbe guastato. Così, la ribellione è diventata per me una grossa tentazione e quanto riportato qui me ne fa vedere i limiti.
    Davvero grazie!

    1. Rita

      Fratelli e sorelle, ma lo sapete che il Papa ha deciso, data la situazione che si è creata, di trasmettere in streaming la Messa a S. Marta. Tutte le mattine alle 7.00 su Vatican News. Non so voi, ma per me questa è una grande consolazione che Dio Padre mi sta donando! E su Aleteia ho trovato la registrazione di questa mattina

  2. Antonella

    Grazie ! Le parole del papa emerito e quelle del padre Maurizio Botta suonano consolanti e soprattutto ci aiutano a dare la dimensione giusta alla privazione che dobbiamo sostenere. Gusteremo fino in fondo il desiderio di Quello che ci viene negato, assaporeremo il gusto dell’obbedienza che non ci chiede di capire ma solo di aderire,sperimenteremo la gioia di sentirci in comunione con i fratelli che in tante altre parti del mondo partecipano all’Eucarestia perché finché viene celebrata anche solo una Messa in tutto il mondo, noi sappiamo che quella Messa è anche per noi che ne siamo per ora privi.
    E aspetteremo con serena fiducia di poter nuovamente accostarci al sacramento

  3. Mario

    Ritengo che, al di là di tutto, nessuna cosa possa impedire la nostra unione con Dio, anche per capire la prova che l’umanità sta attraversando, prova che non è sola quella del coronavirus.
    “Lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa ….. vi lascio la pace, vi do la mia pace, non come la da il mondo io la do a voi”. (Gv 14, 26-27). Per questo personalmente chiedo la luce dello Spirito Santo (Veni Creator, Veni Sancte Spiritus), perché “Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del Suo Figlio che grida: Abbà, Padre” (Gal 4,6).

  4. Alessandro

    Considerazioni sintetiche spero non inutili dalla nuova “zona rossa” per non cadere nella ribellione né nella disperazione dopo la decisione di vietare al popolo le Sante Messe (e premesso che il sottoscritto non sottostima il valore della Comunione sacramentale, sia ben chiaro a scanso di incresciosi equivoci):

    1) La Comunione sacramentale non rimette i peccati mortali, quindi non è indispensabile alla salvezza eterna.
    La Comunione spirituale ottiene grandi frutti spirituali a chi la faccia con grande pietà e devozione. Quindi chi non può fare la Comunione sacramentale faccia quella spirituale con vivo desiderio del Signore e otterrà grandi frutti spirituali.

    Si tenga presente però che la pienezza dei frutti della Comunione spirituale la può ricevere solo chi non ha perso la grazia santificante, cioè chi non si trova nella indisposizione morale di accedere alla Comunione sacramentale.

    Si veda ad es.

    https://www.amicidomenicani.it/condizioni-per-fare-la-comunione-spirituale/

    Quindi tra chi fa la Comunione spirituale essendo in peccato grave e chi la fa in grazia di Dio c’è una grande differenza che sarebbe pastoralmente deleterio dimenticare: i primi ne ricevono pochi frutti spirituali, i secondi la pienezza di frutti.

    Lo dico perché molti pastori, a chi si trova in stato di peccato oggettivo, abitualmente presentano la Comunione spirituale come se per costoro fosse solo un modo diverso di ricevere la Comunione sacramentale, inducendoli a ritenersi esonerati, per la propria salute eterna, dal recedere dallo stato di peccato in cui versano.

    D’altronde la preghiera più usata per la comunione spirituale aiuta a spiegare la differenza:

    “Poiché ora non posso riceverTi sacramentalmente, vieni almeno spiritualmente nel mio cuore”

    Una cosa è “non poter ricevere sacramentalmente” per misure restrittive da coronavirus totalmente indipendenti dalla propria volontà ed essendo in grazia di Dio, tutt’altra cosa è “non poter ricevere sacramentalmente” perché non si è in grazia di Dio.

    Ciò non toglie che, anche per chi è in peccato grave, una Comunione spirituale fatta con vivo sincero ardente pungente desiderio di riconciliarsi pienamente con Dio possa aprire la porta alla Grazia e propiziare una piena conversione…

    2) per la remissione dei peccati gravi è necessaria la Confessione sacramentale. Questa sì è necessaria per la salvezza eterna, non la Comunione sacramentale, perché la Confessione sacramentale rimette non solo quelli veniali ma anche i peccati gravi, che (se commessi con piena avvertenza e deliberato consenso) sono mortali, cioè portano alla morte dell’anima (dannazione).

    In tutta Italia le chiese sono aperte perché i fedeli possano confessarsi, quindi niente paura: confessarsi si può ancora.

    (immagino adesso l’obiezione: Dio non è vincolato ai suoi sacramenti, quindi si può ottenere la remissione dei peccati gravi anche al di fuori della Confessione sacramentale…
    In estrema sintesi, per rispondere basti ricordare che è vero che Dio non è vincolato ai suoi sacramenti, ma è altrettanto vero che mai contraddice ai suoi sacramenti, poiché non li ha istituiti in una giornata storta, mentre era annoiato, come un accessorio, un orpello superfluo.

    La via ordinaria con cui si ottiene la remissione dei peccati gravi è la Confessione sacramentale. Punto.
    Dio ha istituito il sacramento a questo scopo e vuole che il penitente, se è davvero penitente, a quel sacramento acceda per ottenere la remissione dei peccati gravi.
    Quindi è stolto e gioca stoltamente col fuoco chi si sa reo di peccato grave e si attarda trastullandosi col pensiero che Dio può rimetterglielo al di fuori della via sacramentale ordinaria: per la remissione del peccato grave ci vuole contrizione perfetta, e la contrizione non è perfetta se non v’è il desiderio/proposito almeno implicito di confessarsi sacramentalmente… ditemi voi dov’è tale proposito almeno implicito, dov’è il rispetto per Dio e per i Suoi sacramenti in uno che sa di essere in peccato grave e, anziché andare subito a confessarsi, si gingilla con forvianti cavilli teologici e rimanda, rimanda, rimanda…

    Quindi niente scuse, niente voli di fantasia fantateologici che sono solo nocivi per l’anima di chi vi indulge: ci si vada a confessare, senza se e senza ma…

    Ovviamente, va da sé che se Tizio è sinceramente pentito e determinato ad accedere alla Confessione sacramentale ma muore prima di potervi accedere, allora Dio gli rimetterà il peccato, poiché “nemo ad impossibile tenetur” (nessuno è tenuto a fare l’impossibile), ma appunto Tizio deve essere determinato a farlo, non deve attardarsi e crogiolarsi nel suo peccato pensando che tanto Dio è ammmmore e quindi salva tutti… Chiusa la parentesi lunga ma forse non inutile
    Prevengo anche un’altra obiezione: ma se uno non è cattolico e quindi non può confessarsi ecc.: qui sto parlando di cattolici battezzati, quindi l’obiezione non è pertinente).

  5. Roberto

    Sono in frate francescano. Quello che mi dispiace in questi giorni è leggere, in certi commenti come quelli che sono in questo blog, solo parole di rabbia o, peggio, di giudizio verso i vescovi, per le decisioni che stanno prendendo in questi giorni, ultima quella di ieri relativa a tutto il territorio nazionale. Non ho letto una parola di rammarico per la chiusura delle scuole, che è una vera tragedia…ci rendiamo conto che si rischia di perdere l’anno scolastico? non una parola di empatia verso i malati, le loro famiglie, gli operatori sanitari… Non una parola che inviti alla preghiera per i governanti, che si trovano ogni giorno a dover prendere decisioni molto difficili, di fronte ad una realtà totalmente nuova, di fronte alla quale nessuno ha esperienza, non ci sono precedenti. Non sarebbe meglio preoccuparsi prima di questi cose, piuttosto che della Messa (soprattutto feriale)? sicuramente a qualcuno sembrerò troppo “terreno”, ma la spiritualità che non ci fa essere anche più umani non mi interessa, sinceramente. auguri a tutti

    1. Francesco Paolo Vatti

      Verissimo che la chiusura di scuole e università è una tragedia (mia moglie insegna e ho due figli studenti e tutti sono a casa sempre più demotivati e con sempre più tensione). Aggiungo che sarà un grosso problema per l’economia, anche perché non si sa questa situazione quando finirà.
      E ho molto apprezzato anche che siano state messe su questo intervento parole che invitino a evitare la ribellione.
      Sicuramente i malati meritano le nostre attenzioni e le nostre preghiere (però come gli ammalati di altre malattie e le garantisco che ne ho intorno di messi piuttosto male…).
      Però, da fedele, le dico che si fa molta fatica a non sentirsi abbandonati dai sacerdoti e dai vescovi, in questo momento. Personalmente, la vedo come una grossa ingerenza dello Stato negli affari della Chiesa e la cosa mi preoccupa non poco. E l’adesione dei vescovi, mi perdoni, con una certa passività, salvo qualche eccezione, mi spaventa e mi sconcerta. Forse sanno qualcosa che noi non sappiamo, ma si fa veramente fatica a capire perché la porta della Chiesa la mattina resti chiusa dopo l’orario d’apertura, perché i due preti stanno dicendosi la Messa per conto loro: è come se volessero tenersi l’Eucarestia per sé. So benissimo che non è vero, ma è difficile controllare questo tipo di pensieri….

      1. Simonetta

        Concordo con Francesco. Quanto alla preghiera, stiamo proprio pregando per questo motivo, si veda il post precedente. Che il Signore aiuti i malati a guarire, che sostenga i medici, gli operatori sanitari e tutti coloro che nel lavoro sono a rischio, gli anziani soli, i governanti e gli esperti che li consigliano. Soprattutto mi auguro che questo evento drammatico ci renda più uniti, più responsabile e più sensibili nei confronti del prossimo.

    2. roberto

      Sono due realtà diverse una umana l’altra divina.Dare gloria a Dio è il fondamento della nostra esistenza,Lui ci ha creati e ha creato tutto,noi niente.E’ Lui che decide tutto. Adorandolo poi il resto si ristabilirà certamente.Dopo la pandemia tutto riprenderà vigore e nuove prospettive di convivenza, abbandonate dal nostro egoismo, risorgeranno completamente nuove.Se i nostri governanti avessero chiesto aiuto al Dio creatore non avrebbero per prima cosa chiuso le chiese le lasciati aperti fino ad oggi luoghi di perverzione..

