Il disprezzo online è virale

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di Tonino Cantelmi per SIR Servizio Informazione Religiosa

 Tiziana Cantone, 31 anni, si è tolta la vita. Sì, è stata imprudente. Ha registrato per gioco o per vanità un video hard. I suoi amici, a cui era destinato, l’hanno tradita. Il video è divenuto virale e si è diffuso in rete. A nulla è valso cambiare lavoro, trasferirsi o cercare di cambiare il cognome. La maledizione del web non l’ha mollata. Una vicenda, che insieme con quella della diciassettenne ubriaca, violentata nei bagni di una discoteca, filmata e diffusa su Whatsapp dalle amiche-iene, pone con urgenza la necessità di pretendere la protezione del diritto di ciascuno alla gestione della reputazione digitale.

Il web è crudele. Se ti penti non puoi tornare indietro. Tiziana Cantone, 31 anni, si è tolta la vita. Sì, è stata imprudente. Ha registrato per gioco o per vanità un video hard. I suoi amici, a cui era destinato, l’hanno tradita. Il video è divenuto virale e si è diffuso in rete. A nulla è valso cambiare lavoro, trasferirsi o cercare di cambiare il cognome. La maledizione del web non l’ha mollata.  Nessuno può fermare la macchina infernale del web crudele.

Tiziana Cantone non ce l’ha fatta. Quel video rilanciato dai siti porno sarà sempre lì. Tiziana Cantone si uccide.
Nelle stesse ore o quasi irrompe nella cronaca un’altra storia di web crudele e di amiche traditrici. Eccola: diciassettenne ubriaca, violentata nei bagni di una discoteca. Le amiche, già le amiche!, filmano il fattaccio e lo diffondono su Whatsapp. E in sottofondo si distinguono le risate sguaiate delle amiche-iene.
Crudeltà telematiche di queste ore, capaci di spezzare la vita o di rovinarla. Non le prime, neanche le ultime. Gravissime, ma che si aggiungono ad altre, più o meno gravi: insulti, calunnie, gogne, offese.

Si, il web è un mondo affascinante, ma anche terribile. In gioco c’è una nuova ed inesplorata dimensione dell’identità: la reputazione digitale. Ognuno di noi ha una reputazione digitale, che pesa enormemente nella vita reale.

Ancor prima di un incontro, sia galante che di lavoro, andiamo a spulciare la reputazione digitale della persona che stiamo per incontrare. Cerchiamo su google le notizie, spiamo i suoi profili social, guardiamo le immagini e i video. E non c’è nulla di più fragile della reputazione digitale: chiunque può calunniare, maledire, attaccare, insultare o tradire, come gli amici di Tiziana Cantone. E questo riguarda in modo massiccio gli adolescenti, per il quali la popolarità digitale sembra essere una componente ineludibile della loro autostima. La logica perversa del cyberbullismo è proprio questa: la vittima non può difendersi. L’attacco è inarrestabile. Il disprezzo on line è virale. E soprattutto è per sempre. La sopraffazione è pari all’impotenza della vittima.

Ecco la questione che voglio porre è questa: il diritto alla gestione della propria reputazione digitale.

Qualcuno dovrà pure dire stop alla dittatura di Google, di Facebook e dei vari social ai quali consegniamo la nostra immagine e la nostra reputazione on line. Lo so, la questione investirebbe norme, diritti, giurisprudenza e tanti azzeccagarbugli cavillosi sarebbero lì, pronti a difendere la sovrana libertà del web di disporre di noi. Ma il dato è questo: vogliamo avere il diritto di gestire la nostra reputazione digitale. Vogliamo avere il diritto di ripensamento sui contenuti che diffondiamo. Vogliamo che faceboock non sia l’arrogante proprietario dei nostri post. Vogliamo che google rispetti il diritto all’oblio. Vogliamo una rete più umana. In definitiva vogliamo che l’umano abbia ancora il dominio sulla tecnologia.

 

159 pensieri su “Il disprezzo online è virale

  1. Fabrizio Giudici

    Posto che la donna che si è suicidata merita tutta la nostra compassione e le nostre preghiere… non si può mettere però sullo stesso piano dell’altro episodio, la ragazzina violentata. Quest’ultima è vittima-e-basta, oltretutto abbandonata e tradita da chi doveva difenderla. L’altra ha iniziato tutto da sola, e gli altri poi hanno calcato la mano. Parlerei di “suicidio assistito”. “Imprudente” è un eufemismo e non sottolineare che si è messa nei guai da sola – oltretutto questa dinamica dei fatti non è certo una novità, non c’è neanche l’attenuante dell’ignoranza – è proprio quella forma di falsa misericordia che crea vittime. Perché non dire le cose come stanno non fornisce un’insegnamento efficace ad altri che sono ancora vivi e potrebbero cadere nella stessa trappola.

    Detto questo, certo che ci sono varie carogne in giro responsabili della sua morte a vari livelli, tra quelli personali di chi ha contribuito con un post e quelli infrastrutturali, come i citati Google e Facebook. Tuttavia è totalmente inutile pensare di risolvere il problema con iniziative legali per “proteggere i diritti”: non ci si riuscirà. Non ci si riuscirà perché questo episodio è l’ultimo di una lunga serie che dimostra lo squilibrio che si è creato tra potenzialità espressive (enormi e a basso costo) e desolazione morale, mischiata a vuoto intellettuale. I primi segnali sono arrivati qualche anno fa dai ragazzini che, sovradotati di apparecchi per scattare foto che in mano a gente con la testa a posto svilupperebbero doti positivamente creative, in mancanza di contenuti da fornire al contenitore hanno iniziato a riprendere i propri atti di vandalismo o di violenza nei confronti dei compagni. Strumenti sempre più potenti messi in mano a volontà prive di guida. Era l’inizio, ora è tutto in discesa.

    Pretendere di regolare solo con norme di legge questo caos è assurdo. È tutto un mondo sbagliato come è costruito. “Vogliamo una rete più umana”? Che stronzata: la rete è umanissima, e proprio questo è il problema! È umana senza Dio e senza le sue Leggi. Questo bisogna dire e uscire dall’ideologia post-conciliare che ripete alla noia che il mondo è bello e bisogna accoglierlo a braccia aperte e basta “normarlo” (con norme umane, s’intende). Bisogna parlare alle persone di peccato, che priva della Grazia e che mette su una strada destinata al precipizio, e che in fondo a quel precipizio ci può essere l’inferno. Che la Grazia costruisce una siepe protettiva (un muro) attorno alle persone e senza Grazia la siepe cade e si è vittima delle belve. Le belve sono un’invariante: ci sono sempre state, sempre ci saranno, non saranno mai addomesticabili. L’unica soluzione è la siepe di protezione.

    Articolo estremamente povero in prospettiva cattolica. D’altronde non c’è altro da aspettarsi da AgenSIR: non è che il fratello minore di Avvenire.

    1. “Che la Grazia costruisce una siepe protettiva (un muro) attorno alle persone e senza Grazia la siepe cade e si è vittima delle belve. Le belve sono un’invariante: ci sono sempre state, sempre ci saranno, non saranno mai addomesticabili. L’unica soluzione è la siepe di protezione.”

      Già…

      Ed è più di una “siepe” è un’armatura! Perché quella ci vuole contro gli attacchi del Demonio…

      Chi infatti ha convinto quella povera ragazza a togliersi la vita, dopo le che le “belve” hanno esaurito il loro compito?
      Dopo che credendo di “giocare” (con il fuoco) se è rimasti scottati?

      Chi soffia sulla tua (tardiva) vergogna e soffia e soffia sul fuoco e dopo che ti ha ingannato, ti ACCUSA, sino a quando disarmato cedi e non trovi altra strada se non quella di “farla finita”??!!

      1. ola

        “Chi soffia sulla tua (tardiva) vergogna e soffia e soffia sul fuoco e dopo che ti ha ingannato, ti ACCUSA, sino a quando disarmato cedi e non trovi altra strada se non quella di “farla finita”??!!”

        @Bariom, quanto e’vero quello che scrivi!

    2. admin @CostanzaMBlog

      Tonino Cantelmi è uno psicoterapeuta molto attento alle dinamiche dei social network e del web. Ha scritto questo articolo “a caldo” da questo punto vista. Sono certo che leggeremo altri e diversi articoli da altri punti di vista.

      1. Fabrizio Giudici

        @admin

        Speriamo di leggere poi una prospettiva più cattolica (d’altronde è l’AgenSIR, mica Il Punto Informatico o Diritto & Diritti), ma il punto è che l’articolo è carente anche dal punto di vista delle “dinamiche del web”. Chiede una normativa. Questa normativa, alla fine, arriva ad una cosa che si chiama censura, in senso ampio, ovvero cancellazione di contenuti. Ovviamente io non mi spavento affatto della parola e della pratica, perché a certi livelli è necessaria. Ora, però, chi la dovrebbe applicare questa censura? La logica dice che dovrebbe esserci un controllore indipendente dal controllato. Ma la quantità di dati pubblicati giornalmente sul web rende necessaria una censura tecnologica e automatica (se mi si obietta che i casi limite che arrivano al suicidio sono pochi, io rispondo che sono pochi ora, ma se non si risolve il problema alla radice diventeranno una valanga). Solo Google, Facebook & co. hanno questa possibilità tecnica. Tralasciando la mia ironia su una censura basata su tecnologie automatiche (ci sono già casi eclatanti ad dimostrare che non funziona poi tanto bene), stiamo dicendo che il controllore ed il controllato coinciderebbero. Si capisce il vicolo cieco in cui ci stiamo andando a cacciare? Google e Facebook sono entità private che si sono già arrogate – con la complicità del popolo – un grandissimo potere, e ora gliene vogliamo dare ancora altro?

  2. vale

    il problema è che non li fermi più. sia gli (in) utili idioti che passano tutta la loro vita ad un grande fratello digitale-dove rimarrà non so se per sempre, ma molto a lungo tutti i loro dati- sia questi colossi che dell’informazione han fatto un businnes globale ed ultramiliardario..

    zuckerberg ,alla croce rossa italiana, non ha offerto soldi, ma 500mila dollari di spazi pubblicitarii.

    neppure la beneficenza fanno più.

    la fanno con i soldi e la vita degli altri. ( stile ddr. ricordate il film?)

  3. Valentina

    Noi non siamo nessuno per giudicare chi è più o meno vittima. Chi sbaglia di più e chi di meno. Solo il Padre che è nei Cieli vede e comprende tutto. Che questa ragazza che si è uccisa “si sia messa nei guai da sola” noi non possiamo giudicarlo, forse qualcuno di noi non ha mai peccato? Quanta ipocrisia! Il Bene agisce, il male agisce. Dio Comprende noi no. E’ necessario togliersi i sandali prima di entrare nella terra benedetta che l’altro è.

    1. @Valentina, chi sta giudicando qui? Una persona che non si conosce per di più…

      Allora facciamo così: diciamo che è un racconto di fantasia, uno dei tanti più o meno hard, più o meno horror che posiamo leggere o vedere sugli schermi?

      Quale morale possiamo trarre? Come possiamo non giudicare gli avvenimenti? Non cercare di dare ad essi una “ragione”, seppure trovandoci nella più bieca irragionevolezza talvolta?

      Tu hai figli? Cosa posso dire io ai miei figli che sentono simile notizia (o racconto per tornare alla finzione)?
      Non è che girano con un sacco nero in testa…

      Anzi, il problema NON è cosa posso dire, che se ho una visone illuminata dalla Parola di Dio, non è che ho molto da elucubrare… la domanda è COME POSSO NON DIRE NULLA!
      Non dare loro una chiave di lettura, che serva anche (si spera) ad educare e prevenire a difendersi, “siepe” o “corazza” che sia??

      Suvvia… come piace dire spesso a Fabrizio, non mettiamo la testa sotto la sabbia in nome di un non si comprende cosa significhi “non giudicare”.
      Anzi si spera e presume che il Cristiano abbia una capacità di GIUDIZIO (chiamalo discernimento) che manca del tutto al mondo.
      E’ il mondo sai che subito corre a cercare un colpevole (anche quando non c’è o non lo si potrebbe indicare in una sola persona) e invoca esemplari condanne credendo si rimediare al Male… ma mai risponde alla domanda: perché?

      Al massimo ci spiega il “come”, ma è ben poca cosa.

  4. Luigi

    Domando con molta pacatezza: perché non si scrive quello che risultava dalle fonti inizialmente, ovvero che la donna – a 31 anni non si è più ragazze/i, per favore – non ha registrato il video per vanità/ gioco, ma per “fare un dispetto”, “dare una lezione” al fidanzato?
    Perchè non si osserva semplicemente che ha ripetutamente tradito il fidanzato, prima che gli amici tradissero lei?
    Non per giudicare, visto che ha già avuto il suo giudizio particolare, ma per comprendere.

    E poi, come si può definire semplice vanità o gioco il il girare un filmato pornografico?
    (A proposito, qualcuno ora comincerà a rendersi conto che il mondo dell'”hard” non è cosa solo maschile, come pure piace credere a molte/i?)
    Capisco che ormai chi è che non si filma durante la ginnastica da camera, meglio ancora se in compagnia plurima e del tutto illegittima, ma insomma… “vanità” sarebbe stato, chessò, il truccarsi più del lecito. “Gioco” sarebbe stato fare, al fidanzato, uno scherzo telefonico.
    Quello che ha fatto la sventurata va ben oltre, in ogni caso, al gioco o alla vanità.

    È stata imprudente? Di nuovo, per favore…
    Imprudenza è giocare con l’accendino.
    Andare con il lanciafiamme acceso vicino a una cisterna di benzina non è più imprudenza.

    La reputazione digitale? La maledizione del web? Il recarsi a un appuntamento galante previa analisi dei contenuti on line?
    Ma è una cosa seria?
    Abbiamo ancora una qualsivoglia reminiscenza di quella entità nebulosa e vaga una volta chiamata “realtà”? E di quel principio, magari antipatico ma piuttosto importante, che si diceva un tempo “di causa/effetto”?

    La pietà cristiana, ben differente dal peloso rassembrarsi morboso di tanti, non può che chinarsi su questa giovane donna e sulla sua morte.
    La pietà e la preghiera, salvo non dia di nuovo fastidio a qualcuno.

    Ciao.
    Luigi

    P.S.: un interrogativo duro ma necessario.
    Avremmo assistito a tutto questo pietismo, se al posto della “ragazza” ci fosse stato un “brutto maschio sciovinista”? O i commenti si sarebbero limitati al classico “se l’è cercata! Gli uomini, tutti uguali”?

  5. Michele D.S.

    Concordo anch’io con Fabrizio, il colpevole non è internet o la tecnologia! Pensate alla ragazza ubriaca, abusata e tradita, quante altre ce ne sono e ce ne saranno in futuro con quello che il mondo promuove? Quale è il futuro delle nostre ragazze e giovani visto che il loro sogno è andare a divertirsi in discoteca? I telefonini hanno permesso di mostrare chiaramente cosa succede e mi auguro possano salvare altre ragazze da questo destino. Per le vittime non c’è tecnologia e nemmeno legge che le possa aiutare, ci vogliono delle PERSONE serie, che sappiano essere Veramente amiche. Anzi, molte leggi moderne sono contro l’essere umano: perché il male non viene impedito dalla legge, le leggi impediscono solo di portarlo allo scoperto.

    1. Luigi

      “Ci vogliono delle PERSONE serie, che sappiano essere Veramente amiche”

      Qualcuno deve pur dirlo: dalle due tragiche vicende ricordate, come da migliaia e migliaia di situazioni simili di cui mai sapremo nulla, emergono evidenti e terribili le conseguenze della mancanza di quella figura che Claudio Risé ha ottimamente definito l’assente inaccettabile.

      In tutto l’Occidente, di cui l’Italia è semplicemente un esempio, è venuto a mancare il padre.
      Mancano come l’ossigeno, come l’acqua, come il pane quotidiano, i padri; tanto di famiglia come sacerdotes in aeternum.
      E mancano non per un accidente del caso, che non esiste, ma perché in obbedienza all’odio per il Padre, si sono voluti eliminare; consapevolmente eliminare.

      A sedici, diciassette anni una ragazzina dovrebbe starsene a sognare il principe azzurro.
      Altro che andare a ubriacarsi in discoteca, di cui ormai – per mere ragioni anagrafiche – i genitori attuali sanno benissimo quello che c’è da sapere.
      A sedici, diciassette anni un ragazzino dovrebbe starsene a imparare cosa significhi essere uomo.
      Altro che mettere in pratica le perversioni apprese sulla Rete, magari con i genitori che gli passano i profilattici (è certo meno grave mettere in mano a un adolescente una MG42 carica piuttosto che una scatola di preservativi).

      A dirla tutta, la realtà, bisognerebbe cominciare a riconoscere che per secoli e secoli gli uomini sono usciti là fuori, dove c’è il pericolo e per giunta piove, brandendo la spada e la Croce – non di rado contemporaneamente – per tenere lontano il male.
      Hanno acceso fuochi nella notte, hanno vegliato pesantemente bardati, perché i bambini e le donne, i deboli e gli umili, potessero dormire.
      Hanno fatto leggi e imposto sanzioni, hanno costruito mura e dissodato terre. Cacciato belve feroci, combattuto mussulmani ed eretici, innalzato cattedrali.

      Ma questo non andava bene, nossignore.
      E così sono bastati cinquant’anni – mezzo secolo, non molto perfino per un essere umano – solo cinquant’anni di dominio matriarcal-femminista per conoscere il peggior abominio che la storia abbia mai visto…

      Ciao.
      Luigi

      1. silvia

        Prima della società patriarcale vi erano società matriarcali in cui la donna era tenuta in grande considerazione in virtù del fatto che era colei che poteva dare la vita ed in cui l’uomo pure li ha sempre difeso e costruito e protetto donne vecchi e bambini, e tutto ha sempre funzionato pure li perché l’uomo era padre anche in quel tipo di società, e la madre era madre, rispettata e amata come femmina e portatrice di vita. Quindi non è corretto parlare di società matriarcale oggi, forse di un femminismo che ha perso la bussola disorientando non solo l’uomo ma la donna stessa.

        1. Luigi

          Posto che – per il molto poco che ne so – l’esistenza di società matriarcali non è certa, anzi, e comunque si porrebbe in sede pre-storica o assimilabile; posto questo, rigetto con fermezza l’llogicità tragicomica della successiva affermazione.
          Che, mutatis mutandis, è la stessa di tanti nostalgici del comunismo: non era l’idea, sballata, no, è solo stata mal realizzata. L’URSS? Ma noi non c’entriamo nulla!

          Il razzismo femminista ha inteso distruggere la società patriarcale – rectius: cristiana – in nome di una presunta superiorità della donna sull’uomo e di una ipotetica superiorità dell’altrettanto ipotetica società matriarcale sulla preesistente (con idiozie sempiterne tipo quella del “se comandassero le donne non ci sarebbero più guerre e violenza”. Abbiamo visto, grazie. Aridatece Hitler, Stalin e Churchill, che al confronto erano teppistelli di periferia. Si accetta permuta con Bonino usata).
          Non ha perso la bussola: semplicemente non l’ha mai avuta. Anzi, l’ha proprio rifiutata.

          L’intento, perseguito con tenacia degna di altri scopi, è riuscito.

          La società attuale è quella voluta dalle femministe in nome del matriarcato, per cui se ne prendano il merito.
          Come se lo sono preso i bolscevichi, il merito, una volta rovesciato lo Zar e costruito il paradiso socialista dei lavoratori.
          Ripeto, che poi il “matriarcato” sia fondamentalmente un’invenzione del femminismo stesso non muta la sostanza.
          La società occidentale attuale è matriarcale e femminista.
          E si vede.

          Scrivo “matriarcale e femminista” poiché non voglio dimenticare che essa ha ben poco, meglio sarebbe dire nulla, di femminile.
          Come scritto da Costanza tempo fa, il femminismo è infatti la vera misoginia.

          Mi tocca infine distruggere anche l’ultima illusione: non tutti gli uomini (come non tutte le donne, grazie al Cielo) sono stati disorientati dal femminismo.
          Ce ne sono che, passati al bosco, continuano – come ne canta il bardo – a contare le stelle e pisciarci controvento.
          Sul sudddetto femminismo, intendo.

          Suggerimento per il cineforum: Mad Max – Fury Road.

          Ciao.
          Luigi

          P.S.: anche nella società cristiana (questa davvero esistita) la donna era tenuta in grande considerazione. Non come scimmiottatura dell’uomo, però, ma come donna. Pensa te che follia…
          Letture consigliate: Regine Pernoud, “La donna al tempo delle cattedrali”.

          1. silvia

            Ma guardi che io sono d’accordo con lei, penso solo che matriarcale non sia il termine corretto, femminismo si e probabilmente ha pure ragione sul perché dei veri obiettivi delle femministe. Non posso dire che mi dispiaccia avere diritto di voto in ogni caso, anche se sono donna vecchio stampo. E il Vangelo di oggi è chiaro sul ruolo della donna Dopo la venuto di Gesù, prima di Cristo le cose non erano così x la donna.
            Ringrazio x i consigli, anche io suggerisco un titolo se mi permette, Quando Dio era una donna, senza avventurarsi nel cristianesimo parla proprio di quelle società di donne anche leggendo il vecchio testamento in maniera diversa. Pur con tutti i suoi limiti l’ho apprezzato, restando cmq cristiana
            Saluti

            1. Luigi

              Grazie per il consiglio di lettura, Silvia.
              Mi dà l’orticaria solo il titolo, a dirla tutta, ma come diceva qualcuno “è utile conoscere i propri nemici”.

              Quanto ai veri obiettivi delle femministe, non è che io abbia ragione o torto.
              Semplicemente, li ho ricavati dalle loro opere. Magari non troppo pubblicizzate, ecco, ma sempre liberamente consultabili.

              Almeno a un certo livello, diciamo che esse hanno piena consapevolezza dell’essere davvero streghe.

              Ciao.
              Luigi

              1. @ Luigi
                Mad Max Fury Road? Forse l’ho interpretato male ma a me è sembrata una storia perfettamente accettabile dalla cultura antimaschile di oggi. Troviamo infatti:
                – Il padre-padrone da cui fuggire e possibilmente da distruggere. Per lui le donne non sono che oggetti.
                – L’eroe maschile che riconosce la superiorità della donna in carriera Charlize, tanto che dopo aver sparato a vuoto tutti i colpi deve passare a lei il fucile
                – La società felice che cercano di raggiungere era matriarcale
                – L’eroe maschile capisce che l’unica speranza di felicità è aiutare le matriarche a uccidere il padre degenerato, facendo un nuovo matriarcato.
                – Alla fine se ne va, il suo contributo alla nuova società non è necessario.

