L’amore all’improvviso

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 di Paolo Pugni

Ci son cose che ti sbilanciano, ti ribaltano. Come se all’improvviso una parola, un’immagine, una cifra ti svelano il mistero e ti rovesciano la vita, mostrandoti che è tutto sbagliato, che hai sbagliato tutto. Come Neo che si risveglia nella vasca e scopre che la sua vita è Matrix.

Perché i tre corner hanno prodotto molto più che un solo rigore. Andando avanti nella lettura di quel libro che mi sta guidando ad attraversare il regno del mio egoismo e della mia ignoranza, quel Sapere di amore di don Ugo Borghello di cui si parla molto su questo forum a lui dedicato, mi ha proprio preso a schiaffi nel mostrarmi come alla fine tutto è amore, anzi Amore con la maiuscola.  

Il demonio, dice don Ugo, ama la giustizia, persino le opere di carità: ciò che detesta e vuole impedirci di scoprire, è la misericordia del Padre per noi.

Perché tutto alla fine è amore. Leggi e sbianchi, perché tutto cambia segno, tutto suona in modo diverso. Lo stesso Vangelo ti sembra un testo nuovo da divorare come un giallo di Jeffery Deaver, per capire alla fine chi è il colpevole. Anche se sai già che sei tu.

Così aprendo a caso scopri che ogni singola riga ti abbraccia con questo amore che fino ad ora ti stava nascosto sotto la verità, la giustizia. Che sa essere così crudele ed ingiusta.

Fai in tempo a rialzarti per aprire un link spedito da un amico, e –tu quoque Fabii- ecco che chi pensavi ti offrisse una mano per rialzarti ti fa lo sgambetto. Don Fabio Bartoli, sì sempre lui, ragiona della differenza tra reato e peccato, in due post uno più bello dell’altro  che ti rammentano come la giustizia sia arma diabolica. Intendiamoci, non voglio sembrare uno di quelli che vanno gridando nelle piazze che lo Stato è violenza, ma voglio fidarmi di lui quando scrive che la giustizia indifferente fa più danni di una ingiustizia misericordiosa.

E questo non te l’aspettavi. Cioè sì, era lì che ti rodeva, ti sussurrava, ma tu cercavi di soffocarlo brandendo la verità come una spada, non quella però da sguainare per difendere il colore dell’erba, ma quella che taglia l’orecchio a Malco. A ben vedere infatti è sull’amore che saremo giudicati, non sulla giustizia.

A ben vedere l’amore contiene tutto, anche le lettere a Repubblica, le risposte ad Odifreddi e l’udienza sotto la pioggia.

A ben vedere ciò che mi ha conquistato a suo tempo è stato un amico che ha ordinato una pizza bismark e quando gli ho chiesto come fosse ha ritagliato il centro con sopra l’uovo e me l’ha messo nel piatto con un sorriso, mica la lettura di una sentenza.

A ben vedere ci viene chiesto di non giudicare, non di applicare la giustizia.

A ben vedere ci viene chiesto di lasciare tutto e correre fuori per una pecorella, figuriamoci se poi sono 99.

A ben vedere quello che si prende il cazziatone (si potrà scrivere qui?) è il fratello perfettivo e ordinatino, mai la stanza in disordine, mai un capello fuori posto, mai una festa con gli amici –che mi aspetto seriosi e laureati- mai un capretto. Mica quello che è andato a sperperare tutto e torna solo per trovare un piatto caldo!

A ben vedere è la carità che ci viene chiesta, non le opere di carità prive d’anima e auto celebrative.

E allora tutto torna, tutto ti sta davanti. Tutto ti sta sopra, come schiacciandoti, perché c’hai messo 53 anni e passa a capirlo, mentre questa roba qui era lì che ti gridava nell’orecchio da sempre. E resti allora steso, oppresso, incapace di pensare a rialzarti perché credi di non meritarlo prima ancora di non farcela.

Non vorrei però finire il post stando a terra, perché se è vero che non ce la posso fare da solo a rialzarmi, so di avere un amico sincero che mi solleva. Ed è lo stesso che avrei vergogna a guardare. Perché questo tu sono io, la Lui c’è per tutti.

