L’uomo del sì

 

di Fabio Bartoli

Quanto mi pesa dover dire di no! Il dramma della mia condizione di parroco è che mentre vorrei essere l’uomo del sì, l’uomo che accoglie sempre, la mia posizione di presidente della comunità, di responsabile dell’ortodossia, di maestro della fede mi costringe invece a correggere ed orientare ed a volte purtroppo a dover vietare e questa è la cosa più pesante.

Questa fatica si esprime soprattutto nella pratica quotidiana dell’ufficio parrocchiale. Ogni giorno in ufficio si giocano partite mortali. Quando una persona entra in ufficio parrocchiale di solito lo fa perché ha una richiesta specifica da fare: vuole un battesimo, o iscrivere un bambino al catechismo, o chiede un funerale o mille altre cose, si comporta in genere come chi va in un’agenzia a comprare un servizio, sa già cosa vuole e non è lì per ascoltare lezioni (c’è già così poco tempo nella vita, ci sono i figli da andare a prendere a scuola, la spesa da fare…), alla fine dei conti quello che mi domanda è semplicemente un sì o un no.

E qui comincia la lotta, già perché di solito chi chiede non ha la minima idea di cosa sta chiedendo, anche se crede di saperlo ed io allora in due o tre minuti mi trovo di fronte alla fatica improba di riorientare le sue scelte, ridefinire i suoi parametri, in sostanza di annunciare il Vangelo a chi non ha nessuna voglia di sentirselo annunciare, perché è convinto di conoscerlo già. Li capisco poveracci, dal loro punto di vista è come se uno andasse dal fruttivendolo a comprare un chilo di arance e si sentisse fare una lezione sulle proprietà mediche dei limoni o dal concessionario per comprare, che so, una mercedes e si sentisse fare una lezione di guida. Che vuole ‘sto prete qua? Cosa sta dicendo? Che devo cambiare vita? Che non sono cristiano? Ma come si permette? E poi che c’entra? Io gli ho chiesto di battezzare mio figlio e lui vuole che vada alla messa io?

La ragazza è giovane e carina, più vicina ai trenta che ai quaranta, avrebbe un viso simpatico se sorridesse, invece è palesemente a disagio, si vede subito che non entra in chiesa da parecchio. La faccio aspettare un attimo fuori dalla porta mentre risolvo un’altra questione (trovo da mangiare e da dormire a una poveraccia), è una scelta voluta, lascio la porta aperta in modo che possa ascoltare la mia conversazione con quella donna sfortunata, anche questo è un modo di evangelizzazione (a cui peraltro quella giovane e carina non dà segni di aver abboccato), un modo per dire: “vedi cosa fa la Chiesa?”, dopo cinque minuti la ricevo, la sua richiesta è semplice, vuole fare la Cresima. Motivo? Gli è nato un nipote e vuol fare da madrina.

E qui comincia la partita, sono perfettamente consapevole che questo è probabilmente l’unico contatto che questa ragazza avrà con la Chiesa per parecchio tempo, almeno fino al matrimonio (se non è già sposata) o al funerale di qualche persona cara, quindi in questi pochi minuti devo mettere dentro tutto, devo farla sentire amata innanzitutto e poi devo suscitare in lei un desiderio vero di Gesù, qualcosa che vada al di là del puro e semplice affetto per il nipote che le fa desiderare di fargli da madrina, per elevarla un minimo nello spirito, il tutto mentre lei è lì per tutt’altra ragione e da me vuole solo un sì o un no.

Ok la partita comincia, servo io.  Prima domanda: “dove abita? Ah dunque non è mia parrocchiana e come mai viene qui?” Ha difficoltà con il suo parroco ovviamente, ahi ahi ahi brutta storia, quindi è anche probabilmente prevenuta verso i preti in generale, il che spiega il suo disagio. Ho sbagliato, avrei dovuto offrirle il caffè (nel mio ufficio c’è una macchina del caffé sempre calda esattamente per questo motivo) e cercare di stabilire un rapporto più empatico, magari dandole del tu. Un servizio maldestro e mi ha infilato con una voleé, 0-15.

Ora tocca a lei servire: “il problema è che il bambino nascerà a Settembre”, rapido calcolo mentale, significa che abbiamo a disposizione non più di sei mesi, che botta, corro come un pazzo a fondo campo e riesco a recuperare, ma la mia risposta è fiacca: “Di per sé non è un ostacolo questo, la vera domanda è: lei sa che cosa mi sta chiedendo? Cosa significa far la cresima?” Lo sguardo vuoto che ricevo in risposta è ambiguo, potrebbe significare totale disinteresse, oppure anche che ho fatto centro cercando di deviare il discorso dal nipote a lei (che è la sola che mi sta davvero a cuore) e che lei si sente spiazzata. Tento di incrociare il gioco: “Lei capisce che fare la cresima significa confermare la propria volontà di essere cristiani. Del resto ciò che si chiede a un padrino è appunto di essere un esempio di vita cristiana. Sia sincera, da quanto tempo non va in Chiesa?” Maledizione che attacco goffo! Subito si chiude a riccio: “parecchio tempo, ma che c’entra? Mica per questo si può dire che non sono cristiana!” Colpa mia, sono stato troppo aggressivo e lei si è chiusa sulla difensiva, non sentendosi amata, ma giudicata, fallo di fondo 0-30

Ora servo io: “vede il punto è che per fare la Cresima è necessario che ci sia una volontà autentica di vivere da cristiani e la motivazione che lei mi ha portato non è sufficiente” ecco, penso, questo è l’approccio giusto, non parlare mai di essere cristiani, ma di vivere da cristiani, pochi accettano di sentirsi dire a brutto muso che non sono cristiani, sono molto più disponibili invece (anche perché è difficile negarlo) a sentirsi dire che non vivono da cristiani, “perché lei possa fare la cresima deve dimostrare la sua volontà di cambiare vita”, non è un ace, ma un buon servizio, la sua risposta, “che cosa devo fare?” mi offre la possibilità di attaccare ancora: “fare non deve fare molto, certo frequentare la messa domenicale è il minimo sindacale e poi un minimo di catechesi, ma ciò che conta è che cambi il suo atteggiamento verso la fede”. Accidenti, aveva solo finto interesse! Mi ha attirato sotto rete e ora mi infila con un lob perfetto: “Sì va bene, ma ho la garanzia che a Settembre potrò fare la Cresima?”. Il lob è irragiungibile: 0-40

Ultimo disperato tentativo, gioco definitivamente a carte scoperte: “guardi, il problema è che lei deve desiderare di fare la Cresima per se stessa e non per sua nipote, fintantoché lei vede nella Cresima solo lo strumento necessario per poter essere madrina, in realtà è fuori dalle condizioni spirituali richieste. Non è una questione di tempo, Dio può cambiare una vita in un giorno, è una questione di atteggiamento mentale” E lei: “capisco, le farò sapere”. game over, set e partita.

