La «nuova tirannia» dal volto umano

di Andreas Hofer

L’oppio è ormai la religione dei popoli.
(Ennio Flaiano)

Mentre gli araldi dell’amore multiplo fanno passi da gigante, ci comunica Rodolfo Casadei su “Tempi”, Juan Manuel De Prada, un Chesterton spagnolo dalla penna tagliente e la mente lucida, non ha dubbi di sorta sulla sorte disumana che attende l’homo eroticus avvinghiato dalle spire del poliamore: sotto gli auspici luccicanti di una falsa promessa di liberazione s’avanza una «nuova tirannia» che De Prada, ispirandosi al celebre film dei fratelli Wachowski, battezza «Mátrix progre» («Matrix  progressista»).
Con vigore ed efficacia il Matrix ha ormai imposto una mentalità egemonica che sembra aver omologato gli schieramenti politici sotto l’egida del PC (Politicamente Corretto) e di un pensiero unico edonistico-relativistico.
Prima che ideologica, l’insidia costituita dal Mátrix progre è antropologica: sotto attacco si trova la stessa natura umana. L’ambizione nutrita dalla Matrice progressista – scrive De Prada nelle pagine iniziali del battagliero volume La nueva tiranía. El sentido común frente al Mátrix progre – «altro non è che la «costruzione» di un «uomo nuovo», un lavoro di ingegneria sociale consistente nell’uniformare gli individui, convertendoli in una massa amorfa, indistinta e facilmente modellabile».

A differenza delle tirannie del passato la «nuova tirannia» non solo si presenta in veste ludica, amabile, simpatica, incantevole e irresistibile ma dispone anche di mezzi più raffinati e «chirurgici» per portare a compimento il proprio lavoro di «mutilazione umana». In primo luogo la pratica di «svincolamento» (désvinculación) dell’individuo, con la quale il Matrix progressista si prefigge di annichilire la natura individuale e dis-sociare la persona col «cancellare dal «disco fisso» dell’individuo ogni senso di appartenenza, spezzando quei vincoli di cui necessita per rendersi intellegibile».
Il Matrix «esalta l’uomo fino all’adorazione, dandogli l’opportunità di trasformare i propri interessi e i propri desideri in libertà e diritti, che però non sono più inerenti alla sua natura, ma diventano “gentili concessioni” di un potere che li consacra legalmente». Negando l’esistenza di una natura umana la «nuova tirannia» tramuta infatti i diritti umani in costruzioni politiche relative alla congiuntura del momento, presentandosi poi come deus ex machina che graziosamente concede quel che ciascuno rivendica in forza di un’identità autodeterminata: gli individui sono così resi totalmente dipendenti dal Matrix.

Le tirannie hanno sempre  guardato con occhiuta sospettosità alla dimensione intellettuale e trascendente dell’uomo, ben sapendo quanto menti pensanti e spiriti aperti alla trascendenza fossero più coscienti della propria vocazione alla libertà.
Obiettivo primario del Matrix è quindi «abbattere, anestetizzare, negare la dimensione spirituale dell’uomo» sottoposto, in concomitanza allo «svincolamento», a un processo di «fisiologizzazione» selvaggia – che potremmo anche denominare, sottolinea De Prada, «spersonalizzazione» – in modo da consentirne la «conversione in una porzione di uggiosa carne che non nutre altro desiderio oltre alla soddisfazione di qualche appetito o pulsione, come un cane di Pavlov».
Allo scopo di cancellare la dimensione verticale dell’essere umano la Matrice non lesina impegno nel «far trastullare l’uomo mentre sguazza nel pantano dei suoi appetiti  più bassi, negandone qualsiasi vocazione trascendente; si tratta, in definitiva, di ridurre l’esistenza umana a una pura esperienza materiale e silenziare qualunque nostalgia di un’altra forma di vita superiore».
Certo non è un procedimento indolore. L’«amputazione dello spirito» è fonte di nostalgia e sordo dolore, perché «quando il corpo cessa di essere il tempio dello spirito si trasforma in un tempio desolato dove fiorisce il narcisismo». Per l’uomo ridotto a pura fisiologia, a ominide desideroso unicamente di conseguire l’immediata soddisfazione di ogni pulsione, la vita stessa risulta priva di significato.

