La lettera di Giovanni Lindo Ferretti all’Elefantino

Al direttore – Affaccendato in piccole incombenze da presidio residuale non Le scrivo da tempo ma il Foglio continua a essere la fonte della maggior parte delle informazioni di cui necessito. Da giorni leggo e rileggo la “Lettera a Papa Francesco”, concordo su tutto, potrei sottoscriverla come impegno, perché mi innervosisce oltremodo? Il Santo Padre non può supplire alla nostra inconsistenza politica, alle incapacità, alla pochezza culturale, né può vanificare le pulsioni distruttive che una libertà mortifera impone a furor di legge con orgoglio mondialista e rancore europeista.

Il Santo Padre non si stiracchia a destra e a manca secondo le urgenze della propria agenda. L’autorità della chiesa, il Papa ne è sostanza, è di per sé, in umiltà e pieno convincimento di coscienza, una controffensiva di preghiera: lo è nella quotidianità dei secoli, dei millenni, qualsiasi cosa succeda. Lo è per grazia non perché lo decidiamo noi, né in buona né in malafede. Ci sono idee, azioni, nel cammin di nostra vita, che sono affar nostro, di laici: uomini e donne non consacrati al servizio divino, di fede cattolica, di altre fedi, senza fede. Liberi e forti, si spera. Ognuno consideri le proprie colpe, le proprie mancanze e, se non può far altro, almeno vegli. Non è richiesto l’incoraggiamento tanto meno il permesso del Papa. Ecco ridotto ai minimi termini il motivo del mio rimuginare innervosito. Caro Direttore credo che come “Lettera al Papa” sia un po’ sciocca, anche irriverente ma è una buona lettera: cambi il destinatario, la rispedisca al mittente che firme caritatevoli hanno fatto fiorire moltiplicandolo. Con immutata stima, abbracci montani.Giovanni Lindo Ferretti

Argomenti profetici, per natura inconfutabili. Però l’agenda della lettera ecclesiale che “stiracchia il Papa”, volendo, non è meno profetica: vita, amore, libertà della fede. Comunque da GLF questo e altro.

Giuliano Ferrara

Leggi anche la lettera di don Federico Pichetto e la risposta di Giuliano Ferrara

fonte – FOGLIO QUOTIDIANO

46 pensieri su “La lettera di Giovanni Lindo Ferretti all’Elefantino

  1. Per quel che vale, personalmente sottoscrivo la lettera di GLF come quella di Don Federico Pichetto.

    Che poi Ferrara e gli altri firmatari vogliano muovere una “controffensiva di preghiera, di azione pastorale, di idee”, credo possano farlo in libertà di coscienza e di individui, senza “tirare la giacchetta” (in modo più o meno malcelato) al Santo Padre.

  2. Nigoula

    Mi sembra un ottimo spunto di riflessione, da parte di un personaggio mai scontato. C’è in noi un desiderio di essere guidati, che però a volte sfocia nel desiderio dell’ “uomo forte” che faccia il grosso del lavoro per noi, che metta a tacere tutti quelli che tentano di tirarselo dalla parte sbagliata mentre fa tutto sommato il lavoro che deve, ovvero incarnare come prima cosa il motivo per cui Gesù è venuto fra noi: misericordia e perdono. Ma il Papa non può venire a giro a casa nostra, a convincere i nostri amici, conoscenti, vicini di casa, a dare un buon esempio di vita onesta, a scendere con dignità e compostezza in ogni nostra piazza a manifestare contro le follie dei nostri tempi difficili al posto nostro. Quello spetta a noi, è la nostra croce e quindi la nostra occasione di santità. Dipende da noi abbracciarla o meno.

  3. Annalisa

    Scrivo solo: GRANDE FERRARA, meno male che ci sono dei laici come te che non dimenticano gli eroi antichi della Chiesa, i martiri e le battaglie e non si innervosiscono facilmente di fronte a una lettera o, peggio, da sacerdoti, aspettano “tranquillo e fervente che Hollande scopra le gioie di una vita familiare consacrata…” Grazie Ferrara, ho firmato e firmerei ancora

    1. Giusi

      Per quanto stimi e apprezzi Giovanni Lindo Ferretti (che ho scoperto tramite questo blog), ho firmato e tra la lettera di Don Pichetto (che non conosco e comunque è diversa da quella di Ferretti che capisco) e la risposta di Ferrara sottoscrivo parola per parola quest’ultimo. Certo che i laici si devono muovere e si muovono (veramente si muovono solo i laici) ma se scoppia un’epidemia si daranno si da fare gli infermieri ma sotto le direttive del primario!