Ho perso miseramente, non sono stato capace di amarla abbastanza, né di mostrarle la verità di ciò che dicevo, ma in realtà ha perso anche lei, è convinta di aver trovato un altro prete burocrate e “cattivo”, adesso chissà quando avrà una nuova opportunità e intanto io resto ore a macerarmi nell’inquietudine e nel rimorso del “se avessi fatto, se avessi detto”.

Intendiamoci, quella ragazza non ha colpa di questa situazione, è la conseguenza di secoli di pastorale assurda, basata sulla sacramentalizzazione di massa, che ha prodotto una Chiesa praticamente atea, però intanto siamo noi, soldatini di prima linea, a portare il peso della battaglia e lei e tanti come lei ad essere di fatto respinti dalla Verità. Quando, quando riusciremo a cambiare tutto questo?

Per chi fosse interessato qui c’ è  un blog di don Fabio e qui ce n’è un altro 

101 pensieri su “L’uomo del sì

  1. Adriano

    Personalmente credo che bisognerebbe, in generale, imparare a dire di no più spesso, quando necessario, e senza sensi di colpa. All’inizio è faticoso, ma poi si vive meglio. Ci sono pure delle tecniche che si possono imparare…

    1. Quoto Adriano dalla prima all’ultima parola (nuova bufera di neve in arrivo), ma quello che dice don Fabio resta altrettanto vero, dall’ultima alla prima parola. Un dramma.

      1. Adriano

        Posizioni incompatibili? Non credo…
        ps: lieto di essere citato (la parola “quotato” con questo significato non mi piace) da Cyrano!! 😀

  2. Giovanni

    Un parroco che conosco ha avuto un’esperienza del tutto simile. Dopo aver appurato che non c’era un desiderio della Cresima se non oer poter fare da Madrina, la persona si è rivolta ad un altro parroco. Che gliel’ha concessa. 😦

  3. Questo caro Giovanni è uno dei corni del problema, come in una famiglia i genitori devono assolutamente essere uniti nel dire i no, altrimenti tutto è inutile, così nella Chiesa. Con la differenza che se è già difficile a volte metter d’accordo mamma e papà pensa gli oltre 300 parroci di una grande diocesi come Roma.

  4. giovanni dm

    Parole amare ma sacrosante.
    Bisognerebbe anche che i corsi per fidanzati, ben fatti, disincentivassero i superficiali dal matrimonio (facendo sì che si rendano conto della serietá dell’impegno che assumono).
    Ma, parallelamente, si potrebbe anche consentire che i ragazzini più maturi facessero la prima Comunione non a 10 anni (come avviene ora – fine della quarta elementare) ma appena raggiunta l’età della ragione. E potessero cosí iniziare una vita di rapporto intimo sacramentale con il Signore.
    Ampio lavoro ci aspetta

    1. Boso

      Sono molto d’accordo con giovanni dm.
      Credo, don Fabio, che la figura del prete burocrate non sia lei – che ha detto solo la verità – ma, purtroppo, lo siano quei sacerdoti che svendono i sacramenti. Quelli che… “di là ti han detto di no, ma io ti dico di sì”.
      La questione è purtroppo complessa perchè va detto che queste occasioni possono essere al giorno d’oggi una grande opportunità di evangelizzazione. Un’opportunità che si fa più concreta quando si pensa ai genitori che – ho in mente ad esempio il paese in provincia di Milano dove vivo – mandano i figli a catechismo perchè così fan gli altri, ma poi le catechiste si ritrovano con una marea di assenze alla S.Messa domenicale. In sostanza: disinteresse pressochè totale da parte di questi genitori. Ma la tempistica è lunga e lo Spirito Santo ha più tempo per soffiare sui loro cuori. Si tratta quindi di una situazione diversa rispetto a quella descritta da don Fabio.
      Altra cosa: da noi la Comunione è stata addirittura spostata alla 5° elementare. La Confessione in 4°!!!! L’efficacia del Sacramento rimandata a quando si pensa che capiranno tutto, che avranno solide basi, eccetera, eccetera….. balle!!!! Se non imparano a dire “è colpa mia” il prima possibile, non lo diranno mai e la grazia del Sacramento lavorerà di meno.
      Gli anticorpi si danno prima che sopraggiunga la “malattia”, no?

  5. nonpuoiessereserio

    Complimenti don Fabio per la franchezza del post e per aver presentato attraverso un dialogo cinematografico quest’esperienza. Mi ricollego al post di ieri di Cyrano, forse è necessario sbilanciarsi in avanti come faceva Gesù con le risposte che spiazzavano, disegnare per terra, oppure il dialogo al pozzo con la samaritana. Forse bisogna avere talvolta il coraggio di alzarsi e abbracciare la persona (se era una bella ragazza sarebbe stato anche più facile, ma anche se fosse una meno bella forse lo era ancora di più). Forse bisogna scendere e risalire insieme, non tirare su dall’alto, ma è difficile, non c’è tempo, c’è diffidenza. Ci penserò su ancora oggi.

  6. Io avrei risposto di SI immediatamente.
    Poi oltre ai testi di catechismo le avrei regalato “sposati e sii sottomessa” e una volta alla settimana avrei convocato questa tizia per discuterne……. c’erano 6 mesi di tempo.

      1. @ Dani

        Il lefebvriano sono io!!!!

        Ma non si lascia una persona senza sacramenti per dogmatismo. Quella era un’anima che cercava un sacramento….
        nei 6 mesi successivi cosa sarebbe successo? Lo sappiamo noi?
        E’ meglio che la catechesi gliela faccia Don Fabio o un prete no global?
        E’ meglio essere confessati da Don Fabio o da uno che cerca di stare nel mondo e ha la morale sessuale di paperella?
        Magari per un futile orgoglio umano fra 5 mesi e mezzo avrebbe continuato a dire che dopo la Cresima non avrebbe mai più visto un prete in vita sua ma sarebbe entrata in una Chiesa dall’altra parte della città di nascosto……..
        Magari si sarebbe convertita….
        O magari sarebbe stata il chicco di grano sulla strada che fiorisce subito ma che in fretta scompare……..

