Del Giudice e di altri giudizi

Molti lo avranno già  letto ma  questo commento di Cyrano al post di ieri meritava la vetrina.

di Cyrano

Chiunque osasse darmi del martiniano conoscerebbe immediatamente il mio lato più ottuso e meno aperto al dialogo, e resterebbe così smentito dalla mia sfrontatezza unita alla sua ottusità. Sì, perché il primo motivo per cui non potrei dirmi martiniano (ammesso e non concesso che io aspiri ad altro titolo che “cristiano”) è che Martini non fu sfrontato, né ottuso. Fu, al contrario, intelligente e umile, paziente e audace, e queste qualità sono frutto dello Spirito.
La prudenza del tono dimesso è uno dei massimi pregi della cara Costanza, cui dovrei dedicare una lunga serenata per come ha trattato il difficile argomento (che io, certo di ricadere nel sangue di quest’orrida polemica, m’ero rifiutato di affrontare in ogni sede). Quando muore un cristiano, i suoi fratelli e le sue sorelle non s’ingegnano ad allestire un grottesco tribunale sulla sua vita (e che è? il Giudice ha bisogno che gli si apra l’istruttoria? Forse sarà bene snellirGli le pratiche fornendoGli una sentenza di prima istanza?), ma lo accompagnano lenendo il dolore del distacco con amore orante (“il vincolo della perfezione”, dice Paolo, che deve stare “al di sopra di tutto”). E non come abbiamo avuto modo di leggere nei giorni scorsi, quasi un misericordioso beneplacito che – bontà nostra! – noi si accorda a quel discolaccio vestito di porpora, ché altrimenti se la vedrà proprio brutta, davanti al tribunale di Cristo! Che umiltà, ragazzi! Prima giudici, poi, più modestamente, generosi avvocati. Ma sì, ché il Giudice e il Paraclito se le meritano un po’ di ferie, almeno a settembre!
Quel vecchio persecutore cui la luce della Verità costò un accecamento d’ammonizione non aveva imparato a lasciare a Dio il suo lavoro?
«Chi sei tu per giudicare un servo che non è tuo? Stia in piedi o cada, ciò riguarda il suo padrone; ma starà in piedi, perché il Signore ha il potere di farcelo stare. […] Ma tu, perché giudichi il tuo fratello? E anche tu, perché disprezzi il tuo fratello? Tutti infatti ci presenteremo al tribunale di Dio, poiché sta scritto:
“Come è vero che io vivo, dice il Signore,
ogni ginocchio si piegherà davanti a me
e ogni lingua renderà gloria a Dio”.
Quindi ciascuno di noi renderà conto a Dio di se stesso. Cessiamo dunque di giudicarci gli uni gli altri; pensate invece a non esser causa di inciampo o di scandalo al fratello. […] Diamoci dunque alle opere della pace e alla edificazione vicendevole» (Rm 14, 4.11-13 ; 19).
E lo Spirito non aveva fatto altro che insegnare a Paolo la lezione della montagna – un recupero per lui che era assente, una necessaria ripetizione per noi, farisei ciechi quanto e più di Saulo! – nella quale il Giudice aveva suggerito agli imputati (grossomodo tutti quanti, fatta una specialissima e fondatissima eccezione per sua Madre) di non giudicare per non essere giudicati, avvertendo circa il criterio del giudizio: «Col giudizio con cui giudicate sarete giudicati voi in cambio, e con la misura con la quale misurate, sarete misurati voi in cambio» (Mt 7, 2).
“Ecco”, dirà forse qualcuno, “questi sono i versetti estrapolati alla bisogna dai relativisti, dai martiniani di tutte le epoche!” No, amico cieco, questo è il Vangelo di Gesù Cristo, quello che Benedetto ha attestato avere l’amico Carlo Maria fedelmente servito, e a riprova di ciò basti il fatto che non solo Paolo, il sinistrorso, ma anche Giacomo, suo fedele e leale avversario “di destra”, ha sentito il bisogno di ribadire il concetto: «Parlate e agite come persone che devono essere giudicate secondo una legge di libertà, perché il giudizio sarà senza misericordia contro chi non avrà usato misericordia; la misericordia invece ha sempre la meglio nel giudizio» (Gc 2, 12-13).
Ecco, prima di chiederci quale fu la misura usata dal Cardinale (tema futile, e peraltro di svolgimento facillimo), vediamo un po’ tutti di fare attenzione alle travi che ci sbarrano gli occhi.

50 pensieri su “Del Giudice e di altri giudizi

  1. Ducard: La tua compassione è una debolezza che i tuoi nemici non ricambieranno.
    Bruce Wayne: È per questa ragione che è importante. Perché ci distinguerà sempre da loro.

    Giusto per citare un classico, visto che il livello del blog è sempre altissimo 🙂

  2. emanuele

    approvo pienamente la scelta di mettere in vetrina il commento di Cyrano.
    Sarà opportuno riprendere a frequentare le Sacre Scritture: Non a caso il Cardinale Martini ha fatto incidere sulla sua lapide le parole del salmo «Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino»., che come il Card. Scola ha detto «sono la chiave per interpretare la sua esistenza e il suo ministero».

