S.O.S adolescenza

Gioventù-bruciata

di Costanza Miriano

Sto affrontando una piena adolescenza di un figlio, e una precoce preadolescenza di un altro. Il mio equilibrio psichico ne è minato, e più che distribuire consigli, ne vorrei ricevere. Insomma, più che scriverlo, questo articolo, io vorrei tanto leggerlo. Sarebbe bello che qualcuno mi potesse fornire una ricetta – possibilmente veloce e sicura – che garantisca la crescita armoniosa dei miei figli, soprattutto la loro crescita nella fede. Sarebbe bello, ma purtroppo questa ricetta non c’è.

Non c’è niente e nessuno che possa garantirci il controllo totale sul futuro dei figli, né assicurarci la loro riuscita (se ci fosse una polizza la pagherei qualsiasi cifra…). Non c’è perché educare significa anche correre il rischio che le nostre proposte non vengano accolte, che il figlio decida di prendersi la sua parte di eredità per andare a spenderla in giro. Il suo no temporaneo è quasi una certezza: d’altra parte tutti dobbiamo attraversare la nostra Babilonia.

Educare significa a un certo punto dunque soprattutto restare a casa, nel caso che il figlio decida di tornare. Restare, cioè rimanere fermi su quello che si è cercato di insegnare, non inseguire i figli per proteggerli dai pericoli né tanto meno assecondarli in tutto per ingraziarseli.

Bene, adesso, detto tutto quello che i genitori non sono in grado di fare, prima di causare una crisi isterica alle eventuali altre madri di figli adolescenti che stiano leggendo (noi madri siamo deboli di nervi, d’altra parte avere in casa un coso alto quasi due metri che cambia umore ogni mezz’ora, dice due parole  al giorno, salvo poi essere colto dall’unico attacco di loquacità nell’istante in cui scolate la pasta e rispondete al telefono e apparecchiate, non aiuta la stabilità mentale) vorrei dire che per la mia modesta, parziale esperienza le cose non sono poi così complicate. La ricetta segreta non la possiamo dire semplicemente perché non esiste, ma questo è un bene. A trasmettere contenuti di vita cristiana non servono tecniche di comunicazione, marketing, product placement. Se i genitori vivono da cristiani insegneranno ai figli a fare lo stesso, prima o poi. Quindi il punto come sempre è la nostra conversione, la nostra crescita. I figli vedono tutto, e ascoltano con gli occhi. Tutto ciò vale fino a che i bambini sono piccoli, diciamo fino ai dodici anni, che è l’età entro la quale i bambini non dovrebbero mettere in discussione seria e profonda le cose che dicono i genitori (capito, figlio numero due? Deponi il tuo acume critico e annuisci, dammi ragione una volta tanto).

Poi arriva una fase in cui il gruppo diventa fondamentale per i ragazzi, più della famiglia stessa. È quella fase in cui i genitori, proprio come è successo a Maria e Giuseppe, credono che il loro figlio sia al sicuro col resto della carovana, e invece lui è sparito. E adesso non stare a guardare che Gesù era un ragazzetto a modo, e non se ne era andato in giro a fare danni, ma stava insegnando ai dottori del tempio: rimane il fatto che i genitori non lo trovavano più, il ragazzo era sfuggito al loro controllo, proprio come capita a tutti i genitori di figli che stanno diventando adulti.

Cosa fare dunque quando il gruppo sembra portare il figlio in una direzione opposta alla nostra? Innanzitutto non inseguirlo con la felpa o il panino incartato con l’alluminio come vorrebbe fare qualche mamma che conosco molto molto da vicino, ehm… Non risolvere tutto con i divieti. Non andare nel panico, soprattutto. Vigilare con discrezione, seguire a distanza, mettere dei limiti ma non togliere ogni libertà. E trovare un equilibrio è una specie di guerra.

Io direi che ci sono due fronti. Su quello interno i genitori devono lavorare soprattutto a rafforzare la loro alleanza, e la loro gioia di stare insieme. I ragazzi soprattutto a questa età sono sensibilissimi alla bellezza, alla gioia, e all’autenticità. Sentono puzza di falso lontano un miglio. Se vedono invece che i genitori si divertono nell’essere insieme, che cercano davvero di volersi bene sapranno che quella è la via della felicità. Se vedono che il babbo e la mamma cercano Cristo nel loro matrimonio, senza fare troppi proclami, ma concretamente, e lo fanno divertendosi, vedranno che quella è la via della bellezza. Se vedono che i genitori non si mettono a litigare scambiandosi accuse reciproche per stabilire di chi è la responsabilità degli eventuali problemi – l’adolescenza dei figli è la prova più grande per la coppia, e dare la colpa all’altro è sempre la scorciatoia – vedranno l’alleanza del babbo e della mamma confermata, rafforzata, arricchita (il demonio tenta continuamente di attaccare quelli che sanno amarsi, si arrabbia un sacco con loro).

Poi c’è il fronte esterno. Lì i ragazzi che cercano di vivere cristianamente non solo non vengono incoraggiati dal gruppo, ma vengono fatti oggetto di sarcasmo. Chi non si mostra libero da ogni vincolo o costrizione, soprattutto sul tema della vita sessuale, diventa il bersaglio ideale delle prese in giro del gruppo. Il 90% dei ragazzi si rovina proprio così, per le critiche, le battutine, il sarcasmo degli “amici”: le virgolette sono dovute al fatto che i veri amici dovrebbero saper accogliere le differenze, ma non è questo il caso dell’adolescenza.

Il fatto è che tutti hanno bisogno di essere amati, e questo a quell’età si traduce con il bisogno di conferme dal gruppo dei coetanei. Come fare, dunque?

L’ideale sarebbe essere così furbi, e anche fortunati (o più precisamente assistiti dalla Provvidenza) da fare invaghire i ragazzi di un gruppo di coetanei che siano compagni di fede, compagni di cammino: il bisogno di comunità è una cosa buona e giusta, e se i ragazzi hanno solo una opzione di comunità, magari quella dei compagni di scuola cresciuti in famiglie estranee ai nostri valori, è inevitabile che cerchino di conformarsi agli altri.

