Tempo perso

di Costanza Miriano

Caro Gesù bambino,

come sai per Natale quest’anno ti ho chiesto il regalo della fedeltà alla preghiera, e siccome siamo ancora a Natale, in tutta l’ottava, continuo a chiedertelo, perché più ci penso e più mi sembra il regalo giusto. Per quanto il 31 dicembre per noi cristiani significhi poco, è sempre comunque un tempo in cui ci si ferma a guardare un po’ indietro, e anche avanti, e se peso quello che ho fatto, e progetto quello che vorrei ancora fare, mi rendo conto che tutto quello che non ho dato via, l’ho perso.

Il tempo che ho tenuto per me, per la mia soddisfazione personale, perso. Le volte che ho avuto ragione e sono riuscita a dimostrarlo: brava, complimentoni. Ma tempo perso, perché non ho amato chi mi stava davanti. Le volte in cui ho fatto vedere a me stessa e agli altri quanto ero brava: tempo perso, perché Dio vuole solo che ci fidiamo del suo amore, non che ci illudiamo di averne diritto per merito. Le volte in cui ho perso la pazienza, ho perso. I soldi che ho speso per me, persi. I miei progetti realizzati per me, occasioni di amare perse. Le volte in cui mi sono presa il posto più comodo, la fetta più buona, la prima fila: occasioni perse di fare spazio a qualcun altro, di amare di più, di mettere qualcosa da parte nel conto che abbiamo in cielo. I sorrisi non fatti, i perdono non chiesti, le offese non dimenticate, le volte in cui mi sono girata dall’altra parte: tutto tempo perso di questo 2018. Sarà che sto invecchiando, e, bene che vada, so che ho vissuto più di metà della mia vita (ma magari l’embolo che mi farà morire è già partito), sarà per questo ma ho fretta di perdere tutto quello che mi appesantisce, e cioè tutto l’amore per me stessa. Tutto non esageriamo, è un obiettivo ambizioso. Diciamo che già sarebbe bello perdere un pezzetto di vita, per darne di più agli altri. Ho fretta di imparare a volere bene seriamente. E’ per questo che ho chiesto il regalo della preghiera seria, perché si ama solo di ginocchio: noi non siamo capaci di amare, e più credo di andare avanti nella vita spirituale (immagino di essere un passo avanti rispetto a dieci anni fa, oggi, forse, spero) più ne sono certa.

La preghiera che mi sale dal cuore più spontaneamente, in questo momento, è solo questa: “Signore Gesù Cristo, figlio del Dio vivente, abbi pietà di me peccatrice”. Abbi pietà del mio egoismo, e scorticamene un po’. Abbi pietà della mia presunzione, e ricordami quanto sono niente, quanto la mia fedeltà è legata a un soffio di vento, quanto tutto quello che ho capito lo devo ad altri, quanto nulla di quello che ho me lo sono guadagnato, non certo più di chi non ha avuto le stesse cose.

Ecco, a proposito, grazie di tutti quelli che mi hai dato, della bontà di mio marito, della meraviglia che sono i nostri figli, ognuno unico al mondo, di tutto l’affetto dei confratelli e consorelle che camminano con noi verso di te.

 

69 pensieri su “Tempo perso

  1. 61angeloextralarge

    Carissima Costanza, sono una consorella un po’ “scomparsa” ma ci sono nel cammino insieme, nell’affetto. Vi voglio bene e prego per te e family. e nella preghiera. Buon anno a voi e a tutti gli “amici” del blog… a tutta la compagnia dell’Agnello! Smack!

  2. Frankalda

    Caro Gesù Bambino, il 2018 lo consegno a Te e per il 2019 aiutami a non essere sommerso dalla mia pattumiera.
    Cara Costanza, grazie e buon 2019 stretta stretta al Sacro Cuore di Gesù ed al Cuore Immacolato di Maria.

  3. domenico

    carassima, si “tempo perso” non credo se questo ci ha portati a riconoscerlo come tale., è stato sempre un tempo di grazia! ti auguro e mi auguro un anno nuovo di pazienza con noi stessi, e i nostri limiti. tanto così Lui ci ama. Domenico tc.i i a

  4. Romina Regini

    Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di noi, peccatori. Grazie per tutta quella grazia che ci hai donato fino ad oggi, perdonaci se non l’abbiamo accolta doverosamente. Io ti chiedo per tutti: fa che non ti abbandoniamo. Gloria e lode a te Signore Gesù! Amen Alleluja E gioia sia

  5. Davide Giuseppe

    Grazie per questo ritratto in cui a specchio mi ci hai fatto rivedere, di limite sì, di profondità anche, e di questa infinita voglia di umiltà, chiesta in grazia a nostro Signore Gesù Cristo Risorto e vivo in mezzo a noi, unico in grado di dare senso pieno alla nostra esistenza e a quella del mondo intero.
    Maria Ss ci aiuti in questo cammino e ci preservi da ogni disperazione.
    Grazie Costanza della tua riflessione.

  6. Renato Scuterini

    CARA COSTANZA, LE TUE PAROLE MI TOCCANO MOLTO DA VICINO PERCHE’ ANCH’IO MI RENDO CONTO DI AVERE PERSO MOLTO TEMPO NELLA MIA VITA, MOLTO PIU’ DI TE (DATO CHE HO 66 ANNI) E SOLO DA ALCUNI ANNI HO CAPITO CIO’ CHE CONTA E MI STO SFORZANDO DI RECUPERARE IL TEMPO PERDUTO. CHE COSA STO FACENDO? DO IN BENEFICENZA 1/7 DELLA MIA PENSIONE (MIO UNICO REDDITO), SONO VOLONTARIO DELLA CARITAS E DI MEDICI SENZA FRONTIERE, COLLABORO CON LA PARROCCHIA, PREGO MOLTO. EPPURE PENSO CHE LA MIA FEDE SIA TROPPO TIEPIDA. C’E’ UNA TUA FRASE CHE MI COLPISCE PARTICOLARMENTE “NOI NON SIAMO CAPACI DI AMARE”. IO FACCIO TUTTO QUELLO CHE POSSO PER IL MIO PROSSIMO, MA NON LO AMO. HO COMPASSIONE DELLE PERSONE POVERE, MALATE O IN CONDIZIONI DISAGIATE E SENTO IL DOVERE DI AIUTARLE, MA NON RIESCO AD AMARLE. L’AMORE E’ UN SENTIMENTO CHE NASCE SPONTANEAMENTE E IO NON LO SENTO. MI SONO TOTALMENTE AFFIDATO ALLA VOLONTA’ DI DIO E SONO PRONTO AD ACCETTARE SENZA LAMENTARMI QUALUNQUE SORTE DECIDERA’ PER ME, LO PREGO DI CONTINUO, MA NON RIESCO AD AMARLO COME LUI MI AMA, COME AMA TUTTI NOI, DI UN AMORE COSI’ GRANDE, INFINITO. COSA MI CONSIGLI DI FARE? GRAZIE. RENATO SCUTERINI

    1. Valeria

      Signor Renato, le sue parole mi hanno fatto venire in mente una frase sentita qualche tempo fa: “Le persone che si preoccupano di amare poco il Signore, sono quelle che lo amano di più”.

