L’incredibile “migrazione” di Dio fatto uomo

di Costanza Miriano

La vera, vertiginosa, incredibile “migrazione” di Dio è stata dalla sua natura divina a quella umana, assunta mantenendo anche quella divina. È questo che lo rende il punto zero della storia, il centro di gravità dell’universo. Credo che banalizzare questo annuncio dirompente – Dio ha preso la carne umana per amore degli uomini, e ha accettato di perdere, rinunciando all’esercizio della sua onnipotenza, o meglio, di realizzarla proprio morendo sulla croce per amore degli uomini – mettendoci a discutere quanto Gesù fosse ricco o povero, se fosse un immigrato irregolare o un profugo o semplicemente uno che è nato lontano da casa per un viaggio, sia dimenticare, o almeno non mettere abbastanza al centro il mistero, la vita eterna che è venuto a spalancarci. Parlare dell’incarnazione di Dio in un luogo e in un momento della storia, solo per leggere la società e l’economia di oggi significa usare categorie non sovrapponibili, con il rischio – fortissimo – di mancare il bersaglio.

Non voglio neanche entrare nella questione, per quanto a me pare pacificamente evidente che Gesù è stato un profugo durante la fuga in Egitto, mentre per il resto della vita terrena è appartenuto a una tranquilla famiglia  della provincia dell’impero romano, che intorno ai giorni della sua nascita si è dovuta spostare da una città all’altra per obbedire a una legge (il censimento). Posso spingermi a pensare che, affinché non si distogliesse dalla sua missione Dio non ha permesso che Gesù fosse povero o costretto dalla necessità a lasciare la sua terra per cercare lavoro, ma sinceramente non credo che sia una questione rilevante. Non mi cambierebbe molto.

Gesù non è venuto a portare una soluzione sociale, nemmeno alle ingiustizie più macroscopiche, come la schiavitù. È venuto a salvarci, anche da schiavi, a dirci che Dio è Padre e ci ama e ci vuole vivi per sempre.

Il punto è che non credo che diventerei capace di amare solo perché penso che Dio è stato povero e irregolare. Penso invece che grazie al battesimo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, quello che Gesù è venuto a portare possiamo sperare di diventare capaci di amare, mendicando da Dio che riempia del suo Spirito la nostra natura umana, e la possieda sempre più interamente. Possiamo mendicare la capacità di amare, nonostante la nostra umanità, nonostante il nostro ego così pesante e invadente, nonostante l’istintivo fastidio che possiamo provare quando qualcuno viene a prendere il nostro spazio e le nostre risorse (senza lo Spirito Santo non si può, e infatti non a caso i più favorevoli a un certo tipo di accoglienza sono quelli che vivono lontano dai luoghi fisicamente deputati ad accogliere, i residenti dei quartieri borghesi o ricchi, ai quali non costa nulla pensare di essere buoni).

Papa Francesco chiede a Gesù bambino: “la tua tenerezza risvegli la nostra sensibilità e ci faccia sentire invitati a riconoscerti in tutti coloro che arrivano nelle nostre città, nelle nostre storie, nelle nostre vite”. Ma appunto, essere capaci di amare è un dono di Dio, e non qualcosa che possiamo suscitarci da soli, né tanto meno frutto di una posizione ideologica. Essere capaci di amare è un regalo, che noi non possiamo farci da soli, ma che possiamo ottenere da Dio se gli facciamo una testa così, pregando, essendo fedeli ai sacramenti, digiunando, stando attaccati alla maternità della Chiesa, se lo chiediamo giorno e notte, supplicando Dio che cambi il nostro cuore di pietra. Un cambiamento che non possiamo ottenere ma solo attendere, come non possiamo far sorgere il sole, ma farci trovare lì quando sorge. Stare in attesa. A questo ci allena l’Avvento.

