GCM: il Trattato ONU che sfida le Nazioni

Questo articolo non è molto omogeneo a quelli che di solito pubblichiamo, ma a me è sembrato molto interessante, anche perché, rispetto alla posta in gioco, mi pare se  ne sia parlato davvero pochissimo. 
Voi sapevate che secondo il trattato dell’Onu sul quale si è impegnato il precedente governo (ma l’attuale che farà, il 10 dicembre?) gli stati devono “fornire a tutti i cittadini chiare informazioni riguardo i benefici e le potenzialità dell’immigrazione” al fine di “dissipare narrazioni fuorivianti”? Io no, non lo sapevo. 
Cioè qui siamo ben oltre ciò che raccomanda il Papa – accogliere persone nel bisogno – e si passa a contrarre l’impegno di convincere i cittadini che l’immigrazione è tout court una cosa positiva. Parliamone.

di Francesco Dalmazio Casini 
Il 28 di dicembre avrà luogo a Marrakech la firma del trattato GCM(Global Compact for safe, orderly and regular migration), o “Patto di New York”, che si propone di essere una “pietra miliare” di un nuovo corso delle politiche migratorie mondiali. Il documento, che è il punto di arrivo di tre anni di consultazioni, si riallaccia alla Dichiarazione di New York per i Migranti e i Rifugiati(19 settembre 2016) e prevede(per il momento) anche la firma dell’Italia.

Gli obbiettivi del patto sono chiari. Nelle dieci disposizioni vincolanti per gli Stati firmatari si articola una chiara volontà di abbattere qualsiasi tipo di barriera che possa ostacolare i grandi flussi migratori; ed è dalla stessa pagina di apertura che traspare una visione “a priori” positiva di qualsivoglia forma di transito di persone e il loro successivo inserimento nella società che, volente o nolente, le dovrà ospitare: “La migrazione ha fatto parte dell’esperienza umana attraverso la storia e noi riconosciamo che è fonte di prosperità, innovazione e sviluppo sostenibile nel nostro mondo globalizzato e questi impatti positivi possono essere ottimizzati dal miglioramento della gestione migratoria”(Global Compact for safe, orderly and regular migration, pt8, pg2).
Insomma, diaspore e migrazioni sono liquidate come fenomeni esclusivamente benefici, basandosi su dei non meglio precisati precedenti storici. Ancor più interessante risulta il fatto che l’approccio, in questo come in altri punti, sia in primis di natura economico-produttiva e solo in seguito “umanitaria”, con l’obbiettivo di “supplire alle richieste del mercato del lavoro locale e nazionale”(pt21, comma C, pg11).
Sono completamente assenti nel testo i riferimenti relativi alla gestione e alla risoluzione dei “danni collaterali” delle migrazioni, quali la creazione dei quartieri ghetto come il Mollenbeck a Bruxelles, fratture etniche e culturali e scontri di natura religiosa; problemi che l’Europa ha imparato a conoscere bene, sulla propria pelle, negli ultimi quattro anni. La volontà di raggiungere l’integrazione dunque, nel patto GCM, non si realizza su un piano culturale-educativo ma semplicemente su quello lavorativo e produttivo.
Nel documento, tutto ciò che riguarda la gestione dell’immigrazione è trattato con dovizia di dettagli, e non fa eccezione l’informazione; gli Stati si devono infatti impegnare a “fornire a tutti cittadini l’accesso a informazioni obbiettive, prove fondate e chiare informazioni riguardo i benefici e le potenzialità dell’immigrazione”(pt10, pg3). Un altro punto, in sostanza, che non accetta dibattito, come specifica la frase seguente, “al fine di dissipare narrazioni fuorvianti che generano percezioni negative riguardo i migranti”. Il trattato, in questi punti, come altrove, sembra spesso assumere toni propagandistici più che quelli di un documento ufficiale.
Procedendo nella lettura sono elencati i motivi per cui la detenzione deve essere l’ultimo delle misure adottate nei confronti dei migranti(clandestini o no), senza escludere una rivisitazione delle legislazione in termini di gestione dell’ordine pubblico(Obj13, comma C, pg21) e severi inasprimenti nella repressione delle discriminazioni(Obj17, comma A, pg24). Gli Stati dovranno inoltre fare in modo di snellire i processi di naturalizzazione per fare in modo di integrare più rapidamente i migranti nella compagine lavorativa.
Delle prerogative che, in sostanza, viaggiano in direzione opposta rispetto all’agenda politica di molti dei paesi europei(oltre che degli USA), tra cui l’Italia stessa. E’ bene precisare, infatti, che la firma preliminare del settembre 2017 è stata opera del Governo Gentiloni. Responsi negativi non sono mancati, da Budapest a Washington: se l’ambasciatrice statunitense Nikky Haley non ha esitato a ritirare gli USA dal trattato, altrettanto ha fatto il ministro ungherese Pèter Szijàrtò, mentre di pochi giorni fa sono le dichiarazioni del cancelliere austriaco Kurz, che escludono definitivamente l’Austria dalla sottoscrizione del documento(nella stessa direzione le dichiarazioni di Polonia e Bulgaria). Dubbi sulla reale utilità del GCM sono stati espressi da Australia e Croazia.
Sono due gli aspetti del trattato che hanno sollevato le critiche più aspre da parte dei leader europei: il primo è che il testo non considera alcuna distinzione tra rifugiati, migranti economici o clandestini, cui sostituisce il più generico termine “migrante”, mentre il secondo riguarda il fatto che le deposizioni, essendo vincolanti, oltrepassano di fatto la sovranità dei singoli paesi.
In merito alla posizione dell’Italia non sono state fatte dichiarazioni ufficiali; se di fatto il Bel Paese figura ancora nei firmatari del trattato, il documento è in forte contrasto con la linea dura in termini di immigrazione del governo giallo-verde. Non è da dimenticare inoltre, che non più di due mesi fa, la linea Salvini è stata duramente attaccata dal Commissario ONU per i diritti umani, Michelle Bachelet, cui era seguita una risposta forte del Vicepremier, che aveva definito l’Organizzazione delle Nazioni Unite come “prevenuta, inutilmente costosa e disinformata”. In sostanza, un precedente che non lascia presagire una serena adesione dell’Italia al Global Compact.
Quali che saranno le sorti del patto, duramente biasimato fin dalle fasi preliminari, una sua eventuale approvazione potrebbe rappresentare un punto di svolta nella gestione delle migrazioni ed è proprio per questo che risulta strano lo scarso interesse che questo ha destato nei grandi media, nonostante la firma definitiva sia ormai fissata a tra poco più di un mese. Certo è che la firma di un documento volto ad implementare il fenomeno migratorio cozza con la situazione attuale di un’Europa che -c’è da dire a furor di popolo- chiude porti e alza muri alle frontiere dall’Italia, all’Austria all’Ungheria

 

 

42 pensieri su “GCM: il Trattato ONU che sfida le Nazioni

    1. Laura

      Non proprio, nel nostro caso gli schiavi saremmo noi

      “Procedendo nella lettura sono elencati i motivi per cui la detenzione deve essere l’ultimo delle misure adottate nei confronti dei migranti(clandestini o no), senza escludere una rivisitazione delle legislazione in termini di gestione dell’ordine pubblico(Obj13, comma C, pg21) e severi inasprimenti nella repressione delle discriminazioni(Obj17, comma A, pg24). ” In pratica i migranti, anche clandestini potranno commettere qualunque reato e godere di una quasi totale impunità dato che la detenziane dovrà essere adottata solo come extrema ratio..da far venire i brividi

  1. Tore

    Quelli dell’ONU non vivono sul Pianeta? Sono fuori dalla vita reale e dei diritti naturali dell’UOMO.salvatore

      1. Francesco Paolo Vatti

        Credo siano anche molto ricchi e possano permettersi di non subire le conseguenze delle loro azioni (o, almeno, così credono).