        Che ne so di quello che sarebbe successo?

        Però Don Fabio ha perso l’occasione di poter stare 6 mesi con un’anima.

        1. Maxwell

          @ Dani

          …nel lefebvriano sono io…. mi sono dimenticato la faccina 🙂 voleva essere una frase simpatica , non imperativa.

  7. Beatrice

    Io ho fatto da madrina alla cresima della mia amica, due persone come la sua giovane donna. E’ stata un’Occasione, probabilmente mandata giu’ dal cielo che ha trasformato lei e me. Trovo che la Chiesa di oggi sia meravigliosa e penso ai miei don e alle mie suore, un grande dono che e’ bastato cogliere afferrando la loro mano gia’ protesa.
    Grazie Don Gino, Don Leonardo, Don Marco, Fra Adriano, Suor Linda, Suor Simona, Suor Marzia, Don Alessandro……

  8. Gabriele

    Da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: “Forse anche voi volete andarvene?”. Gv, 6,66-67

    Ha illustri predecessori, don Fabio! 😉

  9. Miriam

    Caro Don Fabio,
    io sarei stata disponibile, ma esprimendo dopo con motivata dolcezza le condizioni che lei ha indicato (messa e alcuni incontri). Detto dopo un sì, avrebbe forse reso accettabili le condizioni necessarie e, strada facendo, avrei confidato nell’aiuto dello Spirito Santo per aprirle il cuore.
    Che ne dice. Troppo banale?

    1. Chiara

      Io penso che sia stata la ragazza a dire no, non don Fabio.
      Lui ha solo detto prova a rivedere le tue motivazioni e sono disposto a camminare con te e lei non ha voluto.

  10. Erika

    Questa è una cosa che mi manda in bestia.
    La quantità di gente che si beffe dei sacramenti usando le Chiese come un teatrino di posa, mi fanno arrabbiare.
    Mi spiace, don Fabio, non so proprio come fai a portare avanti un lavoro così estenuante.Probabilmente mi risponderai che hai degli “aiuti” importanti 😉
    Tutto ciò mi riporta al discorso sulla Tradizione.
    Oggi, in Italia, un sacco di persone si sposano in Chiesa, battezzano e fanno cresimare i figli solo perché “lo fanno tutti”.
    (Questa debolissima motivazione tra l’altro è sempre meno vera, quindi…che si farà se e quando la religione cattolica sarà definitivamente passata di moda?)
    La Chiesa guarda con rammarico, e lo capisco, il numero di persone sempre crescente che non si avvicina più ai sacramenti. Però fra loro non ci sono solo mangiapreti, ci sono anche persone che, proprio astenendosene, dimostrano di prendere quegli stessi sacramenti sul serio.

    1. vale

      d’altronde è la meccanica pubblicitaria dell'”evento”. si fa qualcosa perché è un evento,per cui si festeggia(?),si fan regali,si vede gente e ,sporattutto, ci si fa vedere.
      la motivazione reale sottesa a quello che dovrebbe essere l’evento è ,oramai,del tutto secondaria per non dire ininfluente.
      è solo il vedere e farsi vedere.l’esserci.
      non si arriva più a concepire il fare qualcosa perché e giusto o ci si crede. ma perché dà visibilità( l’immagine che resta nella memoria,senza rendersi conto che la moltiplicazione di eventi offusca e cancella quelli che avresti voluto ricordare e far ricordare)-sociale,familiare,politica,pubblica,…. e crea “L’evento”.

  11. Quanto descritto rende bene le possibilità che ci sono anche nella vita “reale” di affrontare un argomento e una decisione (solo che qui dentro la parte del parroco viene svolta da persone che parroci non sono, e non hanno, per così dire, l’autorità di comportarsi da parroci, non che questo faccia diffrenza, intendiamoci) Una differenza però c’è: da un commento si viene a sapere, ma ci si poteva anche immaginare, che altri parroci potrebbero fare altre scelte, seguire altre strade. Invece qui dentro la scelta è unica:NO.

    1. Mi riferisco alle posizioni dure sulle varie materie che si manifestano qui dentro nel blog, mi stupisce che in questo caso, presentato da don Bartoli, sia venuto fuori anche qualche Si’…

  12. 61Angeloextralarge

    Don Fabio, grazie! Hai reso molto bene l’idea di quello che può vivere un parroco quotidianamente. Poi c’è chi lo vive dicendo sempre di sì ed è un’altro discorso.
    Una volta un sacerdote mi ha detto che a chiunque chiedeva Cresima o altro, lui non stava a guardare tanto per il pelo, perché comunque il sacramento avrebbe funzionato e prima o poi la grazia sarebbe arrivata. Non so che dire!
    Però ti racconto la mia Cresima, “fatta” e non “ricevuta” (c’è una sottile ma fondametale differenza) a soli 9 anni, per equipararmi a mio fratello più grande (un solo pranzo e una sola festa per motivi economici e quindi il parroco aveva aconsentito). A casa mia si respirava solo aria anticlericale, ma per non far chiacchierare i vicini di casa tutti noi figli “facevamo” il Battesimo, la Comunione e la Cresima. A quei tempi era mooolto importante che la gente non chiacchierasse e “ci tagliasse fuori”.
    Quando ho incontrato il Signore avevo un cruccio, anzi due: non essere stata educata nel cammino di fede (ed ero molto arrabbiata con i miei genitori: i sentimenti non si comandano!) e non aver vissuto pienamente i sacramenti ricevuti.
    Poi, anni dopo, partecipando ad una missione popolare, che culminava con il sacramento della Cresima per una trentina di ragazzi di quella parrocchia, è successa una cosa strana. Premetto che nel tempo della missione (40 giorni) eravamo stati molto a contatto con i cresimandi ed i loro catechisti. La domenica delle Cresime, già dall’inizio della Messa ho iniziato a sentire dentro di me una sensazione gioiosa e rilassante. Nel momento in cui il vescovo ha iniziato a chiamare i ragazzi, ho iniziato a gioire fortemente, senza un motivo concreto. Il mo corpo era attraversato da cima a fondo da brividi forti ma non di freddo. Stavo benissimo era come se una corrente spirituale mi caricasse le pile dell’anima! Che dire? Ho chiesto spiegazioni al mio padre spirituale, ma prima di tutto al Signore e siamo arrivati entrambi (senza che io avessi ancora detto quello che pensavo) ad una conclusione: quel giorno avevo ricevuto la mia vera Cresima!

