Tutto è grazia

da L’Omo Salvatico

Hai mai gridato, inerme, dai pozzi cartesiani dove cade la vita? Hai mai ululato alle stelle lo strazio per un sorriso ormai spento? Hai mai imbarcato acqua e vacillato sotto gli schiaffi sordi delle onde? A me è capitato più e più volte. L’ultima ho deciso di capire, di afferrare qualcosa che mi impedisse, una volta per tutte, di tornare indietro come nelle partite di “Monopoli” … Mi sono avvitato per qualche ora intorno a ”21 grammi” di Alejandro Gonzalez Inarritu.

Un film già visto, rivisto per monitorare come un sismografo cosa succede quando la terra trema sotto i piedi … Dei destini che si intrecciano nella storia fino a schiantarsi come moscerini sui parabrezza delle auto, non me ne importa un fico secco! Tutto prevedibile, tutto scontato. Cristina si rifugia nella droga e Paul nell’ennesima pulsione erettiva … La mia attenzione è tutta per Jack, alias Benicio del Toro, un convertito evangelico che dice di aver cambiato la sua vita per Gesù, ma si capisce subito che è pronto a presentare il conto. Lo seguo passo, passo, con la lente di ingrandimento. Sembra un bravo cristiano, uno che benedice insieme alla famiglia il cibo sulla tavola, che conosce a menadito un numero infinito di versetti della Bibbia. Uno che porta un’enorme croce  tatuata sul braccio proprio come certi galeotti, la loro donna … Cristianesimo epidermico e sentimentale. Roba che rimane sulla superficie e non penetra nelle midolla. Quando arriva la tempesta, poi, si porta tutto via e allora si preparano i bazooka, pronti per essere puntati contro il cielo. Ma dietro le sbarre arriva la risposta: “Jack, Gesù non è venuto per liberarci dal dolore. E’ venuto per darci la forza di sopportarlo.” … Bisogna stare attenti a dire certe cose altrimenti si rischia che all’improvviso si svuotino le chiese. Eppure, certi preti non si tirano indietro. A chiare lettere dicono, con San Paolo, che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio. Tutto, capisci? Tutto! “Tutto è grazia” dice il curato di campagna  di Bernanos sul letto di morte … Tutto … è … grazia!

43 pensieri su “Tutto è grazia

  1. Perchè avete così tempestivamente corretto la magnifica immagine dei “pozzi CARTESIANI”, riportandola alla dizione esatta ma meno significativa? Era un’idea geniale e surrealista, forse un lapsus cosmico-storico, che con Cartesio fossimo caduti in pozzi profondissimi dai quali non siamo più riusciti a uscire, ma dal fondo dei quali continuiamo a gridare. Sarà che io sono filosofo, ma personalmente mi conserverò la mail con la prima versione del testo!

  2. dongiovanniferrara

    Grazie! Quando si testimonia la Verità, che e’ trasmessa dalla Chiesa, allora il cuore respira. Dire Cristo così com’è.

  3. Mario G.

    E’ proprio vero che tutto è grazia, anzi… Grazia!

    Già una mia amica psicologa dopo aver ascoltato il mio “lamento” per la fatica, preoccupazione (disperazione ?) per i miei figli adolescenti, mi ha detto con profondità e semplicità: “non esistono disgrazie, ma solo Grazie!”.

    E poi anch’io ho sperimentato come anche i nostri limiti, i nostri peccati siano fonte di Grazia, di invocazione di conversione e di salvezza che la distrazione non ci aiuta a domandare.

    Questa sera andrò a degli Esercizi Spirituali, non potrò quindi seguirvi, ma pregherò per ognuno di voi e per la capobanda, senza la quale non vi avrei conosciuto…

    A presto!

    Mario G.

    P.S.: Un fraterno richiamo a Costanza, che ha “schivato” o dimenticato di commentare (o dare semplicemente il suo “I like”) al post di don Fabio sull’amicizia. Eppure anche nel tuo libro hai parlato dell’amicizia ed in particolare di quella tra uomo e donna. Ricordi? Perché non tornarci su magari con un post tutto tuo e scritto alla tua (piacevolissima) maniera?

  4. Stella Polare

    Buongiorno a tutti! Condivido con voi una semplicissima frase che mi accompagna da molti anni: “La Vita ha sempre più fantasia di noi”.
    Il Signore sa, vede, dirige – se glielo lasciamo fare -, in modi e verso lidi che non immagineremmo mai, per strade che non immagineremmo mai, ma dobbiamo aver fiducia che tutte le stazioni intermedie per le quali sostiamo abbiano un senso profondo nel disegno complessivo che ci sfugge, o possano trovarlo in ogni caso, grazie alla Sua immensa e fenomenale Fantasia! 🙂 Anche se a volte lì per lì ci pare doloroso. Ah, beninteso, non è che io ci riesca, solo me lo ripeto spesso 😉

