Uomini e topi

di Raffaella Frullone

Penso di non essere stata l’unica compulsiva che ieri ha ascoltato e riascoltato la conversazione di sabato mattina tra il comandante della Concordia Francesco Schettino e il comandante della Capitaneria di Porto di Livorno. Se lo sono, ditemelo.
Due uomini. Uno annebbiato, incerto, tentennante, in fuga, l’altro lucido, pronto, presente.


Per la cronaca io perdo lucidità con niente, basta una gomma bucata alle 22.30 in centro Milano, l’ascensore bloccato, un tizio che mi cammina a fianco con aria accigliata e io mi vedo in pericolo di vita.
Persino le mie ansie hanno l’ansia, direbbe qualcuno. Ecco perché non faccio difficoltà a immaginare cosa abbia spinto il comandante Schettino a salvarsi la pelle, ecco perchè in tutta onestà non mi sento di giudicare un uomo che preso dal panico e dalla paura di morire, abbandona una nave che affonda, quindi da domenica provo a legarmi il dito dietro la schiena invece di puntarlo dritto verso il capitano che ha tradito chi doveva condurre in salvo.
Ho provato a  immaginare la madre ottantenne di Schettino, che nel cuore della notte riceve una telefonata dal figlio: “Mamma è successa una tragedia, ma ho cercato di pensare ai passeggeri, ed ora è tutto finito, stai tranquilla”.  E allora ho ritratto il dito accusatore.
Ma allora perché, sospeso il giudizio, ammesso che sì, anche io avrei avuto una paura folle di morire e ammesso che sì, magari anche io presa dal panico, sarei potuta fuggire, ammesso tutto questo, perché questa telefonata mi ha così colpito?
Forse perché non è l’uomo titubante, indeciso, forse codarso, ad attirare la mia attenzione, ma il suo interlocutore. Forse perché i due non sono soltanto i protagonisti ignari di una tragedia, sono due modi del tutto divergenti di essere ufficiali in servizio, due forme diametralmente opposte di comando, due strutture agi antipodidell’essere uomo.
Ecco come si apre la telefonata:
De Falco: «Sono De Falco da Livorno, parlo con il comandante?
Schettino: «Sì, buonasera comandante De Falco»
De Falco: «Mi dica il suo nome per favore»
Schettino: «Sono il comandante Schettino, comandante»
De Falco: «Schettino? Ascolti Schettino. Ci sono persone intrappolate
a bordo. Adesso lei va con la sua scialuppa sotto la prua della nave
lato dritto. C’è una biscaggina. Lei sale su quella biscaggina e va a
bordo della nave. Va a bordo e mi riporta quante persone ci sono. Le è
chiaro? Io sto registrando questa comunicazione comandante
Schettino…».
De Falco non saluta Schettino, non gli chiede come sta, se è svenuto,
se ha paura, se è ferito, se sta bene, con chi sta, niente, nessun
fronzolo, nessun convenevole, nessun accessorio. Gli chiede di
identificarsi e gli dice esattamente quello che deve fare. Punto. Non
gli chiede a che distanza sta dalla nave, se ha i nervi saldi, se si
rende conto della situazione, non cerca di capire come mai ha lasciato
la nave, niente. Gli dice esattamente cosa deve fare. E Schettino,
invece, esita, e cerca di argomentare.
Schettino: «Comandante le dico una cosa…»
De Falco non cambia registro. Inflessibile, fermo, sicuro, tiene le redini.
De Falco: «Parli a voce alta. Metta la mano davanti al microfono e
parli a voce più alta, chiaro?».
Schettino: «In questo momento la nave è inclinata…».
De Falco: «Ho capito. Ascolti: c’è gente che sta scendendo dalla
biscaggina di prua. Lei quella biscaggina la percorre in senso
