Cinquanta sfumature di dubbi

di Matteo Donadoni

Dice, sono dogmatico. Per carità, io adoro il grigio, anzi, i filoconfederati come me, «preoccupati solamente di morire, di sposarsi e dell’onore della Virginia», sono perfettamente consapevoli che esistono cinquanta sfumature di grigio. E le amano tutte. A patto, però, che si ammetta, che anche nell’età del relativismo, esistono pur ancora il bianco e il nero. Belli, limpidi, solidi e stabili come sempiterni dogmi cromatici. Il bianco è bianco, lo è sempre stato e sempre lo sarà; e tale deve essere assunto, senza sporcizie mentali. Idem il nero.

Non bisogna perciò pensare che non esistano difficoltà, o sfumature, nella vita, esistono eccome, così come esistono le verità. Entrambe vanno accettate. Nell’accettazione delle verità esistono certamente delle difficoltà date dalla finitezza della mente umana, ma esse non vanno confuse con il dubbio. Esso è importantissimo perché indice di un’intelligenza sveglia, di un certo acume critico. Ma i dubbi esistono solo per essere sanati, con la ricerca della verità. Il dubbio buono è quello che chiede di essere soppresso (Il dubbio buono è il dubbio morto). Il dubbio assunto a regola di vita, il dubbio fine a se stesso, invece, è un cancro filosofico e si chiama scetticismo. A ciascuno di noi è stata data una sola vita da vivere: se vogliamo viverla degnamente, non la possiamo aggrappare ai punti interrogativi. Abbiamo bisogno, per esistere ragionevolmente, di verità indiscutibili sulle quali poggiare la nostra esistenza. Quali sono? Ad esempio, per i credenti cattolici sono le verità cattoliche, cui il fedele non può prescindere senza scivolare ai margini della comunione ecclesiale, senza divenire un generico credente, de facto protestante, pur senza protesta. O peggio, senza rischiare di perdere  la fede.

LE CERTEZZE VITALI

(OVVERO SILLOGE DELLE VERITA’ DELLE QUALI IL CATTOLICO E’ INFALLIBILMENTE CERTO)

  1. Esistenza di un Dio creatore di tutte le cose, visibili ed invisibili, che è Padre, e dunque che non solo ha creato, ma si interessa e si appassiona ancora alle sue creature.
  2. La venuta di Gesù Cristo, Unigenito Figlio di Dio, vero uomo e vero Dio, morto in croce e risorto dai morti per la nostra salvezza, vivo e presente in mezzo a noi, nei cuori e nell’Eucarestia.
  3. La presenza nella Chiesa dello Spirito Santo, che è Spirito di verità e perciò garantisce che la verità di fede venga infallibilmente custodita dal magistero del Papa e si mantenga attiva nel popolo di Dio.
  4. La possibilità di sapere in ogni momento se e quando si è in reale e totale comunione con la Chiesa, attraverso il ministero apostolico dei vescovi e il carisma di guida certa ed unificante del successore di Pietro.
  5. L’intramontabile valore della legge morale, sempre sostanzialmente identica a se stessa, iscritta nel cuore e nella mente dell’uomo, nelle Tavole della Legge, e riassunta ed animata dal precetto evangelico dell carità.
  6. L’itinerario sacramentale come strada sicura voluta e posta dal Fondatore della Chiesa, perché tutti i credenti possano arrivare agevolmente a realizzare in maniera progressiva la conformità a Cristo, modello e archetipo di ogni uomo.
  7. Il giudizio definitivo (particolare e universale), giusto e misericordioso, che concluderà ogni umana avventura e assegnerà ad ogni uomo il suo eterno valore al cospetto di Dio.
  8. La vita risorta ed eterna, la felicità piena ed incorruttibile, come ultima meta che dà senso a tutto lo scorrere effimero dei giorni terreni.