L’attesa della redenzione del nostro cuore, l’attesa di una grazia che ci liberi del nostro io così grossolano e che faccia il miracolo, ci renda capaci di farci agnelli, di prendere pesi che non ci competono, di passare per scemi, di non dire parole prive di carità su nessuno, e, certo, di amare anche i più lontani (magari se possibile partendo dai vicini, persino dai parenti visto che si avvicina il Natale, che spesso sono i meno gratificanti da amare): è questo il viaggio a cui anche noi siamo chiamati, in questo caso, sì, ad essere migranti. Dalla terra verso il cielo, dove non saremo “più stranieri né ospiti, ma concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti”.

 

30 pensieri su “L’incredibile “migrazione” di Dio fatto uomo

  1. Non mi ricordo chi lo disse (con parole diverse, probabilmente più d’uno), comunque: “Oggi la Chiesa parla poco di Gesù, e quando ne parla lo usa come pretesto per argomenti sociali”.

    Probabilmente è meno vero che oggi ne parla poco… ma solo perché l’uso come pretesto è ormai fuori da ogni limite della decenza e ne hanno completamente stravolto la fisionomia.

    1. cinzia

      “l’uso come pretesto è ormai fuori da ogni limite della decenza e ne hanno completamente stravolto la fisionomia.”

      La tragedia è che molto spesso a far questo sono uomini di Chiesa, che dimostrano così di non avere capito nulla di Gesù e dei suoi insegnamenti, a partire dal papa in giù….
      Tanto da arrivare a fare delle omelie (che dovrebbero spiegare la parola di Dio) dei comizi politici, a rifiutarsi di celebrare la Messa per protesta (dimostrando di non aver capito nulla di cos’è la Messa)…. Fino ad arrivare a bestemmiare firmandosi “in Cristo migrante”.

      Ma davvero pensiamo che accoglierli tutti sia fare il loro bene?
      Ci siamo dimenticati di quanto bene hanno portato le missioni?

      Non se ne può davvero più. Poi i lamentano se le chiese si svuotano (ah no, è vero, il fatto che le chiese si svuotino serve a far cassa, visto che così si possono vendere!)

  2. Corrado

    NO al GLOBAL COMPACT, gli esseri umani non sono merci da scambiare a basso costo, NO ad una Chiesa Cattolica Socialista e NO a quell’immonda schifezza del concerto rock nella cattedrale di Vienna….frequentare Medjugorje non ci fa acquistare un certificato di garanzia di santità.

  3. Scusate solo una piccola correzione grammaticale. “Il punto è che non credo che diventerei capace di amare solo perché penso che Dio è stato povero e irregolare. “ da toscano userei “penso che sia”

    1. Marco

      In questo caso viene usato “penso” non come dubitativo (lo penso io, ma potrebbe essere altrimenti) ma come constatazione di un fatto. Se provi a sostituire a “penso” il verbo “ricordo”, “mi viene richiamato alla mente”, “so”, vedi che il congiuntivo non ci sta: mi pare che “penso” sia usato qui con questo significato e che il modo indicativo sia dunque corretto.

    2. Costanza Miriano

      Effettivamente come dice Marco mi sembrava più giusto l’indicativo, comunque ora mi hai messo il seme del dubbio e continuerò a pensarci tutto il giorno…

      1. … anch’io, ma al contenuto, che mi è piaciuto molto. Comunque, sempre da toscano, rimando alla Crusca e alla GGIC (vol. II, VIII.3.1.1.1.3., pp. 436-437) Grande Grammatica Italiana di Consultazione

        “L’indicativo si trova anche nel quadro di un registro stilistico piú elevato, se pensare assume la gradazione di significato che lo avvicina a giudicare:

        (89) Pensò che, per parlargli schietto, era meglio farlo a quattr’occhi.

        A differenza di credere, pensare che può avere anche un altro significato, che viene generalmente segnalato proprio dall’uso dell’indicativo. In tal caso la subordinata ha significato fattivo e pensare che può essere parafrasato con pensare al fatto che / riflettere sul fatto che:

        (90) Pensai che ero vivo, pur dopo tante sventure, e che questo era l’importante.”