      È il desiderio di amarLo di più che scava in noi quel vuoto che Dio vuole riempire.

    2. @Renato, a parte consigliarle di NON scrivere tutto in stampatello (oltre che di difficile lettura sul web equivale a pronunziare frasi GRIDANDO…), ciò che posso dirle di più spirituale è di chiedere a Dio di darle un cuore capace di amare, giacché di un amore vero, profondo, sincero, disposto a dare la propria vita per l’Altro, siamo del tutto incapaci…

      Averne coscienza e ammetterlo come lei fa, è già un bel punto di partenza.

      1. Renato, di tutte le cose che ha scritto la cosa più seria è certamente non amare Dio come si dovrebbe: perché poi tutto il “fare” dovrebbe scaturire naturalmente da quel modo di essere. Ma non creda affatto di essere l’unico con questo problema. Per esempio è il mio più grande cruccio da un po’ di anni a questa parte. La reazione più ovvia è buttarsi a fare sempre di più, come per compensare. Leggo sotto che Marina ha parlato di “eresia del fare”: magari non è sempre un’eresia, almeno entro certi termini (in certi casi lo diventa davvero), ma è veramente un sintomo di un problema che non si sta affrontando dalla parte giusta. È un po’ come quando uno zoppica dal piede destro, perché c’è un problema di postura, e pensa di compensare spostando il peso del corpo sul sinistro: in questo modo, però, non risolve il problema che è alla radice di tutto e anzi corre il rischio di aggravarlo. Alla fine poi succede quello che stiamo dicendo, e che ci ha descritto Costanza: sentiamo con sofferenza che tutto quello che facciamo è un affannarsi inutile, un girare a vuoto, tempo perso appunto.

        In realtà non è che “fare” le cose buona sia sbagliato… Bisogna solo ritrovare il giusto equilibrio. Ora mi piacerebbe poterle scrivere come si fa a risolvere la questione, ma non lo so. Però penso che una cosa necessaria è cercare ogni tanto di staccare, isolarsi e dedicare più tempo alla preghiera e alla contemplazione, senza preoccuparsi delle cose terrene, neanche di quelle buone. Penso che possa essere utile andare a passare un po’ di tempo in monastero (eh… in un buon monastero, e qui sorgono un po’ di problemi) dove si imparino, anche un po’ per imitazione, quelle buone pratiche.

        Comunque, il rendersi conto del problema – e lei se ne rende conto, perché lo sta scrivendo – è già cosa molto buona, perché Cristo vede che la sua volontà di migliorarsi. Ci si salva per volontà, prima di tutto (“si salva chi vuole”, dice Costanza). Questa volontà è il desiderio di Dio. Se, come lei ha scritto, desidera affidarsi a Lui, cerca di essere pronti ad accettare senza lamentarci la Sua volontà, è sulla strada giusta. L’insofferenza che patiamo perché non ci sentiamo a posto possiamo offrirla insieme alle altre sofferenze. E poi ci penserà Lui ad aiutarci. D’altronde dice Sant’Agostino che l’uomo rimane inquieto finché non riposa in Cristo, e questo accade solo alla fine della vita. Quindi… offriamo la nostra sofferenza senza farne però un tormento (in cui Satana potrebbe scavare), perseveriamo e teniamo duro con la preghiera.

        1. Sottoscrivo il commento di Fabrizio.

          Aggiungo telegraficamente che è certamente un grosso punto di arrivo il giusto equilibrio tra “ora et labora” specialmente se si ha una vocazione prettamente laica, nella quale è quasi certo che il tempo dedicato alla preghiera e all’ascolto è sempre temo, deficitario.

          Importante è quindi che affianco ad una sana abitudine di preghiera quotidiana a cui fissare un preciso spazio, non manchi un tempo più lungo e intenso nei passaggi e nelle decisioni importanti della nostra vita (valido il suggerimento del buon monastero ogni tanto…)

          Anche durante il fare ricordiamoci il noto episodio di Marta e Maria e comunque non lasciamoci ma abbattere da scrupoli che ci avvelenino l’animo, che sono per lo più terreno di gioco di Satana.

    3. Carla

      Caro Renato, ti capisco perché “sento “anch’io poco a livello emozionale., ma credo che sia anche legato all’età, che riduce le emozioni ad uno stato di quiete del cuore…
      non ti angustiare troppo e abbandonati alla volontà di Dio che credo, nel caso delle persone anzianotte, sia davvero pregare…
      dal momento che hanno più tempo…
      Anche per i giovani e in vece loro, che devono correre molto e spessso si alienano!
      Buon anno, coraggio!

    4. Jo

      In aggiunta alle risposte di Fabrizio Giudici e Bariom, che mi sembra colgano il punto, ti consiglio la lettura de “Il senso della caritativa” di don Luigi Giussani. La “caritativa” è l’attività di volontariato (inizialmente si svolgeva tra i bambini della Bassa) che questo sacerdote proponeva ai giovani, innanzitutto come strumento educativo per loro stessi, oltre che per andare incontro al bisogno degli altri. È un testo breve e denso, più una raccolta di spunti che non un libro vero e proprio. Si trova anche online:
      https://it.clonline.org/cm-files/2018/07/02/ilsensocaritativa2018web2.pdf

    5. Costanza Miriano

      caro Renato, secondo me sei molto più avanti di me nel cammino! Grazie perché quello che dici mi invita alla conversione.

    6. Francesco Paolo Vatti

      Signor Scuterini,

      Bellissimo il suo commento; mi permetto, però, di dissentire su un punto: non sono d’accordo che l’amore sia un sentimento spontaneo.

      1. Bellissimo il suo commento; mi permetto, però, di dissentire su un punto: non sono d’accordo che l’amore sia un sentimento spontaneo.

        È vero. Però credo che il sig. Scuterini intendesse dire che non è una cosa che si materializza “a comando”, solo per la forza di volontà. Riprendendo il contesto del post, uno può volere rispettare la Legge, può volere andare a Messa, può volere la salvezza eterna, può volere fare opere di carità, eccetera: poi, può agire in modo concorde al proprio volere e attuare tutte quelle cose (la salvezza eterna, può sperarla). Ma non basta volere amare una persona o Dio per poi bruciare, che è l’essenza dell’amore. Ora, lei sta dicendo giustamente che tutte queste cose non vengono da noi, ma dallo Spirito Santo e noi assecondiamo i Suoi impulsi. Ma mentre le prime cose, come ho scritto, possono materializzarsi in conseguenza della nostra volontà, per l’amore non basta. E un può desiderare di bruciare per Dio e per gli altri, sapendo che è una cosa che deve venire dall’Alto; ma poi non la sente arrivare, e si chiede se ci sia qualcosa che non va. Credo che sia questo il senso di quelle domande.