inverso, sale sulla nave e mi dice quante persone e che cosa hanno a
bordo. Chiaro? Mi dice se ci sono bambini, donne o persone bisognose
di assistenza. E mi dice il numero di ciascuna di queste categorie. E’
chiaro? ».
Tono imperativo, mood autoritario, De Falco elenca le priorità come se stesse citando un regolamento che entrambi dovrebbero conoscere a memoria, come se stesse diramando un comunicato operativo.
All’esitazione risponde con decisione, al tentennamento con fermezza, non lascia spazio ad altro che non siano ordini da eseguire.
Ora, se io fossi la mamma, o la moglie, o la sorella, o la figlia di Schettino, sicuramente penserei che De Falco non sia altro che un freddo ufficiale senza cuore, direi che è duro, prepotente, cinico.
Invece, questo De Falco lo ammetto, mi affascina. E non credo di essere l’unica dal momento che la telefonata rimbalza da un tg all’altro, viene postata sulle bacheche di facebook, twitterata in tutte le salse,  linkata, cliccata al grido di “De Falco eroe nazionale”.
Come ha fatto quest’uomo in 4 minuti di telefonata a conquistarci tutti? Cosa hanno le sue parole di così seducente? Perché vorremmo tutti avere un  De Falco accanto per amico? Non dovrebbe sembrarci prepotente e arrogante con quel suo modo di rivolgerci al suo conterraneo, reo di aver abbandonato là  il villaggio vacanze mentre affondava?
Generalmente non ci piacciono i tipi che si impongono, quelli che comandano, quelli che ordinano. Non ci piace così tanto che qualcuno ci ricordi i nostri doveri, o che ci rimproveri aspramente quando manchiamo, non solo, solitamente mal sopportiamo l’autorità, sia esso il capo ufficio o il vigile che ci fa la multa, quindi?
De Falco ci piace perché è un capitano che prima di chiedere ha detto sì, che vive la sua divisa come missione, che sente una vocazione. Il suo tono autorevole ci conquista perché non impone la sua autorità, ma antepone un bene più grande per il quale ha dato la vita e considera scontato che l’ufficiale cui si rivolge abbia fatto lo stesso, parla in nome di una disciplina condivisa, di un giuramento fatto, di un’adesione totale ad un mandato.
Comanda, dirige, ordina perché prima è “in servizio”. Dal basso di chi serve si rivolge ad un suo pari per richiamarlo al suo compito, il bene della nave che ha abbandonato, le vite delle 4000 persone che doveva condurre a riva, che doveva guidare.
De Falco ci piace perché è uomo fino in fondo, perché sa che le priorità sono “donne, bambini, persone bisognose di assistenza”, perché sa che chi comanda non è chi si prende il merito dei successi ,ma chi prende decisioni, indirizza, orienta e soprattutto è presente.
De Falco sa che chi comanda non lascia timone, nemmeno nella tempesta.
Sa che Schettino avrebbe salvato sé stesso dal mare, ma avrebbe tradito, prima che i passeggeri, la sua stessa missione, la sua promessa, la sua vocazione. De Falco esprime integrità, dignità, moralità, si permette di strattonare un suo parigrado ricordando in virtù del fatto che sono entrambi “in servizio”, entrambi per gli altri, entrambi servi, ultimi.
Proprio per questo il capitano deve essere l’ultimo a lasciare la nave, perché chi comanda deve essere pronto a morire.
E a noi piace sentire uno che comanda che ce lo ricorda, che lo ricorda a chi abbandona la nave che affonda e a tutti quelli che scambiano il comando con il potere e il successo.