La «nuova tirannia» è consapevole che una società in cui gli uomini hanno rinnegato ogni aspirazione più elevata della propria salute fisica si tramuta presto in una capricciosa e compulsiva «somma di egoismi». Per questo occorre assicurare agli uomini snervati dal disgusto per una simile vita «lenitivi di effetto immediato, un metadone incessante che permetta loro di sopire un dolore altrettanto incessante».
Questo metadone dello spirito dolente, somministrato con prodigalità dal Matrix progressista, è la «prosperità economica, una prosperità orgiastica, capace di soddisfare qualunque velleità» e poter essere così convertita in «ragione costitutiva di una vita senza altro anelito che la pura bulimia del possesso e la sola preoccupazione di mantenersi sazi».
Grazie a questo miraggio, ennesima riproposizione dell’utopia del paese di Cuccagna, «è possibile costruire il paradiso terrestre del consumismo e dell’edonismo all’ingrosso che la nuova tirannia desidera instaurare, un regno di soddisfazioni immediate in cui ogni capriccio o appetito è immediatamente soddisfatto, immediatamente rinnovato, immediatamente trasformato in dipendenza».

Non dimentica certo la Matrice di dedicare le sue “premurose” attenzioni anche alla dimensione orizzontale dell’uomo. Nemico naturale della «nuova tirannia» in questo campo è «qualunque raggruppamento umano che protegga la persona dalle ingerenze del potere». In cima alla lista si trova la famiglia, questo «ecosistema» capace di creare, a partire dai legami di sangue, degli «affetti forti e leali» e di trasmettere «convinzioni che sfuggono alla fiscalità del potere», dunque destinata ad essere «osteggiata, derisa, presentata come una riserva di arcaico autoritarismo».

Quando si tratta dei problemi umani fondamentali talora i grandi spiriti si incontrano come rette che procedendo verso l’alto finiscono per incrociarsi e amalgamarsi. Non c’è da stupirsi quindi che proprio quel G.K. Chesterton così ammirato da De Prada fosse giunto nel 1934 a conclusioni non dissimili in una illuminante riflessione intitolata Sex and Property.
Chesterton non può fare a meno di notare quanto perfino le antiche degenerazioni del paganesimo fossero di gran lunga meno nocive di quelle attualmente procacciate dal Mátrix progre. Gli uomini dell’Antichità, è vero, forse «sguazzavano nella desolante sessualità di una mitologia del sesso; gestivano la prostituzione come un sacerdozio per il servizio nei templi; facevano della pornografia la loro unica poesia; ostentavano emblemi che trasformavano persino l’architettura in una specie di esibizione fredda e smisurata». Eppure, «in un certo senso, il peccato degli antichi era infinitamente superiore, incommensurabilmente superiore, al peccato moderno».
Non va infatti dimenticato che quei bizzarri rituali erano una manifestazione del culto della fecondità, strettamente intrecciato a un altro culto: quello della fecondità della terra. In questo la sessuolatria del paganesimo antico, ricorda a ragion veduta Chesterton, «almeno stava dalla parte della natura, almeno stava dalla parte della vita».
Al nostro tempo è stato lasciato invece il “privilegio” di «inventare un nuovo tipo di venerazione del sesso, che non è affatto una venerazione della Vita» e «proclamare una religione erotica che esalta la lussuria e al contempo proibisce la fertilità».
Ciò significa creare le condizioni propizie a una nuova schiavitù.
Lo aveva intuito anche Vitaliano Brancati, che in Paolo il caldo fa dire al protagonista del suo romanzo, un uomo imprigionato da una sessualità incontrollata, che lo scatenamento sfrenato dei sensi può essere dettato solo da una «moralità tirannica» che «vuole costringerci alla libertà sessuale, al culto di noi stessi e dei nostri bisogni fisici, all’egoismo e al narcisismo, alla durezza e all’orgoglio».
Come già sapeva Aristotele, non c’è minaccia minore di un corpo atomizzato di uomini sradicati e privi di legami parentali – schiavi, appunto – dunque impotenti perché sprovvisti di qualunque forza da opporre alla forza che li tiene moralmente e psicologicamente assoggettati.
Questo è il motivo per cui, osserva sempre Chesterton, il sesso «deve essere per lo schiavo solo un piacere e mai deve diventare un potere. Egli deve riconoscere (o almeno pensare) il piacere come un qualcosa il meno possibile diverso da un piacere; non deve sapere o pensare nulla intorno al fatto di dove provenga o dove sia diretto, una volta che lo sporco oggetto è passato dalle sue mani. Non deve farsi troppe domande sulla sua origine nel disegno o sul suo fine nella trascendenza umana».