        E aggiungo a mia discolpa che avevo chiesto all’Admin di cancellare il mio commento un po’ affrettato. Buonanotte

  4. Il nostro problema principale col Natale è che ne abbiamo creato, nei secoli, una immagine ovattata, patinata, fiabesca come se tutto si svolgesse in un dolce sogno.
    Nella vita reale il sogno viene messo da parte e siamo quotidianamente tentati di considerare il cristianesimo come un programma politico che va realizzato prendendo il potere (non necessariamente con le armi…) e poi imponendo a tutti di comportarsi bene…
    Questa tentazione – in cui cadiamo ogni momento – riguarda sia i “rivoluzionari” – quelli che considerano il vangelo un programma di lotta sociale – sia i “moralisti” (non trovo un termine migliore) che considerano il vangelo come un decalogo perfetto da realizzare quasi fosse il testo di una ideale costituzione. In tutti e due i casi ci stiamo mettendo ingenuamente e presuntuosamente dalla parte dei buoni che devono plasmare i cattivi.
    In realtà Gesù è venuto a portare l’unica soluzione sociale all’ingiustizia: misericordia tra noi come risposta alla misericordia di Dio verso di noi. Questa soluzione è anti-politica nel senso che non segue i metodi politici che noi tanto amiamo, i metodi che piacevano a Pietro e agli altri discepoli, il metodo di gran lunga seguito da tante organizzazioni e associazioni del mondo cattolico (e non). Questa soluzione è anti-politica nel senso che parte dall’idea che dobbiamo convertire noi stessi e non gli altri.
    Quindi: trasformare Gesù in un migrante per farne una bandiera di lotta politica assolutamente no. Ma nemmeno pretendere di amare il bambinello di plastica e ignorare il migrante in carne ed ossa…

    1. @tuc9182
      Come al solito hai scritto un sacco di cose confusionarie (p.es. è vero che dobbiamo convertire noi stessi, ma anche gli altri e le due cose non sono affatto in contrapposizione), però prima di risponderti per esteso devo chiederti di spiegare il senso di questa frase, perché non lo capisco grammaticalmente:

      Questa soluzione è anti-politica nel senso che non segue i metodi politici che noi tanto amiamo, i metodi che piacevano a Pietro e agli altri discepoli, il metodo di gran lunga seguito da tante organizzazioni e associazioni del mondo cattolico (e non).

      Non capisco se la frase intende dire che nel calderone dei metodi che non piacerebbero a Gesù ricadrebbero anche quelli di Pietro e degli altri discepoli.

    2. Kosmo

      Il nostro problema principale col Natale è che ne abbiamo creato, nei secoli, una immagine ovattata, patinata, fiabesca come se tutto si svolgesse in un dolce sogno.

      Veramente negli ultimi trent’anni.
      Io ho imparato che a Natale nasce Gesù Bambino (nè Virtù nè Perù) e che i doni, al massimo qualche caramella, le porta la Befana (così come la Lotteria Nazionale estraeva i biglietti vincenti la sera del 5 gennaio e non a Natale)

    3. Kosmo

      Nella vita reale il sogno viene messo da parte e siamo quotidianamente tentati di considerare il cristianesimo come un programma politico che va realizzato prendendo il potere (non necessariamente con le armi…) e poi imponendo a tutti di comportarsi bene…

      Invece è proprio quello che stanno facendo i fanatici del politicamente corretto.
      Vedi le varie isterie sulla supposta omofobia, xenofobia, transfobia, sessismo, ecc…

  5. Stefano

    Persino Trump, nel suo messaggio natalizio di un anno fa, è riuscito a dare dignità al Natale per quello che è: l’Amore di Dio per l’uomo.