73 pensieri su “L’amore all’improvviso

  1. Margaret

    Il colpevole sei tu? Ma perche’ necessariamente? I primi verso cui esercitare l’amore siamo proprio noi stessi … Creati ad immagine e somiglianza se non erro!

  2. “Il demonio, dice don Ugo, ama la giustizia, persino le opere di carità: ciò che detesta e vuole impedirci di scoprire, è la misericordia del Padre per noi.”

    E allora, noi, in pratica?

    In pratica. “A ben vedere ci viene chiesto di lasciare tutto e correre fuori per una pecorella,”

      1. Sara

        Grazie, Viviana! Me lo segno subito! Non ho letto moltissimo di Hadjadj, ma quello che ho avuto occasione di leggere mi è sembrato entusiasmante.

  3. margaret

    naturally paolo. Ma c’è una certa tendenza a dimenticarsi perchè dovremmo amare noi stessi, come riflesso ed immagine dell’Altissimo. Se non impariamo questo amore profondo che è poi l’amore che Dio ha per noi, l’amore per gli altri diventa altro, no?

    1. paolopugni

      Concordo pienamente,
      ma non mi pare che questo post lo neghi o lo denigri. Non si può parlare di tutto. Si sceglie di che cosa discutere e dove poggiare la lente. Io in questo articolo l’ho messa sulla difficoltà di amare come Dio desidera. Non sto dicendo altro che questo.
      Perdonami, condivido totalmente ciò che dici, ma mi permetto di farti notare che quando c’è un tema di quello sarebbe opportuno parlare, non di altro.
      Inizio a provare un certo fastidio, e questo non fa che dimostrare quanto io debba ancora migliorare e imparare con la grazia di Dio e come queste riflessioni siano purtroppo vere, per chi sembra farsi uno scrupolo nell’arte del “sì, ma”
      così quando parli del tramonto ti dicono “eh ma c’è anche l’alba”
      quando parli di Dante, “non vorrai trascurare Mozart”
      quando parli di calcio “certamente, però mi dimentichi quanto sia importante l’educazione”.
      Ora so di stare generalizzando e -chiarisco subito- non posso certo indirizzare a te questa riflessione,
      ma sarei davvero onorato e felice se si cercasse di rimanere nei binari suggeriti, cercare di capire il tema, semmai fare una domanda invece che subito tirare le orecchie, additare, segnare con la matita rossa (o blu? quale era peggio?).
      Perché finisce che ci trasferiamo al BarSport, a Porta a Porta o ancora peggio alla Zanzara con questa scleta.
      che già c’abbiamo un professionista della distruzione, che conduce al buio nero….
      grazie della pazienza
      Paolo

  4. Giusi

    O.T. per Admin. Non so se accade solo a me. Da ieri sera non mi compaiono più i commenti recenti sulla destra. E’ una funzione che aveva un suo perchè. Potrebbero ricomparire? Grazie

  5. vale

    @admin
    oltre all’amore, all’improvviso è scomparsa la lista dei commenti recenti.
    Commenti recenti
    There are no public comments available to display.
    solo sul mio display?

  6. Franca 35

    Bellissimo, Paolo, grazie. Sto leggendo, anzi centellinando, il libro di don Ugo, contrariamente al mio solito che divoro i libri, anche di notte, ma questo non ci riesco, devo andarci piano….e so già che tornerò indietro e lo rileggerò daccapo.
    Sì, lasciamoci “spiazzare”, non ci fa altro che bene.

  7. Anche a me sono scomparsi. Forse è una scelta, nel qual caso non la metto in discussione (anzi, per quanto mi riguarda, sarebbe salutare, all’insegna del “ne nos inducas in excessum curiositatis spicciolae” 🙂 )

  8. Il libro di don Ugo è molto bello, e scopro sorprendenti consonanze – non vorrei che invecchiando mi sto opusizzando… 🙂 – ed è perlomeno sorprendente che se ne parli così poco nella Chiesa, tanto che il Papa rimettendolo al centro della predicazione addirittura fa scandalo.
    Immagino che sia perché è sempre scomodo, urticante, perché non si può parlar d’amore senza mettersi in gioco (come fa Paolo con quella franchezza che solo i 50 anni e una grande fede possono dare), non si puà parlar d’amore senza guardarsi allo specchio e sentirsi dire la parola più devastante: “Tekel” (Dan. 5,27)

