Rosso Flammae

Flammae Cordis1

di Maria Eleba Rosati      trentamenouno

La verità è che io questo post avevo iniziato a scriverlo giorni e giorni fa, ed aveva un titolo ed un’immagine diversa.

La verità è che scrivo, ma dovrei dormire già da un pezzo, e infatti la palpebra non stenta a ricordarmelo, ora che, ripresi i turni di lavoro sulle 8 ore, ho accantonato la pratica abituale di scrivere il blog a notte fonda, relegandola a sabati sera particolarmente ispirati, prima di cadere schiantata dal sonno su una qualsiasi superficie.

La verità è che non so da che parte cominciare a scrivere, per raccontare questa storia di amore, di amicizia, di fedeltà.

Potrei cominciare da un invito a cena, rivoltomi ormai anni fa da due ragazze, arrivate a Roma da poco dal Piemonte, per studiare e lavorare: più o meno la mia età, erano venute ad abitare proprio dietro casa mia, cosa poco usuale per due normali ragazze fuori sede. Potrei iniziare dallo stupore che è seguito a quella cena, nello scoprire che le due ragazze erano consacrate, suore senza velo e senza tonaca, e che speravano un giorno di poter vivere la loro consacrazione con un abito, che rendesse evidente a tutti la loro scelta di vivere il rapporto con Cristo nella pienezza della vita comunitaria, nella preghiera, ma soprattutto nel lavoro. Un lavoro come gli altri, da ingegnere e da medico, portato avanti con la fatica che tutti affrontiamo. E poi uno Sposo, lo Sposo, da pregare nel silenzio di una cappellina, a cui affidare l’aridità delle giornate, la fatica dei rapporti con le persone, e con le compagne di comunità (che nel frattempo passate da due a tre), la nostalgia di casa e della famiglia.

Potrei iniziare da quello che non so, e che posso solo immaginare, cioè la fatica che hanno fatto le mie amiche per vivere la loro vocazione alla vita consacrata, agli occhi di un mondo che va al contrario, di fronte agli amici, ai colleghi di lavoro, di fronte alle loro famiglie. Quello che non so immaginare è lo sconforto di certe sere di pioggia, e di certi giorni di sole, della lontananza da casa, della tentazioni, gli scontri, i momenti di confusione, di dubbio, di incertezza e di paura, il timore di aver sbagliato tutto, e di dover mollare.

Potrei iniziare a raccontare della testimonianza di fede, fedeltà e obbedienza che è la vita delle mie amiche per tutti noi, che piano piano le abbiamo conosciute, e abbiamo iniziato a condividere con loro i nostri cammini di crescita spirituale, attraverso quel laboratorio di bellezza che è l’ Oratorio della Chiesa Nuova, attraverso le chiacchierate con loro, le confidenze con loro, nei momenti di gioia e di dolore condivisi con loro in questi anni di attesa.

L’ attesa piena di speranza che ha accompagnato il momento più recente di questa storia, sabato scorso, quando le mie amiche hanno finalmente vestito l’abito delle Flammae Cordis, nuova sezione femminile di consacrate della Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri. Le abbiamo viste così indossare l’abito a lungo desiderato, rosso, come fiamme che escono dal cuore di Cristo, e pronte ad infiammare chiunque si avvicina a loro.

Ecco a dove arriva tutto questo cammino di “potrei”: a costruire una storia di bellezza profondissima, come di rado capita di vedere. Perché Luisa, Emanuela e Laura, oggi sono Flammae, consacrate a Dio. Lontane dalle varie suor Cristina del momento, dalle paladine del girl power, lontane dall’immagine della vita castrata della monaca di Monza, o da quegli esemplari di  suore tremende che tutti almeno una volta abbiamo conosciuto. Bellissime, piene di vita, Donne vere, maiuscole, che dal momento in cui hanno indossato l’ abito si sono rivestite di uno splendore abbagliante, che sabato ha commosso tutti noi, che eravamo lì, con loro. Belle come spose, radiose come madri, sono lo specchio di una femminilità che stentiamo a riconoscere oggi; donne che hanno donato loro stesse, e non hanno perso un briciolo di tutto quello che fa bella e grande la vita. Capaci di quell’accoglienza materna, di quella cura, di quell’attenzione che solo le madri sanno dare, con il loro corpo e la loro vita donata interamente Dio, e con la fierezza e la bellezza di cui sono rivestite ora, sono pronte a camminare per le strade di Roma, e a continuare a lavorare come hanno sempre fatto, per testimoniare con la presenza la verità della fede. E la serietà della scommessa decisiva della vita: puntare la propria esistenza su Cristo, nella certezza di ricevere il centuplo già su questa terra.

