Succede Oggi. La TV

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di Sara Nevoso

Succede oggi che non esista più la fascia oraria dedicata ai cartoni animati, ma che in ogni momento mamma tv può sostituirsi a noi, può essere la tata che, senza fatica, fantasia, amore, ipnotizza i nostri bimbi per intere ore.

Sembra incantato, non si sente volare nemmeno una mosca”, quante volte ho sentito questa frase!

Ogni volta mi sono preoccupata, perché io ho visto quell’incanto, quell’ammutolimento, e ogni volta mi è sembrato che, nello stesso momento in cui si accende la tv, si spegne il bimbo.

Basta lasciare il piccolo vicino vicino (tanto ormai con gli schermi piatti si sono eliminati i possibili danni alla vista), al sicuro per tanto tempo quanto basta, o per quanto ci serve?

E poi, che meraviglia! Tutti quei canali dedicati esclusivamente ai cartoni trasmettono solo pubblicità innocenti ed ineccepibili, ci sollevano dalla responsabilità di controllare che gli occhi dei piccoli incappino in contenuti non adatti.

E il digitale terrestre!

Quanto ci è mancato, vorremmo tornare indietro per rivivere il passato alla luce di questa fantastica rivoluzione, così potremmo cancellare quei pomeriggi caotici, pieni di urla di bimbi divertiti dagli occhi vispi e dalle lingue velocissime; potremmo goderci lo spettacolo muto di bimbi inebetiti, silenziosi, dagli occhietti vacui e vagamente arrossati.

Non possiamo dimenticare che i bimbi ai giorni nostri dimostrano una naturale affinità con la tecnologia e ci stupiscono perché “il mio piccolo sa usare telecomando, tablet e smartphone molto meglio di me”.

Insomma, i bambini non sono più quelli di una volta, e sarebbe molto difficile ed ingiusto negare ai piccoli di oggi, dopo una giornata ricca di impegni (calcio, nuoto, tennis, musica, compiti, festa di compleanno del compagno sconosciuto o quasi), il rilassamento da televisione rapido ed efficacissimo.

Chi ha vissuto senza questa televisione non può capire, non sa cosa si è perso e chissà quanto pagherebbe per vivere, oggi, quel suo ieri senza i canali giusti!

53 pensieri su “Succede Oggi. La TV

  1. Non posso non esprimere il mio dissenso, motivato da mezzo secolo di riflessioni e di studi approfonditi su questo argomento. Lo ritengo, tra l’altro, un argomento assolutamente cruciale, che avrebbe meritato già da molto tempo un’attenzione che invece – cosa veramente inaudita – ancora manca. L’autrice dell’articolo, in perfetta buona fede, esprime ingenuamente i pensieri che vengono spontanei in una situazione in cui manca ogni sostegno di studio serio e tutto si lascia all’improvvisazione. Già nel 1950 lo scrittore Ray Bradbury, nella novella “The Veldt”, aveva drammaticamente attirato l’attenzione sui pericoli, per l’età evolutiva, di una situazione che stava rapidamente deteriorandosi. Parole al vento! L’età evolutiva è il periodo più prezioso e cruciale della formazione umana, perché il bambino non nasce integralmente formato, ma attraversa un’evoluzione psico-fisica rapidissima che, fino ai termine dell’adolescenza, assorbe un’infinità di messagi e sollecitazioni, in un’interazione costante con il mondo che lo circonda. Questa interazione determina il suo modo di essere psichico e fisico-neurologico per tutto il resto della sua vita. Non è dunque indifferente la situazione “del mondo della vita”, cioè dell’effettivo ambiente in cui trascorre le sue giornate. I rivoluzionari cambiamenti del “mondo della vita” avvenuti da un secolo a questa parte, e più rapidamente negli ultimi sessant’anni, quale impatto hanno avuto sull’età evolutiva? E’ chiaro che qui si richiede lo studio convergente di molte discipline, dalla psicologia alla neurologia alla pedagogia alla filosofia. Purtroppo questo studio convergente è per lo più mancato. Mi permetto di rinviare ad un articolo scritto qualche anno fa e certamente ancora in parte immaturo, ma che, dopo molte riflessioni, approdava, credo, ad alcuni dati certi. Ovviamente l’argomento andrebbe ulteriormente approfondito: http://massimolapponi.wordpress.com/appunti-di-filosofia-delleducazione/

    1. Don Massimo Lapponi: anche internet ha i suoi pericoli. Va a finire che si legge sempre con un occhio solo, di fretta, promettendo a sé stessi di leggere con più attenzione in un secondo tempo. Succede così di prendere sul serio il faceto e sorridere sulle cose serie. O forse no?