    1. Alessandro

      Non è che l’amore sia stato rimesso al centro della predicazione da Francesco, quasi che i predecessori se ne fossero dimenticati. Non c’è intervento di BXVI in cui l’amore di Dio non sia al centro e il più delle volte esplicitamente menzionato (basti dire che la prima enciclica si intitola Deus Caritas est). Che poi BXVI anche all’interno della Chiesa fosse poco ascoltato e ancor meno capito è un’altra questione, sulla quale ho già detto la mia opinione.
      Quanto allo scandalo, io posso parlare solo per me. Lasciando ad altri difendere critiche che non sono le mie, io (che non sono per niente scandalizzato da quello che dice Bergoglio) ho espresso il timore (per dirlo in soldoni e in maniera fin troppo schematica) che il mettere l’accento costantemente e insistentemente sulla misericordia e il perdono e quasi per nulla (o comunque molto di rado) sulla verità (se non per uscirsene con affermazioni oggettivamente fraintendibili come quelle sulla “verità assoluta” nella lettera a Scalfari) possa concorrere a ingenerare nei fedeli una percezione distorta del legame tra misericordia e verità. Poiché misericordia e verità stanno o cadono insieme, il fedele che perde di vista la verità perderà di vista pure la misericordia, anche se lo si esorta cento volte al giorno a praticare l’amore cristiano. Se le mie perplessità si riveleranno infondate ne gioirò parecchio e sinceramente.

      1. Ma perché ogni volta che si cita il Papa bisogna precipitarsi ad aggiungere che anche Benedetto XVI diceva la stessa cosa? Conosci qualche Papa che abbia contraddetto i suoi predecessori? Non potremmo dare pacificamente per assodato che c’è assoluta continuità tra i due e passare oltre?

        1. Alessandro

          evidentemente no, visto che tu hai detto che Francesco ha rimesso al centro della predicazione l’amore. Se le parole hanno un senso, dire che Francesco ha rimesso al centro della predicazione l’amore significa che prima l’amore non era al centro della predicazione, e che quindi non c’è “assoluta continuità” con i predecessori.

          1. sono talmente annoiato dalle polemiche tra i tifosi dell’uno o dell’altro papa che su questo non ti rispondo nemmeno, tanto finiremmo inevitabilmente con lo spaccare il capello in quattro in una discussione senza alcun costrutto né profitto. Per mostrare invece come al di là delle sterili polemiche siamo d’accordo ti rimando se hai voglia di leggerlo all’articolo che ho pubblicato mezz’ora fa sul mio blog: http://lafontanadelvillaggio2.wordpress.com/2013/10/18/il-signore-delle-signore/

  9. “perchè tutto alla fine è amore”

    «Da quando ho compiuto 13 anni ho vissuto cose dolorose che poi mi hanno creato grosse difficoltà nella vita. Cose capitate a me e ad altri ragazzi. Parlo di abusi fisici. Sessuali. Mi è accaduto. Li ho subiti». (a scuola dai Gesuiti

    1. Alessandro

      “Desidero qui fare una pausa per riconoscere la vergogna che tutti abbiamo sentito a seguito degli abusi sessuali sui minori da parte di alcuni sacerdoti e religiosi in questa Nazione. Davvero, sono profondamente dispiaciuto per il dolore e la sofferenza che le vittime hanno sopportato e le assicuro che, come loro Pastore, io pure condivido la loro sofferenza. Questi misfatti, che costituiscono un così grave tradimento della fiducia, devono essere condannati in modo inequivocabile. Essi hanno causato grande dolore ed hanno danneggiato la testimonianza della Chiesa. Chiedo a tutti voi di sostenere e assistere i vostri Vescovi e di collaborare con loro per combattere questo male. Le vittime devono ricevere compassione e cura e i responsabili di questi mali devono essere portati davanti alla giustizia. E’ una priorità urgente quella di promuovere un ambiente più sicuro e più sano, specialmente per i giovani.”

