Spegni il telefonino e vivi

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di Annalisa Guglielmino    per Avvenire
  
Siamo in pubblico da soli? Automaticamente cerchiamo il telefonino, il dito scorre, lo sguardo fisso legge, come se nelle mani avessimo tutto ciò di cui abbiamo bisogno in quel momento, la risposta a tutto. Qualcuno dice basta. «Mani dietro la testa e lontani dal telefonino». «Guarda in alto!», Look up!È tutto qui il video-appello lanciato da un ragazzo inglese, Théophile Duplouy, che da poco pubblicato su YouTube sta facendo il giro del mondo. «Ho 422 amici, eppure sono solo».
Comincia così la confessione del giovane profugo dai social network. Che aggiunge: «Il mio problema è la differenza fra guardare i loro occhi, o un nome sullo schermo». Cinque minuti di immagini e parole per far riflettere sul fatto che navighiamo tutti in «un mondo di interessi personali, selfie, autocelebrazioni». Che quelli che tutti chiamano “social” «son tutto fuorché sociali, quando accendiamo il computer e chiudiamo la porta». Che tweet, e post, e pin, etc., sono tutto un darsi da fare in solitaria a «editare, esagerare, sistemare le parole per fa brillare le nostre vite», senza vedere che dietro tutto questo aumenta «l’isolamento sociale».

Qualcuno sul web già descrive il video di Theéophile come “poesia”. È stato visto – amaro contrappasso rispetto al suo titolo – già un milione di volte. Ma ben venga. Il messaggio finale è: non arrendiamoci a questa vita. «Spegnete il display. Basta guardare questo video! Vivete la vita vera».

Proprio in questi giorni è stato pubblicato su The Social Science Journal uno studio dei ricercatori dell’università del Kuwait: le chat per smartphone, come WhatsApp, si utilizzano in media 12 volte l’ora. E possono creare dipendenza.È presto per dire se iniziative come quella di Théophile Duplouy siano la prova che la rete ha anche gli anticorpi alle patologie che produce. Di sicuro i social, nel loro delirio di tutto dire e tutto conoscere, sfiorano a volte l’autoironia costruttiva. Come nel caso di una foto che sta girando con un titolo che pressappoco recita: “colto in flagrante un uomo mentre guarda il mondo reale”. L’immagine potrebbe essere stata scattata in una qualunque stazione ferroviaria. Mostra tutti i passeggeri in attesa del treno consultare il proprio smartphone. Tutti tranne uno. E l’effetto è quello di vedere un alieno.un uomo.jpg
(foto Twitter)

Un’altra scena immortalata e postata da un nostalgico delle vecchie cene tra amici, quelle in cui si scherzava e si rideva ininterrottamente e se qualcuno alla fine scattava una foto si veniva immortalati tutti con le guance rosse abbracciati e sorridenti verso l’obiettivo, ritrae un gruppo di commensali intenti a chattare/messaggiare/far finta di farlo perché lo fanno gli altri. Oppure perché non vogliono fare la figura di quello che quando un amico gli dice: «Ieri ho conosciuto una ragazza su un tram», risponde: «Grande! Che social è UnTram?» (battuta letta su Twitter).telefonini.jpg
(foto Twitter)

 

 

25 pensieri su “Spegni il telefonino e vivi

  1. Alvaro

    Qualche giorno fa abbiamo avuto degli ospiti; amici carissimi, una famiglia assolutamente per bene, tre generazioni in contemporanea e tutte e tre, con la sola esclusione del tempo impiegato per mangiare, con un telefonino in mano.
    E quando ci si raccontano i problemi di una vita sempre piu’ difficile? E quando una madre o un padre potranno dare un consiglio se nessuno te lo chiede impegnato come’ in giochetti, messaggini e diavolerie varie? E vogliamo parlare delle volgarita’ e delle fesserie che molta gente scrive e legge sui famosi social?
    Forse, forse, si stava meglio quando si stava peggio.
    Alvaro.

    1. Beh Alvaro, per gli ospiti è un conto (l’ospite è sacro), ma per figli e amici dei figlim nipoti e quant’altro, il divieto di “device” di ogni sorta e assoluto a tavola (come per l’ormai obsoleta televisione).
      E i miei figli lo sanno (e non sono più bambini)… lo dico una, poi due, poi il telefonino… mette le ali (non garantisco per l’atterraggio 🙂 alla faccia del “buonismo”).
      Naturalmente la regola vale per me per primo che sono uno abbastanza “connesso” 😉

  2. Ad ogni modo, il video qui inserito, mette ben in luce il problema e “svela” l’inganno…
    Ma al di là di credere che internet, social, cinguettii e selfie selvaggi, ci “connettano” con qualcuno, dietro troviamo la ben nota paura e incapacità dell’Uomo di relazionarsi con l’altro, di mettersi in gioco, di essere coinvolto di svelarsi (togliere il velo…) di esporsi con sentimenti, pensieri che ci sono intimi o anche rifiutare quelli altrui per la stessa ragione.