  6. annamaria

    Grazie di cuore, Costanza!!! Straordinario il tuo articolo! Il Signore ti benedica! …. Ricordarci il “motivo” vero della nostra fede…” … È venuto a salvarci, anche da schiavi, a dirci che Dio è Padre e ci ama e ci vuole vivi per sempre…” … il senso della nostra “attesa” di ogni giorno e in particolare in questo tempo di Avvento … Oh, sì , che davvero avvenga “il miracolo2 ….la redenzione del nostro cuore,

  7. Qualche tempo fa qui in Piemonte è successo un brutto incidente: due giovani africani sono annegati in un lago per recuperare il pallone con cui stavano giocando a calcio. Avevano poco piu’ di vent’anni e sono morti soli, lontano dalla famiglia. Una tragedia. Il giorno dopo sono andata al saggio di musica di mio figlio di 10 anni: il maestro era visibilmente turbato, non un sorriso. L’intera esibizione è stata sul trovarsi fra culture diverse, anche musicalmente – alla fine il maestro fa un discorso…no, non sulla musica, ma sulla diversità e il multiculturalismo. Poi ci racconta di come è triste e turbato per via dell’incidente in cui avevano perso la vita i due migranti suoi amici. Un bimbo scoppia a piangere. Ora: questo era il saggio di musica del mio bambino. Un momento felice che doveva celebrare il lavoro di venti bambini che avevano imparato molte canzoni e passi di ballo, da vivere assieme ai genitori. La morte dei due poveri migranti, per quanto terribile non c’entrava nulla, ma proprio nulla. Inoltre ai bambini di dieci-undici anni magari si può risparmiare il racconto di una tragedia IL GIORNO DEL LORO SAGGIO DI MUSICA? No, l’evento è stato trasformato in un discorso sulla migrazione e multiculturalità e il maestro non ha sorriso per tutto il concerto per via di una cosa che non aveva nulla a che fare con il suo lavoro a scuola, e ha ritenuto opportuno dichiarare la sua tristezza davanti a bimbi e genitori come se fosse una medaglia. Ditemi, sono egoista e cattiva nel dire che quello era un momento dei nostri bambini, che si erano guadagnati col lavoro di un anno, un momento serio di performance che con l’immigrazione non c’entrava nulla? Questo per dire: è Natale, ricordiamoci dei poveri, di coloro che non hanno una casa, una famiglia, degli stranieri. Ma soprattutto, come dice Costanza, celebriamo il miracolo…non tutto deve essere trasformato in un discorso sociale. Comunque, altri commenti l’hanno detto meglio di me. Grazie per l’ascolto e grazie come sempre, Costanza.

  8. Restifar

    La vita di Gesù non è stata diversa da quella degli altri uomini del suo tempo. E’ stato bambino, ragazzo, giovane come tutti noi. Ha provato fame e sete, ha giocato con i ragazzi della sua età, ha studiato, ha lavorato, ha faticato. Ha provato le passioni comuni ad ogni uomo, ma a differenza di noi, le ha superate perché la sua natura divina gliene ha dato la forza, subendone, tuttavia, le sofferenze ed i morsi anche laceranti. La sua è stata una vita semplice, pur se segnata da eventi che possono sembrare straordinari, come la fuga in Egitto, ma ai tempi molto frequenti. Anche gli accadimenti degli ultimi suoi anni, quelli della predicazione e della passione, non furono diversi da quelli che riguardarono altri uomini. Ciò che lo distingue da noi è la sua testimonianza di una realtà ultraterrena, fatta di comportamenti ed insegnamenti e di una totale donazione di se alla meschinità, ignoranza e stupidità di quella umanità che senza la Fede è povera e smarrita. E’ questa testimonianza che fa la differenza e che costituisce il mistero della nostra ragion d’essere. E tentare di interpretare questo mistero inquadrando Gesù in categorie e mestieri dei nostri giorni non ha alcuna validità scientifica o, per meglio dire, alcun senso logico. Così come tentare di piegare a meri fini di parte verità rivelate che superano il tempo e lo spazio, non è solo esercizio temerario di ogni logica, ma profondamente scorretto. Hai ricordato quella invocazione del Papa che chiede a Gesù bambino “tenerezza”. Sono convinto che per accostarci al mistero della nostra Fede sia necessaria proprio quella tenerezza che suscitano i bambini, tutti i bambini. E il Natale, al di là del consumismo e delle mode futili ed effimere, resta pur sempre la festa dei bambini ed in quella santa notte la dove c’è un bambino non si può non avvertire il soffio di una presenza che reca gioia e serenità.