A noi che le portiamo nel cuore, come le sorelle più care, rimane lo stupore di aver assistito sabato ad un momento da vertigine, pieno di una bellezza da spaccare il cuore, e la gratitudine profondissima, quasi inesprimibile, a Dio per aver chiamato donne come loro ad essere Sue, e per averle messe sul cammino di fede di tanti di noi. E a loro per aver risposto “Sì”, e per aver insegnato, ancora una volta, a me e a tutti, la serietà dell’obbedienza e della fiducia nella vocazione, e l’importanza di buttarsi nell’impegno e nel dono della propria vita, nella certezza che “per meno di tutto non vale la pena”.

 

52 pensieri su “Rosso Flammae

  1. flavio salvadori

    “…lontane dalle varie suor Cristina del momento, dalle paladine del girl power, lontane dall’immagine della vita castrata della monaca di Monza, o da quegli esemplari di  suore tremende che tutti almeno una volta abbiamo conosciuto.” Voglio menzionare anche le centinaia di migliaia di suore, persone meravigliose come le “flammae cordis”, che hanno sposato Gesù e la Chiesa e servono il mondo ogni giorno con gioia e passione per la vita. Come suor Ghislaine, congolese, e la piccola comunità di Saveriane di Douala, Camerun, che mi hanno ospitato a pranzo qualche mese fa. O come le suore di Madre Teresa che, di sorrisi e pazienza, gestiscono il lebbrosario. Con tutta la stima possibile per te e per le “fiamme del cuore”, che hanno scelto un abito bellissimo!

  2. Mario G.

    Grazie admin per aver rilanciato questo post di Maria Elena, che ė tornata nello scrivere (perché nel cuore lo è già) ad uno stato di Grazia che la rende affascinante.

  3. “Rosso, come fiamme che escono dal cuore di Cristo…”
    Rosso, come il sangue versato e pulsante e vivo.
    Rosso, come il buon vino segno di festa e di comunione.
    Rosso, come il più bello dei fiori donato a una sposa.

    Rosso… come si usa da sempre dire dell’amore e della passione.
    ………………………
    Grazie Luisa, Emanuela e Laura

  4. rosa

    “ora che, ripresi i turni di lavoro sulle 8 ore”
    quindi lavori?
    mi ricordo benissimo il post che scrivesti dopo la fine del precedente lavoro: lo ricordo benissimo perché è la mia storia!
    I migliori auguri !

  5. Antonietta

    O.T.: Costanza, sia messo agli atti che se oggi qui a casa mia non si materializzerà un pranzo e il bucato rimarrà nella lavatrice la colpa é tua: avresti dovuto specificare sulla copertina del tuo libro qualcosa tipo: “Attenzione: puó creare dipendenza”, poi noi ci saremmo regolati. Grazie di esserci,

    1. 61angeloextralarge

      Antonietta: Beata te! Non sono ancora riuscita a comperare il libro! Sigh! Ma so che mi farà lo stesso effetto…

    1. “…ma forse ben poco si conosce della devastante sofferenza a cui è soggetta una donna che vive con un prete la forte esperienza dell’innamoramento. Vogliamo, con umiltà, porre ai tuoi piedi la nostra sofferenza affinché qualcosa possa cambiare non solo per noi, ma per il bene di tutta la Chiesa”.

