Tutto sotto controllo

di Costanza Miriano

Sono indecisa se stirare tre camicie, cercare i titoli ai capitoli del mio nuovo libro, scrivere questo post o dedicarmi al riordino del mobiletto delle spezie. Sarebbe tutto normale, se non fosse che sono le 2 e 48 di notte. Il fatto è che mi sembra che le partenze – andiamo a Parigi per una settimana – mi costringano a un severo bilancio della mia vita in tutti i settori, dalla spiritualità (ho fatto il tagliando da padre Emidio) all’economia domestica.

Ora, è vero che se dovesse precipitare l’aereo, scoppiare una guerra mondiale con chiusura delle frontiere (ah, gli stati nazionali!), o esserci un terremoto che facesse crollare la mia casa in mia assenza (se ci sono la reggo di sicuro), lo stato del mio mobiletto delle spezie non sarebbe così fondamentale, ma questi sono pensieri lucidi, che non mi appartengono in alcun modo.

Mio marito è rassegnato, e non si stupisce se sul letto a poche ore dalla partenza non vede le sue camicie stirate, ma i bollettini del pagamento mensa in ordine da settembre a giugno (da infilare nell’apposita cartellina: è evidente che l’aereo non può decollare se le ricevute del medico e i bollettini e i ricordini della comunione non vengono rispettivamente collocati). Anche il mio amico Paolo, per dire, ogni tanto quando mi chiama (quando mi chiami?) mi chiede se mi disturba, se per caso sto stilando un bilancio della mia vita dalla terza media a oggi. Mi capita ogni tanto, perché come ogni donna resetto periodicamente la mia esistenza. Ha a che fare con la ciclicità che regola i nostri equilibri: ogni tanto azzeriamo tutto e poi ricominciamo.

Se poi ci si mette qualcosa come una partenza, allora al bilancio esistenziale è impossibile sfuggire.

Il problema è che noi donne facciamo molta fatica ad ammettere che qualcosa intorno a noi possa non andare come vogliamo. Io quando succede – cioè sempre – esordisco con il mio peggior tono petulante: “non ho capito perché…” e vado di lamentela. Mio marito non saprà mai di cosa mi lamento, visto che al “perché” di solito è già uscito dalla stanza.

Questo nostro desiderio di abitare la realtà plasmandola a nostra immagine è profondamente femminile. È una qualità, e quindi è neutra, e può essere declinata facendone un uso buono o cattivo. Quando diventa desiderio di controllo non è buona, ed è quel nodo di peccato tutto femminile a cui ci richiama san Paolo nella lettera agli Efesini, quando invita le donne ad essere sottomesse. È proprio perché la nostra naturale inclinazione sarebbe esattamente quella opposta, il bisogno di controllare, di mettere la nostra impronta sulla realtà, sulle cose, sulle persone, sui mariti anche (se ce lo permettono).

Se è per questo anche gli uomini hanno il loro nucleo problematico, o di peccato, se vogliamo essere nell’ottica di fede, ma di questo parlate con san Paolo (io provo a ragionarci nel secondo libro).

Quanto a noi femmine, quello che ci serve è un continuo, incessante lavoro su noi stesse, un’opera di scartavetramento personale, che ci lasci trasformare dal reale, soprattutto quando è a forma di croce. Allora imparare ad accoglierlo docilmente è più faticoso.

Adesso riprendo le energie (tutto sta a partire, a cominciare  questa vacanza) e ci provo. Ma secondo voi se non ho annaffiato le ortensie alla dogana mi fanno passare?

62 pensieri su “Tutto sotto controllo

  1. Erika

    Cara Costanza, buone vacanze!
    E’ vero che noi donne pensiamo di poter plasmare la realtà
    E il guaio e’ che spesso ci imbrocchiamo, quindi e’ facile perseverare nel peccato.
    Soprattutto perché, per quanto mi riguarda, quando non lo faccio mi sembra di essere guardata in modo strano: ” Ma come, non ha pensato che la sabbietta del gatto di quella marca dura solo 2 settimane? Mah, forse non e’ una vera donna ….”
    Che fare? Rimetto la questione a te, che sei molto più saggia di me.
    Un abbraccio.