  3. perfectioconversationis

    Ho tentato anch’io di sottrarmi alle polemiche di questi giorni, evidentemente invano, se ora sono qui tentando un commento…
    La prima cosa che mi viene in mente è che molti si sono fatti trascinare in una prassi che è tipica del giornalismo laicista moderno, non del cattolicesimo di tutti i tempi. Giornalisti ignoranti e superficiali (si fa eccezione per la padrona di casa, chiaramente) piegano alcune frasi ai propri schemi mentali, creano un fantoccio mediatico, che ha pochi punti di contatto con un uomo in carne ed ossa, e ne fanno un idolo o un mostro. Il più delle volte entrambe le cose e, se la persona di cui si parla è un uomo di grande cultura e di grande spiritualità, la schematizzazione è ancora più grezza, perché il giornalista medio non ha tempo di approfondire. Sarebbe bello se lasciassimo quest’abitudine al Corriere o a Repubblica, senza tentare un contro canto, che finisce inevitabilmente nello stesso calderone alimentando la stessa melma, senza voler necessariamente dimostrare la scarsa ortodossia di ogni uomo di chiesa che sia un eroe per Repubblica. Ma in questi giorni si sta mettendo in scena una delle tensioni più serie del cattolicesimo moderno (possiamo dire post-conciliare, ma forse anche un pochino precedente, direi post Rivoluzione francese): la tensione per comprendere e rispettare vincoli e limiti del Magistero.
    Coloro che contrappongono le dichiarazioni di un cardinale Martini a quelle di un paio di pontefici lasciano intendere che si tratti della discordanza tra un dottore privato e il Magistero, senza ricordare che il vescovo, nella propria diocesi e in materia di fede e morale, è maestro, la sua sede è la cattedrale, in quanto luogo in cui c’è la cattedra da cui insegna, i suoi documenti sono fonti magisteriali, molto più – ad esempio – di quanto non lo siano i documenti delle varie conferenze episcopali nazionali. Il vescovo, in virtù della sua ordinazione e nei limiti della propria diocesi, ha il munus docendi, cosa che non si può dire di noi laici, che abbiamo certamente altri carismi, ma non questo. Questa dottrina è certa e risale ai tempi apostolici. Ma, sento già il coro di critiche, e se il vescovo insegna a favore dell’omosessualità, o del sacerdozio femminile, ecc…?
    Certo, il Magistero episcopale deve essere in unione con quello papale e non v’è dubbio che, in caso di dissonanze, il secondo prevalga sul primo. Tuttavia, tali dissonanze non vanno prese alla leggera: differenze di toni, sfumature, accenti, sensibilità, non fanno una dissonanza. Non conosco a sufficienza il pensiero del Cardinale Martini per poter dire se nel suo caso ci fossero delle vere dissonanze, mentre sono certa che ci fossero molte differenze di toni. Certamente, anche se ci fossero delle vere dissonanze, non mi sentirei di inferire, come è stato fatto da più parti in questi giorni, la poca fede del cardinale, la sua non-cattolicità, ecc… il foro interno lo lascerei al confessore da vivi e al buon Dio dopo la morte.
    Concordo invece con Costanza e Cyrano, dicendo che il momento della morte è prima di tutto il momento della preghiera e dell’affidamento a Dio e solo in seguito il momento dei bilanci.
    La tendenza, tipicamente moderna, che vedo attorno a me, è di non accettare, nella prassi, il principio gerarchico, richiamandosi, nella teoria, a un più alto principio gerarchico. Non accetto il magistero episcopale, perché mi rifaccio solo al Papa… non accetto il magistero del Papa, perché mi rifaccio solo a Dio…non accetto i comandamenti di Dio, perché mi rifaccio solo alla mia coscienza… Non dico che i vescovi non facciano mai errori o dichiarazioni che vanno seriamente combattuti, ma stiamo alla larga, vi prego, dalle molte superficialità: io, ad esempio, prima di criticare il pensiero di uno studioso come il cardinale Martini, mi sentirei in obbligo di studiarlo almeno un po’ (cosa che non farò, perché ho altri progetti, rientrando dunque nella categoria di persone che non hanno elementi sufficienti per esprimersi). Perché è cosa facile, in un momento dialettico, trasformare sé stessi in paladini dell’ortodossia e l’interlocutore in una specie di caricatura di sé stesso, inferendo ciò che non ha detto, estremizzando le sue dichiarazioni, fraintendendo ogni sua affermazione per il peggio invece che per il meglio… se ne è avuto qualche esempio anche nella discussione di ieri su questo stesso blog.
    Cosa diversa può essere una valutazione sulla gestione “politica” di un vescovo, sulla sua opera pastorale e organizzativa: in questo caso, ritengo, le critiche possono essere molto più ampie. Possono esserci uomini di provata dottrina e di grande santità personale completamente sprovvisti di doti organizzative. Mi sembra che il commento di Paolo Pugni andasse in questa direzione, o almeno così l’ho inteso.

    1. bastiano

      Vedo che la confusione regna sovrana. Se pensi che il vescovo nella sua diocesi abbia la stessa autorità del papa sulla chiesa universale, vai a rileggere la Lumen Gentium: “Il Collegio o corpo episcopale non ha… nessuna autorità se non lo si conecisce insieme al Pontefice Romano, successore di Pietro, quale suo capo, ed integra restando la potestà di Primato su tutti, sia Pastori che fedeli…” (22). Perciò quello che un vescovo dice in disaccordo con il papa, anche se lo dice nella sua diocesi dove è (o dovrebbe) essere maestro, non ha nessun valore, anzi è una sua colpa.

      1. perfectioconversationis

        Cito me stessa: “il Magistero episcopale deve essere in unione con quello papale e non v’è dubbio che, in caso di dissonanze, il secondo prevalga sul primo”. Non accetto che mi si faccia dire cose diverse da quelle che ho detto, o addirittura contrarie: la prego dunque in futuro di leggere meglio.