      1. L’iniziativa di Ferrara & C. non è di per sé, almeno in quanto a dichiarazione d’intenti, disprezzabile o criticabile… (seppure Don Picchetto critica anche l’intento), trovo criticabile il modo e il tentativo surrettizio di coinvolgimento del Santo Padre.

        “Caro Papa, noi partiamo, ma tu ci devi venire appresso, appoggiarci e benedirci. Meglio anzi se prendi anche tu posizione i tal senso, perché è ora…”
        … che se poi tutto tace e non c’è risposta, che si potrà pensare?

        Poi non stanno così le cose… non è questo quello che s’intendeva? Tanto meglio. 😉

  4. JoeTurner

    Secondo me la lettera di Ferrara ha il grande difetto di non essere una lettera privata, se lo fosse stata ci sarebbe stato ben poco da contestare.

        1. Giusi

          Si lo sapevo, grazie. Sto pregando per lui. Anche se mi sono arrivate notizie contraddittorie. Un suo collaboratore sostiene che non sia in fin di vita ma che abbia solo una brutta bronchite dalla quale si sta riprendendo. Certo che a quell’età anche una brutta bronchite può essere pericolosa.

          1. Alex67

            Cari Joe e Giusi, confermo per certo che la situazione non è grave e legata solo ad una bronchite in via di guarigione. Saluti

              1. Mi associo (anche perché se il signore lo chiama in Cielo, la vedo grigia… non che non ci siano altri esorcisti, ma forse nessuno come Padre Amorth tiene desta l’attenzione sul tema)

  5. Alessandro

    Non firmo l’appello del Foglio perché in buona sostanza dice: “Santità, ci sono grosse grane che La dovrebbero riguardare, se n’è accorto? Se non se n’è ancora accorto, si svegli e cominci a metterci mano, come finora, purtroppo, non ha fatto. Se se n’è accorto, Le ricordiamo che al riguardo il Suo ministero imporrebbe ben altre intraprendenza e gagliardia”.

    Ecco, pur rispettando i firmatari – tra i quali non mancano certo cristiani che amano la Chiesa e la servono con encomiabile impegno -, mi sembra che un fedele non debba aderire ad un appello pubblico di questo tipo, cioè – di fatto – a una pubblica ramanzina rivolta al Papa, corredata da ammaestramento su come egli dovrebbe fare il suo mestiere.

    So di essere tacciabile di incoerenza, poiché proprio su questo blog, e quindi pubblicamente, manifestai perplessità e critiche su talune scelte pastorali di Francesco.
    Tuttavia, sempre su questo blog mi dissi infine convinto che esprimere pubblicamente queste rimostranze possa solo concorrere ad alimentare confusione e disorientamento nei fedeli che le leggessero, favorendo una insana disistima nei confronti del Papa (oltre che pungolando pericolosamente la mai doma, recidiva superbia del sottoscritto).
    Quindi, per quanto mi riguarda eventuali riserve che seguitassi a nutrire nei confronti dell’azione pastorale del Pontefice formeranno oggetto di esame nella mia coscienza, col soccorso della preghiera, e non diverranno di pubblico dominio (spero che la notizia non precipiti nella costernazione i numerosi media e lo stuolo di fan che pendono dalle mie labbra 😉 🙂 ). Al massimo ne parlerò al Pontefice a quattr’occhi 😉

    Debbo inoltre precisare che a mio avviso all’interno della Chiesa è all’opera un tentativo, che non nasce oggi ma che sta perniciosamente ingrossando, di inquinare il Magistero. Poiché mi pare che ne siano protagonisti (quanto consapevoli non so giudicare) anche vescovi e porporati, e poiché non reputo di dover stare in silenzio davanti a questa operazione aberrante, anche su questo blog ho già staffilato presuli quando mi è parso che, più che a obbedire alla Chiesa, fossero dediti a mistificare il deposito della Fede.
    Concretamente: il fatto che siano vescovi e porporati non mi sembra ragione sufficiente per non stigmatizzare pubblicamente esternazioni a vanvera, o quantomeno assai avventate, di Maradiaga, Marx, Zollitsch e perfino di Kasper.

    Poiché costoro plaudono Francesco quando incoraggia una discussione franca nella Chiesa, non s’adonteranno se, nella franchezza della discussione, riceveranno pubbliche contestazioni, anche dure, ma oneste (so di correre il rischio di incappare in qualche eccesso, e me ne scuso preventivamente). Hanno d’altronde tutte le possibilità di replicare, rilanciare, rettificare…
    Ovviamente, mi muoverò nei limiti che Admin ha il sacrosanto diritto di stabilire e di pretendere che siano osservati.

    Così la vedo, scusate la lunghezza.