  2. Mario G.

    Grazie Costanza,
    dopo la vittoria dell’Italia sull’Inghilterra il tuo post chiude bene e gioiosamente questa calda ultima domenica di giugno. Ti auguro di fare buon viaggio e di riposarti un po’, se ti è possibile. L’augurio è esteso a tutta la tua famiglia, naturalmente. Mi dirai se “Parigi val bene una messa”, oppure no…

  3. Velenia

    Buone vacanze! Per quanto mi riguarda ho iniziato a fare programmi al primo anno di università.Sommavo il numero dele pagine da studiare, lo dividevo per il numero dei giorni che mi separava dall’ esame,calcolando un secondo e (a volte) un terzo ripasso,considerando che domeniche e feste comandate valevano la metà,sottraendo impegni comunitari,al netto dei turni delle pulizie d’ appartamento,dopo un intero pomeriggio di calcoli il programma era pronto.
    Peccato bastasse poi un pomeriggio invernale di sole (eventualità da noi piuttosto frequente) e la voce del mio fidanzato al telefono che mi proponeva una passeggiata sulla spiaggia per mandare tutto a carte 48.
    Con 4 figli e il suddetto fidanzato divenuto marito,fare programmi è un’utopia,io continuo però,ed è veramente una scoperta,stamattina,apprendere che questa è una qualità femminile.
    Ma ora pongo una domanda,come si fa a farla divenire una virtù piuttosto che una dannazione per sè e per gli altri?

  4. FilippoMaria

    Che spasso questo post! Secondo me ti fanno passare anche se non hai innaffiato le ortensie… basta che non glie lo dici 🙂 (se per caso le ortensie in questione sono quelle della foto temo che non ci sia più niente da fare…). Buone vacanze!!!

    VELENIA: La tua domanda è molto interessante! Chissà forse potrebbe aiutarti (aiutarci) un piccolo ripasso del Capitolo 15 del Vangelo di Giovanni… “senza di me non potete far nulla”! La “spiritualità del tralcio” è da sempre la soluzione a tanti affanni e preoccupazioni…

    COSTANZA: Come è andato il tagliando da p. Emidio? L’hai passato?

  5. luisalanari

    Cara Costanza, io per due miseri giorni (ieri e l’altro ieri) in un parco giochi a due ore da casa ho fatto molto peggio di te… (e per le ferie vere, quelle di 15 giorni al mare, ho creato addirittura un foglio excel, che aggiorno ogni anno a seconda delle mutate esigenze date dalla crescita dei figli e del mio peso corporeo).
    Elenchi di cose da portare, da non dimenticare assolutamente – per poi lasciarne a casa alcune fondamentali per me (come il deodorante) – liste di azioni da compiere in casa prima della partenza (tipo chiudere gas, finestre, serrande, innaffiare, fornire materiale di sopravvivenza sufficiente per i nostri 3 adorabili porcellini d’india)… per poi capire da subito che l’importante è riuscire a “staccare la spina” davvero, resettare ogni pensiero e godermi davvero questi giorni con la mia famiglia.

    Nel momento in cui mi sono affidata e ho accettato il fatto di doverci spesso dividere per andare sui giochi – vista la differenza d’età dei miei due figli – mi sono rilassata e ho cercato di volgere al positivo ogni situazione. Bello, mi è piaciuto e sono stata bene.
    L’iper-controllo femminile, che in me, purtroppo, rasenta il perfezionismo più completo, va a farsi benedire (per fortuna) e dà spazio alla gioia di vivere il momento presente, con le persone che ami. E questo è un bene.
    Salutami Parigi!

  6. 61Angeloextralarge

    Costanza? Mi fai morire! Come scrivi tu determinate cose è divertentissimo e aiuta a sdrammatizzare le cose quotidiane. 😉

    “Il problema è che noi donne facciamo molta fatica ad ammettere che qualcosa intorno a noi possa non andare come vogliamo”: questa frase mi fa venire un dubbio… Sono l’eccezione che conferma la regola o ho cambiato sesso? 🙂

    PAOLO! Ma quando la chiami? 😀

    Livio: secodo me con Costanza e degna family, a Parigi atterrerà anche “Sposati e sii sottomessa”… a meno che i francesi preferiscano altro, purtroppo per loro.

  7. Velenia

    @fr.Filippo Maria,grazie per il suggerimento,stanotte farò un ripassino.
    Ma rilancio con un’altra domanda,ma come si fa a tenerlo sempre a mente che senza di Lui non possiamo far nulla? Offrire tutto quello che siamo e che faciamo porebbe aiutare?