      Prendo per vero questo virgolettato, giusto per farne il punto di partenza per un breve commento…

      Se questa “forte esperienza dell’innamoramento (che sia forte non ne qualifica però la bontà) viene vissuta traducendola in atti e atteggiamenti che sono gli stessi di chi vive questa esperienza con la mentalità del mondo, la “devastante sofferenza”, le donne in oggetto (e ahimè anche i preti coinvolti) se la sono decisamente auto-inflitta, non credo glielo abbia “ordinato il medico” – come si usa dire in linguaggio spiccio – né, mi auguro, possono credere di star compiendo la Volontà di Dio.

      Insomma, una sofferenza che viene dal peccato e la “retribuzione” che dallo stesso viene.

      Si cade poi – come succede a tanti di noi anche per cose apparentemente buone – nel trasformare la propria particolarissima esperienza, visione o sofferenza, in qualcosa che trovando un personale beneficio (è da vedere poi se lo sia realmente), diverrebbe un “bene di tutta la Chiesa”… 😐

      Ora, se questa “sofferenza” è invece vissuta offrendola a Dio, vagliando questo sentimento reciproco in tutti i modi possibili, imponendosi la non-frequentazione e – ovviamente – sempre nella castità assoluta, qualora questo sentimento, che in prima analisi dovrebbe essere sempre considerato una tentazione, non mutasse e perdurasse, certo si potrebbe cercare una strada sottoposta al consiglio e al discernimento dei superiori preposti. Strada che potrebbe però portare solo all’abbandono “della veste” da parte del religioso/sa, non certo all’accrocchio (o come lo si voglia definite) di religioso/sa cattolico/a sposato o peggio “convivente”.

      Nell’un caso o nell’altro, non vedo cosa dovrebbe mutare nella prassi e nella Tradizione della Chiesa o il motivo di rivolgersi al Santo Padre, se non per implorare (in un caso o nell’altro) le sue preghiere.

      1. Giusi

        Pensa che io conoscevo una che metteva i sacerdoti tra i papabili (non nel senso del conclave…) perchè alla fin fine sono single…. Frequentava la chiesa: ti lascio immaginare con quali intendimenti…….

      2. Giancarlo

        “…ma forse ben poco si conosce della devastante sofferenza a cui è soggetto un uomo che vive con un prete la forte esperienza dell’innamoramento…”

        Ne vogliamo parlare?

        1. Non credo ce ne sia bisogno… e chi poco la conosce o meglio per nulla, può tranquillamente continuare a non conoscerla ( se comprendi cosa intendo 😉 )

          1. Giancarlo

            E chi s’innamora del suo cane? O di u n cavallo? O di una tribù metropolitana?

            E bè, certo. Se uno s’innamora… se lo fa solo per sesso, allora… ma se s’innamora…

            Io, per esempio, mi sono innamorato del sacrestano… che però è fidanzato con un seminarista. Magari potremmo fare un triangolo… isoscele… che dici Filo? Scrivo a papa Francesco?

            No perché… se uno è innamorato… allora…

            Filo, secondo te Gesù Cristo s’è mai innamorato? Secondo me no. Anche perché se si fosse innamorato, allora…

            Ma papa Francesco sarà innamorato? E Benedetto XVI sarà innamorato? Secondo me si. E’ per questo che non se l’è sentita più di fare il papa: perchè s’è innamorato.

            E te Filo, sei innamorato? Anche te? E di chi? Di E.T.?

            Ma… mi sa che l’unico che non è innamorato sono io. Per fortuna che a mia moglie basta di essere amata… con tutti i limiti…

            Preferisco AMARE.