    2. Don Massimo, sarò ingenuo io, ma ho letto l’articolo come un paradossale ironica provocazione…
      Quindi la tesi di fondo è esattamente l’opposto di quello che può di primo acchito apparire.

      “Ogni volta mi sono preoccupata, perché io ho visto quell’incanto, quell’ammutolimento, e ogni volta mi è sembrato che, nello stesso momento in cui si accende la tv, si spegne il bimbo.”

      “Si spegna il bimbo” non mi sembra possa avere accezioni positive… tralasciando quando tutti noi genitori almeno una volta nella vita di fronte alle inesauribili energie (che esauriscono le nostre) dei nostri e altrui bambini abbiamo esclamato: “Ma questo dove ha le pile!!”

      1. “Don Massimo, sarò ingenuo io, ma ho letto l’articolo come un paradossale ironica provocazione…”

        Sì, e lunga e noiosa e anacronistica, ormai, si potrebbe anche dire

      2. Grazie Mario, per avermi dato l’occasione per una filippica zittellesco-linguistica fuori tema televisivo sui trabocchetti impliciti nell’uso della forma romanesco-italiota del verbo che significa “far cessare di ardere, di bruciare” e per traslato “far cessare di funzionare” (detto di apparecchio alimentato da elettricità). Immagino che il tuo “Si spegna il bimbo” non intendesse esortare a riscattarlo dal banco dei pegni ovverosia Monte di Pietà, nevvero? 😀

    3. Sara

      Credo che siamo sulla stessa lunghezza d’onda, ho scritto in chiave ironica per non “drammatizzare” un tema che mi preoccupa e sta a cuore. Non dimentichiamo l’ottimismo e la fiducia però! Un saluto, Sara.

  2. nadia

    condivido appieno. quando tiriamo fuori la tv (è in armadio ad occupare spazio) per le grandi occasioni (tipo la finale dei mondiali) il nostro piccolo di 2 anni si piazza davanti ed esige Peppa Pig. ammetto anche di usare l’antipatica maialina quando mi serve un po’ di tempo per una faccenda e se ho il pc acceso cerco un video. ma succede una volta la settimana. tutto il resto del tempo mio figlio lo passa a mettere disordine in casa 🙂

  3. Tutto vero (teste una nipote ipnotizzata e monopolizzatrice di telecomando). Parafrasando un fumetto degli anni Ottanta “chilla (a’ televisione per bambini) è troppo bbuona per essere vera”…

  4. Certamente il disocorso riguarda anche internet. C’è il rovescio della medaglia, che internet ci mette a disposizione un materiale immenso, tra cui testi importanti, anche di autori lontani nel tempo – ma vicini nello spirito – che un tempo non era facile procurarsi. Molti degli argomenti accennati sono sviluppati in un mio libro che dovrebbe uscire a settembre, dal titolo “La luce splende nell tenebre” (Ed. Aracne). Riuscire a pubblicarlo è stato un miracolo! Proprio il giorno della Madonna del Carmine è arrivata la conferma definitiva!

  5. Lalla

    Scusate se occupo lo spazio di questo post con un argomento fuori tema (ma non è estraneo al blog, mi pare). Ho appena letto sul TIMONE un articolo di Blondet sull’abbrutimento delle figure di maschio e femmina “medi” nella nostra società, un’analisi di una lucidità che mette i brividi. Volevo condividerlo con voi:
    http://www.iltimone.org/31971,News.html

    1. Sara

      Grazie, Lalla! Fuori tema, ma neanche tanto, visto che i media hanno grande influenza nel proporre questo tipo di modelli alle giovani generazioni e non solo.

      1. Lalla

        Mi fa piacere che vi abbia interessato. È uno sguardo colto, appassionato e drammatico che va oltre gli “specialismi” di ogni tipo. Un approccio alla realtà libero e illuminante che, con note del tutto diverse, mi ricorda quello di Costanza. So bene che Blondet non è uno qualunque, ma n’è finora ne ho letto davvero poco.