                1. Luigi

                  Zimisce,

                  ti rispondo sul film che consigliavo (e grazie per avermene dato la possibilità).
                  Chi non avesse visto il film, sia avvisato che se prosegue nella lettura ne trova diverse anticipazioni.

                  Sta diventando davvero difficile, in Occidente, realizzare libri, film, musica che non siano profondamente allineati al “politically correct”.
                  Chi non vuole allinearsi ha, ormai, due sole strade: o la nicchia, o il mascheramento. Però il prodotto di nicchia, in questi casi, deve essere per forza limitato. Non puoi fare “Mad Max” per la nicchia.
                  Rimane solo il mascheramento. George Miller ha fatto questo.

                  Intanto, nello specifico, il cattivo non è un padre-padrone, ma proprio un ba####do al cubo. Fra l’altro deforme, de-antropizzato, che nemmeno per sbaglio può essere preso per la malevola caricatura di un uomo e di un padre.
                  Ha invece l’aria purtroppo famigliare di uno dei classici gerontocrati occidentali (così simili a quelli del Patto di Varsavia), inumani perfino nel sembiante. Lascio a te i nomi…

                  La società felice ipotetica era matriarcale. Ripeto: ipotetica. Cosa trovano in realtà, i nostri, all’arrivo?
                  Ah, ecco 😀

                  Mad Max cede il fucile perché riconosce che ha bisogno di aiuto (gesto profondamente virile. Solo bambini e adultescenti pensano di poter far tutto da solo).
                  Ma lo cede dopo che son risultati ben chiari i rapporti, visto che lui da solo, pronti via, ha sistemato tanto Furiosa come le cinque ragazzine. Per di più ferito, legato, dissanguato e con la maschera di Hannibal Lecter sul volto. Non so se mi spiego.
                  E dopo averlo ceduto, comunque, si carica di armi e va – solo – ad affrontare il cingolato in arrivo, non prima di aver disinsabbiato la cisterna con l’aiuto del solo altro uomo presente.

                  Cosa accade, poi, quando una delle mogli finisce investita?
                  Tutte le donne vogliono tornare indietro. Lui – il vir – dice no. Glielo richiedono, con tanto di lacrime e suppliche. Cambia la risposta? No.
                  La consapevolezza di sè e del mondo. Sangue freddo. Capacità di discernimento. Persistenza nelle avversità.
                  Chi mostra e impiega, per la salvezza di tutti, queste qualità profondamente virili?

                  E infine, scusami, ma forse non ricordi bene. Non è che Mad Max “capisce che l’unica speranza di felicità è aiutare le matriarche a uccidere il padre degenerato, facendo un nuovo matriarcato”.
                  Infatti se ne va per i fatti suoi, lui da solo, lasciando le donne dirette non si sa bene dove (le capacità di orientamento non sono notoriamente fra le qualità propriamente muliebri).

                  A questo punto ha però la visione della figlia: “avevi promesso che non mi avresti lasciata”. Non c’è bisogno di riflessioni, sedute psicanalitiche, tormenti esistenziali. C’è solo bisogno di agire.
                  Torna allora indietro, spiega la follia del piano “femminista”, nemmeno sta ad ascoltare le obiezioni e spiega il suo, alternativo.
                  Che riesce.

                  Morale sottesa: se le donne si comportano da donne, allora gli uomini si comportano da uomini. Che poi è anche il filo conduttore della storia d’amore tra il figlio di guerra e una delle madri, non a caso la più bella, che lo trae dalla sua ferinità e lo rende consapevole per cosa valga davvero sacrificarsi.

                  Fra l’altro la stessa rappresentazioni delle figure femminili è piuttosto eloquente. Chi sono quelle belle, dolci, femminili? Le madri. Alla faccia del femminismo.
                  Chi è che non ha nulla di femminile, tanto che nemmeno c’è un bacio con l’eroe? Charlize Theron, la donna in carriera: psicopatica, con trucco da marine, taglio di capelli da marine, braccio metallico da marine. Marine uomo, è ovvio.

                  E alla fine non è che l’eroe se ne vada, lasciando le donne alle prese col matriarcato 2.0.
                  Con un cenno d’intesa, dice a Furiosa – senza aprir bocca: il silenzio di Sparta – “ora vado a bermi una birra. Chiamate se c’è bisogno” 😉

                  Oh, per carità, può essere che io non abbia capito nulla…

                  Ciao.
                  Luigi

                  1. @ Luigi

                    Mi piace la tua interpretazione, certo è un film che nel suo genere è sorprendentemente profondo.

                    Solo rimango dell’idea che Immortan Joe rappresenti una cero tipo di paternità degenerata (e di conseguenza una certa immagine di potere e di divinità). Personalmente ho avvertito forte il senso di rivolta contro questo tipo di potere/paternità/divinità.
                    Che poi nella vita è una rivolta necessaria (la si può vedere come una rivolta al “principe di questo mondo”).
                    Il problema della cultura moderna è forse che presenta solo l’immagine degenerata, la storpiatura diabolica e non sa chiedersi di cosa è degenerazione e storpiatura.

                    Manca anche nel film un personaggio che esprima una paternità positiva: un vecchio saggio prigioniero, un capo della resistenza? Mad Max è un buon achetipo del guerriero/cavaliere, ma manca di spessore per rappresentare anche un re.

                    Comunque se hai amato il film questa recensione farà rotolare dal ridere anche te:https://leortola.wordpress.com/2015/05/28/mad-max-la-rivincita-del-vecchio/

                    1. Luigi

                      Non che la rilettura sia solo mia, Bariom. Non sono così fuori di zucca. Anche altri hanno trovato lo sbandierato “femminismo” del film come, diciamo, alquanto equivoco.
                      Poi ci sono stati puri i maschi “duri e puri” che hanno invitato al boicottaggio. Che pena…

                      In realtà ieri mi sono trattenuto, perché già il commento era lungo, ma praticamente ogni scena di “Fury road” sembra un inno alle donne che fanno le donne, agli uomini che fanno gli uomini e alla tristezza infinita di chi si impanca a comportarsi contro natura. Sempre che si debba per forza trovare un messaggio, sia chiaro.

                      Per dirne un’altra, hai presente l’ultimo inseguimento, quando Max rimane aggrappato al braccio di Furiosa (a quello meccanico, per giunta!)? Ovviamente lei non riesce a tirarlo dentro la cabina, ma nemmeno lo lascia andare. Sempre lì piena di dubbi e indecisa, in situazioni che chiaramente non sa gestire, fino a quando non interviene il figlio di guerra “redento” che – con un semplice cenno d’intesa tra uomini – gli molla un pedatone che lo spinge fino al veicolo sopraggiungente.

                      E quand’è che Max finalmente si intenerisce su Furiosa? Quando lei è morente, e almeno in un simile frangente mostra un briciolo di femminilità… ovviamente è però lui che salva lei, non il contrario. Infine è sempre lui che, arrivati alla cittadella con il cadavere di Immortan Joe, esce per primo dal fuoristrada, sotto le armi spianate. Mica si fa avanti lei, la femminista. Come dire ok l’uguaglianza a parole, ma quando si arriva ai fatti…
                      Poi è ovvio che l’icona femminista Charlize Theron deve parlare del film in un certo modo. O anche lei non ha compreso la genialità di Miller, oppure deve tacitare i suoi rimorsi di paladina facilmente sedotta dal maschilista cachet 😉

                      L’incomprensione di molti verso questo film ricorda per altro quella di una decina di anni fa per “300”. Tutti a dividersi se il film fosse da considerare un manifesto pro-USA o anti-USA. Io timidamente osservavo che i tratti anticristici di Serse erano chiarissimi, che la sua richiesta a Leonida di inginocchiarsi e adorarlo era citazione pressoché letterale del Vangelo… macché. Poi gli autori rivelarono che la figura dell’anticristo era stata una delle basi su cui avevano realizzato il film…

                      Zimisce, grazie per la striscia di Ortolani. In effetti ho iniziato a ridere con la cromatura delle chiappe e non ho più smesso 🙂
                      Tornando su Immortan Joe, è satanico fin dal ceffo. L’unica cosa di cui può essere padre è la menzogna (come infatti è, se hai notato. I suoi figli sono o dementi o mostruosi, inumani al pari suo. L’unico sano lo uccide lui insieme alla madre).
                      Quanto a Max, non è “regale” nella prima parte del film, come Theoden quando entra in scena ne “Il signore degli anelli”. Ma date loro una causa da servire, ricordate chi sono e la spada tornerà a brillare.
                      O il V8 a ruggire 😀

                      Buona domenica a tutti (Furiose comprese!).
                      Luigi

  6. Fabrizio Giudici

    @Valentina “Che questa ragazza che si è uccisa “si sia messa nei guai da sola” noi non possiamo giudicarlo, forse qualcuno di noi non ha mai peccato? Quanta ipocrisia!”

    La prima parte della frase poteva essere solo non conoscenza dei fatti. Ora però sono stati riepilogati sufficientemente da Luigi. La seconda frase invece è assurda in ogni caso, ma mi rendo conto che è tipica del cattolicesimo 2.0: il termine “ipocrisia” usato alla cavolo e poi l’ormai infame “non possiamo giudicarlo” che impazza ovunque.

    D’accordo con Bariom e Luigi sopra.

  7. Vanni

    Passare per cattolico 2.0 mi indispettisce non poco (soprattutto pensando che mi sciupo la reputazione per sempre), ma
    quello di Valentina è un giusto invito.

    1. Su quella povera donna nessuno, mi pare, si è permesso di tracciare un giudizio, ci mancherebbe. Sono padre di due ragazze (diciotto e sedici anni) e sono l’ultimo che la vuole condannare, però i fatti sono raccapriccianti, bisogna dirlo. E bisogna parlarne a casa, con i propri figli. La pornografia uccide l’anima e, qualche volta, anche il corpo. Qualcuno deve pur dirlo ai ragazzi di stare lontani dalla pornografia, di stimare la sessualità come qualcosa di sacro.

      Oppure non si vuole giudicare neanche la pornografia?

      1. Fabrizio Giudici

        “Oppure non si vuole giudicare neanche […]”

        Già che ci siamo: ma “gli amici che l’hanno tradita”, i cyberbulli che l’hanno disprezzata inducendola al suicidio, o le indegne compagne della ragazzina violentata mentre ridevano e filmavano… Anche in questi casi non dobbiamo dire niente? Dare del “traditore” non è un giudizio? Spiegate, spiegate.

        Se sì, allora spiegatemi la ragione di questo doppio standard. Forse perché loro sono ancora vivi? Dunque, se domani, putacaso, uno si suicidasse dopo aver letto questi commenti, allora la situazione cambierebbe di botto?

        Se no, se ne deduce che alla fine non possiamo dare la responsabilità di nessuno. Solo a cose come “la pornografia”, “la rete”, “Google”, ovvero entità astratte che non hanno volontà (come invece gli esseri umani che le guidano), e quindi non si capisce come fanno a far danni (dopotutto mica sono fenomeni naturali come i terremoti).

        Per cui dev’essere il destino cinico e baro. Così passiamo dal Cattolicesimo 2.0 all’Ateismo 0.1.

        1. fra' Centanni

          Oggettivamente, qualcuno porta il peso della responsabilità della distruzione della vita e poi della morte di Tiziana. Non vorrei essere nei panni di quel qualcuno. Però sono fatti suoi, sia ben chiaro. Quello che ha fatto Tiziana fa vomitare; anche quello che hanno fatto a Tiziana fa vomitare. Ma tutto questo attiene alle responsabilità personali, che qua nessuno vuol giudicare, credo. Noi giudichiamo i fatti ed i fatti fanno vomitare, questo si. Poi, ognuno se la veda nel segreto del suo cuore. Ci sono dei traditori? Non mi tiro indietro: si, certamente! Ma ognuno veda dentro di sé, ognuno giudichi sé stesso.

          L’unica cosa certa sono i fatti ed il vomito.

      2. Qui non siamo difronte a “semplice” pornografia…

        Siamo difronte ad una concetto ed un uso della sessualità completamente stravolto (da parte di più di uno degli “attori/vittime”, con tutto quel che ne consegue.

        1. fra' Centanni

          Bariom, la pornografia è un uso completamente stravolto della sessualità. Oppure possiamo pensare a qualcosa di peggiore della pornografia? Non credo.

          1. Fabrizio Giudici

            Fra’, credo che Bariom non intenda affatto sminuire la cosa. Con “semplice” pornografia penso intenda chi si limita ad esserne spettatore, diciamo consumatore finale. Questo, come dici, è già una grave e siamo tutti d’accordo. Qui, invece, abbiamo avuto persone che sono state produttrici e distributrici di materiale che le vedeva protagoniste. È una forma di pornografia ancora più coinvolgente, attiva e non passiva, e quindi con conseguenze più gravi. Quest’osservazione non è peregrina, e si ricollega al commento di Giusi. Non si capisce se il senso di colpa della vittima sia dovuto all’essersi resa conto della gravità dell’atto in sé, oppure semplicemente alla perdita della “reputazione digitale”. In tutta questa storia sordida pare che l’unico problema sia la distribuzione impropria di materiale personale; mentre invece il problema principale è la sua produzione.

            Devo dire che non ho letto molti dettagli oltre ai fatti principali, ma p.es. da una testimonianza di un’ “amica” della vittima, pare che tutto il problema si riduca a questo. Anche l’articolo citato di AgenSIR riduce tutto a questo.

            Concentrandosi solo sul problema della violazione della privacy sembra che la produzione di questi video sia una cosa del tutto normale se rimane riservata. Non c’è nessuna traccia di rimorso per quello che è stato fatto in origine. Ora è il caso di esser duri: tutte le persone vicine alla vittima che non l’hanno richiamata alle sue responsabilità e non l’hanno fatta riflettere sulla gravità dei suoi atti, indipendentemente dalla perdita di reputazione, sono corresponsabili se questa non si è presentata pentita al cospetto del Creatore. Questa responsabilità potrebbe essere più grave, per le possibili conseguenze, degli atti dei cyberbulli (che, come ho già detto, non intendo affatto ridimensionare).

            1. Fabrizio Giudici

              Correggo: … mentre invece il problema principale è il comportamento sessualmente sregolato e la produzione del materiale video associato.

              1. Grazie Fabrizio per aver risposto per me, interpretando molto da vicino il mio pensiero.

                Aggiungo: la pornografia è CERTAMENTE un uso stravolto della sessualità… possiamo pensare che non ci sia nulla di peggio?

                Beh direi che si, si può trovare qualcosa di peggio… punto.

  8. Giusi

    Non ho seguito la faccenda nei dettagli perché a un certo punto viene pure un senso di vomito. Mi pare di aver capito che una ragazza abbia girato un video hard e lo abbia passato a tre o quattro amici che andava bene lo vedessero. Si è uccisa perché questi lo hanno reso pubblico. Ho capito male? Scusate ma mi sfuggono i meccanismi di questa vergogna. Cioè una non si vergogna a fare un video hard, non si vergogna a passarlo a quattro amici ma si vergogna perché lo hanno visto altri fino ad uccidersi. Sospendo il giudizio perché mi mancano le coordinate, non capisco proprio il processo mentale. Forse non stava bene. La affido alla misericordia del Signore.

  9. Lisa

    …non ho parole. Ho letto e ho letto i commenti, soprattutto quello di Fabrizio e Bariom, e dico francamente che siete più bravi di me senz’altro ad esprimere concetti e pensieri. Che tra l’altro condivido. Esprimo solo un’esternazione. Da donna di quasi 33 anni, che attualmente non è madre solo perché il buon Dio ha deciso così, sarei molto spaventata, direi terrorizzata, da quanto succede. Non penserei nemmeno lontanamente a fare figli, considerando le tinte fosche che si intravedono all’orizzonte. Mettere al mondo una generazione potenzialmente violabile, potenzialmente e fortemente autodistruttiva, ma che siamo pazzi!? Uso il condizionale perché so ciò che penso con la ragione, so ciò che pensano le mie coetanee (appunto: Mettere al mondo un figlio in questo letamaio di mondo!? Ma siamo pazzi!?). Bene. E ora scusate ma vi racconto una storia letta recentemente su un libro. Dopoguerra, anni ’70. Un medico occidentale viene inviato in Vietnam per conto di un’organizzazione umanitaria. Bisogna trovare un rimedio, tra malaria e inedia i bimbi lì muoiono come mosche. Il regime vietnamita gli ha concesso un visto di sei mesi, per identificare e applicare la cura utile, dopodiché deve tornarsene a casa. Il medico le prime settimane si limita ad osservare, la situazione è disperata, i bimbi sono perlopiù morenti, non ci sono abbastanza vaccini, non c’è abbastanza cibo, non c’è una cura per risolvere in sei mesi l’enormità del dramma. A questo punto il medico cambia strategia. Non focalizza più l’attenzione sulla tragedia. Comincia a osservare i rari bimbi che sopravvivono, i casi malandati ma non disperati. Cos’hanno di diverso? Stesse condizioni igieniche, stesso poco cibo, stesse zanzare. Quindi? Quindi scopre che i bimbi che stanno sopravvivendo ricevono cure maggiori, ovvero le madri li imboccano anche se il bimbo rifiuta il cibo, non li lasciano liberi di alimentarsi da soli e male, e le madri li nutrono in particolare con una pasta di patate e riso. Bene. Capito questo, il medico applica il metodo: insegna alle madri come imboccare i figli e cosa preparargli, insegna e educa e fa educare. Dopo sei mesi la mortalità è ridotta, non vinta, ma sensibilmente ridotta. Ecco. Io credo che piuttosto che concentrarci su ciò che obiettivamente e palesemente non va, alimentando ulteriormente la paura che altro non è che la sorella minore della disperazione, alias la strategia di marketing del Male, potremmo capire cosa va, e ripeterne l’esempio. Ci dono genitori che i figli li educano ad usare fb, non ce li mollano davanti, ed è con loro che bisogna fare rete, gruppo, e provare a rendere possibile anche il Bene sopra questa terra.

  10. Mari

    Nel web alla fine però non succede nulla di diverso dalla vita reale, se penso al caso della 13enne di Melito e della situazione che si è creata coi suoi compaesani; il web è solo un estensione della società umana, con la differenza che si basa su relazioni ancora più disumanizzate e distaccate di quelle che sono oggi nella vita vera

    1. Nunzia

      Proprio così, niente di più e niente di meno! E lo affermo dall’esperienza maturata negli anni svolgendo la professione di psicologa dell’età evolutiva a contatto con la realtà. Ed è necessario stare attenti quando si celebra e si pontifica sulla cosiddetta famiglia tradizionale: quale famiglia? La famiglia di Melito o le famiglie di Acerra, dove per anni i genitori prostituivano le figlie piccole con tanto di tariffario e dove per nascondere l’infamia di un familiare, è stata uccisa una bambina, scaraventata giù dal terrazzo di casa. E ciò che è emerso è soltanto la punta di un immenso iceberg.

  11. gianfranco Falcone

    Per una persona “ottimista” le tecnologie sono un bene, perchè sinonimo di progresso. Per le persone “razionali” dipende dall’uso che se ne fa. Per padre Pio, quando conobbe la televisione, “Il diavolo è entrato nelle nostre case”. Meno male che non ha conosciuto Internet.

  12. fra' Centanni

    C’è qualcosa che fa fatica a passare.

    La pornografia è un oceano di male che sommerge l’anima. Si sbaglierebbe di grosso chi pensasse che fare pornografia è peccare di sesto comandamento. La pornografia è omicidio. Chi fa pornografia, compreso il consumatore finale, ha già ucciso se stesso, oltre a tutti quelli che ne rimangono coinvolti. Qui non si tratta di vita dissoluta, non si tratta di “atti impuri”. O meglio, gli atti impuri ci sono, ma sono la cosa minore. Qualcuno riesce ad immaginare qualcosa di più luciferino della pornografia? Pensate ad un bambino innocente: c’è qualcosa di più micidiale per rubare l’innocenza adun bambino? O anche a ragazzini ingenui? Non solo. La pornografia è avere un altro dio. Umiliare se stessi fino ad arrivare al disprezzo pur di adorare quel dio.

    Sono stato contaminato dalla pornografia quand’ero un bambino. So bene quello che dico. Le ferite che il diavolo ha inferto sulla mia anima mi hanno ucciso molto prima di aver fatto l’amore con una donna. Sono risorto, grazie a Dio. Non permetterò mai a nessuno di dire che c’è qualcosa di peggio della pornografia.

    1. C’è qualcosa che fa fatica a passare…
      Cioè nessuno ha detto che la pornografia sia un “giochetto” senza conseguenze, ma qui non esattamente di “pornografia” si tratta (se non certo perché è “pornografico” l’uso che è stato fatto della propria intimità).

      Per il resto quanto hai detto della pornografia non è certo campato per aria, ma chiudiamola qui.

      1. fra' Centanni

        Tiziana è vittima della pornografia. Di “mostruosa assenza di sacro, che tramuta l’uomo in bestia”, dice Andrea Zambrano su “La nuova bussola quotidiana”. Assenza di sacro che tramuta l’uomo in cosa, dico io.

        Questo è la pornografia: mostruosa assenza di sacro. Non percepire se stessi come persone.

        Se c’è una cosa che viene fuori bene, in questa umanissima vicenda, è l’azione del demonio. Il quale ha portato Tiziana al suicidio, dopo averla svergognata. Ma non si accontenta di questo. Ora si dà da fare per cercare di spostare l’attenzione sul “diritto alla privacy”, sul “diritto di ciascuno alla gestione della reputazione digitale”. Come se fosse questo il problema.

        Non mi stancherò di dirlo: Tiziana era già morta, molto prima che il suo “diritto alla gestione della reputazione digitale” venisse violato.

        1. “Se c’è una cosa che viene fuori bene, in questa umanissima vicenda, è l’azione del demonio. Il quale ha portato Tiziana al suicidio, dopo averla svergognata. Ma non si accontenta di questo. Ora si dà da fare per cercare di spostare l’attenzione sul “diritto alla privacy”, sul “diritto di ciascuno alla gestione della reputazione digitale”. Come se fosse questo il problema.”