        PS Mi è venuto in mente or ora che nella Filotea di San Francesco si Sales c’è un capitolo “Le aridità e le sterilità dello Spirito”. Non l’avevo mai letto (non l’ho letta tutta, quest’opera). Ora l’ho guardato velocemente, bisognerebbe ritornarci con calma, ma accanto a cose che sono state già scritte, ovvero l’invito alla pazienza e a non disperare, ci sono certe cose apparentemente sorprendenti:


        Molti, specialmente le donne, cadono nel grave errore di credere che il servizio che noi rendiamo a Dio senza piacere, senza tenerezza di cuore e senza sentimento, sia meno gradito alla Maestà divina; al contrario, le nostre azioni sono come le rose che, quando sono fresche, sono più belle, quando invece sono secche emanano un profumo più acuto: lo stesso avviene per le nostre opere; quelle fatte con tenerezza di cuore piacciono più a noi, dico a noi, perché noi guardiamo soltanto il nostro piacere; quelle invece compiute con aridità e sterilità, sono più profumate e hanno più valore davanti a Dio. Sì, cara Filotea, in tempo di aridità, la volontà ci trascina al servizio di Dio quasi per forza, e per conseguenza, deve essere più vigorosa e costante che in tempo di tenerezze.

        Non vale gran che servire un principe in tempo di pace, negli agi della corte; ma servirlo nella durezza della guerra, in mezzo ai torbidi e alle persecuzioni, è un vero segno di costanza e di fedeltà.

        La Beata Angela da Foligno dice che “l’orazione più gradita a Dio è quella che si fa per forza e costrizione”, ossia quella che facciamo, non per il piacere che vi troviamo, o perché vi siamo portati, ma soltanto per piacere a Dio; ed è la nostra volontà che ci trascina quasi a forza, facendo violenza alle aridità e alle ripugnanze che vi si oppongono,

        Dico la stessa cosa per ogni sorta di buone opere, perché più noi proviamo contrarietà a compierle, sia quelle interiori che quelle esteriori, più godono del favore e della stima di Dio. Nelle virtù, minore è l’interesse da parte nostra e più vi splende in tutta la sua purezza l’amore di Dio. Facilmente il bambino bacia la mamma che gli regala lo zuccherino, ma se la bacia dopo che gli ha dato assenzio o fiele, allora sì che è segno che le vuole veramente molto bene!

        1. Un concordare con il passo:

          Matteo 5,46
          «Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani?»

          E ancor più concretamente:
          Luca 6,33-34

          «E se fate del bene a coloro che vi fanno del bene, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso.
          E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, che merito ne avrete? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto.»

          1. L’amore poi è un sentimento “spontaneo”…

            Si potrebbe anche dire di si, perché l’amore umano (impronta della stessa essenza di Dio) si ritrova in ogni Uomo proprio perché da Dio ogni Uomo è creato… (anche nel più distorto degli uomini, una qualche forma di amore si trova).

            Ma l’amore per Dio e l’amore per l’Altro, che si concretizza nella completa rinuncia di sé, sino all’amore al nemico, no, questo non è per nulla “spontaneo”.

          2. Sì, però mi pare che il passo evangelico è ancora più avanti: perché si presume che, per l’appunto, Cristo ci insegni quei nemici vadano amati dal profondo del cuore. Mentre invece, nel caso di cui stiamo parlando, magari riesci a non odiarli, riesci anche ad augurarti per loro il bene, e anche a compierlo, ma non senti un amore positivo per loro. Insomma: se mi fai pensare a certi grandissimi delinquenti del passato e del presente, riesco a non odiarli; quando sento che qualcuno di loro è morto, recito anche un RIP, e non per pura formalità; lo faccio perché so che Dio me lo chiede e che Dio lo vuole, dunque adeguo la mia volontà; ma non mi sento certo di amarli positivamente (un grande santo invece ci riuscirebbe, in perfetta imitazione di Cristo). Questo limite lo percepisco come una mia mancanza. Ma, mi pare, la Filotea dice che questa volontà è già molto gradita e varrebbe più di quanto non pensassi.

              1. Francesco Paolo Vatti

                @Fabrizio e Bariom

                Sì, capisco ciò che intendete. Ma credo che non si possa pensare che l’unico modo di amare gli altri sia di sentire un naturale trasporto verso di loro. Amare i miei nemici, per me, vuol dire che comincio a cercare di non odiarli; poi cerco di passare alla preghiera per loro (mi pare molto bello questo, Fabrizio), poi devo arrivare a preoccuparmi del loro bene. A tutto questo mi posso educare (e direi che devo farlo; che poi lo faccia davvero, è un altro paio di maniche…). A questo punto (ma solo a questo punto) potrò, se Dio vorrà, sentire qualcosa sorgere spontaneo da dentro di me.
                Ma, per quello che riguarda il sentimento spontaneo, mi viene in mente quello che dice un mio amico poeta (Rondoni): “L’amore è un sentimento? Andatelo un po’ a dire alla mamma che si sveglia per la quinta volta di notte al pianto del figlio neonato!”. Se si va sul sentimento, credo che ci siano momenti in cui non lo sentiamo neppure per i nostri figli più piccoli, per il bene dei quali ci affatichiamo giorno e notte….
                Non so se sono riuscito a spiegarmi….

                1. Non so se sono riuscito a spiegarmi….

                  Sì. Infatti la parola “sentimento”, così come pure “emozione”, non è adeguata. Anzi, si tratta di due cose che possono essere seriamente dannose in questo campo. Io devo ancora rileggermi con calma (purtroppo ora sto rientrando nelle questioni lavorative e non ho tempo) il passaggio della Filotea che ho citato ieri, ma ho trovato illuminante quel “per il piacere che vi troviamo”, che fa riflettere su come la ricerca del perfetto corredo di “emozioni” anche nel rapporto con Dio possa essere, con tutta la buona fede del mondo, una ricerca di soddisfazione personale, un compiacimento dei sensi.

  7. Francesca andolfato

    Renato scuterini il Signore ti ama come sei . Ha dato la vita per te. Non è un sentimento che si prova o si capisce . E un mistero da accettare nella fede. Sta in pace. Francesca

    1. @Marina, attenta anche all’idea che Gesù abbia bisogno di qualcosa da noi (“consolato” poi è da comprendersi, molto, molto bene).
      Siamo noi che abbiamo bisogno di tutto da Lui…

  8. Gabriella

    Grazie Costanza e buon anno anche a te.
    Quest’anno che si chiude ha visto me e mio marito in serie difficoltà ( la malattia della mamma, il lavoro …) ma la grazia del matrimonio, la comunione che ci ha regalato il nostro Papà , l’amore, l’aiutarci reciproco senza giudicarci mai, questo è l’augurio più grande che posso fare a te e a tutti i lettori.
    Che il 2019 sia un anno non senza difficoltà, prove e sofferenze ma tutte queste cose insieme alla luce di Cristo che ha affrontato e visto tutto prima di me! Buon anno pieno di fede a tutti!!!!