  8. ele86

    io faccio liste interminabili di cui dimentico più della metà delle cose. Nel fare la valigia ho una progettualità che vede alla fine non avere mai a portata di mano ciò che ti serve appena arrivi. Lo ammetto nel pensare la valigia, mio marito mi batte!Sotto sua indicazione sistemo tutto e non succede mai di non avere le scarpe quando servono, tipo per guidare e dargli il cambio.

  9. vale

    .. se vi capita di andare a mangiare da Benoit dietro rue de rivoli, in rue saint martin ang.pernelle mi dite se ancora ne vale la pena….
    buon divertimento

    1. vale

      ho come il sospetto che la tua vis polemica ti faccia dire cose che ,forse- e dico forse- non conosci bene. paragonare i Fratelli musulmani ai cattolici-ma basterebbe andare a leggersi lo statuto di Hamas che è la “costola” dei fratelli a Gaza, ti dovrebbe-forse- aprire gli occhi…

    2. No non sarebbe cattolici perchè con le dovute differenze il termine sarebbe più simile ad una confessione dell’Islam tipo sciiti e sunniti (con le dovute differenze, perchè per il cristianesimo le differenze sono di ordine verticale, accettazione del primato petrino e del sacerdozio e non dinastico), ma cristianisti semmai, che è un termine già usato ed indica come l’accezione comune di islamisti chi fa della religione (che spesso non praticano) un’ideologia. Per esempio viene associato il termine agli atei devoti e comunue a chi si spende per lo scontro di civiltà e confonde democrazia liberale con cristianesimo.
      Se poi vogliamo utilizzare con quell’isti come coloro che seguono una dottrina pienamente (tipo marxisti), allora i cattolici sono quelli che seguono fino in fondo la dottrina di Gesù (coloro che sono maggiormente vicini al messaggio originario e alla predicazione apostolica, senza dimenticarci le ricchezze anche dei fratelli separati) e il paragone potrebbe essere corretto.

  10. Ti auguro una bellissima vacanza e ho capito cosa vuoi dire e forse lo capirebbe ancor meglio mia moglie. Tornerai rinfrancata nello spirito e fiduciosa come al solito.

  11. vale

    falla finita con le cavolate. anche i sassi sano cosa s’intende per islamisti nel caso di elezioni egiziane. se vuoi ti presento un copto non praticante che dopo aver scritto 42 libri in Egitto è stato mandato via dall’università del Cairo e minacciato di morte.con sua moglie ci parla solo via internet. e da posti diversi.dagli islamisti. che in Egitto sono i Fratelli musulmani( è l’organizzazione più grossa).(Mursi è uno di loro) vive in Italia facendo il traduttore.
    per buona misura ti allego un video di Mursi nella sua campagna elettorale:

    se poi ne vuoi fare una questione lingustica sappi che islamisti in generale, là, non esistono.si riconoscono tutti, più o meno in una organizzazione.quelli che non lo fanno non contano un tubo. come si è visto dagli sviluppi della inesistente primavera araba..(ma se vuoi puoi andare a vedere il presidente tunisino che inneggia alla convivenza pacifica qualche giorno dopo che suoi simpatizzanti hanno sgozzato nel sud della Tunisia- è su youtube,se hai lo stomaco forte- uno che si era appena convertito al cristianesimo…
    I ragazzi di Tahrir lo chiamavano «the puppet», il burattino, la stessa immagine usata dal vignettista Amr Okasha per rappresentare il più oscuro burocrate dei Fratelli Musulmani

  12. Tutto vero quello che dici, ma io volevo semplicemente fare notare (da un punto di vista semantico)(SIC!) che
    questo -isti come marxisti leninisti pacifisti falangisti trozkisti non esiste per le religioni altro che per gli islamici, almeno che mi venga in mente a me, e allora mi sembrava una cosa strana.
    Non esiste perché solo nell’islam c’è i cosiddetti islamisti o non esiste perché non si vuole dichiarare un significato corrispondente in altre religioni? il fatto è che per cristiani non esiste e forse pensavo che l’unica sarebbe usare cattolici, senza parlare di cattolici integralisti, basta dire cattolici!