    2. Giancarlo

      Lalla, l’articolo che hai segnalato è F A N T A S T I C O . Meriterebbe davvero un approfondimento. Forse stasera, se avrò tempo, ci tornerò. Grazie.

      1. Credo che valga la pena di leggere il libro cui fa riferimento l’intervista. Però poi dopo averlo letto bisognerebbe anche riuscire a uscire nel mondo per cercare di riscattare dalla schiavitù dell’insensatezza quanti più possibili di questi poveri schiavi dell’effimero.

  6. Avevo notato anch’io quella frase, che però mi sembrava contraddetta dal resto. Sono d’accordo: dobiamo essere ottimisti. Nonostante i pericoli, è certo che i bambini hanno delle risorse inimmaginabili.

  7. Rita

    Scusate ma io sull’argomento tv sono sconvolta; avete visto l’ultima pubblicità della Findus? Non è un film, che posso scegliere se farlo o meno vedere ai miei bimbi!!! Ma è “legale” tutto questo?? La tv può indottrinare i miei figli, incasinargli la testa senza che io possa fare niente??? Secondo voi si può/deve fare qualcosa?? Scrivere a qualche associazione, denunciare…. non lo so… a me sembra solo che la situazione ci stia sfuggendo di mano.

    1. Sara

      Purtroppo Rita hai ragione: è difficile contrastare tutto questo. Credo che l’unica cosa sia continuare a educare nel modo giusto, cercando di rispondere, spiegare e trasmettere la verità (avendo fiducia nell’intelligenza dei figli, tanto più quanto più diventano grandi e criticamente autonomi), oltre naturalmente a fare in modo che in casa la televisione abbia i suoi orari e le sue limitazioni.

    2. Prova a guardare anche certi telefilm per preadolescenti che spopolano su RaiGulp e altri canali simili: l’altra sera, grazie alla nipote che fa zapping, ho intrasentito un peana alla piacevolezza della condizione di figlia di separati (regali, compiacenze dei genitori, serenità in casa…) da parte della ragazzina protagonista di una di queste serie (tema dell’episodio, i tentativi della medesima di impedire la possibile riconciliazione dei genitori per non perdere i privilegi acquisiti. Se non è indottrinamento questo…

      1. Sara

        Che tristezza, davvero…

        P.S.: non ci son più i peana di una volta al “figlio di Latona lungisaettante, […] che motivo di grande gioia per i mortali fu”!

  8. Grazie Lalla! Allucinante! Cara Rita, a mio giudizio per difendersi occorre necessariamente rivedere tutta l’organizzazione della vita familiare. E’ un progetto che stiamo portando avanti da qualche anno.

    1. Rita

      DonMassimo io non voglio,,, difenderMI, io vorrei difendere questo paese che sta velocemente degenerando. Troppo facile pensare solo a sé. Le mie bimbe, guardano 15-30 minuti di raiYoYo al giorno, quando la guardano. Ma in quei 15 minuti, che mi sembrerebbe proprio ingiusto negare loro… ormai possono arrivare a vedere quasi di tutto. Tipo una mamma felice che suo figlio si sia messo con uno. Questo viene fatto passare per normale…. E i bimbi prima di diventare grandi e in grado di pensare con la loro testa, sono piccoli. Per questo le Lobby LGBT puntano proprio sul loro indottrinamento, fin dall’asilo (ah!tra l’altro nell’asilo cattolico dove li mando io gli fanno vedere la tv nei “momenti morti”, diciamo qualsiasi cosa che passa in quel momento nei diversi canali di cartoni).
      Una pubblicità è un qualcosa di molto permeante nella testolina di un bimbo piccolo.
      Sono d’accordissimo con Sara; a questo io mi aggrappo ma ho la sensazione che se qui non cominciamo anche a muoverci diversamente, a usare qualsiasi strumento per difendere il nostro diritto a educare i nostri figli, a fare la voce grossa anche noi, andremo a finire molto male, e molto presto. 50 anni fa una pubblicità del genere non sarebbe passata nell’indifferenza generale, ma avrebbe suscitato grande e giusta indignazione, Non perché non si rispettano i gay, queste sono frottole, ma perché pur rispettandoli non voglio che venga imposto come naturale ciò che -certamente- non lo è. Se noi continuiamo a difenderci “solo” cercando di educare al meglio e barricandoli dai mass media e un giorno magari anche dalle scuole, allora forse facciamo anche un po’ il loro gioco, no?
      La mia non è una visione pessimistica. Credo di essere realista nel guardare la realtà e ottimista nel pensare che se ci muoviamo (sempre con rispetto e legalità, basta che non ci ritiriamo) insieme possiamo arrestare questa allucinante onda di pazzia che avanza e vuole ingoiare molti, piccoli e grandi.

