Le «Messe beat» non furono solo canzonette

di  Claudia Mancini per LaPorzione.it

Musicisti capelloni con chitarre elettriche, organo e batteria. All’interno della sala ci sono circa tre o quattrocento persone, soprattutto giovani. Per lo meno il doppio sono rimaste fuori, tentando di forzare l’entrata presidiata dalla polizia. È il 27 aprile del 1966 e non è un concerto rock né una manifestazione studentesca tipica di quegli anni ribelli; è la prima esecuzione della cosiddetta «Messa beat».

Un evento che segnò un vero punto di svolta nella musica liturgica. Oggi nelle parrocchie i canti con la chitarra e altra strumentazione pop sono un’abitudine, ma in una chiesa su cui spirava il vento variabile del Concilio Vaticano II quell’esperimento musicale suonava come una novità bifronte. Tanto affascinava quanto insospettiva.

La prima «Messa beat», o «Messa dei giovani», ha luogo il 27 aprile 1966 a Roma nell’Aula Borrominiana dell’oratorio san Filippo Neri alla Vallicella. Verso le 18:30 si dà inizio all’evento alla presenza di sacerdoti, musicisti, giornalisti e perfino la RAI. Prima dell’esecuzione il professor Federici, liturgista del Pontificio Istituto Liturgico, e il domenicano padre Sinaldo Sinaldi, chiariscono quale fine abbia il concerto: dare ai giovani l’opportunità di pregare cantando con la propria musica. La prima «Messa beat», quindi, non è destinata ad essere eseguita nelle chiese.

Nove i brani previsti: IntroitoGradualeCredoOffertorioSanctusPater NosterAgnus DeiCommunio. L’esecuzione è affidata a tre complessi di “urlatori” italiani di quegli anni: i Barritas («Berretti», in dialetto sardo), i Bampers (ossia «Paraurti») e gli Angel e Brains («Angelo e cervelli»). Le musiche sono composte dal Maestro Marcello Giombini (1928-2003), al tempo già ex direttore del coro dell’Accademia filarmonica romana, più noto come autore di colonne sonore di film western all’italiana. I testi sono di Giuseppe Scoponi, giornalista e autore cinematografico, insieme alle firme “ortodosse” del citato professor Federici e di padre Carlo Gasbarri, dell’oratorio filippino, redattore dell’Osservatore romano.

Per quanto nelle originarie intenzioni dovesse essere solo un concerto, un evento per dare voce all’esigenza di un canto religioso più vicino al linguaggio e alla musica dei giovani, gli effetti a catena della prima «Messa beat» non tardarono a manifestarsi. L’evento diventa innanzitutto un fenomeno discografico di successo: nel 1966 c’è la prima incisione della «Messa beat» su LP in vinile (etichetta Ariel) nell’originaria esecuzione dei complessi BarritasBampers e Angel e Brains. Quando il Maestro Giombini, per il Natale del 1968, viene invitato dalla Pro Civitate Christiana di Assisi a comporre canti per la liturgia, la musica beat entra ufficialmente nel “rito” e nelle chiese. Nasce la Messa Alleluia, a cui ne seguirono altre e I 150 Salmi per il tempo presente. Alcuni di quei brani sono suonati ancora oggi, come Vieni tra noi signoreLe tue maniQuando busseròPace a te fratello mio. Da questo momento, nelle parrocchie italiane inizia una rivoluzione pacifica destinata a segnare una svolta nella musica liturgica: un movimento orizzontale e spontaneo introduce progressivamente e a macchia d’olio nelle chiese il costume di suonare con le chitarre e altra strumentazione pop tanto le canzoni tradizionali quanto quelle composte da Giombini, e, in seguito, da nuovi autori come il noto Claudio Chieffo.

Questo movimento spontaneo destinato a modificare dalla “base” la musica liturgica nacque sul quel confine tra discontinuità e continuità che, da sempre, segna i momenti più importanti della storia della Chiesa ( vedi link). Far entrare la “musica d’oggi” e il linguaggio quotidiano dentro la liturgia sembrava, da una parte, l’esito prevedibile della riforma liturgica avviata dal Concilio Vaticano II che, con la costituzione Sacrosantum concilium (4 dicembre 1963), ammettendo la lingua volgare nel rito e la diretta partecipazione dei fedeli al canto liturgico, non poteva non sollecitare iniziative sperimentali nuove rispetto al passato anche in campo musicale. Leggendo le cronache del tempo, si apprende che in un primo tempo Paolo VI stesso autorizzò a Roma, sua diocesi, a titolo sperimentale, le «messe dei giovani», dopo aver inviato in molte parrocchie in incognito il cardinale Angelo Dell’Acqua, vicario di Roma, per accertarsi della «partecipazione edificante dei giovani al rito, in linea con le norme liturgiche» [n.d.r. La Stampa, 10 dicembre 1969, p. 13]. Sempre sulla linea della continuità, nell’aprile del 1968, la Direzione della Piccola Scala di Milano in collaborazione con la Pro Civitate Christiana di Assisi promosse un singolare concerto, che poneva a diretto confronto tre diverse concezioni della Messa cantata. Sullo stesso palco si avvicendarono i Cantori della cappella del Duomo di Milano, diretti da Luciano Migliavacca, per interpretare la Messa Lauda Sion di Giovanni Pierluigi da Palestrina; il complesso dei Folkstudio Singers, un quintetto negroamericano interprete di musiche blues e spirituals; infine, il Complesso Alleluja di studenti romani e musicisti, interpreti della Messa Alleluja composta in autentico stile beat da Marcello Giombini.

Dall’altra parte, non mancarono quanti lessero tale sperimentazione in campo liturgico come un fattore di discontinuità, un pericoloso tentativo di desacralizzazione della Messa. Il 15 settembre del 1970, durante la «messa dei giovani» celebrata dall’abate benedettino don Franzoni, e alla quale assistevano ben mille persone, nella basilica di San Paolo Fuori le Mura irruppe un gruppo di “tradizionalisti” per rovesciare i microfoni e strappare le chitarre dalle mani dei suonatori. Le cronache del tempo parlano di episodi simili in molte parrocchie italiane.Nel 1969 Paolo VI finì per essere il destinatario anche di una protesta sottoscritta da centomila personee promossa da trentacinque musicisti italianifra cui i direttori del conservatorio di Milano, Jacopo Napoli, del conservatorio di Bari, Nino Rota, e dai maestri di Cappella delle cattedrali di Milano e di Bergamo. Protestando per la forma e lo spirito della musica leggera che si andava introducendo nella liturgia, e che i firmatari ritenevano «sollecitasse gli istinti e i sensi essendo lontana dalla spiritualità», con termini inconsueti verso un papa si chiedeva a Paolo VI di «astenersi dall’approvare le “messe dei giovani” sia direttamente che indirettamente per non compromettere l’autorità della Sede Apostolica». L’appello conclude con toni perentori: «è una ben grave responsabilità che Vostra Santità porta di fronte alla Chiesa e di fronte alla storia» [n.d.r. La Spampa, 10 dicembre 1969, p. 13].

E la questione, per quanto poco nota, fu tutto tranne che secondaria e marginale se, su mandato e con l’approvazione di Paolo VI, il 5 settembre del 1970, laCongregazione per il Culto divino pubblicò un’istruzione, denominata Liturgicae instaurationes, con la quale Roma riprendeva nelle sue mani l’autorità di approvare o no mutamenti liturgici e richiamava alla «retta applicazione della Costituzione sulla Sacra Liturgia del Concilio Vaticano II». I 13 articoli di cui si compone il documento sono una elencazione dei mali che la Santa Sede ravvisava allora in campo liturgico: iniziative personali, soluzioni affrettate, desacralizzazione, secolarizzazione, individualismo e personalismo. Il documento incoraggiava a «promuovere il canto liturgico con tutti i mezzi, anche usando le nuove forme musicali, rispondenti al gusto attuale», ma sottolineava con fermezza come «non ogni genere di musica o canto o suoni di strumenti musicali fosse da ritenere adatto allo stesso modo ad alimentare la preghiera e ad esprimere il mistero di Cristo». Si suggeriva alle Conferenze episcopali di «stabilire un repertorio di canti destinati alle messe per gruppi particolari, ad es. dei giovani o dei fanciulli, in modo che non solo nelle parole, ma anche quanto alla melodia, al ritmo, e all’uso degli strumenti, corrispondano alla dignità e alla santità del luogo sacro o del culto divino» [Cfr. L.I., Istruzione della S. Congregazione per il Culto divino, 5 settembre 1970, n.3/c].

Tra continuità e discontinuità la prima «messa beat» innescò indirettamente un processo spontaneo, forse inconsapevole, che cambiò dal basso il modo di suonare e cantare nelle parrocchie italiane attraverso la consolidazione di un costume monitorato dalle gerarchie ecclesiastiche. Un costume che perdura ancora oggi, forse in modo ormai abitudinario, ossia depotenziato della originaria caricava innovativa.Quando i giovani cercavano di esprimere attraverso il sacro i loro gusti e gli ineluttabili ciclici passaggi generazionali. Insomma: Le «messe beat» non furono solo canzonette.

 

fonte: LaPorzione.it

 

119 pensieri su “Le «Messe beat» non furono solo canzonette

  1. Fabrizio Giudici

    Magari fossero state solo canzonette. Invece sono state un passaggio fondamentale per la catastrofe.

      1. Piero

        Aiuto i bonghi, senz’altro invenzione del diavolo. Si deve essere sbagliato Davide a scrivere il salmo 150, e tanti altri.

  2. Forum Coscienza Maschile

    Conosco molta gente che si è allontanata dalla fede a causa di queste liturgie improvvisate. E altrettanta che vi è ritornata grazie al rito straordinario.

  3. Al di là degli eccessi e degli abusi che tali rimangono, ciò che ognuno può riscontrare, è che quasi in ogni parrocchia dove sia presente un coro più o meno grande, più meno musicalmente preparato, più o meno virtuoso e dove sia presente un “maestro del coro” (maestro inteso come chi dirige e dispone, maestria a parte), pare necessario personalizzare ogni passaggio liturgico che può essere affidato al canto, quindi “arrangiamenti” (termine tecnicamente consono) – quando non stravolgimenti – di melodie come quelle destinate all’Alleluia o al Gloria, speso ricche di “virtuosismi” (si fa per dire), variazioni tonali o di tempo, che rendono difficile per l’assemblea tutta partecipare concretamente al canto-preghiera-risposta.
    Cosa che trovo non faccia altro che defraudare l’assemblea dei fedeli o il singolo, della possibilità di “partecipazione attiva” alla Liturgia che non è mero fatto pratico-tecnico.

    Non parliamo poi di chi si trova ospite o di passaggio in una parrocchia -chiesa che non è la propria…

    1. pietro

      “… che rendono difficile per l’assemblea tutta partecipare concretamente al canto-preghiera-risposta.” difficile quando non impossibile e/o indesuderabile (mi succede regolarmente nel santuario dove mi sono “rifugiato” perchè almeno c’è ancora l’organo (ero in fuga da chitarre, bongo, maracas e temevo l’arrivo di tric-trac e putipum …

  4. Simonetta

    Io ho 43 anni e le mie messe da adolescente avevano come colonna sonora ‘Te al centro del mio cuore’, ‘Ti solleverà su ali d’aquila’, ecc. Tutte le canzoni di Gen Rosso e Gen Verde. Si facevano le prove, non erano improvvisazioni, mi piacciono ancora tanto anche adesso, alcune mi commuovono. Ma amo molto le messe solenni, specie a Natale dove prediligo i canti tradizionali, sempre molto curati dai vari cori e dalla banda musicale del mio paese, che anima qualche messa con musica sacra o almeno ispirata al sacro (penso a Gabriel’s oboe) di Morricone. Credo che al Signore faccia piacere sentire modi diversi per lodarlo e umanamente ognuno di noi ha il suo modo. Penso a preghiere già scritte, alcune molto belle che mi piace recitare, perché ‘le sento’ altre magari mi piacciono meno, a volte le parole e i pensieri quando prego mi vengono chiari e spontanei, come un dialogo con Dio, a volte no. Più che la forma è la sostanza, se preghi con il cuore, preghi bene, io penso. Certo non amo improvvisazioni, canzoni raffazzonate, poco curate, come pure l’abbigliamento in Chiesa in estate. Gesù mi ama come sono, anche in infradito e in canottiera, ma in Chiesa da lui non mi sognerei di andare così. Mi presento intanto con il cuore desideroso di incontrarlo, ma curo anche il mio aspetto per una forma di rispetto. Questo non deve mai mancare, non siamo ad un concerto rock, siamo in un luogo sacro. Qui non si tratta di essere o meno tradizionalisti, si tratta sempre di non perdere il senso del sacro.

    1. , si tratta sempre di non perdere il senso del sacro.

      Il punto è questo: che questa demolizione della tradizione ha portato alla distruzione del senso di separazione tra sacro e profano. Vale per la musica, ma anche per le altre arti, tra cui l’architettura, ovvero il modo con cui le chiese son costruite. Dopo decenni di questa cura il cattolicesimo è stato ridotto ad una pratica socio-moralistica, svuotato di sacro: perché è stato demolito il muro di separazione tra Chiesa e mondo, che sono due cose diverse. Ecco cosa succede a demolire i muri.

