Retablo – Tavola seconda: Il bello

di Daniela Bovolenta     Perfectio Conversationis

Ho pensato a lungo alle critiche di alcuni utenti di questo blog, persone che stimo e che han detto più volte che c’è troppo pessimismo, troppo attacco al mondo, troppo cattolicesimo barricadiero in alcuni post. È vero. Io stessa ho questa tendenza e la prima parte del mio Retablo sembra la descrizione di un incubo alla Orwell, senza speranza né gioia.

Forse c’entra anche l’indole personale, oppure la storia di ciascuno di noi: io sono stata segnata da tante cose, tra cui la meditazione sui due stendardi, che si fa durante gli Esercizi spirituali di sant’Ignazio di Loyola,: “Il primo preludio è la storia. Sarà qui come Cristo chiama e vuole tutti sotto la sua bandiera e Lucifero al contrario sotto la sua”. Durante gli Esercizi siamo chiamati a scegliere sotto quale bandiera, in quale esercito militare: che ci sia una guerra, è dato per scontato. Ma di questa guerra la storia è già scritta. Un esercito ha già vinto, per sempre, il suo antagonista. Non è così difficile la scelta.

È difficile amare i nostri nemici. Guadagnarli al nostro esercito, per quanto possiamo. Ecco, in questa lotta, non dobbiamo dimenticare le regole della cavalleria: scontro leale, un braccio teso al nemico disarcionato. Soprattutto, vero amore per le anime, che si può sposare soltanto con un sincero amore per la verità e dunque orrore per il peccato.

Il punto è che gli uomini, per loro natura, non sono portati a ragionare correttamente mentre li minacciamo con un grosso bastone. Né, curiosamente, diventano più aperti alla Grazia mentre organizziamo contro di loro un attacco frontale. Tali attacchi andrebbero riservati all’errore, non all’errante. L’errante si conquista al vero – che è preludio al Vero – con sguardo limpido, genuino interesse, vero amore, non di quella melassa che riempie schermi e canzonette, l’amore di cui si dice “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15,13). Ecco, questo amore all’interno di una battaglia, c’è chi sa esprimerlo meglio di altri. C’è chi sa dare dei segni. Dal canto mio, so di non essere stata convertita da un esercito –per quanto vittorioso – ma da un’immagine del Paradiso. E più specificamente, dalla Bellezza di tale immagine. Nulla mi è sembrato più vero, in vita mia, di tale bellezza.

“A Dio si arriva attraverso il vero, il buono e il bello. La Rivoluzione – intesa dalla scuola contro-rivoluzionaria come processo di attacco al cristianesimo che percorre tutta la storia dell’Occidente moderno – ha reso particolarmente difficile, tanto più per i laici immersi nel mondo, cogliere il vero e il buono. Rimane il bello, ed è significativo come la scuola contro-rivoluzionaria del XX secolo abbia insistito sulla via pulchritudinis, la via del bello, non certamente come l’unica via spirituale del nostro tempo ma come una via specialmente adeguata ai laici nell’epoca della Rivoluzione” (Massimo Introvigne, vedi qui). La bellezza, è il segno che resta di due millenni di civiltà cristiana: continua ad attrarre e volgere le anime verso il mondo spirituale che l’ha prodotta.

Chiese romaniche, musica barocca, arte gotica, mosaici bizantini, canto gregoriano, vetrate cattedrale, la “bellezza” del pensiero di sant’Agostino e san Tommaso, monasteri sparsi per l’Europa, chiostri cistercensi, Dante e Manzoni, possono essere non solo morti resti del passato, ma ciò che alla fine conta, ciò che abbiamo da passare al futuro, ciò che ci caratterizza. Ecco, la via della bellezza è la via che porta a Dio guardando un paesaggio in montagna o una tempesta sul mare, ma anche le opere degli uomini innalzano l’anima, se vengono da un’autentica ricerca di Dio. Possiamo chiederci se nell’epoca presente siamo ancora capaci di produrre gli stessi capolavori di arte e bellezza del passato, ma non credo che si possano rincorrere le forme, bisogna risalire alla sorgente, che è la ricerca di Dio.

Il massimo della bellezza, in vita mia, l’ho visto in monastero, durante l’ufficio liturgico dei monaci in canto gregoriano e ancor più durante la Messa conventuale, autentico anticipo di Paradiso in terra.

E qui, circolarmente, ricomincia la riflessione sul vero.

La prima parte QUI

129 pensieri su “Retablo – Tavola seconda: Il bello

  1. Pingback: Retablo – Tavola prima: Il vero | Sposati e sii sottomessa

  2. Ho un ricordo vivissimo della mia esperienza di conversione, ricordo dove, come e quando avvenne, ma soprattutto ricordo COSA mi fece convertire: il sentirmi enormemente amato da Qualcuno che vuole il mio bene più di quanto lo voglia io. Non furono tanti ragionamenti, discussioni o studi che mi colpirono, ma semplicemente le testimonianze di persone che avevano incontrato Gesù nella loro vita e che erano felici. E lo fecero incontrare pure a me. E ancora oggi, se sono cristiano lo sono non tanto perché lo ritengo “giusto” (anche per quello, ci mancherebbe…) ma prima di tutto perché per me è BELLO esserlo, è GIOIOSO esserlo, dà senso e pienezza alla mia vita. E questo bello è scaturito da un fatto, da un incontro avvenuto con una persona che è Gesù Cristo. Nel mio piccolo, sento di poter confermare colui che diceva che sarà la bellezza a salvare il mondo, mi sembra di averlo sperimentato.

  3. nonpuoiessereserio

    Continuo con una nota di pessimismo Daniela, perché a me ci vogliono più di ventiquattr’ore per girare la medaglia. Vedere gente e ragazzi passare indifferenti con gli auricolari davanti a capolavori artistici come possono essere certe chiese antiche dove i portali piuttosto che le guglie o i rosoni urlano la magnificenza dell’attrazione dell’uomo per l’Assoluto è davvero deprimente. Genitori che tengono per mano i bimbi senza alzare lo sguardo; non so cosa passerà per la mente di questi piccoli. Che penseranno? Siamo circondati dal bello e non lo apprezziamo o almeno non abbastanza. Per non parlare delle Chiese buoniste che si costruiscono oggi. Manca a mio avviso la tensione, il senso del mistero, la grandiosità.

  4. Roberto

    A me piace molto il tuo stile, Daniela, ma mi sa che questo sarà visto dai più come un’aggravante 😉
    Allora lascerò rispondere al posto mio il Cardinal Biffi, da “La Bella, la Bestia e il Cavaliere. Saggio di teologia inattuale.” Tale lettura fu il mio primo vero antidoto al Cardinal Martini 🙂 e al suo esasperato biblismo storico-critico. Dopo averlo letto provai il vertiginoso sollievo di non sentirmi del tutto un alieno e di scoprire che questa Fede che mi si schiudeva davanti non era proprio come mi si voleva a tutti i costi far credere, che la sensazione che “ci fosse qualcosa che non quadrava” era una giusta intuizione… [mi scuso per la lunghezza della citazione ma credo che meriti]
    Cit Cardinal Biffi:

    “Capitolo Primo
    LA BESTIA
    Epicèdio sui figli di Adamo.