  4. Lu

    Io, da semplice e umile credente cattolica, ho sofferto molto in qs giorni. Perchè sono cattolica (e dire martiniana, ciellina o non so cos’altro sono solo sfumature che non intaccano certo il cuore dell’essere cattolica).
    Ho sofferto molto a leggere cosa è stato scritto e cosa è stato detto o fatto dire a un uomo (cattolico, peraltro cardinale e arcivescovo della ns diocesi per 22anni…!), morto da poche ore e non ancora tumulato!
    Ho sofferto molto xchè la mia vita vede scelte radicali e pilastri nell’aver guardato a persone più grandi di me nella fede e tra esse ci sono ciellini e martiniani (…ma chi diavolo ha poi inventato ‘sto termine?!).
    Ho sofferto molto xchè l’esperienza che ho io dello sguardo buono di Dio sulla mia vita viene da ciellini e martiniani… Forse dovremmo guardare davvero ai maestri e alle guide che la Chiesa ci indica (Carron ieri ha scritto una lettera commovente al Corriere della sera).
    Ho sofferto molto xchè le pietre che si sono scagliate in nome della Verità non hanno nulla di cattolico. E ciò che si fa in qs modo, proprio in nome della Verità che più amo e su cui cerco di fondare la mia vita, che è Misericordia e Amore di una misura che neanche riusciamo a concepire, è odioso.
    Per il dolore di qs giorni, per come qs parole mi hanno addolorato, confuso e scandalizzato… grazie di qs post.
    Chapeau, Cyrano.

    1. bastiano

      Certo che sarebbe stato meglio, di fronte alla morte del card. Martini, tacere e pregare per lui. Ma come sarebbe stato possibile comportarsi in tal modo dopo che si era scatenato tutto il coro immenso proveniente dal mondo laicista che aveva lo scopo evidente di glorificare Martini per squalificare il papa e il magistero?. Sarebbe stato impossibile, anzi, forse sarebbe stato anche un silenzio colpevole.

      1. Lu

        Non si può certo dire che le parole scritte contro di lui da tanti cattolici siano state per difendere questa figura dalla strumentalizzazione (altrettanto odiosa) che la stampa laicista ne ha fatto in questi giorni!! Suvvia, non troviamo per forza un’intenzione nobile e moralmente necessaria a certe parole lanciate.

        Siamo capaci noi cattolici di fare squadra e sentirci di appartenere e amare tutti la stessa Verità rivelata o per il presunto amore o possesso della Verità non facciamo altro che il gioco del/i Nemico/nemici (cioè dividere)? Guarda un po’ se non è quello che è successo… E qs non è male???

  5. sebastiano

    con tutto il buono della vita del buon Carlo Maria, che ad obbedire all’apostolo Giacomo, esaminandola e tenendo cio’ che e’ buono, se ne ricaverebbe un grande tesoro,
    perder tempo nella polemica, o nel porre l’accento sulle parti piu’ controverse pare proprio masochismo.

    mi piacerebbe trovare, per rendere onore l nostro caro fratello, una bella raccolta di link, per esempio, che rendano giustizia al suo amore per la Bibbia.

  6. annarita

    Certo quando muore un cristiano sarebbe opportuno il silenzio, solo il Buon Dio che legge nei cuori, giudicherà, ma l’errore che questo cristiano ha sparso, forse facendo morire altri cristiani prima di lui, nell’errore e magari facendoli dannare per l’eternità, può essere almeno indicato, fatto presente, in modo che altri cristiani non muoiano fuori dalla Chiesa e in modo che chi volesse convertirsi non resti nell’errore?
    Dobbiamo essere omertosi per non sembrare degli importuni giudici?
    Non si giudica Martini che speriamo sia in Paradiso, si giudicano gli errori, che ancora oggi possono uccidere anime.
    Non è la suprema legge quella della salvezza delle anime?
    La misericordia si deve sia a Martini, sia alle anime che potrebbero essere danneggiate da certi errori, dunque che fare: tacere, parlare, probabilmente pregare, offrire, ma il tacere mi pare falsa carità.

    1. perfectioconversationis

      Annarita: alcune cose da te criticate, come la libertà religiosa e il dialogo ecumenico, se intese nel giusto contesto e nelle dovute forme, sono presenti in un Concilio ecumenico, nel Catechismo della Chiesa cattolica e nel magistero degli ultimi 4 pontefici, potresti essere chiara, e farci sapere se non riconosci neppure la loro autorità?

      1. annarita

        E vallo a dire a Pio IX e atutti i Papi da Pio XII a S.Pietro, cosa centro io, a me è stato insegnato che le false religioni sono in certi casi tollerate, ma mai e poi mai lasciate libere di far dannare le anime. Poi dillo al Buon Dio che ha messo come primo comandamento: non avrai altro Dio di Me. Io ripeto solo quello che la Chiesa ha sempre insegnato, se poi gli ultimi 4 Papi e il nuovo catechismo della Chiesa dicono il contrario di ciò che la Chiesa ha sempre insegnato, forse c’è un problema.

        1. perfectioconversationis

          Ecco, non si tratta del cardinale Martini, ma della Chiesa da un certo Papa in poi (san Pio X? Pio XII? Ognuno si scelga il suo…). Di cattolici senza Papa non so che farmene, potrei rispondere che la libertà religiosa come viene intesa dal Sillabo è cosa diversa da quella trattata dal Concilio Vaticano II e che la sua corretta interpretazione è stata data dal magistero stesso… ma il problema vero è che il Magistero papale e quello del Papa congiunto ai vescovi (un Concilio!) richiedono l’assenso della nostra ragione. In mancanza di questo, si diventa più protestanti di tutti i protestanti che si contestano. Quindi è esattamente come sospettavo, si passa da “non ascolto i vescovi ma il Papa”, ad ascoltare soltanto sé stessi. Nostro Signore, tra le altre cose, ha anche detto che sulla roccia di Pietro fondava la propria Chiesa, mi sembra piuttosto chiara come indicazione.