      Però va anche detto che c’è va fatta una netta distinzione tra musica liturgica e religiosa in senso lato. Gabriel’s Oboe non può essere usato durante una funzione. La discriminante non è che piaccia o non piaccia, che commuova o non commuova, perché qui si rischia di cadere nel sentimentalismo. Una discriminante è che, come minimo, durante la Liturgia si deve usare materiale prodotto esplicitamente per la Liturgia, non roba riciclata. Voi offrireste in dono ad una persona cara un oggetto riciclato?

      Sono d’accordo anche su alcuni punti sollevati da Bariom, anche ci sarebbe da discutere meglio cosa sia la “partecipazione attiva” (che comunque, certamente, include anche quello che ha detto lui).

      1. …anche ci sarebbe da discutere meglio cosa sia la “partecipazione attiva”

        Concordo. Era una sintetica espressione, giusto per capirci…

      2. Simonetta

        Il cattolicesimo è stato ridotto ad una pratica socio-moralistica svuotato di sacro

        Hai ragione purtroppo, diciamo che l’aspetto della musica che accompagna la liturgia è uno dei tanti.

  5. Giorgio

    Giusto per capire il punto di vista di chi ritiene un disastro quel che è venuto dopo e non per essere provocatori. Secondo voi le canzoni di Chieffo rientrano nel novero delle canzonette che hanno distrutto la lirurgia oppure potrebbero essere adatte alla Messa in quanto “idonee a preservare” il senso del sacro?

  6. Massimo

    Mamma mia.. sacralità ormai ridotta a meno che zero altro che “Non erano solo canzonette” … ma si sa..da tempo la Chiesa ha perso la sua funzione educatrice, salvatrice ma si è adeguata al mondo smettendo di elevare

  7. La metà dei movimenti nati dopo il concilio è promotrice di “messe” del genere con battiti di mani balletti di dubbio gusto ecc…che chiamano preghiera ispirata.
    Il problema come sempre è mettere mano alla liturgia che non è nostra ma di Dio.
    In grossa parte avendo tutti perso il senso e la conoscenza del sacro il discorso non va mai da nessuna parte. Ho partecipato a tanti tipi di liturgie e solo quando ho assistito (solo una volta)a una messa in rito antico è stato palese il danno che abbiamo fatto. Oggi le nostre liturgie sono più simili a celebrazioni protestanti. Parlo della prassi non di ciò che Santa madre chiesa insegna. Le uniche parole profonde lette negli ultimi anni su questo tema vengono da cuori come benedetto XVI e Sarah che hanno entrambi visto tutte e due i fronti. I quali celebrano regolarmente versus Dei

    1. Il problema come sempre è mettere mano alla Liturgia che non è nostra ma di Dio.

      Bene e allora ci può mettere mano la Chiesa (fatta la tara a possibili errori alcuni opinabili) o solo Dio? Come poi? Magari tramite l’Arcangelo Gabriele?
      Perché in realtà mi pare che ognuno vorrebbe metterci mano nel dire la propria (compreso il sottoscritto, non mi nascondo dietro un dito).

      Ciò che non capisco e poco digerisco è perché su questo tema alla fine, sembra sempre che da una parte ci sia solo la Celebrazione VO e dall’altra SOLO Messe …”beat” o giù di lì…

      1. Forum Coscienza Maschile

        “Ciò che non capisco e poco digerisco è perché su questo tema alla fine, sembra sempre che da una parte ci sia solo la Celebrazione VO e dall’altra SOLO Messe …”beat” o giù di lì…”

        E’ abbastanza logico che sia così. Come ha detto Elena “Oggi le nostre liturgie sono più simili a celebrazioni protestanti.” Ci sono celebrazioni Novus Ordo dignitose, ma quando si accettano certi postulati nella liturgia e nella prassi pastorale è illusorio cercare di contenerne le derive.
        Ciò diviene sempre più evidente a un numero sempre maggiore di fedeli.

  8. la solita filosofia di una parte del clero che crede di attirare i giovani presentando una messa fuori ordinanza, facendo capire che l’incontro con Gesù , che loro non hanno avuto, è poca cosa . ….. cosi molte messe diventano spettacolo con le persone che ascoltano un mini concerto senza poter partecipare con la preghiera . ci facevo caso stamani . tutto cantato , anche il padre nostro e tutti i fedeli zitti ad ascoltare!!!!

  9. Barbara

    Sinceramente amo il Gregoriano (che conosco però ancora poco…) ma apprezzo molto anche i canti con cui sono cresciuta e con cui ho “confermato” da ragazzina la mia Fede: quelli di Sequeri (chi non ha cantato Il Simbolum 77 cioè ” Tu sei la mia vita”? Ma anche “E sono solo un uomo, Madrei io vorrei…) e quelli di Frisina (Beatitudini, Chi ci separerà, Benedetto sei tu Signore,Ti seguirò…) o “Resta qui con noi” del “Gen Rosso”, ecc ecc
    Non conoscevo le vicende della “Messa beat”! Ho trovato l’articolo molto interessante, grazie!
    Ovviamente gli eccessi e il cattivo gusto sono sempre deprecabili ma non credo che alcune chiese si siano svuotate per colpa dei canti…
    Capisco alcune situazioni estreme (nella mia diocesi c’è ad es una parrocchia dove la messa festiva sembra quella di una tribù con bonghi e cori urlati…) ma sinceramente mi sconvolge maggiormente un sacerdote di un’altra parrocchia che cambia frasi del messale (a suo piacimento!!).
    Che dire? C’è davvero di tutto in questa povera Chiesa(!!) ma personalmente sono grata a tante messe animata degli anni della mia adolescenza…quando + che riflettere sul Vangelo (quello e’ venuto dopo..) nei grigi giorni della mia settimana scolastica (…) mi ritrovavo a canticchiare i salmi cantati o i ritornelli sentiti la domenica!! Le vie del Signore sono tante e diverse…non scordatevelo.
    Sono poi passata dai Canti in chiesa, al gruppo dei giovani di Taize’ ecc ecc
    Capisco le Vs perplessità (che sono anche le mie…) per alcuni casi veramente irrispettosi… ma permettetemi di aver imparato ad apprezzare i canti in latino col tempo, partendo da altro.

  10. Maria

    Ciao a tutti, ho 28 anni e i canti di chiesa più giovanili mi piacciono davvero tanto! È con quei canti che io e tanti altri giovani che conosco riusciamo veramente a lodare Dio. Parlo di canti come “Mani” o “La preghiera di Gesù è la nostra”, “Il canto dell’Amore”, “Verbum Panis”. È veramente bello sentire che tutta l’assemblea canta e partecipa von gioia alla messa. Generalmente sono canti accompagnati da chitarre, a volte anche tastiera e, in casi particolari dalla batteria. Io sono assolutamente favorevole a questi canti in messe per famiglie e giovani, perché i canti antichi possono anche essere belli, meditativi, ma non creano quel clima di festa che è bello che la messa abbia! Il Signore ci chiama a far festa con lui, per cui è normale creare un clima di gioia e allegria!
    Poi ovviamente ognuno ha i suoi gusti, ed è giusto che ci siano messe anche adatte a chi ama il gregoriano o i canti di 50 anni fa… Ma proprio perché ognuno desidera far festa come più si sente! Quello che vedo io è quando il coro è bravo a fare canti senza virtuosismi ma adatti all’assemblea, la gente partecipa più volentieri e in breve la chiesa si riempie.

    1. Stavo per scrivere un commento più elaborato, ma il delirio di Maria da solo spiega tutto.

      La Messa è “festa”? Ma è il Sacrificio di Cristo! Certo, è un sacrificio che ci salva. Ma è un sacrificio. È come essere sotto la Croce sul Calvario col la Madonna e San Giovanni: solo uno fuori di testa può festeggiare.

      Ecco come la Messa cattolica è stata protestantizzata, un sacco di sedicenti cattolici sono diventati protestanti, o lo stanno diventando, e manco se ne rendono conto.

      Quanto alla “chiesa che si riempie”: basta fregnacce. Ormai il tempo dà impietosamente il suo responso, le chiese si svuotano sempre di più e il trend è peggiorato proprio dalla stagione delle riforme. Se si inseguono queste idiozie e si offrono “feste” ai giovani, quelli vanno a cercarseli dalle altre parti, dove sono più bravi ad organizzare feste, che sono e saranno sempre più attraenti.

      Le chiese luterane si sono autodistrutte in questo modo e una buona parte di quella che si crede cattolica sta facendo la stessa fine. Stiamo vivendo la punizione di questi deliri.

      1. Maria

        Innanzitutto modera i termini. Puoi avere un’idea diversa dalla mia, ma definire quanto scrivo un “delirio” è semplicemente offensivo.

        E comunque, certo che la messa è una festa, dato che ricorda non la morte ma la resurrezione!!

        Inoltre nostro Signore amava le feste. Devo forse ricordarti io il primo miracolo? Trasformare l’acqua in vino ad un matrimonio.

        1. Innanzitutto la Messa non “ricorda”: non è una rievocazione. Lo è per i luterani (c.v.d.). La Messa è prima di tutto la riattualizzazione del Sacrificio di Cristo, pur se in modo incruento: avviene di nuovo, davanti a noi, durante la Consacrazione, così come il pane e il vino non “ricordano” il Coro di Cristo, ma SONO il Coro di Cristo.

          La Messa è poi altre cose, ma c’è una gerarchia. È semplicemente una questione di logica comprendere che il Sacrificio precede la Resurrezione, perché non si darebbe Resurrezione senza morte e Sacrificio.

          L’ultimo paragrafo poi completa il quadro della pochezza della tua argomentazione. Cristo partecipava alle feste, così come anche noi ci rallegriamo delle cose della vita; la Messa però è un’altra cosa rispetto alla nostra vita. Dunque non c’entra niente.

          Ecco cosa vien fuori a partire dalle “messe” beat.

          1. Maria

            Evito di commentare dato che sono una persona educata. Vai per la tua strada. Ma guarda che la chiusura mentale non è mai la retta via.

        2. Michele

          Maria, capisco il tuo entusiasmo, anch’io una volta la pensavo come te. E credo che nessuno possa farti cambiare idea. La messa, insieme alla preghiera, è l’unico momento in cui si può (tentare di) andare in alto, far prevalere il verticale in una vita tutta inevitabilmente orizzontale. In una parola, rivolgersi al sacro. Sacro è il ricordo del sacrificio di Dio sulla croce, e questa è la messa, il mistero dei misteri, il miracolo dei miracoli. Un Dio che accetta di morire per salvarci. E pretende, per raggiungerlo, che noi ci riconosciamo peccatori. Servi inutili, servi che si convertono, che cambiano vita: noi siamo quell’acqua che solo l’intervento del Verbo di Dio può trasformare in vino. Il punto è: per aiutare questo movimento di conversione e di trasformazione verso l’alto dei nostri poveri spiriti, quale musica è più adatta? Quale assomiglia di più alle melodie che gli angeli intonano in paradiso in onore di Dio? Alcuni brani moderni sono belli ed anche ispirati, ma sempre più adatti a momenti pur importanti (preghiere comunitarie, assemblee, ritiri) da tenere fuori dalla chiesa, lontano dal tabernacolo e dall’altare dove Cristo è veramente presente. Il resto della produzione moderna, la maggior parte, è musica che al massimo può esprimere sentimenti orizzontali e assembleari. Il rischio del sentimentalismo è sempre dietro l’angolo, e non viene da Dio. Cara Maria, (complimenti per il nome, sempre più raro nelle nuove generazioni) ho imparato a darmi una regola ferrea: nella messa e nella preghiera, tutto ciò che non serve, o serve poco, per far innalzare il mio povero spirito verso l’Alto, anche se serve per far star bene per un quarto d’ora un gruppo di persone, non serve a niente, e lo rifuggo.

        3. Giacinto

          La Messa non ricorda la morte di Gesù?
          Come si fa a dire una simile eresia?
          Ti invito caldamente, lo dico senza polemica, a rileggere questi punti essenziali del Catechismo della Chiesa Cattolica:

          1366 L’Eucaristia è dunque un sacrificio perché ripresenta (rende presente) il sacrificio della croce, perché ne è il memoriale e perché ne applica il frutto:

          [Cristo] Dio e Signore nostro, anche se si sarebbe immolato a Dio Padre una sola volta morendo sull’altare della croce per compiere una redenzione eterna, poiché, tuttavia, il suo sacerdozio non doveva estinguersi con la morte ( ⇒ Eb 7,24; 1366 ⇒ Eb 7,27 ), nell’ultima Cena, la notte in cui fu tradito ( ⇒ 1Cor 11,23 ), [volle] lasciare alla Chiesa, sua amata Sposa, un sacrificio visibile (come esige l’umana natura), con cui venisse significato quello cruento che avrebbe offerto una volta per tutte sulla croce, prolungandone la memoria fino alla fine del mondo ( ⇒ 1Cor 11,23 ), e applicando la sua efficacia salvifica alla remissione dei nostri peccati quotidiani [Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1740].