  9. Gabriella

    E la preghiera individuale e di coppia e con i figli ha permesso questa intima consapevolezza: Dio sa cosa vivo, come sto quindi mi aiuterà e così è stato, non ci ha mai lasciati soli né nella disperazione, Lui c’è!!! E ci sarà ancora. Basta aprire il cuore, l’Apocalisse dice ” ecco , sono alla porta e busso” apriamo la porta del cuore e vivremo un incontro vero , bellissimo e concreto !!!
    A presto

  10. Paolo Emilio

    ciao Renato,
    come fai a dare una cosa che non hai?
    Ti suggerisco di chiedere al Signore di INONDARTI del Suo amore, solo dopo, ripieno fino all’orlo, quello che esce, che trabocca, sarà il vero amore per gli altri, cioè l’Amore che Dio ha prima messo in te.
    Felice 2019!
    Paolo Emilio

  11. Pingback: Tutto quello che non ho donato l’ho perso

  12. Renatino

    ….tempo perso, perché Dio vuole solo che ci fidiamo del suo amore, non che ci illudiamo di averne diritto per merito. …

    Rustaveli, mistico orientale, asseriva che “solo quello che doni e’ veramente tuo, mentre quello che hai e’ perduto”.
    Donare, essere caritatevoli, lo spendersi per il prossimo sono dunque valori ed un sentire comuni all’intera umanita’, ma vorrei ricordare che Gesu’ alle nozze di Cana quando non vi fu’ piu’ vino, si adopero’ come sappiamo affinche’ il banchetto nuziale si prolungasse e continuasse in allegria.
    Gesu’ vuole innanzitutto che ognuno sia felice e questa felicita’, a mio avviso, si estrinseca anche svolgendo attivita’ ludiche e riservandosi uno spazio esclusivo che permetta il ristoro dei sensi e della mente. Cio’ non e’ una mera perdita di tempo, disimpegno o una mancanza di carita’ verso il prossimo, ma e’ da intendersi come una cura amorevole verso noi stessi. Vien da se’ che chi sta bene si spendera’ poi assai meglio per il prossimo.

    1. @Renatino, si certo, forse Gesù non ha voluto che la festa andasse rovinata, ma permettimi, mi pare un lettura un po’ superficiale di quell’episodio, dove poi l’intervento di Maria fu determinante…

      Così come spingersi alla esaltazione di “attività ludiche” o “ristoro dei sensi”…
      Mi pare che il mondo sia pieno zeppo di proposte di attività ludiche e di ristoro dei sensi, ma tutto questo “spendersi per il prossimo perché si sta bene”, dov’è?

      Al contrario ci sono taluni (per lo più santi o ben incamminati su quella strada) che non tengono per sé neppure un minuto e si spendono completamente per gli altri, senza per questo apparire persone “frustrate”…

      D’altronde “…chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.”

      1. La lettura di quell’episodio da te giudicata superficiale, è quella offerta dai migliori esegeti, tra i quali si può annoverare Papa Giovanni XXIII, (fonte: articolo de “Il Timone.org”).

        Riguardo al resto, tutto sta nelle proporzioni: ricavare uno spazio esclusivo nel prendersi cura del “tempio dimora della nostra anima” è doveroso e, oltretutto, manifestazione di rispetto verso il Creatore.

  13. Pat61

    Buon anno a te carissima Costanza, alla tua famiglia e a tutti gli amici del blog.
    Mi associo a ciò che dice Angela.
    Anche io non commento mai o quasi ma per me sei e siete molto importanti e vi seguo sempre molto molto volentieri.
    Anzi sento proprio la vostra mancanza quando è un po che non pubblichi qualcosa o commentatori come ad es. Bariom o Fabrizio non scrivono.
    Non è una critica perché nella vita il Signore ci chiama a fare altro oltre al blog….
    Grazie.

  14. Luciana Mercadante

    Cara Costanza, ti seguo con affetto anche se è la prima volta che scrivo su questo blog. Ho trovato e comprato il tuo ultimo libro! Libreria al Policlinico Gemelli. Ho iniziato a leggerlo ….Ti farò sapere. I miei più cari auguri di Buone Feste a tutti! Luciana

  15. germana

    Che bel post,
    cara Costanza ci hai indicato una semplice via per la santità!
    Aggiungerei che è tempo perso pregare per sé stessi invece che per gli altri

  16. ROBERTO

    Amare il prossimo,cosa assai complicata.Alcune volte la nostra consorte diventa la nostra nemica altre volte il nostro angelo.Un angelo è facile ad amare ma la nostra nemica .No!.Eppure dobbiamo amare i nostri nemici e pregare per loro.Per amare bisogna capire la verità del prossimo.Aiutiamo coloro che ci sono vicini tutti i giorni,in ogni momento eppoi…….il prossimo.

    1. “Per amare bisogna capire la verità del prossimo.”

      Vedo una luce in questa affermazione, un qualcosa che può aiutarmi….me lo spieghi cosa intendi ? Puoi chiarire ?

      ……il problema non è tanto capire o non capire cosa abita nel cuore di mia moglie : il problema, quasi un dramma, è capire/scoprire che nel suo cuore non abita – non fraintendere – non abita la sete di Dio.

      Ammesso e accettato che sia stato scelto proprio io , dall’eternità, di avere il compito e la missione di “portare Dio” – concedetemi, è solo per capirci – a mia moglie….per me rimane sempre e comunque un’ “anomalia”, un matrimonio anomalo, monco : perchè gli sposi cattolici, come vuole Dio, la Fede e il Sacramento, SONO già “arrivati” in Dio, hanno GIA’ costruito l’edificio spirituale durante il fidanzamento….ovvero, il Matrimonio diventa poi un sovrabbondare di amore e Grazia e NON una ricerca/cominciamo a cercare amore e Gazia…..

      insomma…..se mia moglie vive come “peso” il rapporto con il Signore – praticamente forse non c’è mai stato – allora vivrà come “peso” anche il rapporto con me, che sono attaccato alle suole dei sandali del Signore.

      Insomma….quando mi dici “capire la verità del mio prossimo”…che devo capire ? …..devo capire che devo annunciargli io la verità ? …che devo sfrondare io i suoi dubbi ? che devo fare un lavoro meramente psicologico/analitico ?

      Io il gatto lo so che vuole giocare, le coccole, da mangiare, e a voltre essere lasciato in pace…….ma noi NON siamo gatti ! …se mia moglie non cerca il Signore, come mai potrà accettare e volere le cose che le do io, che partono, dritto o storto, dalla mia sete del Signore ?

      1. @Pierpaolo e se il Signore ti avesse scelto semplicemente perché tua moglie veda in te (VEDA non ascolti da te quel che già le avrai detto tante volte) quello che lei oggi non ha (ammesso non lo abbia)?

        Veda che è desiderabile e bello, veda che è da lì che nasce il tuo amore per lei, veda che il tuo amore è incrollabile, immutabile, generoso e gratuito, che tu saresti disposto a dare la tua vita per lei anche qualora lei ti fosse nemica o ti tradisse, e propio perché ti conosce, dicesse a se stessa: “questo non può venire da mio marito… forse viene proprio da quel Dio di cui tanto mi ha parlato e a cui è fedele.”
        Lascia perdere il “lavoro psicologico/analitico”.

        Vedere la “verità dell’altro”… perché tua moglie vive come un peso la tua fedeltà al Signore?

        Scusa se sono così diretto, ma mi pare tu abbia un po’ di confusione su cosa sia il Sacramento del Marimonio, cosa comporti nella vità spirituale e concreta…
        I Fidanzati poi Sposi sono “arrivati”, dove?!