        2. @ Annarita, ha totalmente ragione perfectioconversationis. Forse c’è un problema, è vero, Ma è in primo luogo tuo. Ti invito caldamente a leggere con molta attenzione la quaestio (II.II, q. 33) della Summa dove san Tommaso parla della correzione fraterna, in particolare gli articoli 4 e 5. Ti accorgerai che non è lecito riprendere un fratello – a maggior ragione se è un Pastore, cui occorre sempre accostarsi né «con insolenza né con durezza, ma con mansuetudine e rispetto» (II-II, q. 33, a. 4) – per somministragli quella «elemosina spirituale» che è la correzione fraterna quando noi stessi siamo incorsi in quella colpa. Non vedo dunque come tu possa rimproverare alcunché al cardinal Martini, visto e considerato che tu qui stai contestando pubblicamente il magistero dei papi, facendo credere che il magistero ecclesiale approvi oggi, contraddicendosi, quel che condannava ieri, quando in realtà il Sillabo ha rigettato la libertà religiosa nell’accezione liberale, ovvero fondata sull’indifferentismo. In sintesi: il principio liberale è: “agisci liberamente, non importa ciò che vuoi fare, fa’ quello che vuoi”. Vale a dire che a regolare la coscienza non è più un bene oggettivo ma, viceversa, la coscienza a divenire regola del bene. È una vecchia tesi enunciata già da Abelardo, e condannata, secondo il quale non peccarono coloro che crocifissero Cristo senza saperlo. Secondo questa tesi il peccato non contempla la malizia dell’oggetto ma dipende solo dall’intenzione. Il liberalismo riprende sostanzialmente queste tesi e postula una concezione soggettivistica della coscienza, una libertà non regolata secondo un bene oggettivo ma solo, appunto, dalla “coscienza” (che coincide in questo caso con una percezione soggettiva del bene e del male morale).
          Secondo la dottrina della libertà religiosa insegnata dalla Chiesa – che ha nulla a che vedere con la versione liberale ed è uno sviluppo della dottrina insegnata anche da Pio XII nella celebre allocuzione Ci riesce – il male tollerato, in determinate circostanze, s’intende, invece resta un male (come quando si dice di Dio che permette e tollera il male senza volerlo, cioè approvarlo).
          Questo è quello che insegna il Magistero vivente della Chiesa, che non coincide affatto con la nostra libera interpretazione della Tradizione. Come già lumeggiava perfectioconversationis, il libero esame della Tradizione non è meno anticattolico del libero esame della Scrittura.

  7. Erika

    @Annarita: torno a ripetere, se il Papa non ha ritenuto di dover avvertire nessuno dell’estrema pericolosità del Card. Martini, non ti viene il piccolo, minuscolissimo dubbio che forse sei tu a non aver capito il suo messaggio?
    Ti chiedo, senza polemica: il tuo giudizio, gravissimo, su questo cardinale, (che per inciso è stato un sostenitore dell’elezione di Joseph Ratzinger, di cui nessuno, credo, mette in dubbio l’ortodossia), che addirittura trascinerebbe le anime dritte all’Inferno, si è formato su qualche provocatorio titolo di giornale, oppure sulla lettura dei suoi testi o su una conoscenza diretta?

    1. @Erika: quindi non è vero che il Cardinale Martini in passato ha avuto delle uscite un pò “fuori dal coro ecclesiale” e ha mostrato delle posizioni molto aperte su questioni sulle quali la Chiesa invece ha già una posizione chiara ed è prudente nel suo evolversi ? (penso alle unioni omosessuali tanto per dirne una)…

      Se non è vero, allora Socci e tanti altri che hanno scritto articoli in merito, (a mio modesto avviso sconfinando nel giudizio alla persona), si sono inventati tutto.
      Ma se invece fosse vero (come pare sia vero e Costanza ha confermato di non approvare alcuni contenuti delle dichiarazioni del Martini) non è possibile ammettere che il Card. abbia sbagliato in alcune sue affermazioni e posizioni rischiando di confondere non solo i non credenti ma soprattutto i credenti ?

      Cyrano nel suo articolo cita giustamente San Paolo da cui estraggo:
      “pensate invece a non esser causa di inciampo o di scandalo al fratello.”

      A mio avviso non è assolutamente giusto e cristiano giudicare la persona Carlo Maria Martini, nè come uomo nè come cristiano. Non spetta a noi.

      Però forse si può ammettere che ha preso alcune cantonate con certe sue affermazioni un pò troppo aperte e quasi (se non del tutto) sconfinanti nel rischio di essere causa di inciampo o scandalo.

      Mai giudicare la vita di nessuno, giusto, ma è altrettanto lecito e giusto condannare apertamente il peccato e non scendere a compromessi con esso.
      Naturalmente con la carità e l’umiltà dovute, non con l’omertà.

      http://chihaorecchieperintendereintenda.wordpress.com/2012/09/04/essere-della-verita-essere-di-cristo-a-proposito-di-martini/