          Cose affermate in primissima battuta da Fabrizio e da me quanto all’azione del demonio…

  13. Fabrizio Giudici

    @Luigi “Ci vogliono delle PERSONE serie, che sappiano essere Veramente amiche” [etc]
    “Altro che andare a ubriacarsi in discoteca, di cui ormai – per mere ragioni anagrafiche – i genitori attuali sanno benissimo quello che c’è da sapere.” [etc anche qui non quoto tutto solo per questioni di spazio]
    ” solo cinquant’anni di dominio matriarcal-femminista ”

    Esatto. Perché il punto è certamente insegnare in positivo, ma anche dare ceffoni al momento giusto. Li possono dare anche le madri, ma se sparisce la giusta dialettica padre-madre, ovvero se il padre manca o il suo ruolo è degradato in vari modi, arriva tutta la serie di “poverini” e la frittata del lassismo è fatta. Diamine: capisco sempre meglio cosa vuol dire il card. Burke quando parla di “femminilizzazione della Chiesa”: perché quando Luigi dice “in tutto l’Occidente”, bisogna metterci dentro anche la Chiesa. Chissà perché si dà del “padre” ad un prete o a un frate? Femminilizzato quel ruolo, i sani ceffoni si sono trasformati in “accompagnamento”, solo “carezze” ed “integrazione”… e queste sono le conseguenze.

    @Fra “Si sbaglierebbe di grosso chi pensasse che fare pornografia è peccare di sesto comandamento. […] Non solo. La pornografia è avere un altro dio”
    Si potrebbe riassumere che la pornografia è peccare contro molti comandamenti nello stesso momento. Come hai detto, non onori il vero Dio; non onori il padre e la madre, nel senso che stai seppellendo la genitorialità in un mare di fango; commetti una sorta di omicidio come hai scritto; rubi l’umanità delle persone riducendole a bestie; dai una falsa testimonianza sui veri rapporti affettivi tra esseri umani; ovviamente desideri la donna d’altri; eccetera.

    1. Luigi

      “Perché il punto è certamente insegnare in positivo, ma anche dare ceffoni al momento giusto. Li possono dare anche le madri, ma se sparisce la giusta dialettica padre-madre, ovvero se il padre manca o il suo ruolo è degradato in vari modi, arriva tutta la serie di “poverini” e la frittata del lassismo è fatta.”

      Condivido. Infatti ho scritto di “genitori”.
      Ma è un fatto, e tale rimane nonostante tutto, che in qualsiasi coppia ci debba essere una “power unit” e una “control unit”. Sempre che si voglia che le cose funzionino, è chiaro.
      Il controllo, non lo dico io ma san Paolo apostolo, spetta all’uomo.
      Hai presente cosa succede, in una centrale nucleare, quando la sala controllo si “perde” il reattore?
      Se stai pensando “Chernobyl” hai dato la risposta esatta.

      Torniamo brevemente sui due fatti di cronaca, tragici ma eloquenti?

      Della donna suicida ormai si sono impossessate le femministe in SPE (non uso il lemma “impossessate” a caso).
      Saviano, Lucarelli, etc. hanno già pontificato: colpa del maschilismo, della bigiotteria, e via così.
      Che una vita disgraziata possa portare a una morte altrettanto disgraziata, è pensiero che nemmeno si affaccia, nel vuoto dei cranî lombrosiani. Non parliamo poi del fatto che una vita disgraziata potrebbe comunque risorgere, nella luce di Cristo Re…
      La vergogna non è il tradimento e l’umiliazione del fidanzato, fra l’altro mediante comportamenti postribolari; non sia mai, no, la vergogna “vera” è che il fatto si sia risaputo (per giunta, comportamenti simili non erano mero appannaggio maschile? Non ci era stato fatto credere che le donne ne fossero immuni?)
      E questa sarebbe “ingenuità”, come perfino la “Bussola quotidiana” scrive?

      Ma ancor più interessante è l’episodio della ragazza in discoteca.
      “Violentata”, scrivono tutti, anche nei commenti su questo blog.
      Un momento. Il fatto è di marzo. Già ci si potrebbe domandare per quale motivo venga “pompato” dai media solo ora.
      Ma a parte questo, è proprio la violenza che deve ancora essere dimostrata… e invece già viene data per certa! (essendo stata depositata la denuncia solo 40 giorni dopo il presunto reato, non c’è referto medico che a priori possa certificare tale violenza).

      Dove sta la calma razionalità maschile, in un simile (s)ragionamento?
      Non dico le capacità di controllo, ai limiti del sovraumano, di un Francis John William Harvey, maggiore dei Royal Marines, comandante la torretta Q dell’HMS Lion che, ustionato a morte, durante la battaglia dello Jutland trovò la forza di ordinare l’allagamento del magazzino munizioni della torre, salvando così l’unità e la vita di mille uomini dell’equipaggio.
      No, non dico questo. Non è certo più tempo di eroi e di epica, il nostro.

      Dico solo: dove sta quella che, fino a pochi anni or sono, perfino la legge dello Stato indicava come “diligenza del buon padre di famiglia”?

      Io ne scorgo ormai ben poca nella nostra società, sovraeccitata e femminea (senza essere per questo femminile).
      Penso non ci si possa stupire delle conseguenze di questa scarsità (voluta, ripeto).
      Altro che dar la colpa al WEB o a Facebook.
      (Per chi volesse esercitare il dubbio:
      https://ilreietto.com/2016/09/15/stupro-in-discoteca-o-sesso-alcoolico-a-rimini-due-vite-a-confronto)

      Ciao.
      Luigi

      1. @Luigi, anche se di violenza non si fosse trattato, l’accento è stato messo non sul comportamento del (supposto a questo punto) violentatore o della (supposta) scelta di questa ragazza di avere un rapporto sessuale in luogo più o meno consono, ma sul comportamento delle (supposte) amiche e sul veicolare in rete o altro social delle immagini (o video) registrate.

        1. Luigi

          Bariom, a dirla tutta io penso che – anche se la ragazza fosse stata d’accordo – sempre di violenza si sarebbe trattato. Non sancita dalla legge, forse, ma per me sempre violenza.
          Però il mio era sempre un discorso generale, sulla mancanza dei padri e sulla necessità del “ritorno al virile”:
          https://costanzamiriano.com/2011/10/20/ritorno-al-virile
          Anche il comportamento delle amiche ha questa origine…

          Bri: io sottolineavo – e criticavo – la lettura del fatto data da una determinata corrente di (bis)pensiero.
          Come se la gogna sul web – che mi ripugna e condanno, caso mai non si sia capito – non fosse stata preceduta da azioni e comportamenti del tutto esecrabili.
          Per fare della povera suicida un’icona del femminismo, questa prima parte (fondamentale, per la comprensione degli eventi) doveva essere necessariamente espunta.
          Sai com’è, è un poco difficile fare un video di azioni non compiute…

          Enrico: non so se esista o meno un video che provi lo stupro. Anche se fosse pubblico, mi guarderei bene dal visionarlo.
          Evidentemente tu lo hai fatto, da quanto scrivi.
          Ma forse non hai guardato lo stesso video sottoposto all’autorità giudiziaria, dato che ancora il 14 settembre (notizia riportata da “Il Fatto quotidiano”) l’albanese presunto colpevole non era nemmeno indagato…
          Oppure hai altri elementi, ignoti ai magistrati? Forse interesserebbe anche a loro, conoscerli.

          Ciao.
          Luigi

          1. Veramente sei tu che hai scritto “Ma a parte questo, è proprio la violenza che deve ancora essere dimostrata… e invece già viene data per certa!”

            O ho frainteso il senso dato che poi affermi “a dirla tutta io penso che – anche se la ragazza fosse stata d’accordo – sempre di violenza si sarebbe trattato.”?

            1. Luigi

              Bariom,

              forse ti è sfuggita il “non sancita dalla legge”.

              Intendo: la violenza eventualmente punita dalla legge della repubblica italiana deve essere ancora provata (a parte per chi si è sognato il video). In questo senso intendevo il “violentata”: quasi tutti danno per certo, assodato lo stupro. Che però è quello che andrebbe dimostrato in un’aula di tribunale.
              Nemmeno vengono scalfiti dal fatto che, mesi dopo la denuncia, il presunto colpevole non risulti indagato.
              Dimmi tu: ma che razza di razionalità è questa? Dove il buon senso, la logica, in tutto ciò?

              Non c’è nemmeno un rinvio a giudizio e ci sono però giornali che parlano dell’albanese (forse perché albanese?) come di un bruto (letterale. E se domani si suicidasse?). Gli stessi giornali che però sollevano la sventurata donna campana da ogni e qualsiasi responsabilità nelle sue azioni. Forse perché donna?
              Come si chiama questa disparità di trattamento? A casa mia si chiama razzismo; o, se preferisci il termine tecnico, sessismo. Ti sono pervenute eventuali geremiadi boldriniane?

              Osservato questo, però se anche, in caso di processo (per altro ancora tutto di là da venire, ripeto) ci fosse un’assoluzione, io penso che “approfittare” di una ragazza di 17 anni sia comunque una violenza, in ogni caso.
              Però questa non è punita dalla legge italiana vigente, ma solo dalla mia coscienza.

              Se ho chiarito bene, altrimenti scusami e domanda di nuovo 🙂

              Ciao.
              Luigi

              1. No, no… hai chiarito.

                Avevi (hai) aggiunto un piano di lettura alla vicenda che mi era sfuggito, giacché stavo (o stavamo) valutando la cosa da altro punto di vista. 😉

        2. Fabrizio Giudici

          “@Luigi, anche se di violenza non si fosse trattato, l’accento è stato messo non sul comportamento del (supposto a questo punto) violentatore o della (supposta) scelta di questa ragazza di avere un rapporto sessuale in luogo più o meno consono, ma sul comportamento delle (supposte) amiche e sul veicolare in rete o altro social delle immagini (o video) registrate.”

          Stessa cosa per me: io del secondo episodio ho letto solo i titoli. In questo paese diventa impossibile conoscere la verità vera, per cui – siccome qui si prendono episodi singoli per parlare in generale, non si va a fare il processo a nessuno – ad un certo punto si deve discutere su una “fotografia” dei fatti presa in un certo momento, come archetipo di una situazione possibile. Ragionare su questo piano e _contemporaneamente_ capire come sono andati i fatti nei dettagli è praticamente impossibile per la maggior parte di noi.

          @Bri “pentimento e redenzione che “il web” ha contribuito a impedire”
          Sono un po’ perplesso su questa frase. Certamente il web è un mostro, l’ho scritto ieri, mostro a tal punto che è irragionevole pensare di imbrigliarlo e questo è un problema enorme. È un mostro immateriale che genera mostri umani concreti.

          Tuttavia, le scritture insegnano che le disgrazie, capitino sia ai peccatori incalliti (il figliol prodigo) che agli uomini “sostanzialmente” pii (Giobbe), sono una spinta verso pentimento e redenzione. Dunque, se non ci sono stati (*) non è a causa del web, ma per stoltezza della persona e di quelle che le stavano vicino. Io sarei curioso di sapere se quelli, dai familiari alle amiche si-suppone-vere, che oggi accusano (giustamente) i carnefici esterni hanno mai suggerito alla ragazza di ripensare a quello che aveva fatto, invece di limitarsi a dare tutte le colpe agli altri. Se le hanno fatto il discorso dell’Accusatore infernale citato da Bariom, con conseguente invito a cercarsi un Paraclito, oltre che l’avvocato per far causa a Google. Ho l’impressione di no. Eppure i funerali si sono svolti in chiesa, quindi quello che ho scritto non dovrebbe suonare klingon alle orecchie di quelle persone.

          (*) S’intende che anche in questo caso ragiono (e tutti lo stiamo facendo) archetipicamente: speriamo per quella poveretta che ad un certo punto, nel suo intimo, ci sia stato pentimento e redenzione.

          1. Luigi

            “Eppure i funerali si sono svolti in chiesa, quindi quello che ho scritto non dovrebbe suonare klingon alle orecchie di quelle persone.”

            Se avviene come per i matrimonii, temo che il tuo auspicio sia malfondato.

            Ciao.
            Luigi

            1. @Fabrizio, Il problema è (sempre a mio giudizio) che tutta la catechesi sul Male sul peccato, sulle logiche e i concreti interventi del Demonio – e mi riferisco a quelli spirituali-psicologici – è piuttosto sottaciuta, se non dimenticata (più facile si creda agli interventi “fisici”), tanto che certe considerazioni risultano effettivamente “klingon” a talune orecchie o, ben che ti vada, sei tacciato di vedere il Demonio dappertutto…

              Le “disgrazie” capitano a tutti, ma mentre per alcuni sono solo dis-grazie (allontanamento perdita della Grazia), per chi confida in Dio “tutto e Grazia”, talvolta persino la caduta, se questa serve alla nostra conversione e prontamente torniamo a implorare misericordia da Chi tutto può e perdona.

              1. I funerali, più di ogni altra occasione, sarebbero grossa opportunità per non dico una catechesi che non è la sede, ma quanto meno per un FORTE richiamo alla Verità Ultime (ai Novissimi), all’apertura di un varco nel cuore dell’Uomo con le domande inespresse, accompagnate dall’annuncio del Kerigma…

                Perché la morte di qualcuno che ti era vicino, che quanto meno conoscevi, le domande inespresse comunque te le pone… non sempre però vengono date le risposte, le “chiavi di lettura” di chi dovrebbe (uso il condizionale) averle.
                E ci metto dentro tutti, certo per primi i preti che in quei casi sono lì all’ambone, ma vale per ogni Battezzato che è (dovrebbe essere) sacerdote e profeta.

          2. Bri

            @fabriziogiudici
            Hai ragione l’affermare che “il web” “ha impedito pentimento e redenzione” non esprime al meglio quello che intendevo. Riformulo, o almeno ci provo: “il web” con la sua persistenza impedisce di voltar pagina e anche a fronte di un cambio di vita/comportamenti continua a perseguitare le sue vittime. Facile supporre (senza controprove, chiaro ma solo come desiderio) che una rimozione definitiva dei suoi video non avrebbe portato il suicidio e dato una possibilità in più di conversione.

            Il resto del tuo discorso è più che valido. Solo la butto lì, non trascurare mai, anche fuori dai casi concreti la dimensione psicologica dei modelli per i nostri ragionamenti. Ci son soggetti forti, altri molto meno. Quindi si può trattare di stoltezza quanto di debolezza. Magari anche non individuale.

            Infine, per insistere nel pensare al meglio, confido che il pentimento ci sia stato, ma la forza depressiva della pubblicità intorno alla sua vita, il tormento del “web” e l’azione del maligno come avete già ben scritto abbiano presentato il conto.
            Mi par chiaro che cercasse la pace, spero le sia stata donata

            1. fra' Centanni

              Farò un ragionamento un po’ duro.

              Tiziana è morta suicida, questo è un fatto. Prima di arrivare a questo tragico epilogo, Tiziana aveva fatto un film porno che poi aveva distribuito alle amiche (anche amici?) per punire l’ex fidanzato, e questo è un altro fatto. Due fatti di una gravità enorme. Due fatti distinti, due scelte operate in momenti diversi. Due fatti in qualche modo simili però, se è vero che chi fa (o consuma) pornografia è già morto.

              Dov’è, in tutto questo, la ricerca della pace? Fare un film porno è cercare la pace? Suicidarsi è cercare la pace? Io vedo solo tanta disperazione. Sperare di cuore nella sua salvezza, grazie ad un pentimento estremo, è più che lecito: doveroso. Spingersi a dire che cercava la pace mi pare una follia.

              1. Il “disperato” cosa fa se non cercare un po’ di pace? Non fuggiva forse dagli errori commessi cercando un po’ di pace?
                Non abbiamo sin qui detto che che se qualcuno le avesse indicato “dove”, come, da Chi cercare pace, forse non avrebbe fatto la selta dis-perata che ha fatto?

                Quanto al “già morta” questa è tua asserzione e convincimento e a te lo lascio.

                L’anima è “comunque vada” immortale. Il peccato fa fare un “esperienza di morte”, certamente, fa “assaporare” una morte ontologica, ma da questa morte, sinché si è vivi Cristo può liberarci se ci si pente e a Lui si implora misericordia.

                Tiziana era viva sinché non si è tolta la vita, non “era già morta”, semmai stava sperimentando la morte di cui sopra. Quindi o usi correttamente i termini o il tuo dire non è dissimile da quello dell’Accusatore che già ho chiamato in causa, cosa avresti detto infatti a Tiziana nei giorni o minuti che hanno preceduto il suo suicidio: “tanto sei già morta!”?
                Non credo… quindi, dato che le parole sono talvolta come pietre, sarà il caso di usarle correttamente e con “granu salis”.

                1. fra' Centanni

                  Quindi, Tiziana cercava la pace… quindi chi fa un film porno per umiliare l’ex fidanzato sta cercando la pace? Chi poi, spinta (forse) dal rimorso e dalla vergogna, si suicida… sta cercando la pace? Giuda, quando è andato ad impiccarsi, stava cercando la pace? Non lo so…penso che per cercare la pace bisogna chiedere perdono. A Dio, prima di tutto.

                  Il rispetto che è dovuto anche a Tiziana (come a tutti) non può arrivare a velare la realtà dei fatti per quello che sono. Io ho rispetto per Tiziana, ma non come Saviano, a me fanno schifo le scelte di Tiziana. L’unico rispetto che possiamo e dobbiamo avere per Tiziana, oggi, è quello della speranza. Anche per lei è possibile sperare, nonostante tutto.

                  1. Ma tu l’italiano lo capisci, o ti piace capire “roma per toma”?
                    Ho scritto qualcosa che assomiglia a “chi fa un film porno per umiliare l’ex fidanzato sta cercando la pace?”

                    Mah!

                    Sai che c’è, con te Fra’ per evitare il prolungarsi di vuoti confronti, si puo fare una cosa sola: hai ragione tu…
                    Ti saluto.

                    1. fra' Centanni

                      Non prenderla così Bariom. Bri ha scritto: “Mi par chiaro che cercasse la pace, spero le sia stata donata”. Ecco, semplicemente non vedo da dove Bri capisce che Tiziana stesse cercando la pace. A me pare che Tiziana stesse facendo tutt’altro che cercare la pace. Tutto qua.

                    2. E secondo te Bri (che se non ricordo male è anche un sacerdote…) intendeva cercasse la pace quando ha girato quel video o la cercava cercando di fuggire da tutto il casino che lei stessa (su questo non ci piove) aveva messo in moto?

                      Mai successo a te di aver fatto un’enorme caz…ta e dopo aver sbatacchiato la testa da ogni parte, cercare un po’ di pace magari aggiungendo caz…ta a caz…ta?

                      E’ chiaro che stiamo parlando della pace distorta dell’Uomo e non certo di quella che può dare Cristo e ad esempio un santissima Confessione, ma questa appunto devi averla sperimentata almeno una volta o qualcuno ti ci deve accompagnare quasi per mano… ma è comunque possibile dire che il suo cuore disperato (senza speranza), questo stesse cercando (e non credo che per Giuda si stato tanto diverso).
                      E’ di quella disperazione il Demonio (come abbiamo già detto) approfitta!

                    3. @ Bariom

                      Il confronto con la sorte di Giuda è molto calzante. Mi ricorda una catechesi molto profonda che ho sentito recentemente.

                      Almeno in uno dei Vangeli vi sono dettagli che un Giuda molto tragico che tenta di redimersi facendo tutto ciò che è umanamente possibile: lancia lontano da sé il guadagno del suo tradimento, e gridando “ho versato sangue innocente” fa un’ammissione di colpa, paragonabile a quelle che riscattano tanti personaggi della Bibbia.
                      E fa la sua confessione proprio davanti al sinedrio, in teoria le guide spirituali del suo popolo.
                      Il suo pentimento è più coraggioso di quello di Pietro.

                      Ma Pietro nel cortile incontra lo sguardo di misericordia di Gesù. Giuda trova solo lo sguardo accusatorio dei sacerdoti, reso ancora più furente dal fatto che anche loro sono complici del delitto confessato.
                      In questo modo il tentatore avrà trovato una porta aperta per rientrare in quel cuore dove era stato di casa per lungo tempo e spingerlo a fare un passo ancora più in là nella morte.

                      In fondo nella triste storia di quella donna “la rete” (ma si puo dire “il mondo”) non ha svolto lo stesso ruolo dei sacerdoti verso Giuda? Quello del giudice senza misericordia, implacabile perché non può ammettere la sua complicità.
                      Quella donna (pur forse non conoscendo il suo legame con Dio) era certo diventata conscia di aver tradito se stessa in molti modi. Ma ha trovato solo il pentimento di Giuda, non quello di Pietro.

                    4. @zimisce, si è così che la penso…

                      Mi auguro che ci sia stato per lei come per altri, in un tempo e un modo che solo Dio conosce, per l’incontro con Quello sguardo che fa sgorgare il pentimento dall’anima, perché è uno sguardo d’infinito Amore e non di riprovazione.
                      Uno sguardo che forse lei come tanti non aveva mai incrociato.

                      Grazie.

                    5. fra' Centanni

                      Ottimo, Zimisce. Tiziana ha capito di aver tradito se stessa, si è pentita, ma non è riuscita ad andare oltre il pentimento. Questo sembra di capire osservando i fatti. Ma non dimentichiamo che Dio è capace di venire a tirarci fuori anche all’ultimo istante dalla più profonda e puzzolente delle fogne. Per questo c’è speranza anche per lei, nonostante tutto. Perché anche nell’ultimo soprassalto di coscienza, prima della morte, Dio ci guarda negli occhi.

                      Però nessuno può avere la spudoratezza di dire che Tiziana cercava la pace. Ma dove? Ma quando? Tiziana ha cercato e trovato la morte ben prima di morire, questi sono i fatti. Oppure qualcuno vorrebbe insinuare che non sia colpa sua se è finita a quel modo? Che, in fondo, è solo una vittima ed altri sono i responsabili? Come sostiene Saviano e la canaglia del mondo… No, Tiziana ha raccolto il frutto amaro della sua disperazione ed ha scelto la morte. Questo è quello che mi sento di mostrare ai miei figli, questo è l’ammonimento per tutti. Bisogna guardarlo in faccia il male, e chiamarlo per nome.

                    6. Come gia detto… va bene Fra’, hai ragine tu! (??) così la finiamo.

                      E sei padrone di insegnare ai tuoi figli quel che ti pare… o te ne vuoi uscire anche qui con un spocchioso e pretenziosno “non permetto a nessuno di dire” ecc, ecc.??

      2. Bri

        @luigi
        ti leggo sempre con piacere e condivisione

        Due riflessioni veloci (non saprei nemmeno dire se in disaccordo):

        “la vergogna “vera” è che il fatto si sia risaputo”
        Ci son due vergogne una intima/privata e una pubblica. Non contrapponiamole. Ci son entrambe. Entrambe vere. Con pesi diversi sulla psiche dell’individuo. La denuncia pubblica è naturalmente orientata contro ciò che non consente di far scemare la vergogna pubblica.