          1367 Il sacrificio di Cristo e il sacrificio dell’Eucaristia sono un unico sacrificio: “Si tratta infatti di una sola e identica vittima e lo stesso Gesù la offre ora per il ministero dei sacerdoti, egli che un giorno offrì se stesso sulla croce: diverso è solo il modo di offrirsi”. “E poichè in questo divino sacrificio, che si compie nella Messa, è contenuto e immolato in modo incruento lo stesso Cristo, che “si offrì una sola volta in modo cruento” sull’altare della croce questo sacrificio è veramente propiziatorio” [Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1740].

      2. Forum Coscienza Maschile

        Il termine delirio è probabilmente offensivo ma per il resto: ben detto. La realtà è sotto gli occhi di vuol vedere e le parole non possono cambiarla.
        Come ha scritto McLuhan, proprio a proposito di liturgia: “Le migliori intenzioni del mondo non riusciranno a distruggere la Chiesa Cattolica”!

    2. Giacomo

      La Santa Messa non è una festa… è mettere in Croce Cristo..e rinnovare il Suo Sacrificio….Non è la mensa del Signore… è la devota partecipazione al Suo Mistero. In Chiesa si tace e si prega. Ci si inginocchia silenti ed oranti si abbassa la fronte dinanzi a Dio. Si accolgie la Comunione sulla lingua genuflettendosi . Non si ride e non si canta a squarciagola. In Chiesa si è al cospetto del Santissimo, non di una star del pop. Riscopri il Sacro, immergiti nel silenzio, fa parlare il cuore, non il sentimento, quello èfugace ..

      1. Thelonious

        @Giacomo

        ah la Messa “non è la mensa del Signore”? breaking news ! allora bisogna aggiornare anche il CCC (vedi 1329 e ss) ad esempio.
        Nell’Eucarestia ci sono insieme il Sacrificio e la Mensa.

        1. Giacomo

          @Thelonius – si scusa, ovviamente intendevo in senso protestante, capisco che non ne scappi una… siete tutti molto preparati, e questo fa bene a tutti noi.

      2. Si accolgie la Comunione sulla lingua genuflettendosi .

        Questo è il tuo sentire nel tuo cuore e nel tuo agire e nessuno te lo impedisce.

        Ma la Chiesa questo non impone, quindi il tuo scriverlo come condizione sine qua non, è del tutto fuori luogo, “ubi major minor cessat”.

        Quando leggo, sento, simili affermazioni perentorie mi domando sempre: “cosa penserà costui di coloro che non si comportano come lui (magari durante la stessa Santa Messa)?”.

        Ma certamente sono io a pensar male, di un rischio che non esiste (?)

        1. Giacomo

          Tranquillo, ciascuno in coscienza fa come ritiene giusto fare, non giudico alcuno, almeno sforzati di dare l’impressione di non farlo tu… ma a pensare male si fa peccato.

          1. @Giacomo, io non faccio sforzi perché “non sembri che…”.

            Sottolineo invece che certe affermazioni non portano tanto al rischio di pensare che chi le fa giudichi, che non sarebbe un grande scandalo (chi è senza peccato?), quanto all’idea che chi fa così “fa meglio” o sia più “santo” il suo agire.

            Cosa che non è! Non perché lo dica io, ma perché lo dice la Chiesa e la cosa mi muove sempre a ricordarlo anche perché ne sono coinvolto come servo inutile, ma pur sempre Ministro Straordinario della Comunione Eucaristica.

  11. ROBERTO

    quando ero giovane ho ascoltato la messa Luba molto più ritmica e sconvolgente per qui tempi.
    Possibile risentirla

  12. @Barbara

    Varie cose. Prima di tutto, non è questione di gusti: la Liturgia è cosa del Signore (“fonte e culmine della vita della Chiesa”) e non può essere misurata con i parametri di quello che ci piace o no.

    Se fosse questione di gusti, potrei dirti che per me Symbolum 77 e tutta l’altra roba sono lagne con testi banali e sentimentalisti. Quello che due millenni di tradizione ci hanno consegnato è musica di altra qualità e testi teologici. Oltretutto, tutto materiale che ha passato il test del tempo. Io ormai da più di un anno frequento il NO solo per emergenza, ma già negli anni precedenti Symbolum 77 l’avrò sentito una manciata di volte, mentre prima me lo ricordo con più frequenza. È ovvio: è musica che segue la moda del momento, dunque tramonta presto sostituita da qualcosa di pi nuovo (qualcuno disse “chi sposa le mode diventa vedovo”). D’altronde le “messe beat” originali dell’articolo sono roba da archeologia, ormai. Ormai c’è una continua sostituzione di musiche, anche perché è pieno di sedicenti compositori che, sapendo che a Sanremo non arriveranno mai, almeno si sfogano in parrocchia o nella conventicola. Il risultato è la Babele di cui parlava Bariom. Questo andazzo poi ha tanto cambiato le cose che se per secoli e secoli la Chiesa è stata colei che ha sempre portato tutto ciò che c’era di bello in tutte le arti, compreso quella musicale, ora non solo ha rinunciato, ma va all’inseguimento del mondo. La conseguenza è che la gente non sa più neanche cosa è bello e cosa e brutto. E se non lo sa più, non potrà mai capire chi è Dio.

    Ma c’è un altro punto fondamentale. Mi pare che tu stessa ammetta che il gregoriano è altra cosa. Allora, a Dio si offre quello che vale di più: dunque, visto che abbiamo ereditato molto, e un’eredità è qualcosa di pronto, che non richiede sforzi per essere reinventato, è semplicemente senza senso offrirGli le cose di meno valore. Che poi è un eufemismo: è peccato offrirgli le cose di meno valore se le scegliamo con un criterio nostro. Il primo che fece così fu un certo Caino. Il risultato è che la Messa non si offre più a Dio, ma la si sceglie perché sia un ritrovo per gli uomini. Questo è stato l’inizio del piano inclinato.

    Ci sono molti motivi per cui il VO è una cosa totalmente superiore al NO (qui ho saltato dalla musica al rito tout court, ma è evidente che la musica è solo uno degli aspetti). Uno è che ha aperto alle derive, agli abusi e ha massicciamente diseducato il popolo cattolico. Ma uno potrebbe dire: io la fede l’ho mantenuta e non vado dietro alle mode, allora posso anche seguire il NO. A parte il fatto che non si dovrebbe mai contare troppo sulla propria fedeltà, ma conviene appoggiarsi agli strumenti che la Chiesa ci ha tramandato per renderci più solidi, io seguo il VO perché in tutta evidenza rende maggior gloria a Dio del NO. Non vedo per quale motivo dovrei scegliere di rendergliene di meno, anche se per molte cose mi converrebbe (l’unica chiesa dove si celebra il VO non è a cinque minuti a piedi, celebra solo alla mattina presto, è calda d’estate e fredda d’inverno, e varie altre cose che non sto a dire). Non è una questione di scelta personale di cosa piace di più.

    1. Barbara

      @Fabrizio

      Sinceramente rimango un po’ perplessa dalle tue esternazioni.
      Sant’Agostino diceva che “chi canta prega due volte”…eppure la Messa funziona anche senza canti, no? Non ti e’ mai capitato di assistere ad una Messa senza canti? A me si, varie volte (soprattutto i giorni feriali).

      Ma la Messa della domenica oltre ad essere comunemente detta “messa festiva” (forse allora la parola “festa” importa almeno un po’…non ti pare?) in alcune parrocchie viene ancora oggi detta “messa cantata”, come a sottolineare uno sforzo in più, non necessariamente con un coro…
      E allora come la mettiamo?
      Io mi sono riferita all’argomento dell’articolo proposto ma gira e rigira in questo blog noto che si va sempre a parare sulla Messa in latino (sarà un caso?)

      Mi risulta che il Concilio Vaticano II ha introdotto la messa in italiano. Io sono nata vari anni dopo e permetti che possa solo riportare quella che e’ stata la mia personale esperienza. Sono cresciuta andando a Messa e cantando canti in italiano…e lo faccio tuttora… è così drammatico x te?

      Se a te Simbolum 77 fa ribrezzo…io non posso che prenderne atto ma non cambia di una virgola la mia esperienza (e la mia testimonianza di Fede che e’ passata anche per quelle parole cantate e ricantate innumerevoli volte).

      Se nel frattempo è stata data la possibilità di riavere anche la Messa in latino me ne rallegro per chi la preferisce, ma io cerco solo di dare spazio a Dio nella mia vita e per farlo devo anche partecipare alla S. Messa (che è una delle regole del monastero wi-fi, o no?). Non mi risulta però siano previsti “punti” in più se e’ in latino…

    2. Secondo me la “faccenda” è molto più semplice di quanto si “veda”, sebbene ci siano veramente tante cose da poter dire, ovvio, su questo argomento….giusto un paio di consoderazioni/osservazioni semplici e pragmatiche ok ?

      Affermazione : Le Messe, in generale, “vanno deserte” .
      Considerazione : è un problema ? NO ! E’ un effetto della mancanza di Fede del popolo di Dio (laici e consacrati), è un effetto dell’ignoranza, è un effetto dell’incomprensione dell’invisibile e del soprannaturale, della scomparsa del senso del peccato e del Sacro , della vita vissuta solo in orizzontale, è la legge del mondo che respinge la Luce e il Verbo, è il male che sembra prevalere, ecc.

      Osservazione : quali sono le Messe che straripano di fedeli ?
      Risposta : solo due tipi (non considerando il Vetus Ordo). Quelle dove c’è un celebrante che celebra in modo santo e devoto, con raccoglimento e amore di Dio e/o quelle dove c’è lo show, o dell’assemblea o del celebrante. Le “vie di mezzo” vanno deserte : siamo al “vaglio del grano” e alle 2 Chiese (leggi le profezie dei Santi o siamo al punto 675 del CCC, decidete voi )

      Occhio, San Pio da Pietrelcina diceva “Meglio una chiesa vuota che piena di diavoli” …..

      Rispondo un pochino anche a Barbara ( e Maria) : la differenza la fa il celebrante, non l’assemblea ! Vuoi mettere un sacramento dato da un Santo, tipo vuoi mettere una Confessione fatta con San padre Pio o partecipare ad una sua Messa e invece partecipare ad una Messa di un prete che neanche ci crede più lui ?
      Sono entrambe valide , ma l’edificazione e la Grazia che ricevi sono immensamente, immensamente diverse in qualità e in quantità !

      Una cosa è se ti benedice un laico, un’altra è se ti benedice un sacerdote, ok, ma una cosa ma molto, molto più potente ed efficace è se ti benedice un laico amante di Dio, umile e devoto che è sulla via della santità…stessa cosa dicasi sul sacerdote : una cosa è una benedizione da un sacerdote “tiepido” diversa, diversissima (!) è una benedizione da uno che ci prova con tutto il cuore e tutto se stesso ad amare Dio e la propria vocazione e che conduce una vita santa, devota e piena di amore di Dio e della Chiesa.

    3. pietro

      hai ragione sul “piano inclinato”: qui si discetta di canti, ma le “mode” non si limitarono (e non si limitano/limiteranno) a quello (purtroppo le “aperture mentali” sono poi sempre vittime delle interpretazioni di comodo che, ahimè, colpiscono pure molti parroci) e si giunge agli applausi sollecitati dal parroco (stile “have a big hand, folks!”): sai come saranno felici i defunti di riceverli all’uscita! oppure all’intimazione da me subita di cambiare chiesa dato che non ero contento per la presenza di un cane in chiesa … e la tentazione di cambiare Chiesa (maiuscolo) fu forte (ma preferii consultare il Vescovo)

  13. Vanni

    “All’improvviso uno splendore di luce scese dal cielo. Arrivarono degli angeli e la luce circondava l’altare. Questo splendore rimase finché il sacerdote, dopo il compimento del santo sacrificio, si allontanò. Quando fu letto il vangelo della pace e fu presentata l’offerta sull’altare per la consacrazione, il sacerdote cantò la lode di Dio onnipotente: ‘Sanctus, sanctus, sanctus, Dominus, Deus Sabaoth!’, iniziando il mistero indicibile. A questo momento si aprì il cielo. Dei fulmini di fuoco con una limpidezza indescrivibile caddero sulle offerte e le trasformarono totalmente con la loro gloria, come il sole penetra l’oggetto irradiato con la sua luce. Lo splendore fulminante portò l’offerta alle altezze invisibili fino all’intimo del cielo e poi la fece scendere di nuovo sull’altare …”

    Ecco la Messa nella visione mistica di Ildegarda di Bingen: qualcosa di più di una festa in allegria.

    Segnalo queste riflessioni di un teologo tedesco sul giusto rapporto fra sacrificio e banchetto eucaristico.

    http://www.diocesiportosantarufina.it/home/news_det.php?neid=3051

    P.S. Non se n’abbia a male, cara Maria, ma anche secondo me il tono generale del suo intervento
    è alquanto inappropriato.

  14. Giusi

    Ah dunque devo a questo Giombini l’insorgere dei miei istinti omicidi quando al segno della pace che già non sopporto di suo attaccano quella insopportabile “Pace a te fratello mio, pace a te sorella mia….”? Addirittura per cantare ‘sta filastrocca saltano l’Agnello di Dio!