  10. vale

    @ don fabio
    francescanamente bacio le mani del sacerdote. foss’anche indegno( ed ovviamente non mi riferisco a lei).
    ma da un sacerdote mi aspetto un tantinello di più-se in buona fede- del dare per assodato…. perché assodato, a quanto pare, non è..
    se non non si starebbero verificando le polemiche anche da parte di persone, vedi Gnocchi e Palmaro ed altri, che proprio estranei alla chiesa non sono.
    e chissamai che anche tali critiche-o semplici perplessità sul metodo scelto dal Papa attuale e domande sulla sua utilità/efficacia- siano uno dei modi,come si domanda l’autore del post, per cercar di fare la volontà di Dio….

    1. Giusi

      Posso sbagliarmi ma io penso che a un certo punto ci sarà uno spartiacque. E precisamente il Sinodo sulla famiglia. Quello che uscirà da quel Sinodo sarà inequivocabile. Non si potrà più dire: ma…. in realtà…..voleva dire….. Io spero solo che non sia vero quello che cominciano a scrivere i giornali…..

  11. 61Angeloextralarge

    Paolo: questo è il post che mi “tocca” di più tra quelli che ho letto scritti da te. Grazie per la tua lucidità e per come sai affrontare l’argomento “amore”. Non tutti ne sono capaci.

    1. Alessandro

      Presto questa roba diventerà sussidio nell’educazione sessuale dei fanciulli.

      “esorto tutti i governi a promuovere sistemi educativi che rispettino il diritto primordiale delle famiglie a decidere circa l’educazione dei figli e che si ispirino al principio di sussidiarietà, fondamentale per organizzare una società giusta… non posso passare sotto silenzio un’altra minaccia alla libertà religiosa delle famiglie in alcuni Paesi europei, là dove è imposta la partecipazione a corsi di educazione sessuale o civile che trasmettono concezioni della persona e della vita presunte neutre, ma che in realtà riflettono un’antropologia contraria alla fede e alla retta ragione.”

      Benedetto XVI ai membri del Corpo diplomatico, 11 gennaio 2011

        1. Alessandro

          mi pare che “concezioni della persona e della vita presunte neutre” significhi qui concezioni della persona e della vita che sembrano non confliggere con la fede cristiana e la retta ragione, “ma che in realtà riflettono un’antropologia contraria alla fede e alla retta ragione”

  12. “A ben vedere è la carità che ci viene chiesta, non le opere di carità prive d’anima e auto celebrative.”

    …sì, giusto, ma non sarebbe più evangelico (vedi, anche io dico sì… ma, non solo sì) prendesse corpo la carità in qualche forma più seria di trasformazione di sé stessi che non sia solo fare attraversare la strada a una persona anziana o offrire generosamente, senza nemmeno pensarci, la parte più succulenta di una pizza alla Bismarck, in qualche forma, intendo, profonda, assoluta, una scelta di un modello di vita, che non sia, solo, torno a ripetere, la mirianesca tarantella urbana delle famigliole automunite coi figlioli che vanno a scuola in piscina a dottrina eccetra?
    Non con questo voglio dire che bisogna per forza essere seguaci del Vangelo! Ma chi lo volesse essere dovrebbe (forse) tenere conto di quello che il Vangelo dice di essenziale: cambia modo di pensare, lascia tutto e vieni via!

    1. Alessandro

      Alvi’, non per difendere Costanza che non ha bisogno di avvocati, ma visto che l’hai tirata in balla, non ti sembra che in quella che tu chiami con parodia “la mirianesca tarantella urbana delle famigliole automunite coi figlioli che vanno a scuola in piscina a dottrina ecc.” ci possa essere una “evangelica carità profonda”?
      Non pensi che si possa vivere da sposa e madre (e da sposo e padre) l’evangelica carità profonda, proprio adempiendo i propri doveri di stato con dedizione quotidiana?
      E non ti pare che si possa invece stare in famiglia senza “evangelica carità profonda”?
      Nella tua vita non hai mai conosciuto famiglie in cui (pur con tutti i difetti) circola questa carità e altre in cui ne circola poca?

      1. Conosco famiglie di vere bestie, è vero, ma la più parte famiglioline ripiegate in se stesse (nonostante le dichiarazioni di comodo) come lo è e lo fu la mia. Famiglie, insomma, in una parola!