      1. Giancarlo

        @ Rita

        C’è una frase che mi capita spessissimo di leggere e che mi da fastidio perché, nella sua apparente innocenza, fa capire, in realtà, quanto tutti noi, senza neanche accorgercene, ci facciamo condizionare dal pensiero LGBT.

        La frase è: “Io rispetto gli omosessuali”.

        Anche tu Rita, probabilmente senza accorgertene, hai parlato di rispetto verso i gay. Naturalmente non sono qui a rimprovere né te né nessuno, ma vorrei far riflettere tutti su questo punto: I GAY NON MERITANO ALCUN RISPETTO. Meritano rispetto le persone omosessuali perché anch’essi figli di Dio, uguali, in dignità, a ciascuno di noi. Però è importante capire che meritano rispetto in quanto persone, NON IN QUANTO OMOSESSUALI. Io li rispetto per quello che sono (persone come me), non per quello che fanno (l’omosessualità è un comportamento, non l’identità di una persona).

        Cerchiamo, tutti insieme, di far nostro questo concetto: la mascolinità e la femminilità sono aspetti importanti della personalità, identificano la persona, fanno parte dell’identità personale; l’omosessualità, invece, è solo un comportamento sbagliato (tra l’altro modificabile) che, proprio perché sbagliato, non merita alcun rispetto. Tuttavia non rispettare l’omosessualità non significa non rispettare la persona, non equivale, per fare un esempio, a non rispettare la mascolinità. Se non rispettassi la mascolinità non rispetterei le persone maschi, perché la mascolinità fa parte della personalità. INVECE, non rispettare l’omosessualità non vuol dire non rispettare le persone omosessuali, perché l’omosessualità non fa parte della personalità ed E’ SOLO UN COMPORTAMENTO sbagliato. Rispettare l’omosessualità sarebbe come rispettare l’avarizia, o la pigrizia, o la codardia.

        Quindi, concludendo, invito davvero tutti a non dire mai più “Io rispetto i gay”. L’OMOSESSUALITA’ NON MERITA NESSUN RISPETTO.

        1. Rita

          Continuo a dire: io rispetto gli omosessuali, aborro l’omosessualità. Rispetto i carcerati,aborro i loro crimini. Rispetto le donne che abortiscono, aborro l’aborto.
          Rispetto tutte le persone, perchè riconosco che -come qualcuno ha già detto- “se Dio togliesse il suo dito dalla mia testa io farei di peggio”. Ho imparato che dietro ognuno c’è un abisso che solo Dio può conoscere e giudicare. Tra l’altro oserei anche far notare che potrebbero esserci anche gay che hanno deciso di vivere la loro condizione seguendo la Chiesa e il Vangelo..che quindi potrebbero essere molto più meritevoli di me.
          Solo così possiamo aiutarci a vicenda.
          Il problema vero credo sia un altro: si sono inventati l’omofobia e stanno togliendo a noi il rispetto e la libertà.

          Infine volevo dirvi se non lo sapevate già che sono in onda un paio di cartoni allucinanti sulle reti nazionali: uno dove c’è un supereroe trans: shezow… l’altro incentrato sulla ricerca di Mapà, una figura un po’ mamma e un po’ papa’.

          Scusate se sono irrotta in questo blog, cercavo solo qualcuno che sapesse suggerirmi una qualche possibile azione pratica di protesta (scrivere alla findus lo farò come ho fatto alla Barilla e boicottarle pure, ma questo lascia il tempo che trova…è già stato tutto messo in conto) cui aderire.
          Ciao e grazie ancora,
          Rita.

          1. Giancarlo

            Dire che “non rispetto gli omosessuali” suona male, lo capisco. Sembra una provocazione, un’aggressione gratuita; diciamo la verità: è una frase omofoba ed è omofobo chi la pronuncia. Hanno ragione i gay quando chiedono la legge contro l’omofobia, perché esistono persone come il sottoscritto che non li rispetta nella loro omosessualità.

