Ateo a Wall Street, credente fra i barboni


chris-arnade

di Andrea Galli     Avvenire
I media hanno amplificato la voce di chi negli Stati Uniti ha preso male i passi della Evan­gelii Gaudium in cui il Papa critica la teoria della «ricadu­ta favorevole», quella per cui «ogni crescita economica fa­vorita dal libero mercato riesce a produrre di per sé una maggiore e­quità e inclusione sociale nel mon­do », e in cui denuncia la «cultura del benessere che ci anestetizza», che ci rende «incapaci di provare compas­sione dinanzi al grido di dolore de­gli altri». Ma c’è chi, invece, prove­niendo dal cuore del capitalismo a stelle e strisce, Wall Street, ha trova­to queste e altre parole di Bergoglio centratissime.
Chris Arnade, dopo un dottorato in fisica alla John Hopkins University, ha lavorato per 20 anni come trader per ‘Salomon Brothers’, la banca d’investimenti poi rilevata dal co­losso ‘Citigroup’. Nel 2012 ha deci­so di lasciare il mondo della finanza, una carriera con emolumenti a sei cifre, ‘prosciugato’ a livello esisten­ziale e assuefatto da un mondo che non sentiva più suo. È rimasto a New York, ma ha cambiato mestiere, dan­dosi alla fotografia. E da Manhattan ha spostato l’attenzione verso Hunts Point, nel South Bronx, uno degli an­goli più degradati d’America, dove oltre la metà dei 50mila abitanti vi­ve al di sotto della soglia di povertà, dove il tasso di criminalità è il più al­to di tutta l’area di New York ed e­roina e crack sono onnipresenti, tra spaccio e tossicodipendenza.Arnade ha iniziato a documentare questo mondo di reietti, di vite ai margini della società, e ha iniziato a raccontare su un quotidiano dall’al­tra parte dell’Atlantico, il Guardian , quello che sta imparando giorno do­po giorno. L’11 dicembre ha dedica­to un commento alla scelta fatta da Time di nominare Bergoglio uomo dell’anno e ha presentato la Evange­lii Gaudium come una lettura im­prescindibile per cattolici e no. «Pa­pa Francesco è una gola profonda per i poveri» ha intitolato il pezzo, facendo riferimento al ruolo di gola profonda avuto da un altro perso­naggio dell’anno, Edward Snowden. «Quando lavoravo a Wall Street ne­gli anni ’90 – ha scritto Arnade – viag­giavo per lavoro nella patria del Pa­pa, l’Argentina. Ero uno dei molti stranieri che andavano lì a dire co­me avrebbero do­vuto riformare il Paese, aprirlo al libero mercato. Cosa che è stata fatta e ha funzio­nato fino al crollo del 2001. Girava­mo in taxi – ha continuato l’ex trader – alla larga degli slum che circondavano Buenos Aires. Nessun banchie­re vi si addentra­va, era troppo pe­ricoloso si diceva. Noi spostavamo numeri su fogli di lavoro elettronici, numeri che rap­presentavano delle persone. Papa Francesco invece andava in queglislum, regolarmente, e vedeva quel­lo che noi non vedevamo. È come ha scritto nella sua esortazione aposto­lica: gli esseri umani sono conside­rati come dei be­ni di consumo, che si possono usare e poi get­tare. La vittoria del libero merca­to è stata quella di rendere ‘em­patia’ una paro­laccia. A Wall Street certamen­te è così.  Non puoi fare soldi se inizi a chiederti come li fai, chi ferisci, e chi re­sta indietro».
Ma a colpire l’at­tenzione è stato l’articolo che Ar­nade ha firmato alla vigilia di Na­tale, raccogliendo sul sito del Guardian oltre 2.000 commenti di lettori: «Le persone che più hanno sfidato il mio ateismo sono stati drogati e prostitute».
Definitosi ateo dall’età di 16 anni, da sempre ammiratore della prosa cau­stica di Richard Dawkins, Arnade è arrivato a riconsiderare la sua posi­zione colpito dalla fede trovata tra i «left behind», gli ultimi. Quelli che nella sua visione sarebbero dovuti essere i più convinti assertori della non esistenza di Dio, visto l’inferno in cui si trovano. E invece «Sarah, 15 anni passati sulla strada, porta una croce attorno al collo. Sempre. Mi­chael, da 30 anni anche lui sulla stra­da, porta un rosario in tasca. Sempre. E in ogni casa di consumatori di crack,nell’edificio più squallido e de­solato, si può trovare una Bibbia a­perta fra siringhe, accendini e pipe da crack».
Takeesha, un’infanzia di abusi e una vita finita nel mercato del sesso a pa­gamento, ha chiesto al suo intervi­statore di essere presentata così: «Prostituta, madre di sei figli e fi­glia di Dio». «Siamo tutti peccatori – ha scritto Arnade – e sulla strada i drogati, gli ultimi, nelle loro bat­taglie quotidiane e nella loro quo­tidiana vicinanza alla morte lo ca­piscono in modo viscerale. Molta gente di successo no. Il loro senso di sé e la loro freddezza emotiva hanno anestetizzato la percezione della loro fallibilità».
Tutto a un tratto l’ateismo è appar­so all’ex agente di Wall Street come una posizione intellettuale accessi­bile per lo più a quelli che hanno a­vuto successo nella vita. Ed è arriva­to a dire addio al ‘suo’ Richard Dawkins, che ora gli sembra «una persona così lontana dall’umanità e dall’ambiguità della vita» da essere finito a fare «quello che sostiene di odiare negli altri: predicare parten­do da una posizione di vantaggio ed egoista».