    “Vidi salire dal mare una bestia” (Ap 13,1)

    L’ottimismo è di rigore.

    Una delle mode culturali più curiose invalse nella cristianità in questi decenni interdice a chi si accinge a stilare un documento o proporre una riflessione sulla odierna condizione umana e sui tempi presenti di iniziare dai rilievi “negativi”: è d’obbligo partire da una rassegna dei dati improntata a un robusto ottimismo; bisogna sempre collocare in capo a tutto un esame della realtà che non tralasci di mettere in giusta luce i valori, la sostanziale santità, la “positività prevalente”.
    Qualche volta mi sorprendo a immaginare, per mio personale divertimento, come sarebbe stata la lettera ai Romani se, invece che da quell’uomo difficile e sdegnoso che era l’apostolo Paolo, fosse stata stesa da qualche commissione ecclesiale o da qualche gruppo di lavoro dei nostri giorni.
    L’epistola avrebbe cominciato a notare nel primo capitolo col dovuto risalto tutte le ricchezze spirituali e culturali espresse dal mondo pagano: le altezze sublimi raggiunte dalla filosofia greca; la sete del trascendente e il naturale senso religioso rivelati dalla molteplicità dei culti mediterranei; gli esempi di onestà morale, di correttezza civica, di abnegazione disinteressata, offerte dalle vicende edificanti della storia romana che una volta si insegnavano al ginnasio. Senza dubbio se la litanìa immisericorde dei vizi e delle aberrazioni mondane contenuta nell’attuale pagina ispirata, fosse suggerita oggi come contributo al testo da qualche incauto collaboratore, susciterebbe una concorde indignazione. E in realtà il giudizio di Paolo suona alle nostre orecchie insopportabilmente sgradevole: per lui gli uomini senza Cristo sono “colmi di ogni sorta di ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia; diffamatori, maldicenti, nemici di Dio, oltraggiosi, superbi, fanfaroni, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia” (Rm 1,29-31).
    Messi in bella evidenza i pregi del paganesimo, la nuova lettera ai Romani passerebbe poi a esaltare le prerogative dell’ebraismo e la funzione già incoattivamente salvifica della Legge mosaica, della circoncisione, delle prescrizioni rituali.
    Infine, arrivata al capitolo quinto, chiarirebbe che l’opera di Adamo non è stata poi così nefasta come una volta si diceva, dal momento che la creazione resta in se stessa buona; anzi in quanto è uscita dalle mani di Dio non può non essere già santa e sacra, senza che siano necessarie altre sopravvenienti consacrazioni.
    Certo, a questo punto il discorso su Gesù Cristo, la sua redenzione, il suo intervento indispensabile per il riscatto dell’umanità dall’ingiustizia, dal peccato, dalla morte, dalla catastrofe, diventerebbe meno incisivo e convincente di quanto non sia nella prosa scabra e drammatica di Paolo; ma non si può avere tutto.
    Non è che i ragionamenti qui giocosamente ipotizzati siano del tutto erronei in se stessi. Al contrario, contengono molta verità e vanno doverosamente compiuti, ma non come primo approccio alla realtà delle cose. Da essi non si può partire; ad essi si può solo approdare al termine di un lungo pellegrinaggio ideale: soltanto dopo che la visione della spaventosa miseria dell’uomo ci avrà aperto la mente e il cuore a desiderare e a capire la sospirata salvezza di Cristo, ci sarà consentito di apprezzare tutto quanto di bello, di giusto, di vero, riluce già nella notte del mondo, come riverbero del Redentore, che è la verità, la giustizia, la bellezza rese persona e divenute percepibili in un volto d’uomo.
    Ogni autore cristiano ha sempre avviato il suo canto da un’ode tragica sull’umano destino per arrivare all’inno di vittoria e di gratitudine al Figlio di Dio crocifisso e risorto, unica nostra speranza, che solo ci ha ottenuto la salvezza.
    L’uomo, che voglia celebrare veramente la propria grandezza, non può che principiare da un “epicèdio”, cioè da una lamentazione sullo stato di morte che enigmaticamente dall’inizio ha colpito l’universo e lo serra ancora in una morsa ineludibile.
    Il fondamento dell’ottimismo cristiano non può essere la volontà di tener chiusi gli occhi. Bisogna per prima cosa guardare in faccia alla “Bestia” e renderci conto di quanto siano aguzzi i suoi denti e terrificanti i suoi artigli, se si vuole onorare e amare il “Cavaliere”, e si desidera capire davvero quale dono sia la nostra liberazione e la felicità che ci è stata assegnata in sorte.

    1. lidiafederica

      come detto per Alvise…l’arte di trarre da qualsiasi affermazione le stesse conclusioni 🙂
      Il cardinal Biffi ha ragione, ma lui si pone in un’ottica specificatamente legata alla deriva di certi ambienti ecclesiali, che, invero, hanno ridotto l’ottimismo a un vago buonismo, e la giusta ammirazione e comprensione per ciò che non è cristiano a un’accettazione incondizionata.
      Sicuramente il diavolo gongola di tutto ciò.
      Ciò detto, è doveroso ricordare, con le parole di un grande santo, che “il mondo è, fondamentalmente, buono perché creato da Dio”. Noi uomini lo roviamo, sì, ma anche no. Ciò che Giovanni Paolo II diceva della ‘scintilla divina’ che c’è in ogni religione, in ogni via verso Dio, e implicitamente nella ricerca del bello, del vero e del buono che c’è in tanti pagani è profondamente vero.
      Io credo che dobbiamo sempre più imparare che Cristo è stato profondamente umano, prima che divino, per lui, prima che per ogni altro, valgono le parole ‘e nulla di umano considero a me estraneo’. In questa prospettiva la bellezza del cristianesimo è che, ben prima di essere ‘cultura’, è incontro. è Cristo che incontra me, che incontra l’artista “pagano”, la prostituta tailandese (povera ragazza..), persino che incontra Woody Allen. Chiaro, l’incontro per essere tale deve portare a un cambiamento, a una conversione, a uno ‘shock’: senza Cristo, si vive peggio che con lui.
      In questo senso, il rendersi conto delle difficoltà, delle brutture del mondo, è necessario: come il figliol prodigo, che torna dal Padre non per motivi religiosi, ma, semplicemente, per fame. Questo processo di rifiuto del male va di pari passo, però, con il rendersi conto della grandezza dell’opera divina, che si manifesta nel bello in ogni cultura.
      La bestia va vista e va riconosciuta, certamente, ma attenzione a non gettare via, assieme alla bestia, anche le opere di Dio che essa ha cercato di traviare.
      Purtroppo è il cammino del figlio maggiore. mentre il piccolo pensa al Padre, ha in mente solo il Padre, il grande ha in mente solo il fratello: lui ha fatto, lui ha detto, lui ha sperperato, io invece mi sono ammazzato di lavoro…Il piccolo si ricorda dell’abbondanza della casa del Padre; il grande vede solo ciò che il fratello ha fatto male, e la fatica quotidiana in un mondo che, evidentemente, non lo soddisfa maei.
      Io auguro a me e a tutti di saper riconoscere il brutto del mondo per tornare al Padre e di saper riconoscere il bello che il Padre ci dà, in ogni sua forma.