Io non credo però che questo si possa imporre ai ragazzi, la loro libertà su quello che riguarda gli amici, a una certa età, deve avere l’ultima parola. Se quindi non si è tanto fortunati da trovare un gruppo che attragga i ragazzi, bisogna fare un lavoro di controformazione che contrasti con quella ricevuta a scuola (la scuola pubblica è una fucina di relativismo), e con quella del gruppo. Bisogna con pazienza, tempo, dedizione, mostrare le contraddizioni e le debolezze e i limiti della proposta culturale che viene ricevuta dai ragazzi. Bisogna metterli a contatto con persone credenti di valore, che siano affascinanti, che possano rapire il loro cuore, sedurli, conquistarli. Quando avranno assaporato la grandezza di certe persone, la loro stoffa, la qualità, saranno poi anche in gradi di farsi una risata per le prese in giro degli altri, di rispondere con un’alzata di spalle.

Infine, una cosa importantissima che a volte i genitori – e se posso soprattutto le mamme, a volte ossessionate dalla riuscita del figlio  – tendono a dimenticare, quando il figlio dà i primi segni di ribellione: perché la proposta della famiglia, soprattutto se alternativa a quella del gruppo, continui a sembrare attraente, è necessario che il ragazzo si senta fondamentalmente approvato. Deve vedere nello sguardo dei genitori che lui per loro è cosa buona, che la sua vita vale la pena di essere vissuta. Non può essere continuamente sgridato, né criticato, né ricevere solo ordini. Non può essere paragonato ai fratelli o ai figli degli amici. Deve essere guardato con speranza, con occhi pieni di amore, che sappiano guardare lontano, oltre quel mucchio di calzini abbandonati a terra, oltre quelle cartacce buttate, oltre quei giochi mezzi scassati, oltre i quaderni disordinati, oltre i musi, i silenzi, i cattivi umori. D’altra parte anche noi non siamo amati allo stesso modo da Dio?

 fonte> IL TIMONE

66 pensieri su “S.O.S adolescenza

  1. Io spesso li ho affidati alla Madonna, in preda allo sconforto più nero. Quando ogni sforzo sembrava inutile, quando sembravano non vedere, quando contestavano tutto, persino il loro piatto preferito, il mio modo di fare, di guardare… c’è stato un periodo in cui ogni volta che criticavo un programma TV mi dicevano,- rilassati, guarda e ridi, perchè devi star qui a dire che il messaggio è sbagliato, e adesso non andare a scrivere un articolo per il sito – Poi sono cresciuti, e ora è bello vederli che nel fare discernimento delle cose imparate, anche quei periodi di tensione, sono serviti a costruire gli uomini che ora sono. Spesso li guardo e imparo da loro, e così ringrazio la Madonna che ha guardato al loro cuore e al mio

  2. Luisa

    ringrazio DIo che hai pochi anni in piu di me e figli quindi piu grandi..età .. seguirò ogni tuo consiglio …..alla lettera , grazie COstanza ….

  3. lucia1332

    Compagnia affascinante: invitate amici a cena, amici che sapete spiritosi, capaci di coinvolgere anche loro, di farli sentire apprezzati per il loro dire! Affettività ( ma anche altro): mi ha aiutato molto raccontare a cena cose che mi succedevano al lavoro, e chiedere il loro aiuto per farmi un giudizio, per rispondere ad una provocazione. Potersi esprimere è evidentemente cosa buona anche per un ado; ma se devono dire di sè scende immediato il silenzio, se possono dire di altri, che non conoscono, allora la voglia di dirsi può mascherarsi da commento su una situazione che non è pericolosa, perchè non li tocca. Ma quello che mi ha davvero sostenuto è stata la consapevolezza che c’ero passata anche io e la gratitudine ai miei genitori, oltre alla capacità, ogni tanto, di ridere, col mio consorte, invece di arrabbiarci o preoccuparci. Ciao, buona giornata!

  4. “Bisogna metterli a contatto con persone credenti di valore, che siano affascinanti, che possano rapire il loro cuore, sedurli, conquistarli.”

    E non credenti “di valore” no? (ma forse non esistono…)

  5. Franca 35

    Esistono, esistono…e sono quelli che non criticano chi crede in Dio, e prima o poi …. diventano credenti anche loro!
    (ci sono migliaia di esempi al riguardo).
    Cara Costanza, dall’alto (si fa per dire) dei miei quasi ottant’anni, ti ricordo che l’adolescenza è sempre stata un periodo difficile e magnifico nello stesso tempo, e che non dura così tanto da spegnere ogni speranza. Va aiutata con tanto amore e fermezza, prima di tutto in famiglia, e lasciarla crescere con molta pazienza. Nerella ha visto giusto, la Madonna è la nostra grande alleata, affidiamo a Lei ogni giorno i nostri ragazzi e abbiamo fiducia in loro. Faccio ancora catechismo a ragazzi tra i 12 e i 13 anni, e dico sempre che un’ora la settimana è “diluente”, nel senso che quello che posso fare per e con loro oggi, la settimana prossima è già “diluito” con tutti i messaggi esterni. Ma non demordo, so che qualcosa resterà in loro e che verrà a galla al momento opportuno, complice la Madonna… E ho anche nipotini tra i 12 e i 18 anni, un lasso di tempo esemplare, non tutti hanno famiglie “cristiane”, ma tutti per ora sono ragazzi che hanno un sano senso critico, e non si lasciano incantare dalle sirene malsane, e fanno spesso domande forti, alle quali io rispondo sempre con competenza e allegria, lasciando a loro di arrivare alla conclusione del discorso.
    Coraggio, genitori, non lasciatevi abbattere, è qui che dovete tener duro e non siete soli. Ultimamente il nostro Papa Francesco prega molto per le famiglie e ci invita a fare altrettanto. Il mio parroco, alla fine della messa, ci invita a pregare la Mamma del Cielo “per le nostre famiglie” cosa che facciamo volentieri tutti insieme. Auguri.