  9. Maria Cristina

    Il Natale come ogni anno ci mostra il Mistero di Dio fatto uomo , entrato nella dimensione temporale, Lui che e’ l’ Eterno e l’ Infinito. La rappresentazione del Natale e il Presepe invece ci parla di noi stessi , di come siamo noi esseri finiti e limitati di fronte all’ Eterno, di come accogliamo ( o non accogliamo) questo mistero
    Lo spettacolo miserando dato in questi ultimi giorni da certi preti cattolici non ha nulla a che vedere col mistero di Dio fatto uomo: il mistero che si dovrebbe ADORARE e non strumentalizzare per le proprie battaglie sociali e politiche. Questi preti si sono rivelati per quello che sono: non piu’ adoratori di Dio ma agitatori politici, non piu’ umili spettatori come i pastori di Betlemme ma litigiosi e superbi primi attori, ognuno proteso a chi la spara piu’ grossa e fa piu’ notizia.
    A questi pseudo-pastori , a questi utili idioti che portano acqua al mulino della menzogna e del Nemico di Dio , il popolo dei fedeli dovrebbe reagire riproponendo con umilta’ E fermezza il significato del Natale:
    Venite ADOREMUS.

  10. Gabriele

    Colui che stava nell’alto dei Cieli e nulla gli mancava, ha accettato di scendere nella stalla dove vivo, in mezzo alle carrube dei porci tra le quali sto pascolando. Per amore. Per redimermi. Quel preparare le strade è tutto nel permettere al Signore re dell’Universo di scendere e di fermare la salvezza a casa mia, in mezzo al letame della mia stalla. L’invito del Papa a fare attenzione alle periferie sta tutto nel guardare con attenzione a quanto e quanti io metto alle periferie della mia giornata. Fare attenzione al migrante che mi abita, che tengo alle periferie di me stesso, e verso il quale faccio fatica a portare amore. Fare attenzione a tutto e tutti coloro che spingo verso le periferie di me, a cominciare da chi è a mezzo centimetro dal mio naso. Fare attenzione alle faticose relazioni quotidiane abitate dalla pigrizia e dal lamento. È a partire da questi muri che i fratelli lontani da me, verso la periferia del mio impero.