125 pensieri su “Uomini e topi

  1. Miriam

    Ciao Raffaella,
    ti ringrazio perché, non ci crederai, mai in questi giorni non ho visto un telegiornale e non avevo sentito la telefonata, anche se ovviamente ho sentito parlare della tragedia e ho pregato per tutti.
    E’ vero, ci è richiesta una presenza coraggiosa e vigile che ‘costa’ sempre, a volte molto… ma dalla quale non possiamo e non dobbiamo sottrarci, perché ne va della ragione per cui siamo qui e non dobbiamo né eluderla né fallirla… e non accadrà se ci ricordiamo che non siamo soli e c’è un’altra Presenza che ci accompagna e ci sostiene.

    1. Joe

      Ci sono persone che rischiano la vita per salvarne altre, ci sono persone che pensano solo alla propria pelle.

      Ma se c’è qualcuno che si è salvato, è per merito di eroi UMANI. Non è certo grazie alla Presenza, qualunque essa sia.

      1. giuseppe

        non credi a questo genere di “Presenza” ed è una tua libera e responsabile scelta; ma conseguentemente ammetterai che non la conosci, per cui evita di esprimere giudizi tanto certi e lapidari su ciò che non conosci, per rispetto di chi invece ha scommesso la propria vita sulla sequela di quella “Presenza”. Che, detto per inciso, si chiama Gesù Cristo, giusto per evitare fraintendimenti e che, per chi crede il Lui, ha un certo peso in gioco, nei modi che Lui e non noi conosciamo, in materia di salvezza dell’uomo. Grazie per l’attenzione

    2. Alessandrog

      Ciao Raffaella,
      vorrei solo aggiungere un altra ipotesi riguardo il comportamento di De Falco, la sua autorevolezza, la sua fermezza ed i suoi ordini ovvero di fronte alle emergenze (chi dirige le emergenze nella Protezioni Civile lo sa bene) c’è bisogno di questo tipo di comunicazione, di coordinamento, di “dar ordini” se vogliamo e ciò è fatto nel miglior modo possibile se viene da chi non è coinvolto in prima persona nella tragedia.
      Il Capitano De Falco ha fatto quello per cui è stato preparato, in modo esemplare, come chi coordina le forze di Protezione Civile nella fase d’emergenza.
      E’ anche vero però che ci si prepara per gestire le emergenze al meglio, si fanno e esercitazioni, ci sono preparazioni specifiche con psicologi (per le comunicazioni verbali e non verbali), etc.
      Quindi va bene il riconoscimento del comportamento esemplare, però secondo me non eroe, ma solo uomo che ha ben svolto il suo lavoro

  2. La telefonata ed, in particolare, questo tuo post mi hanno fatto pensare al ruolo genitoriale, o meglio, a quello che dovrebbe essereun genitore: guida autorevole, che esprime ” integrità, dignità, moralità”, la voce ferma che ricorda ai figli la strada giusta da prendere, il dovere, che esprime certezza…
    Purtroppo spesso siamo degli Schettini, tentennati, dubbiosi, fragili…
    Da sempre ho sentito mia madre dire che i bambini hanno bisogno di limiti perché sono i limiti a dare loro la sicurezza, sono i no che diciamo che contano, molto più dei si: Lei ripeteva sempre alle mie sorelle alle prese con i loro pargoli: “il lavoro dei bambini è testare i limiti, loro si spingeranno sempre oltre se non li farete vedere fin dove possono arrivare. Un giorno lessi una cosa che mi ricordò i consigli di mia madre, diceva di provare ad immaginarci al centro di una stanza completamente buia. Che sensazione proviamo? Paura, sgomento. Come ci muoviamo? Piano piano, perché non sappiamo dove siamo, con le mani avanti, cercando un appiglio. Quando troviamo una parete, che sollievo! Finalmente qualche certezza, possiamo seguire appoggiandoci ad essa, cominciamo a capire com’è fatta questa stanza. Quel limite ci tranquillizza, ci rasserena. Ecco, così sono i bambini in questo mondo, cercano i muri nei quali appoggiarsi. E noi genitori abbiamo il dovere di erigerli.
    L’autorevolezza di De Falco è rasserenante, non opprime, protegge.
    I genitori dovremo essere come lui che “all’esitazione risponde con decisione, al tentennamento con fermezza”, invece ai giorni d’oggi vedo tanti genitori come Schettino che si è dimostrato “titubante, indeciso, forse codardo”. Genitori che prendono il loro compito con leggerezza e, ai primi segni di allarme minimizzano, fino a scappare di fronte alla nave che affonda, come se non fosse una loro responsabilità.

  3. giovanni dm

    Ecco il trucco della sottomissione! La moglie sottomessa, lk_omo comanda (?!) e quindi è il primo a morire.
    Come previsto da San Paolo, e confermato sia dalla natura sia da Costanza…