La  visione «che riduce l’amore a mero godimento sessuale» equivale a quella «che riduce la proprietà a mero  godimento venale». L’odio verso ogni riserva vitale e spirituale congiunto all’imperativo categorico del consumo immediato: sotto ogni aspetto, secondo questa prospettiva, l’uomo «non è un possessore, ma solo un consumatore» e gli dev’essere impedito di accumulare «qualcosa che, alla fine, gli consentirebbe di acquistare la propria libertà».
Non sorprende perciò che il Matrix voglia farci dimenticare che «fare una famiglia è qualcosa di molto più grande di fare del sesso». Il vincolo matrimoniale a fondamento della famiglia, scrive Chesterton nel suo La superstizione del divorzio, «crea un piccolo stato all’interno dello stato che resiste a tutta questa irreggimentazione; il suo legame rompe ogni altro legame, la sua legge è più forte di ogni altra legge». Dal canto loro gli adoratori della «nuova tirannia» riconoscono lucidamente nel giuramento matrimoniale «la vitale antitesi dello stato servile, la sua alternativa e il suo antagonista» e perciò «desiderano una democrazia sessualmente fluida».

Mátrix progre in definitiva è solo un altro nome di quella «dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie» (Joseph Ratzinger). Ecco perché fronteggiare, resistere e dare battaglia alla Matrice, con coraggio e fermezza, come la coscienza vorrà indicarci, significa innanzitutto difendere la dignità e la libertà dell’uomo.

62 pensieri su “La «nuova tirannia» dal volto umano

  1. L’inizio di tutto questo, lo si sappia, è in Rousseau: aver assunto che l’uomo sia originariamente “innocente”, con il corollario che è la società (la storia) e non la sua natura ferita e decaduta a renderlo malvagio, ha portato alla conclusione che allora ogni suo spontaneo desiderio sia intrinsecamente buono, e dunque da soddisfare. Vietare qualcosa, di conseguenza, diventa un crudele atto di repressione, permettere tutto invece un filantropico gesto di liberazione. Il risultato di questo falso ragionamento è che è “vietato vietare”, come dicevano i sessantottini. Il germe tirannico presente in quest’ideologia rimane nascosto solo fino a che qualcuno non obietta, a quel punto l’iniziale conformismo pecoreccio rivela tutta la sua natura totalitaria e predispone i mezzi più efficaci e democraticamente accettabili per sopprimere ogni opposizione ai suoi diktat di “liberazione”. Questo è il modus operandi dell’Anticristo, che non è l’opposto di Cristo ma la scimmia di Cristo, simia Christi, ovvero colui che ne mima la carità e la giustizia per trascinare gli uomini al peccato e quindi alla perdizione. Tirannia dal volto umano, dittatura del relativismo, sono tutte espressioni per indicare i tempi anticristici nei quali viviamo, e nei quali dobbiamo vigilare più che mai per non lasciarci sedurre da cattivi maestri e falsi profeti.

    1. alessandra

      Grazie Vento dell’Ovest!
      Non ci vuole molto a controbattere le assurdita’ di Rousseau. Se ogni desiderio dell’uomo e’ intrinsecamente buono allora e’ buono anche il desiderio e l’istinto di uccidere. Capisco che la mia ultima frase neanche suscita tutto questo scalpore dati i numerosi aborti leggittimati dalle leggi italiane, francesi, ecc. Se l’uomo era cosi’ buono Cristo avrebbe fatto volentieri a meno di salire su una croce.

      Inoltre sono profondamente convinta che questa come la definisce il papa e’ sulla bocca e nei pensieri di chi non ha un contatto reale con le cose e con le difficolta’; io non conosco nessun relativista di questo tipo che abbia davvero un problema di salute, che si ammazza di lavoro per pagare l’affitto, ecc. Ho l’impressione che questi relativisti non cambiano i pannolini, non si sporcano le mani al parco per costruire castelli di sabbia, non si accorgono che hanno un vicino in difficolta’, ecc. Se avessero un tumore o un figlio iperattivo neanche ci penserebbero al sesso libero e a tutte le altre cavolate, forse la cercherebbero una verita’, una soluzione, un’amicizia solida, qualcuno su cui contare e la smetterebbero di circondarsi di solitudine e di vuoto.

