La vita è difficile (replay)

di Costanza Miriano

Il giorno dei santi – ero in ritardissimo uscendo dal lavoro, dovevo dare il cambio coi bambini a mio marito (festa, niente scuola, niente tata) – mi sono fiondata carica delle mie solite otto borse (bene essere pronte in caso di rapimento alieno) alparcheggione della Rai. Tutta sudata l’ho percorso in lungo e in largo due o tre volte con le chiavi del catorcio in mano, centocinquantotto pulsazioni al minuto, chiedendomi affranta chi mai avesse potuto rubare la mia macchina da senza tetto, impresentabile e piena di avanzi, prima di ricordarmi che per un rarissimo colpo di fortuna avevo trovato invece posto nel parcheggio più vicino, quello davanti al cancello (credo che ci sia gente che ci dorme per non abbandonare la piazzola).

Ho cercato un lato positivo, nella mia inutile corsa con i tacchi, carica come un cammello. L’ho cercato ma non so. Forse l’esercizio fisico mi avrà apportato un grande beneficio cardiocircolatorio. Forse per questo avrò allungato la mia esistenza di due decimi di secondo (e probabilmente li utilizzerò per fare uno starnuto).

Il fatto è che la vita anche quando ci va tutto ma proprio tutto benissimo, è comunque piena di complicazioni. Minimo minimo di fatica. Io cerco di spiegarlo ai miei figli. Gliel’ho detto anche quella stessa sera, quando mi ha accolto una standing ovation a tavola. Avevo portato un uovo alla coque quasi commestibile. Quello prima era sodo. Quello prima ancora liquido. La realtà è che a casa mia basta portare a tavola qualcosa di presentabile per ricevere applausi.

Oltre ad essere abituati a un livello di cibo appena decente, i ragazzi mi vogliono bene, e sono piuttosto benevoli nei confronti dei miei difetti. Sanno che cucino mentre visito (sono Barbie dottoressa col mio folendoscopio losa fuxiam), mentre faccio domande a trabocchetto sulla lunghezza della Mosella (fiume forse mai sentito nominare prima di avere un figlio alle medie), mentre sostengo conversazioni di buon vicinato sul clima dal balcone con la signora detta Daddà, la vecchietta del secondo piano del palazzo di fronte.

Non contenta di ammannire menù pietosi, somministro ai miei poveri pargoli preziose riflessioni di elevata portata morale. Tanto loro non ascoltano, impegnati come sono a infilare dita nelle uova, chiedere “posso alzarmi?”, parlare tutti insieme e trovare astuti nascondigli per i pezzi di zucchina (sono allergici alle vitamine), occultandoli dentro tovaglioli o facendoli scivolare elegantemente sotto la sedia.

“La vita è difficile, bambini; è per questo che fare l’uovo alla coque non è semplice come sembra” ho detto l’altra sera, nel goffo tentativo di rivendermi l’omelia che padre Emidio aveva appunto fatto la mattina per la festa di tutti i santi.

Una volta uno psichiatra americano – ci ha raccontato in chiesa – stufo di pelare soldi inutilmente ai suoi pazienti, ha scritto un libro, esordendo proprio così. La vita è difficile. Molti dei nostri problemi nascono proprio nel momento in cui cerchiamo dimenticare questa semplice realtà. Ero troppo lontana (mi metto all’ultima panca per evitare che si noti il mio ritardo) per sentire il nome dello psichiatra, ma il concetto mi è arrivato benissimo. Anche perché ricordo bene la fase della mia vita in cui mi sono trovata con stupore a fare i conti con questa realtà: la vita è difficile. E da allora ho cominciato a ingranare, a convertirmi – strada lunga e tortuosa, ma è già tanto imboccarla.

Questa consapevolezza che appunto, lo ripetiamo, tante volte non fosse arrivato, la vita è difficile, manca a molti degli uomini contemporanei. Cresciamo, volenti o nolenti, in un clima culturale di spensieratezza posticcia. E quando le difficoltà arrivano sembrano sempre tragiche, e sempre impreviste, soverchianti, immeritate, ingovernabili. Invece sono parte della vita. Quelle piccole e le grandi.

Secondo padre Emidio è anche per questo che il Vangelo fatica ad arrivare al cuore dell’uomo contemporaneo, perché in molti casi manca l’uomo, e prima di tutto la consapevolezza della durezza della vita, della fatica di portare a casa la pagnotta e pure la pellaccia ogni sera. Ai tempi di Gesù le sue parabole, le sue parole arrivavano più direttamente, perché la consapevolezza della fatica della vita, di non dare niente per scontato, la percezione della incredibile fragilità e la consapevolezza dell’esistenza di Qualcuno di più grande erano nel patrimonio culturale comune.

L’illusione del controllo che per esempio ci danno tecnica e tecnologia è appunto un’illusione, perché il male c’è e agisce nelle nostre vite e non lo si può completamente dominare. Le nostre vite sicure sono un’illusione.