Queste verità, se accolte, difendono coloro che si affidano a Cristo – che è «Luce da Luce», cioè il Logos sostanziale ed eterno di Dio – dalla tentazione di affidarsi a ciò che è inaffidabile. Alle mode antropologiche, alle teorie relativistico-confusionarie del postmodernismo. Anche questa è una fortuna non da poco, dono gratuito del Padre, grazia. Come è stato giustamente notato da Gilbert K. Chesterton, «Chi non crede in Dio non è vero che non crede in niente, perché inizia a credere a tutto», il mondo che ha smarrito la fede non è che non creda più a niente, al contrario, tende a credere a tutto: non solo crede alle promesse elettorali, ma crede agli oroscopi, che perciò non mancano mai nelle pagine delle riviste; crede ai gesti scaramantici, alla pubblicità, perfino alle creme di bellezza; crede all’esistenza degli extraterrestri, all’evoluzionismo e alla metempsicosi, crede alle opinioni dell’amica della cliente dell’estetista. Crede a tutto, appunto, altro che pretesa ed ostentata scientificità. Pertanto la corretta e più adeguata distinzione tra gli uomini del nostro tempo parrebbe essere non tanto tra credenti e non credenti, quanto tra credenti e creduloni.

Benedetto XVI, nel corso della messa del Crisma, ha parlato del problema dell’analfeabetismo religioso “che si diffonde in mezzo alla nostra società così intelligente”, come tipico del nostro tempo: «Gli elementi fondamentali della fede, che in passato ogni bambino conosceva, sono sempre meno noti. Ma per poter vivere ed amare la nostra fede, per poter amare Dio e quindi diventare capaci di ascoltarlo in modo giusto, dobbiamo sapere che cosa Dio ci ha detto; la nostra ragione ed il nostro cuore devono essere toccati dalla sua parola». Spesso invece non si conosce la Parola, perché non viene letta né meditata (parlo dei cattolici, perché protestanti, ebrei ed islamici studiano), oppure si sente citare il Vangelo a sproposito, in modo palesemente errato o per uno sconclusionato uso e consumo proprio, dei propri interessi e del proprio tornaconto personale. E’ vero che si tratta di superficialità più che di malizia, ma è altrettanto vero che ne fanno spesso le spese i piccoli.

Se vogliamo essere testimoni affidabili, nonché credenti seri, dobbiamo invece saper rendere conto della nostra fede e non bofonchiare mezze ragioni tentennate nelle dispute verbali o anche solamente nel confronto dialogico civile con i non credenti; quasi fosse un punto d’onore dal quale non si debba indietreggiare mai, come dice Socrate nel Critone platonico: «non si deve disertare, né ritirarsi, né abbandonare il proprio posto, e in guerra e in tribunale e in ogni altro luogo» (Critone, 51B).

Perché, nonostante tutte le magagne e i peccati di noi poveri fedeli, e di tutto il popolo di Dio: «Solo la certezza che c’è un Dio all’origine di ogni cosa; la certezza del suo desiderio di farci felici; le certezze della venuta tra noi del suo unico Figlio e della fondazione della Chiesa come sacramento universale di salvezza, ci consentono di sconfiggere ogni assurdità e ogni disperazione che tenti di avvelenare i nostri giorni» (Giacomo card. Biffi).

54 pensieri su “Cinquanta sfumature di dubbi

  1. «non si deve disertare, né ritirarsi, né abbandonare il proprio posto, e in guerra e in tribunale e in ogni altro luogo»

    La domanda è:
    – qual’è il nostro posto (da non abbandonare)?
    – qual’è la nostra guerra (da non disertare, ne ritirarsi)?
    Così da saperlo si fosse in tribunale o in ogni altro luogo…

        1. Matteo Donadoni

          Se uno è padre e marito ad esempio non può andarsene e abbandonare moglie e figli, ma si sacrifica a costo di morire. Credo che ognuno nel cuore lo sappia, ma a volte sia più comodo ingannare se stessi, agitare sofismi e pseudoverità per coprire la propria pusillanimità. Detto ciò, tutti hanno delle debolezze connaturate alla natura umana, tutti sbagliamo. L’importante è saper invertire la rotta e correggersi.

          1. Si Matteo, pienamente d’accordo, ma ripeto (o forse non lo sto ripetendo, era sotto inteso nelle mie domande…), non è così semplice e non per tutti è semplice.

            E non è che lo dica riferito a chi vive fuori di una morale cristiana… tu fai l’esempio del padre di famiglia, ma che dire di quel padre di famiglia che tanto preso da santissimi servizi alla parrocchia che lo straimpegnavano oltre al lavoro stesso, sino al punto che, trascurando la famiglia, la moglie se n’è andata? Certo anche la moglie aveva un “suo” posto e lo ha abbandonato, ma… ho reso l’idea?