    Il telefonino (come alche le semplici cuffiette e relativo lettore), dicono a chi ci sta di fronte: “ho altro da fare… non rompere… do not disturb”. Se anche capitasse che ti guardo negli occhi, non sto guardando te, sto guardando altrove.

    Tutti in fondo siamo vittime di questi sentimenti.

    Poi ancora c’è la paura della solitudine, ma direi ancora meglio della solitudine con se stessi… paura del “silenzio”.
    Di quei momenti di attesa, “vuoti”… vuoti di cose che ci impegnino, mentalmente e fisicamente.
    Quei momenti che sarebbero tanto preziosi anche senza voler richiamare il dialogo con Dio (che chi è abituato questi momenti se li prende e se li crea…), momenti in cui si riflette, si medita, si guarda alla propria vita, ci si pone le domande – ma il problema sta proprio lì: quali domande, quali risposte?

    Invece, senza alcun momento e tempo di riflessione, si scrive, si posta, si messaggia, si twitta, e si dicono le peggio cose che escono da una sfuriata, da un’incacchiatura, da un versamento di bile (attenti cari coniugi anche ai msg tra noi quanto ci gira storto!).
    E così oltre che strumento di isolamento, tutti questi marchingegni con annessi e connessi, diventano strumento di “condivisione” del peggio di noi… 😐

    In realtà la foto dove l’unico “alieno” sembra essere quello senza telefonino, a me fa l’effetto esattamente opposto… sembra una scena di Matrix… tutti connessi (più o meno consapevolmente) alla “matrice”, al “grande fratello”!
    E poi la Religione sarebbe l’oppio dei popoli! 😉 Altro che oppio, qui siamo all’ LSD!
    …………………………..

    Poi raga, per capirci, io non sono uno di quelli che pensano che siano “strumenti del demonio” (anche se aborro facebook e non uso twitter, ma ho il mio bravo blog), ma come tutti gli “strumenti”, come sempre sappiamo usarli nel peggiore dei modi… come in fondo facciamo con tutto, compresi noi stessi e il nostro corpo.

  3. Lalla

    Come per tutto, è questione di misura. Anche passare un’enormità di tempo a commentare su un blog, per quanto di gran livello, come questo ad esempio, puó diventare alienante o impoverire la nostra vita reale. Un limite che ho tentato di darmi sui “social” è quello di avere solo contatti co persone “in carne ed ossa”, cioè persona che conosco o ho frequentato veramente e con le quali davvero, se fossimo in quel momento faccia a faccia, avrei voglia di passare del tempo. Poi, è verissimo che questi mezzi inducono in infinite nuove e vecchie tentazioni, tra la quale la vanità è al primo posto. L’importante è vegliare sui figli e dare noi per primi il buon esempio.

  4. Giusi

    Anni fa con dei punti accumulati già mi toccava uno smartphone. Non lo volli perchè non sapevo nemmeno cosa fosse. Quest’anno ad aprile, in occasione del mio compleanno, i miei “cari” me lo hanno regalato per costringermi ad usarlo. Sta là impacchettato. Ovviamente mi stressano ogni tre per due: quand’è che metti in funzione lo smartphone? Ma un essere umano non ha diritto di usare un cellulare atavico che chiama, riceve, manda messaggi e, come dice Giancarlo, abbasta? A parte che potrebbe venirmi un eczema dallo stress perchè per me ogni mutamento tecnologico è un trauma!

    1. Però con lo smartphone potresti essere sempre connessa al blog e commentare da OVUNQUE!!

      Oddio… no, meglio no! 😉 🙂 😀 😛

    2. Giancarlo

      Neanch’io ho lo smartphone. Da una parte mi piacerebbe, anzi mi piacerebbe un tablet, ma ho la paura fottuta di diventerne dipendente. A proposito di questo, io vedo i miei figli (in realtà solo le due figlie minori, perchè l’erede al trono non mostra alcuna dipendenza dallo smartphone) che sono sempre a spippolare con lo smartphone e la cosa mi preoccupa alquanto. Però non so come intervenire, dico la verità.