  2. vale

    aho,ci son sempre di mezzo gli americani ( e i loro utili idioti):

    Nel 1942, in pieno conflitto mondiale, Dulles ( john foster,nota mia) organizzò in Inghilterra un convegno del Federal Council of Churches (Consiglio delle Chiese Protestanti), fondato a Oxford nel 1937, della quale Dulles era cofondatore e presidente. L’organizzazione, in veste religiosa, predicava in realtà un mondialismo politico, quale soluzione “ecumenica” ai problemi dell’umanità.

    Il quotidiano londinese Time, a p.44 del suo periodico settimanale, The Weekly Newsmagazine del 16 marzo 1942, dette notizia del convegno, nel corso del quale furono dibattute le strategie sociali e politiche da attuare a guerra conclusa che Dulles dava già per vinta.

    Nella dichiarazione finale, la Commissione presieduta da Dulles fissò i punti indicati come condizioni necessarie per la pace (“requisite principles for peace“). Tra i dieci punti della dichiarazione, alcuni meritano attenzione per la loro attualità. (95)

    Un governo unico mondiale (a world government of delegated owers.)

    Una severa e immediata limitazione delle sovranità nazionali (Strong immediate limitations on national sovereignty).

    Un sistema monetario unico ( A universal system of money )

    Libertà di immigrazione nel mondo intero ( Worldwide freedom of immigration)

    Si noti la scelta dei termini: libertà di immigrazione”.

    Dulles non annunciava una libertà di migrazione perché non sarebbe stata una grande notizia, per i suoi ascoltatori, l’annuncio della ovvia libertà di allontanarsi dal proprio paese. Meno ovvia è la libertà di immigrazione, un modo diverso di chiamare l’obbligo, per gli Stati nazionali, di dimenticare di avere frontiere, confini e leggi che governino l’ingresso degli stranieri.

    https://www.riscossacristiana.it/immigrazione-di-massa-uninvasione-pianificata-dal-nuovo-ordine-mondiale-settima-puntata-di-mdg/

    1. pietro

      qui però gli Stati Uniti non c’entrano: pare che abbiano già fatto sapere che non firmeranno (altra cosa sono gli Americani “politically correct”!

      1. vale

        @pietro
        mi riferivo a quel milieu progressistapoliticamentecorrettogenderlgbtqxyz che promana dagli U.s.a. e che ammorba da anni ogni questione che potrebbe essere risolta con un minimo utilizzo del buonsenso.

  3. Lo schema dell’ONU è ben collaudato su molti campi, e si basa su alcuni punti fondamentali:

    + stabilire “Global Compact” tentativamente vincolanti (migranti, ma anche ambiente, politiche energetiche, gender, eccetera);
    + contare su governi complici che firmano alla chetichella (p.es. Gentiloni): gli è andata male che la Clinton ha perso, e così Trump funge da grande cassa di risonanza per chi non si allinea;
    + grandi media complici nel tentare prima di tutto di non pubblicizzare le iniziative (motivo per cui molti non ne sanno niente)…
    + … ma, nel caso malaugurato che qualche contestatore riesca a farsi sentire, subissarlo di epiteti come “fascista” o “spacciatore di fake news”…
    + … ragion per cui ecco la questione delle “narrazioni fuorvianti che generano percezioni negative” da dissipare.

    La Santa Sede, che un giorno fa una grande ospitata di onusiani e l’altro pure (Sachs in testa), i adegua alle direttive dei padroni del vapore in tutto e per tutto. Una cosa che è saltata fuori a sorpresa nell’ultimo Sinodo (e di cui non si sta discutendo abbastanza, per cui immagino che molti la ignorino) è l’iniziativa di “certificazione” dei siti “veramente cattolici”, ovvero quelli che riceverebbero il “timbro” della verità (minuscola, s’intende). Le voci indipendenti danno fastidio a quasi tutti i grandi poteri, perché quasi tutti sono sotto il dominio di Satana. In Vaticano poi devono essersi incazzati per bene quando mons. Gaenswein, in occasione della presentazione di “Opzione Benedetto” di Dreher, ha sottolineato l’importanza delle fonti cattoliche indipendenti.

    L’articolo incriminato è il 146:

    «Il Sinodo auspica che nella Chiesa si istituiscano ai livelli adeguati appositi Uffici o organismi per la cultura e l’evangelizzazione digitale, che, con l’imprescindibile contributo di giovani, promuovano l’azione e la riflessione ecclesiale in questo ambiente. Tra le loro funzioni, oltre a favorire lo scambio e la diffusione di buone pratiche a livello personale e comunitario, e a sviluppare strumenti adeguati di educazione digitale e di evangelizzazione, potrebbero anche gestire sistemi di certificazione dei siti cattolici, per contrastare la diffusione di fake news riguardanti la Chiesa, o cercare le strade per persuadere le autorità pubbliche a promuovere politiche e strumenti sempre più stringenti per la protezione dei minori sul web»

    Valli ci ha scritto su un po’ di osservazioni pertinenti:

    https://www.aldomariavalli.it/2018/10/30/il-sinodo-la-comunicazione-e-quella-voglia-di-controllo/

    1. vale

      @giudici

      “La nuova società atea è governata da gente che opera in modo
      assai efficace e assolutamente premeditato; gente che impiega sofisticati
      strumenti tecnologici, scientifici, SOCIALI ed economici; che segue una
      strategia elaborata alla perfezione, e che esercita un CONTROLLO pressoché
      completo sulle organizzazioni internazionali, sulle banche d’affari, sulle
      reti di comunicazione, sulla televisione, sulla radio, sulla stampa, e in mille
      altri modi ancora.”
      Don Pedro Arrupe S.J., Padre Generale della Compagnia di Gesù, durante un
      discorso della Quarta Sessione del Concilio Vaticano Secondo, nel settembre
      1965. (Cfr. Gianni La Bella, Pedro Arrupe, general de la Compañia de Jesús:
      nuevas aportaciones a su biografia, pp. 588-589.)