      1. “Non ci vuole molto a controbattere le assurdita’ di Rousseau.”
        Ma uno scrittore, o un filosofo (che è lo stesso) non si controbattono, come dalle cattedre medievali !
        O si cerca di capire quello che vogliono o volevano dire e quello che significano o potevano significare al loro tempo, o, se non ci garbano, o ci sembrano stupidi, si buttano. Non ce mica nulla di male a buttare un autore!

          1. Vento dell’Ovest:
            Controbattere Rousseaux? Non esiste il “buon selvaggio”? Non è mai esistito il “mito” del buon selvaggio (che non è stato di certo inventato da Rousseaux)’ Pensate al vecchio mito dell’età dell’oro, al mito del paridiso terrestre, il giardino dell’eden,il mito di quando l’uomo non era corrotto come oggi eccetra….
            Controbattere Rousseaux ?Su che cosa? Per quale ragione?

            1. Facili domande, semplici risposte: controbattere Rousseau? Certamente! Su che cosa? Su tutte le scempiaggini che ha scritto e introdotto nella cultura europea, e che ci trasciniamo ancora dietro nell’ideologia progressista di cui appunto qui si parla. Perchè? Per svegliarci dal sonno anti-dogmatico della ragione in cui siamo caduti.

    2. @ Vento dell’Ovest
      Sì, sono d’accordo: Rousseau, con la sua idea di “rigenerazione morale”, di creazione di un “uomo nuovo”, col suo odio forsennato verso la proprietà privata – fonte di “ineguaglianza” – senz’altro ha un ruolo di primo piano nella gestazione del “Matrix progressista”.

      1. Andreas Hofer:
        …ma qui si fa un mescolone di tutto: proprietà privata, pecore smarrite, appestate, società liquida, marcia, Rousseaux, Voltaire, Thibon, filia ecclesiae….

  2. “La “fede” è da considerarsi una minaccia. Dovrebbe essere possibile per noi continuare i nostri studi e le nostre ricerche, e per i buddisti girare la loro ruota. Ma il disprezzo per la ragione possiede la straordinaria peculiarità di non essere passivo.”
    Hitchens, che era uno stronzo, forse, ma prendiamo questa frase per quello che vuole dire, Dice bene o dice male?

    1. Hitchens non era uno stronzo (o forse si, ma non mi interessa), era solo un cretino. Il vero disprezzo della ragione lo riconosco in lui e nei guru dell’ateismo suoi simili, che si sforzano di ridurre la ragione a un lumicino che può illuminare solo i dati fisico-biologici, e non anche quelli metafisici e teologici. Tant’è vero che oggi i pronipoti di Voltaire vanno in giro a parlare di “pensiero debole”, “addio alla verità” e stronzate simili.

    1. 61Angeloextralarge

      «altro non è che la «costruzione» di un «uomo nuovo»: ma che accidenti si vuol costruire?!? L’uomo l’ha già costruito Dio e l’ha costruito “da Dio”! Perché, invece, non ci si da da fare a far diventare l’uomo, questa creatura stupenda anche se difettosa, come Dio l’ha pensato? 😉

      “un lavoro di ingegneria sociale consistente nell’uniformare gli individui, convertendoli in una massa amorfa, indistinta e facilmente modellabile»: Dio ci ha creati “unici” e “irripetibili” e ci ama “ognuno” come se fossimo “l’unico”! 😀

      1. Grazie anche a te, Angela. Come diceva Costanza nel post di ieri in fin dei conti di tratta sempre del rifiuto della nostra condizione creaturale. Questo è fonte di infiniti disastri…

  3. Sonia

    Prima cosa chapeau per il modo incommensurabile di scrivere….davvero encomiabile! Secondo il tutto mi ricorda molto l'”Amore liquido” e “Vite che non possiamo permetterci” del sociologo Bauman, dove si sottolinea la liquidità dei rapporti affettivi, lavorativi….la non fedeltà ad alcun prodotto/ persona, tanto che la sintesi dicenta Consumo dunque sono (in contrapposizione al più celebre Cogito ergo sum). La liquidità non porta ad altro che ad una logica compulsiva di godimento per cui si reitera infinitamente l’acquisto per poi rimanere frustrati dal possesso. Grazie per questo bel articolo!

