L’embrione, un uomo: etica e genetica (quarta parte)

di Jérôme Lejeune 

Ritengo che non si abbia il diritto di mettere gli uomini in un tempo sospeso. Il freddo a bassissime temperature non fa che rallentare la vita delle molecole. E quando ci si avvicina allo zero assoluto, tutto il movimento si ferma. Ciò che si ferma davvero è il tempo, il tempo locale non scorre più. Gli embrioni umani conservati nell’azoto liquido sono come rinchiusi in un tempo sospeso. Si possono ammassare a migliaia in un piccolo recipiente, un vaso di Darsonval che li mantenga nel freddo intenso. Come chiamare il fatto di ammassare uomini, di vietare loro di sapere che il tempo passi, di vietare loro ogni movimento, ogni libertà d’essere, salvo quella di sopravvivere a titolo precario in uno spazio estremamente ristretto dove sono concentrati? Questo si chiamava, fino a non molto tempo fa, campo di concentramento. I contenitori nei quali si vogliono mettere gli embrioni ‘in sovrannumero’ sono luoghi molto piccoli, molto freddi e molto spesso mortali. Si parte dal medesimo concetto, cioè quello che si possano usare le persone, per arrivare a considerarli come del materiale o come del bestiame. È l’errore scientifico più disumano che potesse commettere la nostra generazione, perché se accettiamo che si possano congelare esseri umani per utilizzarli in seguito a volontà, o per eliminarli come materiale da esperimento dopo l’uso, per eventualmente scongelarli alla bisogna, per scambiarli come un oggetto di compravendita, o più semplicemente di conservarli come un bene deperibile, noi avremo perso la nozione elementare secondo qui ogni uomo è degno di rispetto, non perché sia potente, ma perché è uomo. Ricordatevi che tutto quanto accaduto nei campi di concentramento si basava su una dottrina, ed una sola: “Un prigioniero non è un uomo”. Ciò permetteva ogni cosa. Lo stesso per un embrione, se diciamo: un embrione non è un uomo, ciò permetterà i più grandi crimini. Ed io ho trovato molto rassicurante, quattro mesi fa, che gli scienziati del Max Planck Institut, la più importante istituzione tedesca, scrivessero in ‘Nature’ che tutti gli scienziati debbano rifiutare questa sperimentazione sugli embrioni umani. È notevole che dei biologi il cui Paese ha conosciuto la dottrina disumanizzata cinquant’anni fa dicano al mondo: non fate lo stesso errore col pretesto che i forni crematorî sarebbero molti più piccoli e che i campi di concentramento molto meno visibili! Resta un’ultima cosa: questa mancata sperimentazioni sugli embrioni ritarderà le scoperte? La risposta è. No. Sarò molto breve. Io ho testimoniato, tre anni fa, dinanzi al Parlamento britannico nel corso della discussione d’un progetto di legge per proteggere gli embrioni umani. Alcuni manipolatori pretendevano di utilizzare gli embrioni per scoprire il meccanismo e l’eventuale rimedio di svariate malattie, la trisomia 21, le malattie muscolari, le malattie neurologiche, le malattie emetiche. Dinanzi al Parlamento ho dunque testimoniato che non è possibile studiare una malattia dei muscoli quando i muscoli non si sono ancora formati (i manipolatori chiedevano il diritto di manipolare embrioni molto giovani, di meno di 14 giorni). Sono stato fortemente attaccato dai giornali inglesi, che hanno titolato: “French influence in Britain”. Cosa molto interessante, e che io vorrei solo sottolineare: il giornale ‘Nature’, che è il più grande giornale scientifico, ha proposto subito ai suoi lettori: “Se ci inviate un articolo che dimostri su base puramente razionale che ciò che ha detto Lejeune è completamente falso, riceverete un abbonamento gratuito alla nostra rivista, e pubblicheremo il vostro articolo”. Ciò tre anni fa, e posso dirvi che nessun articolo è apparso su questo argomento e, che io sappia, nessuno scienziato riceve gratuitamente quest’interessante giornale. Tutto ciò vuol semplicemente dire che chi aveva detto: “Dateci il diritto di sperimentare sugli embrioni, e noi faremo questa e quella scoperta” aveva consapevolmente ingannato il legislatore. Le scoperte che chiedevano sono state fatte. Si è effettivamente isolato il gene della miopatia, si è perfino isolata la proteina anormale prodotta dal muscolo malato, si è isolato il gene della mucoviscidosi… e tutto ciò è stato fatto partendo da volontarî adulti consenzienti, senza far loro correre alcun rischio, e senza che nessuno abbia mai messo in pericolo il minimo embrione umano!. La risposta, l’abbiamo, non è una novità, è conosciuta da sempre. Tutta la storia della medicina è là per insegnarci che non sono quelli che bruciavano gli appestati nelle loro case, o quelli che soffocavano i malati di rabbia fra due materassi, che hanno liberato l’umanità dalla peste e dalla rabbia. I veri medici hanno aggredito la malattia, non i malati. Da sempre la medicina si batte per la salute e per la vita, contro la malattia e contro la morte, e non può cambiare schieramento! A pena di perdere il proprio nome, a pena di diventare una specie di biologia che fa esperimenti sulla condizione umana, ma contraria alla sua vera natura. Ecco, ho finito, non vi ho parlato di tutte le manipolazioni genetiche perché ciò ci avrebbe chiesto un’ora in più, ma dovete sapere che diventeremo sempre più potenti, inesorabilmente. E diventando più potenti, saremo sempre più pericolosi, perché se la tecnologia è cumulativa, la saggezza non lo è. Allora, cosa ci rimane? Ci rimane la saggezza, la saggezza eterna, quella che non hanno inventato gli uomini. Questa saggezza è riassunte in una frase che giudica ogni cosa, che vi dirà ad ogni istante ciò che dobbiate o non dobbiate fare. Questa frase è molto semplice: “Ciò che avete fatto al più piccolo dei miei fratelli, l’avete fatto a Me”. Se gli uomini non dimenticano questa frase, se i tecnici se ne ricordassero, allora la tecnologia più complessa resterà l’onesta servitrice della famiglia degli uomini. Ma se la dimenticassero, se i legislatori la ignorassero, allora voi avrete tutto da temere da una biologia snaturata.

fonte:  FONDATION JÉRÔME LEJEUNE

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5 pensieri su “L’embrione, un uomo: etica e genetica (quarta parte)

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  4. Mario

    Ottimo articolo. Avete qualche notizia in più? È un discorso tenuto in una conferenza, è una lezione o un brano di un libro? Grazie.

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