    1. Marco De Rossi

      A questo dubbio puoi darti una risposta facile facile da solo.
      Abbandona per un po’ di tempo la rigogliosa Toscana, di’ un arrivederci alla riboliita, e all’Italia piena di cattolici integralisti, per un po’.
      Vai a vivere per un po in un paese islamico (ma non in un’oasi protetta della X-Tour).
      Quando torni ci racconti se hai trovato la risposta oppure no.

  13. vale

    anzi scusa la vis polemica, ma ho conoscenze, laggiù che rischian la pelle. è un nervo un po’ scoperto…
    ma loro stessi si definiscono così. i nostri giornalisti tendono a riprendere le loro definizioni.

  14. Buon Giorno!Grande Costanza, tranquilla, io per le mie ” manie di controllo sono andata dallo psicologo, ovvero il mio prof. di italiano, che mi ha spiegato la bellezza di lasciare che qualcosa durante la giornata vada storto, stortissimo.

  15. Raffaella

    wow! Potrei averlo scritto io! Ma ahimè, non ne sono capace (di trovare il coraggio di scrivere, intendo). Ogni volta che stavo per partorire mi imbarcavo in una mega-ristruttarazione di cassetti, armadi, mobiletti, bauli, casse e quant’altro. Così mantengo l’abitudine anche quando parto per una settimana. Perchè nonostante le numerose revisioni la mia casa continua a essere preda di un disordine allegramente indifferente agli altri 7 occupanti? Il cane no, lei vive in giardino e, come nono membro della famiglia, si comporta splendidamente: seppellisce tutti gli avanzi dei suoi pasti e dei giochi dei bambini…. nei vasi di fiori!

  16. …e consiglierei, anche, a Parigi, una visita accurata al Museo dell’Uomo, da Tarzan delle scimmie fino ai nostri giorni, che anche noi si fa parte dell’etnologia, passando per tutti tempi preistorici, e poi razze, riti, religioni, magìe. un bagno di umiltà, e di umanità, nel nostro variopinto passato…entusiasmante e purificante ( da tutti i grilli che ci avessimo per il capo). IMPERDIBILE!!!
    WOW!!!!

    1. Chi è convinto di derivare dalla scimmia prima o poi tornerà scimmia. Chi è convinto di essere stato creato da Dio, tornerà a Lui. Questo te lo dico io.

    2. lidia

      io non ho dubbi in merito al fatto che derivo da una scimmia, e che la scimmia a sua volta deriva da una particella del Big-Bang etc etc ma allo stesso tempo non ho dubbi sul fatto che sia stato Dio a iniziare il tutto. Del resto, la materia iniziale che diventa poi vita non è una bellissima dimostrazione di quel “Dio prese l’argilla e gli infuse lo spirito e creò l’uomo?”. E il Big-bang una bellissima dimostrazione di ” e la luce fu”. Prima luce e tenebra, poi acqua e terra, poi gli animali e infine l’uomo.
      a me la teoria evoluzionistica è sempre sembrata grandiosa: Dio pian piano dispiega la sua creazione, dagli elementi più basici all’uomo. Allo stesso tempo è bello vedere come tutti sulla terra siamo legati, siamo davvero tutto e tutti creature di Dio.
      Tranne Alvise, che è creatura di se stesso, ovviamente 😉

      1. Tieniti pure la tua teoria della scimmia. Il mio avo era Adamo e fu creato direttamente da Dio. Evidentemente per te la Bibbia è una fiaba.

        1. Sì, secondo me è una fiaba, è un’opera letteraria bellissima, ma le parti teologiche sono invenzione umana,
          come sono tutte le parti teologiche di tutte le religioni, nulla di male.
          Io non posso credere esista l’anima, e d’altra parte non mi sembra necessario nemmeno che esista, tutto, il catechismo, la morte, la resurrezione la vita eterna e di seguito potrebbe funzionare benissimo anche senza anima,
          e non mi risce capire per quale ragione essa debba esistere. D’altra parte è anche vero che l’anima, lo spirito, la psyche, o come si volesse chiamare, sono sempre esistiti in tante religioni e credenze dai tempi dei tempi.
          Non saprei che altro dire. Chi ci crede a queste cose e chi no. ma non dimostra che esista l’anima il fatto che l’abbia detto il Papa o chi altro prima di lui. o volete continuare a parlare tra di voi e dire “c’è l’anima” e un altro risponde “sì, è vero c’è l’anima, anche Padre Emidio l’ha detto!” “WOW!” ?