    1. @ Sonia
      Grazie di cuore, lo prendo come uno stimolo per approfondire (come dice Alvis superstar) sempre più.
      Sì, l’analisi di Bauman a questo riguardo non fa una grinza (meno le sue ricette, per quel che ne so)

  4. vale

    la cosa divertente-si fa per dire- è che il post del ribelle tirolese e la “matrix progre”ricorda le teorie sulla sinarchia di saint-yves d’Alveydre del quale fu fervente discepolo-pare senza averlo conosciuto mai di persona- teilhard de chardin…( toh, uno dei numi tutelari del modernismo cattolico…)

      1. vale

        anche da quella fonte che citi.così come, per quanto riguarda rousseau le stesse “comunistiche” cose le dicevano gli anabattisti del ‘500.
        o che, come suggeriva Donoso Cortés, nella sua lettera al Card. Fornari, tutte le eresie nelle varie declinazioni( http://www.eresie.it/it/Home.htm)( ve ne sono riportate un’infinità) derivano dal negare che Dio abbia cura delle sue creature, e che l’uomo sia concepito nel peccato.
        oltretutto, spesso-direi quasi sempre- tali eresie( poiché anche la sinarchia volendo presentarsi anche con un afflato religioso che pretende di richiamarsi anche al cristianesimo, lo diventà, sono ripetitive: sempre Donoso”Tra gli errori contemporanei non c’è alcuno che non si risolva in una eresia; e tra le eresie contemporanee non ce n’è alcuna che non si risolva in un’altra, già condannata ab antiquo dalla Chiesa”

    1. Grazie anche da parte mia! Nel mio piccolo cerco di diffondere il “virus” benefico della “chestertonite” ogni qual volta ne ho la possibilità… 😉

    1. vale

      per le sofisticate argomentazioni-buone- rivolgersi a Cyrano( che tra l’altro manca da un po’)
      sulla libertà, purtroppo spesso malintesa ed ancor peggio interpretata,con contorno di illuminati dalla “luce”,e della follia che ne derivò, utile storia la si può leggere nel “re degli anabattisti” di reck-mallenczewen…

  5. E chi siede nella stanza dei bottoni di Matrix Progre? Chi è il tiranno della “nuova tirannia”? Devono esserci per forza persone in carne ed ossa che manovrano il tutto. Anche se mi verrebbe da dire che, in ultima analisi, il grande tiranno sia Satana, ma di questi tempi non si può dire…

    1. @ Stefano
      Purtroppo non esiste un “corpo visibile” del “Matrix progre” immediatamente identificabile anche se è sotto gli occhi di tutti l’esistenza di gruppi di potere che con maggiore intensità si fanno patrocinatori della “democrazia sessualmente fluida” (il grande filosofo cattolico Augusto Del Noce peraltro usava parole quasi identiche: “democrazia licenziosa” o “permissiva”). Ciò che rende davvero forte il Matrix è aver conquistato i cuori e le menti di molti, aver plasmato una mentalità.
      Certamente sappiamo tutti quale sia la “causa prima”: il suo nome è Legione.

  6. Alessandra:
    “io non conosco nessun relativista di questo tipo che abbia davvero un problema di salute, che si ammazza di lavoro per pagare l’affitto, ecc. Ho l’impressione che questi relativisti non cambiano i pannolini, non si sporcano le mani al parco per costruire castelli di sabbia, non si accorgono che hanno un vicino in difficolta’, ecc. Se avessero un tumore o un figlio iperattivo neanche ci penserebbero al sesso libero e a tutte le altre cavolate, forse la cercherebbero una verita’, una soluzione, un’amicizia solida, qualcuno su cui contare e la smetterebbero di circondarsi di solitudine e di vuoto.”
    1) E perché mai un relativista non dovrebbe avere problemi per es. di salute?
    2) Perché dovrebbero pensare per l’appunto al sesso libero?
    3)Perché dovrebbero circondarsi di solitudine?
    4) Perchè gli dovrebbe venire un tumore per cercare per es. un’amicizia solida?
    5) Per Alessandro, ad esempio, i relativisti non esistono.