47 pensieri su “Ateo a Wall Street, credente fra i barboni

  1. Bellissimo articolo.
    Da meditare: «Le persone che più hanno sfidato il mio ateismo sono stati drogati e prostitute».
    «…gli ultimi. Quelli che nella sua visione sarebbero dovuti essere i più convinti assertori della non esistenza di Dio, visto l’inferno in cui si trovano. E invece…»

    E invece, non ha caso sta scritto che molti di questi, ci passeranno avanti…

  2. “Tutto a un tratto l’ateismo è appar­so all’ex agente di Wall Street come una posizione intellettuale accessi­bile per lo più a quelli che hanno a­vuto successo nella vita.”

    1 Cosa vole dire “hanno avuto successo nella vita?
    2 Sono credenti in maggioranza i più disgraziati?
    3 L’ateismo non è all’altezza del loro livello intellettuale?
    4 Vuole dire che più si alza il livello intellettuale più si abbassa la credenza?
    3 E allora i cattolici che scrivono su questo (con permesso) blog? I Paolo Pugni, i Bariom, Alessandro, Roberto, Giancarlo, Joe, e tutti quegl’altri gli altri, che non sono né drogati né prostitute né (da quello che si capisce) troppo indigenti?

    1. 61Angeloextralarge

      Alvise: tu non sai cosa hanno vissuto e stanno vivendo “i cattolici che scrivono in questo blog”. Non sai i loro trascorsi, le loro gioie e le loro sofferenze. Ti boccio spudoratamente il punto 5 (che hai chiamato nuovamente 3).
      Buffo però! Visto che “noi” siamo cattolici e tu no, avresti dovuto rimanere colpito da questo post per altre cose, e ce ne sono tante. Invece, ancora una volta quello che ti ha colpito è il desiderio di puntare il dito verso “noi”. Questa cosa l’ho definita “buffa” ma in realtà, mi dispiace per te, è molto triste.

    2. Giusi

      Alvise non rendere complicato quello che è semplice. Se hai successo nella vita e pensi che sia tutto merito tuo, se i soldi diventano un fine, se i beni materiali diventano la cosa più importante, se ti inorgoglisci, ti insuperbisci, se pensi di essere superiore agli alri, se non dici mai grazie, se gonfi il tuo ego, se non hai presente che il Signore ti può incenerire in un attimo, se disprezzi il tuo prossimo, se in una parola pensi di essere dio è chiaro che sei lontano dalla Verità così come è chiaro che è più facile allontanarsi da Dio per quelli che hanno tanto (pensa al ricco epulone). Viceversa quando non si ha niente per scelta (pensa a San Francesco) o per circostanze della vita è più facile trovare l’essenziale. Ovviamente non è uno schemino. Essendo esseri pensanti e liberi all’interno della nostra oggettiva finitezza possiamo usare l’intelligenza e il successo per fare il bene, per capire che tutto viene da Dio come di contro può accadere che un povero si incattivisca, che invidi e che diventi violento. Il post racconta un’esperienza personale.

    3. @Alvise

      1) cosa vuol dire “avere successo nella vita” come lo intende il mondo sai anche tu cosa significa.
      Non fare il finto tonto!

