L’embrione, un uomo: etica e genetica (seconda parte)

di Jérôme Lejeune 

Se è vero (e possiamo esserne sicuri) che lo spirito animi la materia, se è vero che gli uomini siano fatti in quel modo, allora esiste forse una specie di modo d’uso della natura umana, e forse un foglietto di spiegazioni?

Voi sapete che quando acquistate un’automobile, essa vi viene venduta con un ‘libretto d’istruzioni’ nel quale gli ingegneri hanno calcolato che quella vettura possa circolare su questo o quel terreno (se è una 4×4 potrete andare ovunque, se è una trazione anteriore o posteriore sarà meglio rimanere su strade già tracciate).

Il ‘libretto d’istruzioni’ vi dice a che velocità massima potrete andare, la potenza, il peso trasportabile etc. E poi ve la consegnano anche con un piccolo memorandum che vi dice: periodicamente bisogna fare benzina, ogni tanto controllare l’olio, dopo un po’ mettere acqua nel radiatore…

Questa è il libretto d’istruzioni. I genetisti non hanno ancora decifrato il libretto d’istruzioni della natura umana, ma il suo modo d’uso ci è stato rivelato, è molto chiaro, molto evidente: è il Decalogo, i Comandamenti di Dio. E noi abbiamo anche il libretto d’istruzioni per usarli: i Comandamenti della Chiesa.

Il primo vi indica per cosa sia fatto l’uomo: esso è fatto per conoscere che vi sia un Creatore, e per accorgersi che amando i proprî fratelli egli ama il Creatore, voilà grosso modo il modo d’uso della natura umana. Il libretto d’istruzioni (cioè i Comandamenti della Chiesa) vi dice cosa fare o non fare per conservare la vostra macchina in buono stato, capace di resistere ai principali pericoli della strada. Allora, se esiste una morale naturale che possiamo trarre dall’insegnamento della biologia, sarebbe necessario che gli scienziati cercassero non di definirla, ma di decifrarla. Vedete, la scienza è molto precisamente, e permettetemi questa parafrasi un po’ capovolta della Genesi, la scienza è un po’ come l’albero della conoscenza, cioè l’albero del bene e del male. Il lavoro di noi scienziati è quello di sapere in che modo questa conoscenza possa essere usata per il bene e non per il male. Bisognerebbe evitare che quest’albero della scienza che ricopre il mondo tecnologico finisse per nascondersi la luce al punto tale che non si sappia più riconoscere cosa sia bene e cosa sia male. Come vi ho detto, la biologia può riassumersi molto semplicemente, ed è ciò che io sono tenuto a spiegare ai nostri studenti quando trattiamo la genetica fondamentale. Questo messaggio genetico è contenuto nella lunghissima molecola di DNA che assomiglia un po’ al nastro magnetico che avete in una musicassetta. Se una sinfonia è registrata su un nastro magnetico ed introducete questo nastro in un magnetofono acceso, il magnetofono ci restituirà la sinfonia. Ora, sul nastro magnetico non ci sono affatto note musicali, e nell’altoparlante non ci sono per niente dei musicisti; ma nonostante ciò una vera orchestra è stata registrata, un codice ha permesso di far variare qui e là la carica magnetica del nastro, e, se sapete utilizzare il processo inverso che si produce in un magnetofono, c’è una testina di lettura capace di lanciare impulsi elettrici e infine di far vibrare la membrana affinché l’aria sia di nuovo colmata dal genio di Mozart. Allo stesso modo suona la sinfonia della vita, vale a dire che l’informazione si trova non più su un nastro magnetico, ma sulla lunga molecola del DNA, che misura un metro di lunghezza. C’è un metro di lunghezza reale in un spermatozoo, accuratamente suddiviso in 23 frammenti, ed il nastro è accuratamente avvolto e ripiegato su se stesso tanto da stare agevolmente su una punta di spillo, ed è capace di dividersi da cellula a cellula, senza formare dei nodi; tutto ciò è molto complicato, se immaginate due nastri di un metro di lunghezza, un metro proveniente dal padre, un metro dalla madre, il tutto agevolmente sulla punta di uno spillo. Com’è possibile che non si mischino? È uno dei segreti della meccanica molecolare che, al momento, non è molto chiaro, ma che, in ogni caso, funziona benissimo.