      1. Roberto

        Veramente, il ragionamento del cardinal Biffi, all’interno del saggio che ho citato in particolare, andava a sviluppare una critica circostanziale a un certo postconciliarismo.
        Questa frase, permettimi, non t’è uscita tanto bella, di certo per la fretta 🙂
        “Io credo che dobbiamo sempre più imparare che Cristo è stato profondamente umano, prima che divino”
        Intanto, non ‘è stato’, ma è. In secondo luogo, sempre lasciando rispondere il cardinal Biffi al mio posto:

        La realtà umana concreta di Gesù di Nazaret né può esistere né – a rigore e in quanto natura che desume concretamente la sua esigenza di perfezione dall’essere natura umana del Verbo – può essere pensata, se non all’interno di tale unità.
        […]
        Non è necessario abbracciare la sentenza teologica che sia la stessa essenza del Logos ad atturare la natura umana di Cristo, per riconoscere che una natura umana di Cristo non c’è e non c’è mai stata, se non entro il mistero dell’unione ipostatica. Anzi, propriamente parlando neppure può esserci, se la si considera nella concretezza della sua inedita e non riproducibile perfezione: l’uomo Gesù di Nazaret possiede la totalità dei valori previsti in questo disegno di Dio solo in quanto è il Verbo incarnato. La sua natura umana, anche considerata in se stessa, è dunque quello che è in forza della sua ineffabile e trascendente personalizzazione.

        Inoltre, se è certo che la natura umana di Cristo è la verità, la bellezza, la bontà e la giustizia, è pur sempre natura creata, perciò Cristo non può proprio essere “umano prima che divino”.

        Per quanto concerne il mondo, per ora mi limiterò a divertirmi con alcune citazioni sparse 😀

        “Il mondo non può odiare voi, ma odia me, perché di lui io attesto che le sue opere sono cattive.”
        “Voi piangerete e vi rattristerete, ma il mondo si rallegrerà.”
        “Abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!”
        “Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto.”
        “Non amate né il mondo, né le cose del mondo! Se uno ama il mondo, l’amore del Padre non è in lui.”

        E si potrebbe andare avanti per parecchio, e ciò solo per dire che a mio parere il discorso è troppo complesso per poterlo risolvere a colpi di citazioni. Ciò detto, poiché noi siamo creature che apprendono attraverso un progressivo ragionare e conoscere (a differenza delle intelligenze angeliche) è bene capire quale debba essere il punto di partenza di tale conoscere – e il punto di partenza è appunto “l’epicèdio sui figli di Adamo”. Le scintille di vero delle altre religioni sono riflessi della Verità presente nella Chiesa Cattolica, perciò noi possiamo apprezzare tali scintille in quanto segno di un autentico desiderio di Dio – che proprio solo e in quanto desiderio autentico deve trasformarsi in una ricerca sincera, che se è tale deve approdare nel riconoscere che il Cristo di Dio è l’unica salvezza dell’uomo e che la Chiesa Cattolica è la Sua Sposa.

        Poiché nelle altre religioni noi possiamo apprezzare proprio e soltanto l’anelito verso il Vero che esse esprimono, e nella misura in cui lo esprimono, dobbiamo anche riconoscere che l’essere umano di oggi sta ormai creando un mondo in cui vuol porre se stesso al posto di Dio; è pronto a creare un mondo senza Dio. Perciò l’uomo d’oggi, o meglio il potere che governa il mondo d’oggi, è proteso a soffocare e sfuggire con ogni mezzo a qualsiasi scintilla di verità. Lo fa con ogni mezzo a disposizione (Daniela ne ha elencati alcuni) e così facendo corre verso il disastro.
        Intuendo nonostante tutto la peculiarità della Chiesa Cattolica, è pronto ad apprezzare qualsiasi “cultura religiosa” alternativa, nel tentativo abusivo di mettere la Fede Cattolica sullo stesso piano delle altre. Il che non è ammissibile. Purtroppo sono in troppi all’interno della Chiesa, pronti a scendere a compromessi con questa pretesa del mondo, pur di guadagnarsi qualche gratificante pacca sulle spalle.

        Anche il fatto che la grandezza dell’opera divina si manifesti nel bello di ogni cultura, messa così è una frase che mi suscita qualche perplessità… a costo di ripetermi, direi piuttosto che il bello che ogni cultura produce (se è autentica bellezza) è un tentativo, sempre parziale e incompleto, delll’uomo di protendersi verso Dio; in quanto tale va riconosciuto, ma poi subito è bene ricordare qual è l’unica Via che Dio ha aperto all’uomo per la sua salvezza.

        1. perchè ogni volta che ti leggo, Roberto, mi rimane la sensazione di una persona che non ama la vita e l’uomo? Parlo di sensazioni, quindi non so spiegartelo nè dimostrartelo
          Dici cose corrette, almeno per me ineccepibili, correggi le imprecisioni che altri, presi dall’entusiasmo e dalla fretta, si lasciano scappare (stavolta Lidia, altre volte l’hai fatto con me), parli sempre di pericoli, di rischi, racconti la fede in negativo.
          Eppure Dio non nega l’umanità, ma la redime. Dio non chiude le strade che portano l’uomo a Lui ma le apre. Gesù per me è prima di tutto uomo, non perchè sia prima Uomo e poi Dio (e credo che neppure Lidia intendesse questo) ma perchè per farsi conoscere da me, per relazionarsi con me (e con te, e con l’umanità tutta) si è fatto uomo. E quindi io conosco prima il Dio uomo e poi la sua divinità.
          Boh, io se dovessi convertirmi leggendo te penso che lo farei pure ma non ne sarei un granchè felice. E non perchè racconti una fede senza sconti. La fede di cui parli tu è la stessa che conosco io. Ma sento la mancanza di cuore nelle cose che scrivi e, davvero, non capisco perchè.

          1. l’unica via… l’unica via è Cristo. E Cristo si è fatto uomo per salvarci. Poteva scegliere infiniti altri modi, ma se ha scelto di farsi uomo forse voleva che riconoscessimo la sua divinità conoscendo la pienezza della sua umanità.
            Ma forse dico solo sciocchezze.