    1. —la GROSSA differenza sta tra chi semplicemente crede in Dio e i Cattolici Conclamati!!!
      I Cattolici Conlamati non stabiliscono ralazioni con gli altri se non con saggia prudenza e per testimoniare la propria fede. Chi semplicemente crede stabilisce relazioni umane con tutti e insieme a tutti ragiona di quasiasi cosa , anche di Dio.Chi non crede stabilisce relazioni umane con tutti e insieme a tutti ragiona di quasiasi cosa, anche di Dio.
      Non importa credere in Dio per discutere del concetto di Dio e delle peculiarità di questo concetto attraverso le religioni lungo il corso della storia.
      L’argomento che chi parla di Dio deve per forza conoscere l’esperienza del credere in Dio, e che quindi un ateo non può per sua natura stessa parlare di Dio, è un argomento balordo. Nulla, infatti, toglie che un ateo possa avere avuto l’esperienza del credere in Dio, e poi sia ritornato ateo, e che quindi sia autorizzato anche lui eccetra, ammesso che occorra l’autorizzazione di qualcheduno per parlare delle esperienze della vita o quant’altro.

      1. “I Cattolici Conlamati non stabiliscono ralazioni con gli altri se non con saggia prudenza e per testimoniare la propria fede.”

        E questa asserzione assoluta e definitiva da cosa ti sarebbe derivata, di grazia!!??

        Io mi annovero tra i Cattolici “conclamato” (e spero di essere infettivo non solo portatore sano…;-)), mi piace entrare in contatto con chiunque e con chiunque stabilire relazioni (bisogna intendersi sulla natura di queste “relazioni”.
        La saggia prudenza credo sia “saggia prudenza” per chiunque – fede o non fede – dotato di un minimo di intelligenza – fosse anche solo prudenza (ancher senza “saggia” sarebbe buona cosa…)

        Smentisco categoricamente l’approccio solo “per testimoniare la propria fede”… che si testimonia da sé se esiste ed è “percepibile” o si testimonia se si ritiene necessario se e dove lo Spirito spinge a farlo.

        Ma a quanto pare tu ne sai sempre più di ogni… (e “pontifichi” – cosa che dici di odiare tanto, ma tanto bene ti riesce… ;-))

        Che tutti si sia “autorizzati” a parlare di ciò che si crede, non si crede o si è creduto, fa parte della libertà di espressione (sinché ce la lasciano…), altro poi è il valore delle affermazioni di che ha creduto in Dio per poi tornare ateo, che farebbe giustamente dubitare su che dio ha “conosciuto” e rimetterebbe in gioco la “saggia prudenza” più che avere a che fare con un semplice “ateo conclamato”. 😉

  6. Cara Costanza, ho passato anch’io il mio periodo da ” ribelle ” e visto che sono abbastanza giovane lo ricordo bene! Mia madre è una donna ” coraggiosa ” visto che io con i miei fratelli ho 8 e 16 anni di differenza. Il che significa che ha vissuto l’adolescenza di tre generazioni differenti. Arrivata alla conclusione che ciascuno a modo proprio qualche ” problemino ” glielo abbiamo creato tutti e tre, è stata davvero coraggiosa quando avrebbe potuto dirci si e ci ha detto no, quando ci ha guidato nella direzione giusta anche se la strada era faticosa e li per li non ne capivamo il senso.
    Quando ho avuto quella che ricordo come la mia ultima crisi da adolescente mi ha detto chiaro chiaro ” io sono tua madre, non sono tua amica “. All’inizio non l’ho presa bene, poi ho capito che mi aveva detto qualcosa di bellissimo, ma ci ho dovuto riflettere parecchio all’epoca. Si è nostra madre e non nostra amica, per questo di lei ci fidiamo come nessuno al mondo, anche se non ” ce le dà tutte vinte ” come sotto sotto ancora ci piacerebbe. Si ci dice sempre quello che pensa anche in maniera ” spietata “, se stiamo sbagliando. Si è un’essere umano ma c’è sempre per noi.
    Lo so cercate di essere ” wonder woman ” tutti i giorni della nostra vita, e questo a volte vi rende buffe, perchè è quando siete semplicemente le nostre madri umane che vi amiamo di più! Un Bacio!

  7. Matteo

    Grazie costanza!!!!
    E’ proprio così.E vale anche per i più piccoli. La libertà non va tarpata ma i ragazzi vanno affascinati con il suono della verità che canta e canta bene!! Divieti no, ma limiti si !

  8. Chiara - Desenzano -

    Grazie mille per questo articolo che cade giusto giusto dopo un fine settimana di guerriglia con il mio primo figlio che si avvia verso l’adolescenza con conseguenti cenni di squilibrio (suoi e inevitabilmente di mamma – papà e fratello)
    La compagnia – anche e soprattutto tra genitori – è sempre una grande risorsa
    Chiara

  9. Paola dentice

    È proprio cosi cara Costanza guidiamo i nostri figli con il nostro esempio di vita cristiana e affidiamoli ogni giorno alla Madonna

  10. Sara

    Ottimo articolo: grazie, Costanza!
    E’ vero: educare significa fare una proposta, ma anche accettare il rischio di vederla rifiutata. Anzi, credo che il momento in cui la proposta viene messa in discussione sia preziosissimo, perché l’adolescente dimostra di voler verificare criticamente se quanto gli abbiamo detto è vero ed è buono per lui. E’ un passaggio molto delicato, ma anche auspicabile e necessario ad una crescita consapevole. Certo, in questo passaggio si deve lasciare libertà e questo può condurre ad un rifiuto della proposta; ma se dovesse condurre ad una adesione, allora questa adesione sarebbe autentica e salda, proprio perché è stata volontaria e consapevole e questo è bellissimo! L’adolescente che mette sinceramente in discussione è l’adolescente con cui anche da insegnante mi piace avere a che fare, perché è intelligente e onesto, ed è in ricerca. L’educatore deve apprezzare e valorizzare questo pur difficile momento, anche perché le provocazioni che ne riceve sono una richiesta di confronto dell’adolescente che non va delusa. La cosa più difficile è vederli momentaneamente allontanarsi, ma sì: dobbiamo avere fiducia in loro e dimostrar loro che ci fidiamo delle loro capacità e della loro dimostrazione di responsabilità. Dobbiamo riuscire a guardarli vedendo in loro la bellezza di ciò che diventeranno, le loro potenzialità già attuate: lo percepiranno e saranno non solo sostenuti da quello sguardo di fiducia e stima, ma anche stimolati a rispondere al meglio a quell’aspettativa.