    2. Francesco Paolo Vatti

      Giudici, sono d’accordo sul suo allarme, ma solo per la situazione di grande confusione che regna oggi: in altri tempi sarei stato d’accordo, perché sarebbero stati esclusi siti come quello di Adista….

      1. sarebbero stati esclusi siti come quello di Adista….

        Bisogna però fare un po’ di chiarezza. La Chiesa non è una democrazia e ha il diritto-dovere di verificare l’ortodossia. Fin qui non ci piove. O meglio: ci piove, perché qualcuno qualche decennio fa ha abolito l’indice dei libri proibiti e di fatto ha decretato che non bisognava scomunicare più nessuno. Lo stesso qualcuno (diciamo un qualcuno collettivo), se gli si facevano presenti siti come quello citato (che in realtà sono una marea), rispondeva: “lo Spirito soffia dove vuole”. Ora evidentemente soffia dove vuole non lui, ma qualche boss. Sono proprio curioso di vedere come reagiranno ora tutti i benpensanti che scrollavano le spalle quando si richiedeva maggior controllo.

        Inoltre, ci sono due modi di esercitare il controllo: uno è sostenere che è ortodosso solo ciò che ha esplicitamente l’approvazione, l’altro è indicare solo quello che è sbagliato, con un provvedimento esplicito e chiaro, come l’interdetto o la scomunica. Sono strumenti che la Chiesa ha sempre avuto e sono ben descritti e regolamentati. Tra le regolamentazioni c’è la definizione del processo da avviare per quei provvedimenti, che prevede anche il diritto di replica prima di un giudizio; alla fine del processo si sa che quel tizio o quel giornale è stato sanzionato per una motivazione ben precisa.

        Se invece si parla di una cosa nuova, ovvero la “certificazione” (si noti proprio la terminologia comune ad altre realtà, mi viene in mente p.es. il M5S), temo che si vedrà il trionfo dell’arbitrio: Tizio e Caio con il certificato, ottenuto chissà come, ma soprattutto Sempronio senza certificato e in assenza di qualsiasi spiegazione. Sappiamo bene va di moda non rispondere alle domande, Oltretevere.

        1. Francesco Paolo Vatti

          Concordo. Purtroppo chi sollevava le spalle alla richiesta di maggior controllo non cambierà atteggiamento e gli piacerà la certificazione, perché si chiama così e non scomunica o interdetto….

  4. pietro

    Concordo e confermo (sulla base della mia esperienza in organismo internazionale) quanto osservato da Fabrizio Giudici: quando in ambito internazionale compare la parola “compact” è per fregarti vincolandoti. Infatti il “compact” contiene cose che potrebbero essere ineludibili (pena il biasimo collettivo e conseguenze pratiche connesse) ed in genere non costa nulla aderirvi, ma anche decisioni che hanno pesanti costi (in genere non per chi propone il “compact” …). Bene fai Costanza ad affrontare anche questi temi (la vita del Cristiano non si svolge nell’empireo o nei trattati di teologia). La notizia è oggi riportata dal quotidiano “La Verità” con articolo del pacato Francesco Borgonovo (ma le date dell’evento sono indicate come il 10 e 11 dicembre: si tratta forse di preparatorie?).
    Le gerarchie vaticane è chiaro che non siano preoccupate: continueranno a vivere (così credono…) nei loro palazzi e assomigliano sempre più a Maria Antonietta (a me le brioches non piacciono!).

    1. (pena il biasimo collettivo e conseguenze pratiche connesse)

      Tutto questo perché, con calma, ONU, UE eccetera si sono auto-rivestiti del manto dell’autorità morale suprema. La Chiesa, purtroppo, si è fatta scippare questo titolo, non ha fatto niente perché questi impostori se ne dotassero (poche critiche, anche se a volte chiare, ma fatte velocemente cadere dai suoi canali di comunicazione), anzi, in qualche modo li ha aiutati. Oggi poi è l’apoteosi.

  5. Francesco Paolo Vatti

    Chiaro, in più, che nessuno proponga un’integrazione di stampo anche solo culturale. La cultura (che in Europa dovrebbe essere greco-romana e giudaico-cristiana) non piace a questi signori: ci vogliono tutti pecoroni compranti…
    E’ vero che le migrazioni ci sono sempre state ed è vero che da molte di esse sono venute cose migliori di quelle che le hanno precedute: si pensi ai Greci, ai Romani, agli americani e ai latino americani… Anche l’esito delle invasioni barbariche è stato, alla fine, positivo: la civiltà medievale era migliore di quella tardo-romana. Peccato, però, che chi si trova in mezzo non se la passa tanto bene. Per restare agli esempi che ho fatto, se non so nulla di cosa avvenne ai greci pre-dorici e agli italioti, mi risulta che molta gente sia stata passata a fil di spada dai barbari e che Maya, Aztechi, Inca e pellerossa in genere non se la siano passata poi meglio….
    Si dice, poi, spesso che noi siamo stati migranti. Non si dice quante ne abbiamo, però subite. E non si dice neanche che non tutti gli italiani erano buoni e che anche la mafia arrivò così negli USA….

  6. admin @CostanzaMBlog

    Abbiamo ricevuto da Ettore Gotti Tedeschi un commento a questo articolo, commento che verrà pubblicato come post nel pomeriggio.

  7. Pingback: Libera-forzata migrazione – il blog di Costanza Miriano

  8. Pingback: Libera-forzata migrazione | BloGod Vivere Il Bene

  9. Si dà per scontato che un migrante ne valga un altro, e che gli scopi delle persone equivalgano esse stesse, il tutto esaltato come tutti buoni, tutti bravi.
    La migrazione non è solo individuale, e l’integrazione non è un desiderio nè un obiettivo, anzi.
    Ad esempio i mussulmani in genere: sono riconoscibili perché intruppati e costretti, sono “in divisa”, sono ghettizzati e non perché poverini, ma perché quella è una base, dove regna una loro legge.
    Il diritto di rimanere a casa è il primo, non quello ad emigrare.
    Lo dico perché nato qua, perché ho scelto l’Italia in quanto mi sentivo legato a questo Paese, alle sue radici. E combatto affinché non vengano ad ucciderle viandanti vari, perché non voglio veder morire questo albero, questo fusto, questa società.
    In verità i nemici li abbiamo già dentro, vedi alla voce massoneria, non è necessario che vengano corpi estranei, se non singoli con scopi dichiarati, compatibili con le richieste del Paese.
    Va proposto che chiunque possa singolarmente entrare, possa cercar lavoro per un tempo ragionevole, diciamo sei mesi, che possa trasformare un visto di studio in visto di lavoro, che un rifugiato possa tranquillamente lavorare e non sia obbligato a vegetare in attesa di Godot, abbrutendosi.

  10. nauta1

    Seri studi fatti da prestigiosi istituti di ricerca ci dicono che data la conformazione orografica , morfologica e meteorologica del nostro territorio, il carico antropico sostenibile non supera i 30/35 milioni di individui stanziali. Siamo già circa sessanta milioni, è il caso di incrementare il numero? Il GCM dell’ ONU non sarà una nefasta “Finestra di Overton” per farci accettare un indigeribile aumento della popolazione?