          1. ……no! (ma non posso avere conosciuto tutte le famiglie, per esempio non conosco la famiglia di Paolo Pugni, conosco appena-appena la famiglia Miriano, non conosco la famiglia Bariom ecccetra

      1. Giusi

        Grazie! Non conoscevo questo sito! Adesso, per la gioia di Alvise, posto il video!

        Alvise voglio una spiegazione scientifica!

  13. Giancarlo

    Trovo illuminante, soprattutto, questa frase: “Il demonio, dice don Ugo, ama la giustizia, persino le opere di carità: ciò che detesta e vuole impedirci di scoprire, è la misericordia del Padre per noi.” Ecco. Il Padre è misericordioso. Cioè ama i miseri, che siamo noi. Non ci ama perché siamo capaci di amare, ma perché siamo miseri. Cosa vuol dire che siamo miseri? Vuol dire che non siamo capaci di amare. Ed allora come potremo amare noi stessi, il prossimo e Dio?

    L’UNICO SISTEMA PER IMPARARE AD AMARE E’ AVERE FEDE. Non c’è un altro modo. L’amore non ha niente a che vedere con i nostri sentimenti e le nostre lacrimucce. L’amore è una scelta della nostra volontà, illuminata dalla ragione, che SOLO LA FEDE RENDE POSSIBILE.

    Io sono d’accordo quando si afferma che “tutto è amore, anzi Amore con la maiuscola”. Certo, è vero, tutto è Amore: tutto quello che viene da Dio, non certo tutto quello che viene dal cuore dell’uomo.

    Solo un appunto mi sento di fare: la verità non può mai nascondere l’amore. Anzi, la verità è condizione imprescindibile per scoprire di essere amato.

    Anzi, ne devo fare un altro di appunti. E’ vero che ci viene chiesto di non giudicare, ma è sempre opportuno specificare che non si deve giudicare le persone; la condotta di vita, invece, si può, a volte si deve, giudicare. Per insegnare ai figli, o a chi è sottoposto alla nostra autorità, per esempio.

    Certo che ci viene chiesta la carità. Ma non dimentichiamo che la carità può sgorgare solo da un cuore ricolmo di fede.

  14. @Giancarlo, “Solo un appunto mi sento di fare: la verità non può mai nascondere l’amore. Anzi, la verità è condizione imprescindibile per scoprire di essere amato.”

    Vero, la verità non può nascondere l’amore e con esso si accompagna… ma, mi sentirei di affermare che la conclusione: “… è condizione imprescindibile per…”, non sia così “imprescindibile”…

    Io ho scoperto di essere amato da Dio quando non ero nella verità, né la conoscevo tutta intera, neppure su me stesso.
    E’ l’Amore il punto di partenza… l’Amore di Dio per l’Uomo

    1. Giancarlo

      Bariom, tu hai scoperto di essere amato quando si è aperto uno squarcio di luce (e di verità) nella tua anima. Se non fosse giunta la verità ad illuminarti, non avresti mai scoperto di essere amato.

      Comunque non è possibile separare la verità dall’amore. Ancor più inverosimile è che la verità possa nascondere l’amore, o essere in contrasto con l’amore. Anzi, volendo essere espliciti fino in fondo, direi che la verità è la prima forma dell’amore.

      Non può esserci amore senza verità.

      1. @Giancarlo la tua affermazione presume che tu sappia come il “sentirmi amato” sia avvenuto in me, ma per esperienza posso dire che sono molti i modi in cui un uomo scopre di essere amato da Dio.

        Ribadisci “ancor più inverosimile è che la verità possa nascondere l’amore…”, affermazione che avevo già riportato, anteponendovi un “vero”.

        Dai una suggestione diversa della Verità parlando di Luce (non che le due cose non stiano insieme, anzi…) e così come hai riformulato la tesi, si avvicina maggiormente a ciò che ho sperimentato.
        Comunque il mio scrivere non è per “spaccare il capello in quattro” o altro, solo, per come avevo (probabilmente erroneamente) inteso il tuo pensiero, sembrava anteporsi una “acquisizione” della verità, alla possibilità di sperimentare l’Amore di Dio.
        Credo si possa concordare che Amore e Verità (Luce) sono azioni di Dio verso l’Uomo, che ha solo da accoglierle nella gratuità, mantenendole (come sono) saldamente unite, ma in primo luogo “Dio è amore” (1Gv 4) e che Dio ci ha amati in Gesù Cristo è ciò che annunciamo agli uomini.
        Questo è ciò che “smuove i cuori e le anime”, al di là di qualunque comprensione di verità, pur essendo questa annuncio, esso stesso Verità… 😉

        1. Giancarlo

          Probabilmente non riesco a spiegarmi.