  11. vale

    ho come il sospetto che ai genitori d’oggi tocchi anche la “deprogrammazione” o la “controinformazione” come la chiama l’autrice di quel che viene insegnato( insegnato?) a scuola,negli incontri, ecc.
    che tale sforzo sia necessario è fuor di dubbio visto il costante attacco al quale sono sottoposti ( da ultimo ricordo gli avvenimenti di Torino http://www.lanuovabq.it/it/articoli-scuole-come-campi-di-rieducazione-al-gender-7653.htm ,e Venezia http://www.lanuovabq.it/it/articoli-sopraffazione-gaysi-e-superatoqualsiasi-limite-7658.htm con i tutor gay.) ma ,come si paventava, la camera dei deputati, procede a passo spedito all’imposizione di quella teoria propalata da onu,oms,consiglio europeo,ecc -e poi ci sarà a primavera il voto al senato per la legge sull’omofobia- :

    «all’aumento delle competenze relative all’educazione all’affettività, al rispetto delle diversità e delle pari opportunità di genere e al superamento degli stereotipi di genere» (lett. d).
    ( La Camera dei Deputati nella seduta del 20 ottobre 2013 ha convertito il Decreto-legge 12 settembre 2013, n. 104, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 214 del 12 settembre 2013, recante «Misure urgenti in materia di istruzione, università e ricerca». Ciò è avvenuto con i voti favorevoli di Pd e Pdl, il parere contrario di Lega Nord e Fratelli d’Italia e l’astensione di Sel e Movimento Cinque Stelle. La parola spetterà ora al Senato)
    che proprio nelle scuole è già approdato il noto documento denominato Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere (2013-2015), redatto dall’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, ente governativo istituito all’interno del Dipartimento per le Pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Tale documento contiene le linee guida per l’applicazione dei princìpi contenuti nella Raccomandazione CM/REC (2010) 5 del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa, volta a combattere la discriminazione fondata sull’orientamento sessuale o l’identità di genere. Ebbene, ogni volta che in quell’atto si fa menzione del «rispetto delle diversità» ci si riferisce anche alle «comunità LGBT». Se la nuova formulazione dell’art.16 del Decreto Legge 104/2013 rappresenta l’emanazione normativa dei principi indicati nel citato documento dell’UNAR e ispirati all’ideologia gender, sarebbe davvero grave.

    http://www.lanuovabq.it/it/articoli-non-puoi-piu-scegliere-come-formare-i-tuoi-figli-7654.htm

    altro che controinformazione toccherà fare a chi ha dei figli in età scolare….

      1. vale

        non li ho neppure cercati perché so che non ci sono.( siccome un po’, anzi ,un bel po’ di “roba” me la son letta in merito. incluso le discussioni con un ex professore dell’università al ahzar del cairo-ora in Italia perché se no lo facevano fuori, ed autore di decine di libri sull’islam e il corano che pian piano va traducendo e pubblicando in italiano- esistono dottori della legge. ma la teologia in quanto tale, nell’islam, non è possibile.

        1. Non è possibile, oggi, di fatto, per ragioni politiche, per esempio, o non è possibile in quanto non è proprio possibile, aprioristicamente o tecnicamente, che ci sia una teologìa islamica ( ti ho anche citato dei grandi teologi dell’Islam).?

          1. vale

            non ho letto la tua risposta. ribadisco: da uno studioso -che tra l’altro conoscendo anche i dialetti dell’area- ha scritto diversi libri sul corano, la sua formazione ,ecc: vi sono funzionarii (tipo gli imam,per es.)-che non sono sacerdoti veri e proprii in quanto non c’è rito ma solo guida della preghiera- e dottori interpreti della legge. il successore del fondatore, il califfo, è una autorità politica. sia nello sciismo che nel sunnismo nessuno si fregia del titolo di teologo in quanto l’unico modo di conoscere il loro dio è il corano che è una raccolta dei detti del fondatore( fatta dal califfo uthman verso il 660 -“recitazione”-fino a formare il libro per antonomasia.immutabile. altro non è stato comunicato.
            Sotto l’influsso del cristianesimo, del neoplatonismo e delle religioni persiane sorsero i “sufi”, cioè gli asceti. Il persiano Al-Ghazali formulò la teoria e la pratica d’un’alta mistica.ma non è teologia. pensatori. ma non sono teologi
            poichè non è possibile studiare dio. è inconoscibile. il loro studio può essere solo sul corano che è tutto ciò che è stato comunicato.ma questa è esegesi, legge o quant’altro.

              1. vale

                @alvise
                come vedi, anche se in ritardo l’ho letta. e senza averla letta ti avevo già risposto su al-ghazali.
                nell’islam non esiste la figura del teologo. se poi vuoi applicare formule “occidentali” ad un pensiero che è altro, se ne può parlare. ma definirlo in un modo che loro stessi non usano non mi pare esatto.

                1. vale:

                  filosofiazzero
                  1 novembre 2013 alle 16:34
                  …vale:

                  …come, anche, sicuramente, avrai sentito parlare, per restare al mondo antico, di Avicenna e di Averroè…

                  1 novembre 2013 alle 16:49
                  …e poi, tra i moderni, ovviamente, Jamal al-Din al-Afghānī!!!

                  1. vale

                    che non sono teologi.te li puoi chiamare come ti pare. chiedi ad uno di quella religione se esistono teologi nel significato nostro del termine. o se nelle loro -loro- università esiste un corso di teologia….( a meno di non diventar massoni come l’ultimo citato….)

                    1. vale:.
                      ..decidilo te, allora, e il professore che conosci, chi sono i teologi e chi no, delle varie religioni, massoni o non massoni che siano…

                      Ti cito, per aiutarti, un pezzettino di articolo (come esempio di complessità teologica)sulla garzantina di filosofia alla voce islamismo (per te e il professore potrà bastare!):
                      “Grande rilievo ha poi nella storia dell’Islam il movimento sciita, Suoi tratti distintivi, rispetto alla ortodossia sunnita sono: l’idea di successione profetica e di intermediari celesti tra dio e il mondo, l’interpretazione allegorica del Corano, con cui il testo viene continuamente adeguato a nuove esigenze TEOLOGICHE; il ruolo di una gerarchia che esercita la sua autorità con un peso sconosciuto altrove etc. etc….”

    1. Alessandro

      Barilla, dopo debita penitenza, è stato reso al Consorzio Civile dal Comitato per la Moralità Pubblica.