            Il problema, cari amici, è che io sono convinto che non debba essere rispettata l’omosessualità. Facciamo attenzione: io non dico che non rispetto le persone che adottano comportamenti omosessuali. Io dico che non rispetto la loro scelta di adottare comportamenti omosessuali, perché è una scelta sbagliata. Ora, gli omosessuali, non solo chiedono rispetto per la loro scelta di praticare l’omosessualità ma, addirittura, si identificano nella loro scelta fino al punto di affermare la loro “identità omosessuale”. Di conseguenza, nella loro ideologia, non rispettare l’omosessualità (che è solo un comportamento) diventa come non rispettare le persone omosessuali. Però, ATTENZIONE, c’è un inganno in questa loro pretesa di essere riconosciuti come persone omosessuali: LE PERSONE OMOSESSUALI NON ESISTONO! Esistono persone maschi e persone femmine, ma non esistono persone omosessuali, nel senso che non esistono persone nate omosessuali, non esistono persone che sono ontologicamente omosessuali, non esiste un’identità omosessuale. Esiste l’identità maschile, come anche quella femminile, ma non esiste l’identità omosessuale, è un’invenzione. Se io dico che non rispetto la mascolinità, significa che non rispetto le persone maschi. Ma se dico che non rispetto l’omosessualità, significa che non rispetto le persone che praticano l’omosessualità. Nel primo caso (mascolinità) non rispetto le persone; nel secondo caso (omosessualità) non rispetto il comportamento (sbagliato) di alcune persone e questo è perfettamente lecito, anzi doveroso.

            C’è un articolo illuminante nel mettere in risalto il fatto che non esistono persone omosessuali, ma esistono persone che adottano comportamento omosessuali:

            http://www.rassegnastampa-totustuus.it/modules.php?name=News&file=article&sid=5670

            Nei giorni scorsi questo stesso articolo era stato linkato da Roberto. Ne consiglio caldamente la lettura a tutti. Eccone alcuni stralci:

            – “…Quando si parla di omosessualità la questione è una sola; da questa discendono tutte le altre. La domanda è: l’omosessualità è una natura, una essenza, si nasce così, Dio ha voluto che alcune persone avessero questa “cosa”? Oppure è un disordine oggettivo, è accidente e non sostanza, non appartiene alla natura umana?…”… “…Perché se l’omosessualità è naturale, se si nasce così, se alcune persone “sono” nella propria natura omosessuali, allora hanno ragione i gay. Non ha senso imporre a queste persone una croce per una tendenza assolutamente naturale; non ha senso tentare di cambiare la loro natura; non ha senso ostacolare le loro unioni, anche se la società (o il moralismo) dovesse pagare un prezzo. Non ha senso impedire loro di adottare e concepire figli…”… “…Se invece l’omosessualità è un disordine oggettivo, se non si nasce così, se non fa parte del progetto di Dio per gli uomini, allora tutto cambia. DA UN DISORDINE NON POSSONO DISCENDERE DEI DIRITTI; non è giusto far tacere chi denuncia l’errore con apposite leggi; è giusto che chi desidera uscire da questo disordine abbia la possibilità di farlo…”.

        2. Marco

          In effetti da un punto di vista strettamente cristiano, l’omosessualità (ossia: non la semplice tendenza omosessuale ma la vera e propria sodomia) è un peccato mortale. Come si può avere rispetto per un peccato?

          1. Rita

            Ho rispetto per il peccatore non per il peccato. Omosessuale identifica una persona, non un atto. Con questo chiudo, visto che non so più come altro spiegarlo.

  9. Grazie! Quello che scrivi è molto giusto. Vorrei chiarire che “difendersi” non voleva dire “barricarsi”. Un progetto che riguarda la revisione della vita familire – che a mio giudizio era già in crisi cinquant’anni fa, anche se non fino a questo punto – vuole essere un movimento di società, che tra l’altro vorrebbe arrivare ad influenzare anche la scuola. Può darsi che quanto in questi anni abbiamo cercato di realizzare e di spiegarci debba essere ulteriormente sviluppato, sottolineando l’importanza di interventi anche a livello politico o giuridico. Ciò non era affatto escluso. Quando, a marzo di quest’anno, ho presentato il progetto in Portogallo, e tra l’altro ho parlato dell’assoluta necessità di creare una scuola – che come l’ho presentata non esiste – per fidanzati e genitori, il discorso ha suscitato un entusiasmo che non ho registrato in Italia e qualcuno ha detto con molta convinzione, che la questione deve essere portata in Europa. La cosa mi sembrava un po’ difficile, ma loro erano convinti.