  6. Marie Rose Maciejasz

    Il digiuno della Eucarestia, non per volere nostro, mi fa riflettere veramente tanto, io lo vedo come un rendermi sempre più conto, di comprendere che cos’è il Corpo e Sangue di Cristo, dove mi viene a mancare.
    Talvolta abbiamo bisogno della fame — fisicamente e spiritualmente — per capire di nuovo i doni del Signore e per comprendere la sofferenza dei nostri fratelli che hanno fame. La fame, tanto spirituale come fisica, può essere uno strumento dell’amore.CONCORDO.
    Se ci penso onestamente, è anche facile cadere nelle abitudine di ricevere la santa comunione con superficialità.
    Questo tempo è anche tempo di grazia, per essere veramente autentici d’avanti a Dio.
    Grazie e buona quaresima a tutti.

  7. Marina Umbra

    Caro Alessandro, veramente grazie per tutte le cose che ci hai spiegato magistralmente e che mi trovano perfettamente d’accordo. Ieri sera e stamattina ho avuto tanta rabbia (che Dio mi perdoni) poi penso a tutti gli anni in cui ho disprezzato la Messa e tutte le Comunioni che ho fatto con il cuore pieno di peccati. Quindi fratelli miei beviamo questo calice in espiazione dei nostri peccati…

    1. Alessandro

      @Marina Umbra

      Grazie di cuore per la tua squisita cortesia, il tuo gentilissimo messaggio mi è davvero di grande conforto, grazie.
      Dio benedica e protegga sempre te, tutti i tuoi cari e tutti noi!

  8. Roberto

    Constato ancora una volta come solo i commenti allineati con il pensiero unico vengono pubblicati. Avevo mandato poco fa un mio commento, rispettoso, ma è stato ignorato…non era sufficientemente elogiativo? ci riprovo.

    Sono un frate francescano. Quello che mi dispiace in questi giorni è leggere, in certi commenti come quelli che sono in questo blog, solo parole di rabbia o, peggio, di giudizio verso i vescovi, per le decisioni che stanno prendendo in questi giorni, ultima quella di ieri relativa a tutto il territorio nazionale. Non ho letto una parola di rammarico per la chiusura delle scuole, che è una vera tragedia…ci rendiamo conto che si rischia di perdere l’anno scolastico? non una parola di empatia verso i malati, le loro famiglie, gli operatori sanitari… Non una parola che inviti alla preghiera per i governanti, che si trovano ogni giorno a dover prendere decisioni molto difficili, di fronte ad una realtà totalmente nuova, di fronte alla quale nessuno ha esperienza, non ci sono precedenti. Non sarebbe meglio preoccuparsi prima di queste cose, piuttosto che della Messa (soprattutto feriale)? sicuramente a qualcuno sembrerò troppo “terreno”, ma la spiritualità che non ci fa essere anche più umani non mi interessa, sinceramente. auguri a tutti

    1. admin @CostanzaMBlog

      caro Frate
      il suo commento non era affatto censurato ma in attesa di approvazione come altri sette (e precedenti al suo) che ho approvato stamattina (molti di complimenti per i post pubblicati). Ci ho messo molto? Può darsi, però penso che il principio di benevolenza fosse più adatto a un frate piuttosto che il pregiudizio negativo verso di noi.
      Invece pubblico molto volentieri il suo commento così che tutti i lettori possano farsi un’opinione in merito a quello che dice, io la mia me la sono fatta.
      Saluti

    2. Alessandro

      Reverendo padre,

      le assicuro, avendolo constatato per lunga frequentazione, che in questo blog è data voce a tutti, purché non la si butti in caciara e in rissa (al che, giustamente, il moderatore interviene).

      Non amo citarmi, ma poiché parla di questo blog mi permetto di allegare un mio commento comparso su questo blog (mi riferisco al mio, e non ad altri più rimarchevoli, solo perché lo conosco bene e bene conosco l’intenzione con cui l’ho scritto):

      https://costanzamiriano.com/2020/02/26/sine-dominica-non-possumus/#comment-146606

      Se avrà la bontà di leggerlo, vi troverà un pensiero sicermente premuroso per “gli infermi e agli afflitti nel corpo e nello spirito”, e constaterà che questo pensiero non è meramente giustapposto al resto dell’intervento ma sgorga da una breve meditazione sul Santo Sacrificio eucaristico, unica fonte di ogni autentica pienezza di vita e di salvezza integrale per tutti, “dono non di dozzina, non di trascurabile valore, ma irrinunciabile e incomparabilmente vitale, perché ci è largito da Cristo, unico nostro Signore e Salvatore, per la nostra salvezza integrale (senza il dono di Cristo, siamo irrimediabilmente perduti e dannati)”, sicché “proprio la pungente consapevolezza che ogni salutare anelito di un cuore genuinamente cristiano termina in Cristo che, nel Santo Sacrificio, dà la vita per darci la vita giustifica ogni pio, filialmente devoto auspicio che la non ordinaria privazione che stiamo patendo non ecceda la misura di una ragionevole necessità, e presto si possa partecipare di nuovo, con ardore accresciuto dall’attesa, alla Santa Messa che è bensì dono sommamente gratuito e non rivendicabile, ma dono che Cristo, con mirabile divina magnanimità, si è degnato di gradire che a tutti si offra perché tutti vi attingano appieno.”

      Quanto all ‘ “essere più umani” , è Cristo Colui per mezzo del quale e in vista del quale ogni uomo è creato, è Lui il nostro unico e integrale Salvatore, è la Sua beata eterna compagnia che sospiriamo quale traguardo perfetto del pellegrinaggio terreno; insomma, è lui che ci fa più umani, autenticamente umani: e dove troveremo Cristo, se non nel Santo Sacrificio dell’altare? Non è forse Cristo veramente, realmente, sostanzialmente presente in Corpo, Anima e Divinità (tutto Cristo, proprio Lui!) nell’Ostia consacrata?

      Grazie per l’attenzione, un saluto cordiale, se può preghi per noi tutti nell’ora della prova.

  9. Lumpy

    Buonasera a tutti dalla zona gialla.
    Sapete cosa mi spaventa? Mi spaventa l’idea che un domani, quando tutto questo (se Dio vuole) sarà finito, probabilmente molte messe feriali (e festive) saranno soppresse. Si inizierà con un “lento” ritorno alla normalità e con la scusa dei pochi fedeli e dei molti impegni dei sacerdoti, probabilmente molte Messe spariranno. Insomma: stanno dando a chi governa la Chiesa il destro per una “razionalizzazione” delle “cerimonie”. Anche molti funerali spariranno, visto che c’è il precedente: se il sacerdote sarà affaccendato altrove, si sostituiranno le esequie “come già avveniva ai tempi del coronavirus”.
    Quel che poi mi amareggia è che l’italiano medio, se con ENORME difficoltà sta rinunciando a movida, sciate e aperitivi, al punto che ogni giorno assistiamo ad assembramenti indebiti e incoscienza, al contrario ha abbandonato la Messa con somma facilità. Sì, sarebbe stato incosciente, ma quanto sarebbe stato bello e forte se gli assembramenti indebiti fossero stati non sulle spiagge, ma davanti alle chiese? Si sarebbe gridato forte e chiaro che l’Italia e gli italiani sono cattolici e che NO, NON CI STANNO a rinunciare al “rito”. E invece l’unico “rito” a cui gli Italiani non vogliono rinunciare è quello dell’aperitivo. Sarà difficile dopo il coronavirus continuare a sostenere il ruolo, almeno culturale, del cattolicesimo in Italia, vista la facilità con cui fedeli e pastori lo hanno abbandonato. Nelle aule di scuola si tolga il SS. Crocifisso e si appenda il campari, perché quello è il dio venerato dai nostri concittadini.

    Altra cosa: speravo che questa reclusione forzata potesse essere per le famiglie un incentivo per “incrementare” le nascite, approfittando del maggior tempo passato insieme…
    Invece (ma spero di sbagliarmi) temo che sarà il contrario: dalle urla che sento 24/24 nel mio palazzo le madri non sopportano più i loro stessi figli, è un continuo urlo, capriccio, strillo di madri che urlano “non ti sopporto più”, accorrere di nonni (sfiniti) e babysitter, è un continuo lamentarsi per la chiusura delle scuole, uno stato di guerra familiare continua. Le famiglie non sono più abituate a stare insieme e quando si trovano forzatamente a farlo, paiono subirlo, invece che gioirne. I figli non conoscono i loro genitori, i genitori non conoscono i figli: non sono abituati a stare insieme.

    Non parliamo poi degli adolescenti e delle adolescenti in continuo bighellonare e/o prendere il sole sul balcone. La mia dirimpettaia ha due figlie adolescenti, che naturalmente escono di continuo, truccate e parruccate “perché poverine, hanno il diritto di vedere i loro amichetti, non possono passare tutto il tempo sul divano tra videolezioni e netflix”. La nonna di queste ragazze vive poco distante con la badante. Perché una delle due non può andare a vivere dalla nonna e aiutarla in casa? Giammai. Perché la madre non ne approfitta per insegnare alle ragazze un po’ di economia domestica, rammendare, cucinare, far loro prendere vita attiva nella gestione di una casa? GIAMMAI! Sono stati chiamati in tutta fretta i tecnici della fibra ottica, perché le ragazze non avevano abbastanza “velocità di connessione”.

    Un altro sedicenne del palazzo ha ricevuto in dono uno skateboard molto costoso “per farlo stare all’aperto e non annoiarsi”. Nel palazzo c’è una ringhiera scrostata: perché il fanciullo non si mette all’aria aperta e passa una mano di vernice? Oppure ci sarebbe l’ingresso comune da tinteggiare, qualche lavoretto da fare, qualcosa per tenersi occupato e apprendere un sapere maschile ormai in disuso… ASSOLUTAMENTE NO.
    E ancora: donna trentacinquenne convivente, no figli “perché rovinano la vita”. Ha una colf che viene alcune mattine. La donna è stata collocata a casa con “smart working”, si occupa di “organizzazione di eventi”. La colf (una donna piuttosto anziana) continua a venire con regolarità. Chiedo alla donna se è assolutamente necessario, dato che so che la povera colf deve prendere i mezzi pubblici, ponendosi in una condizione di rischio, vista anche l’età. Le chiedo come mai, essendo a casa in “smart working”, non riesca a gestire un paio di faccende domestiche. Mi risponde “non sono una sguattera, sono una professionista laureata”. Italia 2020

    1. Alessandro

      Lumpy

      per la cronaca, in Italia ben prima del virus circolavano le liturgie festive della parola in assenza di sacerdote.