      Ricorderete alcune settimane or sono il felice esito dell’incontro tra il penitente e i rappresentati del Comitato, al termine del quale l’azienda dell’intemperante zazzeruto promise, in espiazione per lo scandalo seminato dal titolare, di “produrre proposte concrete in tempi certi, che saranno oggetto di un successivo incontro”.

      Alfine le “proposte concrete” sono state avanzate e incardinate. Eccole: onde, a indennizzo del male procurato, la riabilitazione del deviante ridondi in copiosi benefici per la collettività, l’azienda del Barilla rende noto che d’ora innanzi veglierà su di essa un “Diversity & Inclusion Board, composto da esperti esterni indipendenti che aiuteranno Barilla a stabilire obiettivi e strategie concrete per migliorare lo stato di diversità e uguaglianza tra il personale e nella cultura aziendale in merito a orientamento sessuale, parità tra i sessi, diritti dei disabili e questioni multiculturali e intergenerazionali.
      Tra le persone che a oggi hanno accettato di far parte del Board si annoverano David Mixner, importante leader mondiale della comunità LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender) e Alex Zanardi, medaglia d’oro alle Paraolimpiadi.”

      L’azienda parteciperà inoltre al “Corporate Equality Index (CEI) sviluppato dalla US Human Rights Campaign per misurare e valutare le politiche e pratiche delle grandi imprese in merito a dipendenti lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT)”.

      L’azienda si rallegra per l’insediamento nel proprio seno di detto Board di Guardiani della Moralità Pubblica:

      “Siamo grati a coloro che hanno trovato il tempo di condividere i loro punti di vista con noi e di conoscere Barilla come azienda. Come impresa socialmente responsabile che serve e rispetta tutti i consumatori, sappiamo di dovere rafforzare il nostro impegno”, ha dichiarato Luca Virginio, Direttore per la comunicazione e le relazioni esterne di Barilla. “Il nostro obiettivo è fare sempre meglio, diventando un’azienda globale leader per diversità e inclusione, sia internamente sia esternamente.”

      Soddisfazione espressa anche dal portavoce del Comitato per la Moralità Pubblica e membro del neonato Board:

      “Sono lieto che Barilla abbia ricercato guida e consulenza all’esterno su questi temi fondamentali e sono onorato di essere stato coinvolto,” ha dichiarato David Mixner, membro del Diversity & Inclusion Board. “Inoltre, sono rimasto colpito dalla volontà del Presidente e dell’azienda di ascoltare e imparare dai leader della comunità LGBT e di lavorare per migliorare diversità, inclusione e uguaglianza.”

      Anche la settima arte s’avvantaggerà della resipiscenza del pastaio:

      “Nel 2014, Barilla lancerà anche un progetto online a livello mondiale finalizzato a coinvolgere le persone sui temi di diversità, inclusione e uguaglianza. I partecipanti saranno invitati a creare brevi video che rappresentino le molteplici sfaccettature della pasta. Le creatività saranno presentate alla comunità web che potrà esprimere il proprio apprezzamento, condividerli e votarli. I video saranno poi valutati da una giuria di esperti e i vincitori saranno premiati.”

      http://www.barillagroup.it/corporate/it/home/media/company-news/barilla-annuncia-iniziative-su-diversita-e-inclusione.html

      1. Angelina

        Non mi tolgo dalla mente l’idea che sia stato tutto architettato. Non vi siete accorti che la famiglia del mulino bianco è già da un po’ stata sostituita dal fornaio Banderas? Il quale intrattiene bambini con i flauti, come il pifferaio magico; offre abbracci alle signore, dopo aver trascorso la notte ballando; divide il pane con nerboruti facchini, convincendoli che il suo è il migliore… e via dicendo. Le categorie madre, padre, figli si sono trasformate in donne uomini e bambini, e compaiono separatamente in spot diversi. E così, la famiglia non c’è più, ma ben prima dell’epica gaffe del Barilla. Per me, l’intervista l’hanno studiata a tavolino, per veicolare meglio il cambio di passo.

        1. Giusi

          Già. Come aveva detto la mia amica pubblicitaria. Copio-incollo quanto avevo scritto a tal proposito l’8 ottobre scorso:

          Giusi
          8 ottobre 2013 alle 15:09

          Oddio! Ho pranzato con una mia amica pubblicitaria. Mi ha detto che secondo lei (ne è profondamente convinta) quella di Barilla è un’operazione di marketing. Cioè lei esclude che il Barilla sia caduto in qualche trappola. Sostiene che quello che ha detto lo abbia detto apposta e che la bagarre che ne è derivata era preventivata e voluta. Il culmine sarà lo spot con i gay. E’ un modo per Barilla di scrollarsi da dosso la famiglia del Mulino Bianco in un mondo che va verso le famiglie arcobaleno apparendo come vittima agli occhi del pubblico tradizionale e come redento agli occhi della potentissima lobby gay. Se è così è addirittura peggio di prima!

          1. Angelina

            Sono d’accordo Giusi, e ricordo di aver notato ciò che raccontavi. In tutti fiumi di parole usciti in quei giorni, non ho letto un rigo sul fatto che la linea editoriale (si dice così?) è già cambiata da un po’, con l’uscita di scena della famigliola felice, non solo dai prodotti da forno (il mulino) ma anche dalla pasta (dove c’è Barilla c’è casa)
            Hanno smontato in pezzetti la famigliola felice, e ora ci sono bambini nutriti da un fornaio, donne abbracciate da un fornaio e via dicendo, mentre prima era sempre la mamma a porgere il fagottino o a portare a tavola la fettuccina col ragù. Benché fosse chiaramente una finzione, continuava a passare l’immagine famiglia-intorno-al-desco e mamma-che-nutre-e-ama. Con quest’ultima campagna è scomparso tutto. L’intervista secondo me fa parte di un pacchetto strategico, la tua amica ha ragione.

            1. Ma abbiate pazienza! (come direbbe Alvise)…

              Il tutto, non dimentichiamolo e partito da una intervista telefonica “all’impronta” difficilmente gestibile come risvolti e contenuti, soprattutto visto il tipo di trasmissione e il suo conduttore…(o i suoi conduttori)
              Con risposte di Barilla a tratti impacciate e “pasticciate”.

              Insomma se fosse una cosa pianificata, varrebbe l’Oscar della Pubblicità e del Marketing di ogni tempo (e un Oscar anche all’attore protagonista che finge di non esserlo, mentre in realtà lo è…)

              1. Giusi

                La mia amica dice che sono capaci di inventarsi qualsiasi cosa anche interviste “all’impronta” e apparenti “imbarazzi”….