        2. lidiafederica

          Sì, certo, Cristo “è” ed è Dio. Ma noi tendiamo a dimenticare – perciò dobbiamo ricordarcene PRIMA noi, perché tendiamo a dimenticarlo – che è profondamente uomo (non sto a tediare con le varie eresie che dicevano che la natura umana del Logos non fosse vera, totale e reale), proprio perché “è” l’Uomo, colui che redime tutte le attività umane.

  5. Erika

    Bellissima riflessione, Daniela.
    Io sono un’archeologa, lavoro per un ente che gestisce musei, mostre, scavi archeologici. Ho sempre pensato che fosse un grande privilegio, il mio. Sono a contatto quotidianamente con opere meravigliose, che per di più hanno resistito per secoli e secoli, e parlano di eternità.

    Quando mi stupisco della violenza e della volgarità che purtroppo dilagano, penso a quante persone passano le loro giornate chiusi negli orrendi prefabbricati dei centri commerciali, tra luci al neon e cacofonia ininterrotta, e mi spiego molte cose.

  6. “La Rivoluzione – intesa dalla scuola contro-rivoluzionaria come processo di attacco al cristianesimo che percorre tutta la storia dell’Occidente moderno”
    Ma che potrebbe anche essere intesa (se vogliamo servirci della mastodontica generalizzazione introvignana) come “processo di attacco” contro l’assolutismo. Relativismo contro assolutismo?

  7. Leggo sui giornali di chilometriche code a Londra per vedere le opere di Leonardo da Vinci nelle quali la gente
    non va certo a vedere la manifestazione del divino ma il genio della pittura.
    O non va bene nemmeno questo?

    1. figuriamoci se non va bene, Alvise… solo che rischiano di perdersi il meglio, se vanno a vedere “il genio della pittura” predisponendo un argine che contenga lo stupore “entro i limiti della sola ragione”. Ma questi limiti, poi, quali sono? Stupirsi di esistere non basta, già di per sé, a volare verso il cielo?

      1. Perchè non mandate dei volontari cattolici all’ingresso delle mostre d’arte a ammonire:
        1) che si tratta di arte e non di una sfilata di Armani
        2)che non predispongano nessun argine etc.
        Nemmeno una mostra di pittura uno si può andare a vedre in pace perché.
        1) o è un ignorante
        2)o/e anche un burino
        3)o/e predispone argini
        Mi scuso per gli “o/e” ma anche io vivo nel mondo dei luoghi comuni.

        1. «Ideo in parabolis loquor eis, quia videntes non vident et audientes non audiunt neque intellegunt;
          et adimpletur eis prophetia Isaiae dicens:
          “Auditu audietis et non intellegetis
          et videntes videbitis et non videbitis.
          Incrassatum est enim cor populi huius,
          et auribus graviter audierunt
          et oculos suos clauserunt,
          ne quando oculis videant
          et auribus audiant
          et corde intellegant et convertantur,
          et sanem eos”.
          Vestri autem beati oculi, quia vident, et aures vestrae, quia audiunt.»

    1. 61Angeloextralarge

      Anche io vorrei info sull’immagine di questo post: se non sbaglio quella dietro il leone è la croce del Krizevac? Se sì, è un fotomontaggio? Grazzzzie!

    2. admin

      l’illustrazione del post è una foto che ho fatto io a Tucson in Arizona fuori la missione di san Xavier
      (nessun fotomontaggio)

  8. Alessandro

    “Ma ci sono espressioni artistiche che sono vere strade verso Dio, la Bellezza suprema, anzi sono un aiuto a crescere nel rapporto con Lui, nella preghiera. Si tratta delle opere che nascono dalla fede e che esprimono la fede.

    Un esempio lo possiamo avere quando visitiamo una cattedrale gotica: siamo rapiti dalle linee verticali che si stagliano verso il cielo ed attirano in alto il nostro sguardo e il nostro spirito, mentre, in pari tempo, ci sentiamo piccoli, eppure desiderosi di pienezza… O quando entriamo in una chiesa romanica: siamo invitati in modo spontaneo al raccoglimento e alla preghiera. Percepiamo che in questi splendidi edifici è come racchiusa la fede di generazioni.

    Oppure, quando ascoltiamo un brano di musica sacra che fa vibrare le corde del nostro cuore, il nostro animo viene come dilatato ed è aiutato a rivolgersi a Dio. Mi torna in mente un concerto di musiche di Johann Sebastian Bach, a Monaco di Baviera, diretto da Leonard Bernstein. Al termine dell’ultimo brano, una delle Cantate, sentii, non per ragionamento, ma nel profondo del cuore, che ciò che avevo ascoltato mi aveva trasmesso verità, verità del sommo compositore, e mi spingeva a ringraziare Dio. Accanto a me c’era il vescovo luterano di Monaco e spontaneamente gli dissi: “Sentendo questo si capisce: è vero; è vera la fede così forte, e la bellezza che esprime irresistibilmente la presenza della verità di Dio.

    Ma quante volte quadri o affreschi, frutto della fede dell’artista, nelle loro forme, nei loro colori, nella loro luce, ci spingono a rivolgere il pensiero a Dio e fanno crescere in noi il desiderio di attingere alla sorgente di ogni bellezza. Rimane profondamente vero quanto ha scritto un grande artista, Marc Chagall, che i pittori per secoli hanno intinto il loro pennello in quell’alfabeto colorato che è la Bibbia. Quante volte allora le espressioni artistiche possono essere occasioni per ricordarci di Dio, per aiutare la nostra preghiera o anche la conversione del cuore! Paul Claudel, famoso poeta, drammaturgo e diplomatico francese, nella Basilica di Notre Dame a Parigi, nel 1886, proprio ascoltando il canto del Magnificat durante la Messa di Natale, avvertì la presenza di Dio. Non era entrato in chiesa per motivi di fede, era entrato proprio per cercare argomenti contro i cristiani, e invece la grazia di Dio operò nel suo cuore.”

    (Benedetto XVI, Udienza generale, 31 agosto 2011)

  9. nonpuoiessereserio

    Alvise, gli italiani caciarosi si fermano davanti alla Gioconda solo perché il quadro è famoso. Se l’avessi fatto tu non lo comprerebbero nemmeno per 10 euro preferendogli il poster di Lady Gaga.
    Qualcuno l’altro giorno ha pubblicato su facebook la vicenda di quel violinista famosissimo che dopo aver riempito le sale dei teatri ha riproposto il concerto in metro fingendosi un artista di strada e nessuno lo ha defecato (Costy, cagato è meglio però).

      1. nonpuoiessereserio

        Non lo so se l’arte sia per pochi eletti che comunque non coinciderebbero con gli acculturati ma con chi sa stupirsi o chi ne apprezza in qualche modo l’ispirazione artistica oppure la tecnica.