      Cioè accadeva che nel paesello A la domenica si celebrava la Messa, e a 5 km di distanza nel paesello B invece si teneva la liturgia festiva della parola. La settimana dopo il contrario.
      A chi obiettava che se a uno dai la liturgia festiva sotto casa hai voglia a fargli capire che il precetto si assolve solo partecipando alla Santa Messa, la risposta è che le abitudini sono difficili da cambiare e c’è chi i 5 km non li vuole fare neanche in automobile e via con scuse patetiche.

      Risultato: il disamore per l’Eucaristia, la convinzione che la liturgia festiva della Parola in assenza di sacerdote e la Santa Messa pari sono.
      Lo slogan surreale della sublime iniziativa pastorale missionaria (!) era (non sto scherzando): “Meno Messe più Messa” (da me cambiato in “meno Messe zero messe”).

      Figurati che problema hanno avuto a vietare le Messe con concorso di popolo i vescovi che già le avevano ridotte all’osso la domenica moltiplicando giulivi e imperterriti senza alcuna necessità le liturgie festive in assenza di prete.

    2. Francesco Paolo Vatti

      Lumpy,

      La convivenza, soprattutto se forzata, presenta sempre delle difficoltà, si immagini a un’età dove i figli cominciano a sentire il peso della presenza dei genitori (ne ho avuto prova un paio d’ore fa, in una conversazione con mia figlia ventenne). Ma anche fuori da quella fascia d’età può essere difficile. I miei genitori si sarebbero potuti definire una réclame del matrimonio, tanto erano legati, tanto legati da morire per la stessa malattia a sei mesi l’uno dall’altra. Eppure, quando cominciarono a stare male, mia madre mi disse che il fatto di aver vissuto bene quel tempo di malattia (dal gennaio al maggio 2004), sempre io e lui e lui e io, era la prova della forza del loro legame, perché era comunque difficile….
      C’è un’altra cosa da aggiungere: siamo tutti abituati a una pesante routine, le cose che lei segnala, molto belle, sono molto fuori dalla routine e non è così scontato che ci si pensi. comunque, grazie!

  10. Silvia

    Ho letto le parole di S.Teresa d’Avila, quelle di Papa Benedetto e ho ascoltato con attenzione p.Maurizio.
    L’ho fatto con il sincero desiderio di lenire il grande dolore che sento dentro per questa forzata privazione eucaristica.
    Sono certa che questa lunghissima astinenza ci porterà molto benefici spirituali se vissuta in Grazia e in obbedienza.
    Ma faccio tanta fatica a viverla in obbedienza e conseguentemente pure in Grazia.
    Faccio fatica a rassegnarmi al fatto che, almeno qui a Roma, per le strade e nei bar ci sia ancora tanta gente che passa il tempo spensierata e che a due passi, nella mia parrocchia enorme e deserta, non si possa celebrare una S.Messa feriale in cui i pochi fedeli potrebbero disporsi ad almeno 10 metri l’uno dall’altro e tranquillamente ad un metro e più per ricevere la comunione.
    Giustissimo fare in modo che le persone non stiano troppo vicine ma la celebrazione, almeno feriale, non violerebbe alcuna norma igienica.
    La ragionevolezza generale del provvedimento dovrebbe essere analizzata caso per caso, contestualizzata nella realtà locale.
    Le norme generali non stavano perdendo il loro valore assoluto perché la loro validità andava contestualizzata nella vita reale delle persone?In questo caso non vale più?

    Scusatemi!
    Faccio tanta tanta fatica ma proverò ad essere obbediente.
    Secondo giorno di S.Messa in streaming da S.Marta.

    1. Alessandro

      Cara Silvia,

      1) hai detto la parola giusta: obbedienza. Obbedire ai Vescovi anche quando ci è difficile è un esercizio di purificazione che ci farà molto bene e ci frutterà grandi grazie.

      2) Attenzione però: leggo in alcuni interventi su internet che questa obbedienza, per essere autentica, dovrebbe sospingersi fino a elidere in noi ogni perplessità concernente saggezza e proficuità pastorale del contenuto del decreto episcopale cui prestare obbedienza.
      Questa è una sciocchezza fantateologica, spiritualmente deleteria come ogni stravaganza fantateologica.
      L’obbedienza al Vescovo è spiritualmente, cristianamente fruttuosa se ci conduce a rimuovere ogni animosità nei confronti del Vescovo, se rinfocola il nostro amore sincero per lui e per la sua altissima missione, non se ci costringe a scambiare il Vescovo per il Padreterno in persona. Davanti ai decreti del Padreterno in persona è ovvio che non ci debba essere spazio alcuno per perplessità.
      Ma appunto il Vescovo non è il Padreterno, quindi non è infallibile, quindi i suoi decreti possono eccome essere fallibili (a meno che defluiscono secondo necessità da insegnamenti magisteriali infallibili, ma palesemente non è questo il caso).

      Pertanto in questa situazione la nostra autentica e necessaria purificazione passa – oltre che dal non prestare ascolto alle suddette stravaganze fantateologiche internettare – dalla consapevolezza che Dio ci chiede di obbedire ai nostri legittimi Pastori come a padri amatissimi che dobbiamo riconoscere non essere infallibili, e quindi rispetto all’operato dei quali è legittimo serbare umilissima, non livorosa, cristianamente fondata e saggia perplessità – sempre pronti a modificarla o a revocarla integralmente strada facendo -, che non infirmi il nostro amore più cordiale e docile e filiale, ma non ci faccia nemmeno scivolare nella spiritualmente calamitosa “vescovolatria”, ossia nell’annullamento della nostra volontà per assoggettarci in tutto al Vescovo.

      La via è stretta, me ne accorgo (obbedire prontamente senza rancore, con dolente letizia, ma senza lobotomizzarci, senza convincerci che – chissà per quale ragione – il Vescovo abbia sempre e comunque ragione, quasi fosse Dio in persona), ma è l’unica che ci fa crescere spiritualmente, essendo l’unica che ha fondamento teologico, cioè l’unica che Dio vuole che pratichiamo.

      1. Francesco Paolo Vatti

        Pienamente d’accordo, Alessandro! Il buon Dio ci ha dato il cervello per usarlo, non per atrofizzarlo. Accettare un’indicazione che non si capisce e che pesa e ubbidirvi è purificante, forzarsi a non criticarla a nessun costo è castrare il cervello….

  11. Valeria Maria Monica

    A me la messa tutti i giorni da Santa Marta mi sembra proprio una roba da chiesa patriottica cinese. Azzittiti TUTTI i sacerdoti, se vuoi ascoltare l’omelia del Vangelo del giorno hai un’ unica possibilità.
    Chi aveva trovato nel web guide e pastori è impossibilitato anche ad ascoltarne le parole.

    1. Francesco Paolo Vatti

      Non è più possibile trovare altri preti/altre Messe in internet?
      Mi pare strano….

  12. Alessandro

    Stamattina Papa Francesco ha detto:

    “Preghiamo il Signore anche per i nostri sacerdoti, perché abbiano il coraggio di uscire e andare dagli ammalati, portando la forza della Parola di Dio e l’Eucarestia e accompagnare gli operatori sanitari, i volontari, in questo lavoro che stanno facendo.”

    Prego perché tutti i sacerdoti prestino ascolto all’ispirata supplica del Santo Padre.

    https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2020-03/papa-francesco-messa-santa-marta-coronavirus-malati-diretta.html

  13. Alessandro

    Segnalo la rispettosissima richiesta rivolta alla CEI (e ispirata da saggia e sana perplessità nei confronti di taluni aspetti delle direttive dei Vescovi, scevra da orgoglio, da foga polemica, e animata da spirito schiettamente costruttivo nonché da genuina sollecitudine pastorale) proveniente non da fantateologo internettaro, ma da don Mauro Gagliardi, valentissimo teologo dogmatico:

    https://www.aldomariavalli.it/2020/03/10/appello-per-la-santa-comunione-fuori-della-messa/

    Non valuto nel merito la proposta, non mi compete.
    Ma apprezzo l’iniziativa di don Gagliardi.

    Un bell’esempio di obbedienza filiale leale e autentica, e pertanto non sciocca, non ottusa, distante mille miglia sia dalla ribellione tracotante sia dal suo opposto (gli opposti, si sa, finiscono per identificarsi), ossia la “vescovolatria” (ossequio pieno e incondizionato di intelletto e volontà al Vescovo qualsiasi cosa decreti, e che non vi facciate venire una perplessità che sia una, altrimenti siete cattivi cristiani, non mortificate l’orgoglio, contrariate il senso stesso della Quaresima, e via vaneggiando…).

  14. Francesco Paolo Vatti

    Tra l’altro, mi viene un triste pensiero: dubito fortemente che la situazione migliorerà prima di Pasqua: riusciremo ad andare a Messa quel giorno almeno? Potremo fare la Comunione, come da precetto?

  15. Tommy

    Vorrei chiarire un paio di cose:

    1) Non c’e’ bisogno di nessuna “autorizzazione” per ricevere la Santa Eucarestia senza la Santa Messa, essa e’ già normata a livello liturgico; possiamo trovare sul sito di maranatha la versione online del testo interessato (sostituire ** con tt):
    h**p://www.liturgia.maranatha.it/Eucaristia/coverpage.htm

    2) il testo di cui sopra include una formulazione ampia, per assemblea, che ora non e’ possibile, e anche una forma breve, per poche persone:
    h**p://www.liturgia.maranatha.it/Eucaristia/b1/3page.htm

    45. Questa forma si usa allorche’ dalle circostanze stesse risulta inopportuna la forma connessa con una celebrazione piu’ ampia della parola di Dio, specialmente quando si tratta di uno o due comunicandi soltanto, e non e’ quindi possibile ordinare una vera celebrazione della comunita’.

    3) Questo gia’ si e’ inizato a fare in alcune parrocchie, se nella tua non si fa, chiedilo al parroco.

    Quindi, l’Eucarestia non ci e’ negata; l’Assemblea liturgica si, Gesu Cristo no.

    1. Alessandro

      @Tommy

      Grazie per la precisazione.

      Credo tuttavia che quanto affermi (“Non c’e’ bisogno di nessuna “autorizzazione” per ricevere la Santa Eucarestia senza la Santa Messa, essa e’ già normata a livello liturgico”) sia ignoto a molti sacerdoti, oppure noto ma non praticato per varie ragioni, e che comunque la maggior parte di essi in questi giorni convulsi e confusi non sappia se le nuove direttive in vigore consentano o non consentano tale pratica.