  10. Mi sembra che più o meno le opinioni siano le stesse. Tutti riconoscono il pericolo dei Media ma contemporaneamente tutti comprendono anche che non si può semplicemente isolare i bambini dai Mass Media, perché potrebbero rischiare di rimanere “indietro” rispetto ai loro coetanei non cattolici.
    Credo quindi che sia necessario mboccare quindi entrambe le strade: sia organizzarsi per far pressioni anche politiche, sia un po’ “barricarsi”, stabilendo orari e modalità in famiglia, e magari contribuendo alla fondazione di vere scuole cattoliche “non soltanto di nome”. Anche in Italia ormai dobbiamo abituarci al separatismo: cioè i Cattolici devono proteggersi da una Società che è ormai aggressiva nei loro confronti, e soprattutto i giovani hanno bisogno dell’amicizia e dello stare insieme, e quindi di un contesto che non faccia eccessiva pressione su di loro perché non hanno le idee di tutti. Se invece possono crescere in ambienti amicali sani che li coinvolgano, allora hanno ottime possibilità di venir su solidi.

    1. @Maccabeo, pur condividendo la sostanza del tuo discorso, mi chiedo e ti chiedo – provocatoriamente 😉 – “isolando” o quanto meno limitnado l’accesso dei “nostri” bimbi ai Mass Media, in cosa rischierebbero di “rimanere indietro” ???!!!

      Io vedo un generazione di bimbi e ragazzetti che “corre avanti” in un modo pazzesco e deleterio…

      Vuoi sapere l’ultima, saputa da genitori amici? Ragazzetta (notate femmina…), seconda media: “io prima della fine delle medie, “quello” devo riuscire a “farmelo”!

      L’unica “troppo avanti” del gruppo? See, domani!
      Siamo i soliti sessuofobi? Se per qualunque genitore sano di mente è normale che a 12/13 anni la propria figlia cerci di “farsi” chicchessia, allora si, siamo sessuofobi… 😐

      I “cari” ammaz media (compresi gli amati social) non centrano nulla? Vabbè… allora non facciamo che i nostri figli rimangano indietro… non sia mai!

  11. …teneteli chiusi in casa, senza nessuna radio-televisione, ovviamente, o sennò in pre-seminario, mandateli, o dai boy-scout, i vs. figlioli, e le figliole, specialmente! A mali estremi estremi rimedi! No?

  12. La televisione prima, e poi tutto il successivo armamentario elettronico, hanno fatto terra bruciata di tante altre forme di gioco e di attività formativa. Non si tratta, dunque, soltanto di fare un discorso negativo, rivolto cioè a togliere o a limitare quei mezzi che possono nuocere. Il discorso deve essere soprattutto positivo: ci sono tante forme di gioco e di attività da riscoprire o da inventare, nelle quali i piccolo uomini e donne in formazione, anziché essere passivi e anziché farsi atrofizzare le proprie struttute umane dal mondo virtuale, possano far valere l’uso delle mani, dei muscoli, del cervello, della creatività, e possono relazionarsi tra loro, con persone vere, con il mondo vero. Benissimo gli scout, dunque. Ma anche in casa si possono fare mille cose, e ci sarà anche il giusto posto e tempo per l’elettronica, una volta che le si impedisca di fagocitare tutto. E perché non diventi un discorso da “barricati”, bisogna far vedere che esso ha una base rigorosamente scientifica: il sano sviluppo neuro-psichico dei nostri ragazzi. Le famiglie, dunque, dovrebbero mettersi insieme per ricreare l’ambiente adatto – il “mondo della vita” – per i loro figli nelle loro case, ed esigere, con prove scientifiche, che la scuola le segua. Per questo a mi giudizio è indispensabile creare una “scuola per genitori, fidanzati, famiglie”. Infatti il lavoro da fare è immenso e richiede una quantità di competenze. Far giocare i figli in modo sano oggi è diventata un’attività che richederebbe un’apposita “laurea”! E non sarebbe necessaro avere una buona competenza musicale per orientare i propri figli in un mondo musicale oggi spaventosamente pieno di insidie? Il discorso potrebbe ampliarsi su molti altri aspetti. Ma chi fornirà ai poveri genitori le competenze e i materiali necessari? Nuova riprova che, come tanti santi in passato hanno creato scuole che non esistevano (per i poveri, per i giovani, per gli operai, per le ragazze etc.), oggi si richiede urgentemente una scuola per genitori – una scuola che sarebbe anche punto di raccordo per un’azione commune a tutti i livelli.