    1. “Caro Papa, noi partiamo, ma tu ci devi venire appresso, appoggiarci e benedirci. Meglio anzi se prendi anche tu posizione in tal senso, perché è ora…”

      come sopra… 😉

    2. Alessandro

      Ovviamente anche quei media cattolici che collaborano all’evidente tentativo di contraffazione del Magistero da qui al Sinodo reclamizzeranno all’infinito dichiarazioni e interviste di presuli e porporati che accreditano l’immagine della Chiesa di Francesco come Chiesa “nuova”, “profetica”, “conciliare”, “autenticamente evangelica”, tutta misericordia e perdono, spalancata alle esigenze vere degli uomini in carne e ossa, in contrapposizione a quella vecchia (sottinteso: del Papa emerito), conservatrice, reazionaria, tutta legalismo, rigorismo, impermeabile al vissuto concreto degli uomini, sollecita solo a sorprendere in peccato e a condannare i fedeli.

      Perciò è tanto più urgente che questa insipiente e perniciosa mistificazione della realtà sia contestata con coraggio e nettezza dai fedeli. Che i media “laici” zelino voluttuosamente per danneggiare la Chiesa è deplorevole ma prevedibile. Non è ammissibile che lo facciano anche i media cattolici.

        1. Alessandro

          Sì, esatto, m’hai “sgamato” 🙂 , ho letto il tuo commento e m’è venuto da scrivere il mio… mi son detto: se anche al saggio e paziente Bariom qualcosa non torna nel modo in cui qualche mezzo d’informazione cattolico ha dipinto il Concistoro, allora non è solo un’impressione del puntiglioso e scontroso Alessandro che c’è qualcosa che non va 😉 🙂

    3. Alessandro

      E’ un bene per la Chiesa che, davanti all’offensiva capeggiata della conferenza episcopale tedesca e finalizzata (tra l’altro) ad ammettere i divorziati risposati alla comunione eucaristica, il prefetto Mueller tenga il punto (non credo di ingannarmi nel ritenere che la fermezza quasi brusca delle sue parole denoti quanto lo infastidiscano queste pressioni, provenienti da vescovi e cardinali, quanto le consideri ingiustificate e deleterie):

      “Il divorzio non è un cammino per la Chiesa, la Chiesa è per l’indissolubilità del matrimonio. Io ho scritto molto, anche la Congregazione per la dottrina della fede ha fatto tanti documenti, il Concilio Vaticano II ha detto molto sul matrimonio e la dottrina della Chiesa è molto chiara.
      Non si tratta della mia opinione. Abbiamo la dottrina della Chiesa che è espressa anche nel catechismo, nel concilio di Trento, nel concilio Vaticano, in altre dichiarazioni della nostra Congregazione. La pastorale non può avere un altro concetto rispetto alla dottrina, la dottrina e la pastorale sono la stessa cosa. Gesù Cristo come pastore e Gesù Cristo come maestro con la sua parola non sono persone diverse.

      Strade nuove sì, ma non contro la volontà di Gesù. La misericordia di Dio non è contro la giustizia di Dio. Il matrimonio è un sacramento che fonda il legame indissolubile tra i due coniugi. Nuove strade e nuovi cammini devono approfondire il sapere (della dottrina, ndr.). Tanti non lo conoscono e pensano che il matrimonio sia solo una festa che si celebra nella chiesa, ma i coniugi si danno la parola di vivere insieme integralmente, nel corpo, nel sesso, nell’anima, nella fede, nella grazia di Dio. Dobbiamo aiutare anche quelle persone che sono in una situazione molto difficile, ma se il matrimonio è indissolubile non possiamo sciogliere il matrimonio. Non c’è una soluzione, poiché il dogma della Chiesa non è una qualsiasi teoria fatta da alcuni teologi, ma è la dottrina della Chiesa, niente altro che la parola di Gesù Cristo, che è molto chiara.

      Io non posso cambiare la dottrina della Chiesa.
      E’ lamentabile (deprecabile,ndr) che [molti cattolici] non conoscano la dottrina della Chiesa. Ma non possiamo ridurre la rivelazione e la parola di Gesù Cristo perché tanti cattolici non conoscono la realtà. Ci sono tanti che non partecipano alla messa domenicale perché non sanno che valore ha per la loro vita. Non possiamo dire, come conseguenza, che la messa è meno importante! Sarebbe paradossale se la Chiesa dicesse: poiché non tutti conoscono la verità, la verità non è obbligatoria per il futuro.

      [Su questi temi ci può essere una spaccatura tra cardinali?] No, la dottrina della Chiesa è molto chiara. Dobbiamo cercare come sviluppare la pastorale per il matrimonio, ma non solo per i divorziati risposati, per coloro che vivono nel matrimonio. Non possiamo focalizzarci sempre su questa unica domanda, se possono ricevere la comunione o no. I problemi e le ferite sono il divorzio, i bambini che non hanno più i loro genitori e devono vivere con altri che non sono i propri genitori: questi sono i problemi.