    1. Alessandro

      No, no, i relativisti esistono eccome. Onorano i loro dogmi intransigenti (“non esiste una verità assoluta”, ad es.) e dunque almeno in ciò non sono relativisti… si contraddicono pragmaticamente, ma ciò non toglie che siano relativisti.

      1. alessandra

        Io ci sto da due anni e mezzo e ti assicuro che non e’ legale, almeno nel Baden-Wüttemberg. Mi informo meglio, ma sono certa non lo sia. Ti faccio sapere i dettagli.

  7. Orazio Pecci

    Eh, sì, anche a me (quando lessi I Miserabili nella mia oziosa gioventù), anche a me sembrava risibile dar la colpa a Voltaire e a Rousseau. Oggi non ci trovo niente da ridere invece: fin troppi Gavroche sono morti per colpa di quei due marpioni …

  8. Cristian

    L’articolo contiene parecchi spunti, per questo proverò a buttare là (a caso :D) alcune cose che mi sono venute in mente.
    Se non ho capito male, si critica l’eccessiva libertà dei costumi sessuali dei nostri tempi; però la prima cosa che viene da chiedermi e se in altri tempi era diverso. Cioè, in antichità, come è scritto, era anche peggio, ma non credo che poi nei secoli successivi del medio evo e dell’età moderna le cose fossero migliori; per lungo tempo sono esistite le case chiuse legalizzate, ed in generale era tollerato l’adulterio dell’uomo di famiglia a patto che salvasse in qualche modo le apparenze. Ecco secondo me l’unica differenza tra oggi e i secoli passati: le apparenze, una volta era obbligatorio mantenerle, oggi tutto si fa alla luce del sole. Lo stesso vale per l’omosessualità, una volta c’era quanto oggi, ma tutto era fatto passare sotto silenzio.
    Sinceramente non so cosa è meglio: è vero che le apparenze servono comunque a tenere conto di un certo decoro che si riflette poi anche in altri aspetti della vita, però alimenta anche un po’ d’ipocrisia.
    No, secondo me l’eccessivo libertinaggio, o meglio, il fatto che tutto sia tollerato e accettato sotto la luce del sole, è una conseguenza, non la causa, di qualcosa più fondamentale, ed è quello che sta anche provocando -ahimè- la disgregazione dell’ideale della famiglia. E’ qualcosa (credo) collegato al tema del relativismo, e cioè la perdita di un sistema di valori elevati cui l’uomo possa ispirarsi.
    Provate a chiederlo ai ragazzi intorno ai vent’anni: che cosa sognano di diventare? Molti purtroppo sono smarriti a questa domanda. L’idea è vivere alla meno peggio, dove porta il vento. E’ come se fosse crollata la fiducia che gli sforzi di una vita possano servire a qualcosa, che anche nel peggiore dei casi uno possa avere una famiglia su cui contare, che ci siano delle certezze nel mondo cui aggrapparsi. In questo contesto di incertezza, per forza uno si dà ai piaceri momentanei e arraffa tutto ciò che gli capita a tiro.
    Come e perché siamo arrivati a questo? Boh, non lo so, è il matrix di cui si parla… Dopo tante riflessioni, mi permetto una banalità: i tempi cambiano e continueranno a cambiare. Io però credo che si possa ancora vivere ispirandosi a qualcosa di più elevato dei meri bisogni materiali, che la spiritualità non è una perdita di tempo. Vorrei tanto avere la forza di mostrarlo anche a chi mi sta vicino e magari non lo crede.