  4. nonpuoiessereserio

    La telefonata rientra in modo inequivocabile nell’immaginario collettivo per il netto contrasto di personalità e carattere che trapela dalle due voci.
    Sembra una scenetta degna del miglior Totò se non fosse per la tragica realtà della vicenda. Nella fantomatica scenetta noi sposeremo la parte di Schettino perché è più umanamente debole.La sua figura ricorda non poco il Don Abbondio, questo comandante non ha neppure l’astuzia di spegnere il telefono, cerca di smarcarsi in malo modo, non si sottrae alla evidente superiorità del collega. Ha solo un’enorme fifa, sa di aver fatto una cazzata titanica. L’altro comandante fa solo il suo dovere, quale altra telefonata avrebbe potuto fare? La sua posizione è quella di una persona che ha capito la gravità dell’accaduto e dall’esterno cerca di guidare il collega. In lui ho colto l’autorevolezza ma anche l’umanità, ha capito di aver a che fare con un vigliacco e cerca di responsabilizzarlo. Come dice Daniela, ricorda molto la figura di un padre. Piuttosto come scrivevo ieri sarebbe interessante esaminare la vigliaccheria di tanti uomini del nostro tempo che abbandonano la nave della famiglia, dei figli alle prime difficoltà o ancora peggio sedotti da qualche sirenetta con le tette finte.

  5. Gabriele

    Dopo aver appurato che in Italia il 95% della popolazione (maschia, almeno) è esperta di calcio, scopriamo che è anche comandante in prima della marina.

    Ho letto anche numerose risposte del personale che hanno difeso il comandante testimoniando esattamente il contrario; antica fedeltà marinara?

    4500 persone (di cui almeno 2000 in preda al panico) evacuate al buio in due ore con una nave coricata su un fianco?

    Io aspetto i risultati dell’indagine (ed ancora si discute sull’affondamento dell’Andrea Doria!).

    Ottima la riflessione sul ruolo del padre, e quello dell’impresario citato da Paolo Pugni!

    1. JoeTurner

      qui non si sta giudicando l’operato del capitano, non sono marinaio e non ho gli strumenti per giudicare, ma il comportamento dell’uomo e lì qualche strumento ce l’ho.
      non ho bisogno degli inquirenti o di perizie tecniche per riconoscere la pavidità la vigliaccheria, l’assenza di senso del dovere e la mancanza di onore

  6. Sarò fissato, e in genere quando si comincia così è perché è vero e non lo si vuole ammettere, e a me piace astrarre, salire di livello e leggere la trama che sta sotto la realtà, prendendo Schettino e DeFalco come archetipi, icone di ciò che rappresentano, maschere della commedia italiana.

    Quindi da un lato io prima di tutto, tanto un magistrato che mi scarcera lo trovo, gente in rete che attribuisce le responsabilità ad altri le trovo (dopo il benaltrismo! il centraltrismo?).

    Dall’altro il custode dell’onore, della responsabilità personale.

    Il dramma è che i DeFalco ci piacciono quando non hanno a che fare con noi, perché se l’inflessibilità la mostrasse il vigile, vedi che Schettinismo ci prenderebbe.

    E allora mi chiedo, e qui mostro proprio il chiodofissismo: perché siamo diventati così? perché siamo il paese dove si sfaretta per avvisare della presenza dei caramba il suv che procede a 280 km/h nella stradina di provincia salvo poi accusare i ricchi arroganti che investono con il loro macchinone una scolaresca (magari era il medesimo…)?

    Perché ci hanno insegnato (chi? io mi ostino a dire la cultura sessantottina, nana sulle spalle di giganti dell’antivalore) che io vengo prima, che io esiste, che quello che conta è essere libero di fare quello che voglio, che non devo chiedere mai.

    Perché poi finisce che facciamo proprio così…

    E quando si affonda e ci scappa il morto, allora tutti con DeFalco, la rassicurante immagine dell’etica, dell’esistenza di un bene e di un male a prescindere, di un dovere che si deve fare perché sì, che sta in piedi solo se c’è qualcosa di più grande delle mie voglie.

    1. lidiafederica

      io sono d’accordo sul ’68,ma c’è di più. L’Italia arrangina e “che schifo i tedeschi che rispettano le regole, l’ “aiutino” e la raccomandazione… sono cose che il ’68 ha acuito, ma che c’erano già.
      Anche a me spaventa l’irresponsabilità degli automobilisti, dei genitori permessivisti (anche se l’autoritarismo non era meglio) e sono certa che la situazione stia degenrando sempre più – anzi, in altri posti è peggio che da noi. però, diciamocela tutta: quelli che si sono inventati le magliette con su la cintura di sicurezza falsa, e quelli in motorino in 3 senza casco, e quelli che la mafia e la ‘ndrangheta e al rosso passo uguale tano non c’è nessuno e la fattura non la faccio etc etc etc. hanno radici più antiche del ’68.