      2) i “più disgraziati” (termine improprio perché dis-grazia significa solo essere fuori delle grazia di Dio e gli umili i poveri per lo più sono esattamente nella condizione opposta) sono i più consapevoli della loro condizione di creature con “poveri” mezzi e spesso vittime del peccato (loro e altrui) a differenza dei “ricchi” di mezzi e di se stessi. I primi quindi (vedi le Beatitudini) sono più facilmente aperti alla Fede e al riconoscere Dio.

      3) Ecco perché l’ateismo viene più facilmente da loro rifiutato, quale che sia il loro livello intellettuale (che non necessariamente coincide con intelligenza e sapienza).

      4) Leggi sopra punto 3

      3 presumo 5) ???? Domanda inconcludente a cui difficile dare una risposta data la mancanza di senso compiuto.

      Nota a margine: sinceramente Alvise io però ti reputerei ad un livello intellettuale un po’ più elevato per porre siffatte domande (non mi riferisco all’ultima mal posta, che può capitare…), anche con tutti i limiti di un visione da non-credente.
      Forse mi sbaglio, o forse la tua estrema razio che è sempre quella di trovare un appiglio per contestare più che comprendere, ti toglie il barlume dell’intelligenza che ti attribuisco.

      1. 61Angeloextralarge

        Mario: avrò una botta di genio improvisa? Il punto 5 (3)… come la numerazione dei Salmi… l’ho capito, conoscendo chi l’ha posto e dove va’ a parare di solito… 😉

  3. sebastiano

    Provo a rispondere ad AlviseMaria, ma soprattutto ai lettori
    1) “hanno avuto successo nella vita” vuol dire in sostanza che gente che si scandalizza per il male nel mondo senza toccarlo con mano più di tanto, gente che vive una vita priva di grandi sofferenze e difficoltà.
    2) senz’altro. I più disgraziati spesso e volentieri sono più credenti delle “belle barbe”. Un po’ a modo loro, ma i meno fortunati credono, e fanno esperienza del conforto di questo loro credere.
    3) Non ho capito la domanda, e chi intendi per “loro”. Se, come suppongo, “loro” sono i disgraziati, ti invito a fare la domanda direttamente ad uno di loro, penso sarebbe istruttivo. Per quello che vale, mi sento di dirti che un clochard si fa ben pochi problemi di “livello intellettuale”, deve pensare a ben altro, per esempio, sopravvivere.
    4) Da come la vedo io la correlazione non è diretta. Livello intellettuale e seg*e mentali (scusate, ma non saprei definirlo diversamente) sono figli delle stesse condizioni. L’ateismo, a ben vedere, potrebbe appartenere alla seconda categoria.
    3 (sic) ) Qui eri stanco, ammettilo. Sbagli a numerare e fai una domanda illogica. Parti da “tra i semplici è difficile trovare atei” e arrivi a “non devono esistere credenti tra la gente con un certo livello intellettuale”. Che giro hai fatto? Spiegamelo, per piacere, mi sono perso.

  4. 61Angeloextralarge

    A Wall Street certamen­te è così. Non puoi fare soldi se inizi a chiederti come li fai, chi ferisci, e chi re­sta indietro: non solo a Wall Sreet. I soldi, onestamente, soprattutto oggi, ho seri dubbi che si riescano a fare. Soprattutto se tanti e in pochi anni.

  5. sebastiano

    Un obiettivo questo post l’ha centrato in pieno. Avevo lasciato la Evangelii Gaudium alle prime pagine, ora ho voglia di riprendere la lettura, e portarla in fondo.

    1. Sebastiano

      “3 E allora i cattolici che scrivono su questo (con permesso) blog? I Paolo Pugni, i Bariom, Alessandro, Roberto, Giancarlo, Joe, e tutti quegl’altri gli altri, che non sono né drogati né prostitute né (da quello che si capisce) troppo indigenti?”

      Qui, alvise. Se non ti ho travisato chiedevi perché, se l’indigenza porta alla fede esistono persone di fede non indigenti. E io ti ho chiesto che viaggio mentale hai fatto.

  6. Paolo da Genova

    Il pezzo mi ha ricordato un articolo di Socci o Tornielli, che raccontava il Natale in carcere e di come i detenuti facessero a gara a fare il presepe più bello, col Gesù bambino più roseo e tenero.