          Quello che mi pare di capire dall’articolo di Paolo Pugni è questo: quando l’uomo scopre di essere amato da Dio, in quel momento diventa capace di amare. Come se questa scoperta potesse smuovere “i cuori e le anime”. Come se, spinto dalla gratitudine e dalla gioia della scoperta, potesse, gratuitamente, decidere di amare a sua volta. Ecco, questo non è vero. Può succedere che l’uomo scopra di essere amato da Dio e, scientemente, decida di rifiutare questo amore. Ma, soprattutto, succede che, dopo aver scoperto di essere amato da Dio, l’uomo scopre di essere RADICALMENTE INCAPACE DI AMARE. Ecco allora le (false) opere di carità, quelle che non ci costano niente; ecco la carità, un tanto al chilo, ecco le “ong”, ecco “Dio è Amore”, ecco “semo tutti fratelli”, ecco “volemose bbene”, ecco la “carità” rovesciata a camionate su tutto, sulle falsità, sulle ingiustizie, sulle legittime aspirazioni delle persone. Ecco la “carità” totalizzante, che tutto copre, nasconde, trasforma: non esiste più la verità, non esiste più il male, tutto è “Amore”.

          Ecco: non è così. Tutto è amore… si, tutto quello che viene da Dio. Ma noi siamo persone libere e non tutto quello che viene da noi è amore. Soprattutto, noi abbiamo la tendenza a dimenticare che SIAMO RADICALMENTE INCAPACI DI AMARE. Anche quando scopriamo di essere amati da Dio, anche allora restiamo radicalmente incapaci di amare. L’unica cosa di cui siamo capaci è di accogliere o rifiutare, nella piena libertà, la Parola di Dio. Si chiama fede. Di questo, si: SIAMO CAPACI DI AVERE FEDE. Ma siamo e resteremo sempre incapaci di amare.

          Ricordare che siamo radicalmente incapaci di amare ci aiuterà a stare lontani dalle (nostre) opere di carità ed a sviluppare la nostra unica capacità: la fede. Nella fede, l’amore di Dio riempirà i nostri cuori e noi diventeremo veicoli dell’unico Amore. Nella fede, possiamo amare con l’amore di Dio. Non c’è un altro modo di amare.

          Un’ultima cosa:
          “… in primo luogo “Dio è amore” (1Gv 4) …”.

          Vero è. Ma non è questo il “cuore” dell’annuncio. Non mi interessa niente che “Dio è amore”, se poi non mi salva dalla morte e da ogni male. Cristo, morto e sepolto, è resuscitato. Questo si che è il cuore dell’annuncio, questo si che lo trovo molto interessante: un uomo, come me, è morto e resuscitato. Questo mi interessa più di ogni altra cosa, questo mi piace, questa è la MIA FEDE che mi salverà..

          Non mi salverà il mio amore, ma la mia fede.

          1. @Giancarlo, grazie per aver meglio espicato il tuo pensiero che sottoscrivo per come espresso.
            Non avevo molti dubbi che alla fine si “parlava la stessa lingua”… 😉

            “SIAMO RADICALMENTE INCAPACI DI AMARE” verissimo, di amare come Cristo ci ha amati, incapaci dell’amore al nemico.

            “Cristo, morto e sepolto, è resuscitato. Questo si che è il cuore dell’annuncio…” Certo: questo è il Kerigma 😉

            La fede salva… daltronde è affermazione di Cristo: E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato»

            Buona giornata 🙂

    2. Roberto

      Tutta intera, mi sa che non la conosciamo neanche adesso 😉
      Allora, vogliamo dir meglio che è condizione imprescindibile per scoprire un po’, ecco, in-che-modo siamo amati? E proprio così imparare, a nostra volta, un pochetto ad amare?

  15. Mario G.

    Bravo Paolo,
    torno dopo un po’ di assenza per impegni lavorativi e non solo… e trovo questa tua chicca della quale non posso che ringraziarti. Ora passo ai vari link che ha tracciato.