            E non sto facendo la morale o dicendo “ognuno fermo al suo posto e – avanti fino alla morte!”.
            Questo esempio se vuoi peregrino è proprio per dire “spiritualmente parlando, dov’è il mio (di ognuno) posto?”

            Ma probabilmente non sono semplicemente riuscito ad esprimere il mio pensiero 🙂

            1. Matteo Donadoni

              In effetti mi sono perso.
              Intendevo dire che ognuno cerca di capire quale posta ha nel mondo oppure quale è la volonta di Dio per lui.
              Nessuno glielo può dire. Non ho detto che sia facile, ho detto che deve essere un punto d’onore.
              Secondo me.

  2. Mario G.

    Grazie per queste riflessioni e per quella tagliente ma realistica frase di GKC che da quando la lessi anch’io tanto tempo fa mi ha sempre accompagnato e mi ricorda il grande rischio in cui possiamo cadere: perdere la nostra libertà a discapito di una presunta maggior età ed autonomia nella vita e nella fede. Dipendere da tutto/tutti per non voler dipendere da Dio.

  3. Tom

    Bell’articolo, condivido soprattutto il commento sull’analfabetismo religioso, è una verità dei giorni nostri. Anche se a dire il vero è proprio il livello di sofisticazione della conoscenza odierna che impone una maggiore alfabetizzazione religiosa. Per noi stessi. Poi, da qui al pensare di prepararsi per le “dispute verbali con in non credenti”, be’, chiaro che se ti attaccano devi saper mantenere la tua posizione, ma quello che conta di più è che tu sia preparato per le dispute con i tuoi propri dubbi, no? Non ho mai assistito a una disputa verbale sulla religione che fosse produttiva, propositiva o semplicemente utile.
    Detto questo, è verissimo quello che dice Benedetto XVI, che “il nostro cuore e la nostra ragione devono essere toccati dalla Sua parola”, però non è forse che, fra i due elementi complementari “cuore” e “razionalità”, il cuore è quello più importante, per accedere alle verità religiose? La ragione non è forse la parte più piccola di noi? Mi sembra una distinzione importante, che aiuterebbe molte di queste discussioni fra credenti e non.

    1. “Poi, da qui al pensare di prepararsi per le “dispute verbali con in non credenti”, be’, chiaro che se ti attaccano devi saper mantenere la tua posizione, ma quello che conta di più è che tu sia preparato per le dispute con i tuoi propri dubbi, no? Non ho mai assistito a una disputa verbale sulla religione che fosse produttiva, propositiva o semplicemente utile.”

      Condivido in pieno e questo è anche il senso delle mie domande come primo commento a questo post, che per ora non sembrano essere state raccolte…

      1. F

        Mi permetto di dissentire. E allora dove li mettiamo (tanto per citarne qualcuno) Sant’Agostino, San Tommaso, lo stesso Chesterton per venire a tempi più recenti? Sappiate rendere ragione della speranza che è in voi! Altrimenti, quando vi metteranno alla prova, ne sarete schiacciati. Quanti si sono convertiti per le parole di questi grandi apologeti? Non sottovalutate la fede accanto alle opere… fede in cosa? In chi? Sarebbe bene avere le idee chiare, prima di tuffarsi nel mondo. L’uomo di oggi ha bisogno di ragione, oltre che di sentimento. E se non vi ascolteranno, beh… scuotete la polvere, etc…

  4. paolopugni

    Ok, allora scarico la bomba: chi mi aiuta a dimostrare sillogisticamente, solo attraverso la ragione e la legge naturale, che la pratica della omosessualità è negativa?
    Non è una sfida, chiariamo. Anzi è una richiesta di aiuto: proprio in linea con la luce della quale qui si parla: redde rationem.
    Grazie

    1. JoeTurner

      La continuazione della specie, ovvero il genere umano non puó sopportare che l’intera umanitá diventi omosessuale, quindi non è vero che TUTTI possono scegliere il proprio “genere”

      1. Matteo Donadoni

        Dunque possiamo partire dalle inclinazioi naturali di tutti gli esseri:
        Inclinazioni naturali:
        a. Comune a tutte le sostanze – Autoconservazione.
        b. Comune all’uomo e all’animale – Unione maschio-femmina.
        – Procreazione ed educazione della prole.
        c. Propria dell’uomo – Vita associata.
        d. Comune all’uomo e
        ad altre sostanze intelligenti – Conoscenza del Bene e della verità disponibile

        1. Matteo Donadoni

          Ci provo col sillogismo, ma vi chiedo di vagliarlo perchè a volte mi confondo fra Ma e Mi…

          A – Tutti gli uomini hanno in sè l’inclinazione naturale: unione maschio-femmina al fine di procreare.
          B – L’omosessualità è unione omoerotica maschio-maschio/femmina-femmina e non ha il fine della procreazione.
          C – L’omosessualità non è un’inclinazione naturale, ma, se mai, una deviazione da essa. Quindi negativa.