    1. Dove sarebbero i riferimenti a questi “seri studi”? Perché io francamente non vedo affatto problemi di carico antropico sostenibile (negli ultimi decenni le aree boschive si sono persino estese), semmai vedo problemi di cattiva gestione del territorio, che è tutt’altra cosa. In realtà quello che mi pare ovvio è che la nostra economia ha seri problemi per la questione opposta, ovvero la crescita zero della popolazione.

  11. MenteLibera65

    Non so se vi rendiate conto di quanto molti commenti si allontanino inesorabilmente dalla sostanza del messaggio del Vangelo e dall’esempio di vita di Gesù Cristo.
    Non si può da una parte sostenere con forza la validità di Humane Vitae, e quindi l’apertura alla vita così come donata dal Signore (apertura anche numerica, se non si vuole applicare HV in modo ipocrita), e dall’altra non considerare le migrazioni come una fatto sociale insito da sempre nella stessa natura dell’uomo, a fronte di esigenze pratiche e legittime aspirazioni di migliorare il proprio status e quello dei propri figli.
    A nessuno piace lasciare il proprio paese, chi lo fa non lo fa mai a cuor leggero e chi pensa il contrario non conosce l’uomo.
    Chi pensa di poter conciliare le due cose (HV e respingimenti migratori) non fa un ragionamento cristiano.

    1. MenteLibera65

      Ovviamente parlando di incompatibilità tra HV respingimenti migratori mi riferisco al blocco totale di ogni forma di accettazione dell’emigrazione.
      L’utente Boback Falamaki , nella sua frase finale propone invece una possibile ricetta : “Va proposto che chiunque possa singolarmente entrare, possa cercar lavoro per un tempo ragionevole, diciamo sei mesi, che possa trasformare un visto di studio in visto di lavoro, che un rifugiato possa tranquillamente lavorare e non sia obbligato a vegetare in attesa di Godot, abbrutendosi.”
      Ricette del tipo “quando entri devi già avere un contratto di lavoro” sono invece irrealizzabili su larga scala, e quindi ipocrite , perchè con una mano danno , e con l’altra tolgono. Chi mai assumerebbe un lavoratore mai visto ne conosciuto , facendolo addirittura venire dall’altra parte del mondo ?
      Aprendo invece alla possibilità di una più semplice immigrazione legale, e quindi controllata all’origine, l’immigrazione clandestina resterebbe composta solo da persone indesiderabili, ed in quel caso sarebbe lecito bloccarla con tutti i mezzi leciti , sempre salvaguardando la vita.
      Non faccio altro che applicare il Catechismo della Chiesa Cattolica, al paragrafo immigrazione , articolo 2241.

  12. @mentelibera

    Il tuo dev’essere masochismo, perché pare che tu ti diverta a far vedere quanto sei ignorante. E non solo di cose di Chiesa (sul tuo delirio della HV non rispondo neanche), ma anche di cose del mondo. Infatti:

    Chi mai assumerebbe un lavoratore mai visto ne conosciuto , facendolo addirittura venire dall’altra parte del mondo ?

    Ma dove vivi, tu che oltretutto ti credi “moderno”? Vuoi che ti faccia la lista degli amici e colleghi che negli ultimi vent’anni sono andati a lavorare all’estero – pure oltreoceano – spedendo un CV e magari facendo un colloquio via Skype? E pure a me sono arrivate parecchie offerte, che non ho mai accettato perché io non voglio trasferirmi all’estero.

    Molti anni fa – già quasi venti – da imprenditore ingaggiai professionisti offerti dall’estero (India) attraverso un’apposita agenzia. Colloquio telefonico. Questa operazione a volte funzionava, a volte meno, e poi non mi piacque per altri motivi. Ma si faceva già vent’anni fa.

    Ma non li leggi i giornali? Queste storie sono raccontante abbastanza spesso, da parte di italiani che sono andati a lavorare fuori.

    Il punto è che questo può funzionare per certi profili lavorativi, tipicamente quelli molto qualificati. Quello che ha scritto Boback è perfettamente condivisibile, lo è da me e penso anche da tutti gli altri commentatori. Ovvio che non è compatibile con masse di persone non qualificate, semplicemente per via del fatto che non ne abbiamo bisogno; o meglio, ne hanno bisogno gli schiavisti, come è stato chiaramente spiegato nell’articolo. E non è neanche una novità: è successa un sacco di volte negli ultimi secoli, ogni volta che la schiavitù è stata abolita formalmente da qualche parte e le industrie (o le grandi aziende terriere) avevano assolutamente bisogno di un rimpiazzo a basso costo. Avvenne p.es. in Brasile a fine ‘800, quando venne messo in piedi un analogo traffico che pescava anche in Italia. Finché il governo se ne accorse e lo mise fuorilegge (all’epoca con l’appoggio dei socialisti, che conservavano ancora qualche traccia di collegamento con la realtà).

    Infine, ovvio che se la spedizione non riesce, uno se ne torna a casa: non ha diritto di stare in un posto se non ci sono sbocchi lavorativi. Anche per motivi di equità: c’è un certo numero di posti in Italia dove mi piacerebbe andare a lavorare, perché sono pittoreschi, in campagna e lontano dalle città che detesto. Ma lì non c’è il lavoro che so fare io. Non ho diritto a trasferirmi lì, non trovare lavoro e poi pretendere di rimanere e farmi mantenere. Se non sei d’accordo, ti mando il mio IBAN così mi finanzi tu.

    1. MenteLibera65

      Caro Fabrizio.
      Se tu sai che nessuno , in italia, tra aiuto muratori, manovali, baristi senza esperienza, badanti senza referenze, colf, braccianti agricoli per la raccolta del pomodoro, operai senza qualifica, etc etc viene selezionato ed assunto direttamente con colloqui via internet, skype, successive partecipazioni a webinar ed infine impegni formali firmati senza la presenza fisica della persona (come hai ammesso nella seconda parte del tuo intervento) per quale motivo hai dovuto imporci a tutti i costi la tua solita ed offensiva dimostrazione di incapacità empatica? E’ un consiglio serio, perchè la tua cultura e preparazione viene vanificata da questo tuo modo di interloquire, che ti assicuro non piace a nessuno, neppure a quelli sempre pronti a qualche complice applauso.
      Tornando al punto, se stessimo parlando di architetti o ingegneri o professionisti qualificati, non staremmo qui a discutere
      Poichè non stiamo parlando di quello, ma stiamo parlando di masse di persone che in genere si potrebbero proporre per fare mestieri faticosi ed umili, di cui però c’è molto bisogno in occidente ( ed anche in italia) occorre trovare un sistema per consentire l’incontro semplice tra i tanti lavori ed i tanti lavoratori, senza partire dal presupposto che il lavoratore stesso entri nelle nazioni di accoglienza con un contratto già firmato in mano (cosa che peraltro non accade neppure per i professionisti qualificati , i quali fanno tutto prima via web, ma poi quasi sempre si recano fisicamente sul luogo di lavoro per l’ultimo colloquio confermativo, e la firma finale).
      Tu non lo hai proposto mi pare.
      Come ho detto prima (e hanno capito tutti) o si fa il tifo per la crescita della popolazione ( e l’applicazione reale di Humane Vitae porta ad una crescita della popolazione) , e se ne accettano le conseguenze anche sul piano delle migrazioni, oppure si fa solo “teoria” del cristianesimo, glissando volutamente sui temi più complicati.
      Non ti preoccupare…il web è pieno di teorici dell’amore di Gesù Cristo, pronti ad una lettura “selezionata” del cattolicesimo. Non sei il primo, e non sarai l’ultimo.
      La Chiesa , che segue Gesù Cristo con coerenza, non può che applicare le indicazioni di Gesù globalmente, come appunto riportato nell’articolo 2241 del catechismo. Mi chiedo piuttosto se tu conosci questo libro (il catechismo della chiesa cattolica) ed approvi ogni articolo su di esso riportato, perchè non è la prima volta che parli in aperta contraddizione con essi, magari senza rendertene neppure conto.
      Salve.