  13. Rispondo a Bariom. Hai ragione. La tele è un disastro. Però si può avere in casa una videoteca selezionata.
    Ed è anche vero che siamo ormai nella generazione internet. Credo il discorso della tv sia effettivamente circoscritto ai più piccoli, che è meglio giochino appunto, e intreccino relazioni fra loro.
    Ritorno all’importanza del contesto sano, fatto di famiglie e amici della stessa età, che abbiano le giuste idee e si consolidino vicendevolmente nelle stesse.
    E’ vero che è insano che delle ragazzine di seconda media si vogliano fare qualcuno (cosa che comunque succedeva anche vent’anni fa), però non mi va nemmeno che poi i figli dei Cattolici siano completamente spiazzati difronte a certi comportamenti. Devono avere le idee chiare ed essere svegli, e saper rispondere a dovere, insomma. Sapersi relazionare senza scendere allo stesso livello. E se i ragazzini di 12 anni sono abbastanza grandi per farsi qualcuno, allora lo sono anche per saper scegliere il bene, e mandare a quel paese chi non la pensa come loro. Il problema di quella età è, lo ripeto, il gruppo. Hanno bisogno di essere sostenuti. Chi si vuol fare qualcuno è sostenuto dal pensiero dominante, veicolato dai Media; chi la pensa come Gesù Cristo è ritenuto sfigato a quell’età (ma pure a 60 anni di questi tempi), e se non ha amici, difficilmente ce la può fare.
    Ma voi pensate veramente che se la tele insegnasse che perdere la verginità prima del matrimonio fosse una vergogna, le persone seguirebbero gli impulsi sessuali come fanno oggi?
    Allora perché sant’Alfonso scriveva che all’inferno ci sono vergini ma non umili? Alla fine è tutta scena, un farsi vedere. Pure il sesso è moda.
    Certo la sana amicizia, la preghiera, l’educazione alla virtù, una solida istruzione (o preparazione professionale), sani giochi… Prepararsi al domani. Insomma, quello che hanno fatto i bambini di tutti i tempi, per prepararsi alla vita.
    In sostanza, la tele è un intrattenimento, uno svago. Ha un ‘importanza perciò marginale, e se ne può scegliere al suo posto un altro. E come i bambini di tutti i tempi, anche quelli di oggi devono imparare (altrimenti glielo insegnerà comunque la vita futura in modo più aspro) che anche gli svaghi vanno disciplinati.
    Ai genitori il compito di essere fedeli alla propria fede, e di educare i figli con dignità.

    1. Sara

      Maccabeo, concordo. Molto più in sintesi, ma era quello che volevo dire nel mio commento di qualche giorno fa. Bisogna educare. Il mondo là fuori sarà sempre il mondo, la differenza la fa con quale vestito esci.

    2. @Maccabeo, “Ai genitori il compito di essere fedeli alla propria fede, e di educare i figli con dignità.”
      Non posso che essere d’accordo è resta il cuore del discorso…

      Sul resto, che la tele (annessi e connessi) è quasi innocua, dipende da come la usi o la guardi, e che pare relativamente influente, ciò che propaganda, mi pare un discorso, scusami un tantino superficiale…

      Il problema non è: “se la tele insegnasse che perdere la verginità prima del matrimonio fosse una vergogna…” (magari sarebbe meglio insegnasse che è cosa buona e sommamente saggia anche fuori di una visione fideistica… perché insegnare cos’è “una vergogna” è puro moralismo), ma non riconoscere quanto certi stili di vita proposti, formino le coscienze o le in-coscienze, quanto propongano come buono quello che è assolutamente deleterio.
      Non riconoscere che ciò che è deleterio (e che c’è sempre stato ne posso convenitre), oggi si propaga e diventa “moda” e “fico” alla velocità di un social.