      Noi vogliamo favorire il matrimonio e la famiglia poiché è la cellula originale di tutte le società e della Chiesa. Sappiamo come è la situazione, c’è una ideologia contro la famiglia e contro il matrimonio, chiaramente ci sono e ci sono sempre state difficoltà personali e individuali nei matrimoni, ma qui si tratta del matrimonio come istituzione divina. Non vogliamo solo difendere il matrimonio e la famiglia, ma anche aiutare lo sviluppo della famiglia nella nostra società. Chiaramente Gesù Cristo ha istituito il matrimonio come sacramento, con gli elementi della indissolubilità, della bipolarità dei due sessi, anche fondamentale, e anche di altri doni della famiglia. Questo sarà il cammino della Chiesa, che non vuole e non può ridurre il valore del matrimonio e della famiglia. Al contrario, vogliamo sviluppare e avere una nuova conoscenza di questo valore fondamentale per i coniugi ma anche per bambini. Si parla poco dei bambini, si deve parlare di più dei bambini, che sono il futuro dell’umanità”

      http://vaticaninsider.lastampa.it/inchieste-ed-interviste/dettaglio-articolo/articolo/matrimonio-marriage-matrimonio-32349/

      1. Giancarlo

        Si, mi confortano non poco le parole del card. Muller. Tuttavia non mi piace quello che si profila all’orizzonte. Non credo che i vari episcopati del nord Europa e del nord America (più altri ancora) si lasceranno smontare tanto facilmente. La chiesa, secondo il mio modestissimo avviso, sta spaventosamente scricchiolando.

        Amo il papa. Sono con il papa. Prego per il papa e per la chiesa.

      2. Parole chiarissime e univoche. Grazie per averle qui riportate Alessandro.

        Ciò che forse andrebbe ripensato, nell’ottica di “nuovi cammini” o “nuova pastorale”, sarebbe forse piuttosto un serio cammino di preparazione al Sacramento del Matrimonio, in cui venga acquisita una seria consapevolezza di fronte all’impegno richiesto e alla volontà di assumerlo.

        Il Matrimonio non è esattamente come gli altri Sacramenti… per certi versi è paragonabile ad una Ordinazione o all’assunzione di speciali Voti. Non scordiamo mai che quella al Matrimonio Cristiano è la chiamata ad una precisa e particolare Vocazione.
        Ora per qualunque diverso ruolo e risposta ad una chiamata (anche di servizio) all’interno della Chiesa, non mi risulta esistano formazioni che si risolvono in 4/5 incontri e al massimo in un mese di tempo.
        Al di là del tempo poi, è necessario un giusto “vaglio” e maggiore è l’assunzione di responsabilità, maggior è l’attenzione che viene posta nel vaglio delle posizioni e delle intenzioni.

        Pensiamo a cosa accadrebbe se solo fosse necessaria una preparazione, chessò di un anno… apriti cielo!

        Questo non per porre banali impedimenti (che però realmente farebbero già da sbarramento alla visione unicamente “festosa” del rito…), ma per dare l’opportunità di crescita, di vaglio della vocazione, di vaglio su chi sia la persona che sia ha di fianco o addirittura di scoperta della Fede stessa da parte dei fidanzati.

        Poca importanza poi mi pare vanga dato ad un ulteriore aspetto: è o non è la Famiglia Cristiana la “culla” dove nascono e vengono formati i Figli di Dio?
        Certo Dio può far sorgere “figli di Abramo anche dalle pietre” ;-), pur tuttavia, mi pare che ordinariamente abbia scelto la strada dell’unione Sponsale tra un Uomo e una Donna.
        Bene, se così è, perché viene posto così poco l’accento sull’impegno (direi obbligo per le coppia cristiane) alla formazione Cristiana dei Figli?

        Insomma, ammesso che quanto scritto abbia un senso e delle fondamenta dottrinali e teologiche, credo che ben altre strade sarebbero da percorrere viste le emergenze, le sfide, le sofferenze della situazione attuale… certo vi sono (o vi sarebbero) coloro che rischiano comunque di trovarsi “in mezzo al guado”, in una situazione difficilmente sanabile, ma su questo mi sono già espresso e pur contando sulla giusta e dovuta Misericordia da parte della chiesa tutta, alcune situazioni non possono che fare i conti con scelte liberamente compiute a suo tempo, in una direzione piuttosto che in un’altra.

        1. Alessandro

          Grazie a te Bariom, penso anch’io che sia decisamente da ripensare “un serio cammino di preparazione al Sacramento del Matrimonio”.