    1. Luigi Casalini.

      Il cd canto al segno della pace è vietato dai documenti ecclesiastici. Rimane un abuso vietato

  15. Francesco

    Fabrizio ammiro la tua pazienza nel ribattere alle bestialità’, quando non eresie, , che si leggono qui.
    Lasciali all’ “alleluja delle lampadine”.

  16. Io vorrei anche contestare la percezione per cui la messa “rinnovata” (con corollario di canzoni) abbia aggravato il problema della perdita di fedeli. Di fatto non sappiamo “come sarebbe andata se…”. Non sono un termine di paragone le messe VO piene: appunto perchè rare, tendono ad attirare in un territorio più vasto persone che amano questa spiritualità. Se non ci fossero, sarebbero fedeli sparsi nelle chiese dei piccoli numeri.
    Si può forse fare con alcune riserve un confronto con le chiese ortodosse, che non hanno cambiato di una virgola la liturgia e i canti. Sono messe meglio di noi? Forse leggermente sì (bisognerebbe vedere le statistiche) ma questo è più l’effetto di aver tenuto il cristianesimo come un aspetto della propria identità nazionale, come in Grecia o in Serbia. La controprova? Lo stesso vale per nazioni cattoliche come Polonia e Slovacchia (non c’è nulla di male in questo, anzi è un bene, ma che fare quando l’identità nazionale è scarsa?).

    Se invece facciamo un confronto con nazioni appena cristianizzatesi (nel senso che i cristiani sono divenuti la maggioranza in anni recenti) possiamo prendere ad esempio il Kenya e la Korea. Però se andiamo a vedere le percentuali bisogna riconoscere un dato: l’evangelizzazione più riuscita è proprio quella dei protestanti, con le loro celebrazioni pop. Possono esserci anche ragioni politiche per questo (i protestanti con la loro fede “interiorizzata” spaventano meno il potete politico. Una ‘cattolicizzazione’ della Korea è stata prevenuta nel XIX secolo col sangue, come anche in Giappone tempo addietro).
    Fatto sta che, per ora, non mi risulta che realtà protestanti abbiano sentito la necessità di risacralizzare la liturgia, eppure hanno un discreto successo, se contiamo il numero di battezzati. Anche i cattolici però non se la cavano male in questi paesi.
    Invece, le confessioni che hanno puntato tutto sulla liturgia, come gli ortodossi, quante conversioni hanno ottenuto? Se il principio sostenuto da molti “il vetus ordo riempie le chiese” è vero, perché le chiese ortodosse nell’ultimo secolo (o i cattolici VO nell’ultimo quindicennio) non hanno avuto un’esplosione nei paesi emergenti?

    1. Riflessione interessante.

      Bisogna però anche dire che le conversioni o per meglio dire i frutti dell’evangelizzazione, dell’apostolato, non sono direttamente collegate alla forma di Liturgia adottata.

      Mi spiego: normalmente, la conversione di un ateo, di un pagano, tranne casi straordinari operati dallo Spirito, non deriva dal portare costoro alla Messa dicendolo loro “stai qui e segui (in pratica come spettatore) la celebrazione…”.

      In realtà la partecipazione ad una Liturgia è già un punto di arrivo o comunque una tappa importante di un divenire.

      Chi poi è digiuno di qualsivoglia realtà liturgica, tenderà a fare sua quella che gli verrà proposta e se una vera conversione è in atto, vi troverà, bellezza, giovamento, motivo di benedizione, alimento, e tutti i Doni che da una Messa derivano.

      Semmai questo dovrebbe far riflettere sul valore che diamo alla Liturgia quando sembra sia annullato dalla variante di suoni, prassi, gesti che noi non riteniamo “consoni”.

      1. Vero, non si può giudicare la bontà di una liturgia dai risultati dell’evangelizazione. Infatti la mia riflessione voleva andare contro la tesi per cui se non ci fossero stati dei cambiamenti liturgici la gente andrebbe ancora in Chiesa.

  17. A scanso di equivoci, io faccio molta fatica a pregare nelle chiese animati da battiti di mani e bonghi, mentre ci sono liturgie che mi aiutano. E un caso di cristianesimo “modernizzato” ma con una bella liturgia lo conosco (Taizè), e so che piace molto. Ma la domanda resta, perché queste realtà non “sfondano”.
    Penso anche alle grandi conversioni del passato. Si dice che il re che convertì la Russia scelse il cristianesimo orientale sopra quello occidentale per la bellezza delle sue Chiese (immagino comprendendo anche le celebrazioni che si svolgevano al loro interno). Non saremo oggi più barbari degli Slavi dell’VIII secolo, vero?

  18. Ho letto tutto e in ogni intervento o quasi vi sono idee condivisibili.
    Aggiungo il mio contributo !
    Il problema della musica a mio parere è un falso problema , perché la spiritualità e la preghiera così come la concentrazione sul “Mistero” possono essere favorite anche da canti contemporanei che raggiungano lo scopo di “farci pregare” ,di sollevare l’anima a Dio.
    Non ci dimentichiamo che anche nella Bibbia troviamo canti e balli…
    Altro sono musiche ed atteggiamenti che invece distraggono da quello che è il culmine del sacrificio Eucaristico.
    Io mi sono formata e sono cresciuta nella fede quando la Messa ed i canti erano in latino, mia figlia invece con messa e canti nella lingua parlata!Il problema secondo me è che in molte celebrazioni si è perso di vista la sostanza ,il fine …elevare l’anima a Dio,essere consapevoli del sacrificio eucaristico, capire chi si riceve sotto le specie del pane e del vino..
    Insomma la Parola è importante come lo sono i canti ma non sono il centro della Messa. Il centro è il momento della consacrazione e come tale dovremmo viverlo senza distrazioni!tutto ci dovrebbe accompagnare verso quel momento
    Siamo forse diventati un Pò protestanti,!
    Però noto che in alcune parrocchie “illuminate” il vento sta un po cambiando. Evviva
    Il problema restano i giovani che non so come …ma devono essere fatti innamorare dell’amico G.il resto viene!!!!

    1. Roberto

      @Giulia, per quanto condivisibile la sua conclusione, e cioé lo smarrimento del senso profondo della Messa, non credo affatto che la musica sia “un falso problema”. Anzi, come molto bene indicato da Fabrizio, la musica il “vero” problema ha contribuito a crearlo in modo decisivo!

      Come posso continuare a credere una cosa oggettivamente difficile (in termini umani) come la Presenza Reale del Creatore dell’Universo nell’Eucaristia quando vedo tutti intorno a me andare a riceverLa svaccatamente, in mano e senza uno straccio di segno esteriore di deferenza?

      Analogamente, come posso credere che mi trovo al cospetto dell’attualizzazione del Sacrificio di Cristo, sotto la Croce, se sono senza sosta aggredito da musichette banali, smielate, o, ancora peggio, “beat”, solo per compiacere quanto di più effimero esista al mondo, ossia i “ggusti dei ggiovani”? (E perché tanto dispezzo per la loro intelligenza e la loro sensibilità…)

      Come puo’ un giovane cristiano, assetato di assoluto, di una missione grande ed eroica per dare un senso alla propria vita, du una tradizione spirituale e culturale gloriosa, trovarla in concertini penosi, musiche da sfigati (perdonate il termine, ma non riesco proprio a trovarne uno più espressivo), e testi da gatte in amore?

    2. Roberto

      Senza contare che la maggior parte di quelle canzoncine puerili sono totalmente inadatte, per ritmo e tonalità ad essere cantate da un’assemblea di fedeli che non abbia le capacità vocali di un Farinelli. Alla facciaccia dell’actuosa participatio!

      Quanta sapienza musicale, commovente gravità, virile umiltà in un “Tantum Ergo”, o “O Salutaris Ostia”…

    3. Simonetta

      Sono d’accordo Giulia, e mi dispiace per Maria, siete stati un po’ troppo aggressivi. Mi dispiace perché quello che ha scritto è l’evidenza di quella che è la formazione di un cristiano sul suo Credo oggi, cioè un disastro. E mi ci metto pure io, perché sono più giovane di voi. Grazie ai miei genitori ho colmato alcune lacune, poi ho sentito un forte desiderio di conoscenza e consapevolezza che non avevo da anni. È stato grazie a Papa Francesco con la sua ‘Dio perdona chi segue la propria coscienza’ che mi ha fatto suonare in testa un campanello d’allarme. E da lì, interrogandomi su altre sue affermazioni, sono andata a cercare, a chiarire. Ho iniziato a leggere il blog di Costanza, sto ricominciando un cammino di fede abbandonato, sono diventata costante con la preghiera. Oggi purtroppo, o hai la fortuna di trovare un sacerdote che sia veramente una guida sulla vera dottrina e che sia ben preparato a darti delle risposte o ti devi arrangiare. Se hai questa fortuna, stai tranquilla che la Chiesa si riempie, perché io penso che la gente abbia sete di Verità.

      1. Giacomo

        Sono in sintonia su ogni virgola scritta da Simonetta. Stesso percorso…. le cose stanno proprio così.

  19. Giacomo

    ….” un processo spontaneo, forse inconsapevole, che cambiò dal basso il modo di suonare e cantare nelle parrocchie italiane attraverso la consolidazione di un costume” …. appunto ..dal basso… e tutto ciò che sta in Alto venne messo in disparte…come oggi peraltro. Uno sfacelo..e lo hanno fatto pure Santo.

  20. rosa

    Queste messe beat in realtà hanno un vantaggio: sono semplici!
    A suonare la chitarra, se non sei stonato come una campana rotta, son buoni tutti, anche io!
    Certo, c’è chi si applica, e chi no: ma i 3/5 accordi necessari per accompagnare i canti s’imparano relativamente in fretta.
    In altre parole, i praticoni son molto più frequenti e facili da trovare non dico di un organista professionista, ma di un praticante organista.
    Per esser più esplicita la verità sulla questione la ha detta Roberto De Simone.
    Intervistato sul fenomeno musicale dei neo-melodici al giornalista che gli chiedeva: “ma la scuola può far di più?”
    Roberto De Simone rispose (all’incirca): ma che scuola e scuola? l’educazione musicale degli italiani la ha fatta sempre in chiesa. Quando la Chiesa ha rinunciato all’organo, la frittata era fatta.
    Al giornalista stupito che farfugliava del 68 etc, De Simone continuò: guardi che in Italia la rivoluzione la fa solo la Chiesa, perchè è l’unica istituzione seria!
    mi spiace ma ho provato a ritrovare il filmato ma era uno “Speciale tg2” sui neomelodici; chissà se c’è qualcuno con una pratica degli archivi RAI che possa aiutarmi nella ricerca?

  21. Sabino

    La liturgia e’ la fede in atto, cioe’ l’incontro con il mistero che si rende presente nella messa, cioe l’inontro con la morte e le Resurrezione del Cristo e quindi con la salvezza che Egli ci dona. Credo che l’uso della lingua propria sia un dato insostituibile, perché altrimenti anche quello che l’uomo riesce ad intuire rischia di perdersi. Questo non significa che non si possa seguire la messa in latino, se lo si conosce passabilmente. Io ricordo nella gioventù che la partecipazione al rito era molto distratta e molte persone anziane recitavano il rosario. L’uso del messalino con la traduzione in italiano cercò di ovviare all ‘inconveniente. Se mai sarebbe stato opportuno conservare la formula latina per la Consacrazione, in modo che fosse chiaro l’universale senso delle parole che fanno presente il sacrificio salvifico compiuto da Gesù una volta per sempre.
    Detto questo, si può discutere se sia stato bene non limitarsi a tradurre il canone in uso, per la maggioranza quello romano, data la sua bellezza che viene dal cuore dei secoli passati. Tuttavia il vero problema e’che il testo usato sia idoneo a non tradire il grande mistero che si celebra. Personalmente, ritengo che anche l’attuale testo non ostacoli la partecipazione ad esso del fedele. Trovo se mai che disturbano i frequenti cambiamenti della preghiera eucaristica che e’ il momento fondamentale e al quale dovremmo aderire con la massima concentrazione personale. Quanto alle modalità che accompagnano il rito e’ ovvio che la bruttezza di molta musica che oggi si suona o si canta non aiuta certo la partecipazione, come anche l’uso di canti dove si dovrebbe seguire la preghiera del sacerdote. In altre parole tutto dovrebbe aiutare il fedele ad aderire al mistero e a non distrarsi (come per esempio lo scambio della pace che dovrebbe essere limitato ai più vicini e no tradursi in una serie interminabili di strette di mano).