    2. annarita

      Non è il cardinal Martini in persona che porta all’Inferno la anime, è tutta la nuova teologia, quella teologia che ha portato a distruggere gli altari, a ridurre il Santissimo Sacramento a pura cena, dove tutti possono prendere l’Ostia in mano, senza riverenza, dove si ha rinunciato a istruire tutte le genti perchè tanto in ogni religione c’è la salvezza, siamo persino arrivati a dire che la Chiesa di Cristo sussiste nella Chiesa cattolica (prima si diceva che è la Chiesa cattolica), come per intendere che la Chiesa di Cristo è altra cosa, nella quale c’è pure dentro la Chiesa cattolica. E il catechismo che si insegna ai nostri figli? E forse lo stesso che insegnavano a noi? Io non giuidico Martini io constato solo ciò che stride, che stride non rispetto a mie opinioni, ma rispetto al Magistero della Chiesa. Io piango quando vedo un Papa baciare il Corano e piango quando vedo tanti mussulmani a portata di mano che rimangono nell’errore, perchè nessuno vuole più convertirli, nessuno pensa più quanto valga una sola anima e quanto questa abbia bisogno della Verità e non di pacche sulle spalle. Quanto vale un’anima? Non vale il sangue di Gesù? Se Gesù è morto per salvare ogni anima, noi come ci permettiamo di non dire loro come stanno le cose, che ci si salva solo sotto il nome di Gesù e nella Chiesa cattolica, che è la Chiesa fondata da Gesù. Ditemi l’utilità degli incontri di Assisi, sono serviti a convertire, hanno portato la pace tra i popoli….vanità….solo vanità.Ditemi l’utilità delle cattedre dei non credenti…vanità..solo vanità. Ditemi l’utilità del dialogo ecumenico in 50 anni elencatemi i frutti.
      Bisogna farsi santi, ogni fedele, ogni sacerdote, ogni vescovo, il Papa devono farsi santi, dobbiamo farci santi ed essere testimoni e riempire il mondo della Verità che è Gesù, il resto è vanita, è pomposità, far vedere quanto siamo istruiti,quanto ragioniamo bene, oppure è perdita di speranza, perchè se un vescovo, un sacerdote o un fedele abassano lo sguardo come se tutto fosse e dipendesse dall’uomo, tutto a livello umano e si perde lo sguardo soprannaturale, significa che si è smesso di sperare e forse anche di credere nella Provvidenza.

  8. Il tema del giudizio mi sta molto a cuore, torno alla ribalta e desidererei sottoporre all’autore del post queste riflessioni già condivise ieri per una mia (e spero anche degli altri) migliore comprensione della questione.

    Visto che solo Dio conosce nel profondo il cuore di ognuno, a Lui solo spetta il giudizio sul singolo e sul suo destino eterno. Qui non ci piove, ci mancherebbe.

    Chiedo però: mi è proibito giudicare anche le opere di una persona e le dirette conseguenze di esse, sia nel bene che nel male? Di fronte a comportamenti palesemente sbagliati, che magari rischierebbero di danneggiare altre persone, non mi è permesso di farli notare perché cadrei nel giudizio?

    A me verrebbe da pensare che in quest’ultimo caso il giudizio sia non solo legittimo, ma necessario, un atto di carità nei confronti dei miei fratelli. Anche perché starei giudicando l’azione e non la persona che l’ha commessa. So anche che la sapienza di distinguere il peccato dal peccatore è ardua da apprendere, ma se mai ci provo mai ci riesco, giusto?

    A questo punto mi chiedo se in alcuni casi sia più giusto usare il verbo “constatare” che “giudicare”: un fatto evidente, bello o brutto che sia, io lo “constato”, prendo atto che è così e non può essere altrimenti, non lo “giudico”, perché è inutile giudicare (cioè appiccicarci una mia etichetta) una realtà di per sé evidente.

    Cyrano (e anche gli altri, ci mancherebbe…) mi faresti un gran favore se potessi dirmi qualcosa a riguardo.

    1. Orazio Pecci

      Personalmente quello che mi dà parecchio da pensare è come si stabilisce il discrimine tra “bontà” e “buonismo”. Però penso che se Cyrano risponde a Stefano Manfrin, la sua risposta potrebbe essere molto utile anche a me.

    2. La legge di Dio è trascritta nel nostro cuore. Gesù ci da un comandamento nuovo che è quello di amare. Se tutti amassimo Dio, il prossimo e noi stessi la conseguenza sarebbe un mondo migliore. Le dottrine e i codici sono dei confini, dei paletti con cui dobbiamo convivere per la malignità dell’uomo, per l’odio che esce dai nostri cuori, per la debolezza della nostra carne. I grandi santi amavano e tutto era conseguenza dell’amore. Premesso questo il tuo quesito Stefano è molto interessante.

      1. Leggendo il tuo intervento mi ritornano alla mente le parole di Sant’Agostino:

        “Ama e fa ciò che vuoi”…

        e ancora

        “Sia che tu taccia, taci per amore; sia che tu parli, parla per amore; sia che tu corregga, correggi per amore; sia che perdoni, perdona per amore; sia in te la radice dell’amore, poiché da questa radice non può procedere se non il bene”.

    3. annarita

      Hai ragione, si constata e non si giudica, si constata con il cuore che piange. Non si giudica perchè si ha la consapevolezza di essere tutti gravati dal peccato originale, tutti propensi a cadere, tutti miserabile cosa e tutti speriamo nella misericordia di Dio.

  9. giuly

    non so se sia un argomento fuori luogo, ma siccome di Martini non ho letto altro se non i suoi articoli sui giornali e lo conosco più che altro per le cose che hanno fatto discutere, vorrei chiedere, a chi ne sa più di me, quale è stato il suo contributo agli studi biblici. Grazie!

  10. Erika

    @aldejes: non sto dicendo che tutto quello ciò che Martini ha detto o fatto fosse giusto o inappuntabile.
    Dico che giudizi come quello di Annarita, secondo la quale Martini avrebbe condotto parecchie anime all’Inferno, sono discordanti non dai miei, che non contano davvero nulla, ma da quelli del Papa e di parecchi altri cardinali, che lo amavano e lo stimavano pur non essendo d’accordo con lui in toto.
    Mi spiace, ma il fanatismo, quando lo vedo (e in Annarita lo vedo), lo trovo sinistro. Mi fa paura, proprio.