        2. lidia

          Si può dunque dire che, dal punto di vista della dottrina della fede, non si vedono difficoltà nello spiegare l’origine dell’uomo, in quanto corpo, mediante l’ipotesi dell’evoluzionismo. Bisogna tuttavia aggiungere che l’ipotesi propone soltanto una probabilità, non una certezza scientifica. La dottrina della fede invece afferma invariabilmente che l’anima spirituale dell’uomo è creata direttamente da Dio. È cioè possibile secondo l’ipotesi accennata, che il corpo umano, seguendo l’ordine impresso dal Creatore nelle energie della vita, sia stato gradatamente preparato nelle forme di esseri viventi antecedenti. L’anima umana, però, da cui dipende in definitiva l’umanità dell’uomo, essendo spirituale, non può essere emersa dalla materia.”
          (Giovanni Paolo II, Udienza generale, 16 aprile 1986)

          exileye, chissà se anche per GPII la Bibbia è una favola 🙂 Cmq una cosa è favola, una cosa è narrazione mitica. I libri storici dell’ AT riportano la storia (come pure i Vangeli) ma ci sono libri che parlano per simboli. Non significa che non dicano la verità, semplicemente non fanno “storia”. è quello che dice il CCC, poi boh magaria nche per Ratzinger e Co. la Bibbia è una favola… Cmq il creazionismo non è un dogma, come non lo è l’evoluzionismo. Io credo al secondo perché mi pare che i dati fossili siano più che chiari. Se vuoi credere alla creazione diretta dell’uomo credici pure.
          Però non diamo giudizi affrettati e quantomai fuori luogo sulla fede altrui, ok?

          1. No, con tutta probabilità tu mi precederai nell’adilà ma la durezza del mio commento è dovuta al fatto che io mi sento abbastanza ignorante e ingenuo nell’ostinarmi a credere al disegno creativo che mi hanno insegnato e che mi ha accompagnato finora e mal tollero tutte le deviazioni del tutto legittime del resto anche se non fondate da un avallo scientifico. E’ un problema mio ma mi rompe che all’interno di una religione cristiana ognuno porti la sua teoria. I bambini fanno confusione e hanno bisogno di concetti semplici e chiari non di interpretazioni modaiole.

    3. Alessandro

      “È in virtù della sua anima spirituale che la persona possiede, anche nel corpo, una tale dignità. Pio XII aveva sottolineato questo punto essenziale: se il corpo umano ha la sua origine nella materia viva che esisteva prima di esso, l’anima spirituale è immediatamente creata da Dio (“animas enim a Deo immediate creari catholica fides nos retinere iubet”, Enciclica Humani generis, AAS 42, 1950, p.575).
      Di conseguenza, le teorie dell’evoluzione che, in funzione delle filosofie che le ispirano, considerano lo spirito come emergente dalle forze della materia viva o come un semplice epifenomeno di questa materia, sono incompatibili con la verità dell’uomo. Esse sono inoltre incapaci di fondare la dignità della persona.

      6. Con l’uomo ci troviamo dunque dinanzi a una differenza di ordine ontologico, dinanzi a un salto ontologico, potremmo dire. Tuttavia proporre una tale discontinuità ontologica non significa opporsi a quella continuità fisica che sembra essere il filo conduttore delle ricerche sull’evoluzione dal piano della fisica e della chimica? La considerazione del metodo utilizzato nei diversi ordini del sapere consente di conciliare due punti di vista apparentemente inconciliabili. Le scienze dell’osservazione descrivono e valutano con sempre maggiore precisione le molteplici manifestazioni della vita e le iscrivono nella linea del tempo. Il momento del passaggio all’ambito spirituale non è oggetto di un’osservazione di questo tipo, che comunque può rivelare, a livello sperimentale una serie di segni molto preziosi della specificità dell’essere umano. L’esperienza del sapere metafisico, della coscienza di sé e della propria riflessività, della coscienza morale, della libertà e anche l’esperienza estetica e religiosa, sono però di competenza dell’analisi e della riflessione filosofiche, mentre la teologia ne coglie il senso ultimo secondo il disegno del Creatore.”