    1. @ Cristian
      Per rispondere in maniera articolata occorrerebbe almeno un altro post. Mi limito perciò a qualche spunto molto sintetico.
      Non è esattamente come dici. In realtà nel post non c’è tanto una critica ai costumi in quanto eccessivamente “liberi”. Piuttosto si parla delle conseguenze di costumi tanto “liberi” da essere imputriditi. Il punto è che questa “fluidità sessuale” portata al parossismo conduce a un mondo in cui gli uomini sono destinati alla schiavitù. Il costume è cosa ben diversa dalla morale. Mi permetto di rimandare alla distinzione operata da Gustave Thibon (il capitolo su “La morale e i costumi”). Nel nostro tempo c’è forse più morale dei tempi passati, ma costumi nettamente più corrotti. Oggi impera una sorta di “morale senza costumi”.
      Ciò che, sulla medesima falsariga, vuol dire Chesterton è far notare come anche i vizi degli antichi fossero in un certo senso più “naturali”. In questo senso erano superiori, perché collegati alle necessità vitali dell’uomo. Se il sesso era idolatrato era pur sempre legato alla fecondità, laddove oggi si esalta una sessualità infeconda, dunque si è operato esattamente un rovesciamento.
      La Rochefoucauld diceva che l’ipocrisia è l’ultimo omaggio reso dal vizio alla virtù. L’ipocrisia ha velato e isolato corruzioni che ora, grazie a certi “incorruttibili” ipermoralizzatori, si scatenano producendo un male generalizzato. L’ipocrita agisce male ma è ancora in grado di distinguere il bene dal male, non canonizza il male come certi “virtuosi” moderni. Non a caso le invettive contro l’ipocrisia hanno accompagnato l’istituzionalizzazione delle peggiori atrocità, come l’aborto. C’è una lotta “virtuosa” e “morale” all’ipocrisia che conduce alla degenerazione dei costumi, non dobbiamo essere ingenui e cadere in questo tranello.
      D’altronde basta pensare alle invettive evangeliche contro i “giusti”. “Giusto”, ovvero pseudo tale, è colui che si rivela impermeabile alla grazia perché si ritiene autosufficiente al punto di non averne necessità. Il “giusto” ritiene di potersi salvare da sé, dunque non vede il proprio peccato, ma solo quello altrui (“Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non t’accorgi della trave che è nel tuo?”, Lc 6,41). Per questo Gesù si rivolge ai peccatori nei quali percepisce ancora la vita dell’anima, la residua percezione della gravità del peccato. Ma Cristo non legittima il male, non celebra l’apoteosi dell’adultera in quanto tale, infatti la invita decisamente a “non peccare più” (Gv 8,11).
      Non bisogna confondere le “pecore smarrite” con le “pecore appestate”: http://filiaecclesiae.wordpress.com/2012/05/06/pecora-appestata-e-pecora-smarrita/
      L’anima del “giusto” è come “morta”, uccisa dal peccato che l’ha come resa insensibile al male. È forse un caso che Isaia si sia scagliato con tanta veemenza contro i mistificatori della verità? “Guai a coloro che chiamano bene il male e male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre, che cambiano l’amaro in dolce e il dolce in amaro” (Is 5, 20).

      1. vale

        “L’ipocrisia ha velato e isolato corruzioni che ora, grazie a certi “incorruttibili” ipermoralizzatori, si scatenano producendo un male generalizzato”
        e poi vennero le carmagnole, le vandee ed il terrore giacobino degli ipermoralizzatori che poi vennero fatti fuori- ognuno ha il suo 18( se non ricordo male) brumaio- da uno dei più grandimacellai ( anche se geniale)che la storia ricordi: napoleone( e poi finì male pure lui).
        in mezzo centinaia di migliaia di morti,orrori,distruzioni. insomma il progresso a passo di carica…

        1. Già. Chi non sa più vedere il male al proprio interno lo vedrà all’esterno e nel tentativo di estirparlo produrrà gli orrori che hai elencato…
          «Non è infatti vero, come si dice oggi, che non c’è più il “senso del peccato”: basta vedere le denunce di tutti i tipi che vengono fatte sui giornali e alla televisione. Casomai, non c’è più il senso del peccato proprio, ma soltanto di quello altrui» (Card. Giacomo Biffi).

      2. Pecore smarrite e pecore appestate:
        “Ma bisogna anche aver la forza di amputare il proprio arto cancrenoso. Se il tuo occhio ti scandalizza… Queste due categorie di peccatori ritornano frequentemente nel Vangelo: quelli che restano estranei al loro peccato (Zaccheo, l’adultera, la Maddalena, la Samaritana) e che possono essere salvati, e quelli la cui anima è divorata dal peccato, che formano un tutto con esso (i Farisei) e che perciò son già condannati.”

        E chi sarebbero oggi questi Farisei (ipocriti)?

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