  7. Sulla vicenda in sé, sottoscrivo quanto ha detto Gabriele. Al massimo aggiungo un ringraziamento a nostro Signore se mi manca la stoffa per fare la tricoteuse.

    L’aspetto veramente agghiacciante della vicenda è il modo in cui il mondo dei “costruttori dell’informazione” l’ha affrontata e continuerà certamente ad affrontarla. Ieri sera è stato richiamato in servizio perfino Cesare Lombroso – testualmente – per dire che il comandante della Concordia “ce l’aveva scritto in faccia”.
    La sola voce umana che mi sia capitato di sentire, quella di Giuliano Ferrara, ieri sera, da “Radio Londra”.

    1. 61Angeloextralarge

      Smack!
      Al comandante è stato affibbiato di tutto. non lo giustifico né lo condanno: aspetto, come dice Gabriele! Ma a me questa gara al massacro di Schettino non piace! Quanti di noi avrebbero fatto la stessa cosa? Non mi piace nemmeno l’esaltazione eroica di De Falco: ha fatto il suo dovere, come “avrebbe” dovuto fare Schetino. La freddezza ci sta tutta: lui non era a bordo e non rischiava nulla di suo. L’eroismo vero è di quelli che “a bordo”, cioè nel medesimo pericolo degli altri passeggeri, si sono dati da fare per la salvezza altrui. L’eroismo è di quei sommozzatori che in un modo rischioso si immergono. L’eroismo è di quelli che rischiano personalmente, non di quelli che ordinano cosa fare, stando in porto. Comunque De Falco mi piace perché, rischiando o no, ha saputo guidare le cose.

  8. vale

    …ero lì,lì per no dir nulla,ma…
    a me è sembrata la telefonata di uno che tenta di scuotere una persona in evidente stato di choc,(la letteratura sugli stress da disatstro o da guerra-in situazioni estreme,insomma, è oramai abbondante). e lo deduco dal fatto che il livornese si dice preoccupato-non nella telefonata,ovviamente-del “tono” del comandante della nave.come se fosse stato su un altro pianeta.
    in subordine che da un ufficio a fare i “fenomeni”son buoni tutti( questa è l’interpretazione più cattivella…) oltretutto, nella storia italiana, tutti ‘sti fenomeni d’onore ed attaccamento al dovere-fra gli alti ed altissimi gradi,sembrerebbe non siano così abbondanti…
    per cui chi appare- comedice la Frullone-uomo fino in fondo,lom vorrei prima vedere alla prova in situazioni simili….

  9. Erika

    Generalmente sarei d’accordo con Gabriele ed Emidiana e ci andrei con i piedi di piombo prima di pontificare sull’operato di qualcuno in un settore di cui non so nulla, però qui non si sta discutendo di sistemi di navigazione. Gli errori di valutazione, purtroppo, faranno sempre parte delle umane esperienze.
    Da come si affrontano quegli errori si capisce il tuo valore e purtroppo Schettino li ha affrontati proprio male.( Il suo errore più grave comunque è stato quello di voler fare il comandante di nave.)
    Chi in queste ore non si sta affatto prendendo le proprie responsabilità è la stampa, che a mio parere rischia di spingere una persona al suicidio, allungando ulteriormente la lista delle vittime.

    1. Gabriele

      Condivido in pieno il secondo post di Paolo Pugni: bisognerebbe esserci stati in certe situazioni per giudicare un comportamento (che all’APPARENZA sembra completamente inadeguato) pensando anche a come ci si trova dopo aver fracassato una nave da 290 metri con sopra 4500 persone.

      Ma soprattutto, al di la delle giuste riflessioni su modi e comportamenti che dovrebbero ispirare la NOSTRA condotta quotidiana, cosa serve questo accanimento su una persona, che arriva fino all’insulto?