  13. 1) se qualcuno fosse venuto chiedendo di essere battezzato?
    Avrebbe dovuto anche lui subire l’esame della “credenza”, o intanto gli avreste lavato via il peccato originale, preventivamente?
    2)ma siamo sicuri che quelli che fanno la Cresima (per esempio da ragazzi )sappiano esattamente quello che fanno?

    1. Caro Alvise, non è raro il caso di adulti che chiedano il Battesimo, soprattutto stranieri naturalmente e con loro siamo ancora più severi, visto che qui a Roma chiediamo un corso di almeno due anni. La Chiesa Cattolica (per fortuna) non è affatto interessata al proselitismo e quindi non incoraggia le scelte basate solo su un trasporto emozionale, ma chiede appunto un tempo, per poter approfondire queste emozioni. Ricordo ad esempio il caso di un ragazzo cubano, un santero, quindi coinvolto nella magia nera, che essendosi invaghito di una ragazza cristiana mi chiese il Battesimo perché voleva condividere con lei la sua fede. L’ho messo alla prova per un anno solo per iniziare la catechesi vera e propria, adesso, dopo tre anni di cammino, finalmente riceverà il Battesimo nella notte di Pasqua.

  14. Erika

    Alvise, ricevere la Cresima, anche se lo fai con totale convinzione e partecipazione, non ti mette al sicuro da ripensamenti futuri.
    Ma tu non ti domandi perché tante persone insistono, ad esempio, a sposarsi in Chiesa senza avere la minima cognizione di quello che fanno?
    Non so, a me sarebbe sembrato di prendere in giro tutti i credenti se mi fossi presentata in Chiesa da agnostica, per sposare un ateo. Ho dovuto dare un dispiacere ad alcuni familiari, ma non credo sia giusto prendere in giro un’intera comunità di fedeli solo per far contenta mia nonna.

  15. Premesso che non ho alcun bisogno di una dose ulteriore di “avrei potuto fare, avrei potuto dire”, perché vi assicuro che ho pianto su quell’incontro e che da quel giorno non ho mai smesso di affidare a Dio quella ragazza, credo che il punto della questione sia, come detto alla fine dell’articolo, il cambiamento di mentalità di cui abbiamo bisogno e che gli ultimi due Papi hanno ben compreso lanciando il tema della “Nuova Evangelizzazione”.
    Gli effetti di una sacramentalizzazione di massa sono sotto i nostri occhi: ha prodotto una Chiesa atea.
    Per una persona come Beatrice, dove una Cresima fatta per caso apre la porta a un di più, ce ne sono dieci e forse più che vengono invece rafforzate nella convinzione che in fondo il sacramento sia una bagatella e una formalità, visto che lo si dà “a cani e porci”.
    Questo ovviamente non vuol dire cacciar via la gente, come spero di aver reso nel dialogo vi assicuro che non c’è incontro che non diventi un tentativo di evangelizzazione e a volte va anche bene, come con quel ragazzo, ex picchiatore di Forza Nuova, che è venuto a chiedere il Battesimo per suo figlio e si è sentito rispondere da me: “E perché?”.
    Lo choc è stato talmente forte che lo ha portato a mettersi in discussione e a cambiar vita.
    La salvezza di uno solo giustifica tutto il dolore e la fatica, ma il tempo e l’esperienza (in fondo faccio ‘sto mestiere da parecchi anni) mi hanno fatto capire che la fermezza, pur con amore e cortesia, ovviamente, nel tempo paga.
    Per dire ieri ho parlato a lungo con una donna che è stato uno dei pochissimi casi in cui ho rifiutato l’assoluzione, non c’erano proprio le condizioni, era una cartomante niente affatto pentita, per dieci anni non l’ho più vista, poi un giorno entra nel mio ufficio ed era l’ombra della donna che avevo conosciuto, mi racconta che dopo quella non-confessione era andata a cercare altri preti che ovviamente l’avevano assolta ed era andata avanti con lasua vita, finché non si è trovata ad aver bisogno di un esorcista. Dopo anni di calvario, torna da me e mi dice: “lei è l’unico che mi ha detto la verità, se l’avessi ascoltata…” da allora ovviamente è diventata un’ottima parrocchiana. So’ soddisfazioni.

    1. Grazie Don Fabio, il condividere un’esperienza così forte non è per nulla scontato… Nel mio piccolo, mi sembra di vedere le stesse cose che vedi tu, cioè (riporto le tue parole, chiarissime): “Gli effetti di una sacramentalizzazione di massa sono sotto i nostri occhi: ha prodotto una Chiesa atea” Duole ammetterlo, ma è così… anche se è altrettanto vero che molti nuovi movimenti nella Chiesa stanno dando bellissimi frutti.

  16. Questa del Battesimo è una cosa strana.
    Si battezzano i bambini appena nati e non un grande.
    Ma , si dirà, un grande essendo un grande dovrebbe sapere il parché e il percome.
    Ma 1) non è colpa sua se non è stato battezzato da bambino 2) se morisse morirebbe senza battesimo (che tragedia!)
    Ma sicuramente Gesù, che è misericordia infinita, come gli piace di ripetere sempre (tra il serio e il faceto)a un mio amico tassinaro, lo accoglierebbe lo stesso nella grande prateria, come insieme a tutti. E di questo anche io mi sentirei sicuro (ma non sono sicuro di nulla) (ma allora sei sicuro di non essere sicuro, ma allora hai la presunzione di essere umile, amesso che tu sia davvero umile etc.) se fossi cristiano.

    1. Per quanto riguarda l’essere cristiani e quindi membri della Chiesa e accolti nella salvezza questo scatta, caro Alvise, non nel momento del Battesimo, ma nel momento della sua richiesta. Da quel momento si diventa catecumeni e quindi si è membri della Chiesa a tutti gli effetti.
      Per quanto riguarda il Battesimo dei bambini infatti nel momento in cui il parroco non abbia una ragionevole sicurezza che quel bambino sarà educato cristianamente non dovrebbe concederlo (fermo restando che poi ovviamente il giudizio in una materia tanto delicata va dato caso per caso). Il Battesimo in altre parole si dà ai bambini sulla base della fede dei genitori.