    @ filosofiazzero,
    Non si tratta di livello intelletuale, ma di come si guarda a sè stessi. Non è essere ricchi, intelligenti o di successo, in sè, a essere di ostacolo alla fede. La fede, in soldoni, consiste nel riconoscersi poveri, malati e nudi dinanzi a Dio. Però chi è ricco, forte, colto e ben vestito rischia di pensare di non aver bisogno di Dio. La radice del peccato è la superbia, l’arroganza di andare contro la propria coscienza, pensando di fare bene. Nessun drogato o prostituta, per la vita che fa, pensa di essere giusto. Il medico abortista, tutto casa e lavoro, rischia di pensarlo. Di qui il pericolo.

    1. Esattamente Paolo 😉
      Poi é chiaro che le situazioni possono essere di segno opposto, come anche il medico che citi ad esempio può essre tutto “casa, lavoro e …chiesa!” (ahimè), ma in senso più generale sono coloro che sanno di essere malati che chiedono aiuto al Medico (con la M non quello di cui sopra…) e certo non nascondono la loro malattia.

  7. 61Angeloextralarge

    Questo post mi riconferma in quello che credo, sul discorso della verità. ciò che oggi è vero domani non lo è più. Il domani, ovviamente, può anche durare a lungo.
    Grazie, Signore, per ogni volta che qualcuno torna a Te, perché sei Tu che non ti sei stancato di bussare. 😀

    1. 😀

      Approfitto per raccomandare alle vostre preghiere un signore ancora piuttosto giovane (ha l’età di Angela), che fino a poco fa era sano come un pesce e ora fa tre dialisi alla settimana. Lui e la sua famiglia. Grazie.

      1. 61Angeloextralarge

        Viviana: preghiere garantite. Chiedo troppo, solo il nome?
        Grazie per il “piuttosto giovane”: lo dirò spesso al mio corpo… chissà che ‘sti acciacchi…

          1. Angela, Sara, Giusi, spero arrivi a tutte e tre. Il nome è Gigi (dialisi e attesa di trapianto); e siccome sono ingorda aggiungo anche Carla (biopsia in attesa di responso). Un abbraccio a tutte/i

    1. Clockwork

      TRADUZIONE DELL’ARTICOLO ORIGINALE (dal sito del Guardian: http://www.theguardian.com/commentisfree/2013/dec/24/atheism-richard-dawkins-challenge-beliefs-homeless) – letterale letterale, scusate ma non sono nemmeno io una cima! 🙂

      titolo: Le persone che più hanno sfidato il mio ateismo sono stati drogati e prostitute
      Mi hanno ricordato che la vita non è così razionale come Dawkins pensa. Forse, l’ateismo è una lussuria intellettuale per ricchi.

      Pregavano ogni volta che riuscivano a ritagliarsi 15 minuti di tempo. Il “Predicatore”, così lo chiamavano, leggeva loro passi della Bibbia con i suoi piccoli occhiali rotondi. Era l’unico libro che avesse mai letto. Circa una dozzina di persone lo ascoltavano, pregando in silenzio e sgranellando un rosario, seduti su nudi materassi, stipati in un dormitorio intonacato a mezzo.

      Io ero un profano, un ragazzo di sedici anni che lavorava come “bidello” estivo [sono praticamente ragazzi pagati a stagioni per pulire le scuole, una specie di mini-lavoretto estivo pagato dallo stato] per il college locale, risparmiando per scappare dalla mia città natale. Gli altri che lavoravano con me, circa tre dozzine, lavoravano per mangiare, per sfamare i loro figli, per pagare il mantenimento dei figli, i bisogni necessari alla vita. Ero l’unico bianco, tutti gli altri erano Afro-Americani.

      Il Predicatore provò a convincermi a unirmi al gruppo di preghiera, chiedendomelo quasi tutti i giorni. Ho rifiutato: preferivo passare quelle piccole pause del lavoro con i miei compagni. Usavamo quel tempo per trangugiare qualcosa da bere o magari fumare una canna.

      Il predicatore mi chiedeva “in cosa credi?”, io, per rispetto, non rispondevo. Ha continuavo. Alla fine, sono scoppiato:
      “Sono un ateo. Non credo in un Dio. Non credo che il mondo abbia solo 5000 anni e non credo che Caino e Abele abbiano sposato le loro sorelle!”

      Gli occhi del Predicatore sono diventati fessure. Ha puntato il dito e ha detto “Sei un seguace delle scimmie [è intraducibile il gioco di parole tra atheist e ape-eist], vivrai nel peccato e finirai all’inferno.”