          D’altronde, come dici tu, davanti a tanti dolorosi fallimenti, come non domandarsi se è mancato qualcosa nel cammino di discernimento che conduce al Matrimonio?
          Ciò a mio avviso mostra anche quanto sia viziato da un approccio ideologico, e perciò irrealistico, tutto questo concentrarsi sui sacramenti ai divorziati risposati.

          Dinanzi al moltiplicarsi dei fallimenti matrimoniali, un sano realismo pastorale non dovrebbe anzitutto chiedersi se sia una carente preparazione al Sacramento a facilitare (ferma restando la libertà degli sposi, che nemmeno la preparazione più accurata può immunizzare contro la possibilità di peccare) il dilagare del fenomeno delle separazioni e dei divorzi? E quindi un sano realismo pastorale non dovrebbe anzitutto attrezzarsi a lavorare su questo versante, facendone una priorità? Ed invece poco se ne parla.

          Penso che, con l’approssimarsi del Sinodo, non cessaranno gli sforzi di chi cerca di intorbidire il clima, ma avverrà una decantazione che farà emergere più chiaramente quali sono le vere “urgenze” pastorali del nostro tempo a riguardo della famiglia.

          1. Alessandro

            C’è anche da notare che, come ha dichiarato il cardinal Daniel DiNardo di Houston, durante il recente Concistoro alcuni porporati africani hanno rilevato che loro sono alle prese con il contrasto alla poligamia, e che sarebbe difficile risultare convincenti nel predicare che Dio vuole che un uomo abbia una sola moglie se eventuali “seconde nozze” fossero “benedette” dalla Chiesa, tanto da consentire a chi le contraesse di accedere alla comunione eucaristica.

            Insomma, forse anche sulla questione “divorziati risposati” occorrerebbe ascoltare non solo le proposte più o meno “fantasiose” di taluni vescovi occidentali, che finora hanno occupato quasi per intero la scena massmediatica. Altre voci di presuli di altre parti del mondo non sono meno meritevoli di attenzione…

            http://www.bostonglobe.com/news/world/2014/02/26/african-voices-catholic-divorce-debate-boost-conservative-side/FfVP2CY1bQyhTZgc0CNdXO/story.html

              1. Alessandro

                Il geniale neocardinale Nichols ha trovato la soluzione del problema (come non averla avvistata prima? Fortuna che esistono pionieri illuminati che dissodano i sentieri che menano alla verità).

                Se si cessasse di assegnare tutta questa importanza alla recezione della comunione eucaristica, se insomma la Chiesa si convincesse che uno può essere un “faithful Catholic”, un cattolico fervente e sinceramente fedele (tradurrei: “un cattolico in piena regola”) anche se non può ricevere la comunione eucaristica, i divorziati risposati potrebbero essere riconosciuti dalla Chiesa come persone alle quali non manca nulla di essenziale per essere “faithful Catholics”, e quindi (sottinteso) smetterebbero di chiedere l’Eucaristia “quando noi tutti capiamo che non possono accedere ad essa” (perché continuare a rivendicarla se, anche senza riceverla, manca loro nulla di essenziale per essere riconosciuti “faithful Catholics”, cattolici in piena regola)?:

                “Dobbiamo rendere possibile che non sia così importante com’è oggi l’identificazione tra ricevere l’Eucaristia ed essere un “faithful Catholic” [“un cattolico in piena regola”, tradurrei].”

                Sommessamente obietterei: il divorziato risposato che non si astenga dagli atti propri dei coniugi non può accostarsi alla comunione eucaristica poiché versa in uno stato di peccato grave abituale.
                Fermo restando che costui non è escluso dalla Chiesa e va amato come Dio ci comanda di fare nei confronti di ciascuno dei fratelli, come è possibile che a chi versi in uno stato di peccato grave abituale non manchi alcunché di essenziale alla pienezza della vita di Fede?
                In altri termini: come è possibile che chi, in quanto è macchiato di peccato grave, non può ricevere la comunione eucaristica non difetti di alcunché di essenziale alla pienezza della vita di Fede? Poiché la comunione eucaristica è, per il fedele peregrinante, culmine della vita cristiana e dell’intima amicizia con Cristo, come potrà non difettare di alcunché di essenziale chi non può fruire di questa comunione? E come potrebbe vivere una vita pienamente cristiana (da “faithful Catholich”, appunto) colui al quale il peccato commesso impedisse di aderire a Cristo in quella pienezza di intimità che solo la recezione del sacramento eucaristico dischiude?

                Come può il cardinal Nichols non accorgersi che questo approccio svilisce nientemeno che il Sacramento dell’Eucaristia, con conseguenze che ognuno può figurarsi?