            1. O anche donne, (l’omosessualità riguarda anche le femmine – “omo” non sta per uomo) ma quella che indichi è la TUA conclusione del silogisma (sic!) o no?

              1. Matteo Donadoni

                Ci ho pensato su…
                forse è meglio così

                A – L’unione maschio-femmina al fine di procreare è un’inclinazione naturale comune a tutti gli esseri umani.
                B – L’omosessualità, dato che è unione omoerotica maschio-maschio/femmina-femmina, non ha il fine della procreazione.
                C – Dunque l’omosessualità non è un’inclinazione naturale, ma, se mai, una deviazione da essa. Quindi negativa.

                Grazie per lo stimolo!

  5. Tom

    Paolo, scusa ma io dicevo il contrario, che la razionalità e la logica dovrebbero essere gli elementi meno importanti … Questo al di là del fatto che sull’omosessualità la Chiesa esprime la sua posizione molto chiaramente nel catechismo, e io non la condivido.

  6. “la pratica della omosessualità è negativa” perché è sterile, non è per la vita. Prima di ogni giudizio morale c’è questo fatto inoppugnabile.

    Cioè: la natura stessa (minuscola, senza panteismi) ha scelto senza appello di affidare la sua continuazione (vita) all’incontro degli unici due sessi procreanti: uomo e donna, portatori di spermatozoo e ovulo.

    E così è, con buona pace di tutte le associazioni LGBT, le cui battaglie per le adozioni manifestano tutta la frustrazione per questa not politically correct sterilità.

    PS @ Bariom: non credo che nessuno qui né altrove possa dirti qual è il tuo posto e quale la tua guerra.
    Posso però dirti che quando sono al *mio* posto mi sento a casa, e il cuore è lieto. E quando combatto la *mia* battaglia – cioè difendo quello che mi sta veramente a cuore – sento il sangue nelle vene e la vita è una grande avventura.
    Magari potresti iniziare da dove sei, che non è mai un caso.
    Buona ricerca!

    1. @Vittorio grazie per la risposta, ma la mia non era una domanda personale e per il cammino che faccio con la mia famiglia e nella Chiesa credo di avere una certa chiarezza in tal senso.

      Era una domanda (anche un po’ provocatoria) a tutti… a tutti noi che ci diciamo Cristiani. Qual’è il posto del Cristiano nel mondo, tra diatribe e discussioni, qual’è la sua “guerra”.

      Tanto per non lasciarle lì queste domande, rispondo anche… il posto del Cristiano e come lucerna che si mette in alto (Nessuno accende una lucerna e la mette in luogo nascosto o sotto il moggio, ma sopra il lucerniere, perché quanti entrano vedano la luce) che a volte vuol dire anche essere innalzati come Gesù sulla sommità del monte… dove? Sulla CROCE.

      Qual’è la guerra? E’ forse quella contro il mondo o piutosto contro l’uomo vecchio e contro le sue inclinazioni? Forse che noi vinciamo il mondo? Cristo vincerà il mondo. Noi possiamo solo (fosse poco) anticipare la venuta del Suo Regno, vincendo la battaglia con il peccato, in primis contro il nostro peccato!

      Allora saremo Luce e gli altri la vedranno… poi che l’accolgano o meno sta alla loro libertà e retta coscienza.