      1. vale

        era una battuta( ccia). caso mai il giombini non ha fatto altro che portare a compimento il bugnini.! ( fa anche nuance,tié)

        besos

  22. Barbara

    @ Pierpaolo

    Comprendo le tue ragioni e in gran parte le condivido…ma ti vorrei riportare una situazione reale vissuta di recente. Nella parrocchia dei miei nipoti (preadolescenti) negli ultimi tre anni (…) è cambiato ben 3 volte il sacerdote coadiutore. Si sono succeduti due giovani sacerdoti che sembrava curassero molto le celebrazioni evitando accuratamente eccessi di tutti i tipi (l’ultimo in particolare aveva un atteggiamento molto devoto e prestava particolare attenzione alla liturgia, agli spazi di silenzio nella messa, a creare anche nei ragazzi la consapevolezza di stare in Chiesa per Qualcosa di grande…ecc ecc , anche il primo faceva dotte citazioni e non sembrava davvero un improvvisato o un
    tiepido, anzi, forse un po’ troppo “tradizionale” ) Ebbene? Tutti e due hanno lasciato (uno dietro l’altro…) non solo la parrocchia ma anche il sacerdozio…
    Un po’ preoccupata x ” il cattivo esempio” dato ai miei nipoti ( visto che c’erano in ballo anche questioni poco edificanti che qui evito di citare…) parlando con mia cognata esprimevo la mia perplessità (..) visto anche il periodo delicato dei miei nipoti e il rischio concreto che, disorientati (o schifati), disertassero la Chiesa!!! Con mia sorpresa lei mi ha risposto che le dispiaceva per i due sacerdoti ma cercava di passare ai figli il messaggio che : ” a Messa si va per il Signore, non per il sacerdote che celebra”!
    Mi sembra che non faccia una piega, no? Difficile per dei preadolescenti, ma VERO!

    Dunque c’è davvero di tutto in giro… Ma anche questa è la Chiesa dei ns tempi!

    Personalmente mi spiace leggere in questo blog argomentazioni che farebbero pensare a Messe di serie A (in latino) e Messe di serie B!!

    Non ci e’ dato sapere la disposizione interiore di chi partecipa ad ogni S.Messa (solo Dio vede nel cuore di ognuno…)…
    Una cosa però è certa: Lui lì ( in tutte le S.Messe… sia con canti in latino che le schitarrate) c’è e …scusate se e’ poco!!

  23. cinzia

    Ho letto i vari commenti, e credo che ci siano diversi spunti interessanti, che mi fanno ripensare a diverse mie esperienze personali.

    Una cosa che mi colpisce è l’dea della Messa come festa o come cena. Quello che si è perso è il concetto di Messa come sacrificio. Per quanto riguarda la cena, proprio la scorsa settimana ho partecipato ad una conferenza di Monsignor Nicola Bux che mi ha illuminato. C’è solo una messa che ricorda la cena di Gesù, quella del giovedì santo (Messa in coena Domini). L’idea della cena viene dal mondo protestante, come tante altri particolari della Messa N.O. D’altra parte il Messale di Paolo VI è stato elaborato con la collaborazione dei protestanti (anzi, nella prima introduzione al nuovo messale non si faceva alcuna menzione del sacrificio, poi, dopo varie proteste, è stato introdotto!).
    Sulla festa poi ….

    Ho fatto Catechismo negli anni ’70, ma è solo negli ultimi 10 anni che ho scoperto che la Messa celebra il Sacrificio di Cristo! Questo la dice lunga sulla formazione dei giovani (anche se ormai io giovane non lo sono più). E temo che la maggior parte dei giovani d’oggi non abbia mai sentito parlare della Messa come sacrificio.

    Quanto alla Comunione ognuno la prende come vuole….. ma ci credete che l’ostia consacrata è davvero corpo di Cristo? ed è proprio per questo che solo mani consacrate la dovrebbero toccare! la comunione sulla mano è stata “approvata” con un indulto ed è ancora tale. Peccato che ci sono dei sacerdoti che si rifiutano di darla in bocca (sull’inginocchiarsi poi stendiamo un velo pietoso!).

    la Messa N.O. può essere celebrata bene o male…. C’è per fortuna chi la celebra bene e con rispetto.
    Nella Messa V.O. c’è meno margine per abusi liturgici. Questo è indubbio. Oltre al fatto che in qualunque parte del mondo ti trovi la Messa è quella.

    L’articolo partiva dalla musica liturgica. Sono cresciuta con chitarre (e per le grandi occasioni avevamo bassi, tastiere, flauti, oboe, arpa, chitarra elettrica, batteria…. ) e mi piaceva. Alcuni canti mi piacciono ancora, ma c’è modo e modo di cantare (e c’è canto e canto!). Comunque ora preferisco la Messa senza canti! (ovviamente si tratta di gusti personali).

    @Giusi …. Lo scambio della pace mi ha sempre dato fastidio, anche quando apprezzavo le messe con le chitarre.

    1. “… ma ci credete che l’ostia consacrata è davvero corpo di Cristo?”

      A chi lo domandi?

      La tua domanda poi, nel suo essere retorica, sembra solo presentare un pre-giudizio, tipico di chi, come ho già scritto qui molte volte, crede di “far meglio” e che con un sofisma mette in dubbio la fede nella reale presenza del Corpo di Cristo, di chi diversamente si comporta o si pone senza uscire da ciò che la Chiesa permette.

      Sarebbe lo stesso dire che chi non pretende di ricevere la Comunione sotto le due specie fa solo una “mezza-comunione”.

      Se poi ci sono sacerdoti che rifiutano di dare l’ostia consacrata direttamente in bocca, fanno male se non vi è alcun valido motivo.

      1. Roberto

        Saro’ sincero: si, io lo metto in dubbio.

        Dubbio seriamente che qualcuno che crede SUL SERIO che in ogni più piccolo frammento dell’ostia ci siano il Corpo, l’Anima, il Sangue e La Divinità di Cristo corra il rischio di farne cadere qualche pezzo per terra, come è infinitamente più facile fare con la “Comunione in mano”. E che possa restare freddo e indifferente al fatto che altri lo facciano (oppure se ne vadano in giro con l’ostia nascosta in mano per farne chissà che) nel nome di una “tolleranza” che, come dice Chesterton, “è la sola virtù di chi non crede più in niente”.

        E lo dico da credente fragilissimo che, se non fosse aiutato ogni domenica da certi gesti concreti di riverenza che la Chiesa ha imposto da millenni, finirebbe fatalmente per smettere di prendere la cosa sul serio.

        1. Giulia

          la fede è fede .non possiamo pensare di capire tutto….o ci fidiamo di quello che il Signore ci ha detto con tutte le difficoltà che questo può comportare.
          Detto questo sono mamma di tre figli e nonna di 5 nipoti ed ho fatto la catechista per un mare di anni…per accorgermi che non è così scontato nel catechismo passare il messaggio ma è sicuramente piu utile a noi!
          per quel che riguarda i figli … è importante l’esempio e la leggerezza nel testimoniare in casa….poi…che dire! la vita qualche scivolata d’ala …
          Confermo anche io che trovare il blog ed i libri di Costanza uniti ad altri mi ha aiutato a riscoprire un cammino affaticato da una società che certo non aiuta gli anziani ma soprattutto i giovani.
          che siamo andati un po fuori tema??!!

        2. @Roberto, puoi coltivare tutti i dubbi che preferisci, è semmai un problema tuo.

          Solo un Ministro idiota o completamente “ciecato” lascia che qualcuno si allontani con la particola in mano!

        3. sweety

          Io ci credo sì, ma spesso prendo la comunione in mano perché è il costume della comunità in cui mi trovo (all’estero) e perché una volta mi è capitato che prendendo la comunione in bocca ho chiuso la bocca troppo presto e la particola è finita in terra. Da allora ho sempre un po’ di timore che cada – esattamente il contrario di quello che dici tu sul prenderla in mano.
          Personalmente non ho mai visto nessuno allontanarsi con la particola in mano. Solo una volta, vent’anni fa, quando sono andata a una Messa dei Neocatecumenali siamo stati mezz’ora con la particola in mano in adorazione – non so se lo fanno ancora. Quando prendo la comunione in mano, ringrazio il Signore ardentemente di essere venuto nelle mie mani e faccio un atto d’amore. In genere, cerco di prendere la comunione sulla lingua quando torno in Italia per esempio, ma non credo che prenderla in mano abbia diminuito la mia fede nell’Eucarestia.

          è doveroso usare la massima riverenza, mi ricordo che San Josemaria Escriva (che consigliava la comunione sulla lingua) diceva però ai sacerdoti di non cadere nella tentazione dello scrupolo e passare ore a pulire il calice – diceva che gli angeli vengono a raccogliere le particelle residue. Credo che la lezione sia non superare mai il confine né dalla parte dello scrupolo ossessivo né da quella della trascuratezza, il diavolo sta da entrambe le parti.

    2. Thelonious

      Stessa domanda che ti ha rivolto Bariom: a chi ti rivolgi, chiedendo “ci credete?”.
      Io sì, e tu?
      Poi, sulla questione della cena basta leggere il CCC per capire che la dimensione della cena (e della mensa), c’è in ogni eucaristia, unita alla dimensione del sacrificio.
      Chi vuole fare una fanta-teologia basata sui propri gusti (e non sull’insegnamento della Chiesa) poi non punti il dito contro gli altri, pretendendo di essere nel giusto.

      1. Roberto

        Mettiamola così. Supponiamo che un suo amico orafo decida di farle regalo di un bel po’ di polvere d’oro, scarto di lavorazione.

        Sicuro sicuro di presentarsi con le mani giunte per raccogliere tutto quel ben di Dio? Non è che prende tutte le precauzioni possibili per non lasciarne cadere neanche una pagliuzza?

        1. @Roberto, a parte che non viene distribuita “polvere di particole”, ma veramente tu credi che mai possa cadere qualche briciola o un piccolo pezzettino dell’ostia che va a sbattere nei denti della signora che manco porge la lingua al momento della Comunione?

          Lasciatelo dire da chi fa il servizio di Ministro Straordinario… Poi sarà cura del Ministro avere il massimo di attenzione per simili eventualità.
          Quindi non esageriamo solo x tirare l’acqua al proprio mulino.

          Peraltro la particola normalmente non sbriciola e il fedele che dalla mano le porta alla bocca non deve mica spezzettare prima di assumerla…

          1. Roberto

            E il piattino che ci sta a fare? Non è che, forse, Lei non lo usa?

            Nessuna esagerazione per nessun mulino. Pura logica, onestà intellettuale e principio di precauzione, livello 0 di un amore per Dio che chiaramente è l’obiettivo ultimo per quanto difficile, ma da qualche parte bisogna pur cominciare.

            Se si crede alla Presenza Reale, si fa tutto ciò che è umanamente possibile per evitare dispersioni e/o sacrilegi. Se non lo si fa, significa che non si crede alla Presenza Reale.
            Se A implica B, non-B implica non-A.

            E, si, spiacente per i “non giudicanti”. Le comunioni sacrileghe non sono una questione “di gusti”: sono affare mio, sono affare di tutti i cattolici. Il perché lo ha ben spiegato Fabrizio nel suo ultimo commento.

      2. cinzia

        Era un voi generico, evidentemente. Ma credo che Roberto abbia risposto meglio di quanto avrei fatto io.

        Comunque non è fanta-teologia… è cercare di non buttare al macero ciò che la Chiesa ha insegnato per 1500 anni. E dal prendere la comunione in mano (che, ripeto, rimane un indulto, e non è una mia opinione) mancando così nei confronti del Santissimo, al trasformare la Chiesa in ristorante …. il passo è breve… e il risultato è sotto gli occhi di tutti!

        La forma, in certe cose, è anche sostanza. Io ci ho messo quasi 50 anni a capirlo…. quindi non voglio fare la maestrina per nessuno!

  24. Carla casabassa

    Sono vecchia abbastanza da aver assistito al passaggio dalla Messa in latino a quella in “volgare” (visto che ogni lingua è usata).
    Ho cantato, in una Corale Universitaria, una Messa di Palestrina, corali di Bach, l’Ave Verum di Mozart e musiche sacre di altri autori di musica sacra, fatta apposta per la liturgia. Apprezzo naturalmente le musiche tradizionali, però direi che il problema, se si può dire così, è che la musica va eseguita bene, altrimenti è uno strazio.
    Se si rabbrividisce sentendo stonature non si riesce certo ad essere compresi del momento sacro
    Però…..si assiste forse alla Messa per sentire un bel concerto?
    Lo stesso dicasi delle musiche attuali, (non amo batterie e chitarre, ma questo è un mio gusto personale) spesso cantate terribilmente. D’altronde, se cantiamo tutti, non siamo tutti con buona voce (la mia oramai è fioca e stridula), nè perfettamente intonati
    Quanto alla liturgia VO (ho scoperto solo oggi queste sigle all’anglosassone), quando la Messa era in latino, ricordo che moltissimi pregavano per proprio conto; altri, in fondo alla chiesa, parlottavano fra loro ed erano in gran numero coloro che cercavano di arrivare a “prendere Messa” all’ultimo minuto dopo la predica, e arrivavano domandando al vicino “è ancora buona?”
    Certo, questo accadeva alla Messa grande, quella di mezzogiorno, dove si andava pensando che dopo cj sarebbe stato l’aperitivo; esistevano, naturalmente, devoti veri, e tanti, ma non so quanti fossero poi consapevoli del significato della Messa, che fosse “il sacrificio vivo e santo”
    Per ciò che mi riguarda l’ho capito con la Messa in italiano, in cui i fedeli rispondono e partecipano. E dire che avevo fatto catechismo, quello di Pio X, con le risposte mandate a memoria, avrei dovuto essere preparatissima!!!
    Non Importa, direi, il celebrante, ma il fatto che il Corpo di Cristo è realmente presente “in corpo, sangue anima e divinità” come recitava appunto il vecchio catechismo, per cui partecipiamo alla Messa essendo consapevoli di questo, qualunque sia il nostro gusto estetico

    1. Roberto

      Mi permetto di rassicurarla, Carla.
      VO = Vetus Ordo. NO = Novus Ordo. Niente inglese: siamo latini 🙂

  25. Vanni

    Mi pare che nessuno abbia letto le riflessioni del teologo tedesco sull’argomento: la Messa, sacrificio o banchetto?