  13. Mente libera
    Possibile che non ti rendi conto che l’Africa e’ un paese ricco di risorse e che il dovere morale di noi europei sarebbe quello di metterle a frutto, prima di tutto a vantaggio degli africani. Incoraggiare gli esodi massicci di coloro che sono pur sempre quelli più istruiti e meno sprovvisti di danaro (i poveri non emigrano perché non hanno soldi e nemmeno la possibilità di concepire di trasferirsi) significa rinunciare a favorire una vera emancipazione dei nativi ? Capisco che la cosa e’tutt’altro che facile, ma il dovere rimane e comporterebbe di studiare soluzioni nuove. Per esempio le iniziative economiche e sociali potrebbero baipassare i governi corrotti ed essere gestite direttamente. Ma l’ONU si opporrebbe. Appunto, il dovere sarebbe anche quello di non aderire passivamente alle sciocchezze che la’ si dicono e contrastarle decisamente.
    Altrimenti si realizzera’ questa situazione: masse di emigranti utilizzare come schiavi o a essere utilizzati dalle varie criminalità, o destinate a ciondolare ed elemosinare, creando anche condizioni di ordine pubblico, e alla fine anche economiche, invivibili per tutti. Essere cristiani nella carità non significa essere storditi e confusionari, ma anche escogitare e perseguire le soluzioni migliori e più efficienti. Don Bosco, don Facibeni e don Minozzi,oltre che santi, furono persone che compirono iniziative di grande intelligenza ed innovazione.
    Non riesco poi nemmeno a capire cosa c’entri l’HV..

    1. MenteLibera65

      Sabino, in un post di 50 righe è complicato compattare tutto quello che uno sa e non sa…ti prego non fare come Fabrizio che attribuisce ignoranze a destra e sinistra senza sapere nulla delle persone. Ora ti rispondo :
      1) Ovvio che l’ideale è far sviluppare le aree Africane. Però ti faccio io una domanda : anche in italia non si fa altro che parlare di “aiutarli a casa loro”. Ti risulta che l’attuale governo (ma anche i precedenti) abbiano in concreto fatto qualcosa per “aiutarli a casa loro” ? Si tratta di impegni miliardari , investimenti fortissimi che nessun cittadino accetterebbe che venissero fatti se fossero esplicitati durante le campagne elettorali. Molto più facile parlarne genericamente, e alla fine tamponare le migrazioni con strumenti di polizia, lasciando i problemi irrisolti.
      2) Anche se pochi sembrano saperlo, l’ONU è un organismo internazionale formato da molte nazioni della terra ma governato dalle 5 nazioni che hanno vinto la 2^ guerra mondiale. USA, Francia, Inghilterra, Cina e Russia sono membri permanenti ed hanno diritto di “veto”. Questo significa che ognuna di loro può decidere di bloccare qualsiasi iniziativa, anche se appoggiata dal resto del mondo. Poichè queste nazioni sono anche quelle che hanno maggiori interessi nelle aree Africane, è ben difficile che ci sia un reale investimento per rendere autonome le nazioni africane, e lasciare a loro la gestione delle loro risorse. Questa è la realtà.
      3) Come cattolici dovremmo aspirare in ogni caso alla evangelizzazione del mondo, di cui fa parte anche l’apertura alla vita così come Humane Vitae propone. Senza mezzi artificiali di controllo delle nascite e senza scuse con se stessi per rinunciare. Questo porta inevitabilmente a fare più figli (a meno di non applicare HV in modo ipocrita. Io conosco coppie che l’applicano seriamente, e hanno in media ben più di 5 o 6 figli pur non essendo affatto ricche. Ma anche limitandoci a 3 o 4 figli per coppia , il tasso di crescita in nazioni che avessero 4 figli per donna porterebbe ad un raddoppio della popolazione in 50 anni. Pensa come sarebbe l’India se avesse 3 miliardi di persone invece degli attuali 1,3 miliardi. E prima o poi l’avrebbe senza controllo.
      4) Ovvio che una nazione sovra-popolata tenda per forza cercare altri territori, e i cittadini a cercare di andare altrove non volendo vivere come sardine o polli in batteria. Succede anche ora con situazioni molto meno critiche. E’ sempre accaduto per varie ragioni, e basta pensare a quanti cinesi ci sono nel mondo , fuori dalla cina, per rendersi conto che la gente si è sempre spostata. E le nazioni di accoglienza hanno spesso resistito inizialmente , per por lasciarsi “contaminare” da queste migrazioni , che spesso ne hanno favorito il successo economico (Basta entrare in un locale pubblico inglese o francece , e guardare il colore della pelle di chi è seduto ai tavoli. il 50% delle persone hanno colori diversi da quelli della popolazione locale. Eppure queste nazioni progrediscono anche economicamente
      Tornando all’esempio, una india sovrappopolata avrebbe come sfogo naturale la vicina ed immensa e semi-desertica Russia, che dovrebbe accettare di cedere una parte del proprio territorio o accettare cmq di accettare decine di milioni di persone (non poche migliaio come oggi). Questa è matematica , non è religione.
      5) Quindi come vedi l’applicazione globale di HV a livello planetario (come un cattolico dovrebbe desiderare ) , il conseguente aumento della popolazione in certe aree (dovuta anche alla forte diminuzione della mortalità infantile che è un effetto del progresso), rende le migrazioni un fatto inevitabile per evitare conflitti o morti. Ovvio…si può girare la testa dall’altra parte mentre gli altri soffrono. Ma è Cristiano ? lascio a te il giudizio.
      6) La realtà è che finora noi stiamo, come occidente, approfittando delle politiche di denatalità dei più grandi paesi sovrappopolati (primi fra tutti India e Cina). Politiche anticristiane, ma che in realtà ci hanno permesso di non essere già da tempo invasi da milioni di migranti. Su molti argomenti basterebbe un po di onestà intellettuale per concordare tutti sulla realtà.