        La religione è l’estremo dialogo tra l’uomo e Dio. L’arte è un soliloquio. Franz Werfel

    1. admin

      Si tratta di Joshua Bell, uno dei maggiori violinisti del mondo. In metropolitana di Washington ha suonato con il suo strumento, uno Stradivari del 1713 che vale quasi 4 milioni di dollari (In 45 minuti raccoglie 32 dollari in elemosine).Pochi giorni dopo, Bell suonerà lo stesso violino e le stesse partiture in un teatro di Boston che ha chiuso il botteghino in anticipo, avendo esaurito i biglietti in due ore. I fortunati che hanno potuto procurarsene uno hanno speso almeno 100 dollari, molti sono stati felici di ricorrere ai bagarini spendendo due o tre volte tanto.

  10. Alessandro

    “La bellezza, da quella che si manifesta nel cosmo e nella natura a quella che si esprime attraverso le creazioni artistiche, proprio per la sua caratteristica di aprire e allargare gli orizzonti della coscienza umana, di rimandarla oltre se stessa, di affacciarla sull’abisso dell’Infinito, può diventare una via verso il Trascendente, verso il Mistero ultimo, verso Dio.

    L’arte, in tutte le sue espressioni, nel momento in cui si confronta con i grandi interrogativi dell’esistenza, con i temi fondamentali da cui deriva il senso del vivere, può assumere una valenza religiosa e trasformarsi in un percorso di profonda riflessione interiore e di spiritualità. Questa affinità, questa sintonia tra percorso di fede e itinerario artistico, l’attesta un incalcolabile numero di opere d’arte che hanno come protagonisti i personaggi, le storie, i simboli di quell’immenso deposito di “figure” – in senso lato – che è la Bibbia, la Sacra Scrittura. Le grandi narrazioni bibliche, i temi, le immagini, le parabole hanno ispirato innumerevoli capolavori in ogni settore delle arti, come pure hanno parlato al cuore di ogni generazione di credenti mediante le opere dell’artigianato e dell’arte locale, non meno eloquenti e coinvolgenti.

    Si parla, in proposito, di una “via pulchritudinis”, una via della bellezza che costituisce al tempo stesso un percorso artistico, estetico, e un itinerario di fede, di ricerca teologica.
    Il teologo Hans Urs von Balthasar apre la sua grande opera intitolata Gloria. Un’estetica teologica con queste suggestive espressioni: “La nostra parola iniziale si chiama bellezza. La bellezza è l’ultima parola che l’intelletto pensante può osare di pronunciare, perché essa non fa altro che incoronare, quale aureola di splendore inafferrabile, il duplice astro del vero e del bene e il loro indissolubile rapporto”. Osserva poi: “Essa è la bellezza disinteressata senza la quale il vecchio mondo era incapace di intendersi, ma che ha preso congedo in punta di piedi dal moderno mondo degli interessi, per abbandonarlo alla sua cupidità e alla sua tristezza. Essa è la bellezza che non è più amata e custodita nemmeno dalla religione”. E conclude: “Chi, al suo nome, increspa al sorriso le labbra, giudicandola come il ninnolo esotico di un passato borghese, di costui si può essere sicuri che – segretamente o apertamente – non è più capace di pregare e, presto, nemmeno di amare”.
    La via della bellezza ci conduce, dunque, a cogliere il Tutto nel frammento, l’Infinito nel finito, Dio nella storia dell’umanità. Simone Weil scriveva a tal proposito: “In tutto quel che suscita in noi il sentimento puro ed autentico del bello, c’è realmente la presenza di Dio. C’è quasi una specie di incarnazione di Dio nel mondo, di cui la bellezza è il segno. Il bello è la prova sperimentale che l’incarnazione è possibile. Per questo ogni arte di prim’ordine è, per sua essenza, religiosa”.

    (Benedetto XVI, Incontro con gli artisti, 21 novembre 2009)

  11. giovanni dm

    Bel post (è il caso di dirlo: “bello”!)
    Ora si potrebbe aprire qualche parentesi:
    – il Bello è oggettivo o soggettivo?
    – qual è il bello (e c’è, eccome se c’è) di un’opera contemporanea astratta, non figurativa?
    Ma sono temi che varrebbe la pena approfondire, ma ci porterebbero forse troppo lontani. Li butto li solo per ampliare la portata del post di Daniela, ed evitare che i criticoni pensino che, per un cattolico, il Bello si trovi solo nell’arte sacra o in quella medievale!

    1. perfectioconversationis

      @giovanni dm: rispondo alla domanda sull’arte moderna. L’arte moderna e contemporanea a me piace, uno dei miei artisti preferiti in assoluto è Burri, ma ci sono anche Magnelli, Licini, Afro, Rothko, Yves Klein…
      Capisco bene le persone che diventano appassionate di un certo periodo del passato e cercano di conoscerlo a fondo, credo che sia un modo per interiorizzare a fondo l’arte, ma sono altrettanto disposta a credere che l’espressione artistica dell’uomo, pur cambiando forme, non può interrompersi. Anzi, in un certo senso l’astrattismo ha quasi reso più “spirituale” l’arte contemporanea.
      Poi ovviamente c’è la questione della sensibilità personale, però devo dire che nell’arte moderna si è purtroppo mischiata una forte componente di mercato a confondere le acque. Forse in tutte le epoche ci sono stati artisti minori e onesti artigiani, però a me sembra che talora il mercato dell’arte moderna unito a quello dei media abbia creato anche delle enormi “bolle speculative” su alcuni artisti e su intere scuole. Ma è un discorso molto lungo e ci porta troppo fuori tema…
      @ Alvise: no, non manderei volontari cattolici all’ingresso, entrino tutti, e ognuno ne ricavi quel che può o che vuole. Va bene? 🙂

  12. Chiara

    Che bello Daniela quanto scrivi! Effettivamente la tua riflessione di ieri mi era piaciuta, ma mi aveva lasciata un po’ prostrata e scoraggiata.
    Poi oggi mi hai riportato alla mente la celebrazione liturgica a Le Barroux, (da te citato) e subito ho rivisto la gioia, la devozione, lo slancio verso il cielo dei Monaci che veramente ti lasciano intravedere la bellezza del Paradiso.
    La cura che metteno in ogni cosa che fanno non è finalizzata a se stessa o all’esaltazione dell’uomo, ma a rendere grazie a Lui e la bellezza che ne scaturisce è la conseguenza non lo scopo del loro agire.
    Questo è talmente evidente che lo colgono anche i bambini. A Daniela l’ho già raccontato, ma ai primi di gennaio sono stata al Monastero di Le Barroux con la mia famiglia e un gruppone di altri 50 persone (tra cui liceali, universitari, adulti e altre famiglie con bimbi) e tutti, dico tutti, ne sono usciti gioisamente edificati dall’incontro con i Monaci e dall’aver vissuto le celebrazioni liturgiche con loro; e parlo- per esempio – di due ore di Messa all’Epifania!

  13. Erika

    Per me il bello e la cura sono strettamente interconnessi: ad esempio, trovare una piccola ciotola di terracotta nel quartiere povero di un’antica città e notare che il vasaio (non l’arista!) vi ha inciso con un bastoncino una serie di scanalature, solo per rendere più gradevole l’oggetto, è davvero commovente.