        “una vita disgraziata”:(*) no dai, riduciamo un po’, anche solo per ignoranza di come stan davvero le cose. siano solo “atti disgraziati”, magari limitati nel tempo per qualunque ragione sbagliata, senz’altro passibili di pentimento e redenzione che “il web” ha contribuito a impedire. Per convertirsi ad una nuova vita dopo simili pubbliche disinvolture, diciamo 15(?) anni fa, bastava davvero cambiare nome e città. Oggi questo non è più concesso a nessuno in qualunque modo sbagli. E questo è un problema. Un video oggi è come giocare alla roulette russa: e non intendo solo parlare di video di una certa natura, il web è pieno di web di stampo “bullistico”. E quando monta la vergogna pubblica, l’esito può essere prevedibilmente tragico.

        (*) quasi certo che stessi facendone un discorso generale, ma così accostato e partendo dal caso di Napoli …

  14. @fra ‘centanni
    Ha risposto Bariom

    @zimisce
    Grazie della riflessione

    @bariom
    Quando ho letto la prima risposta di fra’centanni stavo per spegnere il pc e ho amleticamente esitato: rispondere o non rispondere? Poi ho pensato (è vero, eh) “no, aspetta, speriamo che risponda Bariom”. Quel che non pensavo e che mi ha rallegrato è che non hai sbagliato una virgola di quello che avrei voluto dire su pace e disperazione. Grazie.

    Doveroso scrivere che ricordi bene: Giusi in un sua risposta sarcastica scrisse qualcosa del tipo “ah, mi scusi, non avevo capito lei fosse un sacerdote”. 😀
    Ecco, non lo sono.

    1. Giusi

      Proprio quella risposta non era sarcastica….. Quando si dice il pregiudizio….. Ma i buoni possono tutto e sono sempre in buona fede naturalmente……

  15. Nella serata di ieri è salito al Cielo Padre Amorth (visto che di Demonio qui si è parlato e delle sue nefaste seduzioni).

    Ricordiamolo nelle nostre preghiere e chiediamo a Dio che si continuino a nominare Esorcisti nella Chiesa, che anche questa (come anche Padre Amorth denunciava) sembra ormai “pratica desueta” e non ben considerata da tutti i Vescovi Diocesani.

  16. Fabrizio Giudici

    Comunque, credo non sia il caso di insistere sui dettagli e sul fatto di cronaca – perché mi pare abbastanza chiaro che ora arriverà una vera e propria campagna stampa, e il caso di questa poveretta che si è suicidata, come da manuale, è il caso che con la scusa della pietà pretende di mettere il bavaglio. Ce n’è pronto pronto un altro, quindi è meglio non farsi lasciare indietro dal flusso di eventi:

    http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/16_settembre_17/video-hard-una-ragazza-diventa-viraletre-ragazzi-rischiano-quattro-anni-carcere-804ed070-7c36-11e6-a2aa-53284309e943.shtml

    Livia ha un debole per un piccolo imprenditore, il ragazzo viene da una famiglia che si occupa di distributrici automatiche ed è anche il datore di lavoro. I due sono attratti l’uno dall’altra. Una sera si trovano, lei è adulta, padrona del proprio corpo, si sente desiderata, è a proprio agio. Lui le propone di allargare il rapporto ad altri due amici. Lei accetta. Alla fine sono in quattro, si conoscono, fanno lo stesso lavoro, vengono dallo stesso quartiere. Vent’anni lei, vent’anni loro. Livia si lascia riprendere: è sesso fra persone consenzienti nulla di morboso.

    Qui non c’è nessun suicidio, fortunatamente, e speriamo che non ci sia mai: la “vittima digitale” sta solo dando battaglia legale. Però, come potete leggere nell’articolo, una bella ingroppata con tre uomini “non è niente di morboso”. Invece abbiamo tutto il diritto di dire che è una perversione. Cos’è, solo Charlie Hebdo ha diritto di dire quello che vuole? I semplici cittadini neanche di esprimere un’opinione?

    Come al solito ci danno la corda e poi, dietro la guida dei Cattolici 2.0 e del “non giudicare”, noi ci incaprettiamo da soli.

    1. Luigi

      Per arrivare a sdoganare poligamia, pedofilia, incesto e via così, è ovvio che prima un’orgia deve essere ridotta a “nulla di morboso”.

      Ma c’è, nell’articolo del “Corriere”, un passo forse ancora peggiore; questo:
      “Fatti riprendere dai. E lei, un po’ per sfida un po’ per amore, aveva detto sì.”

      Amore? Non c’è nulla, in questa vicenda, che sia “amore”. È da lì che parte “l’equivoco”.

      A margine, è inevitabile notare un’ennesima volta come determinati comportamenti – da molte/i imputati solo ai maschi, con ovvio intento dispregiativo – siano, in realtà, tranquillamente adottati anche dalle femmine.
      Se questa è “emancipazione” e “dignità della donna”, contente loro…

      Ciao.
      Luigi

      1. Alessandro

        “Amore? Non c’è nulla, in questa vicenda, che sia “amore”. È da lì che parte “l’equivoco”.”

        Certo, qui l’amore non c’entra nulla. Qui c’è solo il trionfo della lussuria. Che, ovviamente, per il Corriere non è “nulla di morboso”, nulla di male.

        Scriveva il cardinal Biffi:

        “Ma come si fa ad aggrapparsi a Gesù che risorge da morte, in modo da poter salire con lui, e non essere travolti nella rovina del mondo?

        Gesù ci risponde: prima di tutto, pentitevi, cioè, riconoscete i vostri torti e decidete di cambiare. Chiamate i vostri vizi col loro nome e non mascherateli agli occhi vostri e degli altri indicandoli con le parole della virtù.

        Se siete pigri, non chiamatevi prudenti; dite: io sono pigro e devo cambiare.

        Se non sapete dominare i vostri istinti, non parlate di amore e di forza virile, parlate di lussuria e riconquistate la vostra capacità di arrossire.

        Se siete superbi, non dite di avere il senso della vostra dignità: riconoscete di essere egoisti e orgogliosi, e cercate di umiliarvi.

        Non chiamate conquista civile l’incapacità di conservare il patto nuziale o la disinvoltura nell’uccidere a spese dello Stato la vita umana indifesa e innocente. Cominciate ad adoperare i nomi giusti e così vi avvicinerete alla salvezza.

        Così ci parla il nostro Signore e Maestro, con la franchezza di chi ci vuol bene davvero e davvero desidera che abbiamo a crescere e a vivere.

        Certo l’autentico pentimento è un fatto raro. Un uomo che riconosca i suoi torti è la cosa più grande e difficile che si dia al mondo.
        È difficile: un uomo non s’infuria tanto con la propria moglie come quando gli ha fatto un’osservazione giusta e meritata. Ma è la cosa più grande: è la stessa risurrezione di Gesù che arriva fino all’anima nostra e ci fa passare con lui dalla morte alla vita.”

        (La rivincita del Crocifisso. Riflessioni sull’avvenimento pasquale, Bologna 2008, pp. 22-23)

        1. @Alesandro, tutto sacrosanto…

          Il problema a monte è: da dove nasce il pentimento? Come si viene “convinti di peccato”?
          Perché non basta dargli un nome o meglio non basta che altri diano un nome al tuo peccato… sei tu che devi arrivare a chiamarlo per quello che è, che è già un gran punto di arrivo…

          1. Alessandro

            Certo, gli altri hanno il dovere di aiutarti a correggerti (“ammonire i peccatori” è un’opera di misericordia) e di farlo cristianamente (cioè, per dirla in breve, con una correzione ispirata ad amore vigoroso e sincero, non alla voluttà di sorprendere l’altro in fallo e di stimarsi più buoni di lui), ma nessuno, proprio nessuno, può sostituire il peccatore nel riconoscere che quello che ha fatto è peccato ed è detestabile…

  17. Marina

    Con tutto il rispetto per chi usa facebook in modo consono, ma quando leggo di tragedie come queste sono sempre più ferma nel proposito di NON usare i social network; sarò antiquata, ma in me hanno suscitato diffidenza fin dall’ inizio; Zuckerberg con me morirebbe di fame, lo assicuro.
    A scanso di equivoci, non sono una misantropa e utilizzo il computer e internet quotidianamente.
    Un saluto.

    Marina

  18. signora

    Io aspetterei che questa bella gente abbia dei figli, magari delle figlie femmine e poi racconterei bene chi sono i loro genitori e cosa hanno fatto! e fatemelo almeno dire!

      1. Luigi

        Immagino… non sia mai che la catena del male sia interotta, ogni tanto…

        Che poi immagino, per par condicio, che lo stesso valga per quella ragazza fattasi riprendere in un’orgia.
        Anche di lei, aspettiamo diventi madre per andare a raccontare tutto ai figli?

        Ciao.
        Luigi

      2. signora

        Non dico assolutamente che visto che il genitore è un porco lo è anche il figlio, dico che sarei molto contenta di vedere la faccia sprezzante del figlio nei confronti del padre, o meglio di vedere la faccia umiliata del padre quando vede la faccia sprezzante del figlio

        1. @signora, era abbastanza chiaro il senso.

          E comunque anche questa chiave di lettura rigetto, se poi quest’idea ti fa sentire meglio non so che dire.
          Ciò che dovremmo cristianamente augurarci non è che l’uno si senta umiliato dalla faccia “sprezzante” dell’altro, quanto che chi ha (anche seriamente) peccato, si penta e certo avrà già la sua umiliazione rendendosi conto di cos’ha commesso, per vedere poi la compassione nel volto di chi gli sta vicino.

          A parti invertite è la trama della parabola del Figliuol prodigo o del Padre misericordioso, che certo non aveva il volto sprezzante nell’andare incontro al figlio.
          Il volto sprezzante semmai fu del fratello maggiore, come di tutti coloro che si ritengono a posto per non aver mai mancato ai precetti.

          Nella triste vicenda in questione, il triste epilogo è certo conseguenza anche di tantissimi volti sprezzanti e beffardi (e azioni sprezzanti e beffarde)… dubito Tiziana abbia incontrato un viso pieno di compassione (che non è approvazione), che le abbia detto “vieni, seguimi, conosco chi avrà compassione di te, perché ti ama nonostante tutto… ti sta aspettando”.

          1. Fabrizio Giudici

            Sul tema questo pezzo:

            http://www.lanuovabq.it/it/articoli-perdono-loblioche-avrebbe-salvato-tiziana-17438.htm

            Di tutti gli articoli che ho letto sulla vicenda, di matrice cattolica, è certamente il migliore. Questa almeno è l’impressione che mi ha fatto la prima lettura: infatti si parla di “pudore” e c’è un riferimento al “corpo tempio di Dio”. Tuttavia, arrivato in fondo qualcosa non mi tornava. Così l’ho riletto tre volte.

            Poi ho capito. Tralascio il fatto che ormai quasi tutti i preti non sanno più fare discorsi diretti, è sempre un’accavallarsi di perifrasi. I miei insegnati di italiano delle superiori ammonivano sempre ad evitare pensieri involuti e ad esprimersi nel modo più diretto possibile: si vede che erano altri tempi. Ma il punto è che mancano tre parole: “castità”, “pentimento”, “conversione”. Pare che i preti ormai si vergognino a pronunciarle.

            1. E’ un bell’articolo…

              Credo qualcosa non ti torni perché cercavi ciò che mancava, ma in questo articolo bisogna leggere ciò che c’è, non ciò che manca.

              Ancora una volta ““castità”, “pentimento”, “conversione”, che sono già un punto di arrivo (vogliamo parlare della castità), tu, come altri, le poni come condizione sine qua non di partenza… ma non è così.

              Questo articolo parla dell’unica vera premessa indispensabile: della Pietas che non giudica il peccatore e che pone le basi perché egli stesso si interroghi sull’Amore gratuito che viene riversato nel suo cuore pure indegno offerto, di chi si sente perdonato pur sapendo che meriterebbe solo la condanna… questo gli fa desiderare di convertirsi.

              Mi spiace dirlo ma, talvolta ho l’impressione che chi inverte i due “fattori”, non abbia mai sperimentato l’Amore gratuito del Perdono di Dio, perché questo NON ci sarebbe “dovuto”, neppure se ci mostriamo pentiti e affranti.

              Cristo non è morto per noi e per i nostri peccati DOPO che noi ci siamo pentiti e convertiti (cioè praticato una vita di virtù), ma ci ha amati, fino alla morte di croce, quando eravamo suoi nemici!

              1. Fabrizio Giudici

                @Bariom “Credo qualcosa non ti torni perché cercavi ciò che mancava, ma in questo articolo bisogna leggere ciò che c’è, non ciò che manca.”

                Tu hai ragione in quello che hai scritto; ma non è questo il mio punto. Il punto che manca è questo: c’è una notevole ambiguità sul concetto di “gratuità” di quell’Amore. È vero che è gratis nel senso che noi non facciamo nulla, né potremmo, per meritarcelo. Tuttavia, dobbiamo fare qualcosa per accettarlo. La conversione non “merita” la misericordia, ma l’assenza di conversione la rigetta. A cui va aggiunta la considerazione, non ovvia per molti vedo, che non è affatto scontato che uno quella misericordia la voglia. Ieri Bri ha scritto due cose con cui non sono d’accordo: una l’hai già segnalata tu, ed è quel Satana che odia, odia solo e basta. L’altra è che non è vero che tutti vogliono l’amore di Dio. Per esempio, gli atei si possono dividere in due categorie: quelli che dicono “purtroppo” Dio non esiste, quindi ognuno si regola da sé (mi sembra che lo stesso Russell l’abbia detto); e quelli che dicono “fortunatamente” Dio non esiste, quindi gioiamo nel regolarci da soli. E se per caso Dio esistesse, sarebbe un intralcio. Questo è un atteggiamento di totale rigetto e non c’è bisogno di diventare o proclamarsi atei per arrivarci. Basta scendere nel baratro del vizio (che dà dipendenza come la droga in tutte le varianti, non solo la corruzione come ha impropriamente detto ieri Francesco).

                In secondo luogo, capisco benissimo che certi discorsi si facciano con gradualità. Quindi, l’articolo citato è probabilmente ok per un certo target. Va bene. Ma siccome non è l’unico target, e i preti devono parlare a tutti, non capisco come mai non ci siano anche articoli che dicono le cose chiare e nette come devono essere. Riassumendo, posso dire che la mia critica rimane valida, magari non necessariamente rivolta a quell’articolo, ma rivolta all’assenza di altri articoli che usino un linguaggio più diretto.

                1. “Riassumendo, posso dire che la mia critica rimane valida, magari non necessariamente rivolta a quell’articolo, ma rivolta all’assenza di altri articoli che usino un linguaggio più diretto.”

                  Stando così le cose, posso concordare… 😉

                  Riguardo la posizione degli atei che richiami a fondamento di un certo ragionamento, siamo d’accordo che arriviamo sempre al punto in cui l’Uomo fa la sua scelta (o non esisterebbe libero arbitrio e una marea di discorsi cadrebbero nel vuoto), ma da ex-ateo non sono affatto d’accordo sul fatto che “non tutti vogliono l’Amore di Dio”.

                  Più correttamente “non tutti conoscono l’Amore di Dio”!

                  Perché “conoscere” l’Amore di Dio NON è un “per sentito dire” o perché sai che la Chiesa “tal o tal altra”, dice che esiste ecc, ecc.

                  Conoscere l’Amore di Dio è farne esperienza… diciamo che qui il verbo “conoscere” potrebbe essere assimilato al conoscere in senso biblico, che fa riferimento al rapporto Uomo-Donna, cioè un rapporto che si fa “intimo”.

                  Come si arriva a questa conoscenza per chi NON conosce?
                  Ordinariamente (gli interventi straordinari lasciamoli alla fantasia di Dio) attraverso la Predicazione e la Testimonianza.
                  Ora la Predicazione lasciamola da parte per un attimo, anche perché quella propriamente detta non è data a tutti, ma la Testimonianza (che può contenere anche parti di predicazione) riguarda ogni Cristiano. Qual’è questa testimonianza?

                  L’amore di Dio per ogni Uomo che io mostro in me (poche chiacchiere, ma opere e attitudini) amando Dio e i Fratelli.

                  Giovanni 17,11
                  Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi.

                  Giovanni 17,21
                  …perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.

                  Testimonianza che si fa a mio parere sconvolgente, quella della Croce… che nella Croce, per quanto tu umanamente possa soffrire NON ti ribelli, NON maledici e sei segno che in Cristo la morte (in primi quella “feriale”, ontologica, di ogni giorno) è sconfitta!

                  Se manca questa Testimonianza (e la predicazione che potremmo dire la “annuncia”), il resto sono chiacchiere, e qualunque ateo (più o meno convinto), resterà appeso alle sue dialettiche più o meno “smontabili”… più o meno, perché altrimenti sarebbe solo questione di logica.

                  Questo per sommi capi, perché poi ci sono Tempi e situazioni e disposizioni dei cuori che solo Dio conosce e la Predicazione e la Testimonianza sono capaci, grazie a Dio, di portare frutto in tempi e modi a noi sconosciuti, perché Dio fa dono al cuore dell’Uomo di “serbare tutte quelle cose”, anche in modo inconscio, per poi inondarlo quando la piccola crepa diviene cedimento dell’enorme diga del nostro IO.

                  Tutto questo per dire infine che il rifiuto dell’amore di Dio conosciuto è tipico di Satana e dei suoi demoni, a cui certo anche taluni Uomini si assoggettano esercitando la propria volontà o decidendo di amare il proprio peccato sopra ogni altra cosa che è perversione più ancore che vizio, ma mi piace pensare (visto che per una volta non abbiamo “statistiche”), che non si può dire e pensare questo di tutti gli “atei” che dichiarano di non credere in Dio o che la cosa non li interessi, perché come giustamente dici, c’è anche da “scendere in un baratro”.
                  Ma non c’è baratro da cui Cristo non possa salvarci se ancora per una volta ci volgiamo verso una luce!
                  E di nuovo dovremmo riflettere su quanto la nostra Testimonianza sia credibile al di là dei nostri (giusti) proclami delle Sante Verità (che la lanterna per poca flebile luce che faccia, nelle tenebre brilla e non si può porre sotto il moggio).

                2. Bri

                  @fabriziogiudici

                  Solo per dire che Bri non ha scritto quel che dici Bri ha scritto, l’ha scritto qualcun altro 🙂

                  Urge rettifca che mò mi piglio pure le critiche degli altri … (faccina sorridente)

                  1. Fabrizio Giudici

                    Sì, era fra’.

                    “chi li ammonisce quelli che facevan le parodie via radio, e quelli che gli davano in tutti i sensi ascolto?”
                    “chi li ammonisce quelli che non solo frugavano il web ma ne ampliavano l’eco aggiungendovi del loro?”

                    Mi sembra che li stiano ammonendo tutti. I diretti responsabili sono anche indagati (chiaro che rimarranno solo tre o quattro, la magistratura non riuscirà a andare oltre).

                    “se fosse una pornostar affermata piena di successo e quant’altro ci farebbe oltremodo schifo””
                    Magari le avessimo ammonite a modo. Le pornostar affermate e piene di successo le abbiamo accolte ovunque, anche nei talk show, nelle trasmissioni per bambini, e sono diventate una cosa “normale”. Quelli come te hanno imperversato al suono di “non giudicare”, “accogliere” ed “integrare” e così la gente ha accettato la pornografia come cosa normale. Eppure quelle pornostar, e i loro produttori, e i loro distributori, sono tra i primi assassini delle Tiziane, sia quelle che sono morte suicide sia quelle che sono morte nello spirito. Anche il gender è stato accettato per quella strada. Prima di loro, ovviamente, sono arrivate le avanguardie, ovvero i filmini erotici all’italiana. Uno dei pionieri di quell’area, Lino Banfi, si considera tranquillamente cattolico senza dover rinnegare niente (e non a caso è proprio lui, con due film, ad aver sdoganato in RAI prima l’omosessualità e poi il matrimonio omosessuale). Persino Ratzinger ha fatto con lui una grossa imprudenza, citandolo come “il nonno d’Italia”.

                    Purtroppo la lezione non è stata ancora imparata.

                    1. Luigi

                      “Mi sembra che li stiano ammonendo tutti. I diretti responsabili sono anche indagati (chiaro che rimarranno solo tre o quattro, la magistratura non riuscirà a andare oltre)”
                      Aggiungo: penso che molti, almeno qui, non sapessero nulla della vicenda fino all’epilogo tragico. Che fosse diventato un “caso nazionale” già prima del suicidio, è cosa che – almeno io – ho scoperto dopo.

                      “Le pornostar affermate e piene di successo le abbiamo accolte ovunque, anche nei talk show, nelle trasmissioni per bambini, e sono diventate una cosa “normale”.”
                      Dimentichi “le abbiamo elette in parlamento”…

                      Ciao.
                      Luigi

                    2. bri

                      @fabriziogiudici
                      A me continua a sembrare che l’anima di questi qui non interessi nessuno
                      Si ciarla dei vizi di una ragazza con problemi di alcolismo e fragilità varie e si esaurisce qui
                      Un’indagine della magistratura per diffusione illecita non ha nulla a che vedere con l’ammonimento fraterno di cui hai scritto

                      A margine “quelli come te” è un giudizio che non ti è concesso a prescindere dell’argomento (in questo caso è pure offensivo)

  19. È permesso spargere un poco di spudoratezza qui?
    È consentito insinuare che non è colpa sua se è finita con un suicidio?
    Perchè se mi devo rimettere ai soli fatti che conosce e certifica fra’centanni allora mi fermo subito

    Dunque, cosa stavo scrivendo?
    Ah, si

    Uno di noi, dai facciamo che sono io, commette un errore. Bello grosso.
    Lungo un periodo di qualche mese.
    All’errore aggiungo errore pubblicizzando senza vergogna alcuna il mio comportamento
    Che stolto. Che grande …
    Quello che accade dopo mi sbatte in faccia nel modo peggiore chi sono, cosa ho fatto e quanto ho sbagliato
    Mi pento di entrambi gli errori, di tutto, desidero cambiare
    Se tutto si fermasse, se il mondo si dimenticasse di me, se la smettesse di ricordarsi di com’ero senza accertarsi di come sia oggi e voglia diventare. Se solo mi lasciassero in pace a vivere come tutti. Se nella mia povertà, nella mia debolezza, nella mia angoscia non si intromettessero parodie su una radio nazionale, se per le strade della mia città non vendessero magliette con le mie parole (*) ah, Se non avessi fatto quel che ho fatto. Dove insinuate ora in questo quadro depresso la mia piena avvertenza e il mio deliberato consenso? Voi ditelo pure, gridatelo, ai vostri figli, non fate come me. Insegnategli anche a non fare quel che è stato fatto a me. Insegnategli la correzione fraterna e il pudore di lasciare andare in pace.
    Quella pace che desideravo e mi è stato impedito trovare. Spero infine comprendiate che è facile evitare di cadere come son caduto io. Basta non commettere due errori che non è nemmeno facile commettere. Spero comprendiate che da che li ho commessi, non ho più avuto colpa o controllo alcuno su quel che è andato accadendo. Mi son consegnato a dei persecutori. E anche per loro pregate. Che capiscano e si convertano. Perchè la mia storia parla molto anche di loro (**)

    (*) questo certo fra’centanni sono fatti che conoscevi, giusto?
    (**) per ragioni di prosa ci sarebbe stato bene un voi al posto di loro, per ragioni di onestà no. Ho sacrificato la prosa 🙂

    1. Luigi

      Bri, non so se ho ben compreso il tuo sfogo.