      (Per non darlo per scontato è evidente che la vittoria contro il peccato nostro è ancora vittoria di Cristo e di quanto noi “sfruttiamo” i mezzi che la Grazia e lo Spirito Santo ci mettono a disposizione :-))

      1. vale

        @bariom:
        “anticipare la venuta del Suo Regno, vincendo la battaglia con il peccato”
        non era il contrario?
        «Prima infatti dovrà avvenire l’apostasia e dovrà esser rivelato l’uomo iniquo, il figlio
        della perdizione, colui che si contrappone e s’innalza sopra ogni essere che viene detto
        Dio o è oggetto di culto, fino a sedere nel tempio di Dio, additando se stesso come Dio. …
        E ora sapete ciò che impedisce la sua manifestazione, che avverrà nella sua ora. Il mistero
        dell’iniquità è già in atto, ma è necessario che sia tolto di mezzo chi finora lo trattiene. Solo
        allora sarà rivelato l’empio e il Signore Gesù lo distruggerà con il soffio della sua bocca
        ».2Ts 2,3-5.7.8
        per cui apostasia di massa.eliminazione del kathechon,ecc.
        tant’é che diverse tendenze estreme ebraiche ( come il frankismo) e “cristiane”( e qui c’é da sbizzarrirsi a citarle…)si volgevano volontariamente al “male”ed alle peggio turpitudini per “anticipare” la seconda venuta…
        a meno che non ti riferisca al numero dei martiri che deve essere completato….

        1. No Vale, non credo sia il contrario (anche se la tua citazione e assolutamente corretta).
          Io mi riferisco al Regno di Dio che è già tra di noi, non alla Venuta Finale.

          Cmq visto che mi pare che ci sia chi preferisce le citazioni, piuttosto che il ragionare (che non è un male) e il dialogare utilizzando terminologie a volte passibili di fraintendimento, ma per cui ritengo bisognerebbe fare lo sforzo di andare un po’ al di là (sennò stiamo qui a postare citazioni – santissime e certo più dotte del nostro vil pensiero – tratte da Scrittura, Catechismo, Documenti, Santi, ecc. ecc. e morta lì) per maggior chiarezza e a conforto delle mie opinabilissime asserzioni cito quanto segue:

          763 È compito del Figlio realizzare, nella pienezza dei tempi, il piano di salvezza del Padre; è questo il motivo della sua « missione ». «Il Signore Gesù diede inizio alla sua Chiesa predicando la Buona Novella, cioè la venuta del regno di Dio da secoli promesso nelle Scritture». Per compiere la volontà del Padre, Cristo inaugurò il regno dei cieli sulla terra. La Chiesa è « il regno di Cristo già presente in mistero». 764 « Questo regno si manifesta chiaramente agli uomini nelle parole, nelle opere e nella presenza di Cristo ». Accogliere la parola di Gesù significa accogliere « il regno stesso di Dio ». Il germe e l’inizio del regno sono il « piccolo gregge » (Lc 12,32) di coloro che Gesù è venuto a convocare attorno a sé e di cui egli stesso è il pastore. Essi costituiscono la vera famiglia di Gesù. A coloro che ha così radunati attorno a sé, ha insegnato un modo « nuovo di comportarsi », ma anche una preghiera loro propria.

    2. Matteo Donadoni

      Giusto Vittorio, giusto. La vita è una grande avventura e solo l’avventuriero se ne accorge.

  7. giuly

    Caro Tom, forse la disputa verbale su temi religiosi sarà anche improduttiva, ma se lo è è perchè non sappiamo rispondere, perchè ci mancano i dati principali, i fondamenti della fede. Quest’anno devo fare catechismo a dei ragazzini che tra 2 anni faranno la cresima. Ho dato una scorsa al libro che hanno in dotazione per prepararsi al sacramento della Confermazione e non c’è la minima traccia di quali siano i 7 doni dello Spirito Santo. Capisci bene che se devono andare davanti al Vescovo a farsi ungere la fronte dovrebbero sapere cosa significa quel gesto, che cosa è lo Spirito Santo e cosa porta. Ed è per loro stessi, oltre che per rispondere a chi eventualmente gli chiederà “ma a che serve fare la Cresima?”. Se uno ha gli strumenti giusti, l’armamentario, (tanto per rimanere sui termini militari di Socrate), allora saprà qual è il suo posto e che guerra sta andando a combattere. Non ci illudiamo, la vita non è una passeggiata tranquilla in una landa pacifica e verdeggiante. La vita è una battaglia prima di tutto coi nostri istinti, le nostre voglie, e poi anche con un nemico che tende delle insidie, sfruttando le nostre debolezze, che ci insinua il dubbio, che ci dice “in fondo sei bravo da solo, ce la fai per i tuoi meriti, con le tue forze, sei indipendente, fai quello che vuoi” per renderci suoi schiavi. Chi non ha le armi e le ragioni (il bianco e il nero) non può vincere contro quel nemico.

