Giulia e gli islandesi

Gay scout dell’Avvenire

di Costanza Miriano

Il problema della pagina che l’Avvenire ha dedicato domenica al caso degli scout omosessuali è principalmente la collocazione all’interno del giornale: la pagina denominata catholica. Sarebbe stato più appropriato la pagina varie, o altro, o liquida, se si preferisce il latino. Perché nel modo di affrontare la questione non c’è assolutamente niente di cattolico. Se si fosse affrontata la conversazione in un qualsiasi salotto di gente non credente, ovviamente aperta, multiculturale, di larghe vedute, refrattaria ai dogmi come impone il pensiero medio, non retriva come noi cattolici che pensiamo che la Verità sia una sola possibile, gente che beve uno spritz la sera in riva al mare, sarebbero venute fuori più o meno le stesse conclusioni. Conclusioni di buon senso, forse, ma incuranti delle posizioni del magistero della Chiesa, e persino del Papa a cui forse credono di conformarsi: il caso è sempre da affrontare, bisogna discernere, includere eccetera eccetera.

Ma entriamo nel merito, con un’ultima nota preliminare. Accettare la parola gay senza neanche un cosiddetto davanti significa inchinarsi alla mentalità omosessualista di cui quella parola è figlia. La parola gay non è mai usata nei documenti della Chiesa, e si sa che la lingua è la prima scelta culturale che possiamo fare. Continua a leggere “Gay scout dell’Avvenire”

La fine dell’uomo occidentale

il blog di Costanza Miriano

2017-01-19_091932di Costanza Miriano per Il Foglio

L’uomo occidentale è finito per carenza di stelle. L’uomo è fatto di desiderio, ha bisogno di alzare lo sguardo a cercare le stelle, de-sidera, ed è questa ricerca che lo tiene dritto in piedi, in vita. È questo lo spazio nel quale si infila la ricerca di infinito. Ma, prima ancora, è questo che lo muove nel desiderio di migliorarsi. Per millenni le narrazioni – da Omero in poi – sono stati racconti di come l’uomo,  l’eroe, cercasse di superare se stesso, di trascendersi, di cercare fuori di sé qualcosa che lo eternasse.

A un certo punto l’uomo ha deciso che non aveva più bisogno di nessun cielo sopra la sua testa, ha smesso di costruire cattedrali, ha cominciato a pregare – i pochi che lo facevano ancora – in posti più simili a garage che a chiese, senza liturgia, senza guglie che portassero…

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La festa dell’Assunzione la promessa di un compimento

di Costanza Miriano

Chissà come è andata quando Maria, come addormentata, è stata presa da Dio e portata in cielo. Caravaggio decide di raffigurare, accanto al corpo di Maria (e lasciamo stare che come modella prese una prostituta annegata nel Tevere, e per questa scelta scandalosa l’opera fu rifiutata dai committenti), questa Maria Maddalena ripiegata su se stessa in un pianto inconsolabile. Non perché Maria sia morta, ma perché la sua solitudine senza la Madonna, dopo che Gesù è risorto, è totale.

La Maddalena è la donna più fortunata del mondo, perché a lei per prima Gesù ha scelto di mostrarsi. A lei che l’ha amato perdutamente, di un amore castissimo che il mondo non può capire. Maddalena è casta perché lei non vuole possedere Gesù, ma vuole essere unita a lui: “l’ho cercato ma non l’ho trovato, l’ho chiamato ma non m’ha risposto” è la trama della sua vita da quando lo ha incontrato e lui ha cambiato la sua vita. Continua a leggere “La festa dell’Assunzione la promessa di un compimento”

Esercizio interiore per bagnanti

di Emanuele Fant per Credere

Nella classifica dei vizi dell’estate 2017, si fa strada verso il vertice una abitudine diffusa, la cosiddetta “soluzione nel taschino”, io ne registro esempi con frequenza sempre maggiore. In ogni fila in banca o al gelataio, in qualsiasi locale deputato ad aspettare, si palesa presto un capopopolo pronto a spiegare ai presenti la banalità del nodo che li trattiene.

Sala d’attesa del medico. Un cinquantenne coperto di sudore agita in aria la sua cartellina delle analisi, e sbotta: “Basterebbe togliere il numero chiuso a medicina, e avremmo più dottori. Risolveremmo la questione delle file”. Continua a leggere “Esercizio interiore per bagnanti”

Cosa significa povertà in spirito?

di Card. Silvano Piovanelli

L’evangelista Luca dice (6,20): “Beati voi poveri (ptokòi), perché vostro è il regno di Dio”. Matteo (5, 3) precisa: “Beati i poveri in spirito, perché vostro è il regno dei cieli”. “Oi ptokòi to pneumati”: la frase grammaticalmente consta di un aggettivo (povero) e di un sostantivo al dativo di relazione (spirito).

In forza di tale costruzione le qualità espresse dall’aggettivo (in questo caso la povertà) risiedono nel sostantivo (nel cuore, nello spirito). Dunque sono possedute non semplicemente col desiderio, ma realmente. Non è perciò la povertà che “si spiritualizza”, ma è lo spirito, cioè l’uomo, la persona umana che si impoverisce, che cioè acquista lo stato, il comportamento, la convinzione di un povero ideale. Continua a leggere “Cosa significa povertà in spirito?”

Jesus blood never failed me yet

il blog di Costanza Miriano

040707-gavin_bryars

Qualche tempo fa ho incontrato un caro amico, Saverio. Saverio come me è appassionato di musica e ha una discreta collezione. Quel giorno, come in un laboratorio di BombaMusica in nuce, abbiamo scambiato opinioni e ascoltato qualche disco. A un certo punto lui tira fuori dal computer un brano di un perfetto sconosciuto (almeno lo era per me): Gavin Bryars. E non solo. Mi racconta una storia. Una strana storia…

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