  11. Renato Scuterini

    Condivido il punto di vista di Costanza: Gesù Cristo si è fatto uomo per salvarci dalla dannazione del peccato, lavandolo con il suo sangue divino, e per insegnarci ad amare Dio e ad amarci l’un l’altro. Nel suo insegnamento non c’è nessuna finalità sociale, né tanto meno politica. Che vi siano nell’ambito della Chiesa posizioni di carattere politico che strumentalizzino il Vangelo è cosa nota da molto tempo. Anzi, nei secoli passati, la cosa era molto più marcata. La Chiesa era arrivata a giustificare persino la schiavitù.
    Detto questo, il problema dei migranti è chiaramente un problema politico. L’Africa e l’Asia sono state per secoli colonie dell’Europa, che le ha sfruttate brutalmente, impedendo ad esse di sviluppare una cultura della democrazia. Ovviamente, non è sempre stato così. Non lo è stato per esempio per imperi potenti come la Cina e il Giappone. L’Africa non ha mai avuto un grande impero nella sua storia. Appena le colonie si sono rese indipendenti, i Governati dei nuovi Stati hanno approfittato della situazione, continuando ad esercitare il potere in forma dittatoriale, come quando tali Stati erano colonie, schiacciando la popolazione e impadronendosi delle ricchezze. Le grandi Potenze contemporanee, come la Cina e gli U.S.A., per esempio, hanno concesso forti prestiti a tali Governanti corrotti, in cambio di concessioni a tempo indeterminato sullo sfruttamento delle materie prime di quei Paesi. Se poi si aggiunge a tale situazione, il perenne stato di Guerra Fredda tra Russia e U.S.A. che si combattono nei Paesi del Terzo Mondo e, per l’Africa, il devastante impatto delle variazioni climatiche che provocano la desertificazione delle terre agricole, si capisce perché questa gente non possa rimanere dove si trova, se vuol sopravvivere. L’Europa è estremamente ipocrita quando dice che certi Stati africani non sono porti sicuri per i migranti e poi si rifiuta di accoglierli.
    Io approvo le parole di Papa Francesco, il quale invita i cattolici a mostrare amore verso il prossimo che soffre, tra i quali i migranti, per le ragioni sopra esposte, sono al primo posto. Anche Gesù Cristo avrebbe fatto la stessa cosa.Questo non significa ignorare le necessità dei poveri italiani. Anzi, il Papa ha detto che l’Italia non può farsi carico da sola del problema migratorio e che dovrebbe essere l’Europa a farlo. Ogni uomo che si professi cristiano, sia esso un Governate o un uomo qualunque, deve interrogare la propria coscienza e domandarsi cosa avrebbe fatto Gesù al suo posto. Poi ognuno risponderà delle proprie azioni davanti a Lui.

  12. Carla casabassa

    E’ vero. è più difficile amare il vicino di casa tanto illogico nelle assemblee condominiali che il bel moretto con gli occhioni neri che ci guarda patetico dall’ennesina richiesta di denaro di una delle tante Onlus missionarie e laiche che ci arrivano in questo periodo.
    Forse si fa meno sforzo a mandare ad ognuna una piccola somma (anche se in tutto fa un discreto gruzzoletto), ma per amore di Gesù Bambino cercherò anche di amare il mio prossimo più prossimo

  13. exdemocristianononpentito

    Vorrei congratularmi con il moderatore, per aver cancellato 2 post che erano eccessivi e fuori luogo.