Accettare questa realtà significa dire sì alla prima nostra vocazione, quella alla vita, tutta, il pacchetto completo. Poi c’è la vocazione ad essere cristiani, ad accettare che sia Gesù Cristo la nostra via. Infine la terza, la vocazione specifica, quella che impone che a una certa età si cominci in qualche modo concreto a dare la vita, a portare frutto, a diventare dono per i fratelli, a somigliare a Gesù Cristo, ed è questa la santità: il segno che abbiamo imboccato la strada è che gli altri cominciano a chiederci qual è il nostro pusher, dove troviamo quella roba così buona che ci rende in grado di reggere per noi stessi e per qualcun altro che ci chiede una mano. Si diventa credibili, se si è persone serie, e si convincono gli altri, che in qualche modo cominciano a venirti dietro (non a me, per favore, soprattutto se mi vedete vagare tutta sudata in un parcheggio).

***

Dopo avere approntato una task force di emergenza (amica, zia, tata) per il catechismo e i compiti, vorrei ricordare agli amici di Roma (o anche di passaggio) che alle 18,30 parlerò del mio libro con Myrta Merlino e Pippo Corigliano al Circolo Antico Tiro a Volo, in via E. Vajna, 21 (zona Parioli): un posto molto esclusivo, che per l’occasione sarà estremamente inclusivo, tanto che hanno invitato persino me.

20 pensieri su “La vita è difficile (replay)

  1. “il segno che abbiamo imboccato la strada è che gli altri cominciano a chiederci qual è il nostro pusher, dove troviamo quella roba così buona che ci rende in grado di reggere per noi stessi e per qualcun altro che ci chiede una mano. Si diventa credibili, se si è persone serie, e si convincono gli altri, che in qualche modo cominciano a venirti dietro”

    Credo di aver ben presente il senso profondo, ma detta così molti sono andati dietro a molti altri che non erano certo segno di Gesù Cristo 😐

  2. La vita è difficile e le difficoltà ti aiutano a capire l’essenza delle cose che contano. Anche i ritardi nello stipendio di questi mesi fa capire che non tutto è scontato e ti fa apprezzare con maggior gratitudine la vita quando arriva il bonifico.

  3. Mariella B.

    Costanza sei fortissima!! Mi ricordi Cevoli che nella sua “Penultima cena” : esprimeva concetti di alta teologia come ti stesse dando la ricetta della piadina romagnola…così…. semplicemente!Perché è una cosa vera quella che abbiamo visto, anzi un uomo vero affascinante questo Gesù Cristo che abbiamo incontrato! Grazie davvero per la levità con cui ci testimoni la grandezza della vita cristiana…pur nella inevitabile fatica. Mariella

  4. Mario G.

    La vita è una lotta, dice la Bibbia…
    E ti ringrazio, cara Costanza, per avermelo ricordato con la tua simpatica leggerezza, che non è segno di una semplicità apparente, ma di un talento: esprimere/testimoniare esempi di fede con fatti di tutti i giorni e tanta (auto-)ironia.

    In questi giorni avevo proprio bisogno di sentirmelo ripetere. Ancora grazie, questa è l’amicizia in Cristo! No?

  5. Chiara Segalla

    la cosa che più mi piace, che davvero mi fa stare bene quando leggo Costanza, è che ha il gusto della parola, e mi fa sorridere….e io , che sono davanti al portatile con lavatrici in arretrato da mesi, bambina di 2 anni e mezzo che vorrebbe farmi mangiare una candela di plastica, altra neonata in braccio che fra poco piangerà , posso sorridere pensando che, quando perdo il Furgone 9 posti in un qualsiasi parcheggio di centro commerciale veneto, quando vago come una pellegrina nelle vicinanze di qualche chiesa a cui non riesco ad accedere perchè non ho il navigatore e perché so dis-orientarmi come poche al mondo, quando trovo una carota mummificata dentro la borsa estiva….io che volevo tradurre poesia russa in fondo a qualche archivio moscovita….ebbene, sì, anch’io povera peccatrice, non solo sola.
    e Dio ha tenerezza per ogni creatura.
    grazie una volta ancora Costanza e anche grazie alla tua famiglia.

  6. Floriana

    Vita quotidiana! Bel post Costanza….Anche io combatto sempre con le mie incapacità in cucina, ma grazie a DIo i miei figli e mio marito sono di bocca buona, e con gli incastri di orari a partire dal riuscire ad uscire al mattino in tempo per entrare a scuola….ogni giorno è un bel traguardo da raggiungere!
    Mia madre mi ha sempre detto ” non ci sono rose senza spine!” e io traduco sempre nella mia vita ” l’Amore va sempre a braccetto con il Sacrificio!” Basta guardare l’AMORE per eccellenza, Gesù in croce……Non c’è tanto da girarci intorno quello è l’AMORE!