                Forse gli conviene leggersi il tweet odierno di Papa Francesco: “L’Eucaristia è essenziale per noi: è Cristo che vuole entrare nella nostra vita e riempirla con la sua grazia”.

                http://www.thetablet.co.uk/news/479/0/you-can-be-a-faithful-catholic-without-taking-communion-says-cardinal-nichols

          2. Torno sull’argomento per sottolineare come i “tanti dolorosi fallimenti” non sono solo fallimenti e sconfitte a livello personale e/o delle singole coppie, ma una ferita profonda al valore del Sacramento, alla credibilità della Testimonianza Evangelica e in ultima analisi alla Verità stessa della Signoria di Cristo.

            Può sembrare un’affermazione forte e quasi sacrilega, ma pregherei chi legge di interpretare tali affermazioni secondo un punto di vista di che sta “fuori” della Chiesa e non necessariamente contrario o “nemico” (anche se è un termine che non mi piace…).

            Oggi, onestamente, possiamo dire che c’è una reale differenza tra chi vive questo Sacramento dall’interno, piuttosto che dall’esterno della Chiesa (per non parlare poi del fidanzamento)?
            Uso impropriamente i termini “dall’interno” e “dall’esterno”, ma penso si comprenda il senso.
            Il matrimonio Cristiano, dovrebbe BRILLARE per i dono di Grazia che lo contraddistinguono: Fedeltà, Apertura alla Vita, capacità di Perdono, Amore oblativo e gratuito, e potremmo continuare…
            Non sarebbe neppure questioni di numeri… se anche fosse prerogativa di un relativamente piccolo numero di coppie, questo modo di vivere il Matrimonio, sarebbe un luce tanto potente e un status tanto desiderabile da attirare a sé molti.
            Purtroppo, temo tutti siamo testimoni di quanti Matrimoni falliscano proprio tra quelli che di questa Luce dovrebbero essere (e a volte sono) portatori, già prima di essere coppia, Marito e moglie.

            Perché questo avviene sarebbe lungo da spiegarsi per quanto attiene le dinamiche umane, ma per quanto attiene a quelle prettamente spirituali, fondamentalmente potremmo ridurre tutto alla perdita della CENTRALITA’ della FIGURA di CRISTO all’interno delle dinamiche del vissuto della coppia di Sposi.
            Come per la Chiesa stessa (Famiglia Chiesa Domestica), CRISTO è e deve sempre essere la Pietra Angolare, la Sorgente e il Fine di ogni rapporto che si inserisca nell’alveo di una vita Cristiana.

            Ecco perché sopra dicevo di come il fallimento dei matrimoni che si dicono cristiani, minano la verità stessa della signoria di Cristo. Sono, per usare una sola parola: di “scandalo”.
            Ecco perché oggi più che mai è NECESSARIO e URGENTE tornare alla fonte di questo Sacramento e tenerlo fortemente legato, anzi renderlo un tutt’uno, con un serio cammino di conversione personale, con una pastorale “mirata” e costante.
            Ecco che, ferma restando la tremenda libertà di peccare di ogni singolo individuo (ma il singolo peccato, la singola caduta non sarebbero neppure questi motivi del fallimento di un Matrimonio se non qualcosa che assomiglia di più all’abiura…), il risorgere di questo splendido Sacramento Incarnato, di questo immenso Dono di Grazia all’Uomo, può tornare ad essere per chi lo vive cristianamente e per chi deciderà di viverlo in tal modo, Uno, Unico, Santo, Indissolubile… sinché morte non ci separi.

  6. giovanni de marchi

    La lettera di don Pichetto era così irritante che… sembrava finta! Invece GLF è riuscito a esprimere perfettamente i miei sentimenti. La strategia del Papa spetta al Papa. Che ne risponde direttamente al suo Principale. Per le sacrosante battaglie civili e culturali non deve servire il suo fuoco di copertura.
    Giovanni DM

  7. Anch’io come Ferretti sono un lettore del Foglio, e come tale capisco e condivido l’appello di Ferrara. Pero’ capisco anche le motivazioni di Ferretti. In definitiva trovo che entrambe le posizioni siano accettabili, quando si pensi che l’appello di Ferrara e’ un modo per sollevare un problema, piu’ che per sollecitare il Santo Padre.
    La lettera di don Pichetto e’ invece addirittura vergognosa, se si pensa che Gesu’ ha mandato gli apostoli nel mondo per diffondere la buona novella, beh, penso che l’avesse chiesto a don Pichetto avrebbe ricevuto risposta negativa: a lui basta di saperlo per se’.

  8. Giancarlo

    Le due lettere, quella di GLF e quella di Don Federico Pichetto sono profondamente diverse e, per certi versi, di segno opposto.