      Tre anni dopo, sono scappato dalla mia città natale, laureandomi in fisica e poi lavorando a Wall Street per vent’anni. Una vita dedicata al pensiero razionale, una vita dedicata ai numeri e alle argomentazioni argute.

      In tutto questo tempo, mi sono considerato un ateo e ho approvato quell’onda di fervore ateista che, guidata da R. Dawkins, si era formata nella comunità scientifica e aveva investito i media.

      In lui vedevo un po’ di me stesso: veloce nelle obiezioni, non a suo agio con le emozioni ma comodo nella logica, capace di esaminare una quasiasi ideologia o sistema di pensiero ed esporre i loro punti deboli. Abbiamo tutti preso in mano la bibbia, un tomo raffazzonato insieme in centinaia di anni che ha un mucchio di punti deboli. [Haha, questo è un punto divertente da tradurre] E’ il pallido e mingherlino peso mosca [uno delle categorie della boxe] adatto a chiunque voglia esercitare i suoi muscoli scientifici.

      Alla fine, lasciai il mio lavoro a Wall Street e cominciai a fotografare accattoni drogati nel South Bronx per lavoro. Quando posai il piede per la prima volta nel Bronx, pensai che avrei trovato lo stesso cinismo che avevo io verso la fede. Se qualcuno poteva apparirmi il perfetto candidato per l’ateismo, era il drogato che vedeva ogni giorno quanto ingiusto e malvagio poteva essere il mondo.

      Nessuno di loro lo è. In realtà, sono tra i credenti più forti io abbia mai incontrato, immersi in una combinazione di Bibbia, superstizione e folklore.

      Il primo drogato che ho incontrato è stata Takeesha. Se ne stava vicino le mura esterne del monastero Corpus Christi. Abbiamo parlato per circa un’ora prima che la fotografassi. Una volta fatto, le chiesi come volesse che la descrivessi. Disse, senza fermarsi: “Come chi sono. Una prostituta, madre di sei figli, e figlia di Dio.”

      Takeesha è stata stuprata da un suo parente quando aveva 11 anni. Sua madre, anche lei prostituta, la avviò al mestiere a 13 anni, che ha mandato avanti per gli ultimi 30 anni.

      “E’ triste quando è tua madre a farlo [è il commento di Takeesha stessa sulla sua vita], una persona di cui ti fidi, e lei era con me, ma sai cosa mi ha fatto sentire al sicuro in tutto questo? Dio. Ogni volta entravo in una macchina, Dio entrava con me.”

      Sonya ed Eric, eroinomani senza casa, hanno una fotografia dell’Ultima cena che si sposta con loro. L’hanno appesa in un edificio abbandonato, in una cantina piena di liquame, e ora è appesa sulle aste in un piccolo spazio sotto la strada interstatale dove ora vivono.

      Sarah, da 15 anni sulla strada, ha una croce appesa al collo. Sempre. Michael, da 30 anni, ha un rosario in tasca. Sempre. In ogni casa piena di crepe, negli edifici più oscuri, senza mobili, una Bibbia logora può essere trovata aperta tra gli aghi, le capsule, gli accendini e le pipe per il crack.

      Takeesha e gli altri drogati mendicanti sono trattati come bestie da un sistema pilotato da un razionalismo economico predatorio (un termine recentemente usato da M. Coetzee nel suo saggio: Su Nelson Mandela). Sono visti dal pubblico e ritenuti da quasi tutti dei perdenti. Come solo delle “prostitute drogate” che vivono in edifici abbandonati.

      Hanno la loro fede perchè ciò in cui credono non li giudica. Chi sono io per dire che credono in un qualcosa di irrazionale? Chi sono io per dire che l’unica cosa che dà loro speranza e permette loro di trovare qualcosa di bello in quest’orribile mondo è senza fondamento? Non posso dire loro che non c’è nulla oltre questa vita terrena. Sarebbe crudele e inutile.

      In questi ultimi tre anni, e non da dietro lo schermo del mio pc, mi hanno ricordato che la vita non è razionale e che tutti sbagliano. O, con parole bibliche, che tutti siamo peccatori.

      Siamo tutti peccatori. Sulle strade, i drogati, con le loro battaglie giornaliere e la loro vicinanza con la morte, hanno cominciato a sentirlo nelle viscere. Molte persone di successo invece no. Il loro senso di avere tutto per diritto e la loro distanza emotiva ha tramortito la coscienza della loro fallibilità.