    La mia famiglia non è numerosa, ho solo due bimbi,ma ho faticato molto in questi anni e fatico ancora molto, dovendo lavorare fuori casa tante ore per necessità economiche e perchè non abbiamo aiuti esterni tranne qualche ragazza spot come babysitter per le uscite da scuola e dovendo affrontare alcuni miei problemi di salute subentrati dopo l’ultima gravidanza . La mia vita è piena di Amore e di Gioia, ma anche di Sacrificio…..e ai miei amici e le mie amiche che adesso si affacciano alla paternità/maternità e o al matrimonio dico sempre “sei pronto al sacrificio?”.

    Ma la sera dopo aver passato giornate come su una giostra di cavalli che gira, non c’è nulla di più bello che concludere la giornata affidando tutto al Signore, certi che non ci farà mancare nulla.

    Grazie Costanza per come traduci nella semplicità la vita cristiana.
    Floriana

    1. Lodovico

      Grazie Floriana….
      Leggendo quello che hai scritto a proposito di Costanza, mi sono tirato un po su. Hai ragione, anche io quando credo di non farcela, quando non vedo vie di uscita tiro fuori la mia coroncina mono-mistero dalla tasca, guardo Gesù inchiodato alla piccola croce di legno e penso che Lui in quel monento, mentre lo sto guardando è li, accanto a me e che non mi lascerà mai solo. Credimi…. questo mi da subito coraggio e con il cuore pieno della sua presenza e del suo amore affronto la vita. É matematico…. con Gesù tutto mi riesce bene…. sempre!!!!!!!!
      Un abbraccio in Cristo.
      Lodovico.

  7. Emma Ciccarelli

    La vita è difficile ed imprevedibile. Accogliere questa verità ci aiuta a digerire meglio le difficoltà e ad affrontarle con meno ansia e timori.

  8. 61Angeloextralarge

    Carissima Costanza, è vero… la vita è difficile, ma raccontata come l’hai raccontata in questo post, me l’ha rallegrata parecchio, oggi! Grazie per le risate che mi hai fatto fare. Smack! 😀

  9. attaccarbottone

    Forse a volte si danno tante cose per scontate, ma la difficoltà e la durezza della vita spesso sono chiare. Arrivare poi a dare frutti mi sembra un obiettivo fuori dalla mia portata e mi chiedo se non sia un errore crederlo una meta. Ogni vita ha una dignità e anche chi apparentemente sembra non dare frutto può nascondere tesori. Ma forse è vero ciò che dici quando tutto ciò accade come per ricaduta, come una sovrabbondanza non premeditata che coglie di sorpresa il protagonista stesso in prima persona.

  10. angelina

    Grazie Costanza, le tue parole a volte arrivano ad hoc, in un preciso momento. Che caso….
    “dire sì alla prima nostra vocazione, quella alla vita, tutta, il pacchetto completo”
    Sembrerebbe ovvio, e non lo è. Si può vivacchiare, tirare a campare, esistere, lasciarsi andare, insomma dire un sì parziale; ciascuno di noi sa nel proprio intimo qual è il suo “ni” alla vita, né sì né no, senza dare ascolto a persone, eventi, parole che ci interpellano e ci chiedono qualcosa in più.
    “che a una certa età si cominci in qualche modo concreto a dare la vita, a portare frutto, a diventare dono per i fratelli, a somigliare a Gesù Cristo, ed è questa la santità”
    Portare frutto. Immagino che non solo il cristiano desideri che la propria vita porti frutto: in psicologia l’età adulta è caratterizzata dalla capacità di rendersi responsabili. “L’individuo sente il grande bisogno di procreare, di realizzarsi professionalmente e di offrire un importante contributo per educare le nuove generazioni.” L’alternativa è “un senso di stagnazione, di immobilità e soprattutto della inutilità riferita alla propria esistenza.” (cfr Erikson)
    C’è però che il segreto del portar frutto sta nel lasciarsi morire come il chicco di frumento: e qui l’alternativa successo/insuccesso morire/vivere donare/ricevere insegnare/imparare vincere/perdere è completamente stravolta, riletta sotto un’altra luce. Chi dona riceve, chi muore vive, dare la vita per qualcuno (anche giorno per giorno, a fettine, hai ragione Costanza) è l’unico esempio che valga la pena seguire.
    Eh sì, la vita è difficile, ma anche tremendamente bella: tanti che lo hanno intuito hanno desiderato solo rimanere attaccati come tralci alla vite. Come tralci, sono stati potati (perché la vita è difficile…) ed hanno portato splendidi frutti (ognuno il proprio, diverso ed unico), ed è questa la santità. Cur non ego? diceva S. Agostino.

      1. angelina

        Salmo 41 “il canto di dolore del Levita esiliato da Gerusalemme. Il grido di sempre dell’essere umano:anelito di tornare alla gioia.” 😀

  11. antonella bagno

    Lo psichiatra è Scott Peck che ha scritto un memorabile libro che si intitola “Voglia di bene” che inizia proprio cosi: <> Purtroppo il libro non è più in vendita, ne conservo una copia che rileggo ogni tanto. La vita è difficile, per questo, sostiene Peck è necessaria una disciplina per imparare a vivere, ed è ciò che i genitori dovrebbero insegnare ai figli.

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