    (http://www.diocesiportosantarufina.it/home/news_det.php?neid=3051)

    Siccome mi sembrano interessanti ne ripropongo alcuni brani passim : forse così viene più voglia di leggerle.

    … “Negli anni sessanta dell’ultimo secolo dominava l’idea che l’Eucaristia è soprattutto un banchetto. Perciò sarebbe giusto usare un altare riconoscibile come tavolo. Non si rado, si celebravano delle Messe dove i partecipanti sedevano attorno ad una mensa, pretendendo di seguire in questa maniera l’esempio dell’Ultima Cena. Questa tendenza è stata vigorosamente sostenuta da una corrente che voleva andare incontro ai protestanti. Siccome i riformatori rifiutano il fatto che la Santa Messa rende presente il sacrificio di Cristo alla Croce, anche un certo tipo di ecumenismo metteva alla ribalta che l’Eucaristia sarebbe soprattutto la “Cena del Signore”. Siccome “Cena del Signore” è un’espressione usata dall’apostolo Paolo, si pensava di avere il sopporto della Sacra Scrittura. Persino la prima redazione dell’Introduzione al Messale di Papa Paolo VI, nel 1969, descrisse la Santa Messa come “Cena del Signore” oppure santa assemblea del popolo di Dio in cui viene celebrata, sotto la presidenza di un sacerdote, la memoria del Signore (1).

    Questa descrizione provocò l’ira dei Cardinali Ottaviani e Bacci i quali criticarono che qui non si teneva conto del carattere sacrificale dell’Eucaristia (2). Come reazione, Paolo VI fece pubblicare un anno dopo (nel 1970) un’edizione corretta dell’Introduzione in cui viene riproposta con chiarezza la dottrina del Concilio di Trento sulla Santa Messa come sacrificio, una dottrina comunque menzionata in altri luoghi anche nella prima edizione del testo3. Anche il testo corretto, però, parte dalla descrizione della Messa come “Cena del Signore”.

    I due significati di “banchetto” e di “sacrificio” sono delle realtà alla pari? O un significato è più ampio dell’altro? Dove bisogna partire per accostarsi al centro del mistero eucaristico?”

  26. E perché dovremmo metterci a fare una scaletta e a dare punteggio quando la Chiesa come sola Lei sa fare, porta tutto ad un compendio? Mah…

    Da CCC riguardo l’Eucaristia:

    II. Come viene chiamato questo sacramento?

    1328 L’insondabile ricchezza di questo sacramento si esprime attraverso i diversi nomi che gli si danno. Ciascuno di essi ne evoca aspetti particolari. Lo si chiama:

    Eucaristia, perché è rendimento di grazie a Dio. I termini ,ÛP”- D4FJ,< (Lc 22,19; 1 Cor 11,24) e ,Û8@(,< (Mt 26,26; Mc 14,22) ricordano le benedizioni ebraiche che – soprattutto durante il pasto – proclamano le opere di Dio: la creazione, la redenzione e la santificazione.

    1329 Cena del Signore, 148 perché si tratta della Cena che il Signore ha consumato con i suoi discepoli la vigilia della sua passione e dell'anticipazione della cena delle nozze dell'Agnello 149 nella Gerusalemme celeste.

    Frazione del pane, perché questo rito, tipico della cena ebraica, è stato utilizzato da Gesù quando benediceva e distribuiva il pane come capo della mensa, 150 soprattutto durante l'ultima Cena. 151 Da questo gesto i discepoli lo riconosceranno dopo la sua risurrezione, 152 e con tale espressione i primi cristiani designeranno le loro assemblee eucaristiche. 153 In tal modo intendono significare che tutti coloro che mangiano dell'unico pane spezzato, Cristo, entrano in comunione con lui e formano in lui un solo corpo. 154

    Assemblea eucaristica (Fb4H), in quanto l’Eucaristia viene celebrata nell’assemblea dei fedeli, espressione visibile della Chiesa. 155

    1330 Memoriale della passione e della risurrezione del Signore.

    Santo sacrificio, perché attualizza l’unico sacrificio di Cristo Salvatore e comprende anche l’offerta della Chiesa; o ancora santo sacrificio della Messa, « sacrificio di lode » (Eb 13,15), 156 sacrificio spirituale, 157 sacrificio puro 158 e santo, poiché porta a compimento e supera tutti i sacrifici dell’Antica Alleanza.

    Santa e divina liturgia, perché tutta la liturgia della Chiesa trova il suo centro e la sua più densa espressione nella celebrazione di questo sacramento; è nello stesso senso che lo si chiama pure celebrazione dei santi misteri. Si parla anche del Santissimo Sacramento, in quanto costituisce il sacramento dei sacramenti. Con questo nome si indicano le specie eucaristiche conservate nel tabernacolo.

    1331 Comunione, perché, mediante questo sacramento, ci uniamo a Cristo, il quale ci rende partecipi del suo Corpo e del suo Sangue per formare un solo corpo; 159 viene inoltre chiamato le cose sante (« J? ž(4″; sancta ») 160 – è il significato originale dell’espressione « comunione dei santi » di cui parla il Simbolo degli Apostoli –, pane degli angeli, pane del cielo, farmaco d’immortalità, 161 viatico…

    1332 Santa Messa, perché la liturgia, nella quale si è compiuto il mistero della salvezza, si conclude con l’invio dei fedeli (« missio ») affinché compiano la volontà di Dio nella loro vita quotidiana.

    1. Vanni

      La scaletta la fa il Catechismo della Chiesa Cattolica. Prima spiega cos’è il sacramento dell’eucarestia, poi come viene chiamato.

      1323 « Il nostro Salvatore nell’ultima Cena, la notte in cui veniva tradito, istituì il sacrificio eucaristico del suo Corpo e del suo Sangue, col quale perpetuare nei secoli, fino al suo ritorno, il sacrificio della croce, e per affidare così alla sua diletta Sposa, la Chiesa, il memoriale della sua morte e risurrezione: sacramento di pietà, segno di unità, vincolo di carità, convito pasquale, nel quale si riceve Cristo, l’anima viene ricolmata di grazia e viene dato il pegno della gloria futura

      1. Dove nuovamente viene riunito più di un concetto-simbolo-valore, che ritroviamo nei paragrafi seguenti, compreso quello da me citato.

        1. Vanni

          Gesù istituì il sacrificio eucaristico del suo Corpo e del suo Sangue. Quando? Durante l’ultima Cena. Mi pare che ci sia una gerarchia concettuale.

          Ma se non ti sembra me ne farò una ragione.

          1. Gerarchia concettuale che dovrebbe portare a…?

            A prima di B (ok), ma poi A meglio di B, A più importante di B per cui A può fare a meno di B (o C D È)… mi sfugge.

            Se poi vogliamo dire che B non avrebbe senso di esistere senza A d’accordo, ma neppure dire che A trova la sua pienezza senza B C D, visto che la Chiesa c’è li presenta uniti.

            Mi ricorda un po’ il discorso del corpo e delle membra…

            Ma si è fatto tardi. Buonanotte

  27. @admin
    Sai che rispetto le tue decisioni e mi ci adeguo. Quindi, se ritieni di dover prendere un provvedimento, prendilo e non ci sarà nessun risentimento da parte mia. Te lo dico perché mi sento in dovere di rivendicare esplicitamente i toni che ho usato e che userei di nuovo in circostanze simili. Cristo reagì durissimamente con i mercanti del Tempio che avevano profanato la Casa del Signore e qui siamo in una situazione anche peggiore: le Chiese trasformate in centri sociali, dove i “festeggianti” si arrogano il diritto di scegliere cosa è opportuno e cosa no; senza nessun supporto del Magistero o del CCC, ma sfruttando abilmente “indulti” e incapacità dei pastori di vigilare, per cui si è trasformato in ordinario ciò che non avrebbe dovuto esserlo. Cinghiali che hanno invaso la Vigna del Signore. I documenti magisteriali su come si dovrebbero fare le cose ci sono, ma ormai non contano più: correttamente l’articolo che avete riportato ricorda che il CVII su latino e gregoriano mise per iscritto certe cose, ma la stessa struttura dello stesso Concilio “non poteva non sollecitare” certe evoluzioni. Il punto è tutto lì: si scrisse blu con l’intenzione di lasciar fare rosso. Non solo per la musica, evidentemente.

    Io rimango orripilato se una discussione su questi punti finisce a tarallucci e vino: ripeto, guardo come reagì Cristo. “Lo zelo per la Tua casa mi divora”, dicono le Scritture. Questo è immensamente più importante di ogni buona battaglia pensiamo di compiere: sia contro le unioni civili, contro l’aborto, contro l’eutanasia contro tutte le cose disumane che cercano di imporci. Ormai le profanazioni delle chiese condotte dai pastori con l’avallo dei vescovi sono all’ordine del giorno (basta leggere LNBQ) e al massimo si trova gente sconcertata e addolorata che denuncia la cosa, casi sparuti peraltro, senza che nessuno reagisca. Lasciando perdere quelli che non capiscono neanche il problema, o addirittura approvano questo sfacelo, da discussioni come questa non traspare quasi per niente il dolore immenso che tutti dovrebbero provare in questa circostanza. Ci si infervora di più a discutere su arbitri o organizzazione del traffico. Se fossimo cattolici normali non staremmo a discutere su convegni, libri, articoli, incontri di preghiera, citazioni di santi, profluvi di parole, ma saremmo tutti in piazza prima di tutto a chiedere perdono a Dio in atto riparatorio e poi a chiedere urgentemente un’udienza al vescovo di turno perché rimedi la cosa.

    Sono tutte ingiurie al SS. Cuore di Gesù, che ci tireranno addosso un castigo, come profetizzato più volte dalla Beata Maria Vergine.

    PS Tornando a me, ti tolgo dall’imbarazzo di qualsiasi decisione nei miei confronti e mi autosospendo per un po’.

    1. Giusi

      Peccato Fabrizio perché scrivi cose molto interessanti. Io capisco perfettamente il tuo sdegno che è anche il mio ma non ci sono né fedeli, né preti, né vescovi per affrontare seriamente la questione. O meglio sono troppo pochi. Io credo di aver capito una cosa che in qualche modo mi ha dato un po’ di tranquillità. La situazione è talmente degenerata a tutti i livelli che non vi possono porre rimedio gli uomini. Questo non vuol dire che dobbiamo stare a guardare ma il male è talmente penetrato a tutti i livelli (e spesso lo si vuole far passare per bene) che solo Dio vi può porre rimedio. Ad es. tanto per dire l’ultima, ho appena letto che in una chiesa di Vicenza verrà presentato il libro: “Quando eravamo froci”. Secondo te ci saranno le orde barbariche di cattolici che andranno a protestare? Non credo proprio. Io conosco tanta gente che va a messa e che dice che pure i gay hanno diritto ad amarsi…

    2. Angelica

      Mi permetto di scrivere una cosa. Vi leggo sempre ma raramente commento. Ho seguito la discussione con Maria. Capisco il fervore con cui scrive, Fabrizio, ma non tutti siamo al punto in cui è lei in quanto fede, conoscenze, preparazione. Io, coetanea di Maria, ho sempre partecipato a liturgie con le stesse canzoni citate da lei e non mi sono mai posta il problema. Dobbiamo battagliare su certi temi cruciali che ha citato ma se qui, sul blog di Costanza, c’è chi ingenuamente espone il suo punto di vista che probabilmente è “fuori rotta”, non colpiamolo a colpi d’ascia, magari è più indicato spiegare. Con fervore ma non con spregio. La frase ” lasciando perdere quelli che non capiscono neanche il problema”, con quel tono che mi sembra fin disprezzo (ma è parola scritta quindi mi scuso dell’interpretazione se è errata), mi chiama in causa. Per anni non mi sono posta moltissimi problemi che invece ora vedo chiaramente. Quante questioni ancora non mi pongo, chissà di quante scorrettezze teologiche sono convinta! Mi prende uno sconforto ENORME. Prendersi certi pesci in faccia da persone più preparate, credenti, etc.. di me non so se mi fa più “avanzare” o “atterrare”.

      1. @Angelica, sottoscrivo.

        Ci sono tante persone di buona volontà che farebbero di buon grado dei passi avanti nella loro crescita spirituale o nella giusta sensibilità su temi che magari sottostimano senza colpa.