      Ritengo pertanto che abbia ragione don Gagliardi nello scrivere che “sebbene per attuare la possibilità qui ricordata non vi sia bisogno di alcun permesso specifico (soprattutto nei casi di Comunione ad un singolo fedele), sembra probabile che la maggioranza dei sacerdoti – per diversi motivi, emergenziali o ideologici – non accederà spontaneamente ad essa. Un’indicazione ufficiale della Cei in questo senso sarebbe pertanto provvidenziale. Confidiamo che i nostri vescovi vogliano operare proprio in questa direzione e di questo li preghiamo.”

      1. Alessandro

        L’Arcivescovo di Trieste invita i fedeli “a chiedere ai sacerdoti, nel limite del possibile, di poter ricevere la comunione eucaristica” (quindi ha ragione il teologo don Gagliardi; speriamo che la CEI lo dica chiaramente, perché la maggior parte dei fedeli e dei sacerdoti – come dicevo – non lo sa):

        “i fedeli sono invitati a fare la comunione spirituale; a recarsi individualmente nella Chiesa della propria parrocchia, secondo le proprie possibilità, per pregare davanti al Tabernacolo dove è presente Gesù; a chiedere ai sacerdoti, nel limite del possibile, di poter ricevere la comunione eucaristica”

        https://www.diocesi.trieste.it/2020/03/09/nuove-disposizioni-del-vescovo-su-covid-19/

        Oggi dà ulteriori utili precisazioni:

        “Molti di voi, giustamente preoccupati per le conseguenze negative che questa situazione potrebbe avere sulla propria e altrui vita spirituale, mi stanno interpellando con legittime e giustificate richieste circa la normale recezione dei sacramenti, in particolare della Confessione e della Comunione, che sono tra i pilastri della quotidianità cristiana.

        In primo luogo, sono a ricordarvi alcune delle disposizioni che ho pubblicato il 9 di questo mese circa i comportamenti da tenere per contrastare l’epidemia da COVID-19, disposizioni alle quali devono attenersi sia i presbiteri sia i fedeli: a) “Il sacramento della penitenza va celebrato nella sola forma del Rito per la riconciliazione dei singoli penitenti“, non nel tradizionale confessionale, ma in un luogo dove si possa mantenere, oltre la piena riservatezza, la distanza di un metro tra il confessore e il penitente; b) “i fedeli sono invitati… a chiedere ai sacerdoti, nel limite del possibile, di poter ricevere la comunione eucaristica” sulla mano, ferme restando le disposizioni in merito al Santo Viatico per gli infermi e quanti si trovano in pericolo di morte (cf. cann. 921 e 922 del Codice di Diritto Canonico).”

        Tutto da leggere (ci sono anche importanti indicazioni sull’atto di contrizione perfetta e sulla comunione spirituale):

        https://www.diocesi.trieste.it/2020/03/11/lettera-dellarcivescovo-ai-fedeli-della-diocesi/

        Evidenzio con apprezzamento l’esemplare condotta di questo Pastore, che ascolta le preoccupazioni dei fedeli e dà risposte pubbliche pacate e chiare: “Molti di voi, giustamente preoccupati per le conseguenze negative che questa situazione potrebbe avere sulla propria e altrui vita spirituale, mi stanno interpellando con legittime e giustificate richieste ecc.”

        1. Resta il problema di come recarsi in chiesa se non dicendo che si sta andando a “fare la spesa” o adducendo altre grave motivo ritenuto “giustificante”.

          1. Alessandro

            Il problema non sussiste, come si può andare in chiesa per pregare e per confessarsi si può andare a ricevere la Comunione eucaristica, nei limiti del possibile, come spiegato da Mons. Crepaldi.

            E se qualche pubblico ufficiale si lagna (in buona fede, non metto in dubbio, il momento è confuso), provvederà il parroco, con il pieno sostegno del Vescovo, con il pieno sostegno della CEI, che è lì apposta proprio per tutelare i fedeli ed evitare incresciosi equivoci.

            1. Certo si può tentare, ma sapendo che si può andare incontro a qualcosa di più di un pubblico ufficiale che si “lagna” e nel caso di contestazione

              Con il Dpcm 9 marzo 2020, recante nuove misure per il contenimento e il contrasto del diffondersi del virus Covid-19 sull’intero territorio nazionale, le misure di cui all’art. 1 del Dpcm 8 marzo 2020, sono estese a tutto il territorio nazionale.

              La mancata ottemperanza degli obblighi in questione, è penalmente perseguibile ai sensi dell’art.650 c.p., che dispone: “Chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall’Autorità per ragione di giustizia o di sicurezza pubblica, o d’ordine pubblico o d’igiene, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato [337, 338, 389, 509], con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a duecentosei euro”.

              Quindi chi vuole misuri bene le proprie forze (e non segua facili consigli) che poi non è detto troverà la spalla in parroco, Vescovo o la CEI

              1. Alessandro

                Vedo che non ti è chiara la situazione.

                Allora te lo ripeto: le chiese (non essendo pelletterie o centri cosmetici) sono aperte in tutta Italia per la preghiera davanti al Santissimo, per la confessione sacramentale, per l’assistenza spirituale e anche per ricevere la comunione eucaristica, individualmente, nei limiti del possibile, al di fuori dell’assemblea liturgica.

                Se un cattolico in Italia ha paura di andare in chiese che sono aperte (ripeto: aperte), evitando assembramenti e rischio di contagiarsi e di contagiare:

                1) o crede di vivere sotto regime dittatoriale ateo e in uno stato di polizia, e quindi non sa dove vive, e quindi ha un grosso problema da risolvere

                2) o è in preda a paura psicotica, per cui vede rischi di contrarre contagio anche dove rischi non ci sono, cioè in chiesa al di fuori di ogni assembramento, e quindi ha un grosso problema da risolvere

                3) o ha una vita spirituale talmente fiacca e fioca da ritenere che recarsi in chiesa per confessarsi, per sostare davanti al Santissimo (come invitano e incoraggiano a fare i Vescovi stessi, si badi bene!), sia un optional, e allora ha un grosso problema da risolvere nel suo rapporto con Dio

                Quindi io non do alcun “facile consiglio”, sto dicendo di fare nient’altro che quello che i Vescovi invitano a fare (altrimenti che Vescovi sarebbero?): evitare il panico, la psicosi, andare in chiesa a confessarsi se si sa di essere in peccato grave e per pregare davanti al Santissimo, sapendo che si può anche ricevere la comunione eucaristica, nei limiti del possibile, al di fuori dell’assemblea liturgica (al riguardo, sarà opportuno prima contattare il parroco, che forse non è informato di questa possibilità).

                Ovviamente non c’è obbligo di fare tutto ciò. Come ho ripetuto mille volte, ciò che è urgente è confessarsi sapendo di essere in peccato grave, perché ne va della salvezza eterna (fermo restando quanto dice mons. Crepaldi: chi compie un atto di contrizione perfetta – la quale, per essere tale, include il fermo proposito di confessarsi appena possibile – ma muore prima di potersi confessare, ha il peccato rimesso da Dio).

                Spero che adesso sia chiaro il quadro della situazione, a scanso di paure infondate.

                1. Vedo che a te non è chiara una cosa, che per spostarsi devi avere la famosa autocertificazione in cui dichiari:

                  – Comprovate esigenze lavorative,
                  – Situazione di necessità
                  – Motivi di salute
                  – Rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza

                  Certo puoi addurre come necessità quelle spirituali (sarebbe giusto farlo e vedere se vengono accettate – tu trovi il poliziotto ateo te le boccia sicuro ma fa testimonianza) e motivi di saluta “spirituale” (idem), ma questo è quanto.

                  I casi 1. 2. 3. da te citati sono tutti validi, ma sono sostanzialmente tutti capi di accusa a chi non si comporta come inviti a fare, ma grazie a Dio i casi della vita e gli stati dell’anima davanti a Dio son ben più vari dei punti da te elencati.

                  Ognuno non di meno difenda il proprio stato spirituale con tutti i mezzi possibili secondo il proprio discernimento:
                  in primis con una preghiera molto più assidua e con la Comunione Spirituale;
                  meditando le Scritture (ogni Cristiano avrà presumo la Bibbia in casa);
                  magari davanti al Crocefisso (anche questo in ogni casa spero);
                  accettando il combattimento spirituale che ogni situazione impone.

                  Che se in stato di grazia non sarà il non recarsi in chiesa, il non sostare davanti al Santissimo, il non comunicarsi, che metterà a rischio la sua anima.
                  Chi sta in piedi veda di non cadere.
                  Chi cadesse in peccato mortale certo è bene faccia tutto il possibile per andarsi a confessare (anche a rischio di sanzioni che valgono certo meno del ben dell’anima), magari chiedendo al proprio parroco, perché no, di spostarsi lui dal penitente.

                  E con questo ti saluto.

                  1. Alessandro

                    Sito del governo:

                    “Sono consentiti l’apertura e l’accesso ai luoghi di culto, purché si evitino assembramenti e si assicuri la distanza tra i frequentatori non inferiore a un metro.”

                    http://www.governo.it/it/articolo/decreto-iorestoacasa-domande-frequenti-sulle-misure-adottate-dal-governo/14278

                    Quindi la famosa autocertificazione è validissima se consente di accedere ai luoghi di culto puerché si evitino assembramenti.

                    Ribadisco, perché evidentemente non ti è chiaro: non sono io che “invito a fare”, sono i Vescovi (è charo? i Vescovi) che invitano a recarsi in chiesa. Non obbligano: invitano.

                    Questo ad oggi. Se tra un’ora i Vescovi emetterano nuove disposizioni e inviteranno a rinunciare ad andare in chiesa, allora obbediremo (ma ai Vescovi, non ad altri).

                    Detto questo ti saluto, visto che la mia pazienza ha un limite.
                    Se hai capito bene, se no, non so proprio che farci.

  16. Tante possono essere le chiavi di lettura di questo Tempo partendo dal fatto che Dio conduce la Storia e nulla accade che Dio “non voglia” e non permetta.

    Certamente è un Tempo in cui gli avvenimenti divengono Parola di Dio per l’Uomo… e per tutti gli uomini.
    Certamente il delirio di onnipotenza dell’Uomo, le sue sicurezze, la sua prosopopea, viene messa alla prova e ancor più alla dura prova se (Dio non voglia) questa epidemia arrivasse a soglie veramente tragiche.

    Allora certamente, Vescovi o non Vescovi (alle cui direttive sia ben chiaro obbedisco), la “gente”, il popolo, oltre a sciacallaggi e saccheggi, terminati questi, quando nulla rimane a cui aggrapparsi, certamente cercherebbero rifugio in chiese non più “chiudibili” e in processioni (come quelle raccontate per il Crocefisso di San Marcello al Corso), dove terrore, Fede e anche semplice “religiosità naturale”, si troverebbero condensate in un unico implorante grido a Dio, nostra vera e sempre unica speranza di Salvezza.