    1. Roberto

      Comunque, al di là dei toni, per onestà va osservato che Annarita non ha detto che Martini avrebbe condotto anime all’inferno (anche perché questo implicherebbe un Giudizio sul destino eterno di codeste anime). Ha detto che gli errori che a volte può aver propagato possono aver danneggiato delle anime e di conseguenza loro nuociuto – il che può arrivare anche a…
      Che è una cosa sottilmente diversa. Di fatto, chiunque può correre questo rischio (che abbia o meno il Sacramento dell’Ordine), e se è Ordinato, quanto più è in alto nella Gerarchia, tanto più può fare sia bene che male sotto questo delicatissimo aspetto. E’ per questo che è così tanto importante stare attaccati il più che sia possibile, allo spasimo direi, al Magistero, più che una cozza allo scoglio.
      La questione comunque è davvero GRANDE e andrebbe ribadito che questi non sarebbero proprio i giorni giusti per affrontarla – non in riferimento al cardinale, almeno.

  11. Rosa

    Dinnanzi alla morte, l’atteggiamento tipico di me-cristiana, e per buonismo ,e per carità, tende ad essere quello della compassione. E’ quasi come se facessi un passo indietro e lasciassi l’arduo compito del giudizio a Chi di dovere, (con Cui, sinceramente, non mi cambierei! soprattutto per quella mentalità sindacalista con cui abitualmente faccio somme, sottrazioni o traggo conclusioni che mi starebbe parecchio stretta al momento del mio faccia a faccia!)
    Tale atteggiamento, tuttavia, non è la logica conseguenza di chi ingerisce tutto passivamente o si abbevera da quei pericolosi calderoni nei quali le peculiarità si mescolano a tal punto che l’identità e la verità ne verrebbero irrimediabilmente compromesse. Ma, al contrario, del cristiano che,difronte alle tendenze, correnti o eventi in cui si imbatte quotidianamente è chiamato ad esprimersi, esercitando quella sana virtù del discernimento per cui il Bene si chiama bene e va seguito, il Male si chiama male e va evitato. E questo, su tutti i fronti, anche quando il compromesso di turno sarebbe assai più comodo; ma, così facendo,la Luce del Mondo si oscurerebbe e il sale della Terra perderebbe il suo sapore. Il dissenso cristiano, tuttavia, si dovrebbe contraddistinguere da quello quello laico-polemico-giornalistico per il tono umile e pacato e per quel sillogismo semplice ma efficace di cui il Vangelo, faro della fede, è maestro. E anche quando questo non fosse sufficiente, abbiamo sempre l’arma segreta della preghiera che, nel silenzio, scava, taglia e agisce molto più delle nostre umane-belle parole. Ed è di preghiere, soprattutto di invocazioni allo Spirito Santo, che necessita la Chiesa, fatta di uomini e ,come tale, soggetta a imperfezioni, limiti, peccati. Ma non è forse Gesù stesso che l’ha affidata a chi lo aveva rinnegato per ben tre volte? Non è forse questa la nostra grande speranza, che Dio,cioè, ci ama così tanto, che continua a fidarsi di noi e a darci l’ennesima possibilità di lavorare meglio nella sua vigna?
    E, ancora una volta, ci spiazza!, ci lascia senza parole… noi che che continuavamo a farGli i conti in tasca!

  12. Avevo sperato che questo post sarebbe partito dalla parole di Cyrano verso la ricerca di una verità più intima, più personale, più autocritica, se vogliamo anche più mistica, perché anch’io credo che alla fine (se mai fine ci sarà) di tutte le polemiche del post in cui il commento di Cyrano è nato, dobbiamo tornare a l punto d’origine.. a Cristo, ma soprattutto a Cristo e NOI, inteso ovviamente come rapporto personalissimo ed esclusivo.

    Tutta questa polemica, a cui anch’io o partecipato, nel bene o nel male, mi ha sinceramente scombussolato ieri, ha portato via la Pace, quella Pace che se ne va anche quando ti sei acceso di “fuoco sacro” o supposto zelo per difendere un a posizione che ritieni sacrosanta e vera, quasi che su di essa poggiassero le sorti del mondo e persino dell’Aldilà.

    Ma dopo aver (grazie a Dio) partecipato ieri ad una Celebrazione della Parola che parlava di mitezza ed umiltà, mi è rimasta la Parola di Nostro Signore: “imparate da me che sono mite ed umile di cuore”.

    E un’altra ancora ora mi sale al cuore: ma tu, tu, chi dici che Io sia?

    Non so se a senso questo mio scrivere in questo contesto, ma questo mi sentivo di dire, temendo al contempo che questo post si trasformi in un triste clone del precedente, sperperando l’ispirato (io credo) invito venuto da Cyrano e che Costanza non ha caso ci ha riproposto.

    1. Francesca

      Mi sa mi sa che qui proseguono i commenti del post precedente di Costanza… l’argomento è di quelli che scottano!!! Ditemi quello che volete, ma secondo me un cardinale non può e non deve affermare che le coppie omossessuali andrebbero tutelate dallo Stato…e ancora non capisco perchè vi accalorate tanto a difendere la sua grandezza bla bla bla e a criticare chi lo giudica negativamente quando chi lo giudica negativamente afferma invece verità incontrovertibili del Vangelo…

    2. Forse un po’ OT (ma neanche tanto…) riporto le parole dell’omelia del Papa pronunciate domenica 2 settembre nel consueto incontro con i suoi ex-studenti (come riportate dal blog “Settimo Cielo” di Sandro Magister), tralascio solo un ultimo paragrafo su Israele non importante ai fini della nostra discussione (potete comunque leggerlo sul blog citato poco fa):