        Il come ci si pone è fondamentale nell’aiutare costoro (chi di noi è nato “già imparato”? Come si usava dire in una battuta sgrammaticata…), ma talvolta si arriva addirtittura (e mi discpiace Fabrizio che tu non te ne renda conto solo perché acceso di “zelo”) ad addittare chi è …vogliamo usare la parola “neofita”?, come fosse colpevole, complice volontario, del peggiore sfacelo…

        Le parole, soprattutto se scripta manent, hanno un peso e possono essere come pietre… se proprio vogliamo tirarle, cerchiamo almento di capire chi deve essere il bersaglio.

        1. Thelonious

          @Bariom:

          proprio, e infatti i grandi educatori, nella storia della Chiesa (vedi san Filippo Neri e san Giovanni Bosco, ad esempio) correggevano, eccome, ma sempre con dolcezza e paternità, non con durezza o tono sprezzante.
          Per questo sono sempre molto sospettoso quando sento questo tono da “duri e puri”, e frasi che sottindendono, nemmeno in modo tanto velato “noi abbiamo ragione e abbiamo capito, gli altri no”.

          Come se il problema fosse “avere ragione”. L’unico che ha ragione è Cristo: convertirsi non è un problema di etichetta religiosa, ma di convertire lo sguardo, perchè Cristo diventi nuovo principio di conoscenza e di azione. Da questo conseguirà anche un modo adeguato nello stare davanti al Corpo Vivo.

      2. Nicola

        Nelle parole di Fabrizio ho colto amarezza, asperità, sdegno, ma non disprezzo. Peraltro, secondo la mia interpretazione, la frase “lasciando perdere quelli che non capiscono neanche il problema” non designa nè un’attribuzione di colpa nè un giudizio a vario titolo negativo su costoro, quanto piuttosto la constatazione che siamo meno di quanti potremmo essere al fine di risolvere il problema. Mi pare che con il tuo bel commento – sono ammirevoli la delicatezza e l’umiltà che traspaiono – tu abbia posto una semplice domanda: qual è il problema? Vorrei provare a risponderti io e per farlo, partirei dalla conclusione dell’articolo: “I giovani cercavano di esprimere attraverso il sacro i loro gusti […] Le «messe beat» non furono solo canzonette”. L’arte (e la musica tale è) è uno strumento attraverso cui l’essere umano si esprime; esprimersi significa comunicare un messaggio al destinatario della rappresentazione artistica (es. il canto); il messaggio, che può manifestarsi attraverso le parole del canto o mediante le sensazioni che l’artista mira a suscitare con la musica, ha un significato valoriale.
        E già qui sorge un problema. Se le sensazioni finali che il compositore desidera comunicare non sono (divinamente) solennità, sacralità, mistero, ma (umanamente) allegria, brio, gaiezza, siamo dinanzi ad una scelta, quindi a un’esclusione: scegliendo l’allegria, si rinuncia al mistero. Vorrei che fosse chiara una cosa: non stiamo discutendo di gusti, ma di scelte, magari in buona fede, ma pur sempre di scelte si tratta. Il discorso non finisce qui, se finisse qui non si giustificherebbe tanto zelo nell’avversare queste scelte musicali. Il problema è più ampio e complesso.
        Siamo d’accordo, Angelica, che i nostri tempi siano difficili per la cristianità? L’Italia è uno dei Paesi con la più alta partecipazione di fedeli alla Messa domenicale (circa il 30%), ma nel resto d’Europa la situazione è ben peggiore, mi riferisco soprattutto ai Paesi protestanti, dove sono ridotti malissimo; perchè nelle terre di Martino Lutero i popoli stanno abbandonando la religione? Una risposta, a parer mio, è questa: le relative Chiese hanno seguito il mondo e non Dio. Non si sono fatti mancare niente: divorzio, aborto, vescove lesbiche e sposate, contraccezione, oltre alle storiche questioni.
        Guardando alle Chiese protestanti assistiamo ad una ribaltamento di prospettiva: l’uomo non deve più piacere a Dio, ma Dio deve piacere all’uomo. Da cosa nasce cosa, dalle eccezioni si riscrivono le regole. Con questo non intendo avversare il cambiamento in quanto tale, ma sottolineare che quando si va a toccare qualcosa che è stabile è necessario essere prudenti.
        Sostituire Dio legislatore con un Dio sentimentale costituisce una deriva pratica del problema (seguire il mondo anzichè Dio), ci si crede furbi parlando ai giovani di un Gesù allegro, amico e omettendo il Gesù legislatore – “Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama” (Gv 14, 21); oppure: “Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti” (Mt 5, 17). Ebbene, presentare, anche tramite la musica liturgica, il Cristianesimo come un’allegra spensieratezza, per me, oltre che non rappresentativo della verità, non è nemmeno efficace. Se c’è una cosa che non manca agli adolescenti è la spensieratezza, l’effervescenza, l’allegria, le feste (in senso mondano); quello che manca è il Sacro, il Mistero. Arrivo ad affermare che l’Occidente intero è ormai come un adolescente, impaurito per il futuro, dubbioso, edonista, sentimentale, trasgressivo, confuso. Per crescere abbiamo tutti bisogno di Dio, che è nel Sacro. E il Sacro non è solo austerità e timore, è anche gioia e sorriso perchè è affermazione di Dio.
        I canti che fanno festa (in senso mondano), di per sè, non hanno nulla di male; però il loro utilizzo liturgico, soprattutto se così ampio, a discapito di quelli tradizionali, non mi pare sia stato premiale: secondo l’Istat circa il 15% dei giovani tra i 15 e i 30 anni va a Messa settimanalmente, il 70% annualmente. Il sacro non è passato attraverso i giovani, ma il “giovanilismo” a discapito del sacro. Per ammiccare ai giovani – categoria peraltro spesso stereotipata – si è ceduto un po’ di senso del sacro, senza raggiungere l’obiettivo: che questi rimanessero nelle chiese.
        Certi repertori, come chiaro, destano le mie perplessità, ma se li considero in una più ampia prospettiva, come simbolo di un quadro più complesso, la perplessità diventa amarezza, disappunto, preoccupazione; sentimenti che comunque non devono essere esasperati e soprattutto non devono tradursi in un giudizio sulle persone (e qui, a scanso di equivoci, mi riferisco solo a me stesso).
        Saluti

        1. Angelica

          @Nicola grazie mille della risposta. Non avevo considerato la questione da questo punto di vista, probabilmente perché sono abituata ad un certo tipo di musica liturgica e l’ho sempre data per scontata. Trovo doveroso, ora, partecipare ad una liturgia con una musica più sacra, “tradizionale”, se non altro per cogliere meglio le differenze, anche se ho compreso l’ampiezza del discorso che non si limita a pure differenze musicali. Capisco che assistere alla desacralizzazione della Santa Messa susciti ” amarezza, disappunto e preoccupazione” e a questo punto mi ci unisco. Vedere che spesso si giochi al ribasso per compiacere i giovani suscita preoccupazione anche in me, anche se probabilmente a volte ci sguazzo in questo “ribasso”. Ho ancora qualche remora dettata dall’abitudine. Trovo alcune canzoni molto belle, con testi che ho nel cuore ma capisco che si tratta di sentimentalismo e che la questione sia ben più ampia di questa o quella canzone. Grazie mille per avermi dato da riflettere!

          1. Nicola

            @Angelica. Ti ringrazio io per aver considerato il mio intervento. Se si ha la consapevolezza che essere cristiani non è solo emozione, ma anche riverenza e devozione al Sacro, non c’è alcun motivo di avversare le canzoni. Perciò se hai nel cuore questa o quella canzone non è sentimentalismo, ma sentimento. Un sentimento buono, perchè buono è il contenuto delle canzoni (mi pare di capire che stiamo considerando comuni canzoni di Parrocchia). D’altra parte anche nel Vangelo c’è sentimento: amore, compassione, soavità, felicità, dolcezza… L’importante è non dimenticarsi del Sommo Sacrificio, della Passione, della regalità e divinità di Cristo, del Mistero, del peccato, del giudizio. Insomma: del Vangelo nella sua interezza. Ecco, se abbiamo ben presente questo, a parer mio, il problema della musica può anche passare in secondo piano. Comunque, a mero titolo esemplificativo della musica che ho qualificato “tradizionale” (non so se a torto o a ragione) mi permetto di segnalarti “Jesus bleibet meine Freude” (Bach) e “Ave Verum Corpus” (Mozart): musiche che dalle mie parti sono riservate a certe feste solenni e che, a parer mio, esprimono quella sacralità – la prima nella gioia, la seconda nel dolore – a cui tanto tengo.
            Saluti

  28. Antonio Spinola

    Cominciamo col dire che la trita e ritrita frase:
    «Chi canta, prega due volte»
    Sant’Agostino non l’ha mai detta ne scritta, sebbene subì fortemente il fascino dell’inno ambrosiano, della salmodia.
    Certo, il Vescovo d’Ippona s’interessò alla musica come filosofo e come teologo, scrisse “De Musica” (ma una “musica” che non è ciò che noi chiamiamo musica), e nelle Enarrationes parla del canto (sebbene “canto senza parole”) come del modo di esprimere l’inesprimibile.
    Ma poi, nelle Confessioni (X, 33, 50) ci avverte di un tremendo pericolo insito nel canto, affermando acutamente:
    “quando mi capita di sentirmi mosso più dal canto che dalle parole cantate, confesso di commettere un peccato da espiare, e allora preferirei non udir cantare”.
    Ecco, io direi che la grande preoccupazione che molti di noi avvertono per come viene usato da troppo tempo il canto nella liturgia, affondi le sue radici proprio nel pensiero di Sant’Agostino e nell’attenzione alle derive (nel migliore dei casi) di una subdola, affascinante idolatria melodica.

  29. Parliamo “terra-terra”, facile-facile ok ?

    Di chi ti fidi di più : del cameriere sbracato, con le macchie sul gilet, le unghia lunghe, magari sporche, insomma con l’aria molto trasandata….o del cameriere pulito, ordinato, sbarbato, attento, ecc ?
    Dove vai : ….. dal medico attento, che ti ascolta, umano, professionale, scrupoloso, che ti dice le cose come stanno….o vai da quello che mentre parli risponde al telefono, chatta con lo smatphone, ha l’aria distratta, ecc ?
    Chi ti ispira fiducia (in senso cristiano, di Fede insomma ), in chiesa : il fedele che entrando si genuflette (se c’è il Tabernacolo in vista), si fa un bel segno della croce, non parla con nessuno e si inginocchia a pregare in silenzio e raccolto…o ti ispira quello che entra in chiesa si segna “alla scordata” non si genuflette, non si inginocchia e come arriva comincia a parlare col vicino di banco ?

    ……cavolo, e meno male che l’avete sentito con le vostre orecchie Padre Emidio che l’ha detto che ci sono 2 tipi di Fede : la “Fede password” (occhio, è case-sensitive, se sbagli anche solo un maiuscolo/minuscolo NON si accede ! ) e la “fede lasagna” …o non avete capito cosa intendeva ?…che, ve lo devo spiegare io ? …andatevi a risentire la catechesi ! °_°

    E meno male che lo dice pure Costanza che al Signore “piace vincere con un piccolo esercito” !…insomma , che tipo di esercito è …: è l’armata Brancaleone o sono i 300 di Leonida ? chi siamo noi, con chi vogliamo stare, con Brancaleone o con Cristo ?

    Mah ! °_°

    una cosa che mi fa “svegliare” è sapere/ricordare che Dio, i tiepidi, li vomita (o gli fanno venire da vomitare) !

    E’ evidente pure nei blog, sulla stampa e pure quì (a volte) che ci sono 2 Chiese (non sto invocando uno scisma, ma è solo una constatazione), due modi di fare, di “vivere” il Vangelo ed “essere” Chiesa : ripeto, le profezie dei Santi sulle 2 Chiese si stanno avverando oppure il punto 675 del CCC, decidete voi.

    ….”ma Dio aveva altri progetti”……………. e in questo mi ritrovo con Giusi : la Chiesa è la Sposa di Cristo, la Chiesa E’ di Cristo… a questo punto, se i fedeli siamo diventati confusi, arraffoni e sbracaloni, se la vedrà Lui come fare.

    p.s. Massimo rispetto e affetto per chi come Fabrizio ( e tutti gli altri) hanno zelo e cura e rispetto della Casa del Signore.

    1. Mah…

      Mi domando dove qui si siano creati due fazioni, l’una con lo zelo per le cose sante e l’altra inneggiante allo sbracamento (con unghie sporche e quant’altro), al “fedele caciaroso” o peggio alla blasfemia.

      La questione poi della fiducia (anche nel senso della Fede), mi pare decisamente mal posta.
      In chi dovrei riporre la mia fiducia? In un altro peccatore come me? Pio o meno che appaia?
      Io che non mi fido neppure di me stesso?

      Fiducia rispetto cosa poi?

      Comunque Pierpaolo, padrone di riporla in chi ti pare a partire dagli atteggiamenti esteriori… ma si possono anchje prendere grandi cantonate.

      1. Thelonious

        Condivido quanto scritto da Bariom (ma probabilmente appartengo, secondo qualcuno, alla stessa “fazione”? quale, poi, non è dato di sapere).
        Quanto poi al tipo di esercito, a me sembra chge gli apostoli assomigliassero più all’armata Brancaleone che l’esercito di Leonida. Per questo non mi sento fuori posto neppure io, che sono il più scarso dell’armata.