    1. “La ragione non è forse la parte più piccola di noi? Mi sembra una distinzione importante, che aiuterebbe molte di queste discussioni fra credenti e non…”

      Vedi Giuly, Tom parlava di questo, mi sembra…..

    2. Matteo Donadoni

      Non sai come ti capisco, 15 anni fa ho smesso di fare il catechismo a causa di quei libretti insulsi… senza generalizzare.
      Perchè non si fa il catechismo con il Catechismo della Chiesa Cattolica?
      I ragazzi hanno sete di verità e sono pronti a combattere per essa con tutto l’ardore della giovinezza. E’ un vero peccato mandarli allo sbaraglio senza prepararli.

  8. vale

    “in fondo sei bravo da solo, ce la fai per i tuoi meriti, con le tue forze, sei indipendente, fai quello che vuoi”
    Pelagio?

  9. Erika

    Se assumiamo l’idea che l’omosessualità è sbagliata “razionalmente” perché non consente la prosecuzione della specie, allo stesso modo sarebbe da considerare errato il sacerdozio.
    Inoltre per la Chiesa l’inclinazione omosessuale non è peccato, se non viene praticata.
    Ne consegue che un omosessuale che pratichi la castità sarebbe nel giusto per la Chiesa, ma sarebbe “sbagliato” per natura?

    Riguardo il dubbio: quello che dice il posto è vero e lo condivido. Avere dubbi non è male, purché si sia onestamente impegnati a scioglierli, non se ne faccia un feticcio. Questo è un rischio che chi non è religioso corre continuamente.

    1. L’omosessualità (o l’inclinazione omosessuale) è – per la Chiesa – un “inclinazione oggettivamente disordinata”, non è quindi neutra se non “praticata”, questo va tenuto presente perchè da un segnale chiaro anche per chi ha questa inclinazione per come orientarsi.
      Chi pratica la castità in questo caso fa cosa ottima, esercitando il dominio di sè che sempre da ottimi frutti e benefici (non solo spirituali) e evitando di cadere in un peccato mortale in quanto a materia del peccato.

      Ad ogni modo basta leggere il Catechismo per avere una precisa e chiara linea guida.
      …………………………………

      Castità e omosessualità

      2357 L’omosessualità designa le relazioni tra uomini o donne che provano un’attrattiva sessuale, esclusiva o predominante, verso persone del medesimo sesso. Si manifesta in forme molto varie lungo i secoli e nelle differenti culture. La sua genesi psichica rimane in gran parte inspiegabile. Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, 238 la Tradizione ha sempre dichiarato che « gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati ». 239 Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati.

      2358 Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione.

      2359 Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un’amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana.

    2. JoeTurner

      infatti anche la condizione del sacerdote non è naturale, nessuno nasce sacerdote. In una comunità poi il sacerdote è ed è riconosciuto diverso e distinto rispetto agli altri, ed è diverso e distinto per il ruolo che ricopre

      1. Scusa Joe se mi permetto, e non è per fare la punta al tuo commento, ma per approfittare di questo.
        TUTTI siamo Sacerdoti in funzione del nostro Battesimo, alcuni sono Ministri o Presbiteri (anticamente intesi come “anziani”) con una particolare vocazione confermata dalla Chiesa con l’Ordinazione.

        Non è ovviamente mio pensiero, ma quanto viene insegnato ad esempio nele lezioni di “Teologia dei Ministeri”, e questo lo sottolineo solo per ricordare a noi tutti (uomini e donne) che abbiamo TUTTI una funzione SACERDOTALE per questa generazione, con tutto quel che ne consegue 🙂

        1. Filippo Maria

          Beh, il sacerdozio dei fedeli in forza del battesimo e il sacerdozio ministeriale (c’è anche un sacramento apposta!) sono due cose molto diverse…

          1. Mi pare una sottolineatura ovvia, nè credo di averli assimilati. Era un richiamo al sacerdozio dei battezzati, al suo valore e alla sua “funzione” dato che quello ministeriale è conosciuto ai più, il nostro (dei battezzati) meno.