  14. Jo

    Avete senz’altro fatto bene a portare all’attenzione di tanti questo argomento, ma ho qualche serio dubbio sulla scelta dell’articolo. Leggendolo, e scorrendo i commenti al post, ho l’impressione che nessuno, nemmeno l’autore, abbia davvero letto le 34 pagine del Global Compact al quale rimanda il link nelle prime righe. L’uso che l’autore fa delle citazioni dal documento è strumentale e manipolatorio.
    Qualche esempio sparso:
    • “il testo non considera alcuna distinzione tra rifugiati, migranti economici o clandestini, cui sostituisce il più generico termine “migrante””. Falso. Il testo del GC a p. 4, punto 2, dice espressamente che “rifugiati e migranti sono gruppi distinti governati da quadri legislativi diversi” e che “questo GC si riferisce ai migranti”. Riconosce la differenza ed esplicita la volontà di riferirsi solo ai migranti.
    • “le deposizioni, essendo vincolanti, oltrepassano di fatto la sovranità dei singoli paesi”. O l’autore non sa leggere, o è in cattiva fede. Sempre a p. 2, punto 7, è scritto che “questo GC propone una struttura per la cooperazione non legalmente vincolante” per gli Stati aderenti (This Global Compact presents a non-legally binding, cooperative framework…). A p. 4, all’interno del punto 15, è anzi ribadito il principio della sovranità nazionale in materia di politica migratoria.
    • “Sono completamente assenti nel testo i riferimenti relativi alla gestione e alla risoluzione dei “danni collaterali” delle migrazioni”. Falso. Nel testo si parla continuamente di sfide (challenges) legate alla migrazione, non solo di benefici e opportunità. La disposizione numero 16 riguarda inoltre nello specifico il tema dell’integrazione, suggerendo l’istituzione di programmi pre-partenza e post-arrivo che includano lo studio della lingua e una formazione riguardo le norme, gli usi e i costumi del paese di arrivo.
    • “Procedendo nella lettura sono elencati i motivi per cui la detenzione deve essere l’ultimo delle misure adottate nei confronti dei migranti (clandestini o no)”. Come dovrebbe essere ovvio, ma l’articolo gioca sulla poca chiarezza, ci si riferisce a un tipo di detenzione deterrente come quella esercitata da Trump al confine con il Messico, non certo ai migranti che dopo essere entrati nella nazione commettono reati.
    • Un ultimo appunto, secondario: “dieci disposizioni vincolanti per gli Stati firmatari” (di nuovo, che siano vincolanti è una bugia). Le disposizioni sono ventitré, non dieci. Forse l’autore ha letto con tanta attenzione da non essersi accorto che la tabella di p. 5 continua a p. 6?

    In conclusione: l’intento del Global Compact è quello di suggerire delle linee guida (non vincolanti!) per favorire la cooperazione tra nazioni in merito a un fenomeno che, di fatto, è cruciale per il nostro tempo (non entro nel merito se sia voluto, causato, progettato, o meno). L’obiettivo dichiarato è quello di regolamentare a livello internazionale e rendere più sicura la migrazione (il testo si intitola infatti GLOBAL COMPACT FOR SAFE, ORDERLY AND REGULAR MIGRATION), non certo di incoraggiarla attivamente. L’obiettivo numero 2 è infatti “minimizzare le condizioni avverse e i fattori strutturali che costringono le persone a lasciare il loro paese di origine”, mentre il numero 21 propone di collaborare per garantire un ritorno e una reintegrazione nel paese di origine sicuri e dignitosi (quindi si contempla la possibilità che i migranti possano voler tornare a casa loro e si prevede di favorire questa pratica).
    Questi sono gli intenti dichiarati del Global Compact, se poi si vuole fare dietrologia a tutti i costi, si trova sicuramente qualcosa al quale appigliarsi.
    Mi scuso per la lunghezza del post, che è forse pari quasi a quella dell’articolo, ma mi sembra che quella di Casini sia esattamente una delle “narrazioni fuorvianti” da combattere. Sono convinta che ci sia molto da dire e da lavorare sul tema delle migrazioni, ma il fatto che l’articolo sia palesemente viziato da una visione ideologica, e anche disonesto, mi fa dubitare della sua utilità come contributo al dibattito su questo tema.

    1. MenteLibera65

      Jo. Ottima e fattuale analisi.
      Il tuo prezioso contributo evidenzia come ormai si parli e si commentino notizie che sono create ad arte per condizionare il lettore.
      Ti ringrazio anche per il tono pacato, che è tipico di chi non ha bisogno di strillare perchè semplicemente dice cose vere.
      Purtroppo ormai lo sforzo non è quello di dibattere nel merito dei temi, ma quello di impegnarsi per far distinguere i fatti reali da quelli falsi. Come giustamente dici tu in questo modo non si contribuisce a nulla, tanto meno alla nostra personale comprensione dei fatti.
      Eppure , ancor di più tra cattolici , la verità dovrebbe essere una base comune.

      1. Jo

        Sono d’accordissimo con la tua ultima frase. È giusto ragionare di questi temi, alla luce anche della nostra esperienza di fede (non sono una fan dell’ONU), ma serve un lavoro serio e onesto, non la faciloneria di articoli come questo, che a mio parere non meriterebbero visibilità. Devo dire però che dopo averlo letto ho provato a fare una ricerca e non ho trovato uno straccio di articolo (italiano) che entri per bene nel merito di cosa sia questo Global Compact. Si trovano solo voci contro, con toni da pugni battuti sul tavolo e pochissima informazione.
        Se ci interessa cercare la verità e il bene comune e non solo contrapporre ideologia a ideologia, c’è da rimboccarsi le maniche.