      Davvero credi che “la tele” (e ripeto + annessi e connessi) è un intrattenimento come un altro? E se ne può scegliere al suo posto un altro? Quale, internet? Hai idea di quanto i ragazzini siano isolati vivendo solo di virtuali, virali, social media?
      Hai idea dello “stile di vita” proposto dal palinsesto dei seguitissimi programmi di “RealTV”?
      Ho l’impressione tu semplifichi un po’ troppo…

      Prepararsi alla vita… Quale vita?! Questo è appunto il problema…
      Quale “modello” di vita? Quello proposto da chi?

      “E se i ragazzini di 12 anni sono abbastanza grandi per farsi qualcuno (CREDONO di essere capaci… qualcuno gli fa credere di esserlo), allora lo sono anche per saper scegliere il bene, e mandare a quel paese chi non la pensa come loro….
      Affermazione mooolto ottimistica e decisamente irrealistica.
      Solo ragazzini investiti di un grazia particolarissima, hanno e hanno avuto un tale discernimento.
      O quelli educati in un modo sano, ma il mio discorso va oltre, perché non è che ipotizzando che i “nostri” figli siano educati “come Dio comanda” (cosa tutta da dimostrare) non mi preoccupi la realtà di tutti gli “altri”.
      ………………
      All’inferno ci sono vergini che peccarono gravemente di superbia, perché la verginità di per sé non da alcun “lasciapassare” garantito… e perché il punto e il problema qui non è la verginità o la solo sessualità, ma… “chi tocca il corpo, tocca l’anima”.

  14. LIRReverendo

    E se non comprassimo più findus? Mamma voglio il bastoncino…mi dispiace a furia di bastoncini sarai in estinzione…mamma che cosa significa estinzione? Chiedilo al papà che smetta con le finanziare per cambiare televisione ogni 6 mesi…guarda peppa pig e non sperare che ti faccia la braciola che da grande sarai vegana e ti sposerai con capitan findus queen. Ora un angelo custode e tutti a letto, domani pan cake.
    Sempre LIRReverendo

  15. Caro Bariom, riguardo alla tele avevo scritto che “si può avere una videoteca selezionata”.
    Che la tele sia un intrattenimento come un altro, non significa che il suo influsso sia paragonabile a quello di una partita a carte, ma che possiamo con faciltà rinunciarci senza arrivare per questo a tagliarci le vene.
    Sul fatto che dei ragazzini di 12 anni abbiano la capacità di fare certe scelte te lo dico per esperienza, oltre al fatto che sappiamo dal Vangelo che Gesù si manifesta la prima volta come Maestro proprio a quell’età.
    Un ragazzino è capacissimo di dire “si” o “no”, così come è capace di divenire santo, come lo dimostrano i pastorelli di Fatima.
    Riguardo alla preparazione di una vita futura, mi riferisco sempre al senso comune, cioè ad una vita virtuosa.
    Un saluto

    1. Caro Maccabeo, non credo noi due si dica sostanzialmente cose diverse… solo mettiamo l’accento su aspetti diversi e da diversa prospettiva.

      Come per la questione “scelte a 12 anni”… sono certo alcuni siano in grado di farle, come siano certamente in grado di distinguere il bene dal male… ma “alcuni”.
      Prendere i pastorelli di Fatima come riferimento “comune”, vuol dire dimenticarsi che Dio, tramite Nostra Madre, ha preso verso di loro un’iniziativa del tutto fuori del comune. Un intervento di Grazia straordinaria. L’adesione meritoria dei ragazzini coinvolti non può essere ascritta totalmente a loro quanto a merito e capacità.

      Ai nostri adolescenti – normalmente – non appare Maria… ed è giusto così, dato che così Dio dispone, quindi converrai che un paragone diretto e parallelo, non può essere così calzante.

      Avere i più alti “riferimenti” ed esempi, e SEMPRE la Santità come punto di arrivo, non può renderci inconsapevoli o non evidenziare la gravità delle situazioni, proprio in tanto e in quanto sempre più, nella vita quotidiana e nell’attuale società presa nella sua interezza, questi riferimenti sembrano essere sempre più lontani e per molti, anacronistici o utopici (lettura che ne fa il mondo ovviamente, non chi in queste realtà crede e si sforza di vivere anche educando i propri figli).

      Buona giornata 😉

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