    @ giovanni dm: provo a rispondere alle questioni che hai posto.
    Io sono all’antica: per me esiste un livello, oltre il quale il Bello è oggettivo.Anche nell’arte contemporanea. Dirò di più: il Bello è il vero ecumenismo. Di fronte a certe opere, ma anche a certe bellezze naturali, il senso di stupore e venerazione è spesso condiviso da persone che hanno retaggi culturali e religioni diverse.
    Mi ha stupito, ad esempio, scoprire che a Teheran esiste un busto dedicato a Dante, che gli iraniani, grandi cultori della poesia, non si sono mai sognati di toccare, nonostante il Poeta collochi Maometto all’Inferno…

    1. vale

      l’altra volta il tacchino, oggi l’arista……e sempre nei giorni di digiuno
      saranno dei lapsus freudiani???

          1. L’intenzione era di scrivere un climax: pulchra, pulchriora, pulcherrima, ma al blog evidentemente il latino non piace, sicché ha ingarbugliato gli ultimi due. 😦

  14. sono assolutamente priva di senso estetico e ho giornate terribili, quindi non mi soffermo a commentare questo bel post di Daniela che apprezzo molto per i suoi toni e per la sua profondità.
    Ho un amico che a lungo ha provato a sensibilizzarmi al bello, ma senza nessun successo apparente. Penso che la mia strada per Dio debba passare per il vero e il buono 🙂

  15. 61Angeloextralarge

    Grazie, Daniela! A me era molto chiaro il post di ieri anche se tendente al pessimismo. Mi piace molto il fatto che ti sei lasciata interrogare (e il risultato è questo post, quindi positivo) dalle critiche di alcuni commenti. Questo è quello che dovremmo fare sempre tutti.
    Questo post mi fa pensare che quando studiavo storia dell’arte (udite, udite!) qualche “capolavoro” per me era “brutto” e con la mia faccia tosta lo dicevo tranquillamente all’insegnante che (ovviamente era scandalizzata). Adesso che ci penso mi viene in mente un episodio di un lunedì di Pasqua di qualche anno fa. Il parroco di un paese dove ero in missione aveva esposto una monumentale scultura di Gesù Risorto. Ero seduta proprio davanti e più lo guardavo e meno mi piaceva: era massiccio, pesante! Mi dicevo: “Ma questo Gesù, più che salire al Cielo sembra che stia scendendo verso terra!”. Premetto che il parroco in questione era un’esperto di arte sacra (pezzo “grosso” in questo campo nella sua diocesi). Ovviamente gli faccio la battuta: “Don … ma questo Gesù mica sembra risorto!”. Per la prima volta l’ho visto perdere la calma! “Ma cosa diciiiii! Che ne sai tu dell’arte? Questo è un pezzo del … e di …!!!”. E la mia linguaccia ha risposto: “Sarà anche del … e di … ma a me sembra che Gesù stia scendendo e non salendo!”. Quasi quasi sviene! Poveretto! mi sa che c’è rimasto male! Però continuo a pensare di quella statua le stessa identica cosa. 😉

  16. Ci sentiamo autorizzati a pensare che le genti in coda alle mostre d’arte non sappiano nemmeno quello che fanno(noi esclusi, ovviamente)
    Poi però, subito, si deve pensare che non possiamo sapere quello che passa e che passerà per la mente (o per il cuore) di quelle persone.

  17. Erika

    @Fefral: il Vero e il Buono sono anche Bello.
    Sono sicura che anche tu lo apprezzi, in qualche forma…poesia, musica, pittura, scultura, danza…e in ogni caso non demordere: gutta cavat lapidem!
    😉

    1. Fefral

      Quando parlo del bello che non capisco mi riferisco a quello percepibile col senso della vista. Diciamo che non conosco la realtà con gli occhi ma con gli altri sensi

  18. …Ma se il vero il bello e il buono convergono… in base a quale criterio i nostri ragazzi si scelgono la fidanzata? 😉
    Scherzi a parte apprezzo molto il post, ma son diversi giorni che corro molto, alle prese con una conferenza da preparare che rifiuta ostinatamente di scriversi da sé e quindi non ho tempo per riflessioni articolate, ma vi seguo tutti…

  19. giuliana z.

    Il Bello è soggettivo o oggettivo?
    questa domanda ha percorso tutta la mia (incompleta, perchè non ho dato la tesi) carriera accademica. Era il leit motiv del mio direttore di dipartimento. Ogni corso, dall’archeologia all’arte contemporanea alla filmografia era concluso sempre da questa domanda. Ovviamente la risposta del caro professore era sempre la stessa: “è relativo”.
    Sicuramente ciascuno di noi ha delle preferenze. C’è chi si sente più corrisposto dalla perzezione algida del neoclassico, chi elevato dal gotico, chi dalle forme spoglie e chiare del romanico. I miei studi mi hanno portato ad amare immensamente il tardo Rinascimento, per la precisione il Manierismo, che di solito fa un po’ schifo a tutti per quel nome stesso. Però sono arrivata alla conclusione che il Bello risiede lì dove troviamo un ordine, un equilibrio. Quando pure un’opera ci lascia delle domande, apre una voragine di sensazioni contrastanti, il Bello vi abita comunque, se non troviamo la sgradevole sensazione che il male abbia l’ultima parola. Perchè sappiamo che la Storia non finirà così. E chi ce lo vuole far credere fa non-arte.

      1. vale

        …oppure la croce di nagasawa nel delirante restauro(restauro?) o adeguamento liturgico(?) del Duomo di Reggio Emilia o la nuova chiesa di S.Giovanni Rotondo( che da lontano sembra un hangar aeroportuale….),o la chiesa cubo di fuksas a Foligno,la cattedrale di Evry di botta, o l’orrore- sempre del botta -a Merate(S.Pietro Apostolo).per non parlare della cattedrale nuova di Managua…..
        volete rovinarvi la digestione?
        beccatevi ‘sto sito: http://www.duepassinelmistero.com/le_chiese_post.htm

        1. 61Angeloextralarge

          Vogliamo mettere a confronto il pregare in una chiesa “vecchia” ed il pregare in una chiesa “moderna”‘? A parte che, secondo me, in una chiesa “vecchia” si respirano le preghiere che sono state elevate al Signore in tutti i secoli passati: già entrarci è motivo di “benessere spirituale”! Ma l’architettura, i quadri e (udite, udite!) persino le panche mi aiutano per u maggiore raccoglimento. Per me chiesa “vecchia” batte chiesa “moderna” per 10 a zero! ;.)

      2. giuliana z.