  15. Mente libera
    Le nazioni che hai citato hanno minoranze cristiane ridottissime e quindi parlare di HV come fattore di aumento della popolazione locale non ha senso.
    Che sia difficile promuovere lo sviluppo di zone potenzialmente ricche l’ ho premesso, ma, poiché li’ sta la soluzione, i cattolici dovrebbero cercare di essere creativi per ottenere risultati durevoli. Qual’e’ l’alternativa? L’alternativa e’
    la resistenza sempre più forte, e ormai insuperabile, delle popolazioni europee ad accettare immigrati non integrabili e per i quali non c’e’ lavoro se non da schiavi o di mano d’opera per la criminalità. A tutto questo non hai risposto. E pol che tipo di accoglienza sarebbe quella che destina gl’immigrati alle condizioni che tutti conosciamo?
    Non rimane che battersi per la strada maestra, anche se e’ difficile, perche’ oltre tutto e’ quella che dà dignità agli africani e li rende artefici del loro destino.
    Vorrei poi riprendere il discorso di Giudici, il cui tono potrà anche urtare, ma che dice cose vere, che tu ignori e che io non ignoro perché sono vecchio e ricordo come funzionava l’emigrazione nel dopoguerra. Nel mio Abruzzo, zona di grande emigrazione, comparivano manifesti in cui venivano indicati per numero e specializzazione i lavoratori richiesti da Francia, Belgio, Olanda e Lussemburgo e partivano solo quelli che avevano le qualità richieste fino ad esaurimento delle quote. I lavori erano quelli duri (minatori, muratori, carpentieri e affini). Ne’ si era accolti in sistemazioni alberghiere e ognuno doveva cavarsela con quel che guadagnava. Per il Venezuela non c’erano condizioni particolari, ma i miei conterranei se la cavavano meglio dei locali. Poi i manifesti sparirono, ma le condizioni per la Germania, Canada e Australia, diventate terre di immigrazione, erano le stesse e ad esse si adeguavano gli abruzzesi.
    Certo se lavoro si venisse a creare inEuropa si potrebbero organizzare in Africa corsi di formazione, ove si dovrebbero fornire anche elementi per capire la vita che si fa in Europa e le regole da osservare. Si renderebbe meno traumatico l’incontro tra popolazioni tanto diverse. Ripeto, anche se può spiacerti, essere cristiani significa non essere faciloni ed essere capaci di escogitare soluzioni che funzionano.

    1. I lavori erano quelli duri (minatori, muratori, carpentieri e affini). Ne’ si era accolti in sistemazioni alberghiere e ognuno doveva cavarsela con quel che guadagnava.

      Ieri mi è saltata una frase, tutto sommato inutile perché il discorso era già completo: ma si riferiva a Marcinelle. Il Marcinelle intero, non quello ricordato superficialmente nella questione dell’incidente (e ridotto a commemorazione ipocrita, con la solita lacrimuccia di Stato e la fanfar(onat)a del Presidente della Repubblica di turno); né tantomeno strumentalizzato (come ha fatto ancora pochi giorni fa il ministro degli esteri) per essere ridotto al ridicolo “siamo stati tutti emigranti”.

    2. MenteLibera65

      Sabino :

      “Le nazioni che hai citato hanno minoranze cristiane ridottissime e quindi parlare di HV come fattore di aumento della popolazione locale non ha senso.”
      Quindi secondo te alle popolazioni non cristiane si possono benissimo indicare soluzioni contro la sovrappopolazione, del tipo sterilizzazioni ed utilizzi massivi dei contraccettivi ? E questa sarebbe una visione “Cristiana” ? Ne dubito, infatti la Chiesa stigmatizza questi comportamenti sia se posti in essere da popoli a maggioranza cattolici sia se posti in essere da popoli a maggioranza di altre religioni.

      “Nel mio Abruzzo, zona di grande emigrazione, comparivano manifesti in cui venivano indicati per numero e specializzazione i lavoratori richiesti da Francia”
      Tu stai parlando di grandi reclutamenti di massa, dove le aziende straniere si spostavano direttamente nel luogo dove stavano i lavoratori e facevano la selezione in loco. Sono finiti quei tempi, ormai il lavoro manuale è parcellizzato ed il costo di una selezione all’estero non sarebbe sostenibile per pochi lavoratori. Ormai a fare mega assunzioni è solo la grande distribuzione o vendita (Amazon, Ikea..?) per nuovi magazzini o punti vendita. Ed anche in quel caso sono limitate al territorio dove sono. Tu proponi qualcosa che appartiene ad un tempo di espansione del lavoro manuale. Oggi siamo nel tempo della parcellizzazione del lavoro stesso.

  16. Mente libera
    Non credo che ci siano persone che, leggendo quello che ho scritto, possano giungere a sostenere quello che dici tu. Le popolazioni non cristiane non si preoccupano di quel che dice l’HV e quindi non seguono quello che i cristiani, o almeno quelli che considerano valido quel documento, ritengono giusto fare, Questi cristiani, se sono tali, non incoraggiano certo le pratiche antinataliate, ma nulla o quasi possono fare sulle scelte di quei governi Se questo e’ il livello delle tue argomentazioni, scusa, ma mi cadono e braccia.
    Sul resto, io ho ricordato semplicemente che le condizioni di immigrazione le stabilisce chi accoglie e non chi va. Che il mercato del lavoro e’ cambiato lo so anch’io, ma siete proprio voi, che sostenete l’accoglienza senza condizioni o quasi, che ripetete che gl’immigrati vengono a fare i lavori che gli europei non vogliono fare. Se e’ vero anche in parte, ci sarà pure la necessità di preparare quelli che li faranno. Se non e’ vero, e’ ancor più valida la tesi che bisogna far sviluppare l’Africa per dare lavoro agli africani, visto che in Europa non ce n’e’.

  17. @Jo

    Il problema del tuo post non è di essere lungo, ma di essere fuorviante. Per brevità – perché so già che scriverò troppo – mi soffermerò solo su un punto, che però alla fine è il più importante di tutti: quello dell’essere o non essere “vincolante”.

    Per come tu hai posto la questione – qui anticipo subito: o con grande ingenuità o con grande malafede – vorresti dare ad intendere che questo GCM non sarebbe pericoloso, perché comunque “non vincolante”. Posto che anche il più semplice delle persone si insospettisce subito: che senso ha spendere tante energie per proporre un accordo che va fatto firmare addirittura da un govern, ma poi non impone alcun obbligo… la risposta sta nel fatto che “l’essere vincolante” ha aspetti molto complessi e sfaccettati.

    Tanto per dare un esempio, basta seguire questo documento (mia enfasi):

    http://archivio.rivistaaic.it/materiali/convegni/aic200510/poggi.html


    2. Le definizioni dottrinarie di soft law nel diritto comunitario

    Il termine soft law è comunemente utilizzato per contrassegnare una diversificata tipologia di atti e strumenti di diritto comunitario il cui tratto comune è costituito dal carattere “non” vincolante delle regole che in essi vengono poste, benché ad essi vengano comunque riconosciuti effetti giuridici.

    Tale carattere si rinviene, seppure con sensibilità diverse, nei tre principali orientamenti dottrinali sul tema: quello secondo cui il soft law individua una tipologia di atti, quello secondo cui esso delinea una tecnica di regolazione, quello, infine, secondo cui il fenomeno comprenderebbe tanto una tipologia di atti, quanto una tecnica di regolazione.

    Il primo orientamento è ascrivibile sia a dottrine di stampo anglosassone, che definiscono i vari strumenti ad esso riconducibili quali regole di condotta a portata generale, sia alle dottrine di stampo più prettamente continentale che fondano il proprio ragionamento sull’art. 249 CE e sulla distinzione in esso contenuta tra atti vincolanti (regolamenti, direttive e decisioni) e atti non vincolanti (raccomandazioni e pareri).

    Per le dottrine di stampo anglosassone il soft law consiste di regole di condotta cui non è attribuito dall’ordinamento carattere vincolante ma che, comunque producono effetti giuridici, ovvero sono adottate con lo scopo di raggiungere gli stessi effetti giuridici formalmente collegati ad atti vincolanti.