  5. “Ora, il bene perfetto, il «Sommo Bene», è Dio, dal momento che, secondo Boezio, sviluppando una concezione neoplatonica (III, X, 8) «la ragione dimostra che Dio è buono in modo da poterci convincere che in lui vi è anche il bene perfetto. Se infatti non fosse tale, non potrebbe essere l’origine di ogni cosa; vi sarebbe altro, migliore di lui, in possesso del bene perfetto, a lui precedente e più prezioso; è chiaro che le cose perfette precedono quelle imperfette. Pertanto, per non procedere all’infinito col ragionamento, dobbiamo ammettere che il sommo Dio sia del tutto pieno del bene sommo e perfetto; ma s’era stabilito che il bene perfetto sia la vera felicità: dunque la vera felicità è posta nel sommo Dio».
    …sperando che vada bene anche per donna emidiana!!!

  6. “Boezio, simbolo di un numero immenso di detenuti ingiustamente di tutti i tempi e di tutte le latitudini, è di fatto oggettiva porta di ingresso alla contemplazione del misterioso Crocifisso del Golgota.”(sic!)

  7. Alessandro

    “Dal momento che il Signore Gesù ha accettato, morendo sulla croce, questo straordinario progetto [del Padre], e, accettando, “ha imparato che cosa fosse l’obbedienza”, dolore e morte hanno acquisito un’altra valenza per tutto il genere umano.
    Non hanno più soltanto ragione di punizione della colpevolezza e neppure di pura espiazione del proprio peccato, ma diventano anche in noi redentivi per tutti, se li accogliamo e li comprendiamo come Cristo li ha accolti e capiti; diventano la forma più alta di assimilarci al nostro Salvatore e di inserirci in lui”

    (G. Biffi, “La Bella, la Bestia e il Cavaliere”, Jaca Book, 1984

        1. Alessandro

          “Se il primo grande capitolo del Vangelo della sofferenza viene scritto, lungo le generazioni, da coloro che soffrono persecuzioni per Cristo, di pari passo si svolge lungo la storia un altro grande capitolo di questo Vangelo. Lo scrivono tutti coloro che soffrono insieme con Cristo, unendo le proprie sofferenze umane alla sua sofferenza salvifica. In essi si compie ciò che i primi testimoni della passione e della risurrezione hanno detto ed hanno scritto circa la partecipazione alle sofferenze di Cristo. In essi quindi si compie il Vangelo della sofferenza e, al tempo stesso, ognuno di essi continua in un certo modo a scriverlo: lo scrive e lo proclama al mondo, lo annuncia al proprio ambiente ed agli uomini contemporanei…

          La scoperta del senso salvifico della sofferenza in unione con Cristo trasforma questa sensazione deprimente. La fede nella partecipazione alle sofferenze di Cristo porta in sé la certezza interiore che l’uomo sofferente « completa quello che manca ai patimenti di Cristo »; che nella dimensione spirituale dell’opera della redenzione serve, come Cristo, alla salvezza dei suoi fratelli e sorelle. Non solo quindi è utile agli altri, ma per di più adempie un servizio insostituibile. Nel corpo di Cristo, che incessantemente cresce dalla Croce del Redentore, proprio la sofferenza, permeata dallo spirito del sacrificio di Cristo, è l’insostituibile mediatrice ed autrice dei beni, indispensabili per la salvezza del mondo. E’ essa, più di ogni altra cosa, a fare strada alla Grazia che trasforma le anime umane. Essa, più di ogni altra cosa, rende presenti nella storia dell’umanità le forze della redenzione. In quella lotta « cosmica » tra le forze spirituali del bene e del male, della quale parla la Lettera agli Efesini, le sofferenze umane, unite con la sofferenza redentrice di Cristo, costituiscono un particolare sostegno per le forze del bene, aprendo la strada alla vittoria di queste forze salvifiche.

          E perciò la Chiesa vede in tutti i fratelli e sorelle di Cristo sofferenti quasi un soggetto molteplice della sua forza soprannaturale.”

          (Giovanni Paolo II, Lettera apostolica Salvifici doloris, nn. 26-27)

  8. Cito a memoria da Oci Ciornie, di Nikita Mikhalkov (purtroppo questo frammento non si trova in italiano su youtube).
    “Tutto conta… tutto resta. Tutto il bene che abbiamo fatto, tutto il male: rimarranno per sempre”.

  9. Stella Polare

    quindi concludendo, per purissimo, sanissimo spirito di egoismo, vediamo di mettere in circolo roba bella, va là, che poi rientra con gli interessi!

    1. Giuliana, l’articolo che hai postato mi ha ricordato un bellissimo romanzo di Chaim Potok, Il mio nome è Asher Lev. Racconta la storia di un pittore ebreo di famiglia ultra-ortodossa, il quale non può evitare di rappresentare il dolore del mondo attraverso una crocifissione.

      1. sì, Daniela! ogni opera d’arte che abbia un respiro autenticamente umano non può non avere un legame con la storia della salvezza, con l’implicazione storica dell’avvenimento cristiano!