      Per quanto ne ho capito, però, tengo a precisare che nessuno ha qui ha speso la minima parola di comprensione per chi ha reso pubblici i video, per chi ci ha fatto le magliette, tanto meno per i siti e i giornali che oggi piangono lacrime di coccodrillo dopo aver però contribuito allo derisione di Tiziana.
      Però non si può nemmeno dimenticare il vecchio buon senso del “si raccoglie ciò che si è seminato”.

      Ti faccio un esempio.
      Io domani vado in piazza e mi metto a insultare la gente che passa. Potremo discuterne una settimana, ma ha una sua logica che qualcuno si fermi per riempirmi di botte?
      Non dico che sarebbe giusto; dico che sarebbe logico.

      Perché l’essere umano – donne comprese – è piagato dal peccato, e senza le provvidenze del Cattolicesimo, oggi in disarmo, non può che inclinare verso l’abisso.

      Buona domenica.
      Luigi

      1. @luigi
        Il mio era solo un presentare una lettura diversa da quella assoluta fatta da fra’centanni

        Tu scrive cose su cui concordo
        Ad eccezione di quel “si raccoglie …”
        Io penso che sia ingiusto concludere che lei abbia seminato per questo
        Ha innegabilmente dato il la a tutto
        Ma quel tutto, in quel modo in cui si è manifestato, credo si possa concederle non fosse prevedibile come un cazzotto in risposta a un insulto

        Come già scritto, ribadisco, d’accordo su tutto il resto

      2. Beatrice

        @Luigi

        “Ti faccio un esempio. Io domani vado in piazza e mi metto a insultare la gente che passa. Potremo discuterne una settimana, ma ha una sua logica che qualcuno si fermi per riempirmi di botte?
        Non dico che sarebbe giusto; dico che sarebbe logico.”

        Guarda, se non ricordo male tu in passato hai discusso con Enrico proprio riguardo a questo tipo di problema: se si è giustificati o meno nel reagire alle offese. Stavate parlando dell’immigrato nigeriano ucciso a Fermo e tu giustamente sostenevi che anche se era stato Mancini a rivolgere un insulto razzista alla moglie di Emmanuel, quest’ultimo non avrebbe comunque dovuto prendere un palo e colpire l’ultrà, perché un’offesa verbale, per quanto sia pesante, non può mai fare da scusante a un’aggressione fisica al limite del tentato omicidio. Che Mancini abbia sbagliato nessuno lo nega, così come è assodato il fatto che abbia istigato lui la rissa insultando Chiniery, ma non per questo avrebbe dovuto farsi prendere a sprangate senza provare a difendersi con le tragiche conseguenze che ben sappiamo.
        Nel caso di Tiziana è avvenuta la stessa cosa: lei ha sbagliato, su questo non ci piove, ma la reazione della gente sul web e al suo paese è stata del tutto sproporzionata rispetto ai suoi errori. Davvero avrebbe dovuto immaginare tutto il casino che ne è venuto fuori? Dai jingle alla radio alle magliette con su scritto le frasi da lei pronunciate nei video, per non parlare delle parodie su youtube o delle pagine facebook create anche dopo la sua morte per dileggiarla? In questo tipo di reazioni popolari io ci vedo solo tutta l’illogicità del male, dell’accanirsi proprio delle belve, del linciaggio praticato attraverso la protezione della massa.
        Detto questo, è sicuramente meglio in ogni caso non proferire insulti razzisti a chicchessia, non fare video hard e poi condividerli con amici di dubbia fiducia, non fare vignette blasfeme su qualunque religione, perché dobbiamo essere noi i primi a rispettare gli altri e noi stessi, se vogliamo essere a nostra volta rispettati, anche se esistono pure casi in cui, nonostante si mantenga un comportamento virtuoso, piombi tra capo e collo una fine disgraziata senza averne neanche lontanamente colpa. Santa Maria Goretti è lì a dimostrare che non sempre occorre compiere scelte moralmente discutibili per fare una brutta fine. Ovviamente intendo una brutta fine qui in questa vita, perché nell’altra sappiamo dell’esistenza di una giustizia infallibile che rimette le cose a posto.

        1. Fabrizio Giudici

          @Beatrice ” è stata del tutto sproporzionata rispetto ai suoi errori. ”

          È evidentemente vero. Sappiamo che non c’è determinismo stretto tra errori e conseguenze. Però…

          ” Davvero avrebbe dovuto immaginare tutto il casino che ne è venuto fuori? ”

          La domanda è mal formulata. Messa in termini formali, il rischio è il prodotto della probabilità che il danno si manifesti e la gravità del danno. Fuori dalla formulazione formale, che è dominio solo di certi professionisti, è un concetto di buon senso che è alla portata di tutti. Per esempio, possono esserci le stesse probabilità di essere beccato se parcheggio in sosta vietata o se compio un furto con scasso; però la gravità delle conseguenze è molto diversa: una multa in un caso, la galera nell’altra. Nel nostro caso, le probabilità di diventare il bersaglio virale del web sono molto basse, ma è noto da tempo – è stato detto, ridetto e ripetuto – che se succede la cosa diventa irreparabile.

          Poi ripeto, c’è un punto che continuate a mancare e come cattolici non possiamo mancare. Non si esaurisce tutto nella vita terrena. Ci sono casi eclatanti perché si concludono con un suicidio. Su tanti casi di suicidio, certe anime si salveranno e certe finiranno all’inferno. Ma a fronte di pochi casi di suicidio, ci sono tantissimi casi di vite vissute nel vizio e concluse in modo normale dal punto di vista terreno. Anche in questo caso certi si salveranno, altri finiranno all’inferno. Il legame tra causa ed effetto che non cogliamo nella vita terrena è invece stretto in senso scatologico. Quindi, non dobbiamo focalizzarci solo sul rischio di finire bersagli di una campagna virale; piuttosto sul rischio di finire all’inferno. Qui non si scappa: o le persone hanno avuto un’educazione su cosa è bene e cosa è male, e quali sono le conseguenze del male, e allora la responsabilità è loro; oppure non l’hanno avuta, ma allora la responsabilità è di chi poteva dargliela, ammonendoli chiaramente, e non l’ha fatto. Da l Libro di Ezechiele:

          1 Mi fu rivolta questa parola del Signore: 2 «Figlio dell’uomo, parla ai figli del tuo popolo e di’ loro: Se mando la spada contro un paese e il popolo di quella terra prende un uomo del suo territorio e lo pone quale sentinella, 3 e questa, vedendo sopraggiungere la spada sul paese, suona la tromba e dà l’allarme al popolo: 4 se colui che ben sente il suono della tromba non ci bada e la spada giunge e lo sorprende, egli dovrà a se stesso la propria rovina. 5 Aveva udito il suono della tromba, ma non ci ha badato: sarà responsabile della sua rovina; se ci avesse badato, si sarebbe salvato. 6 Se invece la sentinella vede giunger la spada e non suona la tromba e il popolo non è avvertito e la spada giunge e sorprende qualcuno, questi sarà sorpreso per la sua iniquità: ma della sua morte domanderò conto alla sentinella. 7 O figlio dell’uomo, io ti ho costituito sentinella per gli Israeliti; ascolterai una parola dalla mia bocca e tu li avvertirai da parte mia. 8 Se io dico all’empio: Empio tu morirai, e tu non parli per distoglier l’empio dalla sua condotta, egli, l’empio, morirà per la sua iniquità; ma della sua morte chiederò conto a te.
          9 Ma se tu avrai ammonito l’empio della sua condotta perché si converta ed egli non si converte, egli morirà per la sua iniquità. Tu invece sarai salvo.

          1. 9 Ma se tu avrai ammonito l’empio della sua condotta perché si converta ed egli non si converte, egli morirà per la sua iniquità. Tu invece sarai salvo.

            La Parola di Dio resta Parola di Dio, ma non possiamo dimenticare la visione veterotestamentario legato alla legge e alla sua osservanza.
            Quello che voglio dire non è che oggi non serve ammonire, ma che non ci si può accontentare di “ammonire” o dire “io lo avevo avvisato!”, giacché saremo giudicati (ed eventualmente salvati) sull’amore.
            Ammonire può far parte di questo amore, ma è una piccola parte (a volte neppure necessaria), amare va molto oltre….

            1. Fabrizio Giudici

              ma che non ci si può accontentare di “ammonire” o dire “io lo avevo avvisato!”, giacché saremo giudicati (ed eventualmente salvati) sull’amore.

              Chiaro. Tu stai dicendo che non è sufficiente, ma non contraddice quel passo di Ezechiele, che parla di ciò che è necessario. Non “si va oltre” se non si compie il primo passo. Peraltro, il fatto che questo sforzo possa essere vano, che la responsabilità del fallimento possa essere semplicemente del rifiuto di chi ascolta e che a un certo punto la responsabilità dell’ammonitore termina è scritto nel Nuovo Testamento e da Gesù in persona:

              «Se qualcuno non vi accoglierà e non darà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dai vostri calzari. In verità vi dico, nel giorno del giudizio, il paese di Sodoma e Gomorra avrà una sorte più sopportabile di quella città».

              1. Si, ma anche il passaggio che riporti è da inserire nel giusto contesto:

                “Questi dodici Gesù li inviò dopo averli così istruiti:
                «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.»” (Mt 10, 5-8)

                Dove è da sottolineare che la prima predicazione è per la Casa di Israele, che già ben conosceva la Legge e i Profeti e la Testimonianza-Predicazione dei Dodici, non si limita affatto alla solo ammonizione dei peccati (per la verità non se ne fa neppure menzione) e i Segni che vengono dati, guarigioni, resurrezioni, lebbra e demoni sconfitti che possiamo annoverare tra le “guarigioni”, sono ben di più.

                Qui Predicazione e Testimonianza sono strettamente legate una all’altra e in pienezza… inutile aggiungere che lo spirito con cui sono date è di Amore e Misericordia.

                Possiamo oggettivamente dire, così come oggi?

                1. Fabrizio Giudici

                  “(per la verità non se ne fa neppure menzione) ”

                  Non aveva bisogno di specificarlo, perché mandava discepoli che aveva abbondantemente ammaestrato nei mesi precedenti.

                  “non si limita affatto alla solo ammonizione dei peccati”

                  Ma io ho già scritto prima: l’ammonizione è un passo necessario, non sufficiente. In realtà si potrebbe discutere sul significato della parola, che non è sinonimo di rimprovero, e già contiene in sé i passi successivi. Come al solito, le cose nella loro essenza sono un tutt’uno e ne facciamo un’analisi solo per la comprensione razionale.

          2. Bri

            @fabriziogiudici
            Ti dirò anche bravo se rispondi a queste due domande:
            1- chi li ammonisce quelli che facevan le parodie via radio, e quelli che gli davano in tutti i sensi ascolto?
            2- chi li ammonisce quelli che non solo frugavano il web ma ne ampliavano l’eco aggiungendovi del loro?

            Perchè quelli, non scordiamolo, son ancora vivi: si può fare qualcosa?

            Vedi Fabrizio, io soffro la presentazione di questa storia che in realtà NON ha una sola protagonista. Ha tutti noi (*).
            E invece i riflettori e i giudizi non giudizi son solo su di lei. Con lo stesso spirito non si posson liquidare “gli altri” come “quelli è chiaro ci fanno schifo” (mia libera sintesi) e ragionare su come avrebbe potuto convertirsi lei che non c’è più.
            Perchè è come dire “se fosse ancora qui, anche lei ci farebbe schifo, se fosse una pornostar affermata piena di successo e quant’altro ci farebbe oltremodo schifo”. E anche questo non va bene. Odia il peccato e ama il peccatore. Tutti. Quindi che si fa con “gli altri”? Interessa portarli al pentimento? Parliamo di loro levandogli il comodo alibi del “in fondo se lei non avesse fatto quel video”

            (*) e qui invece privilegio la prosa alla verità. Facciamo a capirci, eh

          3. Beatrice

            @Fabrizio
            Sulla necessità di ammonire il peccatore perché altrimenti sei anche tu responsabile della sua rovina mi trovi assolutamente d’accordo: ieri discutevo con un prete proprio di questo, perché lui diceva che rompevo troppo le scatole alla mia sorellina diciannovenne, mentre io gli ho risposto che lo faccio perché mi preoccupo per lei, perché desidero solo il suo bene, anche se non è che mi metta a rimproverarla in maniera martellante tutti i giorni, diciamo che lo faccio in maniera indiretta, prendendola in giro. La presa in giro tra l’altro è reciproca, perché lei ogni tanto mi dice cose del tipo “tu con i ragazzi ti devi proprio svegliare” oppure “tu dirai ai tuoi figli di dare i bacini a trent’anni!”.

            L’opera di misericordia spirituale dell’ammonimento deve essere, però, rettamente esercitata, questo significa che bisogna sempre rimproverare con animo caritatevole, avendo a cuore il bene dell’altro e senza accanirsi eccessivamente su di lui.

            Ora, nella triste vicenda di Tiziana concordo che sia sbagliatissimo sostenere tesi alla Saviano del tipo “lei non ha fatto nulla di male, se si è suicidata è solo colpa della bigotteria italiana”, però io personalmente non me la sento di biasimare tutti quei giornalisti cattolici che riguardo alle scelte discutibili della donna hanno parlato di “ingenuità” e di “imprudenza”, perché capisco che tali espressioni eufemistiche siano state dettate dalla volontà di non infierire ulteriormente su una persona che aveva già sofferto abbastanza (a qualsiasi cattolico di buon senso è chiaro che Tiziana abbia commesso tutta una serie di peccati gravi contro la purezza, persino i modernisti almeno per ora si spingono solo a voler legittimare unioni irregolari ma caratterizzate da fedeltà e stabilità, cosa che resta comunque inaccettabile perché contraria agli insegnamenti di Cristo).

            Se il timore è quello di far passare un messaggio sbagliato alle donne della serie “comportatevi pure in maniera licenziosa senza dare retta ai bigotti perché non fate nulla di male”, penso che tutti i discorsi sulla necessità di riscoprire il pudore e il senso del sacro mirino proprio a combattere con le armi della carità tale messaggio fuorviante (effettivamente sarebbe stato gradito anche qualche articolo sul valore inestimabile della castità, oggi purtroppo sottaciuto anche in ambienti cattolici). Anche perché io ritengo che se si fossero usate parole dure nei confronti di una donna che si è suicidata dopo essere stata umiliata pubblicamente attraverso insulti e scherni vari quello che si sarebbe ottenuto sarebbe stato repulsione e non ammonimento (Ratzinger disse una volta che «la verità senza carità sarebbe come “un cembalo che tintinna”»).

            Mi sembra poi che molti si siano fermati a guardare il dito e non la luna che esso indica: ci si è focalizzati sui peccati della donna, ma mi sembra evidente che l’aver acconsentito alla richiesta di essere ripresa, la scelta di mandare quei video a semisconosciuti, la depressione, il suicidio sono tutti segnali di una grandissima fragilità. Era chiaramente una donna completamente allo sbando, con carenze affettive ed educative profondissime (e infatti scopriamo che è stata abbandonata dal padre in tenera età), talmente sola da cercare l’approvazione di uomini non proprio caratterizzati da grande galanteria, perché alla fin fine quello che tutti vogliamo è essere amati, tutti abbiamo un assoluto bisogno di esistere nello sguardo di qualcun altro che ci faccia sentire importanti. Tiziana ha pensato di utilizzare uno dei doni ricevuti, la sua bellezza fisica, per ottenere quest’amore, ma non sapeva che lo stava cercando nel modo sbagliato e nelle persone sbagliate, ha creduto ai falsi miti della modernità che vogliono la donna forte, indipendente e sessualmente liberata, una donna alla “sex and the city”, e non si è accorta di dare retta a sirene ingannevoli che promettono felicità ma ti restituiscono solo disprezzo e solitudine. Perché si illudono i Saviano & co. se pensano che rendendo i costumi sessuali degli italiani più licenziosi e meno “bigotti” si eviteranno in futuro vicende come quella di Tiziana, al contrario è più probabile che aumenterebbero proprio perché si perderebbe del tutto ogni senso del rispetto e ogni distinzione tra giusto e sbagliato. Oltretutto non erano certo cattolici quei media che hanno amplificato la fama dei video costata tanto cara a Tiziana, ma giornali laicisti fortemente anticlericali come il Fatto quotidiano ed emittenti irriverenti come radio deejay.

            Penso che più che additare pubblici peccatori alla gogna per ammonire gli altri, noi cattolici dovremmo continuare la nostra battaglia culturale per proporre una visione della vita e del mondo veramente alternativa e controcorrente che privilegi l’amore puro tra fidanzati, la fedeltà tra sposi e la coerenza di vita con quelli che sono gli insegnamenti del Vangelo.

        2. Luigi

          Beatrice,

          tanto il tuo intervento come quello di Bri partono da un’assunzione – presumo inconsapevole – che io non condivido, ovvero che la giustizia sia di questo mondo.
          Infatti vi domandate “è giusto” o “non è giusto”.

          Il mio ragionamento è molto più modesto, e me ne scuso in anticipo.

          Come scrivevo a chiare lettere nel mio esempio, non sto nemmeno a discutere se sia giusto o meno essere presi a botte in risposta a un semplice insulto.
          Dico che in questo mondo e ancor più nella nostra società questa reazione è prevedibile, ci sta, è da mettere in conto.

          Avete presente, tanto tu come Bri, quanti fatti di sangue per semplici liti stradali?
          È giusto finire ammazzati per un parcheggio? No, però però quando sei morto sei morto. Ingiusto quanto vuoi, ma se l’altro scende con il crick in mano io il parcheggio glielo lascio…
          (Infatti nel caso di Fermo io non consideravo nemmeno alla lontana una questione di “giusto/ingiusto”, ma molto più prosaicamente di “legale/illegale”)

          Lo so, è una mia deformazione professionale, quella del primum vivere deinde philosophari.
          Oh, una volta era “deformazione” comune fra gli uomini. Ora sembra quasi scomparsa.
          Poi non so cosa farci, a seminare il male – e spero si sia d’accordo che quello di Tiziana fu male – continuo a pensare non si possa raccogliere il bene. Che poi lei avesse “seminato” il male pensando fosse bene è cosa che, ormai, è già stata giudicata.

          Dici infine che la reazione è stata del tutto sproporzionata.
          Ma io nemmeno comprendo perché una reazione dovesse esserci.
          È purtroppo la morbosità allucinata del web, questo ficcare sistematicamente il naso nelle vite degli altri. Molti dei quali, però, fanno di tutto perché gli altri ficchino il naso nelle loro vite.

          Quanto al male che cade sui buoni, lo sai meglio di me che la croce è il dono di Dio a chi Lo ama.

          Ciao.
          Luigi

          P.S.: il male non sono stati i video hard, ma le azioni riprese nei video. Il male, Tiziana, già lo aveva fatto, anche se non ci fossero stati i video.
          En passant, hai visto che il revenge porn è piaga anche femminile? Chissà se madame Hargot se ne è accorta…

          1. bri

            @luigi
            Ti posso assicurare che non mi sogno minimamente di credere a forme di giustizia terrena
            Se inconsapevolmente ho dato quest’impressione merito una bacchettata
            Propenderei per un tuo “azzardo” logico ma mò mi rileggo (faccina sorridente)

            1. Luigi

              Bri,

              per la verità non c’è nessun azzardo.
              Se non ti convince la oggi disprezzata saggezza dei padri – sul raccogliere ciò che si è seminato, intendo – mi rifaccio allora alla dottrina, da cui tale saggezza derivava.

              Non è mai lecito per un essere umano (uomo o donna che sia) agire il male pensando di ottenere il bene. Non è mai lecito seminare odio e azioni malvage ipotizzando di ricavarne cose buone e giuste.
              Quando ciò avviene, di raccogliere il bene laddove si sono sparsi i semi del male, allora è solo e soltanto per merito di Dio – Padre, Figlio e Spirito Santo – l’unico a cui è possibile ciò.

              L’unico punto che ti posso concedere – ma lo avevo già precisato – è quello sull’ottavo sacramento, la “beatissima ignoranza”.
              Ma nel cuore di ognuno solo Dio può leggere, per cui è inutile domandarsi se e quanto Tiziana fosse avvertita del male che compiva. Lei come tutti i coinvolti in questa allucinante vicenda.

              Ciao.
              Luigi

              1. Bri

                @luigi
                Premessa: sei un “utente” che mi piace molto (come scrivi, quel che scrivi)
                Quello che hai appena scritto non c’entra con l’azzardo: facevo una battuta sul tuo ipotizzare che io credessi a una giustizia terrena (e così spero d’aver evidenziato un simpatico equivoco)
                Quello che hai appena scritto è sacrosanto.
                Ma è un insegnamento non una chiave di lettura

                Ti voglio virtualmente bene 🙂

          2. Beatrice

            @Luigi
            La giustizia non è di questo mondo, tuttavia il cristiano la deve praticare, nel senso che deve cercare di essere giusto nei suoi comportamenti verso Dio e verso il prossimo, non per niente Gesù disse: “Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati” (Mt 5,6). Quindi è auspicabile che ognuno di fronte a un avvenimento si interroghi su cosa sia meglio pensare riguardo a fatti e persone e su come comportarsi di conseguenza, se provare pietà o biasimo, se imitare una scelta o guardarsi bene dal farla.
            Non puoi dirmi che a te interessa solo l’aspetto legale dei fatti di cronaca, perché da cristiano non puoi non praticare il discernimento, che dovrebbe essere utilizzato non per trovare scorciatoie al peccato ma appunto per distinguere tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, tra ciò che è vero e ciò che è falso, tra ciò che è bello e ciò che è brutto.