      1. don Fabio:
        “…scatta….nel momento della sua richiesta” (ma non è ridicolo tutto questo?) (non sa di permesso di soggiorno?)
        E poi, quando quella ragazza ti ha detto che in te aveva incontrato un “uomo” che l’aveva saputa davvero aiutare
        (dicendo no) mi fa pensare alla psicanalisi, dove i santoni pretendono di avere in mano le chiavi , mentre invece, se ne viene qualcosa di buono, è nel rapporto che si stabilisce (quando si stabilisce) con l’uomo non con lo psicanalista (cosiddetto)

        1. mamma mia Alvise, ma la finisci de smacchià i leopardi? E’ ovvio che la parola scatta (lo ammetto infelice) significa semplicemente che inizia dal momento in cui la volontà di quella persona passa dall’essere un vago progetto ad esprimere un fatto.

            1. E’ fantastico come riesci a distorcere ogni affermazione, se fossi un inquisitore giuro che prenderei appunti per imparare da te come si fa!
              E’ ovvio che non c’è alcun processo alle intenzioni per la semplice ragione che non c’è alcun processo, dato che non è la Chiesa a sabilire chi si salva e chi no. La Chiesa semplicemente cerca (e sottolineo cerca, perché se in molti casi la verità è chiara, in taluni non lo è affatto) di comprendere le motivazioni delle scelte di Dio.
              Presunzione, forse, ma se lo fosse autorizzata e voluta dallo stesso Creatore che nel momento in cui ci parla evidentemente si aspetta che noi la sua Parola la ascoltiamo e la cerchiamo di comprendere.

  17. 61Angeloextralarge

    Dopo questa tua risposta mi chiedo e ti chiedo: “Quanto hanno contato quelle assoluzioni? possono aver contribuito a qualcosa?”. Grazie, don Fa’ e tieni duro che ci sei! Ovviamnete preghiera per te garantita!

  18. Mario

    Caro don Fabio,

    in generale, per quella che è la mia esperienza come padre di famiglia, penso che ci voglia più amore a dire dei “no” che a dire dei “sì”. I “no” possono creare un conflitto nell’immediato, ma, se hanno valide fondamenta, producono effetti buoni alla lunga.
    Poi, nel caso particolare che tu esponi, è difficile dire che cosa fosse più giusto dire o fare (è stato così difficile per te, figuriamoci per noi che ne siamo “fuori”).

    Penso che, a volte, noi cristiani ci “facciamo fregare” perché ci troviamo a dover dare una risposta o prendere una decisione in pochissimo tempo, e non riusciamo ad “agganciare” lo Spirito Santo in quel poco tempo.

    L’unico rimedio che conosco, e che io stesso faccio tanta fatica ad applicare, è passare molto tempo in preghiera, meglio ancora in Adorazione Eucaristica (voi sacerdoti avete una gran fortuna ad avere l’Eucarestia sempre a portata di mano, sai?), come un “allenamento” per farci trovare pronti nel momento in cui avremo poco tempo per parlare o per agire.

    Ho conosciuto un sacerdote santo, padre Andrea Gasparino, che passava tutti i giorni 2 o 3 ore, e tutte le notti 2 ore, in adorazione davanti al Santissimo, e ti posso assicurare che, oltre ad aver fondato una Comunità religiosa, ha cambiato la vita di tantissime persone.

    Perché, alla fine, non siamo noi che cambiamo il cuore alle persone, ma è solo Lui, e noi possiamo essere suoi strumenti solo nella misura in cui siamo pieni di Lui…

    Che Dio ti benedica!
    Mario

  19. 61Angeloextralarge

    Mario: ho conosciuto anche io padre Andrea e ringrazio ancora il Signore per questo!
    Essendo stata a Cuneo più volte penso che tra lui e don Fabio ci sia una differenza enorme in fatto di modalità di impegni. Don Fabio è prete e parroco mentre il Padre non lo era. La comunità di Cuneo ha anche altri sacerdoti e, grazie a Dio non pochissimi, quindi il Padre ha avuto una buona mano! Sono sacerdoti nati all’interno della comunità e quindi con lo stesso carisma, anche se (e questa è la cosa che mi ha colpito di più) sono ognuno “prete a sé stesso”, cioè nessuno di loro è diventato la fotocopia di padre Andrea. Qui il Padre ha fatto un lavoro stupendo! Inoltre quando c’è una comunità convivente, e abbastanza numerosa come quella di Cuneo, i compiti pratici sono condivisi e suddivisi. Credo che cambi moto il discorso. Non penso che don Fabio sia uno che non passi il tempo davanti al Santissimo: i frutti li vediamo! Ma tutte quelle ore che il Padre passava in preghiera, oltre all’Adorazione Eucaristica, nella vita extra-comunitaria sono difficili da concretizzare ed un parroco da fare ne ha tanto.
    Grazie per aver ricordato il Padre, persona stupenda! Mi piace ricordarlo come il PICCOLO GRANDE PADRE DELLA PREGHIERA, PICCOLO perché UMILE, GRANDE perché ha lasciato fare al SIGNORE GRANDI COSE CON LUI… e PADRE perché, oltre al suo essere SACERDOTE, la sua PATERNITÀ ERA LO SPECCHIO DELLA PATERNITÀ DI DIO.
    Smack! 😀

    1. Mario

      Grazie per lo “Smack!”, ricambiato.
      Però c’è una cosa che non mi ha convinto del tutto in quello che hai scritto…
      “Tutte quelle ore che il Padre passava in preghiera, oltre all’Adorazione Eucaristica, nella vita extra-comunitaria sono difficili da concretizzare ed un parroco da fare ne ha tanto”…
      Tutte quelle ore sono difficili da concretizzare in ogni stato di vita.
      Padre Andrea ha scritto che, ai primi tempi della Comunità c’erano così tante difficoltà (anche economiche), e delle giornate così “piene”, che alla sera non sapeva più dove sbattere la testa. In quel momento, ha capito che doveva fare una scelta: o mollare tutto, o darsi totalmente alla preghiera. Si è anche consigliato con un altro fondatore di comunità, don Calabria, e poi indovina che cosa ha scelto…
      In tutta onestà, non credo che padre Andrea da fare ne avesse poco (e chi conosce la Comunità sa quanto c’era da fare)… Non voglio dire che avesse più da fare di un parroco, ma sono abbastanza certo che non ne avesse di meno. Poi, certo, aveva un aiuto particolare da parte dello Spirito; ma “tempo libero”, mmmhhhh… penso che di quello ne avesse proprio poco.
      E penso che nel nostro rapporto con la preghiera questo sia un problema di fondo, che il tuo post esprime bene. Ed è un problema che colpisce me per primo, sia ben chiaro! Le ore di preghiera sono difficili da “concretizzare”.
      Eppure, i grandi santi della Chiesa erano TUTTI uomini e donne di preghiera.
      Eppure, Gesù, che era il Figlio di Dio (ce l’avrà avuto un canale diretto col Padre, in ogni momento della sua giornata, o no? Aveva “da fare”, o no?) “se ne andò sulla montagna a pregare e passò la notte in orazione” (Lc 6,12), oppure “si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregava” (Mc 1,35).
      Io credo che sia molto pericoloso, per me, ma anche per tutti noi, e persino per don Fabio, pensare che preghiamo “abbastanza”.
      Per esprimere meglio il mio pensiero, però, penso che la cosa migliore sia proprio il “Credo nella preghiera” di padre Andrea.