    GLF condivide in pieno, nei contenuti, la lettera di Ferrara, solo che ritiene inopportuno presentare quelle riflessioni al papa. Lui sarebbe pronto a sottoscrivere subito la lettera, purchè si cambiassero i destinatari.

    Don Federico Pichetto, invece, contesta nel merito la lettera. La chiesa non scatena controffensive, dice don Pichetto. Il papa non può fare l’alfiere ed il pedone, il cavallo e la torre: sono i laici a doversi mettere in gioco.

    Ora, io condivido che il papa non debba fare l’alfiere ed il pedone, il cavallo e la torre; però, restando alla similitudine degli scacchi, il papa deve fare il re. Ed un re, che si vede attaccato da un nemico, non può far finta di niente. Ha una responsabilità nei confronti del suo popolo; deve organizzare una difesa.

    Si può discutere se sia opportuno o meno “suggerire” al papa, in forma pubblica, la linea da tenere. Ma certo, nella sostanza, mi sento di sottoscrivere la lettera di Giuliano Ferrara.

    Qualcuno paventa il desiderio dell’ “uomo forte”. Insomma, chiedere, da parte di fedeli e di laici che amano e rispettano il papa, una risposta più decisa della chiesa ad un vergognoso attacco dell’onu, sarebbe come rinunciare al confronto e preferire lo scontro. Forse, per qualcuno, ancora non è chiaro: SIAMO GIA’ IN GUERRA.

    La chiesa non può non reagire. Il papa non può rinunciare al suo ruolo di guida. Lo farà nei modi e nei tempi che lui riterrà opportuni, ma deve farlo. E’ Gesù stesso che gli dice: “pasci i miei agnelli, pasci le mie pecore”. Questo è il mandato, la missione che il Signore affida a Pietro. Dire “pasci” significa affidargli il gregge perché vada avanti e il gregge lo segua come si segue il pastore di cui le pecore conoscono la voce. Le parole di Gesù conferiscono a Pietro l’autorità propria di Gesù Cristo sul suo popolo. È l’autorità di Gesù sul suo popolo che il ministero di Pietro dovrà rendere visibile nella storia.

    1. Se siamo in “guerra”, allora lo si è sempre stati…
      Tutto sta a capire chi è il nemico (sempre lo stesso), quali sono le armi e le strategie.
      L’uomo ha usato anche la bomba atomica dicendo che lo si faceva per la pace e la vittoria del “bene”.

      “Dire pasci significa…” anche tante altre cose e non a caso il pascere è azione principale le “pastore”, né del generale, né del condottiero.

      Poi per carità, ci può stare questo e quello, ma l’accento posto sempre più spesso su un solo aspetto (non il fondamentale perché Cristo non è venuto in terra per porsi a capo di un esercito – mi pare – e se avesse voluto, o fosse stara la Volontà del Padre, l’avrebbe fatto) e con toni da “guerra santa”, mi lascia sempre piuttosto perplesso.

      “La chiesa non può non reagire…” Affermazione perentoria.
      Chi lo dice? Che reazione? Quali mezzi? Quali modi? (vedi sopra…)

      Domande che pongo non perché mi si faccia un elenco di risposte, ma solo per invitarci alla riflessione.

      1. Giancarlo

        Be’, è vero, noi cristiani siamo sempre in guerra; contro il peccato naturalmente, ma anche contro chi del peccato vuol fare legge. Tra questi mi pare di distinguere abbastanza nitidamente il volto dell’onu e di tutti coloro che approvano, sostengono e promuovono le politiche antiumane.

        Quali devono essere le nostre armi, quali le strategie? La preghiera naturalmente, prima di tutto; comunitaria e quindi promossa dal papa e da tutti coloro che ne hanno responsabilità; e personale. Ma poi, anche la lotta politica; il confronto e, se necessario, lo scontro aperto e senza sconti a nessuno, sul piano culturale. Poi, sul piano dell’applicazione di certe leggi infami (aborto), obiezione di coscienza naturalmente (come già avviene, per fortuna). Ma anche la spregiudicata, sistematica e reiterata violazione di tutte le norme, relative all’ideologia gay, che presto saranno varate a tutela dei gay e contro il bene dell’uomo.

        Guerra culturale quindi. Guerra combattuta con le armi della fede e della ragione. MA GUERRA.

        Che c’entra dunque la bomba atomica? Chi ha parlato di condottieri, eserciti e guerra santa? Non equivocare, per favore, con evidente intento provocatorio. Io parlo di guerra: ma ne parlo nel senso che è da escludere, nel modo più assoluto, ogni possibile dialogo con questa gentaccia (onu e compagni di merende); è semplicemente improponibile un qualunque accordo; impensabile un tavolo intorno al quale, noi cattolici, sedersi con i nemici dell’uomo. Dunque non resta che la guerra.