      (Giovanni Paolo II, Discorso alla Pontificia Accademia delle Scienze, 22 ottobre 1996)

      “Per quanto riguarda l’aspetto puramente naturalistico della questione, già il mio indimenticato predecessore papa Pio XII richiamava l’attenzione del 1950, nella sua enciclica Humani generis, sul fatto che il dibattito sul modello esplicativo di “evoluzione” non viene ostacolato dalla fede se questa discussione rimane nel contesto del metodo naturalistico e delle sue possibilità. Egli sottolinea il limite della portata di questo metodo quando afferma che il magistero della Chiesa non vieta “che in conformità dell’attuale stato delle scienze e della teologia, sia oggetto di ricerche e di discussioni, da parte dei competenti in tutti e due i campi, la dottrina dell’evoluzionismo, in quanto cioè essa fa ricerche sull’origine del corpo umano, che proverrebbe da materia organica preesistente (la fede cattolica ci obbliga a ritenere che le anime sono state create immediatamente da Dio). Però questo deve essere fatto in tale modo che le ragioni delle due opinioni, cioè di quella favorevole e di quella contraria all’evoluzionismo, siano ponderate e giudicate con la necessaria serietà, moderazione e misura” (cf. Denz.-S. 3896). In base a queste considerazioni del mio predecessore, non creano ostacoli una fede rettamente compresa nella creazione o un insegnamento rettamente inteso dell’evoluzione: l’evoluzione infatti presuppone la creazione; la creazione si pone nella luce dell’evoluzione come un avvenimento che si estende nel tempo – come una “creatio continua” – in cui Dio diventa visibile agli occhi del credente come Creatore del Cielo e della terra.”

      (Giovanni Paolo II, Discorso al simposio internazionale su “Fede cristiana e teoria dell’evoluzione”, 6 aprile 1985)

      “Nei tempi moderni una difficoltà particolare contro la dottrina rivelata circa la creazione dell’uomo, quale essere composto di anima e corpo, è stata sollevata dalla teoria dell’evoluzione. Molti cultori delle scienze naturali che, con metodi loro propri, studiano il problema dell’inizio della vita umana sulla terra, sostengono – contro altri loro colleghi – l’esistenza non soltanto di un legame dell’uomo con l’insieme della natura, ma anche la derivazione delle specie animali superiori. Questo problema, che sin dal secolo scorso, ha occupato gli scienziati, coinvolge vasti strati dell’opinione pubblica. La risposta del magistero è stata offerta dall’enciclica Humani generis di Pio XII nell’anno 1950. In essa leggiamo: “Il magistero della Chiesa non ha nulla in contrario a che la dottrina dell’“evoluzionismo”, in quanto esso indaga circa l’origine del corpo umano derivante da una Materia preesistente e viva – la fede cattolica infatti ci obbliga a tenere fermo che le anime sono state create immediatamente da Dio – sia oggetto di investigazione e discussione da parte degli esperti . . .” (DS 3896).

      Si può dunque dire che, dal punto di vista della dottrina della fede, non si vedono difficoltà nello spiegare l’origine dell’uomo, in quanto corpo, mediante l’ipotesi dell’evoluzionismo. Bisogna tuttavia aggiungere che l’ipotesi propone soltanto una probabilità, non una certezza scientifica. La dottrina della fede invece afferma invariabilmente che l’anima spirituale dell’uomo è creata direttamente da Dio. È cioè possibile secondo l’ipotesi accennata, che il corpo umano, seguendo l’ordine impresso dal Creatore nelle energie della vita, sia stato gradatamente preparato nelle forme di esseri viventi antecedenti. L’anima umana, però, da cui dipende in definitiva l’umanità dell’uomo, essendo spirituale, non può essere emersa dalla materia.”

      (Giovanni Paolo II, Udienza generale, 16 aprile 1986)

          1. lidia

            ha ha l’origine di Homer è grandioso ;))) il polipo-Burns è alluncinatemente uguale!!! ma come fai a scovarli??