    […]

    Il secondo orientamento, pur fondandosi sulla prima compiuta definizione di soft law ascrivibile a F. Snyder (“Rules of conduct which in principle, have no legally binding force but which nevertheless may have pratical effect”)[18] accentua, invece, il carattere di tecnica di regolazione di volta in volta alternativa, complementare o preparatoria ai tradizionali e formalizzati sistemi di produzione delle regole, così come previsti nei Trattati. Perciò esso si esprime in “commitments which are more than policy statements but less than law in its strict sense. They all have in common, without being binding as a matter of law, a certain proximity to the law or a certain legal relevance”.[19]

    […]

    Il soft law, secondo queste ricostruzioni, si rende necessario sia nei settori in cui è prevista l’armonizzazione (ma essa risulta difficile da raggiungere con i soli strumenti vincolanti essendovi necessità di stemperare, attraverso accordi informali, posizioni divergenti tra gli Stati membri),[22] sia nelle aree in cui l’armonizzazione è esclusa, ma vi è comunque l’esigenza politica di creare un consenso sociale su cui si fondi la futura convergenza delle politiche nazionali in settori cardine per la costruzione della solidarietà europea.[23]

    Ho tranciato in modo molto deciso, perché sennò diventa una “lenzuolata”; certamente bisogna leggere tutto il documento per farsi un’idea. Ma nei paragrafi che ho riportato si comprendono bene due punti chiave:

    1. Che in certi paesi anche l’ordinamento non vincolante ha effetti giuridici concreti e pesanti. Questo spiega benissimo la reazione di Trump. Noi non siamo paesi anglosassoni, ma purtroppo poi alla fine subiamo la forte influenza di quei paesi, per motivi storico-culturali.

    2. Che anche negli altri paesi, come il nostro, le disposizioni non vincolanti servono a “creare un consenso sociale” su cui poi, dopo un po’, si fondano politiche concrete. Aggiungo che siamo in un paese in cui vediamo “legalizzate” da giudici compiacenti di fatto cose che non sono normate esplicitamente (come certi aspetti collegati alle adozioni e alle unioni civili) e quindi non parlo di cose campate in aria, ma di questioni concrete. Siamo nel paese che “celochiedeleuropa” anche se magari non c’è uno straccio di regola, ma solo l’arbitrio della Commissione. Basta vedere la fatica che sta facendo questo governo per applicare in modo legittimo e sovrano una politica di controllo dei flussi migratori, con magistrati subito pronti a mettere i bastoni tra le ruote, salvo poi dover far marcia indietro se si trovano un ministro determinato. Ci manca anche che firmiamo cambiali in bianco, “non vincolanti” ma in realtà con effetti concreti, per non parlare poi delle interpretazioni di comodo.

    In ambito internazionale si può vedere l’impatto di molti accordi con termini “non vincolanti”, come per esempio quelli climatici, e l’effetto pesante che hanno nella determinazione dei trend culturali.

    Per tutte queste cose, ritengo molto grave che nel tuo intervento tu abbia sorvolato su questo aspetto fondamentale, lasciando gravemente intendere al lettore poco esperto l’idea che un trattato “non vincolante” non sia poi così “pericoloso”. O sei ingenua, e allora non dovresti esordire con toni accusatori nei confronti di chi qui pubblica articoli; oppure sai molto bene queste cose, ma non le dici apposta.

    Io penso che sia la seconda opzione, perché quelli parlano a vanvera sono facilmente riconoscibili, come mentelibera. Tu mi appari di una pasta diversa. Il che però non rende meno grave le cose.

    1. Jo

      Ammetto candidamente che è la prima volta che sento parlare di “soft law”, quindi grazie per la spiegazione esauriente. Sul fatto che certi trend culturali entrino nella mentalità anche grazie alle leggi / linee guida e piano piano si affermino, concordo senza esitazioni.
      La mia argomentazione però non aveva affatto lo scopo di “dare ad intendere che questo GCM non sarebbe pericoloso, perché comunque “non vincolante””, né con ingenuità né con malafede. Il punto che tu tocchi è solo uno di quelli che ho sollevato per dimostrare “filologicamente” che l’articolo di Casini prende dal testo linkato solo quello che gli fa comodo per sostenere una posizione precostituita, senza affrontare nel merito ciò che il GC effettivamente afferma (e in alcuni casi lo travisa palesemente). Mi sono sciroppata quasi tutte le 34 pagine del testo e non lo trovo pericoloso in sé, per quello che contiene, non perché non vincolante. Lo trovo astratto, burocratico, probabilmente inefficace, ma di sicuro non volto ad “abbattere qualsiasi tipo di barriera che possa ostacolare i grandi flussi migratori” come sostiene l’articolo.
      Mi prendo la responsabilità del tono che ho usato, che non voleva essere accusatorio, ma critico sì. Costanza e admin pubblicano quello che vogliono loro, ci mancherebbe, ma proprio perché apprezzo e seguo con regolarità il blog ho pensato di esprimere un giudizio sulla qualità di questo post, che secondo me non è buona informazione.

      1. Bene, allora premesso che è difficile prestar attenzione alle valutazioni di chi parla di un trattato internazionale, ma poi non sa neanche cosa siano la “soft law” e le relative implicazioni (io non è che sono un esperto, tutt’altro: per me il legalese è in gran parte arabo; ma siccome sono anni che vari uffici sparsi per il mondo ci bombardano di “trattati non vincolanti” furbescamente avallati di soppiatto da governi compiacenti, non si può non sapere che questo termine nasconde grandi problemi), ribadendo che non si può prescindere dal non fidarsi dell’ONU per i motivi che vale et al. hanno sufficientemente spiegato (anche in commenti di altri articoli), il senso per cui Costanza e Guido hanno pubblicato questo articolo è ben chiarito nell’introduzione:

        Voi sapevate che secondo il trattato dell’Onu sul quale si è impegnato il precedente governo (ma l’attuale che farà, il 28 dicembre?) […]

        Nel momento in cui questa conversazione, salvo le solite parole al vento di mentelibera, conferma che i cittadini sono largamente all’oscuro delle implicazioni del GCM, però viene chiesto all’Italia di firmarlo (tra parentesi: a me risulta prima del 28 dicembre, il 10/11, in occasione di una conferenza internazionale): ora, chi vuole discuterne ne discuta pure, ma dev’essere chiaro che il governo non lo deve firmare. E i lettori che possono fare qualcosa per far pressione sui nostri politici, la facciano.

        PS Qui ci sono altre analisi critiche:

        https://www.imolaoggi.it/2018/11/14/no-al-global-compact-onu-sulle-migrazioni-vi-spieghiamo-perche/

        1. Kosmo

          Oh sicuramente ML65 ti risponderà che “imolaoggi” non è degno della sua visione.
          Con la sua solita tecnica per denigrare ad-personam invece di rispondere nel merito (cosa che non fa MAI).

I commenti sono chiusi.