      Credo nella preghiera

      Credo che la preghiera non è tutto,
      ma che tutto deve cominciare dalla preghiera;
      perchè l’intelligenza umana è troppo limitata
      e la volontà dell’uomo troppo debole;
      perchè l’uomo che agisce senza Dio
      non dà mai il meglio di se stesso.

      Credo che Gesu’ Cristo, dandoci il Padre Nostro,
      ci ha voluto insegnare che la preghiera è amore.

      Credo che la preghiera non ha bisogno di parole,
      perchè l’amore non ha bisogno di parole.

      Credo che si può pregare
      tacendo, soffrendo, lavorando,
      ma il silenzio è preghiera solo se si ama,
      la sofferenza è preghiera solo se si ama,
      il lavoro è preghiera solo se si ama.

      Credo che non sapremo mai con esattezza
      se la nostra è preghiera o non lo è.
      Ma esiste un test infallibile della preghiera:
      se cresciamo nell’amore,
      se cresciamo nel distacco dal male,
      se cresciamo nella fedeltà a Dio.

      Credo che impara a pregare
      solo chi impara a tacere davanti a Dio.

      Credo che impara a pregare
      solo chi impara a resistere al silenzio di Dio.

      Credo che tutti i giorni dobbiamo chiedere al Signore
      il dono della preghiera,
      perchè chi impara a pregare
      impara a vivere.

      Smack! 🙂

      1. Pensare di pregare abbastanza è una contraddizione in termini. Pregare è amare, se uno dicesse “per oggi ho amato abbastanza” con ciò stesso direbbe di non aver amato mai.
        Detto questo il problema della vita di un parroco è lo stesso di quella di un laico, non tanto la mancanza di tempo, ma la sua frammentazione, la difficoltà a far stare gli impegni e le cose dentro i limiti che gli hai fissato appunto per dare spazio alla preghiera, il tempo che si spezzeta in mille rivoli e la conseguente necessità di imparare ad usare i frammenti di tempo, le manciate di minuti che riesci a grattare qua e là, in modo che non vadano sprecati.
        Questo sfavorisce la preghiera contemplativa, che richiede tempi dilatati e spazi adeguati, ma ci sono altre forme di preghiera non meno valide e più adatte alla vita nel mondo.

        1. 61Angeloextralarge

          Grazie, don Fabio! Non avevo letto il tuo commento. Mi piace come chiarisci le cose. Smack! 😀

      2. 61Angeloextralarge

        Aaaalt! Non intendevo dire che il Padre non avesse da fare. Conosco benissimo la sua storia e quella della comunità. Intendevo sottolineare che, come hai giustamente detto tu: “Tutte quelle ore sono difficili da concretizzare in ogni stato di vita”, quindi maggiormente per un parroco al quale si suona continuamente il campanello (come nelle parrocchie che conosco) e che, purtroppo non riesce nemmeno più a dire le Lodi con noi. Ricava il suo tempo dopo e quando riesce. La mia intenzione non era sminuire il Padre: quando mai! Ma cercare di comprendere un po’ di più la figura del parroco dal quale tutti si pretende. Il parroco in definitiva resta più solo, secondo me anche in una parrocchia di quelle efficientissime. Se poi, come dalle mie parti, per mancanza di sacerdoti, il parroco ha anche qualche incarico (in Curia o altro) la cosa aumenta. Padre Andrea aveva tanto da fare, ma aveva 24 ore su 24 chi poteva aiutarlo nelle cose anche pratiche: conosco parroci che si cucinano e si lavano le cose e puliscono la chiesa, etc. perché non hanno nessuno. Non parlavo dell’aiuto dello Spirito Santo (e della Signora Provvidenza… come di certo sai); parlavo delle cose concrete e tu stesso dici che questo problema ti colpisce per primo. Allora ti confesso che colpisce anche me: l’intenzione c’è e se fosse per me starei non 3 ore in adorazione ma anche di più. Eppure a volte vado a letto sensa esserci stata nemmeno un’ora. Lo sforzo c’è ma la giornata è fatta di 24 ore!
        Grazie per IL CREDO DELLA PREGHIERA, bellissimo… infatti l’avevo giò inserito in un vecchio commento. 😛
        Scherzi a parte, forse stiamo dicendo la stessa cosa e non ce ne stiamo accorgendo: è capitato altre volte… :-d

  20. Claudia

    caro don Fabio, pensavo… che nostro Signore questo problema non deve esserselo posto se nelle tavole delle legge (che mi piace più chiamare dieci parole) 8 parole su 10 cominciano con delle negazioni… E Lui in termini di tecniche psicologiche, comunicative, pedagogiche, didattiche e d’amore non ha uguali! 🙂
    Non ho dubbi sull’importanza di un no detto con amore… troppi sì non sempre aiutano, lo vedo dovunque, in primo luogo sul mio ambiente di lavoro, dove la mancanza di no espliciti e motivati crea confusione, dispersione e nel lungo termine anche rabbia… rabbia e anche un po’ di solitudine, perchè lì dove non ci sono confini e dove i messaggi finiscono con l’essere contradditori si inizia a provare risentimento verso chi vorremmo che rappresentasse una bussola coerente e non lo è… Quindi personalmente appoggio la tua scelta, capisco che ti abbia portato sofferenza, ma secondo me è stata la più coraggiosa. Un abbraccio!