            Quindi, sì io mi chiedo “faccio bene o faccio male a pensare questo su quell’avvenimento e su quella persona? Cosa devo dire e come mi devo comportare per non cadere nel peccato?” Per rispondere a questa domanda provo a pensare a quello che avrebbe fatto Gesù perché è Lui il modello a cui voglio ispirarmi prima ancora che ai santi, i quali a loro volta sono divenuti tali proprio perché si sono ispirati a Cristo.

            Mi sembra che nel Vangelo ci sia proprio una situazione che ricorda quella di Tiziana, come dire che sono passati duemila anni ma i problemi rimangono sempre quelli. Una donna è tanto stupida non solo da tradire il suo uomo ma da farsi pure scoprire. Tutti i suoi compaesani la prendono e la vogliono lapidare perché quella è la punizione che spetta alle adultere. Prima di farlo, però, interrogano un uomo, su cui circolano strane storie, per verificare le quali decidono di metterlo alla prova. L’uomo in questione, dotato non solo di un’intelligenza fuori dal comune ma anche di un grande cuore, non si rivolge alla donna a rimproverarla e a dirle che era logico che facesse quella fine e che se non voleva essere lapidata non avrebbe dovuto tradire suo marito. Non le dice neanche “il mondo è popolato da belve, dovevi aspettarti che andasse a finire così perché si raccoglie quello che si semina”. No, lui si rivolge alle “belve” per cercare di far riemergere la loro umanità dicendo: “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei”, perché, proprio come con Tiziana, giudicavano impietosamente la donna uomini e donne che forse ne avevano combinate di peggio (mi riferisco per esempio a tutti quei consumatori di pornografia che si sono messi a insultare la poverina sempre però dopo aver visionato avidamente i video in cui compariva). Alle parole dell’uomo straordinariamente buono e intelligente davvero le “belve” ritornano esseri umani: gettano per terra le pietre e se ne vanno. Poi l’uomo si rivolge alla donna e non le dice: “tu non hai fatto niente di male, sono loro i bigotti che ti vorrebbero punire ingiustamente”, no! Lui le dice “Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata? Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più”, che parafrasando significa “io dovrei condannarti perché hai compiuto il male, ma non lo faccio, invece ti perdono e ti do un’altra possibilità, mi raccomando sfruttala! Cambia vita ora finché sei in tempo perché verrà un giorno in cui sarà troppo tardi e io non potrò fare più nulla per aiutarti in quel caso!”

            Etty Hillesum diceva che dobbiamo disseppellire Dio dai cuori degli uomini e lei aveva a che fare con i nazisti, cioè belve all’ennesima potenza! Per questo io credo che sia più importante muovere a compassione tutte quelle persone che hanno causato dolore con i loro giudizi crudeli affinché si ravvedano una volta per tutte. Anche perché ti assicuro che da che mondo è mondo una donna ha sempre saputo di dover essere cauta nel suo modo di rapportarsi all’altro sesso. Io è alle medie che ho capito per la prima volta che molti ragazzi non erano neanche lontanamente simili al principe azzurro delle fiabe, ma somigliavano più al lupo cattivo di cappuccetto rosso. Quindi penso che la vicenda di Tiziana sia già stata istruttiva per molte donne a prescindere dal fatto che si siano rimarcati i suoi svariati errori, che ripeto io non ho alcuna intenzione di negare, errori che vanno dall’aver avuto rapporti al di fuori del matrimonio con un uomo che non era neanche il suo fidanzato all’aver accettato di essere ripresa fino all’aver condiviso con più persone i video che la ritraevano in momenti intimi.

            Un’ultima cosa sul male che cade sui buoni: il punto è che molto spesso noi non possiamo sapere se il male che accade nelle nostre vite avviene perché ce lo siamo meritato o per altre ragioni che conosce Dio. Gesù una volta disse: «Perché mi dici buono? Nessuno è buono, se non uno solo, Dio» (Lc 18,19). Se noi ci crediamo buoni, se sentiamo di essere a posto nella situazione in cui siamo, già sbagliamo, perché nessuno può essere veramente buono tranne Dio. La Bibbia dice “il giusto pecca sette volte al giorno”, per questo la conversione è un processo in tensione che non finisce mai se non alla nostra morte, quindi può darsi che la croce che portiamo serva anche a purificarci da quei peccati di cui non ci rendiamo veramente conto. Una volta vidi in tv un documentario di Brosio sulla beata Chiara Luce Badano e rimasi colpita da un aneddoto sul modo in cui affrontò la sua terribile malattia: lei rifiutava la morfina nonostante il dolorosissimo tumore osseo da cui era afflitta perché voleva rimanere cosciente per godersi tutti i momenti possibili con i suoi cari e un giorno quando le venne chiesto dalla madre se soffriva molto lei rispose “Gesù mi smacchia con la varechina anche i puntini neri, e la varechina brucia. Così, quando arriverò in Paradiso, sarò bianca come la neve”. È in questo modo che si affronta il dolore senza chiedersi se lo si è meritato o no, ma fidandosi di Dio e delle sue vie misteriose. Il problema è che quando il dolore colpisce chi Dio non lo conosce, a quel punto diventa difficilissimo affrontarlo soprattutto se si è soli e se il dolore prende la forma di una moltitudine invisibile fatta di persone dal giudizio crudele e implacabile.

            P.S.: volevo farti notare un’altra similitudine tra il caso di Tiziana e quello dell’adultera: la donna per commettere adulterio deve per forza farlo con un uomo e allora perché viene sempre messa sotto accusa solo lei? Perché il massacro mediatico non ha colpito il compagno con cui Tiziana ha fatto quegli esercizi fisici poco onorevoli?

            1. Fabrizio Giudici

              @Beatrice

              Varie cose.

              “Tutti i suoi compaesani la prendono e la vogliono lapidare perché quella è la punizione che spetta alle adultere.”

              Attenzione a non paragonare il caso di oggi con quello del Vangelo, perché c’è una differenza fondamentale. I lapidatori del Vangelo agivano effettivamente secondo la Legge mosaica; mancando clamorosamente di misericordia, con la superbia di una presunta superiorità, come ha insegnato Gesù, ma è un dato di fatto che la Legge quello prescriveva. Invece, nessun lapidatore moderno ha agito pensando alla Legge di Dio o con la superbia di pretendere di non essere senza peccato, perché del peccato quelli se ne impipano.

              Occhio a non cadere nella trappola di Saviano. La stragrande maggioranza di loro è gente che i film pornografici li guarda e non se ne vergogna. Bariom ha subito individuato la spiegazione metafisica, hanno agito come tramite dell’Accusatore infernale, ma anche su un piano più materiale si può dire che hanno agito per disprezzo per la persona, perché è nello stato naturale delle cose che chi si mette in quel ruolo attira il disprezzo degli altri. Da che mondo è mondo, le prostitute attirano il disprezzo di chi va con loro nella stragrande maggioranza dei casi; questo vale per le pornostar e per estensione per chi le imita. Tant’è che una variopinta serie di sinonimi per indicare il mestiere esistono in tutte le lingue e vengono usati, per estensione, anche semplicemente per insultare. E i “complimenti” di carattere estetico che attirano da parte degli uomini sono fatti di espressioni triviali e paragoni animaleschi. Chi li fa si prende una parte di colpa, ma quelle reazioni sono provocate appositamente dal mestiere.

              Credo che hai liquidato troppo velocemente il commento di Luigi sulla distinzione tra quello che è giusto e quello che accade. Certo che è ingiusto questo disprezzo. Certo che dobbiamo combatterlo. Ma accade. Accade perché è il peccato mortale che se lo tira addosso e questa è una legge naturale che non cambierà mai. Il cristiano ha gli strumenti per dirottare il disprezzo sul peccato e toglierlo dalle spalle del peccatore, se questo collabora. È l’unica cosa che possiamo fare. Ma non siamo in una società cristiana e i lapidatori di Tiziana non sono cristiani, neanche un po’.

              1. Beatrice

                @Fabrizio
                “Attenzione a non paragonare il caso di oggi con quello del Vangelo, perché c’è una differenza fondamentale. I lapidatori del Vangelo agivano effettivamente secondo la Legge mosaica; mancando clamorosamente di misericordia, con la superbia di una presunta superiorità, come ha insegnato Gesù, ma è un dato di fatto che la Legge quello prescriveva. Invece, nessun lapidatore moderno ha agito pensando alla Legge di Dio o con la superbia di pretendere di non essere senza peccato, perché del peccato quelli se ne impipano.”

                Io penso invece che quel passo del Vangelo sia molto attuale e parli in maniera efficace anche all’uomo di oggi. Perché se è vero che i bulli se ne fregano di qualsiasi legge e non hanno problemi a peccare, è anche vero che nei confronti di Tiziana si sentivano superiori: quando una persona si mette a giudicarne un’altra, insultandola e deridendola senza pietà, lo fa perché la considera inferiore a sé. Sant’Agostino diceva: “Gli uomini privi di speranza, quanto meno badano ai propri peccati tanto più si occupano di quelli altrui. Infatti cercano non che cosa correggere, ma che cosa biasimare.”

                “Occhio a non cadere nella trappola di Saviano. La stragrande maggioranza di loro è gente che i film pornografici li guarda e non se ne vergogna.”

                Certo, infatti ho detto che non condivido la posizione di Saviano, perché non ritengo affatto che Tiziana sia libera da responsabilità personali e che la colpa della sua morte sia imputabile alla “bigotteria italiana”. Penso anch’io che la maggior parte dei bulli non fossero per niente cattolici “bigotti” e “sessuofobi” come piace pensare a Saviano, ma consumatori abituali di pornografia e in generale persone dalle abitudini sessuali disinibite. E più il degrado morale si diffonde, più è probabile che simili episodi accadranno in futuro, perché si perderà sempre più ogni senso del pudore e ogni rispetto per la sacralità della persona. Quindi la soluzione non è certo rendere i costumi sessuali degli italiani più licenziosi di quanto siano ora, ma al contrario diffondere il più possibile la visione cristiana della sessualità.

                “Credo che hai liquidato troppo velocemente il commento di Luigi sulla distinzione tra quello che è giusto e quello che accade. Certo che è ingiusto questo disprezzo. Certo che dobbiamo combatterlo. Ma accade. Accade perché è il peccato mortale che se lo tira addosso e questa è una legge naturale che non cambierà mai.”

                Sì, ma il cristiano non può arrendersi di fronte all’ineluttabilità del peccato, deve invece provare a risvegliare le coscienze assopite dei peccatori. Gesù nell’episodio dell’adultera riesce a impedire che la donna venga lapidata toccando i cuori delle persone che volevano ucciderla. Anche noi possiamo agire in maniera simile nei confronti di quanti hanno lapidato verbalmente Tiziana.

            2. Luigi

              “Non puoi dirmi che a te interessa solo l’aspetto legale dei fatti di cronaca […]”

              Cara Beatrice,

              mi sembra che ci si stia un po’ avvitando sul tema di fondo.

              Io non ho mai scritto che mi interessa solo l’aspetto legale delle vicende in discussione; però, considerato che il discorso bene/male non passava – perché Tiziana deve essere “incolpevole” a prescindere, in quanto donna – mi sono ridotto al semplice “se non vi interessa l’anima, almeno state attenti a non lasciarci la pelle”.
              È modesto, non lo nego. Ma considerata l’irrealtà virtualista da cui la nostra società è permeata, anche il solo richiamare l’attenzione sul semplice fatto che nessuna azione è senza conseguenza già in questa vita mi pareva utile.

              (A me hanno insegnato che si risponde in ogni caso, delle proprie azioni. Che è onore virile, assumersi le proprie responsabilità. Ero un bambino quando in famiglia mi hanno fatto comprendere che il dire “non l’ho fatto apposta” o “ma fanno tutti così” non ha alcun senso. Quando si preme il grilletto la pallottola esce dal vivo di volata, e a quel punto non ci si può fare più nulla. Quindi meglio pensarci bene prima di tirare la leva di scatto… evidentemente non tutti sono d’accordo con questo punto di vista. Ma i risultati si vedono, eccome)

              Spero inoltre che non ti sia sfuggita, a riprova di quanto affermo, l’osservazione da me fatta più su, sul caso della ragazza filmata dalle amiche durante un rapporto in discoteca (ancora non si sa se consenziente o meno).
              Ho scritto infatti chiaramente che, anche se non ci fossero conseguenze legali per il giovane coinvolto, per me il suo rimarrebbe comunque un atto violento, perché con una ragazzina di 17 anni – sempre per quello che penso io, sia chiaro – c’è sempre violenza.

              Anzi, ti dirò di più: qualsiasi rapporto sessuale che non sia iscritto nell’unica modalità legittima, ovvero quella sacramentale aperta alla procreazione, è per me un atto di violenza da parte maschile, perché ha sempre in sè una componente di prevaricazione.
              Per quale motivo, scusandomi per la franchezza della domanda, mi devi mortificare allora con queste tue osservazioni, come se a me non fregasse nulla di quanto è bello, buono e giusto?

              E poi, la questione dirimente:

              “Mi sembra poi che molti si siano fermati a guardare il dito e non la luna che esso indica: ci si è focalizzati sui peccati della donna, ma mi sembra evidente che l’aver acconsentito alla richiesta di essere ripresa, la scelta di mandare quei video a semisconosciuti, la depressione, il suicidio sono tutti segnali di una grandissima fragilità. Era chiaramente una donna completamente allo sbando, con carenze affettive ed educative profondissime”

              Spero che il tuo accennare a dito e luna non sia un modo indiretto di dare dell’idiota 😀
              Osservato questo, non mi pare proprio che ci sia stata la focalizzazione di cui parli. Anzi, il battage mediatico è concentrato pressoché esclusivamente sulle colpe di tutti, tranne che di Tiziana.
              Se qui qualcuno si è permesso osservazioni diverse, è anche per reazione al senso unico imperante.

              Tutte le osservazioni che fai possono essere poi tranquillamente riservate anche ai maschi coinvolti nella vicenda.
              Il loro comportarsi non da uomini è infatti “segno di grandissima fragilità”, nonché di “carenze affettive ed educative profondissime”.
              Ma no, loro sono maschi per cui non ci deve essere nessun tipo di “attenuante” (non è un termine adeguato, ma al momento non me ne vengono di migliori). No, i maschi sono sempre e solo belve.

              Si possono scegliere due strade.
              O, come faccio io, quella della responsabilità delle proprie azioni, del proprio essere nel mondo, senza differenza tra uomini e donne.
              O, quella vagamente sessantottina, delle colpe della società, delle fragilità di ognuno, dell’essere soli. Ma allora, anche qui, questa ottica deve valere per tutti. Uomini e donne.
              Non che alle seconde si concede tutto, e per i primi c’è sempre e solo la condanna ad metalla.
              Dico in generale, non ti sto facendo un appunto personale. Però il messaggio che viene fatto passare è questo, le donne sono sempre e solo vittime incolpevoli.

              “e infatti scopriamo che è stata abbandonata dal padre in tenera età […]”

              E così il cerchio si chiude.
              Quando ho scritto questo:
              https://costanzamiriano.com/2016/09/14/il-disprezzo-online-e-virale/#comment-117057
              non sapevo, che tu lo creda o meno, che Tiziana fosse stata abbandonata dal padre. Ma non ci voleva certo una cima per compredere che, al fondo, la causa di tutto fosse comunque la mancanza dei padri.
              Sempre c’è questo dato di partenza: l’odio per i padri, eco dell’odio per il Padre nostro che è nei Cieli.

              Comprendi adesso, mi auguro, il perché di questo mio insistere contro il femminismo, contro i suoi nefasti miasmi che impregnano la nostra società? Perché le prime a pagare sono le donne.
              Sarà anche stato vero, come tu scrivi, che nell’abietta società patriarcale – ma non ne ne eri una feroce critica? – le donne sapessero di dover esser caute, in certi ambiti. Ma lo sapevano perché era stato loro detto, con gli insegnamenti dei padri e l’esempio delle madri.
              Ora non è più così.

              Ma come ricordava Fabrizio, per ogni caso eclatante ce ne sono centinaia di migliaia che non fanno rumore, che si consumano nello squallore dell’anonimato.
              Per ogni Tiziana e la sua tragica fine, ci sono centinaia di migliaia di donne che precipitano sè e gli altri nell’abisso.
              Ricordare e mostrare le conseguenze di tutto ciò può forse ricondurne qualcuna su strade meno pericolose.
              (tu obietterai: e gli uomini? Devo dar ragione a tua sorella: non li conosci un granché. O, per lo meno, non hai letto i libri di Costanza. Sono le donne, da sempre, ad avere il potere di avvincerli e trarli dalla loro condizione, come ricordavo più su parlando di Mad Max – Fury road. Il problema è che possono condurli tanto verso l’alto – la Beatrice di Dante – come verso il basso. E molte donne, oggi, scelgono quest’ultima possibilità)

              Spero in una tua risposta.
              Però, per favore, leggi con attenzione quello che ho scritto. Non rispondere a quello che non ho detto, che poi mi tocca ri-ripuntualizzare 😉

              Ciao.
              Luigi

              P.S.: confidenza per confidenza, avevo tredici anni quando – impattando con una certa durezza la realtà – ho capito che lo donne non sono tutte timide sognatrici del principe azzurro, ma che molte di loro darebbero punti alla matrigna di Cenerentola e alla strega di Biancaneve messe insieme.
              Però ringrazio il Cielo, ogni volta, per l’incanto che mi assale quando ne incrocio, anche solo per la strada, una che non sia tale; che ancora conservi, fosse solo nel sorriso, un’eco della Donna vestita di sole, destinata a schiacciare la testa del serpente antico…

              1. Mi piace lo svolgersi del tuo ragionare Luigi, magari apparentemente (ma solo apparentemente) poco “mistico”, ma con i piedi ben piantati per terra, perché con la concretezza dobbiamo farci i conti anche per “salire ai piani più alti”.

                Quanto alla “mancanza dei Padri” (con la P maiuscola appunto), questo è un dramma che affligge già più di una generazione e si riflette non solo sulle donne – come è stato osservato – ma anche su molti uomini. Guarda caso non solo su quelli che si definirebbero “senza spina dorsale”, ma anche su quelli rapaci e violenti…

              2. Giusi

                A me ‘sta cosa che gli uomini sono a seconda di come sono le donne non è mai scesa e non ci credo. Cercate di essere a prescindere per cortesia. I veri uomini lo sono. La donna farà l’uomo ma pure l’uomo fa la donna se no gli uomini che sarebbero? Dei burattini?

              3. bri

                @luigi
                Scusa l’intromissione nel bellissimo scambio tra te e Beatrice
                Solo una cosa
                Il battage mediatico é incentrato sull’ennesima falsità
                La correzione che propaganda non é la correzione/ammonimento cristiano di cui qui si parla
                Per questo non é giusto liquidare “gli altri” come belve
                Per questo non é giusto pensare di controbilanciare parlando della ragazza
                Si controbilancia parlando cristianamente degli/agli “altri” protagonisti (che non sono quelli che han pubblicizzato i video)

              4. Beatrice

                @Luigi
                “perché Tiziana deve essere “incolpevole” a prescindere, in quanto donna”

                Nessuno ha mai detto questo: io non ho mai negato le responsabilità di Tiziana, è un fatto oggettivo che lei abbia deliberatamente scelto il male, io ho semplicemente cercato di capire le ragioni che possono averla portata a prendere la strada sbagliata, perché è facile giudicare una persona quando il male è palese, più difficile è cercare di comprenderla. Io penso che al mondo non esistano i buoni da una parte e i cattivi dall’altra, esistono persone che commettono errori più o meno grandi e spesso capita che questi errori ci si appiccichino addosso come un marchio d’infamia da cui diventa difficile liberarsi tanto che gli altri arrivano a identificarci col nostro peccato. Questo è quello che è successo a Tiziana e questo è quello che secondo me andava evidenziato della sua storia: una donna che ha commesso molti sbagli, ma che ha subìto da parte della gente un trattamento crudele da qualsiasi punto di vista lo si consideri. Se la vittima fosse stata un uomo mi sarei comportata alla stessa maniera nei suoi confronti, condannando il linciaggio operato dai bulli virtuali e non.

                “mi sono ridotto al semplice “se non vi interessa l’anima, almeno state attenti a non lasciarci la pelle”.
                È modesto, non lo nego. Ma considerata l’irrealtà virtualista da cui la nostra società è permeata, anche il solo richiamare l’attenzione sul semplice fatto che nessuna azione è senza conseguenza già in questa vita mi pareva utile.”

                Assolutamente d’accordo, ma perché ritieni doveroso richiamare l’attenzione sulle conseguenze dei comportamenti licenziosi di Tiziana e non sulle conseguenze dei giudizi crudeli che i bulli le hanno rivolto?

                “A me hanno insegnato che si risponde in ogni caso, delle proprie azioni. Che è onore virile, assumersi le proprie responsabilità.”

                Certamente. Infatti Tiziana volente o nolente avrà dovuto assumersi davanti a Dio la responsabilità delle sue scelte. Noi, però, abbiamo a che fare coi vivi, compresi quelli che con i loro insulti e i loro scherni hanno alimentato la disperazione della donna: vogliamo fare in modo che un episodio del genere non ricapiti? Vogliamo rendere questi bulli coscienti del fatto che le loro azioni hanno avuto determinate conseguenze sulla vita di Tiziana? Vogliamo ribadire con forza che qualsiasi essere umano, per quanto siano gravi i peccati che compie, ha diritto al rispetto da parte di tutti perché dotato di una dignità che gli deriva dal suo essere stato creato a immagine e somiglianza di Dio?

                “Spero inoltre che non ti sia sfuggita, a riprova di quanto affermo, l’osservazione da me fatta più su, sul caso della ragazza filmata dalle amiche durante un rapporto in discoteca (ancora non si sa se consenziente o meno). Ho scritto infatti chiaramente che, anche se non ci fossero conseguenze legali per il giovane coinvolto, per me il suo rimarrebbe comunque un atto violento, perché con una ragazzina di 17 anni – sempre per quello che penso io, sia chiaro – c’è sempre violenza.”

                No, non mi è sfuggita la tua osservazione e la condivido.

                “Per quale motivo, scusandomi per la franchezza della domanda, mi devi mortificare allora con queste tue osservazioni, come se a me non fregasse nulla di quanto è bello, buono e giusto?”

                Non volevo mortificarti: non ho detto che non te ne frega nulla di ciò che è bello, buono e giusto, ho detto che non ti interessava utilizzare questi criteri nel considerare i fatti di cronaca perché questo era quello che avevo capito. Mi sono sbagliata? Ti chiedo scusa, non l’ho fatto intenzionalmente.