                  1. Angelina

                    Intervista pilotata o no, il cambio nel messaggio pubblicitario c’è. La mitica famiglia del mulino bianco è da un po’ che non si vede in televisione, possibile che non ci si faccia caso?

                    1. Questo è un altro discorso (pur collegato…)
                      Cmq per il poco che guardo io la TV, non ci ho fatto troppo caso… non rientro nel “target” 😉

                    2. Nel senso che se e quando la faccio, non compro in base alla pubblicità che passa per tv e nemmeno devo dire per le riviste, dato che ne leggo solo alcune di settore dove non trovi “mulini bianchi” 😉

                    3. Angelina

                      Bariom, io compro al discount. Osservare la pubblicità non significa obbedire pedissequamente. E’ un fatto di costume.

                    4. Può essere un fatto di costume, un motivo professionale, tante altre cose…

                      “Osservare la pubblicità non significa obbedire pedissequamente” confuta un’affermazione che personalmente non ho fatto da nessuna parte.

                      Anch’io (se e quando) compro al discount 😉

  12. Mario G.

    Che bello ritrovare qui questo tuo articolo che ho letto proprio ieri nella versione cartacea.
    Ti volevo scrivere cara Costanza, per ringraziarti di ciò che hai scritto e per come sai scriverlo. Ti (vi) sono vicino in questa lunga parentesi della tua (vostra) vita genitoriale. La vostra unità coniugale è l’ “arma” per combattere questa buona battaglia con i figli, coltivatela incessantemente.

    Un forte abbraccio

    Mario G.

    P.S.: Come promesso ho acquistato 4 volumi della nuova edizione di “Sposati e sii sottomessa”, per donarli a Marta e alle mie cognate….

  13. FLO-FLO

    Grazie Costanza, davvero…..me lo voglio tenere nel cuore e nella mente ogni giorno per prepararmi alla fase adolescenziale dei miei figli. Ma ti dirò anche ora (prima elementare) tante cose emergono….il relativismo di cui parli nelle scuole (nel nostro caso pubbliche) è davvero imperante e già ti torna il figlio che ti dice “perchè io devo fare religione? Nessuno la fà?”……per cui si inizia da molto presto.
    Noi genitori dobbiamo essere i primi testimoni veri e credibili dell’Amore di Dio, quell’Amore che se lo provi e per il quale ti senti amato e accettano ti aiuta a non “buttarti via” per essere accettato dal gruppo di coetanei cui fai parte……
    Grazie ancora, Floriana

  14. Questo lo stampo e lo attacco al frigorifero.. ci servirà tra una decina d’anni. Grazie Costanza per le bellissime parole. Scritto così sembra quasi semplice! Pregherò per i tuoi figli e cercherò pregare per un “acconto” di Provvidenza sul mio, che ha solo due anni ma già dà segni di carattere ribelle!!

  15. sere

    Cara Costanza, questo post arriva proprio gradito al momento giusto. Momento di grande scoraggiamento. Veramente questo periodo sta’ minando tutte le mie certezze.. i tuoi consigli li abbiamo già seguiti tutti ma sembra non bastare.Li affidiamo alla Madonna perchè veramente Lei solo può…

  16. “Se i genitori vivono da cristiani insegneranno ai figli a fare lo stesso, prima o poi. Quindi il punto come sempre è la nostra conversione, la nostra crescita.”

    Verissimo (e da ricordare sempre). I figli sono una opportunità di ri-flessione: ci fanno vedere come siamo come in uno specchio. E se abbiamo del dentifricio addosso, non cerchiamo di toglercelo pulendo lo specchio:

    “…Noi che abbiamo avuto la fortuna di essere stati formati, per una parte del nostro cammino di crescita interiore, dal donpa, ricordiamo tutti questa immagine che ci fece una volta. Disse: “Cosa direste di un tizio che, lavandosi i denti, la mattina, e guardandosi allo specchio, dopo aver visto una macchia di dentifricio sulla bocca, cercasse di cancellarla passando l’asciugamano sullo specchio?”

    Ovviamente penseremmo che si tratta di uno stupido. “E cosa dite dei genitori che cercano di correggere i difetti nei propri figli, senza rendersi conto che in realtà i figli non fanno altro che riflettere noi stessi, e che quindi dobbiamo agire su noi stessi, se vogliamo essere efficaci nel cambiamento, anche nei loro figli?”

  17. Lorenza

    Io ho passato le adolescenze di 2 figli e sto attraversando quella della n. 3 ( poi restano il n. 4 e 5 , ce la faró?). Quest’ultima in particolare sta durando da parecchio tempo, troppo per me. Ad ogni modo, oltre a pesarmi molto mi ha anche insegnato molto: bisogna essere molto presenti, pazienti, arrabbiarsi ed imporsi quando serve, correre con loro il rischio della libertà senza che ció si traduca in abbandono. Poi affidarli, direi consacrarli ogni giorno alla Madonna con una decina del Rosario per ciascuno di loro. L’ altro giorno avevo le lacrime agli occhi, ma le ho nascoste, quando la mia biondo a sedicenne, con le labbra tinte di un rosso da paura, mi ha chiesto di accompagnarla a confessarsi per le feste dei santi e dei morti.

    1. Se ripenso a quanto io sia stata bestia da adolescente (non che ora sia bella, per carità 😉 ) mi rendo conto di quante preghiere debbano essere state dette per me allora. E anche dopo.

  18. Una cosa è assolutamente incontrovertibilmente vera: “Sarebbe bello che qualcuno mi potesse fornire una ricetta – possibilmente veloce e sicura – che garantisca la crescita armoniosa dei miei figli, soprattutto la loro crescita nella fede. Sarebbe bello, ma purtroppo questa ricetta non c’è (!!).