  21. Ele86

    Che bello questo post! Grazie non avevo idea di questa continua altalena tra si e no. Ottimo tutto, ci devo riflettere. Perchè si chiede la cresima se non si ha nessuna intenzione di viverla?perchè poi per il battesimo di una nipote se poi non si vuole essere di esempio??…ma son perplessa

  22. Ele86

    cmq non è necessario far aspettare i bambini l’età imposta dalla parrocchia o dalla diocesi. Il Papa lo ha ribadito un po’ di tempo fa. L’educazione dei figli è affidata ai genitori, per cui se uno ritiene che il figlio sia pronto a ricevere un sacramento può farne richiesta al Parroco, il quale dopo aver verificato la preparazione può acconsentire. Pure vero il contrario tra l’altro.

    1. Boso

      Sarebbe stupendo. Ma ho come l’impressione che alcuni parroci, dialoganti con tutti, a questo si opporrebbero fermamente!!
      Ele86, hai per caso qualche riferimento sottomano, riguardo a quanto ribadito dal Santo Padre?
      Alessandro ce l’ha senz’altro… 🙂

    2. confermo, io ho chiesto al parroco di far anticipare la comunione alla mia seconda figlia. Quando la grande doveva iniziare il catechismo lei si è mostrata desiderosa di iniziare insieme alla sorella. Dopo averci pensato su (cerco per quanto possibile di separarle, perchè sono talmente vicine d’età che non voglio che crescano in simbiosi) ho parlato un po’ con lei e mi sono resa conto che sarebbe già stata pronta. Ne ho parlato col parroco, facendogli capire che non era perchè mi veniva comodo far fare la comunione insieme alle due bambine. Ho dovuto fargli capire che in famiglia si parla di Dio, che i bambini pregano, che conoscono il senso dell’Eucarestia e che la bambina desidera davvero fare la comunione. Così ha anticipato il catechismo e quest’anno, a 8 anni, farà la prima comunione. In questi giorni si sta preparando per la confessione. E’ commovente rendersi conto di come i bambini si fanno domande sul senso del peccato e del perdono.

  23. Erika

    Ricordo i tempi del Catechismo…purtroppo le persone scelte nel ruolo di catechiste erano spesso le più disponibili, non le più preparate. Queste signore, pur armate di ottime intenzioni, non riuscivano a garantire una qualità adeguata all’insegnamento, per cui si finiva spesso per passare due ore alla settimana a disegnare e cantare canzoncine, che va benissimo, ma non è sufficiente…
    Passata la Prima Comunione, poi, la situazione si faceva tragicomica: i poveri educatori, per non perdere adepti dell’oratorio, si trasformavano in animatori da villaggio turistico e agenti di viaggio.
    Ma alla fine farsi le canne all’oratorio non è meglio che farsele fuori, no?
    In fin dei conti, se a siamo poco esigenti con qualcuno, vuol dire che ci aspettiamo poco da lui.

  24. Velenia

    Ah ah,Erika,mio marito ricorda con vero sconcerto i due anni passati all’ oratorio della sua parrocchia, fra la fine delle medie e l’ inizio liceo,definisce quel posto come un vero luogo di perdizione.Non c’era assolutamente nessuna proposta educativa,secondo il parroco bastavano le mura della parrocchia per trasmettere la fede,ah se i muri potessero parlare!
    In realtà era un ritrovo di bulletti e mio marito era quattr’ossa,ti lascio immaginare il seguito.Se ne andò,naturalmente, e sai dove incontrò la compagnia cristiana che lo affascinò? Ad un’autogestione del suo liceo!

  25. nonpuoiessereserio

    Off topic
    Il martedì i miei ragazzi non pranzano a casa (15-0), oggi è anche uno di quei pochi giorni mensili in cui mia moglie è più “croccante” (30-0), oggi è anche la festa degli innamorati (40-0).
    Arrivo a casa alle 12 e mi preparo sotto le coperte, suona il mio cell., riconosco la suoneria, è Lei…?, scendo a rispondere, svestito, freddo, mi avvisa che è un po’ in ritardo (20 minuti circa).
    Metto a bollire l’acqua e butto giù la pasta. Dal 40 a 0 ad un game a 0 per lei. Morale: mai fare i conti senza l’oste, però a dire il vero avevo anche fame.

  26. Bon giorno e buon San Valentino a tutti. Un bacio grande in particolare a Don Fabio. E’ vero, dire di no si porta dietro un sacco di se e di ma. Ma i genitori, quelli che aiutano i figli non dicono sempre di si.
    Uno dei discorsi più strani ( l’ho capito anni dopo ) che mi ha fatto mia madre a 12 anni è stato: ” Non guardare le madri delle tue amiche che fanno le amiche con le figlie, io sono tua madre, non una tua amica, per questo puoi dirmi sempre tutto ma non aspettarti sempre un si, che ti dia ragione o che ti difenda quando sappiamo entrambe che stai sbagliando “. Funziona da 26 anni.
    Caro Don Fabio, lo ammetto, non mi confesso da una vita,e non entro in chiesa se non per i funerali ultimamente, ma il set non è ancora finito, da quando ti seguo ( posso usare il tu ?) tramite blog, mi sono ritrovata a pensare sempre più spesso che in chiesa un giorno di questi ci torno.

    1. 61Angeloextralarge

      Quando? Non voglio metterti fretta, per carità: ognuno ha i suoi tempi (e i suoi modi) ma lo voglio sapere! Quel giorno un po’ di ringraziamento al Signore lo faccccccccio di cuore! Quasi quasi… penso che mi farò anche un bel brindisi: col vin santo! 😉 😛

        1. 61Angeloextralarge

          Paperella, stavo scherzando! Nel senso che quando andrai a “trovare” don Fabio (cosa che ti invidierò con quel sentire che si chiama “santa invidia”) non è una cosa che mi deve riguardarei. Che c’entra, prego perché succeda, sì, ma, ripeto, i tempi ed i modi li sa solo il Signore. Sarà una cosa tra te e Lui ed è giusto che sia così. Smack!