  14. Giorgio Salzano

    Apprezzo il generoso tentativo di Costanza di normalizzare, se così posso dire, nel primo capoverso del suo articolo il parlare di “migrazione”, riferendolo all’incarnazione. Ma nemmeno questo mi trova d’accordo. L’incarnazione, infatti, non comporta alcuno spostamento di Dio, ma l’unificazione nella persona del Logos, ovvero del Verbo divino, di due nature, quella divina e quella umana.
    Confesso che questa retorica sui “migranti” diffusa, dalla testa in giù, tra il clero mi fa arrabbiare, e non poco. Ma che cosa hanno mai studiato nelle scuole teologiche? Nessuno gli ha mai spiegato che Cristo è Re, come affermiamo nella incompresa celebrazione che conclude l’anno liturgico, e che cosa questo comporta?
    Il problema è che nessuno spiega a questi difensori del “multiculturalismo” che cosa sia la cultura, Pensano ad essa come a una disciplina degli usi e costumi che legislatori umani hanno più o meno arbitrariamente dato ai diversi popoli: per cui guai a pensare che il nostro legislatore sia stato migliore degli altri, sarebbe xenofobia se non vero e proprio razzismo. Ma non è questo assolutamente il caso. Ho studiato e insegnato antropologia culturale appresa tramite i suoi libri alla scuola di Lévi-Strauss, ed egli mi ha insegnato che è possibile riconoscere nei vari ordinamenti culturali, per quanto diversi tra loro, delle costanti, chiamiamolo pure uno stesso logos: quello del dono e del sacrificio. Vuol dire che gli esseri umani si riconoscono reciprocamente da ciò che danno, in uno scambio donativo che si propaga per l’intera società. Da qui la classica definizione latina di giustizia come “unicuique suum reddere”: il che significa che a chi più dà più è dovuto, e tanto più gode di autorità. Così compresa la cultura come disciplina degli scambi donativi entro una determinata cerchia di uomini, comprendiamo anche l’archetipo regale, com’è attestato in tante società, per cui il re è figura eminentemente sacrificale: colui che tutto dà ed al quale perciò tutto è reso in cambio.
    Il logos donativo resta tuttavia al di fuori del Cristianesimo eminentemente ideale: l’archetipo o idea del sacrificio regale comporta un morire per rinascere, che vi è però rappresentato solo ritualmente, perché la persona fisica del re in realtà non muore e non rinasce. L’idea diventa invece nel Cristianesimo realtà, perché l’uomo Gesù davvero muore e davvero risorge a nuova vita. Ogni bambino che nasce suscita tenerezza, ma quello di cui a Natale celebriamo la nascita suscita più che tenerezza, suscita adorazione, perché già vediamo in lui quel cammino verso la morte destinata a essere superata nella resurrezione.
    Da cristiani proclamiamo dunque da duemila anni con san Giovanni che il Logos, riconoscibile in tutti i logoi degli uomini, si è fatto carne. Questa proclamazione ha formato la nostra cultura di matrice cristiana, che solo riconosce in tutti i mortali l’essere figli di Dio, chiamati a partecipare nel Figlio alla vita divina. E tutto questo non ha nulla a che fare con i così detti “migranti”: l’unica “migrazione” di cui possiamo legittimamente parlare è quella presente nell’invito indirizzato a tutti i popoli a convergere nella Chiesa di Cristo.
    Chi dovesse trovare queste mie considerazioni un po’ criptiche mi perdoni, tenendo presente che si tratta del riassunto di un libro di 300 pagine.

  15. giandreoli

    Ogni anno in Avvento ci chiediamo: cos’è il Natale? Il Presepe (da “praesepium”, traduzione di san Girolamo dall’equivalente greco:”mangiatoia”) pare fatto apposta per risponderci.
    C’è innanzitutto il Presepe originale, quello avvenuto 2000 anni fa e riportato dai quattro Vangeli. Il Presepe di s. Marco non descrive la nascita di Gesù: è già tutto nelle sue prime parole: “Vangelo di Gesù Cristo Figlio di Dio”. Il Natale, ci dice, è innanzitutto un atto di fede che vede nel Bambino di Betlemme il Figlio di Dio. Senza fede non c’è Natale cristiano. Il Presepe di s. Matteo si anima di personaggi: la Vergine, s. Giuseppe, la stella, i Magi, Erode. Quello di s. Luca, ancora più dettagliato, ne ricorda il tempo, il censimento, il luogo, la mangiatoia dov’è deposto il Bambino, l’irrompere della luce nella notte, il canto degli Angeli, lo stupore dei Pastori. Il Presepe di s. Giovanni, infine, è racchiuso nel mistero dell’incarnazione: “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare fra noi”.
    C’è poi il Presepe di Greccio, memoria vivente del Natale voluta da s. Francesco che vi partecipa in paramenti diaconali per incontrare il Bambino nella Messa che vuole vi sia celebrata.
    Il Natale dunque è fede in Cristo e accoglienza di Lui non più nella grotta ma nella Chiesa.
    Rattrista che si sia diffusa la pessima moda di allestire presepi che ripropongono vecchi temi pagani d’un tempo in versione moderna. Il dio sole, la pax romana, i popoli e le religioni dell’Impero riappaiono come colori iridati, bandiere, reticolati, moschee, barconi e migranti. Portare il mondo nel Presepe anziché il Presepe nel mondo è cancellare il vero Natale: la nascita del Figlio di Dio!