    Ancora, senza arrivare a scenari apocalittici, questa situazione crea in noi una inquietudine e anche una stretta al cuore, perché vediamo traballare sane (e sante) abitudini… Scopriamo di quanta Grazia eravamo “abitudinari”, tanto da vederla talvolta come un inevitabile “balzello”, l’ottemperare appunto ad un precetto, il pagare un “obolo”, quasi portassimo un giogo non sempre così “soave”, ancorché un nostro “diritto”.

    Si fa l’esperienza che fu di tanti Cristiani in tempo di nascondimento e persecuzione, un tempo di “carestia liturgica” più che spirituale, Tempo ancora oggi da tanti Fratelli vissuto e sofferto.
    Nel nostro cuore si instilla una “santa nostalgia”, una “fame spirituale” per il nostro Sommo Bene, per il Pane Eucaristico, che tutti alimenta e sostiene.
    Si riscopre la differenza tra l’avere o meno un vita comunitaria, anche questa spesso inquinata da umanissimi e tristi giudizi, simpatie o antipatie.
    Si riscopre la dimensione famigliare della Fede, giacché pare altro luogo per ora non rimanga; la preghiera con i proprio consanguinei più stretti, magari tutti credenti, ma per uno strano e distorto pudore, spesso non “assieme oranti”.
    Ci si dà un preciso tempo per la preghiera, per la lettura della Scrittura, per una riflessione assieme.

    Un Tempo Nuovo, più intimo e non di meno fruttuoso, un Tempo di maggior desiderio di Dio, proprio perché i concreti “gesti liturgici” impediti o rarefatti, sembrano renderci Lui e noi a Lui più distanti.
    È (potrebbe essere) il Tempo dell’Esilio o meglio quello del Deserto, pure tanto fondamentale per il Popolo di Israele e il suo cammino di conversione.

    Non dimeno come nel Deserto, come per Nostro signore Gesù Cristo proprio nel Tempo che apre la Quaresima, è il Tempo in cui Satana si presenta, in cui gioca i suoi sofismi. In cui mente e tenta di dividere… “Ma se voi siete Figli di Dio, dite a queste pietre che si trasformino in pane!”
    Farà leva sul nostro digiuno, sulla nostra stanchezza, sulla nostra paura…

    Ma non di solo pane vive l’Uomo! Ma di ogni Parola che esce dalla bocca di Dio!

    Impariamo da Cristo a vivere ogni avvenimento come pane-parola che esce dalla bocca di Dio, sempre benedicendo il Padre, cercando la Sua Volontà, e questo Tempo, sciagura per l’Uomo, stoltezza per i potenti e gli intelligenti, porterà frutti e Tempi nuovi!
    Che non sono i virus da temere… “temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l’anima e il corpo nella Geenna.”

      1. Grazie @Pat61, sei molto gentile…

        La situazione personale è ancora piuttosto impegnativa e così credo ancora per un po’ (virus e limitazioni a parte).

        Approfitto per chiedere preghiere per un giovane amico-fratello che è ricoverato in Francia, proprio a causa del “coronavirus”…
        Si trova lì con famiglia per un servizio di evangelizzazione ed aveva già sue complicazioni fisiche pregresse.

        Che il Signore lo fortifichi nella Fede (lui, sua moglie, i suoi figli) e gli conceda salute, vincendo anche questa battaglia.
        Grazie a chi si ricorderà di lui.

        1. Simonetta

          Ciao Bariom, è proprio vero, non accade niente che Dio non voglia e il Signore sa cosa far venire fuori in tanti cuori, in questo periodo. Io mi auguro che anche chi crede poco oppure chi non prega da tanto si avvicini a Lui. E anche per chi crede ed è abituato a pregare che sia un momento di riflessione su tante cose che magari non vediamo. Che il Signore ci apra gli occhi e ci doni un cuore di carne. Pregherò per questo tuo amico!

  17. angela

    mi sembra che questo sia un tempo che invita ad essere umili, nell’obbedienza ai Vescovi , anche se la si pensa diversamente. Quello che più mi ha colpito sono le parole di San Paolo quando dice che Gesù ” umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni altro nome…”

      1. Thelonious

        @PaulBratter: sta nell’obbedienza di cuore, e non formale, a come Cristo si manifesta concretamente nella storia ovvero:

        1) obbedienza alle circostanze storiche che si manifestano, e che sono spesso imprevedibili anche attraverso l’epidemia si manifesta, misteriosamente il disegno di Dio, che ci chiama alla conversione;
        2) obbedienza a chi, nella carne, rappresenta la Chiesa in questo momento, ovvero il Vescovo unito al Papa;
        3) non tentare Dio pensando che, partecipando all’Eucarestia uno sarebbe immune dal contagio, riducendo così la fede ad una pratica magica;
        4) Offrire a Dio il sacrificio di questa lontananza dall’Eucarestia;
        5) Non reclamare i Sacramenti, che sono un dono, come se fossero un diritto sindacale;
        6) Evitare ogni atteggiamento di ostentazione, convinti di essere i “veri fedeli”.

        1. Rosy

          Sono completamente d’accordo con te! “Non tenterai il Signore tuo Dio”.
          Se io non ho paura del contagio, non per questo ne sono immune. Il problema non è se mi prendo io il virus, ma che lo trasmetto ad altri senza sapere se io ce l’ho.
          La carità è il primo criterio di qualunque azione del cristiano..

  18. Rosy

    scrivo su questo blog per la prima volta, anche se lo seguo da tempo. Vorrei condividere con voi qualche riflessione su questo difficile momento che tutti stiamo attraversando..
    Mi addolora di più questa divisione, questa diffidenza nei confronti dei pastori, per un atteggiamento che dovremmo avere anche senza imposizioni. Mi spiego in pochi punti:
    – i buoni cristiani sono anche buoni cittadini, non sono al di sopra delle leggi dello stato, che in questo momento sono più che ragionevoli, anzi forse in ritardo.
    – chi frequenta bar, ristoranti ecc. senza rispettare le distanze (consigliate dai medici, non dai governanti) è un incosciente e un irresponsabile, e spero che nessuno dei cristiani lo faccia
    – la privazione della Messa in questo momento è un atto di carità: mi privo di un bene per proteggere te, è un atto d’amore, verso chi potrebbe ammalarsi, verso medici e infermieri che vedono riempirsi le terapie intensive e hanno orari che sono diventati insopportabili… Insomma faccio di tutto perché non si arrivi a situazioni note e che si verificheranno se non si prendono queste precauzioni…
    – offro la mia sofferenza per la privazione della Messa per i malati, per chi è in terapia intensiva, per chi si occupa di loro in situazioni al limite delle forze..
    Un abbraccio (per e-mail si può!) A tutti.
    Rosy

    1. Alessandro

      Cara Rosy,

      come la penso l’ho già scritto qui mille volte, non mi ripeto e non ho nemmeno lo spazio per farlo in un commento.

      Sull’obbedienza, ho già detto che obbedire alle direttive del Vescovo è fruttuoso e proficuo nel modo e nella misura che ho indicato qui, cioè senza scadere nella perniciosissima “vescovolatria”, che è a tutti gli effetti un’idolatria, e quindi è anticristiana, veleno per l’anima:

      https://costanzamiriano.com/2020/03/09/senza-comunione/#comment-146732

      Quello che non si deve in alcun modo fare è avvalorare l’idea, sostenuta e propalata da fantateologici internettari, ma teologicamente infondata e spiritualmente rovinosa, che l’obbedienza al Vescovo, per essere autenticamente cristiana e non serbare nocivi residui di riottosità peccaminosa, debba implicare una completa cancellazione delle proprie legittime cristiane valutazioni concernenti quanto egli decreti in relazione a emergenza sanitaria in essere.

      Questa idea è gravemente deleteria per la propria salute spirituale, nemica di una sana coltivazione della propria vita sovrannaturale, e va pertanto rigettata.
      Di fatto, parifica la Chiesa a una sorta di regime dittatoriale sovietico in cui il suddito che serba qualche perplessità va criminalizzato, considerato uno sviato da correggersi d’autorità e d’imperio, tacciato di mettere ignobilmente e proditoriamente a repentaglio il bene comune della societas cristiana delle quale è parte, accusato di sputare nel piatto in cui mangia, nientemeno che di cedere alle lusinghe di Satana perché non rinuncia a una volontà propria, alla libera facoltà di valutare e giudicare secondo retto intelletto e retta volontà, e non accondiscende ad annullarla per allinearsi senza sgarri alla volontà del Vescovo-Capo supremo insindacabile.

      La cosa più inaccettabile è che i fantateologi internettari che affermano queste sciocchezze anticristiane, lo fanno abusando della Parola di Dio e dell’esempio dei santi, cioè applicando completamente fuori contesto brani delle Scritture ed episodi delle vite dei santi.
      Questo è davvero inaccettabile: seminare l’errore e confondere i fratelli cristiani (ab)usando come arma impropria la Parola di Dio e l’esempio dei santi. Tanto più quando questi fratelli cristiani esprimono una genuino sgomento dinnanzi alla privazione della Comunione sacramentale e della partecipazione alla Santa Messa.