          N.B.: consiglio disinteressato… NON METTERE FRENI NE’ RETROMARCE, però! 😛

    1. vale

      non so se lo dicevi a me,grazie per l’augurio,ma il mio nome è Pier Angelo(come penso di aver detto molto tempo fa) Vale è venuto fuori poiché avevo concluso uno dei primi interventi con un saluto latino-vale,perlappunto,-ma il potente mezzo-si fa per dire- a mia disposizione,o la tastiera,od io ke son negato ha omesso il nome e lasciato solo il saluto. da lì ho continuato ad usarlo come nikname( economia delle forze: saluto e metto il nomignolo nello stesso tempo……).
      in più non sono neppure innamorato…..attualmente,s’intende…

      1. 61Angeloextralarge

        Vale, dicevo a te! Che ‘mbranata! non ho pensato che potessi avere un altro nome! Va beh, intanto te li ho fatti e per l’onomastico sarai già a posto. Smack! 😀
        Mi piace Pier Angelo! Voglio ricordarmelo…

  27. Io invece vorrei dedicare un Buon San Valentino proprio a tutti, non solo a chi viaggia in coppia, perché esistono tanti tipi d’amore.
    Oggi ad esempio mio fratello mi ha portato un peluche a forma di Papera.
    Anche il nostro è amore!

    1. lidia

      GRazie!!!!! Sei il primo oltre me che se lo ricorda!!
      (IO sono una slavista e per ovvi motivi questa festa la sento particolarmente)

  28. Max

    Proprio perchè si dice sì a Cristo, ci si può trovare spesso a dire di no agli uomini.
    L’importante è agire con retta coscienza.
    E, come ho sentito dire: “se fossi, se potessi e se avessi erano 3 fessi”. Per cui, niente preoccupazioni.
    Con affetto.

  29. Forse non tutti sanno che… tenaci benché poco evidenti legami esistono tra san Valentino e san’Emidio (tra l’altro per un breve lasso i viterbesi del Settecento cercarono di propagandare san V. come alternativa antisismica a sant’E. Un giorno o l’altro scriverò un post nel sito sociale ma oggi no (sono abbastanza provata da un minitrasloco causa controsoffitto pericolante per neve).
    Per ulteriori notizie (su san Valentino) leggete la BQ.
    http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-san-valentino-4506.htm

      1. I terremoti sono catastrofici solo dove ci sono case che possono cascare e s. E. non fa né il muratore né l’impresario edile, quindi mi dispiace ma l’idea non è quella. Io le chiamo ‘strategie spirituali di riduzione del rischio’: cose che la gente metteva in pratica ai tempi in cui i terremoti erano visti non solo come fenomeni naturali MA ANCHE come simbolo di qualcosa che non andava a livello spirituale.
        Discorso lungo e del tutto OT, a richiesta posso segnalare come approfondire.

        1. Te segnala pure, leggerò con piacere.
          O forse vorresti dire che se anche oggi la gente fosse più devota e spirituale, come una volta, ai bei vecchi tempi,
          allora sarebbe anche più portata a seguire quelle strategie spirituali che allontanerebbero dai terremoti in quanto i terremoti strumento di punizione? Come inteso da tanti per il terremoto in Giappone? (ma perché non de
          L’Aquila?)
          Certo discorso lungo…parecchio….abbi pazienza…

          1. OT. Quello che volevo dire è che una volta era normale vedere nelle cose, oltre all’aspetto materiale anche lo spirituale. Anche nel medioevo avevano spiegazioni scientifiche per il terremoto (non erano le nostre ma c’erano). Però per la gente di allora il terremoto non era SOLO quello. Se ti interessa la storia lunga
            http://www.earth-prints.org/bitstream/2122/2549/1/1177.pdf

            In ogni caso, comunque la si pensi in materia di religione, fenomeni storici come il culto dei santi protettori DAL terremoto (o altre cose affini) sono importanti non solo culturalmente ma anche per motivi pratici. Se trovi sant’Emidio venerato in un dato paese, significa che quel posto – in un momento x degli ultimi trecento anni – ha avuto a che fare col terremoto. E questo può essere un dato importante da sapere. Tu parlavi del 2009 aquilano: ecco, magari si sarebbe salvata qualche persona in più se in certi paesi si fossero ricordati che quella tal statua, quella tal immagine nella loro chiesa era un indizio, un segno che lì i terremoti c’erano stati (e dove sono stati in passato, prima o poi saranno in futuro, questa è una previsione che si può fare tranquillamente).

  30. basemarom

    Sant’Emidio è il santo protettore anche di Leporano (TA), paese che adoro e a me caro, la cui festa è il 5 Agosto.

    basemarom.

  31. basemarom

    Sì è proprio il patrono principale che io sappia. Delle chiavi non so dirti nulla, so solo che si fa quasi una settimana di festa in una Leporano estiva piena di villeggianti (perché Leporano ha delle bellissime spiagge, è il Salento del nord). Non vedo l’ora di tornarci.

    Ciao, scusate l’OT.

    P.S.
    Non sono d’accordo con don Fabio che la “sacramentalizzazione di massa ha provocato una Chiesa di atei” piuttosto il motivo è da ricercarsi nel fatto che dopo il CVII ci sono stati troppi preti e religiosi che si credevano laici e troppi laici che si credevano preti. Oltre ad una banalizzazione (appiattimento) estrema della liturgia che fa scappare via i fedeli per vergogna.

    1. Non credo che si possa dire che la secolarizzazione sia colpa del Concilio, in effetti era inizata già parecchio prima e semmai si evince facilmente, ad esempio dalla bellissima omelia conclusiva di Paolo VI, che la preoccupazione dei padri conciliari fu proprio quella di porvi rimedio.
      Se poi il rimedio non sia stato peggiore del male è un altro affare e meriterebbe magari un post tutto intero (io non lo penso, ma capisco che occorre uno spazio adeguato per trattare un simile argomento)

        1. En 2008, la Mission de France fait part, dans une lettre d’information, de ses réserves face à l’encyclique Humanae Vitae, 40 ans après sa publication, en demandant « une plus grande confiance des responsables de [leur] Église vis-à-vis des couples »[2].

          1. La rencontre France-Irlande, comptant pour la deuxième journée du Tournoi des Six Nations, a été reprogrammée au 4 mars prochain, à 16h00. Elle aurait dû se tenir samedi dernier mais avait été annulée quelques minutes avant le coup d’envoi par l’arbitre car la pelouse du Stade de France était gelée.

  32. Pingback: Il vangelo, la cresima ed i sevizi all’utenza | balanbenben

  33. Ho citato il post nel mio blog per parlare di tutt’altro, spero di non aver commesso nè reato nè sacrilegio.
    Commento per dire che a mio parere nella fattispecie del racconto il rifiuto di ascoltare il vangelo non è dovuto ad una presunzione di conoscenza, ma al desiderio di sfuggire ad una conoscenza che se posseduta si intuisce già che porterà alla negazione delle proprie ragioni.

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