        Chi crede di stare in piedi, guardi di non cadere.

        1. Mettiamola così, sì, ci sono 2 fazioni….

          quelli che fanno silenzio e stanno buoni e zitti “raccolti” nella sala d’attesa del dottore ma in chiesa (l’edificio) chiacchierano, chattano, si distraggono e si girano a dx e sx, ecc.

          e poi ci sono quelli che stanno buoni e zitti e “raccolti” in chiesa (l’edificio) perchè hanno compreso e capito che quel luogo è SACRO, lì c’è DIO, non nell’aria e nell’etere, ma nel Santissimo Sacramento e quella è la CASA di DIO……e la caciara e le chiacchierate se le fanno fuori sul sagrato o in canonica, oppure al bar o al venerdì sera al pub o al biliardo……è più chiaro così ?!

          Chiedo scusa, prendo esempio da Fabrizio e mi autosospendo anche io…perchè, come si dice, “una parola è poca e due sono troppe” e che nessuno si offenda, ok ? 😉

          1. E poi ci sono quelli che si autosospendono… 🤣🤣🤣 (dev’essere un virus)

            Comunque adesso mi paiono più chiare le fazioni che avevi in mente 😉

  30. ola

    In realta’le regole per la scelta dei canti ci sono gia’, basterebbe attenervicisi:
    https://comunicazionisociali.chiesacattolica.it/repertorio-nazionale-canti-per-la-liturgia/
    https://www.corocattedralealife.org/uploads/3/8/9/6/38962797/repertorioliturgico.pdf
    http://www.cantiliturgici.it/
    http://www.psallite.net/news.php?extend.360

    Con buona pace di chi pensa diversamente, in Musicam Sacram (1967) viene definito piuttosto chiaramente cosa possa considerarsi adatto a essere suonato in chiesa e cosa no.

    http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_instr_19670305_musicam-sacram_it.html

    Il tutto ribadito ancora una volta nel 2001 in Liturgiam Authenticam:
    http://www.chiesaecomunicazione.com/doc/istruzione-v_liturgiam-authenticam_2001.php

    Il blog Chiesa e Postconcilio ospita diversi articoli di Mattia Rossi, per chi ha piu’tempo da dedicare alla lettura.
    Ci si puo’rendere conto che gli abusi liturgico/musicali non sono purtroppo nati con il Concilio:
    http://chiesaepostconcilio.blogspot.com/2016/01/musica-sacra-indice-degli-articoli.html
    http://chiesaepostconcilio.blogspot.com/2013/09/mattia-rossi-chiesa-e-musica-sacra.html

    Ri-consiglio infine “Liturgia creativa” di don Riccardo Pane – in particolare la giustapposizione delle preghiere eucaristiche – per rendersi conto che la contrapposizione VO/NO e’a volte piu’politica che reale.
    https://www.edizionistudiodomenicano.it/Libro.php?id=735

  31. Pat61

    Stimo molto Fabrizio e leggo sempre molto volentieri i suoi interventi che mi insegnano tanto, anche se mi sembra abbia esagerato nei confronti di Maria. Sono d’accordissimo sull’intervento di Angelica che ringrazio vivamente e condivido ogni singola parola.
    E con quello successivo di Bariom.

  32. Luigi Saruggia

    Da un po’ di tempo sto approfondendo con letture varie i miracoli Eucaristici. Grazie anche alla mostra che il giovane Venerabile Acutis fece fare. http://www.miracolieucaristici.org/it/Liste/list.html
    Mi ha impressionato uno dei più recenti avvenuto durante una Messa in una chiesa di Buenos Aires. Gli studiosi che hanno analizzato l’Ostia hanno scoperto che si tratta di un cuore umano di un uomo che ha subito percosse e traumi con gruppo sanguigno AB come Lanciano , Sacra Sindone e altri. Da quando ho approfondito questo fatto svonvolgente la mia partecipazione alla Messa non è più come prima. Sapere che ci nutriamo del Cuore vivo e sofferente di Cristo nella Comunione mi ha portato a vivere la Messa con un atteggiamento di adorazione e stupore infinito.
    Di conseguenza credo che tutta la liturgia dovrebbe essere vissuta con un clima di silenzio e contemplazione. Canti in primis. A mio parere la Messa in V.O. era orientata verso questa dimensione contemplativa e adorante. Anche alcune Messe in N.O. lo sono, se fatte bene. Ma molte altre Messe fatte con canzoni “rock” sguaiate e degne di un concertone da primo maggio le trovo a questo punto dissacranti. Per non dire che oggi molti fedeli non si inginocchiato nemmeno alla Consacrazione…

  33. 🙄😕siamo distratti ……!!!!
    E inutile e controproducente discutere tra noi e litigare sulle “regole”.
    Il punto fermo resta il significato della “messa” e di chi si va a ricevere.
    Ed è il pastore che raduna le pecore…ed indica la strada!ma a volte sono distratti anche loro . I pastori.
    Vabbè direi che comunque è chiaro il disagio…rimettiamoci in marcia cercando di guardare prima a noi ed ai nostri errori.stop!

  34. Forum Coscienza Maschile

    Non credo ci sia da sorprendersi del ricorrere di queste dispute, sono questioni cruciali che stanno divenendo ineludibili. Cito il grande Mario Palmaro:

    In che cosa consista il senso della Tradizione è abbastanza semplice da definire: nella felicità di arrivare ultimi.Vi sono anche luoghi e persone in cui il sensus Traditionis è visibile solo impercettibilmente, ed è proprio qui che ci si deve chinare con più amore e con più attenzione. Senza giudicare con malanimo e senza spazientirsi perché quelle minime tracce di Tradizione sono magari mescolate a pensieri, parole e opere discutibili. Sapientemente curata, questa fonte della fede tornerà a zampillare anche là dove non lo si sarebbe mai sospettato, perché l’opera della Provvidenza è sempre più longanime di quella tra i migliori degli uomini.
    Per convertire un mondo che non adora servono persone che adorano, per parlare a un mondo che non si umilia servono persone che si umiliano, per correggere un mondo impenitente servono persone che facciano penitenza, per parlare a un mondo che non obbedisce servono persone che obbediscono, per attirare un mondo che rifiuta il sacrificio servono persone che soffrono.
    Il cattolicesimo è fatto così: i mali del prossimo si vincono, innanzitutto, vincendoli nella propria persona, offrendo il proprio corpo e la propria anima a Cristo come umile e docile mattone per la costruzione del Suo regno.

  35. Forum Coscienza Maschile

    Non c’è da sorprendersi per il ricorrere di queste dicussioni, sono questioni cruciali che stanno divenendo ineludibili. Come scrisse il grande Mario Palrmaro:

    Il lavoro per ricostruirne il senso comune nella quotidianità, il sensus Traditionis, e per ridarle splendore nella riflessione teologica e dottrinale sarà lungo e dovrà, soprattutto, essere paziente.
    Vi sono anche luoghi e persone in cui il sensus Traditionis è visibile solo impercettibilmente, ed è proprio qui che ci si deve chinare con più amore e con più attenzione. Senza giudicare con malanimo e senza spazientirsi perché quelle minime tracce di Tradizione sono magari mescolate a pensieri, parole e opere discutibili. Sapientemente curata, questa fonte della fede tornerà a zampillare anche là dove non lo si sarebbe mai sospettato, perché l’opera della Provvidenza è sempre più longanime di quella tra i migliori degli uomini.
    In che cosa consista il senso della Tradizione è abbastanza semplice da definire: nella felicità di arrivare ultimi.
    Il cattolicesimo, proprio perché non è un’invenzione umana, chiede molto di più: per convertire un mondo che non adora esige persone che adorano, per parlare a un mondo che non si umilia vuole persone che si umiliano, per correggere un mondo impenitente servono persone che facciano penitenza, per parlare a un mondo che non obbedisce servono persone che obbediscono, per attirare un mondo che rifiuta il sacrificio servono persone che soffrono. La litania, che potrebbe continuare per quante sono le ferite del cuore umano, non vale solo per convertire il mondo, ma anche quando si devono curare le ferite della Chiesa. Il cattolicesimo è fatto così: i mali del prossimo si vincono, innanzitutto, vincendoli nella propria persona, offrendo il proprio corpo e la propria anima a Cristo come umile e docile mattone per la costruzione del Suo regno.

  36. Vorrei portare anch’io la mia testimonianza: ho la stessa età di Maria, eppure ormai da tre anni frequento in modo quasi esclusivo la Santa Messa tridentina. I motivi sono molteplici, principalmente dottrinali e comunitari, tuttavia uno di questi è stato proprio rendermi conto di quanto siamo stati defraudati dall’eliminazione del canto gregoriano e dell’uso della lingua sacra della liturgia latina (cioè il latino). Si tratta di tesori preziosi, che mi hanno permesso di seguire la Santa Messa anche all’estero. Inoltre, non è vero che è difficile cantare il gregoriano, anche per chi, come me, non ha alcuna preparazione canora, che la Messa “in latino” si segue male o che sia una liturgia adatta solo ad anziani e nostalgici: nella chiesa dove frequento la Divina Liturgia, molti sono coloro che hanno meno di quarant’anni, e ci sono anche famiglie coi bambini.

    1. Thelonious

      @Antonio il medievale: grazie della tua testimonianza, che mi sembra preziosa, e che certamente fa capire la preziosità della tradizione liturgica anche a chi frequenta il NO.
      In effetti aver abbandonato il gregoriano è stata una grande perdita (lo dico da musicista), e capisco bene quanto una liturgia ben curata e un canto ordinato aiutino assai di più che una liturgia sciatta.
      Credo, però, che l’attenzione alla liturgia e alle cose sacre sia possibile (e doveroso) anche per il NO.
      Grazie !

      1. Antonio il medievale

        Prego; dovrebbe esserlo, purtroppo però il Novus Hordo nasce già come un’opera di rivoluzione e perde molto dell’ espressività propria della liturgia di rito romano. Chiariamoci: non sto parlando di validità della Messa (la quale è valida e lecita nella misura in cui a) è approvata dall’Autorità preposta, b) si verifica realmente la Transustanziazione, ma di espressività e di cura. Prova ne è che nel Novus Hordo si cerca di inventare continuamente nuove “espressioni di lode” che non fanno altro che martoriale la Divina Liturgia, dalle Messe “beat” a quelle rock, dai balletti e battimani fino all’uso di strumenti liturgici espressamente proibite dalle istruzioni dei santi pontefici (penso a, ma non solo, a chitarre, bonghi e pianole che non riproducono il registro dell’organo), mentre per chi partecipa alla Santa Messa tridentina è normale pregare col proprio corpo, con riverenze ed inchini di corpo, stando seduti o in piedi o in ginocchio, accostandosi processionalmente alla Santa Comunione (da ricevere rigorosamente in ginocchio e sulla lingua alla balaustra). Tutte cose che, purtroppo, sono state perse (o meglio, colpevolmente cancellate) da Bugnini nella sua rivoluzione liturgica.

  37. Prego; dovrebbe esserlo, purtroppo però il Novus Hordo nasce già come un’opera di rivoluzione e perde molto dell’ espressività propria della liturgia di rito romano. Chiariamoci: non sto parlando di validità della Messa (la quale è valida e lecita nella misura in cui a) è approvata dall’Autorità preposta, b) si verifica realmente la Transustanziazione, ma di espressività e di cura. Prova ne è che nel Novus Hordo si cerca di inventare continuamente nuove “espressioni di lode” che non fanno altro che martoriale la Divina Liturgia, dalle Messe “beat” a quelle rock, dai balletti e battimani fino all’uso di strumenti liturgici espressamente proibite dalle istruzioni dei santi pontefici (penso a, ma non solo, a chitarre, bonghi e pianole che non riproducono il registro dell’organo), mentre per chi partecipa alla Santa Messa tridentina è normale pregare col proprio corpo, con riverenze ed inchini di corpo, stando seduti o in piedi o in ginocchio, accostandosi processionalmente alla Santa Comunione (da ricevere rigorosamente in ginocchio e sulla lingua alla balaustra). Tutte cose che, purtroppo, sono state perse (o meglio, colpevolmente cancellate) da Bugnini nella sua rivoluzione liturgica.

  38. Forum Coscienza Maschile

    Vorrei aggiungere che la questione del rito non è una mera questione sul “sesso degli angeli”, estetica o di preferenza soggettiva. Come ci insegna il Vangelo dobbiamo considerare i frutti.
    Al VO assistono molte famiglie con bambini, quasi scomparse nelle parrocchie NO. E anche al di fuori della mia parrocchia, non conosco neppure una famiglia divorziata. I bambini anche molto piccoli, invece di fare baccano o sbadigliare assistono con devozione (i genitori li preparano alla Messa anche con libri a fumetti, molto belli e commoventi). Il S. Rosario in famiglia è la regola, Non parliamo poi delle vocazioni, che malgrado l’attuale esiguità numerica delle parrocchie VO, sono il 20% del totale. Quale prova migliore?

I commenti sono chiusi.