        Sul ruolo del papa, tra cattolici, non ci dovrebbero essere equivochi: è la nostra guida, il nostro pastore. Lo è per mandato divino. Io non ho mai pensato che il papa sia il nostro generale o condottiero. Ribadisco: è il nostro pastore. Un pastore guida il suo gregge.

        Infine. Certo che la chiesa deve reagire. Perché non reagire significherebbe incoraggiare i nemici. Gesù, quando è stato accusato, ha reagito con forza e guardando dritto negli occhi chi lo accusava. La stessa cosa deve fare la chiesa quando la si accusa falsamente.

        1. La “bomba atomica” ci sta (come metafora… non vedo come altro intenderla), quanto in questo discorso ci sta la parola GUERRA che tanto ami scrivere in maiuscolo 😉

          Per il resto questo tuo ulteriore commento chiarisce meglio alcuni punti, ma parole come “scontro”, “reagire” (secondo un ben nota legge ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria), “nemici” per concludere con un “Dunque non resta che la guerra”, non possono che ingenerare che un certo tipo di fraintendimento (condottieri, eserciti e guerra santa non li avrai scritti a chiare lettere, ma possono a buon diritto rientrare ne frasario…). Se fraintendimento c’è stato.

          Comunque da parte mia ho espresso il mio pensiero e non penso di tirarla tanto per le lunghe.
          Buon resto di Domenica Giancarlo.

          1. Giancarlo

            Quello che ho scritto è chiaro come il sole: non ci può essere alcun tipo di dialogo con gente che promuove l’aborto, , il divorzio, l’ideologia gender, la pedofilia, la distruzione della famiglia e della persona con ogni mezzo. Questi sono nemici dell’uomo e come tali vanno trattati. Le parole “scontro”, “reagire”, “nemici” e “guerra”, parole che io ho usato nel mio precedente commento, sono parole pienamente legittimate dalla gravità degli attacchi di ogni genere portati contro la chiesa ed i cattolici, ma, soprattutto, contro l’umanità. Le parole “condottieri”, “eserciti” e “guerra santa” le hai scritte tu, ma non esprimono affatto il mio pensiero. Ho già detto che, quando parlo di guerra, è perché non c’è spazio per il dialogo e quindi non resta che la guerra; e, di nuovo, mi vedo costretto a ribadire che trattasi di guerra culturale, combattuta con le armi della ragione e della fede. MA GUERRA!

            Se non vuoi sentir parlare di guerra, dimmi tu di cosa vuoi parlare con questi soggetti.

  9. alessandra

    ferretti si innervosisce perchè l’intenzione, il vero motore delle cose…è falsa. Si quella di Ferrara nasce dalla sua intelligenza strategica che può spostare la nostra intenzione su un piano di verità a specchio a ologramma che si rifrange e ti confondecome scriveva Admin molti post fa…solo una che accetta di capire le intenzioni furbe nel suo campo può capire questa furbizia, intenzione mascherata, anche solo come postazione intellettuale…(come forse potrebbe aver fatto Ferrara), del campo avverso. Caro Foglio, non tutti sanno fare bene i cavalli di troia, bisogna avere una vera poesia e Ferrara non è Omero ma solo uno dei guerrieri stippato nella pancia

  10. alessandra

    ringrazio veramente di cuore che sia stato autorizzato il mio commento, sono poco vicina al Foglio, scrivo poco, ma leggo spesso però e vi voglio bene! la bellezza della differenza, nell’unione perchè Dio ci è padre….

  11. Sara

    Concordo pienamente con la lettera del Foglio (anche nella “buona sostanza” che Alessandro ha sintetizzato). E concordo pienamente col commento di Giancarlo (23 febbraio 2014 alle 10:27). Ugualmente, non ho firmato, per le stesse motivazioni addotte da Alessandro. Prego che la Chiesa sappia sempre tenere accesa quella luce che non è fatta per essere tenuta sotto il moggio, ma per illuminare il mondo.

  12. John

    Io ho firmato, fosse stata una lettera poco rispettosa verso il Papa non l’avrei fatto, ma non mi sembra così e i contenuti sono inappuntabili. Le ragioni addotte da Ferretti, ALessandro e altri le capisco (non quelle del don in questione che ho trovato insignificanti e poco comprensibili), però il momento è troppo grave, ho paura per mia figlia, per il mio lavoro (sono insegnante e temo l’indottrinamento obbligatorio) e qualunque iniziativa pubblica smuova la cappa di silenzio è ben accolta. Papa, cattolici, musulmani laici, abbiamo bisogno di tutti perché tutti sono indispensabili, per cui ben venga l’appello di Ferrara, anche se su altri argomenti posso dissentire da lui.
    Grazie dello spazio

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