      Concludendo: obbedisco pienamente, docilmente ai decreti del Vescovo, senza alcun rancore, senza animosità alcuna, ma conservo – come è doveroso per un cristiano e come è gradito ad ogni Pastore degno di questo nome e di questo ufficio – la mia personale valutazione sulla situazione, conscio che nessun Vescovo degno del nome pretenderà mai che mi lobotomizzi, e conscio davanti a Dio che per il fatto di regolarmi così non sto accondiscendendo ad alcuna tentazione satanica (di peccati ne faccio altri, ma questo no).
      Ripeto: piena obbedienza al Vescovo nella libertà propria dei fligli di Dio, senza la quale l’obbedienza non è tale, ma diventa schiavitù degradante, precettazione della coscienza…

  19. Francesco Paolo Vatti

    Ricordo una volta un taxista mi raccontò che, durante la seconda guerra mondiale, era stato prigioniero prima dei Tedeschi, poi degli Inglesi. Aveva detto che non avevano abbastanza da mangiare né coi primi, né coi secondi, ma che gli Inglesi erano stati peggio dei Tedeschi, perché i Tedeschi pativano anche loro la fame, mentre gli Inglesi mangiavano e davano loro troppo poco.
    Non vorrei apparire eccessivo, ma penso che chi sta imponendo restrizioni, dovrebbe porsele a sua volta. I politici ci impongono restrizioni che stanno impedendo a molta gente di lavorare (penso al turismo, al commercio e, in futuro, probabilmente anche noi professionisti). Sarebbe giusto che, per solidarietà a queste persone che non potranno più guadagnare per chissà quanto, si togliessero (o almeno riducessero molto drasticamente) gli stipendi. Il Clero ci chiede il digiuno dalla Messa: perché continuano a celebrarla? Perché non dovrebbero digiunare anche loro? Non varrebbe anche per loro quanto detto dal Papa emerito? Sarebbero sentiti molto più vicini dalla gente comune, che oggi sovente fatica persino a trovarli….
    Sia chiaro: non ce l’ho con loro, ma trovo che vivano un po’ in un mondo diverso da quello reale…

    1. Gran corbelleria stile basso populismo…

      Il Canone 904 del Codice di Diritto canonico, raccomanda infatti di celebrare ogni giorno. Il testo dice:

      “Memori che nel mistero del Sacrificio eucaristico viene esercitata ininterrottamente l’opera della redenzione, i sacerdoti celebrino frequentemente; anzi se ne raccomanda caldamente la celebrazione quotidiana, la quale, anche quando non si possa avere la presenza dei fedeli, è sempre un atto di Cristo e della Chiesa, nel quale i sacerdoti adempiono il loro principale compito”.

      Proprio per questo la Chiesa raccomanda fortemente ai sacerdoti di celebrare quotidianamente la Messa, poiché essa costituisce il loro più grande privilegio e la cosa più elevata che possano compiere. Anche se non ci sono altre persone presenti e non c’è una intenzione specifica, comunque la Messa glorifica Dio, intercede per i vivi e per i morti, aumenta la santità della Chiesa ed è la prima fonte di crescita spirituale del sacerdote.

      Alcuni preti hanno un certo obbligo a dire la Messa in virtù del loro ufficio come pastori. Alcuni acquisiscono anche l’obbligo di dire una Messa settimanale per l’intenzione delle anime affidate alle loro cure. Questo obbligo non deriva dal sacerdozio in sé, ma dalla carica nella quale sono stati nominati e dagli obblighi assunti liberamente accettando questo incarico.

      (padre Edward McNamara, L.C., professore di Teologia e direttore spirituale)

    2. Thelonious

      @Francesco Paolo Vatti: scusa la franchezza, ma hai scritto un cumulo di sciocchezze. Ti ha riposto in modo eccellente Bariom.

      1. Sembriamo dimenticare tutto d’un tratto quanto siamo un Corpo Mistico e come i Ministeri (così come i Carismi) siano dati a beneficio e servizio di tutto il Corpo e che una singola Celebrazione Eucaristica ha un valore UNIVERSALE.

        Cosa pensiamo abbia sorretto intreri popoli e intere generazioni (oltra ad una Virtù spesso eroica) in cui l’Eucaristia era impedita per ben altri motivi (leggi persecuzione).

        Invece no… digiuno (Eucaristico) per noi… allora sia per tutti! Mah.

        Ci si agita tanto perché nel nostro “orticello”, si digiuna un po’, ma non vedo mai tanta cristiana agitazione per i Fratelli (evidentemente di un “dio minore”) che riescono a fare si e no una Eucaristia al mese o si debbono fare 30-40 km a piedi per arrivare dove si celebra…

        1. Francesco Paolo Vatti

          Innanzitutto, grazie a entrambi per la correzione fraterna. Contesto solo il “basso populismo”, visto che non sono un politico e mi guardo bene dal volerlo diventare e non vedo che vantaggio ne avrei. Per il resto, capisco che la pressione cui sono sottoposto in questi giorni (terrorismo psicologico con dati pressocché incomprensibili, restrizioni alla libertà personale, problemi ordinari a casa e peso della responsabilità sul lavoro), mi spingono a ragionamenti che, in altri tempi, probabilmente, non avrei mai fatto.
          Faccio molta fatica a vivere questa mancanza della Messa, anche perché, detto molto francamente, non riesco a capirla: epidemie ci sono sempre state, con numeri anche molto più grandi di questa e nessuno ha mai sospeso la Messa…. Chiedo scusa Bariom, ma non vedo il nesso fra il divieto di Messa in Italia, dove c’è un certo tipo di situazione logistica, ci sarebbe la possibilità di celebrarla e si è deciso di non farlo, e posti, come dove era missionario mio zio, dove i villaggi sono molto sparsi, lontano uno dall’altro e manca la possibilità fisica di celebrare la Messa in tutti i villaggi. Ma, forse, dipende dalla mia difficoltà a capire il provvedimento.
          Chiedo scusa ancora.

          1. @Francesco chiedo scusa anch’io a te… certi discorsi (ne sento molti in questo periodo) mi danno un po’ di “urticaria” e reagisco magari sopra le righe.

            Il nesso tra le due situazioni è: se mi toccano del mio, mi agito eccome… se il problema è lontano da me (anche se per diverso motivo) io me ne sto in pace, qualcuno risolverà.

            Se hai uno Zio missionario, penso tu capisca bene cosa intendo dire.

            Per il resto quando si ha difficoltà a capire una decisione che viene da chi nella Chiesa è preoposto a prenderla, oltre a cercare di avere un retto discernimento, non si sbaglia nel fare un atto di umiltà e semplicemente …obbedire (che ultimamente sembra essere una bestemmia).

          2. Alessandro

            @Francesco Paolo

            Quanto all’obbedienza, mi permetto fraternamente di invitarti (mentre invito me stesso a farlo) a evitare

            1) la “vescovolatria”, grave malattia dell’anima

            https://costanzamiriano.com/2020/03/09/senza-comunione/#comment-146753

            2) la ribellione, oppure l’obbedienza praticata seguitando a covare e alimentare rancore e sospetto e stizza, l’obbedienza che non si sforza di capire le ragioni dei Vescovi; altre due malattie gravi dell’anima (la ribellione e l’obbedienza siffatta)

            3) la spocchia di pensare che chi obbedisce alle direttive della CEI per questo solo fatto abbia poca Fede, sia un cattivo cristiano, stia svendendo la Chiesa allo stato, sia un criptoapostata et similia.
            Non perché non possa accadere che chi obbedisce alle direttive della CEI lo faccia per tutte queste ragioni senzadubbio sviate e deplorevoli, ma perché non è vero che chi obbedisce alle direttive della CEI non possa che farlo mosso da tali indubbiamente aberranti ragioni.
            Molte persone obbediscono certamente alle direttive della CEI senza essere né “vescovolatri” (1), né obbedienti “obtorto collo” che si crogiolano nel rancore e nello sdegno (2).

            Quanto alla Comunione sacramentale, il mio invito generale in questo tempo l’ho fatto qui:

            https://costanzamiriano.com/2020/03/09/senza-comunione/#comment-146716

            Un ultimo consiglio: non lasciare che nessum parere internettaro, nemmeno il mio, soffochi o affievolisca in te l’ardente desiderio di partecipare alla Santa Messa e di accedere alla Comunione sacramentale, perché questo desiderio è indice di sana e robusta costituzione spirituale e di vita soprannaturale non gravemente deteriorata e deperita.
            Obbedire al decreto della CEI non implica in alcun modo soffocare o illanguidire tale desiderio. Obbedisci docilmente, senza malanimo, mai rinunciando a portare con te e ad accudire questo sano desiderio: è possibile, è doveroso, è ciò che ogni saggio Vescovo desidera, e ti apporterà grandi frutti spirituali.

            Un abbraccio

            p.s. con queste indicazioni, e leggendo un po’ quello che gira su internet, penso di avere scontentato un po’ tutti, e di essermi alienato il 95% delle simpatie cattoliche e non…
            pazienza 😉

            1. Alessandro

              Per completezza, e a scanso di penosi equivoci di cui rispondere in confessionale 😉 , integro il punto 3

              3) la spocchia di pensare che chi obbedisce alle direttive della CEI per questo solo fatto abbia poca Fede, sia un cattivo cristiano, stia svendendo la Chiesa allo stato, sia un criptoapostata et similia.
              Non perché non possa accadere che chi obbedisce alle direttive della CEI lo faccia per tutte queste ragioni senza dubbio sviate e deplorevoli, ma perché non è vero che chi obbedisce alle direttive della CEI non possa che farlo mosso da tali indubbiamente aberranti ragioni.
              Molte persone obbediscono certamente alle direttive della CEI senza essere né “vescovolatri” (1), né obbedienti “obtorto collo” che si crogiolano nel rancore e nello sdegno (2), né mossi dalle senza dubbio deprecabili ragioni indicate in 3.

            2. Alessandro

              @Francesco Paolo

              Spero di non aver aumentato i tuoi dubbi col mio ultimo commento.

              Sull’argomento ho detto tutto quello che pensavo, la chiudo qui.
              Spazio a chi ne sappia più di me e sia più saggio di me (che ci vuol anche poco…).

              Un abbraccio affettuoso (e aninfettivo) a tutti

          3. Ecco @Francesco

            “… non lasciare che nessum parere internettaro,…, soffochi o affievolisca in te l’ardente desiderio di partecipare alla Santa Messa e di accedere alla Comunione sacramentale, perché questo desiderio è indice di sana e robusta costituzione spirituale e di vita soprannaturale non gravemente deteriorata e deperita.”

            Che io non ho avuto il tempo di leggere tutti i commenti qui, ma mi auguro avesse in animo soffocare siddetto ardente desiderio (semmai, avrà aumentato i tuoi dubbi).

            Un abbraccio.

            1. Alessandro

              @Bariom

              Non ho capito il tuo commento, comunque non ho detto né ho inteso dire che il tuo commento o altro commento qui presente abbia soffocato il desiderio di Francesco, o abbia aumentato i suoi dubbi.

              Un abbraccio

              1. @Alessandro ho solo sottolineato…

                Però approfitto per tornare al link dove citi te medesimo:
                “1) La Comunione sacramentale non rimette i peccati mortali, quindi non è indispensabile alla salvezza eterna.”

                Sia ben inteso che neppure quella Sacramentale ha il potere di rimettere i peccati mortali, anzi il rischio concreto è di cibarsi della propria condanna.

                Prima della “vescovolatria, grave malattia dell’anima”, ne vengono di ben più serie a cui porre rimedio, non credi?
                Tutte le idolatrie ad ogni modo sono di fatto rifiuto di Dio a cui solo si deve culto.