            1. SAVONAROLA:

              …io non sono innamorato di nessuno, una scimmia mi piacerebbe, un tapiro, anche forse, un cinghiale, una-gazza ladra, un criceto, un tritone, o altri esseri vari, ma diventa complicato e alla fine ancora tanta sofferenza e patire e disperazione, allora docce fredde, liquori abbondanti, masturabazione continua, lavoro duro, e sonno indotto dai farmaci, i pensieri sbiadiscono, l’amore (se fosse) si attenua, languisce, muore,, forse, speriamo, un altro giorno è finito…,
              Di Gesù Cristo se si sia innamorato o meno credo che le volpi del deserto abbiano altro da pensare che queste bazzecole, , non hanno dove posare il capo, mai, da nesuna parte, loro!…

      3. Lalla

        Molto illuminanti il racconto di padre Aldo Trento sull’esperienzadell’innamoramento e i consigli che dà a chi si rivolge a lui su questo tema. Scusate se non mi va di sintetizzare, ma spulciando la sua rubrica su Tempi online si trova tutto. Che poi è perfettamente in linea con il meraviglioso intervento di Paulette più sotto.

      4. Sara

        Bariom, concordo. Leggendo l’articolo mi erano venute in mente le stesse considerazioni. Aggiungerei che, amore vorrebbe per prima cosa il rispetto dello stato dell’altro (il che vale anche in caso di innamoramento verso persona sposata, non solo verso un prete). Invece, sempre a sentir solo e soprattutto il proprio io, il proprio sentimento, ecc. ecc.

        1. Infatti…
          Per l’innamoramento (chiamiamola infatuazione, quando non semplice concupiscenza) verso la persona sposata, non sarebbe poi male adottare la “linea dura”.

          Se il tuo occhio ti è di scandalo, cavalo… se la tua mano ti è di scandalo, tagliala… ecc, ecc. 😉

        1. Mentre “postavi” questo “di qua”, io riproponevo il mio commento “di là”… 😉

          Cmq ottimo articolo del sempre ottimo Don Fabio. Vale senz’altro la pena leggere…

  6. giuliana75

    Posso dirlo senza essere considerata frivola o superficiale? Questo abito rosso è stupendo, fiamma che infiamma.

  7. paulette

    la miglior medicina per superare l’innamoramento:” in ginocchio davanti al Santissimo dire che non ti alzi da lì finché non è finito” ….provare per credere.

    1. Sempre utili le docce gelate, ma oltre alla difficoltà di fare queste mentre si sta di fronte al Santissimo, mentre la tua soluzione ha lo stesso effetto delle borsa del giaccio sul capo di chi ha 42 di febbre, la soluzione proposta da Paulette, cura l’infezione alla radice e debella il male… caro Alvise 😉

  8. maria elena

    Di tutto questo articolo mi ha colpito la parola sposo, lo sposo è li pronto a offrirsi tutto a noi per, noi.. Mi ha colpito il colore rosso del sancge versato per noi, oggi in questo giorno meraviglioso in cui mio figli ha fatto la sua prima comunione, vestito di binco come una soposa incontro al suo sposo.Con la veste bianca della vita nuova rigenerata dal pane della vita. Una gioia indescrivibile oggi per noi, sopratuutto per lui, dopo nove anni di aucarestie in attesa, finalmente l’incontro tant.o atteso. La soposa va incontro al suo sposo che si spezza per lei, che muore per lei che ci dona il calice della salvezza. Ma una grande calamità ha colpita la nostra casa…. Questa notte il rosso fimmante del sangue di un ragazzo di vent’anni ha macchiato la strada. La sposa ha raggiunto lo sposo, la veste bianca sarà eterna. Quando hai fratelli nello spirito i figli che stanno a casa tua un giorno si e quell’altro pure, che chiedono aiuto, che condividono la stessa fede diventano figli tuoi, e lì non li lasci mai un attimo. ai una tregua hai paura che si perdano, e i figli dei fratelli nello spirito ti dicono che la tua famiglia è la loro famiglia e giù parole, parole per chidere un consiglio! Un consiglio che poi tu mentre lo dai preghi perché sia ispirato da Dio e non dalla tua presunzione. Noi credia i Dio padre onnipotente, in Gesù Cristo, nello Spirto nella chiesa e nella comunione dei santi, allora oggi insieme a tuo figlio vestito di bianco c’è anche lui, con la veste bianca che canta e prega insieme a te, mentre tu piangi tra i sorrisi di nascosto perché proprio la gioia combatte con la sofferenza con armi alla pari. Testimoni della potenza di Dio e della sua immensa gloria, ma quanto è dura. Stupende le mie figlie grandi, hanno pianto, pianto di nascosto e ai piccoli hanno continuato a dire PAolo vie, PAolo vive ai miei figli piccoli. Grazie Dio per averci voluto nella tua chiesa.
    p.s. scusate ma avevo proprio bisogno di sfogare un po’ la tristezza nel mio cuore, all’andar si va piangendo, ma al ritorno si viene piangendo (salmo 125 o giu fi li)