        Pontormo… eccezionale. Lo cita anche Pasolini nel cortometraggio “La ricotta”.
        E poi, Rosso Fiorentino, Francesco Salviati, il Pomarancio, Parmigianino, Beccafumi. Faccio i nomi di quelli che preferisco e invito a dare una ripassata ai libri del liceo per rinfrescare la memoria e riconoscere le cose belle.
        Poi c’è un altro aspetto dell’arte, ovvero lo smascheramento del brutto, del cattivo, del male, come ha fatto per esempio la Pop Art di Lichtestein e Warhol, o la torbida pittura di Francis Bacon, o gli stracci ricuciti e le plastiche fuse di Burri. L’arte contemporanea meriterebbe di essere riscoperta e spiegata, non aggrovigliata e resa nacora più incomprensibile dai Bonito Oliva di oggi. Vabbè… questo è un altro discorso da fare in altra sede….

    1. perfectioconversationis

      Però sono arrivata alla conclusione che il Bello risiede lì dove troviamo un ordine, un equilibrio. Quando pure un’opera ci lascia delle domande, apre una voragine di sensazioni contrastanti, il Bello vi abita comunque, se non troviamo la sgradevole sensazione che il male abbia l’ultima parola. Perchè sappiamo che la Storia non finirà così. E chi ce lo vuole far credere fa non-arte.

      Giuliana, sintesi perfetta, direi. Sì, a me piace anche l’arte sofferta, che si interroga, ma mai quella senza speranza.

  20. 61Angeloextralarge

    Credo che l’arte debba “dare” a chi la guarda uno stimolo, nel bene e nel male. non dovrebbe essere sufficiente fermarsi al “mi piace” o “non mi piace”. Deve entrare dentro di noi, coinvolgerci, lavorarci, etc. ma soprattutto darci il senso di Dio, parlarci di Lui e della sua presenza
    Il grande Giovanni Paolo II, nel 1999, ha scritto appositamente una bellissima lettera:

    http://www.partecipiamo.it/angela_magnoni/beatificazione_giovanni_paolo_II/lettera_agli_artisti.pdf

  21. Alessandro

    Ho sempre trovato molto belle, genuine, non convenzionali le parole rivolte da Paolo VI agli artisti il 7 maggio 1964:

    “Voi sapete che portiamo una certa ferita nel cuore, quando vi vediamo intenti a certe espressioni artistiche che offendono noi, tutori dell’umanità intera, della definizione completa dell’uomo, della sua sanità, della sua stabilità. Voi staccate l’arte dalla vita, e allora… Ma c’è anche di più. Qualche volta dimenticate il canone fondamentale della vostra consacrazione all’espressione; non si sa cosa dite, non lo sapete tante volte anche voi: ne segue un linguaggio di Babele, di confusione. E allora dove è l’arte? L’arte dovrebbe essere intuizione, dovrebbe essere facilità, dovrebbe essere felicità. Voi non sempre ce le date questa facilità, questa felicità e allora restiamo sorpresi ed intimiditi e distaccati.

    Ma per essere sincero e ardito – accenniamo appena, come vedete – riconosciamo che anche Noi vi abbiamo fatto un po’ tribolare. Vi abbiamo fatto tribolare, perché vi abbiamo imposto come canone primo la imitazione, a voi che siete creatori, sempre vivaci, zampillanti di mille idee e di mille novità. Noi – vi si diceva – abbiamo questo stile, bisogna adeguarvisi; noi abbiamo questa tradizione, e bisogna esservi fedeli; noi abbiamo questi maestri, e bisogna seguirli; noi abbiamo questi canoni, e non v’è via di uscita. Vi abbiamo talvolta messo una cappa di piombo addosso, possiamo dirlo; perdonateci ! E poi vi abbiamo abbandonato anche noi. Non vi abbiamo spiegato le nostre cose, non vi abbiamo introdotti nella cella segreta, dove i misteri di Dio fanno balzare il cuore dell’uomo di gioia, di speranza, di letizia, di ebbrezza. Non vi abbiamo avuti allievi, amici, conversatori; perciò voi non ci avete conosciuto.”

    http://www.vatican.va/holy_father/paul_vi/homilies/1964/documents/hf_p-vi_hom_19640507_messa-artisti_it.html

    1. vale

      e va bene che non glielo si è spiegato bene, ma che addirittura certi vescovi o monsignori tollerino,anzi,approvino per un malinteso senso di apertura alla “modernità”,certe fetecchie achitettonartistiche(?) (e nn oso immaginare gl’interni….)
      ne ho beccate altre da quella dei Barnabiti a Brasilia al top( almeno di quelle che son riuscito a vedere in foto) che è certamente la chiesa di S.Donato alla periferia di Arezzo.
      gli è che il numero di codeste schifezze non pensavo fosse così elevato.
      poi si dice che uno diventa ateo….
      fanno il paio con la famosa battuta di Ratzinger(allora ancora cardinale) che il miracolo è che la fede resista alle 30mila omelie giornaliere( se non ricordo male..). assommate a questo la sciatteria di molte celebrazioni in un contesto antiestetico…….

      1. Sara

        La Chiesa di S. Donato ad Arezzo (peraltro davvero brutta e da non confondere con la cattedrale dei SS. Pietro e Donato) non si trova in periferia,ma nella zona dell’ospedale nuovo: 10 min. a piedi dal centro storico!

        1. vale

          riportato dal sito dove ho visto la foto. per fortuna,quando frequentavo Arezzo, son riuscito a non vederla….

    1. giuliana z.

      certo che no. L’arte non è solo se cristiana. Artista è chi sa esprimere domande ed esperienze comuni a tutti gli uomini di ogni tempo. L’artista cristiano ha in più un “punto di fuga” di quella domanda, di quel vissuto, che tende ad un oltre, perchè è certo di una risposta. Ma non per questo non continua, come tutti, a soffrire, porre domande, vivere.
      Grandi artisti atei? il primo che mi viene in mente è Renato Guttuso.

      1. perfectioconversationis

        A me vengono in mente artisti di ogni credo (o mancanza di credo) e religione. Ha ragione Giuliana, l’arte parla dell’anima dell’uomo, e l’anima è fatta da Dio, anche quando non lo riconosce.
        Diverso però è il discorso dell’arte sacra: come hanno detto alcuni, affidare Chiese, opere destinate a contesti liturgici o restauri di luoghi di culto a grandi archi-star indifferenti al contesto religioso è un’offesa a Dio e ai fedeli. L’arte sacra non è obbligata a ripetere sempre gli stessi moduli e le formule del passato, ma deve tenere conto di essere un mezzo e non un fine, oltre ad avere rispetto del passato e delle generazioni che hanno espresso la propria devozione attraverso alcune forme d’arte.
        Un esempio per tutti: la collocazione del tabernacolo in molte chiese moderne, sembra un gioco di società intitolato “Indovina dov’è collocato?”. Per non parlare delle ruspe che hanno tolto la balaustra in molti gioielli architettonici, in nome di un frainteso “aggiornamento”.