    1. La differenza, osservate, tra concezione dell’universo e di Dio dell’antichità classica, Paltone, Aristotele, Epicurei, Stoici,Neoplatinici, Seneca, Epitteto, Marco Aurelio fino anche a Boezio, il pietismo di Papa Ratzinger. Con Ratzinger, ma anche prima, si prendono in groppa secoli di necessità di espiazione di pene in Cristo, già è comparso sulla scena il peccato il cilicio e l’autoflagello peccatorum,
      La parola d’ordine è diventata “patire semper sicut Christus cum Christo et in Christo”, ovviamente con gioia.
      Che se non si avesse a patire o restasse qualche spazio comunque voto, non lo fosse riempito da satanozzo!!!

        1. Alessandro

          Non si rincorre il patire. Ma se il patire accade, va congiunto con il patire di Cristo. Il patire di Cristo libera gli uomini dal male, il patire associato a quello di Cristo coopera, mediante Cristo, alla liberazione degli uomini dal male: alla liberazione dal male sia del sofferente stesso, sia degli altri uomini, viatori o purganti (in virtù di quella unificazione – operata da Cristo – degli uomini viventi e defunti nella compagine consorte della comunione dei santi).
          Al di fuori di una prospettiva trascendente, il dolore è qualcosa di insensato. Al massimo, può essere considerato una espiazione per la propria colpa (ammattendo che abbia senso parlare di colpa in un universo che non sia ideato, creato e governato da Dio). Ma, quand’anche patendo si approdasse a espiare la propria colpa, presto o tardi si abbatterebbe inesorabilmente la morte, ad annichilire ogni esistenza. Se invece c’è una vita eterna di beatitudine, il dolore terreno non ha l’ultima parola, e può essere attraversato e trasfigurato per meritarsi la beatitudine, la felicità senza tramonto, immune alla morte.

            1. Non era una frecciatina, ma di più, volevo fare un paragone tra la filosofia (per es. di Cicerone) e quella del Papa,
              che ci ritorni andesse lui a Altotting, dalla Madonna Nera, a fare una bella merenda!!!
              Fino a che si fa per ragionare si ragiona, ma come si fa a dire che il cristianesimo permeava già di sé il pensiero
              classico? Stiamo ripiombando nel buio pignucoloso dei quadri del ‘600.

              1. Alessandro

                “ma come si fa a dire che il cristianesimo permeava già di sé il pensiero classico?”
                Dov’è che Ratzinger sosterrebbe questo?

                1. Siete voi che lo sostenete, e voi siete seguaci di Ratzinger, Ratzingere è un seguace di Cristo che permea di sé tutta la storia, come dice anche Ratzinger….

                  1. Alessandro

                    “Siete voi che lo sostenete”.
                    Manco per idea. Al massimo un cristiano esprime una convinzione che è manifestamente coerente con la propria professione di fede: ogni elemento di verità attinto dai pensatori venuti prima dell’incarnazione non può che raccordarsi armoniosamente con la Verità tutta intera, poiché la verità non può essere in sé stessa contraddittoria.
                    Lo Spirito di verità è uno, e ovunque e da parte di chiunque si colga e si proclami un lembo di verità è all’opera lo Spirito: «omne verum, a quocumque dicatur, est a Spiritu Sancto» (Tommaso, Summa Theologica, Iª-IIae q. 109 a. 1 ad 1)

                  2. 61Angeloextralarge

                    Alvise Maria: “voi” chi? Ci risiamo? Personalmente amo tantissimo Benedetto XVI, cioé il Papa. Amavo anche il Card. Ratzinger… Battutacce a parte: mi piace chiamarlo Benedetto XVI perché è il suon “nome nuovo”. Lo sai il significato cristiano del “nome nuovo”? E’ una cosa molto profonda e nasce da un “sì” a Dio, come quello delle suore, dei monaci che cambiano nome quando si donano completamente al Signore. Leggi…studia… leggi… studia! 😉

  10. JoeTurner

    magari era il contrario: il pensiero classico che già tendeva al soprannaturale e quindi a Cristo-Dio

        1. lo so, non posso scappare, sono stato condannato prima a vivere, poi a morire e poi le fiamme eterne, anche, se non bastasse!!!
          E questo voi lo chiamate AMORE?

          1. Roberto

            Con una mano subito ti toglie quel che ti porge con l’altra e pretende pure di essere chiamato Amore!

            E’ questo il punto, sì?

  11. 61Angeloextralarge

    Tutto concorre al bene per coloro che amano Dio: ninete è più vero! L’ho sperimentato e lo sperimento quotidianmente. 😀

    1. Lo sperimenti su te o sugli altri che amano Dio? E in che modo per loro tutto concorre la bene? Perché comunque poi ci sarà il Paradiso o qualche bel patimento supplementare (oltre ai soliti) per meritarselo ancora di più? E quegli altri che non credono te sperimenti tutti i giorni che non concorrono a nulla?

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