    Ho conosciuto famiglie di una fede più che apprezzabile, che hanno avuto pressoché una comune e costante linea di condotta, con ciascuno dei propri figli, con risultanze decisamente diverse… ma sarebbe assurdo pensare possa essere diverso. I nostri figli, per quanto tutti con un comune DNA, sono creature uniche e diverse, con storie diverse e gli stessi genitori con i figli crescono, maturano, invecchiano e anche la Fede, come sappiamo è un cammino “in divenire”. Vi sono poi circostanza ed eventi eccezionali (a volte drammatici) che vedono coinvolti figli e genitori in periodi del tutto particolari… e ciascuno ha un suo modo di vivere e affrontare questi momenti, sebbene la Fede possa dettare una prospettiva comune.
    Ognuno dei nostri figli deve, come Giobbe, passare dalla conoscenza di un Dio “per sentito dire”, al Dio della propria esperienza, del proprio vissuto. Dal Dio della Fede dei Padri (e Madri) al proprio Dio.

    Ecco che “ricetta” non può esistere.

    Difficile poi sapere cosa veramente è un male e/o un bene per nostro figlio/a… è certamente un male oggettivo che uno di loro faccia (ad esempio) esperienza della droga, ma quello può essere il mezzo, la strada in cui Cristo vuole incontrare, nel profondo di un annientamento umano, uno dei nostri figli. e incontrarlo seriamente.
    Da qui ad augurarci o a non combattere un’esperienza di peccato per loro, ce ne corre ovviamente.

    L’importanza di sani e santi modelli, come pure quella di una vita tra coetanei che vivano gli stessi valori, non tanto per tenerli “chiusi in un recinto”, ma per non farli sentire – come il mondo vorrebbe – dei “fuori posto” o “fuori tempo” (o dei minorati…), resta importante e fondamentale…. ma soprattutto la testimonianza di una Verità – della Verità!
    Una verità che trascende i limiti evidenti di noi genitori (che predichiamo la Provvidenza e restiamo come feriti a morte se in quella busta a fine mese capita ci siano 200 euro in meno…), che anche per noi si è fatta Salvezza, si è fatta Perdono – la capacità e la pratica del Perdono in famiglia credo sia un fortissima testimonianza per quanto poi concerne il concetto di “amore”.
    Una Verità che – come sappiamo – si è fatta Persona e che “abita in un luogo”… non solo in quello, ma in quel luogo certamente: la Chiesa.

    Dico questo perché uno dei nostri figli, potrà anche chiedere la sua parte di eredità prima del tempo (che è come dire ad un genitore, per me sei morto… diversamente eredità non spetta), ma è – fondamentale – conosca la strada del ritorno. Sappia dove è – o dove stava – la “casa del Padre”. Sappia che in quella casa, per lui ci sarà sempre posto, sarà sempre accolto…
    Questa credo (sommessamente) sia l’unica “vera ricetta”… Questo è il tesoro, ma direi l’ancora di salvezza (ancora simbolo di Cristo per gli antichi Cristiani) che dobbiamo sperare aver “inculcato” nei nostri figli.
    Il resto lo farà lo Spirito Santo.

    A noi spendere la vita, le lacrime, le sofferenze, il sudore, le notti insonni, le preghiere, per giorni e forse anni, ma questo “buon seme” non è seme che si dissecca e va perduto… resta silente, sopito, a volte nascosto, ma basta una semplice rugiada

    “Ma di nuovo vivranno i tuoi morti,
    risorgeranno i loro cadaveri.
    Si sveglieranno ed esulteranno
    quelli che giacciono nella polvere,
    perché la tua rugiada è rugiada luminosa,
    la terra darà alla luce le ombre.”
    (Is 26,19)

    e questo seme rivive, mette radici, cresce e porta frutto.. e il suo frutto rimane.

  19. Silvana

    Ecco ben spiegato il “rischio educativo”…auguri a tutti quelli che hanno a che fare con adolescenti!

  20. flora

    grazie infinite carissima Costanza, sono consigli preziosissimi.Noi vi saremo vicini con la preghiera:-))

  21. Non è facile dare consigli. Spero che il giovanotto sia inserito in qualche associazione e in gruppi organizzati di buona ispirazione umana e cristiana. Il rischio maggiore è se naviga tra gruppi spontanei dove i leader sono portatori di disvalori e di altre diavolerie che ben sappiamo che circolano tra i gruppi. Adolescenti o no però ci debbono essere dei punti fermi: lo studio, la messa domenicale,gli orari da rispettare; chiari e precisi divieti sulle droghe, sulle esperienze precoci, sulla buona salute. Le nostre città possono diventare anche delle giungle, ma loro sanno che a quella determinata ora la madre è al lavoro ed è reperibile, il padre lo stesso e i fratellini ugualmente. Niente scomparse ageografiche: il luogo e l’ora e la permanenza dei loro spostamenti debbono essere un dovere imprescindibile e come non si esimono i genitori dalla reperibilità non debbono esimersi nemmeno loro. Debbono capire che qualunque azione compiano sono minorenni e ne rispondono i genitori. Da maggiorenni ne rispondono loro stessi, ma da minorenni no. Fermezza sui doveri e sui divieti e come nella società chi rompe paga anche nella piccola società familiare chi trasgredisce deve sapere che è pronta la sanzione. Il riferimento al buon esempio per i fratelli più piccoli che non debbono vivere preoccupati perché il signorino agisce in modo inconsulto non manchi mai. I puledri vengono addomesticati anche con la mordacchia a fare certi percorsi. Guai se si dà la sensazione che per loro è iniziata la festa e la ricreazione senza fine. Mi pento di tanti errori compiuti nell’educare i quattro adolescenti, di aver dato loro troppo mare, quando sarebbero bastati 15 giorni. Lo scoutismo me li ha preservati, per tanti versi, non così i gruppi liberi delle piazze dove leader e star di ogni risma rischiavano di corromperli e altro. Le compagnie debbono essere conosciute dai genitori.
    La preghiera e il buon esempio e i sacrifici dei genitori fanno il resto. La buona notte non manchi mai. Gli adolescenti spesso sono bambini spaventati, per cui i segni di affetto non debbono venir meno anche se dati con molta discrezione.
    Con tutto ciò si deve stare all’erta e non ci si deve stancare a richiamarli al rispetto delle regole.
    Certo, educare un adolescente è tremendamente difficile, ma provarci è un dovere dei genitori.
    Angelino

  22. Fra Diavolo

    Un consiglio operativo: scoutismo?
    Magari già provato e forse è tardi a seconda dell’età… e poi non sempre è accettato da tutti i ragazzi. Comunque credo che sia il migliore dei gruppi esterni possibili.

