…alla presentazione del Giubileo della Misericordia

di Costanza Miriano

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Oggi alla conferenza stampa di presentazione del Giubileo della Misericordia avrei voluto dire che a me sembra che il mondo (e io mi ci metto dentrissimo) abbia tanto bisogno di misericordia, ma anche, e forse prima, di riscoprire la consapevolezza del peccato. C’è tanta sofferenza ma c’è anche tanta confusione.

Comunque QUI tutte le dritte, calendario compreso.

15 commenti to “…alla presentazione del Giubileo della Misericordia”

  1. Come si fa a capire che si ha bisogno di misericordia se non sia ha la consapevolezza del peccato?
    Il problema è proprio questo: senza la consapevolezza del peccato la MIsericordia viene oltraggiata e sminuita …

  2. Parole sante.

  3. “a me sembra che il mondo (e io mi ci metto dentrissimo) abbia tanto bisogno di misericordia, ma anche, e forse prima, di riscoprire la consapevolezza del peccato”

    Sottoscrivo.

    Oggi si sta diffusamente perdendo la coscienza stessa di cosa sia peccato, e chi ignora di essere in peccato non avverte alcun bisogno di ricevere misericordia

  4. Ma il link delle “dritte” è giusto?…mi dà errore….

  5. A me stupisce che nei libretti preparati dal Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione in occasione dell’evento “24 ore per il Signore” del 2014 (non ho visto quello del 2015) non c’era alcuna indicazione di come dovesse essere fatto l’esame di coscienza.

    C’erano tanti (e lodevoli) passi scritturali, tante riflessioni sul senso del Sacramento della Riconciliazione/Confessione/Penitenza, ma niente che riguardasse l’esame di coscienza. Niente che indicasse per ciascuna voce del Decalogo cosa domandarsi… Quali fossero gli innumerevoli peccati che ciascun punto del Decalogo richiama…

    Perché?

  6. Cliccando il link subentra un errore. Grazie e cordiali saluti. Marta

  7. ed invece io penso che solo nella certezza che il Signore sia Amore, Amore vero, infinito, capace di infinita misericordia, anche il più grande peccatore può finalmente riconoscersi come tale, disarmato del proprio orgoglio può finalmente trovare la forza ed il coraggio di crollare tra le braccia del Padre e buttar giù la maschera

    • Io credo che sono vere entrambe le cose. Al Signore peró si arriva particolarmente per attrazione (credo). Infatti molti nascono (come me) cristiani ma (come me per tanti tanti tanti anni) non lo sono nello spirito perché vivendo “umanamente” il rapporto col Signore, senza quel trasporto che viene dal Signore stesso, diventa una fede sterile ed infruttuosa, un “appagare” la coscienza di “un suddito nei confronti del re” ed il piú delle volte si finisce per mostrarsi con vestiti candidi ma sotto si é neri piú del carbone. Quando il Signore attrae realmente, scatta una scintilla nello spirito, e molto spesso é quella di sentirsi amati da Dio, ma amati con una particolaritá “tremenda” che fa come da corto cicrcuito, questa particolaritá è il sentirsi improvvisamente amati ed allo stesso tempo immeritevoli di tanta grazia per le proprie mancanze di fedeltá quotidiana di cui si prende improvvisamente coscienza. Ma é proprio quel sentirsi immeritevoli che fa emergere il senso vivo delle colpe commesse e delle gravi mancanze, é la consapevolezza interiore che lo spirito avverte finalmente come zavorra gravosa e offensiva e cerca, nella conversione, di scrollarsela di dosso con un lavoro quotidiano di risposta al Signore in umile ma perseverante combattimento che é innanzitutto spirituale, e quindi trascendente e non piú solo esteriore, materiale e finito a “questa vita sulla terra”. Questo é il primo passo (credo). Il cammino poi verso la santitá, a cui é chiamato il cristiano con le opere, é qualcosa che può avvenire coscientemente come passo successivo, perché la grazia del Signore non chiede la perfezione “tutto e subito”, ma è un nuovo inizio, come la vita di un bambino, un passo alla volta sotto lo sguardo tenero e le cure pazienti dei suoi genitori.

      Sia lodato Gesú Cristo.

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