        Avranno certo raggiunto un tappa importante del loro cammino di conversione di singoli poi copia (una carne sola dice la Scrittura), ma “arrivati”?
        Hanno posto Cristo come pietra angolare della loro “casa”? Bene ottimo, ma il “lavoro” non è di certo terminato… già c’è il combattimento per rimanere fedeli a tutto ciò che l’essere Sposi in Cristo comporta eppoi ci sono le situazioni nuove, le prove, le croci, gli attacchi del Demonio (oltre a tantissime gioie ovviamente e la Grazia e l’aiuto che viene da Dio).

        E se uno solo dei due si trova “a tirare la carretta”? Ammettiamo anche dal piunto di vista spirituale?

        Facciamo un esempio più “terrreno”… Se tua moglie si ammalasse di una grava malattia? Se fosse paralizzata? Perché il peccato, la crisi, il rifiuto, il tradimento, sono come grave malattia, come essere colpiti da un ictus… Tu che faresti? La abbandoneresti in un letto o su una carrozzina? Non credo proprio.

        Mai pensato che quella che hai oggi, come è oggi, sia la moglie migliore per te in assoluto.
        Quella che il Signore, ha pensato per te, anche con i suoi dubbi o crisi, perché è il meglio per la tua conversione?
        Ti dico sinceramente perché lo ripeto sempre a me stesso: “non presumere troppo della tua Fede, non pensare che tu sia migliore di tua moglie in questo, non pensare che la devi convertire… pensa a convertirti tu.” (e il resto di verrà dato in abbondanza e a tempo debito, aggiungerei).

        Scusa la mia franchezza, ma hai posto delle domande e esternato dei dubbi… questo sentivo di dirti.

        1. Grazie Bariom, capisco la tua franchezza alla “crudaiola” , la accetto, anzi, la desidero…perchè quì stiamo parlando di cose reali, di vita vera.
          Accetto, anzi , accolgo la tua risposta e la condivido in pieno !

          Il problema è che – siamo “freschi” di Natale – il mondo ha RIFIUTATO la Luce !

          Perchè dovrei fare l’ipocrita e il “buonista” dicendo “Sì, dritto o storto, alla fin fine, mia moglie è una brava moglie”…..nessuno lo mette in dubbio…ma anche gli atei sono “per bene”, anche gli atei costruiscono ospedali e scuole e fanno laute donazioni …insomma , COSA ci differenzia essere cristiani dall’essere filantropi ?!? E’ professare Cristo ! …se mia moglie non professa Cristo, nella Sua Chiesa, ergo, mia moglie rifiuta Cristo e/o il Salvatore le è del tutto indifferente.

          Se mia moglie è una brava persona (non uccide e non ruba), non vuol dire che è una brava moglie CRISTIANA ! ….. che significa tutti e gli altri 8 Comandamenti, più la sequela del Vangelo e la vita spirituale e CONDIVIDERE con lo Sposo la FEDE !

          Una sposa NON è una “compagna di vita”, NO ! No ! NO ……una convivente è una “compagna di vita” ……..Una Sposa/Sposo in Cristo è un compagno di Fede !
          Gli sposi del sacramento cattolico, SONO già in Cristo, vogliono vivere il loro amore in Cristo e professarlo e amarlo e seguirlo, nelle mura domestiche e pubblicamente…ecco cosa sono gli Sposi cattolici.

          O ne convieni con me o rimarremo sempre e ancora nel “perbenismo”, nel folklore, nello “ci siamo sposati in Chiesa, che bello ! “…..sì, sì, vi siete sposati in Chiesa, ma non vi siete sposati in Cristo ! e dalla Chiesa siete usciti senza Gesù per mano.

          1. Però perdonami… ho perso un passaggio.

            Siete stati Fidanzati …in Cristo? O già colei che oggi è tua moglie rifiutava Cristo?
            Non credo avessi un fucile puntato quando hai detto il tuo si…

            Di nuovo sono crudo… altrimenti si potrebbe dire “chi è causa del suo mal…”.
            Oppure hai avuto la “sindrome da crocerossina” che in genere colpisce più le donne (dopo lo cambierò, il mio amore lo cambierà – magari anche sperando in Dio, che fa però si e no da stampella…)

            Se invece è accaduto qualcosa dopo, allora torniamo a punto e a capo: tua moglie è entrata in crisi, ha abbandonato Dio, è schiava di un peccato che la tiene lontana da Dio, ecc. e in questo caso ti ho già proposto la simbologia malattia/peccato.

            Ora, io non voglio assolutamente sapere dei fatti tuoi, in una sede come questa poi…
            Sono altri spunti di riflessione a cui ti lascio.

      2. ROBERTO

        carissimo Pierpaolo
        L’amore vero nasce dalla verità.Quando comprendo la verità caratteriale di mia moglie devo cominciare a valorizzare le sue capacità naturali.Da qui inizia l’Amore vero.Comincio a capire la realtà di colei che vive con me.Ecco il matrimonio duraturo.

  17. Sulla questione amare Dio e il prossimo, illuminante la lettura dell’ufficio di oggi:

    Dai «Trattati su Giovanni» di sant’Agostino, vescovo.

    È venuto il Signore, maestro di carità, pieno egli stesso di carità, a ricapitolare la parola sulla terra (cfr. Rm 9,28 Volg.), come di lui fu predetto, e ha mostrato che la Legge e i Profeti si fondano sui due precetti dell’amore.

    Ricordiamo insieme, fratelli, quali sono questi due precetti. Essi devono esservi ben noti e non solo venirvi in mente quando ve li richiamiamo, perché non si devono mai cancellare dai vostri cuori. Sempre, in ogni istante abbiate presente che bisogna amare Dio e il prossimo: Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente; e il prossimo come se stessi (cfr. Mt 22,37.39).

    Questo dovete sempre pensare, meditare, ricordare, praticare e attuare. L’amore di Dio è il primo comandamento, ma l’amore del prossimo è primo come attuazione pratica. Colui che ti dà il comando dell’amore in questi due precetti, non ti insegna prima l’amore del prossimo e poi quello di Dio, ma viceversa.

    Siccome però Dio tu non lo vedi ancora, amando il prossimo acquisti il merito di vederlo; amando il prossimo purifichi l’occhio per poter vedere Dio, come chiaramente afferma Giovanni: «Chi non ama il fratello che vede, come può amare Dio che non vede?» (1Gv 4,20). Se tu sentendoti esortare ad amare Dio, mi dicessi: Mostrami colui che devo amare, io non potrei che risponderti con Giovanni: «Dio nessuno l’ha mai visto» (Gv 1,18). Ma perché tu non ti creda escluso totalmente dalla possibilità di vedere Dio, lo stesso Giovanni dice: «Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio» (1Gv 4,16). Tu dunque ama il prossimo e, guardando dentro di te donde nasca quest’amore, vedrai, per quanto ti è possibile, Dio.

    Comincia quindi ad amare il prossimo. Spezza il tuo pane con chi ha fame, introduci in casa i miseri senza tetto, vesti chi vedi ignudo, e non distogliere gli occhi da quelli della tua stirpe (cfr. Is 58,7). Facendo questo che cosa otterrai? «Allora la tua luce sorgerà come l’aurora» (Is 58,8). La tua luce è il tuo Dio, che è per te la luce mattutina perché lo vedrai dopo la notte di questo mondo: egli non sorge né tramonta, risplende sempre.