      “Anche nella Chiesa – ha detto il papa – elementi umani si aggiungono e conducono o alla presunzione, al cosiddetto trionfalismo che vanta se stesso invece di dare la lode a Dio, o al vincolo, che bisogna togliere, spezzare e schiacciare. Che dobbiamo fare? Che dobbiamo dire? Penso che ci troviamo proprio in questa fase, in cui vediamo nella Chiesa solo ciò che è fatto da se stessi, e ci viene guastata la gioia della fede; che non crediamo più e non osiamo più dire: egli, Dio, ci ha indicato chi è la verità, che cos’è la verità, ci ha mostrato che cos’è l`uomo, ci ha donato la giustizia della vita retta. Noi siamo preoccupati di lodare solo noi stessi, e temiamo di farci legare da regolamenti che ci ostacolano nella libertà e nella novità della vita”.

      E ancora:

      “L’idea di verità e di intolleranza oggi sono quasi completamente fuse tra di loro, e così non osiamo più credere affatto alla verità o parlare della verità. Sembra essere lontana, sembra qualcosa a cui è meglio non fare ricorso”.

      E più avanti, “circa l’intellettualizzazione della fede e della teologia”:

      “È un mio timore in questo tempo, quando leggo tante cose intelligenti: che diventi un gioco dell’intelletto nel quale ‘ci passiamo la palla’, nel quale tutto è solo un mondo intellettuale che non compenetra e forma la nostra vita, e che quindi non ci introduce nella verità”.

      A ciascuna di queste critiche Benedetto XVI ha dato delle risposte. Che egli ha così condensato al termine dell’omelia, con un’audace citazione dell’amatissimo san Bonaventura:

      “Lasciamoci riempire di nuovo di questa gioia: dov’è un popolo al quale Dio è così vicino come il nostro Dio lo è a noi? Così vicino da essere uno di noi, da toccarmi dal di dentro. Sì, da entrare dentro di me nella santa eucaristia. Un pensiero perfino sconcertante. Su questo processo, san Bonaventura ha utilizzato, una volta, nelle sue preghiere di comunione, una formulazione che scuote, quasi spaventa. Egli dice: mio Signore, come ha potuto venirti in mente di entrare nella sporca latrina del mio corpo? Sì, lui entra dentro la nostra miseria, lo fa con consapevolezza e lo fa per compenetrarci, per pulirci e per rinnovarci, affinché, attraverso di noi, in noi, la verità sia nel mondo e si realizzi la salvezza. Chiediamo al Signore perdono per la nostra indifferenza, per la nostra miseria che ci fa pensare solo a noi stessi, per il nostro egoismo che non cerca la verità, ma che segue la propria abitudine, e che forse spesso fa sembrare il cristianesimo solo come un sistema di abitudini. Chiediamogli che egli entri, con potenza, nelle nostre anime, che si faccia presente in noi e attraverso di noi – e che così la gioia nasca anche in noi: Dio è qui, e mi ama, è la nostra salvezza! Amen”.

  13. matrigna di cenerentola

    di Martini ho letto poco (semplicemente perché ho letto poco di qualunque cosa) ma quello che ho letto mi è piaciuto molto. Mi hanno regalato tutti gli scritti (un’edizione recente e bellissima) e non li ho nemmeno aperti, ma mio marito si sta leggendo tutto (semplicemente perché lui legge tutto di tutto). Alle ultime recenti polemiche sulle interviste ambigue tanto pubblicizzate, gli ho chiesto se lui trovasse negli scritti qualcosa di poco ortodosso e mi ha detto “assolutamente no” (noi due siamo di una generazione che fiuta l’eresia o la deviazione da lontano, una volta le verità di fede si insegnavano così anche ai semplici), e non faccio fatica a credergli.

    Ma ieri i titoli del corriere (ci sono ancora oggi online) erano uno meglio dell’altro, mi ha colpito soprattutto quello: “la lettera della nipote: così ha chiesto di essere addormentato”. Mi ha fatto venire i brividi, perché subito l’ho interpretato come “ha chiesto di essere aiutato ad addormentarsi per sempre”. Poi ho letto la lettera, e malgrado ci fossero molti passaggi (soprattuto iniziali) che potevano essere equivoci, era chiarissimo che tutto quello che ha chiesto questo povero sofferente è che gli dessero medicine per alleviare il dolore. Inoltre la lettera associava la sofferenza di Martini a quella di Gesù senza nessun rifiuto, si era proprio davanti a una morte “cristiana”.
    Chi sia passato per malattie tremende sa benissimo che la morfina si dà anche ai bambini sofferenti, è meno tossica della novalgina, ma dà assuefazione e per questo i medici sono un po’ cauti ad usarla. Inoltre deprime un po’ la respirazione e quindi, se un malato terminale ha difficoltà respiratorie, forse accelera di qualche ora (?) la morte. Nessuno (nessun cristiano) negherebbe la morfina a un malato terminale come Martini. Quindi questo rifiuto dell’accanimento terapeutico” *non* c’è stato affatto. Nè alcuna richiesta di eutanasia. E allora perché i giornali sottolineano equivocamente? Non sarà perché le persone sono distratte nel leggere e la loro mentalità diventa così passo passo tale che, al capezzale del loro malato sofferente, possono pensare che gli si può dare un aiutino, tanto l’ha fatto anche quel santo di Martini? Sono riusciti a utilizzarlo alla grande per l’ultima volta.

    Ma mi sembra che ridurlo a “quello a favore delle unioni omosessuali” sia -perdonatemi il paragone un po’ alto- come dire che “Sant’Agostino era misogino” come commentava una mia conoscente alla conferenza di un filosofo che citava scritti di sant’Agostino su tutt’altro argomento, come se questa sentenza, e non la sua opera colossale, definisse il santo.