            1. JoeTurner

              se la precisazione di Filippo Maria la trovi ovvia, io la tua sul sacerdozio la trovo inutile visto che è evidente che con Erika si parlava di “preti” (il voto di castità e quelle cose lì…)

  10. Sinceramente concordo con Tom… ricordo un mio professore di teologia fondamentale che disse “Col ragionamento non s’è mai convertito nessuno…” L’incontro con Cristo, almeno come l’ho sperimentato io assieme a tante altre persone alla cui conversione ho potuto assistere, è un evento che coinvolge tutto l’essere (quindi anche la ragione, ma non solo), perché è un incontro con una PERSONA che “seduce” col proprio amore. Altre volte l’ho detto, ma lo ribadisco: se sono cristiano lo sono perché mi sento amato da Lui e perché per me è “bello” esserlo, prima ancora che “giusto”. Successivamente è venuta l’adesione alle verità di fede e di morale custodite e proposte dalla Chiesa, ma anche questa adesione la vivo come un passo richiestomi da Dio e a cui liberamente rispondo perché sono sicuro del Suo amore e quindi sono sicuro di potermi fidare di Lui, che mi ha indicato questa Chiesa Cattolica come la Chiesa a cui ha affidato i mezzi per la salvezza mia e di tutti

    Per me la migliore apologetica resta la testimonianza e l’annuncio, sono fermamente convinto che la fede, prima che difesa, debba essere diffusa, non a suon di confronti serrati (che sempre ci saranno e dove comunque sono chiamato a “rendere ragione della speranza che è in me, ma con mansuetudine e rispetto” 1Pt 3, 15), ma facendosi strumenti in mano di Dio affinché il suo amore giunga a tutti e tocchi il cuore di ognuno, perché ciò che fa cambiare le persone non è un ragionamento per quanto giusto, ma sperimentare l’Amore, che poi induce ad amare. “Io non voglio la morte del peccatore, ma che si converta e viva” (Ez, 33, 11)

    1. Matteo Donadoni

      Stefano, è vero quello che dici, ma d’altra parte, se ti dicessero: <>.
      Cosa diresti? Non è importante? Lasciando passare che forse è un pasticcione…?

        1. Matteo Donadoni

          Niente, sono ignorante, idiosincrasia col mezzo… o il grattino…
          I passi sono:
          Chi non è con me è contro di me. Mt 12,30
          Chi non è contro di noi è per noi. Mc 9,40

            1. Matteo Donadoni

              Perdonami, era un esempio banale.
              Immagina che ti dicano: <>, cosa risponderesti? Mi sembra che essere preparati sia importante, perchè c’è un sacco di gente che cita il vangelo per interesse e non per amore di verità e di Dio.

              1. Matteo Donadoni

                Niente non sono capace. Proviamo così:
                – Vedi? Gesù è un pasticcione, si contraddice spesso – e poi ti citano i passi suddetti

                1. Certamente, essere preparati è importante. Sottolineavo il versetto della prima lettera di Pietro che esorta proprio a questo. Non si vive di soli buoni sentimenti…:-) mi sembra anche che come uomini siamo più propensi ad approfondire ciò che amiamo, o che almeno ci interessa.

    2. APPLAUSI !!

      Diffusa e testimoniata con la propria vita (che non comporta necessariamente l’uso della parola, solitamente questa interviene quando ci viene chiesto ragione della nostra Fede e della Speranza che c’è in noi – se c’è…)

  11. Igor

    «Chi non crede in Dio non è vero che non crede in niente, perché inizia a credere a tutto», il mondo che ha smarrito la fede non è che non creda più a niente, al contrario, tende a credere a tutto: non solo crede alle promesse elettorali, ma crede agli oroscopi, che perciò non mancano mai nelle pagine delle riviste; crede ai gesti scaramantici, alla pubblicità, perfino alle creme di bellezza; crede all’esistenza degli extraterrestri, all’evoluzionismo e alla metempsicosi, crede alle opinioni dell’amica della cliente dell’estetista. Crede a tutto, appunto, altro che pretesa ed ostentata scientificità. Pertanto la corretta e più adeguata distinzione tra gli uomini del nostro tempo parrebbe essere non tanto tra credenti e non credenti, quanto tra credenti e creduloni.

    Qui si cita il mio ex vescovo Giacomo Biffi che ha scritto le stesse parole in uno dei suoi ultimi libretti: La fortuna di appartenergli (1 euro di costo) e che ha letto a me e a miei amici all’udienza che ci ha concesso questa primavera.

    Scusate l’irruzione, ma Biffi mi sta molto a cuore (non solo perché era il mio vescovo).
    Igor, dalla bassa bolognese terremotata

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