    Amando il prossimo e prendendoti cura di lui, tu cammini. E dove ti conduce il cammino se non al Signore, a colui che dobbiamo amare con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente? Al Signore non siamo ancora arrivati, ma il prossimo l’abbiamo sempre con noi. Aiuta dunque il prossimo con il quale cammini, per poter giungere a colui con il quale desideri rimanere.

  18. Francesco Paolo Vatti

    Mi è venuto in mente, in linea con quanto stiamo commentando, un canto che facevamo in un coro dove cantavo ad Ancona, preso dall’Antifonario di Cortona: “Molto perde tempo chi ben non t’ama”. Molto bello.
    Poi, mi riveniva in mente questo pezzo dell’intervento originale:

    “Ecco, a proposito, grazie di tutti quelli che mi hai dato, della bontà di mio marito, della meraviglia che sono i nostri figli, ognuno unico al mondo, di tutto l’affetto dei confratelli e consorelle che camminano con noi verso di te.”

    Pensavo: in fondo è facile dirlo in generale (non vuole essere una critica, per carità!). Ma il difficile è declinarlo momento per momento: quando ti sembra che il coniuge si scordi della tua esistenza, quando ti sembra di vivere inutilmente per i tuoi figli, quando pensi che Sartre, in fondo in fondo, proprio tutti i torti non li avesse, e via di seguito.

  19. @Pierpaolo
    Dici cose giuste, ma mi pare che trai conclusioni frettolose. Ora, siccome un esempio (di un santo) vale più di mille parole, ricopio per far presto da Wikipedia i punti salienti della vita di Élisabeth Leseur, Serva di Dio.


    Élisabeth, all’anagrafe Pauline Élisabeth Arrighi, era la primogenita dei cinque figli di Antoine Arrighi, avvocato, e di Gatienne Picard, ed ebbe una solida educazione cristiana. Il 31 luglio 1889 sposò Félix Leseur (1861-1950), medico e ateo militante[1]. Le idee del marito la influenzarono, spingendola verso l’agnosticismo ma, a 32 anni, tornò alla fede: da quel momento iniziò a pregare per la conversione del marito, cominciando a tenere segretamente un diario spirituale.

    Si dedicava alla lettura e alla preghiera, senza trascurare l’apostolato intellettuale e quello legato alla carità. Nel 1903 padre Giuseppe Hébert, domenicano, divenne il suo direttore spirituale. Nello stesso anno, il 22 aprile, consacrò la sua vita a Dio nella basilica di San Pietro a Roma[2]. Le sofferenze fisiche che avevano accompagnato la sua vita si accentuarono a partire dal 1907; nel 1911 fu costretta a letto da un tumore maligno, a causa del quale morì il 3 maggio 1914.

    Dopo la sua morte il marito venne a conoscenza del diario di Élisabeth e della sua vita spirituale: cominciò in lui una profonda trasformazione interiore che sfociò nella conversione, avvenuta nel 1915 nella grotta del santuario di Lourdes[3]. Il dottor Leseur pubblicò gli scritti spirituali della moglie, a partire dal diario “Journal et pensées pour chaque jour” (Diario e pensieri per ogni giorno).

    Nel 1919, come profetizzato dalla moglie[4], divenne novizio domenicano, e infine fu ordinato sacerdote nel 1923, assumendo il nome di Marie-Albert. Padre Leseur dedicò il resto della sua vita principalmente alla divulgazione degli scritti della moglie.

    Come vedi… le Vie del Signore sono davvero infinite, e tanto ci sovrastano eccetera, eccetera…

        1. Grazie delle risposte…..molte cose da dire e poco spazio e tempo per dirle.
          Sì, conosco Santa Elisabetta Canori Mora, la conosco molto bene ! Elisabeth indicata da Fabrizio non la conoscevo….guarda le “Dio-incidenze” : si chiamano entrambe Elisabetta, e anche mia figlia si chiama Elisabetta ! (Santa Elisabetta d’Ungheria, patrona del Terzo Ordine Francescano, 17 novembre).

          Che dire…..Bariom, ci hai preso in pieno….ma in passato già ho scritto che mi pare di aver sbagliato vocazione : sì, è vero, nessuno ci ha puntato una pistola contro la tempia per sposarci : ma è vero anche che “è la volontà e il consenso degli sposi che fa il Sacramento”….il Matrimonio è valido dunque.
          Dove è allora la risposta, la soluzione ? Cosa devo pensare del mio/nostro matrimonio, del presente e del futuro ? Sono in pena e questa pena dura da anni, ormai…..

          …..ma insomma, esiste l’amore tra un uomo e una donna ? O l’amore umano non esiste, è un invenzione degli scrittori, una falsa e vana illusione dei poeti ? Sì, certo, è un’invenzione da romanzi rosa al saldo in bancarella….esiste, esiste solo l’Amore di Dio, che noi maldestramente e goffamente tentiamo di imparare da Gesù Cristo che ce lo ha insegnato : quello E’ il VERO Amore !

          Perchè l’Amore non è amato ? Perchè crediamo di amare, e invece è solo “chimica “, egoismo, sete di piacere e voragine vuota che mai si riempie….questo è “l’amore” umano : dominio, egoismo, egotismo, sete di carne .

          Solo Dio sa amare e solo Lui è degno di amore…. e noi siamo capaci di amare solo se incontriamo Dio…….Chi non conosce Dio, non può e non sa amare.

          Non posso pregare la morte, non posso “obbligare” mia moglie ad amarmi, nè “obbligarla” alla Fede e all’Amore di Dio….tutto ciò che mi rimane è abbandonarmi alle Sue braccia, farmi prendere in braccio dal Signore…..inghiottire veleno e male e sperare, sperare, sperare e avere fiducia che il Signore rialzerà dalla fossa questo suo figlio e lo libererà dall’angoscia e dalla solitudine….non sono sputi questi ?…..non sono schiaffi questi ?

          E se anche non succederà questo, e tutto mi sembrerà perso e senza senso….chiedo lo Spirito Santo, perchè non so più cosa è bene pregare e sperare….chiedere la morte ? Sì, sì, sì, è questo che desidera l’anima mia, perchè per me , adesso, vivere è morte e morire è rinascere e rifiorire in Cristo……..Non posso chiedere di morire….chi sono io per decidere cosa è buono e cosa è giusto per me ?…..

          Non so più nulla, non capisco più nulla, non so più a che Santo votarmi : mi aggrappo alla preghiera e alla Speranza …ma la Speranza viene da Dio…se mi togli la Speranza, Signore, sarò perduto.

          Va bene, pèrdimi Signore, purchè sazi la mia sete di Te !

          1. @Pierpaolo si, adesso mi ricordo di te… “quello della vocazione sbagliata”.

            Già ti risposi allora e non torno sull’argomento e qui e ora non ho il tempo per tornare sul tuo ultimo commento.

            Una cosa ti dico crudamente e lapidariamente: ti stai lasciando giocare da Satana, che trovando facile campo nella tua tenndanza all’elucubrazione, di riempie di inutili sofismi e distorti ragionamenti, impedentoti di vivere l’OGGI!