    1. 61Angeloextralarge

      Paolo, ho pensato subitoa te!
      Sabato scorso ho fatto di tutto per liberarmi e vedere te e Costanza ma ho trovato la “antica cucina sacra”… Spero di esserci alla prossima occasione. 😉

  17. JoeTurner

    io sull’evoluzionismo ho sempre avuto un’idea che poi ho scoperto non essere originale e anzi suffragata da antropologi (grazie per il libro Scriteriato) e teologi.
    in due parole: l’uomo è stato creato perfetto e in stato di grazia e perfezione mentale, spirituale e fisica; il peccato di superbia contro Dio ha corrotto l’uomo su tutti i piani, anche nel corpo e lo ha fatto regredire ad una condizione quasi animalesca dalla quale è dovuto evolvere in miloni di anni fino al momento storico-evoluzionistico giusto per accogliere anche la salvezza dell’anima attraverso Gesù Cristo.

  18. Lalla

    Vi riferite alla Genesi Biblica di Don Guido Bortoluzzi? Mi interesserebbe sapere che cosa ne pensate.

    1. JoeTurner

      Non mi riferisco esattamente a don Guido. Conosco le visioni di don Guido Bortoluzzi e sinceramente non so cosa pensare. Alcune spiegazioni mi affascinano e mi sembrano assolutamente plausibili (ad esempio ha un senso quel particolare peccato di superbia di Adamo e il perché si ripercuote sull’intera discendenza), altre invece mi sembra che siano troppo contrasto con il racconto della genesi di Mosè.

  19. Marco De Rossi

    http://www.uccronline.it/2012/03/07/scienziati-si-accorgono-che-luomo-e-uomo-e-la-scimmia-e-scimmia/

    … omissis …

    Come spiegava Francesco Agnoli qualche tempo fa su questo sito, c’è un chiaro progetto anti-teista che «non si rassegna a negare Dio», ma vuole «ridurre l’uomo ad un elemento della natura, equivalente ad un sasso o un albero; ridurlo via via a frutto del Caso, a un “esito inatteso”, a una “eccezionale fatalità”, a un aggregato di materia senz’anima, a un meccanismo geneticamente determinato». Negare Dio ha sempre significato negare l’uomo e la sua unicità: ecco che i neodarwinisti, strumentalizzando il darwinismo, lo hanno quindi tentato di livellare alla scimmia, informando che il nostro patrimonio genetico è condiviso al 99% con lo scimpanzé, ma evitando di dire che per l’80% è in comune con un verme di 1 mm (Caenorhabditis elegans), il 50% è condiviso invece con il dna della banana, e abbiamo lo stesso numero di geni della gallina. Secondo i riduzionisti, dunque, saremmo per l’80% dei vermi e per il 50% delle banane.

    … omissis …

  20. Marco De Rossi

    http://mariomasi.wordpress.com/2008/05/03/tra-fede-e-scienza-intervista-al-prof-antonino-zichichi/

    … omissis …

    Per fare chiarezza sulle correnti controversie abbiamo posto alcune domande ad uno dei più illustri e stimati scienziati: il Prof. Antonino Zichichi, Presidente della World Federation of Scientists e della Fondazione Ettore Majorana, dedito da sempre ad una corretta divulgazione scientifica.

    … omissis …

    Se il darwinismo non è la più avanzata frontiera della Scienza, ci dice cos’è?

    Per fare Scienza c’è bisogno di rigore matematico e riproducibilità sperimentale. È Galileo Galilei a insegnarci questo, altrimenti si resta fuori dalla Scienza di stampo galileiano. L’evoluzionismo esiste in molte specie viventi, ma non lo si può estendere all’uomo».

    … omissis …

    Che l’evoluzionismo esista in moltissime forme di materia vivente non autorizza ad estendere questa proprietà (evoluzione) a Noi in quanto abbiamo una proprietà (la Ragione) che non esiste in nessuna altra forma di materia vivente. Noi siamo esempio unico. Se dalla rondine passiamo all’uomo entra in gioco la sfera trascendentale della nostra esistenza.

    … omissis …

    La cultura atea vuol fare credere di avere basi rigorosamente scientifiche; Lei però ha definito l’Ateismo un atto di Fede nel nulla. Ce lo può spiegare?

    La Scienza scopre che esistono le Leggi Fondamentali che reggono tutto; dall’Universo dei quark e dei leptoni, alla nostra Terra con oceani e foreste, Sole, Luna, Stelle, Cosmo. L’insieme di queste leggi rappresenta la Logica che governa il mondo. Siamo figli di questa Logica. È legittimo chiedersi: questa Logica ha un Autore? L’Ateismo risponde: No; ma non sa spiegarlo. Non arriva al No per atto di Ragione, ma di Fede e basta. Fede nel No, che vuol dire Fede nel Nulla. Io penso sia molto più logico un atto di Fede nel Creatore. Chi ne volesse sapere di più potrebbe leggere il mio libro “Perché io credo in Colui che ha fatto il mondo”.