                1. Alessandro

                  “1) La Comunione sacramentale non rimette i peccati mortali, quindi non è indispensabile alla salvezza eterna.”

                  Sia ben inteso che neppure quella Sacramentale ha il potere di rimettere i peccati mortali, anzi il rischio concreto è di cibarsi della propria condanna.”

                  Volevi dire forse: “neppure quella Spirituale ha il potere di rimettere i peccati mortali”. Il che è detto esplicitamente nel mio intervento, basta leggerlo.
                  Quindi non vedo perché obietti su un mio intervento che palesemente hai letto di fretta…

                  “2) Prima della “vescovolatria, grave malattia dell’anima”, ne vengono di ben più serie a cui porre rimedio, non credi?
                  Tutte le idolatrie ad ogni modo sono di fatto rifiuto di Dio a cui solo si deve culto.”

                  Non so, non sono nella testa di ciascuna persona, un clericale adulatore servile del Vescovo dovrà forse badare prima a rimediare a questa idolatria che ad altre, perché finisce per trattare il Vescovo come Dio; chi si fa altri idoli dovrà fare i conti con questi.
                  Oggi leggo un sacco di gente su internet che sta palesemente consumando vescovolatria (non so se in piena avvertenza e deliberato consenso, mi auguro di no) e pretenderebbe – magari senza accorgersene – che altri facciano lo stesso; altri invece inveiscono contro i vescovi e quindi dovranno fare i conti con la propria egolatria, con i vizi dell’ira e della superbia, e altre idolatrie (ognuno ha le sue, più o meno gravi, più o meno grandi).

                  Vabbè, comunque ti abbraccio, auguro buona quaresima a te e ai tuoi cari, e – come ho detto – mi congedo davvero da questo blog come ho fatto da tutti gli altri (in realtà uno solo frequestavo, Croce-Via, che ben conosci), perché altrimenti rischio di perdere la pazienza e la lucidità, e ciò non giova ne a me né ad alcuno…

                  1. @Alessandro, non ho obiettato a tuo commentare corretto (“La Comunione sacramentale non rimette i peccati mortali…”), la mia era una sottolineatura su come neppure quella Sacramentale può rimettere i peccati mortali NON confessati e “rimessi” dal Sacerdote nel Sacramento della Riconciliazione.

                    E l’ho sottolineato, perché talvolta questa balzana idea compare…

                    Era quindi un cogliere la “palla al balzo per…”, non un contraddittorio.

                    1. roberto

                      il termine riconciliazione non è chiaro: Ci si riconcilia tra due persone ma non con Dio.Siamo noi i peccatori non Lui.

                    2. @Roberto ti ha già risposto Alessandro.

                      Peraltro ad essere “tecnici” la confessonje è solo una specifica parte dela Sacramento della Riconciliazione.

                      Cercando un appoggio scritturale potremmo citare:
                      2Corinzi 5,20

                      «Noi fungiamo quindi da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio.»

                    3. Alessandro

                      Al n. 1424 del catechismo si dice esplicitamente che si chiama Sacramento della Riconciliazione (o del Perdono o della Confessione).

  20. roberto

    Se la messa di tutti i giorni della settimana si considerasse come precetto festivo si diluirebbe il numero dei fedeli per presenza giornaliera e tutti potrebbero partecipare alla santa messa,senza alcun pericolo.

  21. Antonio

    Volevo segnalare a tutti che da oggi la Tv sarda Videolina trasmetterà la Santa Messa, in diretta dalla Basilica di Bonaria a Cagliari.

    Sono previsti due appuntamenti giornalieri, alle ore 10 e alle ore 18, dal lunedì al venerdì; la Messa pre festiva del sabato sarà trasmessa alle ore 17:30, mentre la celebrazione solenne di domenica andrà in onda dalle ore 12:15.

    Questo il link che rimanda all’annuncio, fornito nel corso dell’edizione del TG locale delle ore 14 di ieri:
    https://www.videolina.it/videolina/tg?data=202003111400 al minuto 23:15.

    Un sincero grazie a Costanza Mriano per il Suo instancabile e prezioso lavoro, unito a un caro e affettuoso saluto a tutti voi.

    A rileggersi presto.

    Antonio Pani.

  22. Alessandro

    Rosario, invito della CEI per il 19 marzo:

    “In questo momento di emergenza sanitaria, la Chiesa italiana promuove un momento di preghiera per tutto il Paese, invitando ogni famiglia, ogni fedele, ogni comunità religiosa a recitare in casa il Rosario (Misteri della luce), simbolicamente uniti alla stessa ora: alle 21 di giovedì 19 marzo, festa di San Giuseppe, Custode della Santa Famiglia.
    Alle finestre delle case si propone di esporre un piccolo drappo bianco o una candela accesa.”

    https://www.chiesacattolica.it/in-preghiera-per-il-paese/

  23. Pingback: ∞ Tempo di digiuno – Le cose minime

  24. Alessandro

    Chiese chiuse ai fedeli nella diocesi di Roma con decreto odierno:

    “Sino a venerdì 3 aprile 2020 l’accesso alle chiese parrocchiali e non parrocchiali della Diocesi di Roma, aperte al pubblico (cf. cann. 1214 ss C.I.C.), e più in generale agli edifici di culto di qualunque genere aperti al pubblico, viene interdetto a tutti i fedeli.”

    http://www.diocesidiroma.it/decreto-del-cardinale-vicario-angelo-de-donatis-del-12-marzo-2020/

    Non so come si regoleranno gli altri Vescovi italiani; chi potrà ancora andare in chiesa preghi davanti al Santissimo anche per i fratelli e le sorelle della diocesi di Roma che non possono farlo più.

    I fedeli della diocesi di Roma che hanno necessità di confessarsi penso che debbano interpellare telefonicamente un sacerdote che vada a domicilio.

    Mi permetto di ricordare quanto segnalato utilmente dall’arcivescovo di Trieste:

    “a) ATTO DI CONTRIZIONE PERFETTA.
    La Chiesa ci insegna che “tra gli atti del penitente, la contrizione occupa il primo posto. Essa è il dolore dell’animo e la riprovazione del peccato commesso, accompagnati dal proposito di non peccare più in avvenire” (Catechismo della Chiesa Cattolica 1451). Ci insegna anche che “quando proviene dall’amore di Dio amato sopra ogni cosa, la contrizione è detta perfetta (contrizione di carità). Tale contrizione rimette le colpe veniali; ottiene anche il perdono dei peccati mortali, qualora comporti la ferma risoluzione di ricorrere, appena possibile, alla confessione sacramentale” (Ivi n. 1452).
    Questi due numeri del Catechismo della Chiesa Cattolica ci dicono che con l’atto di contrizione perfetta si può ricevere il perdono dei peccati fuori dalla confessione – anche dei peccati mortali – purché il penitente sia fermamente determinato a correggere la propria vita e sia risoluto nel recarsi alla confessione sacramentale al più presto, quando diventa possibile.

    La contrizione perfetta è una grazia di Dio, a cui aprire la nostra anima. Per ottenere questa grazia divina, vi offro un piccolo suggerimento: ponetevi davanti a un Crocifisso e recitate, lentamente e sinceramente, questa preghiera: “O mio Dio, dal momento che Tu sei così buono e misericordioso sono sinceramente pentito di aver peccato contro di Te e con l’aiuto della tua grazia non peccherò più. Amen”.

    b) LA COMUNIONE SPIRITUALE.

    La comunione spirituale serve a far crescere nel nostro cuore un costante desiderio di unione a Gesù, nostro unico Salvatore.
    Scrisse Papa Benedetto XVI: “Senza dubbio, la piena partecipazione all’Eucaristia si ha quando ci si accosta anche personalmente all’altare per ricevere la Comunione… Anche quando non è possibile accostarsi alla comunione sacramentale, la partecipazione alla santa Messa rimane necessaria, valida, significativa e fruttuosa. È bene in queste circostanze coltivare il desiderio della piena unione con Cristo con la pratica, ad esempio, della comunione spirituale…” (Sacramentum caritatis 55).
    Per favorire questa piena comunione spirituale con Cristo sono a proporvi queste due preghiere:
    1) “Signore, io desidero ardentemente che Tu venga nell’anima mia, per santificarla e farla tutta Tua per amore, tanto che non si separi più da Te ma viva sempre nella Tua grazia. O Maria preparami a ricevere degnamente Gesù. Mio Dio vieni nel mio cuore a purificarlo. Mio Dio entra nel mio corpo a custodirlo, e fa che io non mi separi mai più dal Tuo amore. Brucia, consuma tutto ciò che vedi dentro di me indegno della Tua presenza, e di qualche ostacolo alla Tua grazia ed al Tuo amore. Amen”.
    2) “Gesù mio, credo che sei presente nel Santissimo Sacramento. Ti amo sopra ogni cosa e ti desidero nell’anima mia. Poiché ora non posso riceverti nella Santa Comunione, vieni almeno spiritualmente nel mio cuore. Come già venuto, ti abbraccio e mi unisco a te; non permettere che mi allontani più. Amen” (Preghiera di Sant’Alfonso de’ Liguori).

    Dopo alcuni momenti di adorazione silenziosa, invocate e ringraziate il Signore, secondo quanto vi suggerisce il suo Spirito.”

  25. Maria Cristina

    A Roma non solo niente piu’ Messe, ma hanno CHIUSO le chiese. Tutte le parrocchie di Roma con le porte sprangate. E questo non e’ stato imposto sto dal Consiglio dei Ministri, ma e’ un atto spontaneo della Chiesa di Roma.
    Quindi non si puo’ piu’ neppure andare in Chiesa per pregare o per fare adorazione eucaristica.
    Vedremo se ora la “ Chiesa in uscita” uscira’ e andra’ fra il popolo a confortarlo, vedremo se coraggiosi sacerdoti risponderanno all’ invito del Papa di andare a portare i conforti religiosi ai malati.
    Vedremo, ma ne dubito molto. I “ pastori coll’ odore delle pecore” adesso se ne stanno chiusi dentro le loro chiese vuote , con la mascherina e l’ odore dell’ Amuchina.

    1. Alessandro

      Hai ragione Maria Cristina, le chiese sprangate non sono state chieste dal Governo:

      “Sono consentiti l’apertura e l’accesso ai luoghi di culto, purché si evitino assembramenti e si assicuri la distanza tra i frequentatori non inferiore a un metro.”

      http://www.governo.it/it/articolo/decreto-iorestoacasa-domande-frequenti-sulle-misure-adottate-dal-governo/14278

      Tant’è che in tutta Italia, vigente il noto decreto governativo, numerosi fedeli continuare a recarsi individualmente in chiesa per la preghiera personale davanti al Santissimo e la confessione sacramentale e non può essere validamente contestata loro alcuna violazione del decreto stesso.