                “Spero che il tuo accennare a dito e luna non sia un modo indiretto di dare dell’idiota”

                No, era un modo per dire che si tende a ignorare dettagli importanti nella vicenda di Tiziana, perché si rimane focalizzati solo su ciò che di male ha fatto nella sua vita.

                “Tutte le osservazioni che fai possono essere poi tranquillamente riservate anche ai maschi coinvolti nella vicenda. Il loro comportarsi non da uomini è infatti “segno di grandissima fragilità”, nonché di “carenze affettive ed educative profondissime”. Ma no, loro sono maschi per cui non ci deve essere nessun tipo di “attenuante” (non è un termine adeguato, ma al momento non me ne vengono di migliori). No, i maschi sono sempre e solo belve.”

                Io ho parlato di belve perché era Fabrizio che aveva usato quel termine per riferirsi ai bulli. La frase di Fabrizio era questa: “Le belve sono un’invariante: ci sono sempre state, sempre ci saranno, non saranno mai addomesticabili.” Quando ho raccontato la storia evangelica dell’adultera l’ho arricchita con riferimenti ai commenti che avete fatto qui, perché il messaggio fosse meglio recepito.
                La differenza tra Tiziana e i bulli che l’hanno aggredita verbalmente è che di lei conosciamo il suo volto, la sua storia, i suoi familiari, quindi è più facile provare compassione nei suoi confronti. Tuttavia hai ragione anche loro sono esseri umani e rimangono tali pure quando si comportano da belve, quindi è importante fare leva sulla loro umanità perché capiscano quanto i loro giudizi siano stati spietati e provvedano a comportarsi in maniera diversa.

                “Si possono scegliere due strade. O, come faccio io, quella della responsabilità delle proprie azioni, del proprio essere nel mondo, senza differenza tra uomini e donne. O, quella vagamente sessantottina, delle colpe della società, delle fragilità di ognuno, dell’essere soli.”

                Oppure si può scegliere una terza strada tipica del cristiano: non negare le responsabilità della persona, cosa che ti aiuta a odiare il peccato e allo stesso tempo non ignorare l’esistenza di circostanze attenuanti, cosa che ti aiuta ad amare il peccatore. San Giovanni Paolo II disse: “L’errore e il male devono essere sempre condannati e combattuti; ma l’uomo che cade o che sbaglia deve essere compreso e amato”.

                “Sarà anche stato vero, come tu scrivi, che nell’abietta società patriarcale – ma non ne eri una feroce critica? – le donne sapessero di dover esser caute, in certi ambiti. Ma lo sapevano perché era stato loro detto, con gli insegnamenti dei padri e l’esempio delle madri.”

                Mi sono persa qualcosa? Quando mai ho criticato la società patriarcale? Io ho detto che le femministe sono derivati tossici delle ingiuste discriminazioni che le donne subivano in passato, non ho mai detto di essere contro la società patriarcale tout court.
                Per quanto mi riguarda non è stato mio padre a insegnarmi ad essere cauta, l’ho dovuto imparare da sola attraverso brutte esperienze che non sto a raccontare perché sono cose private.

                “P.S.: confidenza per confidenza, avevo tredici anni quando – impattando con una certa durezza la realtà – ho capito che lo donne non sono tutte timide sognatrici del principe azzurro, ma che molte di loro darebbero punti alla matrigna di Cenerentola e alla strega di Biancaneve messe insieme.”

                Sì, di streghe e matrigne ne ho incontrate tante anch’io!

                1. Luigi

                  Buongiorno Beatrice,

                  sono d’accordo – in buona sostanza – con quanto hai scritto.

                  Rimane un punto, da precisare ulteriormente, racchiuso tra queste due frasi del tuo commento:

                  “Nessuno ha mai detto questo” e “Assolutamente d’accordo, ma perché ritieni doveroso richiamare l’attenzione sulle conseguenze dei comportamenti licenziosi di Tiziana e non sulle conseguenze dei giudizi crudeli che i bulli le hanno rivolto?”

                  Non è vero che nessuno ha mai affermato il concetto da me ricordato. Più correttamente, sei tu che non lo hai mai sostenuto.
                  Infatti avevo scritto (grassetto aggiunto):
                  “Dico in generale, non ti sto facendo un appunto personale. Però il messaggio che viene fatto passare è questo, le donne sono sempre e solo vittime incolpevoli.”

                  È per questo che trovo giusto e necessario richiamare anche – sottolineo: anche – le colpe, i peccati, gli errori, chiamali come meglio ti aggrada, di Tiziana.
                  Perché, come osservato anche da Fabrizio, ben pochi lo fanno. Come se questi comportamenti non fossero mai esistiti.

                  Hai notato la reazione della propaganda di regime?

                  C’è stato un momento iniziale di spaesamento, perchè si è trovata tra le mani un caso un poco pericoloso (pericoloso dal suo punto di vista, intendo).
                  Tutti quei comportamenti additati da decenni come beceri, ributtanti e maschilisti… praticati da una donna!
                  Per questo la suddetta propaganda ha dovuto rapidamente fornire una rilettura adeguata. Rilettura che si è concretizzata nel tacere, sistematicamente, tutto quanto accaduto prima della diffusione dei video.
                  Come se a monte non ci fosse un fatto semplice, ma indispensabile per comprendere (comprendere, non giudicare) tutto quanto accaduto.
                  Il fatto, obliato anche qui da molti, che all’inizio c’è un fidanzato deliberatamente tradito e umiliato.

                  Tu scrivi:
                  “Se la vittima fosse stata un uomo mi sarei comportata alla stessa maniera nei suoi confronti, condannando il linciaggio operato dai bulli virtuali e non”
                  Ma io non lo metto in dubbio.
                  Il problema è che tantissimi, anche persone comuni, non seguono tale costume.
                  Infatti nulla trovano da dire sul comportamento di Tiziana verso il fidanzato; per non dire di quelle centinaia di uomini ridotti alla disperazione dalle conseguenze del divorzio e che ogni anno si suicidano (ma questi non fanno notizia, per cui non si ricaverebbe nessuna “fama” di ritorno scrivendone sul proprio profilo FB).

                  C’è la fila, fuori di qui – e un poco anche qui, tocca dirlo – per dare la pugnalata di Maramaldo a chi ha umiliato Tiziana fino a quel punto (come scrivi tu, “crudele” è l’aggettivo più adeguato per il trattamento ricevuto dalla povera donna).
                  Perdonami se non mi voglio unire a tale coda. Piuttosto, se fosse necessario, alzerei la mano per offrirmi volontario per il plotone d’esecuzione a loro destinato. Ma un’azione così bassa, dell’unirsi al dileggio sdegnoso adesso che non costa nulla, non mi va.

                  Lo metto in chiaro per evitare incomprensioni: non sto affermando che le tue critiche siano parte di questo atteggiamento. Non mi passa nemmeno per l’anticamera del cervello. Anzi, tu hai scritto una cosa bella e vera, quando hai detto “La differenza tra Tiziana e i bulli che l’hanno aggredita verbalmente è che di lei conosciamo il suo volto, la sua storia, i suoi familiari, quindi è più facile provare compassione nei suoi confronti”.
                  Non è che i torti pesantissimi inflitti a Tiziana si “equilibrano” infliggendone ora di analoghi ai “bulli” in questione (bulli, però, è un termine troppo lieve).

                  Il problema, che già avevo messo in luce tempo fa, è che il comportamento socialmente approvato è quello di manifestare, verso le donne, sempre e solo malintesa “comprensione”; mentre, per gli uomini, sembra vi sia solo durissima reprimenda.
                  Non ci sono solo i bulli, Beatrice, reali o potenziali che siano. Come ho già scritto ci sono anche tantissime “Tiziana”, che devono essere corrette e riprese.
                  Domandi: “Vogliamo fare in modo che un episodio del genere non ricapiti?”
                  Mi pare ovvio.
                  Ma considerando solo un aspetto dell’episodio, come – ripeto – è stato fatto da quasi tutti, si gettano le basi più solide perché una cosa simile si ripeta.

                  “Oppure si può scegliere una terza strada tipica del cristiano […]”
                  No, non ci sono terze vie. Come noto almeno dai tempi della Didaché, due sole sono le strade.
                  Mi sembra però che, nei nostri tempi, troppo spesso il concetto di “amore e comprensione per l’errante” venga inteso come “confermarlo nell’errare”.
                  La terza via e la prima – quella del nostro agire nel mondo in maniera responsabile – sono la stessa.
                  “Vita militia est”, come ricorda la Scrittura.

                  Infine, alla buon’ora, due note a margine.

                  “Mi sono persa qualcosa?”
                  Sì, mannaggia, l’ironia… la prossima volta ci metto una faccina, così 🙂

                  “Per quanto mi riguarda […]”
                  Da parte mia era lontano un paio di catene montuose l’intento di essere curioso.
                  Il sottolineare il punto fondamentale della scomparsa del padre era del tutto generale.
                  È ovvio che, poi, tale scomparsa si ripercuote differentemente nell’esistenza di ognuno.

                  Ciao.
                  Luigi

    2. fra' Centanni

      Bri, hanno risposto Luigi e Fabrizio, molto meglio di quello che sarei riuscito a fare io.

      Una piccola nota per Fabrizio. “Dio, abbi pietà di me”, può essere sufficiente per acchiappare il Purgatorio all’ultimo momento. Tuttavia, non è affatto scontato che, avendo quella possibilità, la si sfrutti. Perché se ci si incallisce nel peccato, si perde il desiderio di Dio”. Non è che si perde il desiderio di Dio, credo che anche satana avrebbe desiderio di Dio… Il problema è che quando ci si incallisce nel peccato, poi chiedere perdono diventa quasi impossibile… perché dovremmo rinnegare noi stessi, tutta la nostra vita, tutte le nostre scelte… non è facile.

      1. Sempre per la linea dura il nostro Fra’…

        Comunque Satana NON HA NESSUNISSIMO desiderio di Dio!
        Il suo unico desiderio sarebbe semmai, essere al lui al posto di Dio.

  20. Fabrizio Giudici

    @Bri “È consentito insinuare che non è colpa sua se è finita con un suicidio?”

    Certo. Però non è detto. E non capisco il senso di questa osservazione, visto che nessuno qui sta giudicando un morto, ma cercando di dare insegnamento ai vivi. Dal che si capisce che l’affermazione opposta “è consentito insinuare che è colpa sua se uno finisce con un suicidio?” non solo è parimenti valida, perché potrebbe essere così; ma non si pone, sul piano dell’insegnamento a vivi, neanche su un piano di simmetria con la precedente. Perché se da un lato quando diciamo che speriamo sempre che negli ultimi minuti diciamo certamente una cosa concreta: si sa che in molti casi in cui si dice dal punto di vista medico che il corpo è morto in realtà c’è ancora qualche barlume di attività biologica; se essa è sufficiente ad un barlume di pensiero “Dio, abbi pietà di me”, può essere sufficiente per acchiappare il Purgatorio all’ultimo momento. Tuttavia, non è affatto scontato che, avendo quella possibilità, la si sfrutti. Perché se ci si incallisce nel peccato, si perde il desiderio di Dio. Penso questo sia il senso di quel “morire dentro” che scriveva Bri. Questo pericolo dobbiamo urlarcelo di continuo, a noi e agli altri vivi. Quindi…

    “Spero comprendiate che da che li ho commessi, non ho più avuto colpa o controllo alcuno su quel che è andato accadendo. ”
    … non è questo il punto. Il punto è se si è pentita degli atti che ha certamente commesso con sua responsabilità capendo la profanazione che ha compiuto al suo corpo, oppure se tutta la sua attenzione è stata dedicata al cyberbullismo che ha subìto.

    @Luigi “Immagino… non sia mai che la catena del male sia interotta, ogni tanto…”
    Non so se servirà a qualcosa: ma i posteri malediranno queste generazioni, senza ombra di dubbio.

    1. Bri

      @fabriziogiudici
      Il commento cui rispondi va letto in risposta a queste parole di fra’centanni
      “Però nessuno può avere la spudoratezza di dire che Tiziana cercava la pace. Ma dove? Ma quando? Tiziana ha cercato e trovato la morte ben prima di morire, questi sono i fatti. Oppure qualcuno vorrebbe insinuare che non sia colpa sua se è finita a quel modo?”

      Visto che è dei vivi che ci preoccupiamo, dimmi cosa insegna ai vivi un modo di commentare così?

      Mi permetto di ripetere (forse t’è sfuggito) che non era solo “cyber” il bullismo che ha subito.

      Sul discorso in generale è chiaro che son d’accordo

      1. fra' Centanni

        “Però nessuno può avere la spudoratezza di dire che Tiziana cercava la pace. Ma dove? Ma quando? Tiziana ha cercato e trovato la morte ben prima di morire, questi sono i fatti. Oppure qualcuno vorrebbe insinuare che non sia colpa sua se è finita a quel modo?”
        Visto che è dei vivi che ci preoccupiamo, dimmi cosa insegna ai vivi un modo di commentare così?

        Ai vivi insegna che “chi è causa del suo mal pianga se stesso”. Questo insegna. Che c’è un conto da pagare per chi fa queste scelte (pornografia) e, qualche volta, il conto è più salato del previsto.

        Tiziana ha già perso tutto, il pudore e l’onore, nel momento in cui ha fatto pornografia. E’ chiaro questo concetto? Quando una persona fa pornografia, sa che le sue gesta sono per occhi che la guarderanno senza rispetto, che ci rideranno sopra, che ci metteranno del loro, che useranno in qualunque modo quel suo corpo esibito, che faranno propri quei momenti. Tiziana, facendo pornografia, è diventata una cosa e viene trattata da cosa. Che c’è di strano, cosa c’è che ti turba, Bri? Non lo sapeva, Tiziana, che la pornografia è questo? Non lo sapeva che non sarebbe stata più persona, dopo quel video? Che pensava… che i suoi “amici, o amiche” le avrebbero portato rispetto? Ma se è lei stessa che, per prima, ha buttato via il rispetto di sé, il pudore e l’onore! Che si aspettava, Tiziana, che altri le avrebbero riconosciuto di avere una dignità da rispettare, quando lei stessa ha mostrato di non avere nessuna dignità? Tiziana sapeva benissimo tutte queste cose. E, infatti, si è uccisa dopo. Per chi sa di aver perso tutto è forte la tentazione del suicidio.

        Oppure si è uccisa per colpa della bigotteria italiana, come dice Saviano? Perché l’abbiamo fatta sentire in colpa? Perché l’abbiamo fatta sentire una puttana? E’ per questo che si è uccisa? Perché i cattolici pensano che la pornografia sia cosa da porci? E, se le cose stessero così, allora quale sarebbe la soluzione? Dire tutti insieme quanto è buona la pornografia? Che Tiziana aveva tutto il diritto a fare pornografia e, nello stesso tempo, essere additata come modello da imitare per i ragazzi? E’ questa la soluzione? Dire che la pornografia è una cosa buona?

        No, io non ci sto.

        1. Ci sono altre motivazioni al perché si sia uccisa che non sono quelle banali e ottuse di Saviano e mi pare qui se ne sia parlato…

          Poi se nessuna motivazione ti interessa è altro paio di maniche.

          Quanto al fatto che “Tiziana, facendo pornografia, è diventata una cosa e viene trattata da cosa.” hai perfettamente ragione e questo è il salario del peccato (come di tanti peccati), ma talvolta chi fa certe malaugurate scelte (e scelte rimangono) non è perfettamente consapevole del 2+2 fa 4 che pare tanto ovvio…

          A volte si è nell’inganno di pensare di stare “guadagnando” qualcosa o si cerca di tenere stretto qualcosa o qualcuno (come la ragazza che cede al cosiddetto “ricatto d’amore” – ne avevamo già parlato…).
          A volte è sola perversione.

          Quale delle due o delle variabili che stanno in mezzo io non saprei dire e direi che a meno di non essere stato un confidente di Tiziana sarebbe prudente evitare di dare per scontato quale fosse la situazione psicologica o spirituale, fermi restando i giudizi oggettivi su questioni oggettive.

        2. @fra’centanni
          Mi sa che non ci riesco a farti pensare a TUTTI i risvolti della faccenda
          I vivi di cui parlo non sono quelli che stan pensando se fare o meno pornografia sono i consumatori che hanno violentato la vita di questa persona
          A loro ci si pensa o no? C’è una carità da riservare o no? Le loro anime van salvate o no?

          È poi finisci con lo stravolgere qualunque senso di ragionamento
          La faccio semplice che c’ho fretta: bisogna dire che consumare pornografia è male e che fare quello che hanno fatto “gli altri” è male. Tutto il contrario di quello che stai avversando tu. E alla fine è il complementare di ricordare che lei ha sbagliato. Solo che questo gravissimo complementare pare ignorato o sfumato in poche battute.

          1. fra' Centanni

            I consumatori di pornografia violentano se stessi, soprattutto, fidati. Certo che le loro anime vanno salvate: dicendo loro che la pornografia è male assoluto. E’ male assoluto fare pornografia esattamente come è male assoluto consumare pornografia. Non vedo una differenza di gravità.

            1. Il problema è che ru riduci tutto a concetti di “gravità”…
              Un po’ misera come analisi, certo la più sbrigativa per ridurre tutto a bianco o nero.

            2. @fra’centanni
              Come dice Bariom non è questione di gravità
              È invece anche questione che nei commenti (mia impressione) si è sorvolato sui consumatori che nello specifico son pure diventati amplificatori del male. E questa cosa qua va detta, e “combattuta”. Perchè in piccolo, magari non nella pornografia, ma è un difetto che ci può colpire tutti, sicuramente molto più che non metterci a fare pornografia

  21. Fabrizio Giudici

    @Luigi “DImentichi “le abbiamo elette in parlamento”…
    Giusto.

    @Beatrice “a qualsiasi cattolico di buon senso è chiaro”
    Non mi è chiaro quanti sono i cattolici di buon senso. Direi pochi, pochissimi. Siamo ancora formalmente una maggioranza e abbiamo divorzio, aborto, unioni “civili” e ancora non è finita.

    “il suicidio sono tutti segnali di una grandissima fragilità.”
    Il suicidio sì. Le cose prima forse. Anche a me non è sfuggito che viene da una famiglia fragile. Tuttavia, esistono sempre le responsabilità personali. Sennò dovremmo concludere che tutte le ragazze con i genitori divorziati fanno filmini porno e si suicidano, e fortunatamente non è così.

    Noto che le discussioni spesso prendono un’impostazione “bianco / nero”. O si “usano eufemismi” o “si mette alla gogna”. O uno è responsabile oppure è solo fragile e la responsabilità è degli altri. Le cose sono più complesse, ci sono molte vie di mezzo. C’è la gogna e c’è la vergogna. La gogna è una cosa che ha un senso preciso, cioè umiliare pubblicamente una persona. La vergogna invece, che è un concetto correlato al pudore, è un piccolo katechon che impedisce di fare grossi errori. Impediva, perché abbiamo accettato che venisse sradicata dalla nostra cultura: così oggi nessuno si vergogna più di niente (esistono comunque due pesi e due misure, perché quando un corrotto viene beccato – grande o piccolo che sia – nessuno si preoccupa se in diecimila gli urlano del “ladro”).

    Anche qui il problema è la misura. Troppa pressione sulla vergogna, che diventa gogna, e i fragili rimangono vittime. Troppo poca, e i vizi dilagano. A proposito della vergogna come katechon, riporto questo brano di Luciano de Crescenzo, preso da “Storia della filosofia moderna – 1. da Niccolò Cusano a Galileo Galilei” (beninteso che lo riporto così com’è, linguaggio incluso, che oggigiorno varrebbe una sicura censura da Facebook; se qualcuno ha da ridire, rivolga la sua critica a de Crescenzo):

    Mi sono sempre chiesto perché non sono anch’io omosessuale. Che io sappia, i miei carissimi filosofi greci erano tutti almeno bisessuali, e non si vergognavano affatto di ammetterlo.

    [Poi è arrivata la Chiesa, eccetera].

    [Seguono aneddoti più o meno coloriti].

    A parte Socrate, c’è un episodio della mia infanzia che è stato determinante. Ero in quarta elementare e un giorno il mio compagno di banco tornò dai gabinetti dicendo: “De Simone mi ha toccato il pistolino”.
    Ebbene, da quel giorno il povero De Simone non ebbe più pace. Ogni volta, quando si usciva da scuola, tutta la classe gli si metteva intorno, urlando: “Ricchione, ricchione, ricchione!”.

    E lui, poverino, diventava rosso come un peperone. A quel punto pensai che nella vita non ci fosse nulla di peggiore che essere ricchione. Peggio, quindi, di ladro, stupido o criminale. Ed è stato così che ho fatto le mie scelte sessuali. Fossi vissuto in Grecia nel V secolo a.C., magari sarei stato come Alcibiade [ndr cioè omosessuale].

    Poteva finire male per il povero De Simone, ma a quanto ci risulta non si è suicidato. De Crescenzo in compenso non è diventato omosessuale. Per i motivi sbagliati, s’intende, ma è meglio che niente. Come si può notare dal suo carattere lieve e spensierato, la cosa non gli ha neanche procurato scompensi.

    @Bri “A margine “quelli come te” è un giudizio che non ti è concesso a prescindere dell’argomento (in questo caso è pure offensivo)”
    Non è un giudizio, ma una constatazione. Vuoi negare di sostenere certe posizioni che hai sostenuto ancora in questa discussione? Penso di no. Io non nego di sostenere le cose che sostengo e accetto come conseguenza che altri, che non sono d’accordo, le critichino. Essendo nato e vissuto in Italia sono stufo di sentire le cose sempre messe con il verbo all’impersonale. Le cose succedono perché ci sono persone che decidono di farle in un certo modo.