            Di fare OGGI (che ne sai se domani sei al mondo?!) la Sua Volontà, che passa per un FATTO: sei sposato in un valido Sacramento: PUNTO!
            Con le parole, anche quelle che scrivi sopra, sembri smanioso di fare la Volontà di Dio, nella realtà la tua smania e che Dio compia la “tua” volontà (che colmo dell’ironia non sai neppure bene quale sia). Chiedi in buona sostanza, ti faccia scendere dalla croce o perlomeno quella che tu vivi come croce, perché semplicemente NON è ciò che tu pensi ti farebbe felice.
            Chiedi la morte come fosse un’eutanasia…

            Se l’immagine (n.b. immagine) dalla tua fede è quella che traspare dai tuoi rovellamenti… beh, capisco tua moglie.

            Scusa la durezza. Non giudico te (che non conosco) né il tuo foro interno (tecnicamente parlando), ti dico quel che traggo dal leggerti.

            1. Capisco quello che scrivi, e non pretendo che tu mi comprenda e non me la prendo per quel che scrivi: ti ascolto e ti ringrazio…..ok ?

              Però solo una cosa Bariom: quando hai incontrato VERAMENTE il Signore Gesù, e dico veramente, veramente (!)…non ti importa più di quello che succede e di quello che dicono gli altri….ti importa solo di stare col Signore, tutto il tempo e il più presto possibile….e basta. Se capisci, capisci.

              Un abbraccio 🙂

              p.s. diversamente da te, il mio parroco ha compreso perfettamente quello che sto vivendo, come dici tu, nel “foro interno”, e, a suo modo, mi aiuta e mi sostiene. Non pretendo che tu mi capisca : ho solo condiviso uno stato d’animo….chissà, magari qualcuno che legge e che è “preso” come sono “preso” io, può rinfrancarsi e non sentirsi solo.

              Però, se ti è di fastidio o disagio ciò che scrivo, capisci, non è un mio problema, perchè noi siamo lo specchio degli altri : se sei “apposto” con Dio e la coscienza, ti possono rovesciare addosso un intera discarica, questo non ti tange per nulla….tu, perchè ti “fastidi” ?

              Non ho parlato male di nessuno, leggi bene, ho solo “fotografato” la realtà : il male e i cattivi e gli indifferenti esistono, anche accanto a noi…… il mio è solo dispiacere, tutto quì.

              1. Caro Pierpaolo,

                non vedo in Bariom alcun fastidio, solo un consiglio che, ovviamente, può essere valido o no in funzione di tanti dettagli che, essendo in foro interno, non possiamo comprendere. Ma se uno viene a condividere la propria situazione qui, in sommi capi, è il massimo che si può fare: altrimenti si dovrebbe non rispondere, o dare risposte vaghe ed inutili (nel concreto è primaria la preghiera, ma è ovvio che tutti noi qui preghiamo per chiunque manifesti un malessere o un problema).

                Personalmente non posso dire altro di specifico, perché non essendo sposato non ne vedo il senso. Tuttavia, voglio solo ribadire una questione – generica, può valere per tutti – su cui sono perfettamente d’accordo con Bariom: di stare attenti agli “arrovellamenti”, perché è verissimo che Satana ci gioca. E, attenzione, forse questo particolare non è stato compreso: Satana è capace di giocare anche quando le intenzioni sono ottime, come il desiderio fortissimo di stare con Cristo. Quindi, la buona partenza non è sufficiente per esser certi che la direzione è giusta: Satana appone lentamente leggeri strati di carta velina, che singolarmente sembrano trasparenti, ma poi prendono spessore, opacizzano e alla fine fanno perdere il contatto con la realtà e l’intenzione originale, senza che uno se ne accorga.

                Lo dico per esperienza, perché tempo fa mi è capitato qualcosa del genere (su altri tipi di problemi).

                Comunque, se ti affidi a un buon padre spirituale come ci hai detto, dovresti essere al riparo da questo rischio. Lo scrivo per altri che possano trovarsi in questa situazione, senza un supporto spirituale solido.

                1. Grazie.

                  Ovvio che il maligno mi ronza intorno : nel buio totale le fiamme accese si vedono bene, anche a distanza, e i cecchini fanno subito a puntare e a sparare : i colpi li sento eccome.

                  Ma finchè cercherò e tenterò con tutte le mie forze di essere piccolo e umile, finchè prego e frequento i Sacramenti, finchè avrò sete di Dio, e finchè non bestemmierò e non commetterò colpe gravi….il maligno si tiene alla larga e comunque sarà – dovrebbe essere – inefficace. Ammesso che mi fa del male, lo fa al mio cuore e alla mia mente e non alla mia anima.

                  Basta l’umiltà e la Fede, anzi, solo l’umiltà e la piccolezza, perchè a lui gli fanno schifo e ribrezzo, bastano queste due sole cose a tenerlo alla larga : la Fede può andare e venire, l’umiltà, invece, è sforzo nostro……e per l’umiltà ci provo ogni giorno, ogni giorno.

                  Finchè avrò sete di Dio, non sarò perduto.

                2. @Pierpaolo, mi accodo e sottoscrivo @Fabrizio.

                  Anche nel non vedere in me alcun “fastidio”… perché fastidio?
                  Fraterna preoccupazione, semmai, seppure con la distanza del mezzo e la non-conoscenza personale.

                  Altro non aggiungo: ricordati che in tutta la tua proclamata umiltà e fede a Dio, deve trovar posto e concretezza necessariamente il tuo essere Sposo.

                  «E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei…»

                  Che il resto non siano solo “viaggi mentali” (e non sono stato crudo…) e lucciole che prendi per lanterne.

                  1. Guendalina D'Alba

                    Gentile Pierpaolo,
                    anche io mi ricordo di te e anche io cercai ti farti vedere la bellezza del presente e i rischi insiti in questi continui, sterili arrovellamenti… condivido pienamente quanto ti è già stato suggerito da Bariom e il sig. Fabrizio… Vorrei solo suggerire anche a te la lettura della Filotea di San Francesco di Sales, santo quanto mai fine conoscitore dell’animo umano e profondo direttore d’anime… egli ha scritto pagine bellissime e molto pratiche su come evitare i vaneggiamenti del… poteva essere ma non è stato… e sull’impegno di ciò che è possibile!
                    Infine…solo un’ultima cosa…pregherò molto… PER TUA MOGLIE…perché, credimi, deve esser molto dura la vita con un marito come te al fianco…si…un marito come te conduce sicuramente alla santificazione… per sopportazione immane…
                    Auguro a te a e alla tua compagna di vita (sai cosa vuol dire “compagna”? CUM PANIS… colei/colui che condivide ogni giorno con me il pane quotidiano della vita… a me pare una parola che esprime una bellissima volontà d’amore…) un anno sereno e, magari, qualche volta anche sorridente… segna sul calendario tutti i giorni in cui ti farai una sana risata e, poi, contali… i nostri vecchi dicevano che un cristiano triste è un TRISTO cristiano…
                    Ora chiudo veramente e ti saluto fraternamente, Guendalina.

  20. Carla casabassa

    Per Pierpaolo, posso notare che santa Monica era sposata ad un pagano, e per tutta la vita pregò per la sua conversione (nonchè per quella del figlio).