      Quindi il Vicario della diocesi di Roma ha assunto un provvedimento che non trova adeguato fondamento nel decreto dell’autorità civile e che senza valido e ragionevole motivo di profilassi sanitaria (l’accesso personale ad una chiesa non produce assembramento, e pertanto non arreca rischio di contagiare né di contagiarsi) infligge menomazione non lieve alla vita spirituale dei fedeli che gli sono affidati.

      Confido che gli altri Vescovi italiani non emulino il confratello.

      Torna più che mai d’attualità quanto scrivevo in questi giorni: questo è il momento di praticare nei confronti del proprio Vescovo obbedienza non vescovolatrica, ossia obbedienza sinceramente filiale a quanto egli decreta, obbedienza che non covi animosità e rancore nei suoi confronti, ma obbedienza che non scada nell’errore di atrofizzarci la coscienza rettamente formata, nell’errore di soffocare la propria facoltà di giudicare i decreti del Vescovo secondo retta ragione, retta volontà e cristiano “sensus fidei” (anche un padre amatissimo può sbagliare, e quando sbaglia non siamo tenuti a convincerci che non sbagli – anzi, la sana contezza del suo errore ci indurrà a non incorrere in errore analogo e a consigliarlo amorosamente perché riveda la propria posizione -, e non per questo cessiamo di amarlo sinceramente e fattivamente con tutto il cuore).

      Mi rendo conto che la via è stretta: obbedire con sincero amore filiale senza tuttavia soffocare le fondate perplessità di una coscienza rischiarata e sostenuta da cristiano “sensus fidei”.

      Ma tant’è: è questo che il Signore ci chiede nell’ora presente, e ci dona la Grazia per adempiere.

      E preghiamo sempre per la santificazione dei nostri amatissimi sacerdoti (che non sono infallibili, ma che Dio ama di amore peculiare perché li ha scelti come elette primizie, specialissimi cooperatori del Suo universale disegno di salvezza) e per la nostra santificazione personale.

      A proposito di santificazione personale: mi permetto di ricordare l’ATTO DI CONTRIZIONE PERFETTA e la COMUNIONE SPIRITUALE:

      https://costanzamiriano.com/2020/03/09/senza-comunione/#comment-146791

          1. Alessandro

            @Giulia

            E’ un momento di confusione per tutti, ti consiglio fraternamente di non porti tante domande e di gioire per il provvido pregevole ripensamento del Cardinale Vicario… S’è accorto di aver sbagliato, ha ascoltato i suoi figli non vescovolatri e ha posto rimedio al suo errore, come deve fare un buon padre.
            Gli va riconosciuto con gratitudine.

        1. Alessandro

          @admin

          Grazie per l’informazione.

          Riaprono le chiese parrocchiali e sono aperte anche “quelle che sono sedi di missioni con cura d’anime ed equiparate”.

          Plaudo al provvido ripensamento del Cardinale Vicario, il quale – con pregevole premura paterna – ha saggiamente corrisposto al corale gemente appello filiale dei fedeli, ispirato da retto “sensus fidei”, per accudire a “quel bene unico e prezioso che è la fede, soprattutto quella dei più piccoli”.

          “ogni provvedimento cautelare ecclesiale deve tener conto non soltanto del bene comune della società civile, ma anche di quel bene unico e prezioso che è la fede, soprattutto quella dei più piccoli.
          Il Decreto Prot. N. 468/20 viene pertanto modificato, ponendo in capo ai sacerdoti e a tutti i fedeli la responsabilità ultima dell’ingresso nei luoghi di culto, in modo tale da non esporre ad alcun pericolo di contagio la popolazione e nel contempo evitare il segno dell’interdizione fisica dell’accesso al luogo di culto attraverso la chiusura del medesimo, la quale potrebbe creare disorientamento e maggior senso di insicurezza.
          In particolare

          SI DISPONE
          Che il n. 1 del Decreto prot. 468/20 del 12 marzo u.s. venga così modificato:

          1. Si esortano i fedeli, fino a venerdì 3 aprile p. v. ad attenersi con matura coscienza e con senso di responsabilità alle direttive dei Decreti della Presidenza del Consiglio dei Ministri di questi ultimi giorni, in particolare quelle del c.d. Decreto “#Io resto a casa#”. In conseguenza di questo sopra esposto, i fedeli sono dispensati dall’obbligo di soddisfare al precetto festivo (cf. cann. 1246-1248 C.I.C.).
          Rimangono chiuse all’accesso del pubblico le chiese non parrocchiali e più in generale gli edifici di culto di qualunque genere (cf. can. 1214 ss. C.I.C.); restano invece aperte le chiese parrocchiali e quelle che sono sedi di missioni con cura d’anime ed equiparate. Restano altresì accessibili gli oratori di comunità stabilmente costituite (religiose, monastiche, ecc. cf. can. 1223 C.I.C.), limitatamente alle medesime collettività che abitualmente ne usufruiscono in quanto in loco residenti e conviventi, con interdizione all’accesso dei fedeli che non sono membri stabili delle predette comunità.”

          http://www.diocesidiroma.it/decreto-del-cardinale-vicario-angelo-de-donatis-del-13-marzo-2020/

          1. giulia

            è che mi chiedevo se a prendere certe decisioni il cardinale vicario (che non ho idea i cosa sia) possa prendere decisioni di sto tipo scavalcando il vescovo…che in questo caso è bergoglio

            1. Alessandro

              Giulia, suvvia, è del tutto evidente che ieri il cardinale vicario non ha preso un provvedimento gravissimo come la chiusura di tutte le chiese di Roma di sua iniziativa, ma su precisa direttiva e con il pieno avallo del Vescovo di Roma Bergoglio.

              Quindi gioiamo per il provvido pregevole ripensamento del Papa… S’è accorto di aver sbagliato, ha ascoltato i suoi figli non papolatri e ha posto rimedio al suo errore, come deve fare un buon padre.
              Gli va riconosciuto con gratitudine.

              1. Maria Cristina

                Si vede che le preghiere allo Spirito Santo percge’illumini il Vescovo di Roma e il suo Vicario hanno funzionato. Tuttavia decidere ieri una cosa e il giorno dopo un’altra non depone a favore della stabilita’mentale dei nostri pastori. Dopodomani un’altra decisione ancora?

              2. Francesco Paolo Vatti

                Sinceramente non so se il Papa fosse stato neppure informato della decisione di chiudere le chiese. La diocesi di Roma non è uguale a tutte le altre, dato che il Papa si deve occupare di tutta la Chiesa. So che il Vicario per la città di Roma ha un potere discrezionale piuttosto ampio, ben più ampio di quelli dei Vicari delle altre diocesi, e non si può escludere che l’abbia esercitato… comunque mi pare che la cosa veramente importante sia quella che sottolinea Alessandro: il provvedimento è stato modificato!

                1. Alessandro

                  Leggo ora che il Cardinale Vicario De Donatis dice esplicitamente che il Papa era informato:

                  “Con una decisione senza precedenti, consultato il nostro Vescovo Papa Francesco, abbiamo pubblicato ieri, 12 marzo, il decreto che fissa la chiusura per tre settimane delle nostre chiese…

                  Un’ulteriore confronto con Papa Francesco, questa mattina, ci ha spinto però a prendere in considerazione un’altra esigenza: che dalla chiusura delle nostre chiese altri “piccoli” […] non trovino motivo di disorientamento e di confusione. Il rischio per le persone è di sentirsi ancora di più isolate. Di qui il nuovo decreto” ecc.

                  Ciò che importa comunque è, come dice Francesco Paolo, il contenuto del decreto.

                  Segnalo la conclusione della lettera del Cardinale Vicario:

                  “Cari sacerdoti, ci affidiamo al vostro saggio discernimento.
                  Siate vicinissimi al popolo di Dio, fate sentire ciascuno amato e accompagnato, aiutate tutti a percepire che la Chiesa non chiude le porte a nessuno, ma che si preoccupa che nessun “piccolo” rischi la vita o venga dimenticato.
                  Portate pure, con tutte le precauzioni necessarie, il conforto dei sacramenti agli ammalati, assicurate l’aiuto per le necessità ai poveri e a chi non ha nessuno su cui contare, evitate tutte quelle situazioni di contatto tra le persone che possano creare pericolo per la salute.”

                  http://www.diocesidiroma.it/lettera-del-cardinale-de-donatis-ai-fedeli-della-diocesi-di-roma/

  26. Maria Cristina

    Come la stangata Economica sì fara’ sentire per mesi anche DOPO che sara’ passata l’ epidemia da Coronavirus , cosi’ per la Chiesa italiana, questo periodo “ senza Comunione” e da ora con “ chiese chiuse” avra’ conseguenze per molto tempo, dopo che l’ epidemia sara’ passata. Il Papa vi chiede di pregare per i governanti. Secondo me bisogna pregare per i vescovi e il Papa , perche’ siano illuminati nelle l’iro decisioni dallo Spirito Santo , e non dai bollettini medici e dai documenti burocratici .

  27. carla

    Mi viene in mente un raccontino di don Camillo. Per la processione della Benedizione al fiume, i rossi avevano detto che avrebbero malmenato i partecipanti. Un gruppo di parrocchiani timorosi fa presente al don che è forse meglio sospendere la processione e chiamare i carabinieri. Il parroco dice: allora andiamo a dire ai martiri di Diocleziano che hanno fatto malissimo a continuare a celebrare il Sacrificio Eucaristico, dovevano aspettare che arrivassero i carabinieri
    Mi dispiace moltissimo, ho sempre ammirato la Chiesa come istituzione, anche quando non ero molto convinta dell’insegnamento cristiano, ma mi pare che ora si dimostri pavida e poco credente. Sono convinti, nelle alte sfere, che il Corpo di Cristo è veramente presente nell’Ostia consacrata, o lo ritengono un simbolo, come tale accantonabile a piacere?

    1. Alessandro

      @alessandro faustini

      Non per fare il difensore d’ufficio, ma visto che passo di qua e vedo il tuo commento ti pregherei di non essere sgarbato.

      Costanza Miriano ha detto con questo post una parola molto chiara e di chiara speranza nella prova.

      I Vescovi e i Pastori in generale hanno pronunciato molte sagge parole (magari qualcuno meno sagge, ma pazienza).
      In rete sono accessibili le pagine diocesane con i messaggi dei Vescovi, hai solo l’imbarazzo della scelta…

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