      Presto, ho visto il mio ateismo per quello che era: una credenza intellettuale più accessibile per quelli che hanno avuto successo.

      Ho guardato indietro, a quando avevo 16 anni e ho visto il Predicatore e coloro che lo stavano a sentire in maniera diversa. Ho visto quelle donne fragili che pregavano e quelle madri che lavoravano per uno stipenio minimo come bidelle, cercando di crescere tre figli da sole. Il padre dei loro figli era andato, ubriaco, da qualche parte. Ho visto un adolescente che teneva in mano una piccola croce e ho visto una giovane donna, abusata da un padre dipendente da non so cosa, che cercava di trovare qualche momento di pace. Vedo proprio il Predicatore, che vive in una stamberga disastrata senza elettricità, cercando disperatamente di rimanere pulito [ossia di non drogarsi, non pulito nel senso di… avete capito], di dare un senso a un mondo che gliene ha dato così poco.

      Hanno trovato la speranza dove potevano.

      Voglio tornare dal me stesso sedicenne e digli di star zitto con quell’atteggiamento da “guarda quanto sono intelligente”. Voglio dirgli di apprezzare quanto la vita gli sia stata facile, con un sentiero sgombro. Un sentiero per ricchi.

      Vedo anche R. Dawkins in maniera differente. Lo vedo come una versione adulta di quel ragazzo di sedici anni, orgoglioso della sua intelligenza, incapace di capire perchè qualcuno potesse credere o pensare in maniera diversa dalla sua. Vedo una persona così lontana dall’umanità e così lontana dall’ambiguità della vita che vede se stesso giudice di chi pensa in maniera diversa.

      Vedo qualcuno che fa quello che dice di odiare agli altri. Che predica da un punto vantaggioso egoista.

      1. Clockwork

        Ripeto: scusate gli eventuali errori di ortografia e/o di sintassi, ma avevo poco tempo, e l’inglese ha spesso strutture molto diverse dalle nostre!

  8. Clockwork

    «Quando lavoravo a Wall Street ne­gli anni ’90 – ha scritto Arnade – viag­giavo per lavoro nella patria del Pa­pa, l’Argentina. Ero uno dei molti stranieri che andavano lì a dire co­me avrebbero do­vuto riformare il Paese, aprirlo al libero mercato. Cosa che è stata fatta e ha funzio­nato fino al crollo del 2001. Girava­mo in taxi – ha continuato l’ex trader – alla larga degli slum che circondavano Buenos Aires. Nessun banchie­re vi si addentra­va, era troppo pe­ricoloso si diceva. Noi spostavamo numeri su fogli di lavoro elettronici, numeri che rap­presentavano delle persone. Papa Francesco invece andava in queglislum, regolarmente, e vedeva quel­lo che noi non vedevamo. È come ha scritto nella sua esortazione aposto­lica: gli esseri umani sono conside­rati come dei be­ni di consumo, che si possono usare e poi get­tare. La vittoria del libero merca­to è stata quella di rendere ‘em­patia’ una paro­laccia. A Wall Street certamen­te è così. Non puoi fare soldi se inizi a chiederti come li fai, chi ferisci, e chi re­sta indietro».
    Bellissimo.

  9. Hanno trovato la speranza dove potevano.

    “Voglio tornare dal me stesso sedicenne e digli di star zitto con quell’atteggiamento da “guarda quanto sono intelligente”. Voglio dirgli di apprezzare quanto la vita gli sia stata facile, con un sentiero sgombro. Un sentiero per ricchi.

    Vedo anche R. Dawkins in maniera differente. Lo vedo come una versione adulta di quel ragazzo di sedici anni, orgoglioso della sua intelligenza, incapace di capire perchè qualcuno potesse credere o pensare in maniera diversa dalla sua. Vedo una persona così lontana dall’umanità e così lontana dall’ambiguità della vita che vede se stesso giudice di chi pensa in maniera diversa.

    Vedo qualcuno che fa quello che dice di odiare agli altri. Che predica da un punto vantaggioso egoista.”

    Ecco, ora, grazie alla traduzione di Clockwork, possiamo vedere quello che dice l’articolo e non quello che

    dice Andrea galli. La vergogna per l’incapacità di capire che qualcuno possa credere o pensare in maniera diversa dalla nostra.