    … omissis …

  21. ZICHICHI:
    “Fede nel No, che vuol dire Fede nel Nulla. Io penso sia molto più logico un atto di Fede nel Creatore. Chi ne volesse sapere di più potrebbe leggere il mio libro “Perché io credo in Colui che ha fatto il mondo”.” (sic!!!)

  22. Marco De Rossi

    Suggerimento per i nuovi capitoli, o per un terzo libro (presuntuoso eh?):

    “SPOSATEVI E SIATE SOTTOMESSI GLI UNI AGLI ALTRI”.

    http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/audiences/1982/documents/hf_jp-ii_aud_19820811_it.html

    GIOVANNI PAOLO II

    UDIENZA GENERALE

    Mercoledì, 11 agosto 1982

    … omissis …

    3. L’espressione che apre il nostro brano di Efesini 5, 21-33, al quale ci siamo avvicinati grazie all’analisi del contesto remoto e immediato, ha un’eloquenza tutta particolare. L’Autore parla della mutua sottomissione dei coniugi, marito e moglie, e in tal modo fa anche capire come bisogna intendere le parole che scriverà in seguito sulla sottomissione della moglie al marito. Infatti leggiamo: “Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore” (Ef 5, 22). Esprimendosi così, l’Autore non intende dire che il marito è “padrone” della moglie e che il patto inter-personale proprio del matrimonio è un patto di dominio del marito sulla moglie. Esprime, invece, un altro concetto: cioè che la moglie, nel suo rapporto con Cristo – il quale è per ambedue i coniugi unico Signore – può e deve trovare la motivazione di quel rapporto con il marito, che scaturisce dall’essenza stessa del matrimonio e della famiglia. Tale rapporto, tuttavia, non è sottomissione unilaterale. Il matrimonio, secondo la dottrina della lettera agli Efesini, esclude quella componente del patto che gravava e, a volte, non cessa di gravare su questa istituzione. Il marito e la moglie sono infatti “sottomessi gli uni agli altri”, sono vicendevolmente subordinati. La fonte di questa reciproca sottomissione sta nella “pietas” cristiana, e la sua espressione è l’amore.

    4. L’Autore della lettera sottolinea in modo particolare questo amore, rivolgendosi ai mariti. Scrive infatti: “E voi, mariti, amate le vostre mogli . . .”, e con questo modo di esprimersi toglie qualunque timore, che avrebbe potuto suscitare (data la sensibilità contemporanea) la frase precedente: “Le mogli siano sottomesse ai mariti”. L’amore esclude ogni genere di sottomissione, per cui la moglie diverrebbe serva o schiava del marito, oggetto di sottomissione unilaterale. L’amore fa sì che contemporaneamente anche il marito è sottomesso alla moglie, e sottomesso in questo al Signore stesso, così come la moglie al marito. La comunità o unità che essi debbono costituire a motivo del matrimonio, si realizza attraverso una reciproca donazione, che è anche una sottomissione vicendevole. Cristo è fonte ed insieme modello di quella sottomissione che, essendo reciproca “nel timore di Cristo”, conferisce all’unione coniugale un carattere profondo e maturo. Molteplici fattori di natura psicologica o di costume vengono, in questa fonte e dinanzi a questo modello, talmente trasformati da far emergere, direi, una nuova e preziosa “fusione” dei comportamenti e dei rapporti bilaterali.

    … omissis …

    1. Marco De Rossi

      Otttimo.
      Anche se c’e’ anche quest’ulteriore titolo capitolo (valido ovviamente per tutti e due: marito e moglie):

      “La moglie è vincolata per tutto il tempo in cui vive il marito; ma se il marito muore è libera di sposare chi vuole, purché ciò avvenga nel Signore. Ma se rimane così com’è, a mio parere è meglio; credo infatti di avere anch’io lo Spirito di Dio.”
      (1 Corinzi 7,39-40)

  23. Paolo

    Lascia fare, almeno Costanza se lo può permettere di andare in ferie a Parigi, oggi in italia questo sta diventando un privilegio!

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