    1. @fabriziogiudici
      Hai scritto che serbi le osservazioni che ti vengono rivolte per meditarci su
      Ecco
      Ribadisco
      Non è una constatazione è una tua libera attribuzione di appartenenza e omologazione della mia persona basata su qualche commento e sulla tua personale lettura di questi. Dicasi giudizio.
      Nello specifico pure gratuito
      Giacchè tu hai scritto
      ” Quelli come te hanno imperversato al suono di “non giudicare”, “accogliere” ed “integrare” e così la gente ha accettato la pornografia come cosa normale”
      E non puoi sapere nemmeno una virgola di come io abbia testimoniato contro la pornografia nella mia vita
      Già che io lo ben so invece
      Mi risento del tuo giudizio

      E infine se rileggi il commento a cui hai così mal risposto ti accorgerai che hai risposto a chissà cos’altro dato che il mio punto era in sintesi che stare e dire che le belve e le pornostar fanno schifo non serve a nulla, bisogna alzarsi andare e ammonire e convertire.
      L’esatto contrario del senso che tu dai a parole come “non giudicare” “accogliere” e “integrare”

      Quindi domando:quali sono le posizioni che avrei sostenuto e che non devo negare?(domanda vera, una risposta mi aiuta a capire)

      1. Sottoscrivo in toto…

        Peraltro Fabrizio mi spiace ma tu scrivi: “Io non nego di sostenere le cose che sostengo e accetto come conseguenza che altri, che non sono d’accordo, le critichino.” ecco, se ti limiti a criticare le “cose” e non a “classificare” le persone nelle tue libere interpretazioni di chi esse siano (o cosa esse facciano), forse è meglio… 😉

        E mi sono permesso di inserimi tra te e Bri, perché sono già stato oggetto di questo tuo “modo”.
        Non sarebbe difficile sai appiccicare un bollino anche sulla tua persona, che ti veda indicato come “uno di quelli che…”.

        Pensaci.

      2. Fabrizio Giudici

        @Bri “… quali sono le posizioni …”

        Per esempio “dire che le belve e le pornostar fanno schifo non serve a nulla”. Invece, serve. Ma ovviamente non è sol un discorso sulla pornografia o i fatti di cronaca. È un discorso generale su tante cose del cattolicesimo, che va avanti da mesi.

        @Bariom “Non sarebbe difficile sai appiccicare un bollino anche sulla tua persona, che ti veda indicato come “uno di quelli che…”. Pensaci.”

        E allora? Mica mi reputo indenne da giudizi, né mi pare di aver mai reagito negativamente ai giudizi degli altri. Come vedi, me li prendo.

        @Beatrice “A me sembra che porre l’accento solo sulle responsabilità di lei rientri proprio nella logica del bianco e nero .”

        Certo. Infatti non pongo l’accento _solo_ sulle sue responsabilità. È che tutta la serie di reazioni a questo post prendono origine dal fatto che l’articolo citato non ha menzionato minimamente, o in modo insufficiente, le sue responsabilità, parlando solo di problemi sulla reputazione digitale o la gestione dei contenuti. E che quasi nessuno ha citato le responsabilità della ragazza.

        “Sinceramente dare del “ricchione” a chicchessia non mi sembra un comportamento esemplare per un cristiano.”

        La citazione di De Crescenzo è per l’appunto la citazione del pensiero di un ateo (recentemente lo scrittore ha dato segni di conversione, ma quel libro è di molti anni fa). Abbi pazienza, Beatrice, ma quando discuti su certi punti – in particolare sull’attribuire tutto alla fragilità di certe persone, che è un tuo leit motif, pienamente valido, ma non esaustivo – mi pare che ascolti poco quello che dicono gli altri. Ho persino enfatizzato che quello che riportavo è farina del sacco di De Crescenzo e che, certamente, quell’atteggiamento avrebbe potuto creare problemi alla “vittima”.

        Il punto è un altro: non ne ha creati e ha evitato ad un altro l’errore (pur per motivi sbagliati, e l’ho pure scritto). Cioè, le dinamiche del mondo sono più complesse di come le si fanno passare.

        “Anche perché davvero saresti disposto a rischiare la vita delle persone fragili avallando simili comportamenti non proprio caritatevoli? […] Molta della propaganda LGBT è risultata efficace proprio perché ha fatto leva sulla pietà verso queste persone ingiustamente discriminate durante l’infanzia e l’adolescenza.”

        Il dato di fatto è che le società “più avanzate della nostra”, quelle che da decenni hanno incorporato lo sdoganamento totale del sesso, del gender e di altre cose, e sto pensando ai paesi nordici, hanno un tasso di suicidi molto più alto del nostro. La gente non è felice, si suicida lo stesso, anzi, in misura maggiore. Se non si vuole perdere il contatto con la realtà, questa è la realtà. Che poi la propaganda LGBT abbia fatto presa è vero, ma se i fatti sono quelli evidentemente ha fatto presa sulla menzogna, e la nostra colpa è semplicemente stata quella di farci infinocchiare. Il cattolico medio se l’è bevuta proprio perché per decenni è stato indottrinato con falsi concetti di misericordia e oggi scambia il lassismo con la misericordia.

        “Non pensi che sia meglio fare in modo che uno desideri il bene piuttosto che spingerlo verso di esso attraverso la vergogna e la paura?”
        “Una conversione basata sulla vergogna ha fragili fondamenta, una basata sull’amore è capace di crescere e di resistere alle peggiori tempeste.”

        Questa affermazione è incompleta e si può intendere in contrasto con quello che una volta era il sano Magistero. Infatti tu giustamente metti in evidenza la non completezza di una conversione basata sulla vergogna, ma la metti in contrasto con la conversione completa, e questo contrasto invece non c’è. Anzi. Una delle parole sparite dal lessico cattolico è “attrizione”, ovvero “contrizione imperfetta”. Riprendo da qui:

        http://www.paginecattoliche.it/modules.php?name=News&file=article&sid=1597

        La contrizione può essere perfetta e imperfetta. Quella perfetta nasce nel cuore del peccatore che si duole del peccato in quanto è un’offesa recata a Dio, nel quale considera la paterna bontà ingratamente disprezzata. Mosso dunque da un amore puro, detto di benevolenza, il penitente quasi fa a pezzi il suo cuore sotto i colpi del dolore, onde il nome di contrizione, quasi frantumazione in minime parti del cuore pentito. A tale pentimento, tutto permeato delle fiamme della carità, va sempre congiunta (supposto il proposito di confessarsi) la giustificazione, ossia la remissione della colpa, perché «ubi caritas, ibi Deus est».
        Per accostarsi al sacramento della penitenza è sufficiente la contrizione imperfetta (attrizione = frantumazione in grandi parti), che sorge nell’animo di chi rinnega seriamente il peccato, per un motivo soprannaturale sì (come il timore dell’inferno o la bruttezza del peccato), ma inferiore alla carità perfetta. In questo caso il penitente vede in Dio più che l’immagine del Padre, quella del Giudice che minaccia severi castighi ai trasgressori delle sue leggi.
        Quando poi l’attrizione, ossia il dolore interno, soprannaturale e universale dei peccati commessi, sia informata dall’assoluzione, il penitente da «attritus fit contritus», ossia diventa giustificato perché allora si ha il sacramento, il quale «ex opere operato» infonde la grazia, cui è infallibilmente congiunta la carità. Così il fedele che si accostava al tribunale della penitenza ancor trepidante per un timore, che i teologi chiamano servile, in virtù della passione di Cristo, che opera attraverso il rito sacramentale, se ne ritorna rinfrancato da un sentimento di amor filiale e di fiducia serena nella bontà del Padre Celeste

        Come vedi, l’ “attrizione” (che è un concetto più complesso della semplice “vergogna”, ma la include) è certamente “imperfetta”, ovvero non completa, perché parte solo dalla paura delle conseguenze del peccato. Tuttavia, è già sufficiente per accostarsi alla confessione. È il punto di partenza. D’altronde lo saprebbero tutti se avessero bene in mente la parabola del figliol prodigo, e non le sue interpretazioni di parte da cui siamo bombardati, generalmente mirate a denigrare il fratello maggiore. Il ragazzo pentito, infatti, decide di ritornare dal padre con questo pensiero iniziale:

        17 Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame

        Come si può ben capire, è per il momento solo una constatazione delle conseguenze negative che il peccato gli ha tirato addosso. Lungo la strada, il Padre – di propria iniziativa, solo per averlo visto rientrare da lontano – gli si farà incontro, portando la sua Grazia, e la conversione si completerà. Ma dall’attrizione si parte.

        Se poi uno parte dalla contrizione perfetta subito, tanto meglio. Ma non poniamo limiti alla Provvidenza.

        Se parliamo di esempi, non riposto il link per l’ennesima volta, ma un noto ex-attivista LGBT si convertì grazie all’insegnamento di mons. Burke, il quale senza giri di parole gli ribadiva in continuazione che lui viveva in stato di peccato mortale e rischiava l’inferno. In un primo tempo il tizio mandò Burke a quel paese. Qualche anno dopo ritornò da lui e testimoniò l’efficacia – e l’amorevolezza – del suo insegnamento. Visto che ho citato sopra le società nordiche, sono anche quelle che hanno messo fuorilegge i ceffoni, propalando la menzogna che un ceffone da parte di un genitore sia necessariamente in contrasto con l’amore genitoriale. Anche qui, vedo, ci siamo caduti in pieno.

        In campo nostrano, i giornali parlarono poco e insufficientemente della conversione di Laura Antonelli, che fortunatamente poche fonti affidabili confermarono. Tutto partì da due apparenti disgrazie: un processo e l’esito disastroso di una plastica facciale che la sfigurò nel corpo. Un calvario durato anni che, se mi consenti, proprio anche per le pene del corpo fu ben più doloroso della gogna pubblica. Tuttavia, seppe trarne l’insegnamento corretto. Non si suicidò (anche se il dolore non la abbandonò mai; non ebbe una conversione di quelle che ti rendono felice in terra) e morì in grazia di Dio.

        1. Roberto

          Direi che qua Fabrizio ha proprio colto un punto.

          E’ la contrizione che giustifica, non l’attrizione, e proprio perché la contrizione è una manifestazione di Carità sovrannaturale, mentre l’attrizione manifesta sì ragioni sovrannaturali, ma diverse dall’amor di Dio.
          Infatti il CCC insegna con estrema chiarezza che chi muore contrito senza aver avuto il tempo di confessarsi riceve comunque l’assoluzione dei suoi peccati, mentre chi muore con attrizione ma non ha fatto in tempo a confessarsi _no_ in quanto il Sacramento non ha potuto esercitare la Grazia di trasformare il timore sovrannaturale in amore.

          Ma il timore, che è uno dei Doni dello Spirito Santo non può mai scomparire: era forse Sant’Agostino, ora non ricordo con certezza, che parlava della conversione come passaggio dal timor servile al timor filiale. Il timore resta sempre ma esso muta – da servile, attrizione, a filiale, contrizione. Esercitare atti di contrizione, come ci insegna anche il Catechismo “conviene”: e chi vuol restare nel timor servile dichiarandosi “indegno”, come anche il figliol prodigo fa inizialmente, manifesta probabilmente una occultata forma di orgoglio.

          Ma pretendere o aspettarsi che si passi dal peccato alla carità, dall’essere perduti a nutrire timor filiale senza neppure “passare dal via”, per quanto certamente possibile, è raro. Voler necessariamente saltare questo passaggio, dichiarandolo inutile per il solo fatto che la contrizione è meglio dell’attrizione, manifesta quella che a volte mi capita di definire “eccessiva purezza d’intenti”. Così facendo, a tutti gli effetti, si tende a tagliare fuori coloro che un balzo del genere non sono in grado di fare, o meglio ancora non sono chiamati a farlo, perché per loro è Provvidenzialmente previsto un altro percorso di conversione, che passa attraverso a una maggior comprensione della legge per poter poi approdare alla giustificazione e alla misericordia.

          Così come diverse sono le conversioni, diverse sono le testimonianze: a ciascuno andrebbe il proprio, cioè di essere coscienti di poter parlare in prima battuta a un segmento soltanto della sterminata “platea di lontani”.

          Ormai però è invalsa in moltissimi cattolici di delegittimare sistematicamente coloro che sono chiamati a declinare il messaggio cristiano in un certo modo e… niente, non c’è niente da fare. E’ un dialogo tra sordi perché la reciproca carità che dovrebbe esserci tra questi… “macroblocchi” cattolici è spezzata da decenni e ormai ci si parla ma non si è più capaci neppure di intendersi, e non c’è niente da fare. Ormai io non ci provo quasi più, per questo ammiro molto i testardi che perseverano.

          PS: e no, che piaccia o no, non sto mettendo questi due orientamenti sullo stesso piano; quale sia l’unica predicazione che viene giudicata legittima a oggi, lo sappiamo tutti, e le intemperanze di chi “sta dall’altra parte” e che si vede spianata contro un’artiglieria apparentemente inesauribile, non posso non capirle; anzi, io stesso scelgo spesso di lasciar correre proprio perché so che la mia lingua abrasiva, quando parte non si ferma.

        2. @Fabrizio, molto chiaro…

          Nel caso specifico equivale a qualcuno che a quella povera ragazza avesse detto: “Ma che porcate vai facendo?!”

          Certo ci si può sentire mandati a quel paese, ma a volte anche parole dure (e vere), hanno la capacità di “ridarti la vista”, magari anche solo per una attimo, o di lavorarti di dentro, soprattutto perchè suonano così diverse da chi tra risolini, complicità o finti rossori, ti fa credere anche di essere “speciale”…

          Non credo sapremo mai se c’era qualcuno che queste parole poteva pronunciare o peggio se sono state pronunciate e non ascoltate e a questo punto a poco varrebbe saperlo. Sono tutte cose che solo Dio sa.

          Le stesse parole che ovviamente possono essere pronunciate per tutti gli altri attori (i più prossimi e i più “distanti”, compresi i cercatori di video – chissà quanti messi in caccia dqal gran clamore mediatico) di questa triste, squallida vicenda.

        3. bri

          @fabriziogiudici
          Ma che vuol dire?
          Ti chiedo di elencare posizioni da me espresse che poi rinnego come mi hai accusato di fare e mi riporti una frase su cui hai un’opinione diversa?
          Che c’entra?

          Aggiungi che è un discorso generale sul cattolicesimo che va avanti da mesi. Quindi?
          Puoi giudicarmi? Etichettarmi? Sai qualcosa di come la penso ma non sai tutto e non sai nulla di me. Rispondi alle idee altrui con le tue. Basta. Limitati a questo senza attribuzioni indebite. E magari se uno ti dice che l’hai mal giudicato (*) chissà che non ti possa venir spontaneo scusarti (**)

          (*) sempre per stare sul punto mi hai assimilato ai cristiani responsabili dello sdoganamento della pornografia. Non so se te ne sei accorto. E ignoro come tu ti possa concedere certe “constatazioni”. Poi, oh, fai tu.

          (**) solo per dire che non voglio che ti scusi ma che rifletta sul perchè non ti sia venuto di farlo (o se ti sia venuto sul perché non l’abbia fatto)

        4. @Fabrizio,

          “E allora? Mica mi reputo indenne da giudizi, né mi pare di aver mai reagito negativamente ai giudizi degli altri. Come vedi, me li prendo.”

          E allora tutto bene? Giudica tu che giudico anch’io?

          Estendiamoli al “posso insultare perché gli insulti me li prendo”?

          Che poi “Come vedi, me li prendo.” … no, non lo vedo. Dove nello scambio tra te e Bri?

          1. Fabrizio Giudici

            @Bri “Ti chiedo di elencare posizioni da me espresse che poi rinnego come mi hai accusato di fare e mi riporti una frase su cui hai un’opinione diversa?”

            Non elenco niente perché non c’è nessuna accusa personale. Tu stai cercando di presentare la questione come un’accusa, ma non ti seguirò minimamente su questo percorso.

            Ognuno di noi esprime un modo di essere cattolico ben preciso. Il tuo è caratterizzato da porre dubbi ovunque, compreso parti di Magistero chiarissime su matrimonio ed eucarestia al corretto atteggiamento di evangelizzazione, passando per ciò che fece San Francesco con i musulmani. È l’atteggiamento del cattolicesimo liquido, che d’altronde è tanto di moda (Baumann ha appena pontificato ad Assisi, messo in evidenza da Avvenire). Sei libero di farlo, io sono libero di criticarlo. Non tutti i modi di pensare il cattolicesimo sono validi, e tutti hanno conseguenze.

            @Bariom “E allora tutto bene? Giudica tu che giudico anch’io? Estendiamoli al “posso insultare perché gli insulti me li prendo”?”

            Innanzitutto usiamo le parole nel modo corretto. Nel “non giudicate” il “giudicare” vuol dire “condannare”, non “valutare”. Il “giudizio” in senso di “valutazione” è un nostro dovere:

            http://lanuovaferrara.gelocal.it/ferrara/cronaca/2016/02/24/news/dovete-giudicare-il-mondo-in-cui-viviamo-1.13018603

            Giudicare il mondo osservandolo alla luce del Vangelo e incontrando gli uomini, per indicare eventuali errori: questo il compito e la grande responsabilità che, i giornalisti, secondo l’arcivescovo Luigi Negri hanno.

            Estendiamoli all’insulto no, perché l’insulto è una cosa ben diversa. Qui non leggo insulti.

            “Che poi “Come vedi, me li prendo.” … no, non lo vedo. Dove nello scambio tra te e Bri?”
            Non nascondiamoci dietro le finte cortesie. Ho scritto sopra che ognuno esprime un modo di essere cattolico ben preciso. Non tutti sono compatibili ed alcuni sono in contraddizione. Per cui è evidente che se uno non è d’accordo con l’altro, di fatto esprime una valutazione. A meno che uno pensi che tutto va bene comunque, cosa che è assurda.

            1. “Finte cortesie” ?

              Non direi proprio… anzi direi tutta una profusione di parole e di logica, solo per dribblare il discorso e cercare di atterrare comunque il piedi.

              Ma “quelli come te” fanno cosi.

              1. Fabrizio Giudici

                @Bariom

                Io dribbling non ne faccio. Dico le cose chiare e nette. Vogliamo parlare di dribbling? Dei tuoi? Sul Papa, per esempio, sulla Amoris Laetitia o su altre cose? Per oggi non ne ho voglia, ma se vuoi…

                  1. Fabrizio Giudici

                    Sì, le dico chiare e nette. E le argomento. Non ho detto che ho sempre ragione: non lo penso. Ho detto che le dico chiare e nette, e questo è dimostrabile. Non come stai facendo tu, per esempio. Dove sarebbe il “cambio di campo”?

                    Quanto al dribbling, l’hai appena fatto davanti a tutti. Ripeto: vuoi parlare di Amoris Laetitia e del Papa? Dài, due dribbling uno dietro l’altro…

    2. Beatrice

      @Fabrizio
      “Non mi è chiaro quanti sono i cattolici di buon senso. Direi pochi, pochissimi. Siamo ancora formalmente una maggioranza e abbiamo divorzio, aborto, unioni “civili” e ancora non è finita.”

      Io conosco molte ragazze dell’oratorio di cui so per certo che non sono arrivate vergini al matrimonio, anche se probabilmente hanno avuto rapporti solo col futuro marito, alcune di queste ragazze sono persino favorevoli alle Unioni civili, insomma la pensano come Galantino, quindi in maniera contraria al Catechismo, inutile dire che adorano questo Papa. Bene, queste ragazze pensano che Tiziana se la sia cercata e che si sia comportata da donna di facili costumi e da vera e propria irresponsabile. Questo per dire che ci sono alcuni comportamenti talmente sbagliati che appaiono tali anche a una coscienza non rettamente formata su tutti gli aspetti della dottrina cattolica.

      “Noto che le discussioni spesso prendono un’impostazione “bianco / nero”. O si “usano eufemismi” o “si mette alla gogna”. O uno è responsabile oppure è solo fragile e la responsabilità è degli altri. Le cose sono più complesse, ci sono molte vie di mezzo.”

      A me sembra che porre l’accento solo sulle responsabilità di lei rientri proprio nella logica del bianco e nero che tu giustamente stigmatizzi. Invece è giusto ricordare anche le attenuanti presenti nella vicenda non per discolpare Tiziana, ma per mostrare la verità nella sua interezza, con tutte le sue sfumature. Poi ribadisco: lei certamente ha sbagliato, qualunque siano le ragioni che l’hanno spinta a fare quel che ha fatto ha comunque scelto deliberatamente il male ed è lì che è iniziata la tragedia.

      “Anche qui il problema è la misura. Troppa pressione sulla vergogna, che diventa gogna, e i fragili rimangono vittime. Troppo poca, e i vizi dilagano.”

      Sinceramente dare del “ricchione” a chicchessia non mi sembra un comportamento esemplare per un cristiano. Non penso che Gesù abbia mai insegnato a umiliare pubblicamente i peccatori per spingerli alla conversione, penso piuttosto che ci abbia insegnato ad amare Dio e il prossimo più di quanto amiamo noi stessi. Un comportamento come quello nel passo da te citato a occhio e croce direi che non rientra nel “fare la carità nella verità” di paolina memoria. Anche perché davvero saresti disposto a rischiare la vita delle persone fragili avallando simili comportamenti non proprio caritatevoli? Non pensi che sia meglio fare in modo che uno desideri il bene piuttosto che spingerlo verso di esso attraverso la vergogna e la paura? Molta della propaganda LGBT è risultata efficace proprio perché ha fatto leva sulla pietà verso queste persone ingiustamente discriminate durante l’infanzia e l’adolescenza. Su Tempi una volta ho letto la testimonianza di un transessuale dalla vita sregolata che è ritornato ad essere un uomo e ha ritrovato il suo rapporto con Dio grazie all’incontro con un prete che invece di giudicarlo ha pensato innanzitutto ad amarlo. Riporto la sua testimonianza perché è troppo bella (qui è dove ho trovato la notizia: http://www.tempi.it/confessioni-di-un-ex-trans-walt-ero-malato-stavo-male-ora-sono-la-prova-che-dio-e-vivo#.V-CDDNSLRkg):

      “Mi ricordai che all’università avevo studiato psicologia e che quando le persone hanno una grande pena nella vita diventano depresse o alcolizzate o tossicodipendenti. O tutte e tre le cose insieme. Perciò, dovevo capire da dove veniva la mia pena. Dovevo sapere quale era la verità. E così mi venne in mente che l’unico che poteva conoscere il mio dolore e la mia verità era Colui che mi aveva creato. Perciò feci la cosa più semplice di questo mondo: andai in chiesa a cercarlo. A cercare Dio. E lì trovai uno che mi aiutò per davvero. Un prete. Gli chiesi se avrebbe provato a cambiarmi e lui, sorridendo, mi rispose: «Il mio mestiere è volerti bene, a cambiarti ci penserà Dio».

      Ed è stata la svolta della sua vita.
      È così, sembrava che Gesù fosse proprio lì, in quella chiesa, in quel prete, ad aspettarmi. Cominciai la terapia psicologica e incontrai la donna che ora è mia moglie. Oggi sono un padre, un marito e un uomo nuovo. Ma sono anche la prova che Dio è vivo. E che i suoi più grandi miracoli sono le ricostruzioni di vite distrutte come la mia. Dio ha il potere di costruire opere usando macerie.”

      Una conversione basata sulla vergogna ha fragili fondamenta, una basata sull’amore è capace di crescere e di resistere alle peggiori tempeste.

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