  16. Alessandro

    “Che cosa sono queste seduzioni del male? Nella Chiesa antica, e ancora per secoli, qui c’era l’espressione: «Rinunciate alla pompa del diavolo?», e oggi sappiamo che cosa era inteso con questa espressione «pompa del diavolo».
    La pompa del diavolo erano soprattutto i grandi spettacoli cruenti, in cui la crudeltà diventa divertimento, in cui uccidere uomini diventa una cosa spettacolare: spettacolo, la vita e la morte di un uomo.
    Questi spettacoli cruenti, questo divertimento del male è la «pompa del diavolo», dove appare con apparente bellezza e, in realtà, appare con tutta la sua crudeltà.
    Ma oltre a questo significato immediato della parola «pompa del diavolo», si voleva parlare di un tipo di cultura, di una way of life, di un modo di vivere, nel quale non conta la verità ma l’apparenza, non si cerca la verità ma l’effetto, la sensazione, e, sotto il pretesto della verità, in realtà, si distruggono uomini, si vuole distruggere e creare solo se stessi come vincitori. Quindi, questa rinuncia era molto reale: era la rinuncia ad un tipo di cultura che è un’anti-cultura, contro Cristo e contro Dio. Si decideva contro una cultura che, nel Vangelo di san Giovanni, è chiamata «kosmos houtos», «questo mondo».
    Con «questo mondo», naturalmente, Giovanni e Gesù non parlano della Creazione di Dio, dell’uomo come tale, ma parlano di una certa creatura che è dominante e si impone come se fosse questo il mondo, e come se fosse questo il modo di vivere che si impone. Lascio adesso ad ognuno di voi di riflettere su questa «pompa del diavolo», su questa cultura alla quale diciamo «no». Essere battezzati significa proprio sostanzialmente un emanciparsi, un liberarsi da questa cultura. Conosciamo anche oggi un tipo di cultura in cui non conta la verità; anche se apparentemente si vuol fare apparire tutta la verità, conta solo la sensazione e lo spirito di calunnia e di distruzione. Una cultura che non cerca il bene, il cui moralismo è, in realtà, una maschera per confondere, creare confusione e distruzione. Contro questa cultura, in cui la menzogna si presenta nella veste della verità e dell’informazione, contro questa cultura che cerca solo il benessere materiale e nega Dio, diciamo «no»…

    E finalmente: «Rinunciate a Satana?». Questo ci dice che c’è un «sì» a Dio e un «no» al potere del Maligno che coordina tutte queste attività e si vuol fare dio di questo mondo, come dice ancora san Giovanni. Ma non è Dio, è solo l’avversario, e noi non ci sottomettiamo al suo potere; noi diciamo «no» perché diciamo «sì», un «sì» fondamentale, il «sì» dell’amore e della verità.”

    Benedetto XVI, Lectio al convegno ecclesiale della diocesi di Roma, 11 giugno 2012

  17. Pietro Carnesecchi (fiorentino)

    “La pubblicazione della sentenza avvenne nel corso di un solenne autodafé svoltosi nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva in Roma al quale Pio V volle dare particolare importanza appunto per la funzione d’esempio che la condanna dell’alto prelato doveva assumere presso i componenti della Curia. A tutti i cardinali di stanza a Roma venne imposto di parteciparvi.

    Castello e Ponte S. Angelo: foto Alinari del 1878Come eretico impenitente, fu condannato alla degradazione, alla perdita di tutti i benefici ecclesiastici e alla consegna al Governatore di Roma (braccio secolare) per l’applicazione “del debito castigo” (che nella fattispecie era la pena di morte) con la solita formula intesa “a moderare la sentenza nostra intorno alla sua persona senza pericolo di morte ed effusione di sangue”.

    Il 1º ottobre 1567 (in questi casi la decapitazione doveva precedere il rogo) lasciò il carcere di Tor di Nona con un altro condannato a morte per eresia, il francescano Giulio Maresio, e salì al patibolo. Il taglio della testa, notano gli agenti di Cosimo I che assistettero all’evento, avvenne senza problemi nella piazzetta antistante il ponte Sant’Angelo. Qualche problema ci fu per l’azione del rogo a causa della pioggia.”

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