  16. Carla casabassa

    Argomento OT, apparentemente.
    Ho partecipato ad un incontro in cui si è parlato delle conclusioni sul Sinodo per i giovani, e ce ne è stato dato il testo
    Mi è parso un documento inchiesta molto accurato, ma anche piuttosto generico. Soprattutto non c’era accenno al bisogno di spiritualità, men che meno ad un’idea vaga di evangelizzazione, tranne un paragrafetto sulla vocazionalità nuziale e religiosa.
    Insomma, un documento che avrebbe potuto benissimo essere esteso da un Rotary o un Lyon (come hanno notato mio marito ex rotariano e un altro partecipante ex Lyon) e ha deluso molto, me altri partecipanti.
    Dopo tutto il polverone si questo Sinodo, mi aspettavo qualcosa di più “cristiano”, non un generico documento che qualsiasi associazione filantropica potrebbe aver commissionato
    In particolare mi ha turbato quel concetto (almeno, così interpretato dal sacerdote nostro relatore) che occorre staccarsi dal concetto di verticalità della Chiesa, con il Papa, i Vescovi, i Sacerdoti e i laici, per formare una Chiesa orizzontale.
    Be’, questo l’ha fatto Lutero cinquecento anni fa, chiediamogli scusa e supplichiamo che ci accolgano. E’ questo ciò che vogliamo? E che vogliamo che facciano i giovani? Anzi a loro non viene chiesto neppure di essere cristiani, ma buoni cittadini. Sembra di rileggere DeAmicis…

    Scusate lo sfogo, ma mi sono realmente scandalizzata!!!!

  17. Gesù non è venuto a portare una soluzione sociale, nemmeno alle ingiustizie più macroscopiche, come la schiavitù. È venuto a salvarci, anche da schiavi, a dirci che Dio è Padre e ci ama e ci vuole vivi per sempre.

    Gesù è venuto per insegnarci ad amare, perché Dio è Amore.
    Questo è il Natale per ogni uomo, ama, e non giudicare, chi sei tu per dire cosa non hai ricevuto ??..in fatti ci penso spesso….e vedo tutta la mia miseria, nel amare.
    Grazie.

    1. MenteLibera65

      Dal Vangelo di Luca.

      19 C’era un uomo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente. 20 Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, 21 bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco. Perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe. 22 Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. 23 Stando nell’inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui. 24 Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua, perché questa fiamma mi tortura. 25 Ma Abramo rispose: Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro parimenti i suoi mali; ora invece lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti. 26 Per di più, tra noi e voi è stabilito un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi non possono, né di costì si può attraversare fino a noi. 27 E quegli replicò: Allora, padre, ti prego di mandarlo a casa di mio padre, 28 perché ho cinque fratelli. Li ammonisca, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento. 29 Ma Abramo rispose: Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro. 30 E lui: No, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvederanno. 31 Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi».

      Coloro che voltano la faccia di fronte alla povertà degli altri, vicini o lontani che siano, facendo finta di non vederla o che sia sempre e soltanto affare degli altri, o che alleviare tale povertà non rientri nei compiti del cristiano, non dicano poi che non erano stati avvertiti.
      Purtroppo Gesù sapeva bene come siamo fatti. E infatti neppure le parole del Papa smuovono costoro. E non si smuoverebbero neppure se tornasse Gesù in persona e dirglielo da vicino.

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  19. ilippo

    La storia insegna, la Verità viene sempre alla Luce. IL VERBO SI FECE CARNE E VENNE AD ABITARE IN MEZZOA NOI. DIO FATTO UOMO. GESU’ CRISTO FIGLIO DI DIO NATO A BETHLEMME DA MARIA SS. VERGINE E MADRE DI DIO. Tutto il resto e menzogna.

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