  9. … parte il fatto che l’innamoramnto non è mai un male, di per se stesso( casomai il problema è che non è facile innamorarsi), ma la doccia fredda è efficacissima per spengere i bollori, oltre che una buona occasione per lavarsi, anche due tre volte al giorno, fa bene alla circolazione, alla pelle, rinfresca le idee (cosa di cui voi avreste molto bisogno) etc
    Se poi preferite stare in ginocchio e pregare…

    1. Hai aggiunto valenze indiscutibili, ma che direi esulano dai benefici effetti qui prospettati.
      L’innamoramento poi, caro Alvise non è affatto sempre un bene (o non è mai un male che dir si viglia…)

  10. frarafaelmaria

    Lo ribloggo su http://oblatobendettino.it …. Comunque anche se non vesiti esistono tantissimi consacrati laici che vivono nel Mondo ma non sono del Mondo …. Memores Domini, Oblati Benedettini Consacrati …. Et Similia

  11. maria elena

    Chiedo scusa profondamente ai frequentatori di questo stupendo blog! Spero non abbiate perso tempo a leggere il mio post, ma ero veramente provata dall’accaduto. Tra l’altro tra gli errori di sintassi , ortografia e omissioni non credo si sia capito molto, ma non ho potuto rileggerlo perché il computer è impazzito prima e poco dopo che, almeno, riuscissi a notare l’ultima omissione aggiungendola. Grazie della comprensione

    1. 61angeloextralarge

      Vittorio: nulla, ci mancherebbe. Ma nella mia ignoranza preferisco le suore che dedicano il loro tempo alla preghiera o ad evangelizzare e, sempre nella mia ignoranza… per me evangelizzare è anche cantare, ballare, recitare, etc. ma trattando temi cristiani. Inoltre, perché profondamente ignorante… credo che lo stare troppo al centro dell’attenzione mediatica non faccia bene a chi ci sta, soprattutto se prete, frate o suora. Ne ho visti alcuni “cadere” e poi lasciare convento, sacrestie, etc. Poi diventa un problema per lo scandalo che, volendo o no, viene a nascere.
      Da quando ho sentito parlare di lei ho iniziato a pregare perché la sua chiamata “resti indenne” al polverone che si è scatenato attorno alla sua figura. Orgoglio: brutta bestia, che entra sottile sottile, come un cuneo e po si allarga, fino a spaccare. Ha una voce bellissima, ottimo dono di Dio. Ma siamo sicuri che le viene chiesto di usarla così, accentrando su sé stessa le attenzioni della gente? Il Signore ci chiede di portare a Lui, non a sé stessi.
      Miei dubbi… tutto qui. Ma adesso, per favore, lasciamo perdere, così non scateno un polverone, visto che tantissimi sono suoi “fedeli”..

  12. LIRReverendo

    Il cantico dei cantici fa cantar il cuore. La fattoria ia ia ia ò neanche jax convertirò…
    LIRReverendo x palla al centro

  13. cinzia

    Continuano a farci vedere il male dei giovani e della chiesa, ma ci nascondono queste bellezze meravigliose… E’ vero, fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce. La storia di queste ragazze mi ha commosso… Grazie a loro e grazie a tutte le persone che con grande amore per Cristo si muovono nell’ombra, o nella quotidiana normalità. E grazie a Maria Eleba che ci ha raccontato questa storia….

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