  10. Angelina

    “Chi sono io per dire che credono in un qualcosa di irrazionale? Chi sono io per dire che l’unica cosa che dà loro speranza e permette loro di trovare qualcosa di bello in quest’orribile mondo è senza fondamento?”

    Cu’ s’a senti s’a sona. 🙂

  11. Angelina, ma anche,c’è scritto sotto:

    “Non posso dire loro che non c’è nulla oltre questa vita terrena. Sarebbe crudele e inutile.
    In questi ultimi tre anni, e non da dietro lo schermo del mio pc, mi hanno ricordato che la vita non è razionale e che tutti sbagliano. O, con parole bibliche, che tutti siamo peccatori.”

    Ma chi è Andrea Bartoli? Bel lavoro che ha fatto!

  12. Leonardo

    Resta il fatto che il capitalismo rimanga il sistema di gran lunga migliore per alleviare la povertà. Per diminuire la povertà non si può ridistribuire la ricchezza. (Anche perché, se ridistribuissimo tutta la ricchezza esistente in parti uguali, dopo una generazione saremmo al punto di prima; perché la gente non si comporta tutta allo stesso modo, quando si tratta di gestire i proprii averi). L’economia non è un sistema a somma zero: in altre parole, uno non è povero perché l’altro è ricco. Per diminuire la povertà bisogna creare nuova ricchezza; e il capitalismo, l’iniziativa privata e la libera interazione fra individui (cioè quello che un traduttore un volta ha tradotto come “il libero mercato”) sono i veicoli più adatti. Le parole “libero mercato” danno l’idea della totale mercificazione dei rapporti umani, ma quello non è il significato originario dell’espressione (che ci viene da Adam Smith). Libero mercato vuol dire appunto libera interazione fra individui.
    Non credo che Gesù (e qui qualcuno meno ignorante di me forse potrebbe dimostrarmi il contrario) abbia mai sostenuto che lo stato dovesse sottrarre di forza la proprietà privata di qualcuno, per darla a un altro (questo è un sopruso social-comunista, non è carità cristiana: la proprietà privata è un diritto individuale inviolabile); e dispiace che il papa parli molto disinvoltamente di ridistribuzione della ricchezza (forse in gioventú è stato un po’ troppo vicino al “Justicialísmo” Peronista), perché non fa altro che alienarsi le simpatie di quel mondo liberale che costituisce il baluardo piú forte contro le sinistre.

    1. @ Resta il fatto che il capitalismo rimanga il sistema di gran lunga migliore per alleviare la povertà.

      Sì, ma va specificato: il capitalismo nato nel Comune, quello che in cima ai libri contabili scriveva “Nel nome di Dio e del guadagno” e che “l’unta quercia del suo banco in Ceppo /ritornò, per i Poveri di Cristo”.

      1. Giusi

        Non sono un’esperta di economia, anzi mi fa venire l’orticaria. Sulla scia del buon senso ho sempre pensato che occorrerebbe una sorta di capitalismo etico nel quale l’imprenditore sia sempre consapevole della sua funzione che non è solo quella di accumulare ricchezza ma anche e soprattutto di crearla affinchè anche gli altri ne possano beneficiare. Certo occorrerebbero tante cose, una tassazione equa, una coscienza (c’è tanta gente che considera imprescindibili dei lussi oggettivamente esagerati), onestà etc. etc, Comunque credo anch’io che non si possa prescindere dalla proprietà privata.

        1. vale

          leggersi il taz&bao( pag. 48-49) di Tempi n. 5 del 5 febbraio -l’ultimo insomma- di Milton friedman premio nobel economia del 1976.

      2. Non c’è bisogno di qualificare Liberismo o Statalismo con “neo”. O si è dalla parte dello stato, o si è dalla parte dell’individuo. Cosa vogliamo, uno stato laico che medii tutti i rapporti umani, e che ci indichi cosa fare, compreso come educare i nostri figli, o vogliamo la libera interazione fra liberi individui, creati da Dio a sua immagine e somiglianza? Credo che per un Cristiano non ci possano essere dubbi. Cosa vuol dire eguaglianza sociale? Quella è ingegneria sociale di stampo collettivista. Il Cristianesimo non si prefigge il livellamento sociale: siamo uguali davanti a Dio, e in una società giusta siamo uguali davanti alla legge. Del resto mi pare che lo abbia detto anche Gesú, se ben ricordo: i poveri fra di voi ci saranno sempre.

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