    2. vale

      guarda che non si sta discettando se ci siano o meno artisti non cristiani,almeno nel mio caso ed in ciò che ho citato.
      mi riferivo al fatto che se nell’ottica cristiana vero e bello sono legati,chi permette di erigere od illustrare in modo antiestetico( perchè se ti guardi certe foto non si può ragionevolmente pensare che siano “belle” per la funzione alle quali sono dedicate)
      dovrebbe essere sollevato da tali incarichi.
      non si dice che tali architetture siano evocative in sé stesse. e persino “belle”. ma non per una chiesa.magari per un auditorium,un museo o quel che ti pare….ma è altro.
      oltretutto faresti te progettare e costruire da qualcuno che è dichiaratamente contrario a quel che tu rappresenti?
      e come se avessero fatto progettare lo Yad vashem a Speer, o il santuario della memoria in Armenia ad un turco musulmano…che senso ha?

      1. Chiara

        O come ha detto mio figlio per la Cattedrale di Foligno : è come per gli autobus che sono progettati da chi evidentemente non ci sale mai!

        1. Caro Alvise, se non riconosci la citazione, e quindi il senso in cui sia stata richiamata nonché il senso che le si fosse voluto dare, evita, s’il te plaît, di commentare a sproposito.

    1. perfectioconversationis

      A volo d’uccello si perde la complessità delle cose, rimane un unico paesaggio indistinto.

    2. Alessandro

      Credo che “arte atea” sia un ossimoro. L’artista può professarsi ateo, ma se fa arte (e se no che artista è?) sa, con la propria opera, dissuggellare degli spiragli dai quali trapela un sentore, un barlume, quasi una nostalgia di trascendente, di ulteriorità. Chiamo Dio questo trascendente (senza qualificarlo come Dio cristiano o che altro): ma se è vero (come ritengo sia) che l’arte degna di questo nome è permeata dall’avvistamento (per adombramenti, per feritoie) di questa trascendenza che chiamo Dio, l’arte degna del nome non può essere a-tea, negatrice di Dio. Ripeto: neppure se l’artista facesse personale esibita professione di ateismo.
      Pertanto, a mio avviso l’arte non può essere atea. L’arte è sempre religiosa, nel senso che si sostanzia del legame (re-ligio, re-ligare) con il trascendente: e ciò non significa che dipenda da questa o quella tradizione religiosa, né che sia arte confessionale. Ciò non toglie, ovviamente, che si possa fare arte a soggetto religioso cattolico (ad es.) e che si possa pure fare arte sacra (come è stato detto).

      1. La particolarità dell’arte contemporanea sta proprio nella mancanza di tutto questo che dici: avvistamenti trascendenze intraviste spiragli tensioni eccetra. L’arte del ‘900 è la tragica negazione di ogni significato e speranza che vadano oltre
        il nostro rovistare nella spazzatura del mondo.(so essere anche retorico, che credete!!!)con sempre meno poesia.
        Casomai consistendo la poesia nella totalità del non senso. Olé!!!

        1. Alessandro

          “L’arte del ’900 è la tragica negazione di ogni significato e speranza che vadano oltre il nostro rovistare nella spazzatura del mondo “.
          Non condivido. In un Bacon – tanto per fare un esempio – io vedo un’irrequietudine che mi sospinge oltre l’abiezione deforme, la spazzatura intramondana. Almeno, io ci vedo questo.

            1. Proprio Bacon siete andati a trovare, il massimo della disumanizzazione umana resa arte,dell’uomo messo a nudo, o al macello, sotto una lampadina elettrica in un gabinetto…
              Differenti modi di interpretare. ..Ad ogni modo certo che l’arte va oltre se stessa (che vuol dire?) ma non certo, )il caso di Bacon , poi!) verso la trascendenza. Ecco, secondo me, un buon esempio di arte moderna disperata è il racconto che citò nonpuoiessereserio di Joyce “I morti” , avete presente?

    1. Alessandro

      Il cardinale Scola sta bene dove sta, e Benedetto XVI è felicemente e proficuamente regnante. E sta pure bene di salute, per essere un signore di quasi ottantacinque anni.

  22. giuliana z.

    Ha ragione Alessandro. Tutta l’arte è “religiosa”, nel senso che è l’espressione più profonda dei desideri dell’uomo, del suo stupore verso la realtà, del suo interrogarsi sui fenomeni di questo mondo, nel bene e nel male. E questo vale per i dipinti preistorici nelle grotte di Lascaux, fino ai soggetti deformati di Bacon (grazie Ale per averlo citato!) e oltre.
    L’arte sacra meriterebbe un capitolo a sè, e tante volte in diversa sede ne abbiamo parlato con Cyrano, Danicor e altri. Andate a vedere cosa ha combinato l’artista “di fama mondiale” Rauchemberg nella nuova chiesa di San Pio a san Giovanni Rotondo….

        1. giuliana z.

          esattamente! mi chiedo come i frati, che hanno un certo livello teologico, abbiano potuto rivolgersi ad un simile ciarlatano per la decorazione di una chiesa visitata da milioni di persone, col rischio, anzi direi con la certezza che il messaggio sia di assoluta malizia. E a ben vedere, una semplice indagine, alla portata di chiunque, avrebbe chiarito immediatamente di che genere di “artista” sia il Rauschenberg, un amplificatore del demoniaco e del messaggio massonico. Evidentemente il fascino della fama mondiale ha prevalso. Il fedele confuso e disorientato con che animo lascia il luogo di pellegrinaggio?

  23. Uffa! Arrivo in ritardo da una settimana di esilio mediatico e vedo che mi sono persa una puntatona!!!!
    lascio un pensiero di Eugênio de Andrade sulla poesia che credo possa estendersi a tutte la altre forme di arte:

    “A juventude não precisa de piedade, mas de verdade. Há muito jovem que me pede ajuda onde não há ajuda possível, pois ninguém pode viver por eles a sua própria vida, remontar às fontes do ser. Porque a poesia é a perpétua procura dessas águas. Quando não é isso, é uma inútil cantilena com que se embalam as horas, com que alguns espíritos superficiais iludem a vida. Num tempo degradado como o nosso, todas as fontes estão ocultas. A tarefa do poeta é desocultá-las. Tudo o que nos saia das mãos sem este sabor original são só palavras a mascarar a palavra, miséria que impede até de ouvir a magnífica e alta música do silêncio.”

    “La gioventù non necessita di pietà, ma di verità. Esistono molti giovani che chiedono aiuto là dove non ha aiuto possibile, perché nessuno può vivere la loro vita al loro posto, risalire alle sorgenti dell’essere. Perché la poesia è la perpetua ricerca di queste acque. Quando non è così, è un’inutile cantilena con la quale si dondolano le ore, con la quale alcuni spiriti superficiali illudono la vita. In un tempo degradato come il nostro, tutte le sorgenti sono occultate. Il compito del poeta è svelarle. Tutto quel che uscirà della nostre mani senza questo sapore originale saranno sono parole a mascherare la parola, miseria che impedisce pure di sentire la magnifica e alta musica del silenzio.”

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