Infine si può riassumere tutta la biologia in maniera molto semplice: all’inizio v’è un messaggio, questo messaggio è nella vita, questo messaggio è la vita, e che questo messaggio è un messaggio umano, questa via è una via umana. Una volta che saprete questo, voi conoscerete tutta la biologia molecolare moderna; certo, ci sono altri piccoli dettagli che bisogna sapere per superare gli esami, ma ciò è solo per gli specialisti. Voi avrete capito perché noi sappiamo, al di là di ogni possibile dubbio, che l’essere umano, all’inizio della sua carriera, sia esattamente un nostro simile, un nostro fratello, nel caso specifico magari nostro figlio, e che abbia diritto al rispetto non in funzione della sua potenza, della sua grandezza o delle performances del momento in cui gli si porti rispetto, ma per una ragione semplice ed unica: è membro della nostra specie. Io dicevo che il nostro cervello era una macchina potente; se voi aprite la vostra scatola cranica, un po’ come sollevare la capote della vostra macchina, vedreste subito che ci sono varie zone: ad ex. la zona di Broca, la zona di Wernicke, o le zone temporali, che non esistono negli altri esseri viventi, ma solo nei bipedi e (oltre a ciò che fanno già i canguri, di cui vi parlavo poco fa) in quelli che sono capaci di parlare…. E si può fare più o meno affidamenti in ciò che dicano.

Ora, esista una scuola che pretende che tutto ciò che vi ho detto sia vanità, che gli esseri umani siano solo animali come gli altri, e che non differiscano che per dettagli minimi ed in verità poco interessanti dai loro confratelli scimpanzé o dalle differenti scimmie più o meno simili a noi.

Qui, io vorrei farvi una confidenza: capita che, per il mio lavoro, io viaggi parecchio, in realtà troppo. Ogni volta in cui m’è possibile, io visito due luoghi estremamente istruttivi nelle città dove arrivo. Questi due luoghi estremamente istruttivi sono l’università, da un lato, ed il giardino zoologico, dall’altro. Ebbene, in queste università io ho praticamente sempre visto persone serie dall’aria solenne muovere dottamente la testa chiedendosi se i loro figli, in ultima analisi, quand’erano appena nati, non fossero una specie di animali. Ma io non ho mai visto, in un giardino zoologico, congressi di scimpanzé riuniti per chiedersi se, tutto ben considerato, i loro figli non sarebbero diventati dei professori universitari! È un’esperienza molto semplice, ma che io ho fatto più volte, e che mi sembra abbia una conseguenza molto chiara, vale a dire che la natura umana esiste realmente, non abbiamo bisogno d’essere grandi genî per accorgersene, e quelli che non se ne accorgono si tappano volontariamente gli occhi. La natura umana è strana: l’uomo è il solo essere su questo pianeta a chiedersi chi sia, da dove venga e cos’abbia fatto di suo fratello. E questa curiosità è talmente evidente ch’egli è stato il solo ad aver scoperto l’esistenza di una relazione fra la copulazione e l’arrivo, nove mesi dopo, di un piccolo essere che gli assomigli. Malgrado il mio grande affetto per gli scimpanzé, i gorilla, gli oranghi, i gibboni, non sono molto al corrente dei loro sentimenti interiori, delle sensazioni e delle passioni che li animino. Ho l’impressione, tuttavia, che la pulsione sessuale d’uno scimpanzé debba essere abbastanza simile a quella che gli uomini o le donne possono provare nella stessa situazione, ma c’è una cosa che so con certezza, ed è che lo scimpanzé più astuto, il meglio educato, il più istruito, non saprà mai e non comprenderà mai che vi possa essere una relazione fra il fatto di aver avuto un rapporto sessuale con una femmina della sua specie ed il fatto che, nove mesi più tardi,  questa partorisca una piccola scimmia che gli assomiglierà. Nessun animale ha mai capito ciò, mentre gli uomini l’hanno sempre saputo. A tal punto che i pagani, quando volevano rappresentare la passione amorosa, si contentavano della statua di un bambino. Il dio dell’amore, Eros, è molto semplicemente un bambino. Tutti capivano cosa ciò volesse dire. È esattamente quando sia in gioco il comportamento sessuale che la superiorità dell’uomo appare d’assoluta evidenza. Poiché se noi sospettiamo che esista una morale naturale, ne deriva immediatamente che dissociare l’amore dal figlio ed il figlio dall’amore sia un errore di metodo, dato che noi siamo i soli a conoscere questa relazione. Ne consegue una prescrizione assolutamente su base naturale per l’astinenza continua nel celibato casto, o per la continenza periodica nel matrimonio felice. Se la monogamia corrisponde certo alle tendenza della nostra specie e la tradizione continua a conservare al marito una prerogativa, vale a dire quella d’essere il solo abilitato a deporre un seme di vita nel tempio interno che è il corpo femminile, allora se ne deducono molto semplicemente le nozioni di morale ‘pratica’, per così dire:

la contraccezione, che è fare l’amore senza fare il figlio, e

la fecondazione extracorporea, che è fare il figlio senza fare l’amore, e

la pornografia, che è distruggere l’amore, e

l’aborto, che è distruggere il figlio,

sono tutte cose contrarie alla dignità dell’amore umano.

Io non direi lo stesso per l’amore degli scimpanzé, dato che lo scimpanzé non sa tutte queste cose ed il suo agire non ha per questo motivo la stessa possibilità di dignità.

    (continua…)

PRIMA PARTE

TERZA PARTE

QUARTA PARTE

fonte:  FONDATION JÉRÔME LEJEUNE

17 pensieri su “L’embrione, un uomo: etica e genetica (seconda parte)

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  2. (Lejeune, in italiano Giovanardi)

    “Se è vero (e possiamo esserne sicuri) che lo spirito animi la materia, se è vero che gli uomini siano fatti in quel modo, allora esiste forse una specie di modo d’uso della natura umana, e forse un foglietto di spiegazioni?”

    “Se è vero (e possiamo esserne sicuri) che lo spirito animi la materia” (SIC!!!)

  3. “Ebbene, in queste università io ho praticamente sempre visto persone serie dall’aria solenne muovere dottamente la testa chiedendosi se i loro figli, in ultima analisi, quand’erano appena nati, non fossero una specie di animali. Ma io non ho mai visto, in un giardino zoologico, congressi di scimpanzé riuniti per chiedersi se, tutto ben considerato, i loro figli non sarebbero diventati dei professori universitari!”
    Molto acuto e profondo!!!
    …. ma nessuno, per esempio, ha nemmeno mai visto un professore universitario volare, con le sue ali, o stare attaccato a un ramo con la coda !!!

    1. Matteo Donadoni

      Certo! Fantastico! Giusto ragionamento, ma a rovescio.
      E’ proprio così, perchè gli uomini la coda non ce l’hanno e neanche le ali; allo stesso modo gli animali non hanno l’anima immortale e la ragione autocosciente di conseguenza.
      Eccoti autoconfutato.
      Spettacolo.

  4. Erika

    Sono d’accordo con Alvise: come si può dare per scontato che lo spirito animi la materia? Se non riusciamo nemmeno a stabilire il momento esatto in cui lo spirito (o comunque vogliamo chiamare la forma di energia che ci anima) abbandona il nostro corpo? Se fosse così evidente a tutti, non ci sarebbe nemmeno più bisogno di parlarne, no?

  5. “… la tradizione continua a conservare al marito una prerogativa, vale a dire quella d’essere il solo abilitato a deporre un seme di vita nel tempio interno che è il corpo femminile,”

    …cosiccome la moglie depone le uova abilitate?

    1. Alessandro

      «Volete avere la bontà di venire …», diceva la Vergine santa a Bernardetta. Questo invito affabile, che non comanda, che si rivolge al cuore e sollecita con delicatezza una risposta libera e generosa, è nuovamente proposto dalla Madre di Dio ai suoi figli di Francia e del mondo. Senza imporsi, ella insiste a che essi riformino se medesimi e si adoperino, con tutte le forze, alla salvezza del mondo.
      I cristiani non rimarranno inerti a tale richiamo; andranno a Maria. A ciascuno di essi, al termine di questa lettera, Noi vorremmo dire con san Bernardo: «Nei pericoli, nelle angustie, nelle incertezze, pensa a Maria, invoca Maria. … Seguendo lei non ti smarrisci, pregando lei non ti disperi, pensando a lei non sbagli. Se lei ti tiene, non cadi; se lei ti protegge, non temi; se lei ti guida, non ti stanchi; se lei ti dà il suo favore, tu arrivi al tuo fine …».

      Pio XII, Lettera enciclica Le Pèlerinage de Lourdes, 2 luglio 1957

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