  14. Erika

    “Spero che il cardinale abbia conservato la fede fino alla fine. Le esaltazioni di Scalfari, Dario Fo, “Il Manifesto”, Cacciari gli sono inutili davanti al Giudice dell’universo (se non saranno aggravanti).
    Io, come insegna la Chiesa, farò dire delle messe e prenderò l’indulgenza perché il Signore abbia misericordia di lui. E’ la sola pietà di cui tutti noi peccatori abbiamo veramente bisogno. E’ il vero amore. Tutto il resto è vanità.”
    Antonio Socci

    Frasi come questa, all’apparenza pie e amorevoli, nascondono (male) una forma di giudizio che mi pare particolarmente vanitosa e arrogante.
    Intendiamoci, nessuno di noi è esente da questa deriva di superbia: io per prima ho trinciato giudizi su tali e tante persone, senza averne titolo alcuno, che non sarebbe sufficiente una vita intera passata in silenzio per redimermi.
    Va da sé, non sono capace di stare in silenzio. Sono troppo meschina per farlo.
    Sguazzo nell’autocompiacimento, come la maggior parte degli umani.

  15. twentyrex

    Perfectioconversationis ha scritto “Concordo invece con Costanza e Cyrano, dicendo che il momento della morte è prima di tutto il momento della preghiera e dell’affidamento a Dio e solo in seguito il momento dei bilanci.” Scusatemi, ma la materia dei bilanci è una mia specializzazione e posso affermare, senza tema di smentite, che fare un bilancio e poi interpretarlo è un lavoro che parte sempre da un determinato fine per giungere sempre ad un fine strumentale a fornire un giudizio che è, a sua volta, orientato a secondo delle esigenze dell’interprete. L’espressione che si usa frequentemente a proposito di noi uomini di “fare un bilancio” è fondamentalmente errata. Sarebbe più corretto dire “fare un esame di coscienza”, ma, ritenendo questa un’atttività legata alla confessione e quindi alla fede cristiana, è respinta da tutti, anche da credenti. Mentre in realtà l’esame di coscienza non è solo finalizzato a compilare una elencazione dei peccati commessi, ma a riconsiderare come viviamo e dove vogliano andare. Il Cardinale Martini è stato un uomo Giusto ed un Sacerdote convinto e coerente e, quindi, è tornato al Padre. Il suo lavoro ed il suo magistero è stato accurato, puntuale e prezioso per tutti. E le sue ansie, i dubbi, le preoccupazioni e le sofferenze confermano la sua Fede profonda e vissuta momento per momento. I bilanci servono a ben altro e mai ad elaborare giudizi su un uomo. In ogni caso, vale sempre quella frase di Walter Matthau recitata al funerale del suo collega giudice ed antagonista della Corte Suprema: “Non si deve essere d’accordo con un uomo solo perché lo si rispetta.”.

    1. perfectioconversationis

      Io non personalmente, ma faccio parte di un’associazione che non fu certo “coccolata” dal Cardinale.

    2. JoeTurner

      io no, ma sono dell’idea che certi “storture” nelle nostre parrocchie sono avvenute in molte parti d’Italia a prescindere da Martini. Nelle parrocchie poi ci vanno i preti e allora potremmo farci anche molte domande sui seminari…(se mi passate la battuta, cosa seminano i seminari?)
      E poi penso che per giudicare l’operato di un pastore bisogna valutare il contesto in cui agisce, faccio un esempio: Milano è la città italiana che negli ultimi 25 anni ha avuto il maggior incremento di presenze straniere; non sarà che il dialogo multiculturale e interreligioso fosse una necessità per una diocesi come quella di Milano?

  16. angelina

    Quanti bei commenti. Grazie a tutti!

    Ho provato a cercare e leggere qualcosa, nel desiderio di comprendere un po’ questo evento. In questa pagina

    http://www.gliscritti.it/

    ci sono numerosi brani e meditazioni, di e su Martini come maestro della Parola di Dio.
    Forse può interessare Giuly, o qualcun altro.
    In particolare, mi sembra interessante l’apprezzamento dell’allora cardinal Joseph Ratzinger: “Il cardinal Carlo Maria Martini: un instancabile maestro della lectio divina”;
    una meditazione sulla Lectio “Educare i giovani all’ascolto della Parola e alla preghiera come innamoramento di Cristo”, di Carlo Maria Martini ;
    una riflessione sul dominio dei sentimenti alla luce degli esercizi ignaziani, “L’ordine dei sentimenti nel cammino di un credente”, di Carlo Maria Martini.

    “Mettere ordine nella propria vita” è un libro che val la pena di leggere, credo.

  17. Un martini dry per chiudere la discussione. Un brindisi al nostro fratello che in questo istante conosce la Verità più di noi che siamo ancora nell”aldiquà. Sicuramente avrà già scoperto se l’ evoluzionismo è una bufala o meno.

    1. L’evoluzionismo è un bufala in quanto chiamasi (anche in ambiente scientifico)”teoria dell’evoluzionismo” e come teoria, può valere tutto e il contrario di tutto 🙂

      Martini dry, non era un gioco di parole voluto vero? 😉

  18. admin

    Ho l’impressione che quello che c’era da dire è stato detto, ringrazio tutti coloro che si sono confrontati su un tema così delicato e così importante. Quindi direi che forse è meglio chiudere qui i commenti su questi post dedicati al defunto cardinal Martini. (mi dispiace per Alvise che dopo aver tanto invocato che qualcuno si esprimesse non ha avuto la pazienza neanche di aspettare il funerale).

I commenti sono chiusi.