  23. aide

    Magari questa ricetta di S. Bernardo potrebbe andare:
    “Omnia videre, multa dissimulare, pauca corrigere” (Veder tutto, passar sopra a molte cose e correggerne poche).
    Io ci sto provando, ogni tanto funziona.. in alternativa ho dato il via all’operazione Santa Monica, che invoco nelle veglie notturne.. se ce l’ha fatta lei con S. Agostino, vuoi vedere che col suo aiuto ce la faccio pure io?
    Se la solidarietà tra mamme opera meraviglie, anche tra padri ci si può dare un mano: ho consigliato a mio marito di rivolgersi a San Giuseppe, custode e protettore della S. Famiglia.. e chi più ne ha, più ne metta, siamo in una botte di ferro.

  24. Da ricordare sempre ai vostri figlioli a proposito dei discorsi su Dio:

    1 i pregiudizi dei teologi impediscono più di ogni altra cosa agli uomini di applicare la loro intelligenza al genuino pensiero filosofico.
    2 la stupidità della contrapposizione ateo-credente che nel pensiero filosofico non può avere alcun senso (vedi sopra)
    3 la importanza della libertà di pensare e di dire quello che uno sente intorno a qualsiasi cosa contro la petulanza e la
    ingiustificata pretesa di autorità dei vari predicatori (ecclesiastici e laici).

    1. Alessandro

      Da ricordare sempre ai vostri figlioli a proposito dei discorsi su Dio:

      fregatevene dei tre precetti di Alvise

  25. elisa

    Grazie Costanza per questi consigli, ho un 14enne e avevo bisogno di qualche dritta sulla gestione pratica. Hai qualche consiglio anche per chi ha il marito che non si pone il problema della Fede e la moglie è molto triste per questo?

  26. barbara ramella

    Buongiorno Costanza, a quando il terzo libro, questa volta sull’adolescenza?
    Questo è un invito … Lo aspetto…..

  27. rosa samassa

    Episodio forse emblematico. Una sera davanti a una bestemmiata mozzafiato di mio figlio adolescente, reagisco con una sorta di soliloquio sconsolato ad alta voce di questo tipo: “Chissà dove io e tuo padre abbiamo sbagliato per tirar su un figlio bestemmiatore a tal punto. Io non bestemmio, tuo padre nemmeno, nessuno dei tuoi nonni lo ha mai fatto, siamo cattolici e mai bestemmieremmo Dio in cui crediamo….Eppure qualcosa dobbiamo aver sbagliato…Mah…spero un giorno di scoprirlo, non tanto per riparare visto che non si potrà più tornare indietro, quanto per capire…almeno per capire” e me ne esco dalla stanza. Lui mi segue e mi replica così: “Ma chi l’ha detto che dovete per forza aver sbagliato voi qualcosa….! Il vostro lavoro è quello di dire come vanno fatte le cose….e questo lavoro lo fate, e lo fate anche bene visto che siete stati sempre coerenti. Il mio “lavoro” è di ascoltarvi…e io lo faccio visto che siete i miei genitori. Ma poi di tutto quel che sento decido io che farmene….Potrò decidere io cosa fare della mia vita, o no?!?!? Pertanto, smettila di farti tante pippe mentali”. E facendo dietro front se ne torna da dove è venuto.
    I maschi hanno molto da insegnare a noi donne in termini di sintesi e di essenzialità….mio figlio è un vero maestro in questo. E il suo discorso non ha fatto una grinza.
    Messaggio: facciamo la nostra parte….loro (i figli) ci guardano….Loro poi faranno la loro. E bisogna tararsi sul tempo lungo, mai sul breve o medio-breve. La realizzazione di sè implica il distacco (e quindi l’opposizione) dal nido…. E nella misura in cui noi glielo lasciamo fare questo distacco, “ritorneranno”. Grazie di questo spazio.

    1. Giusi

      Rosa ma tu gli permetti di bestemmiare? Qui non si tratta di scelte o di distacco fisiologico, si tratta di mancanza di rispetto. Neanche un adulto può permettersi di bestemmiare in casa mia: me lo mangio vivo!

    2. sara s

      posto che il ragionamento non fa una grinza, e che è sempre facile commentare sui figli degli altri … a me verrebbe anche voglia di dire al ragazzo: ecco, visto che siamo coerenti e che il mio lavoro è di dirti come vanno le cose, ti dico che se vuoi bestemmiare te ne vai da questa casa, e non permetterti più di offendere così questo posto e noi. ” Probabilmente mio figlio sarà il doppio di me da adolescente, ma se lo becco in camera mia con la sua ragazza io lo prendo semplicemente a bastonate. Scusate la superficialità del commento!:)

      1. La casa è quella di genitori, prima di tutto (quella che lasceranno per formarsi la loro di famiglia o comunque farsi la loro vita…). Ritengo sia fondamentale pretendere rispetto nella casa come per una chiesa domestica, quale effettivamente è o dovrebbe essere… diversamente “quella è la porta” (come si usa dire.. si usa?).
        Che non significa quella sarà la soluzione alla prima inadempienza, ma che sia chiaro il “messaggio”.

  28. fortebraccio

    Interessante leggere gli ultimi tre post di seguito.

    Certo, essere educatori è molto più difficile che essere genitori e/o insegnanti.
    E questa è una sfida che prescinde dalla fede – perdonate, ma è così.
    Chi ha fede ha qualche “spunto” in più – forse. Ma non mancano i santi laici, volendo.
    Personalmente, più che una questione di valori, la tratterei come una questione di forza d’animo, coscienza, responsabilità e rispetto: tutte cose che avete già detto. E buon esempio.
    Non credo che sia questione di imporre regole ed insegnare precetti. Oh intendiamoci, anche quelli servono!
    Ma educare è un progetto a lungo termine, i desideri giocano sull’effimero: è una partita che diventa impari se non si pianifica per tempo.

    Costanza, ho trovato curioso che tu non abbia citato lo sport come fonte d’educazione.
    Del resto -ma già lo sai- un ragazzo può essere anche un po’ eccentrico (tipo: vestirsi strano, taglio di capelli punk, colori fluo), ma essere/diventare una gran pasta d’uomo – oltre che un discreto atleta (sprinter da giovane, poi mezzofondo ecc).
    Lo sport è prima di tutto disciplina e lavoro (al netto del talento): una maestra che non fa sconti!

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