      1. Se posso permettermi Giancarlo, dato che anche causa mia ho una famiglia abbastanza “tecnologica” (cinque siamo – 5 cosiddetti smartphone – 7 computer tra fissi e portatili – rete cablata – e compagnia cantante… è comunque molto comodo avere il “gruppo famiglia” su whatsapp e quando uno comunica un impegno/spostamento/inghippo/avvenimento tutta la famiglia ne è al corrente), dicevo – chiusa la parentesi – credo su tutto, soprattutto con i figli, ci sia da parlarne, rendere consapevoli dei lati negativi e anche i possibili rischi, insegnare e consigliare sempre la prudenza, prendere spunto anche dai fatti di cronaca (ahimè c’è solo l’imbarazzo della scelta) e ribadire che nessun rapporto “virtuale”, può sostituire quelli reali – soprattutto poi per un cristiano.
        A comprova e a sottolineare la cosa, poi qualche regola, come accennavo sopra… non si può stare a tavola “tutti connessi”… non si possono non avere momenti comuni in famiglia in cui gli “aggeggi” non siano, se non spenti, almeno non a portata di mano.
        Mi auguro nella tua famiglia, come è nella mia, ci siano momenti di preghiera comune… BANDITI TUTTI I “DEVICE”
        (io stacco anche il telefono di casa… tanto se hanno bisogno richiamano).
        E via di questo passo…

        Ti faccio un’alto esempio… in macchina. Certo se si fa un lungo viaggio, ci sta, i figli si passano anche il tempo, ma che magari si faccia uno spostamento in due, di qualche km, magari solo padre-figlio o padre-figlia che può essere occasione di un discorso a quattr’occhi, io tollero poco – e lo faccio presente – che una delle mie figlie (più che il maschio in effetti), per tutto il tragitto non faccia che messaggiare o “pistolare”.
        In fondo è come dirti: “ci sei, ma è come se non ci fossi…”

        Ognuno poi avrebbe credo da raccontare le proprie, ma fare il pradre e/o la madre, presuppone non “staccare mai la spina” (se non quella dei vari “carica-batterie”), o almeno per un bel po’… 😉

    3. Sara

      Sono anch’io per il cellulare atavico! Non vi dico la fatica fatta, quando dopo anni di onorato servizio mi si è rotto l’ultimo cellulare, per reperirne uno nuovo che non fosse touch, né smart, né avesse diavolerie del genere, insomma che fosse solo atavico. E’ stato estenuante e, siccome spero vivamente che anche questo funzioni per molti anni, non oso immaginare come riuscirò a scovarne uno così semplice la prossima volta!

  5. Ho uno smartphone, ricevuto da un amico che aveva preso il prossimo modello. E lo uso come un atavico. Non connesso, no whatsap, no twitter, tastiera fantasma per comunicazioni urgenti, possibilmente per sms. Funziona.

  6. Alvaro

    Scusa Bariom, ma cos’e’ uno “smarphone”? Un cellulare comperato qualche anno fa a 39 euro e’ piu’ che sufficiente, unito pero’ al mio “amico” p.c.
    Alvaro.

    1. @Alvaro, uno “smarphone”, mancando una “t” in effetti non saprei… 😉

      Ma allora potremmo dire: cos’è un “cellulare” (da 39 o 109 poco cambia); cos’è un PC (“amico” poi…);
      cos’è un notebook (un libro che suona?); un “blog” (onomatopeico suono…) e potremmo continuare all’infinito.

      “Diavolerie”? Inutili aggeggi? Può essere… non sono poi passati molti anni da quando usavamo le cabine telefoniche e basta… ma non avremmo anche tante “utilities” (compreso questo blog) e tante opportunità.
      Queste cose ci “succhiano” la vita… allora sono “diavolerie”, allora meglio gettarle via ( meglio tu distrugga il tuo smartphome, piuttosto che entri nella Geena ancora “connesso” 😉 ).
      Ma come per ogni cosa, possiamo farne un uso utile e persino per “cose sante”.
      Possiamo scegliere di farne a meno? CERTO… assolutamente si.

      Buona Pentecoste!
      ……………………………………
      Risposta inviata dal mio smartphone 😉

  7. Alvaro

    Stamane: alzatomi alle 05,30 per innaffiare l’orto, cogliere le zucchine e i fiori di zucca, preparare la colazione per me e mia moglie era normale fare qualche errore di “disattenzione” o per meglio dire dire di “sonnolenza”.
    Comunque, a parte gli scherzi, il bene e il male di ogni cosa derivano sempre da una nostra “scelta”, scelta alla quale siamo legati giornalmente per non dire piu’ volte al giorno.
    Grazie, ricevuto il messaggio “pentacostale”.
    Alvaro.

  8. Cara costanza che dire…..sembra una sorta di enorme grande fratello 24 ore su 24! Forse è per questo che adoro la casa al mare del mio ragazzo…..perchè non abbiamo internet e il cellulare non prende! I miei amici se ci voglio parlare li vado a trovare; guardare negli occhi le persone crea meno fraintendimenti di un’sms!

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