    1. Visto che a questo punto siamo a tre sante; e volendo ci si potrebbe affiancare pure Santa Rita da Cascia, che pur non sposata ad un pagano, né ad un traditore, comunque si ritrovò un uomo violento da ammansire… ma ci sono esempi al contrario, di santi uomini che hanno convertito la propria moglie?

      1. Non esattamente “sposi”…

        San Crisanto è Daria, Martiri.

        25 ottobre

        Roma, † 283 ca.

        I due santi patroni della città di Reggio Emilia vissero e morirono martiri nel III secolo, probabilmente nel 283. Crisanto figlio di un certo Polemio, di origine alessandrina, venne a Roma per studiare filosofia al tempo dell’imperatore Numeriano (283-284), qui ebbe l’occasione di conoscere il presbitero Carpoforo e si fece battezzare. Il padre Polemio cercò in tutti i modi di farlo tornare al culto degli dei, si servì anche di alcune donne e specialmente della bella vestale Daria. Ma Crisanto riuscì a convertire Daria e di comune accordo, simulando il matrimonio, poterono essere lasciati liberi di predicare, convertendo molti altri romani al Cristianesimo. La cosa non passò inosservata, scoperti furono infine accusati al prefetto Celerino, il quale li affidò al tribuno Claudio, che però si convertì insieme alla moglie Ilaria, i due figli Giasone e Mauro, alcuni parenti ed amici e i settanta soldati della guarnigione, che aveva in custodia gli arrestati. Scoperti, vennero tutti condannati a morte dallo stesso imperatore Numeriano. Crisanto e Daria furono condotti sulla Via Salaria, gettati in una fossa e sepolti vivi.

          1. Guendalina D'Alba

            Scusa Bariom…ma le vestali non erano consacrate al culto della dea Vesta? E la loro castità esempio per tutta Roma? Se una vestale infrangeva la castità la condanna era l’esser sepolta viva…ora, è ben vero che venivano iniziate al culto sacerdotale in tenerissima età e che, dopo venti anni, il loro servizio presso la dea si poteva anche concludere con un ritorno alla vita familiare… ma che una vestale venisse “utilizzata” come donna tentatrice… boh… mi lascia perplessa…saluti, Cinzia.

  21. Pingback: Da Costanza Miriano. Tempo perso – don paolo mojoli sdb

  22. Beatrice

    @Pierpaolo

    Alle bellissime testimonianze dei Santi proposte io aggiungo solo una precisazione di Don Bellon che può essere utile anche per altri che come te soffrono per la mancanza di fede del consorte:

    [em]«Quesito

    Caro Padre Angelo,
    vorrei chiederle alcuni chiarimenti: cosa intende esattamente San Paolo quando dice che “la moglie non credente sarà santificata nel marito credente” e viceversa? Significa proprio che agli occhi di Dio, mio marito è come se fosse un credente e sarà giustificato e ammesso alla Sua Grazia anche se fino in punto di morte continuerà a non desistere dalla sua apostasia?
    Prego per lei insieme al mio bambino.

    Risposta del sacerdote

    Carissima,
    1. per la comprensione del testo di san Paolo va ricordato che siamo agli inizi del cristianesimo dove succedeva di frequente che uno solo dei coniugi si convertisse alla fede mentre l’altro rimaneva nel paganesimo.
    Ecco allora che cosa dice San Paolo: “Agli altri dico io, non il Signore: se un fratello ha la moglie non credente e questa acconsente a rimanere con lui, non la ripudi; e una donna che abbia il marito non credente, se questi acconsente a rimanere con lei, non lo ripudi. Il marito non credente, infatti, viene reso santo dalla moglie credente e la moglie non credente viene resa santa dal marito credente; altrimenti i vostri figli sarebbero impuri, ora invece sono santi” (1 Cor 7,12-14).

    2. Sul significato dell’espressione centrale “Il marito non credente, infatti, viene reso santo dalla moglie credente e la moglie non credente viene resa santa dal marito credente” la Bibbia di Gerusalemme in maniera molto stringata dice: “La santità, per Paolo, si rivelava nel comportamento. Il coniuge non credente agiva come un cristiano, in relazione a Gen 2,24: I due saranno una carne sola”.

    3. Un altro Commentario biblico invece si mostra più diffuso ed esplicita meglio il concetto di santificazione della parte non credente: “La parte non credente è santificata per l’unione con la parte credente.
    Quello fra i due sposi che aveva abbracciato il cristianesimo, poteva credere di restare contaminato dalla convivenza e dalla intimità con un pagano o un Giudeo.
    San Paolo invece afferma che non solo la parte credente non resta contaminata, ma anzi, dalla santità che essa ha in Gesù Cristo, si irradia una specie di santità anche sulla parte non credente, la quale resta perciò santificata. È chiaro che qui non si parla della vera santità interiore, ma solo di una preparazione o disposizione alla santità.
    La parte non credente, per i buoni esempi che riceve dalla parte credente, è più disposta a convertirsi”.

    4. Questo Commentario va ancora più in là e afferma: “A molti autori sembra però che l’Apostolo voglia ancora dire qualche cosa di più, poiché l’uso del passato (“è stato santificato” – “è stata santificata”) indica un effetto compiutosi fin dalla conversione della parte fedele, e le espressioni per la moglie fedele, pel marito fedele indicano un risultato ottenuto in forza della unione con la parte fedele.
    Ciò posto i detti autori, molto ragionevolmente, spiegano così le parole dell’Apostolo: A quella guisa che ogni cristiano diviene santo per la sua unione con Gesù Cristo, capo del corpo mistico della Chiesa, così, benché in modo molto inferiore, la parte non credente, per la sua unione con la parte credente, con la quale è una sola carne, e consente di vivere senza peccato, viene a partecipare in qualche modo alla santità, in quanto comincia ad assoggettarsi al dominio di Gesù Cristo, e ad essere a Lui consacrata”.

    5. “Se consente di vivere senza peccato”: questa è una condizione importante.
    Perché secondo le parole del Signore: “Chi fa la verità viene verso la luce” (Gv 3,21) e cioè si avvicina (inconsapevolmente) a Cristo.
    Se il peccato allontana da Dio, il compimento del bene secondo la legge naturale e morale invece avvicina.

    6. Pertanto ti dico di aver fiducia se la domanda che mi hai fatto riguardasse la tua vita.
    Nello stesso tempo ti esorto a pregare per tuo marito, cosa che di certo già farai, e a offrire la Santa Comunione per lui.

    Ti ringrazio per la preghiera che farai per me col tuo bambino. La contraccambio volentieri e ti benedico.
    Padre Angelo»[/em]

    https://www.amicidomenicani.it/il-significato-delle-parole-di-san-paolo-il-marito-non-credente-infatti-viene-reso-santo-dalla-moglie-credente/

  23. Beatrice

    Scusate, ho una domanda tecnica, sono due volte che provo a mettere il corsivo e non ci riesco. Qualcuno di pratico mi spiega gentilmente dove sbaglio?

    1. Buon anno Beatrice.

      Qui non devi usare le parentesi quadre, ma quelle angolari, altrimenti note come segno minore e maggiore. Dico “qui” perché su altre piattaforme effettivamente si mettono le quadre, o altre cose.

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