      1. condivido l’idea di aspettare, non la giustificazione “pensando anche a come ci si trova dopo aver fracassato una nave da 290 metri con sopra 4500 persone.”
        E’ il tuo lavoro bellezza. Altrimenti vai a fare il casellante.
        Questo mi appare come buonismo.
        Ciò detto, concordo con l’inutile accanimento: ma in Italia piace -ce l’ha insegnato la stampa e certa politica aggressiva- cercare sempre e soltanto UN colpevole, di tutto.

      1. Perdonami Vale, se chiedo rispetto per chi, credendo in chiacchiere come queste, allo scoppio della seconda guerra mondiale ha chiesto di essere reimbarcato (quando per età e carichi familiari avrebbe potuto evitarlo), tra il 1940-1941 si è fatto tre naufragi, di cui uno con nove ore a mollo la notte di un 13 dicembre e si è pure guadagnato una medaglia d’argento per il comportamento tenuto prima di abbandonare la nave. Essendo un sottufficiale, non il comandante.

        1. caspita Emidiana! ma sai che anche io avevo uno zio (era ufficiale ma non so il grado che avesse allora) che fu vittima di un siluramento ed ebbe la medaglia d’oro per aver salvato dei compagni?!
          chissà se era sulla stessa nave del tuo parente…
          so per certo che furono soccorsi dagli Alleati e portati in Sicilia.

        2. vale

          abbiate pazienza, se si comincia con i casi singoli non se ne esce più.
          Chi ha anche solo letto “navi e poltrone” ne ha un ‘idea di quel che volevo dire.
          .io,ke storico professionista non sono, ma che di storia e cose militari ne ho lette a iosa -e non entro nel merito-sa di che parlo. e perlappunto il caso citato da emidiana è di un sottufficiale.non di quegli alti gradi( ma stavo parlando proprio di quelli alti alti) che senza aver mai visto il fronte sproloquiavano di strategie e tattiche.

  10. giuseppe

    Per chi solleva il dubbio che forse si è già mediaticamente impiccato il reo prima ancora che venga fissata la corte che lo dovrà giudicare, la risposta tipica è “ma come? Con quello che si sente dalla registrazione!”. Appunto, mediaticamente già impiccato. A me, a prescindere, il metodo non piace. Leggo che ancora non è chiuso il caso “Andrea Doria”: cos’è, si vuole abbassare la media con Schettino? Ripeto: il metodo non mi piace

  11. Mi piace l’impostazione di Paolo e la condivido. Credo che sia De Falco stesso il primo ad essere sorpreso di questi onori che oggi gli vengono tributati.
    La prevalenza del cialtrone oggi è tale che ci porta a considerare eroici dei comportamenti assolutamente normali. Il comandante De Falco è l’uomo giusto al posto giusto: un comandante competente che sa comandare, tutto qui.
    Con un po’ di malizia temo che onorare De Falco come un eroe sia in fondo un colossale tentativo di autoassoluzione collettiva. Poiché ci sentiamo un po’ tutti Schettino, come candidamente anche Raffaella ammette, dire che ciò che dovrebbe essere la normalità è eroismo ci assolve perché in fondo mica tutti son tenutio ad essere eroi e di De Falco ne basta uno.
    Ma uando, quando in questo paese competenza e responsabilità torneranno ad essere viste come la normalità?
    E adesso torno a fare i bagagli…

  12. Francesco mangia

    Non ci dormo la notte,ma non riesco in nessun modo ad assolvere o scusare Schettino. Tutti noi quotidianamente( pensa a medici, carabinieri, pompieri ecc.) anche semplici genitori, siamo chiamarti a violentarci per vincere le nostre ansie e le nostre paure. Dicono che per essere eroi bisogna essere degli incoscienti io aggiungo che chi lo e’in quel momento e’ in una sana incoscienza. In quanto al com. De Falco invece di pensare a fare bella figura sapendo che la telefonata veniva registrata, perché’ non ha dato ordine di calare con un elicottero un unita’ di crisi per coordinare l’evaquazione della nave? Percio’ io io a uomini e topi aggiungo uomini e chiacchieroni.

  13. Joe
    18 gennaio 2012 a 00:54 # “Ci sono persone che rischiano la vita per salvarne altre, ci sono persone che pensano solo alla propria pelle.

    Ma se c’è qualcuno che si è salvato, è per merito di eroi UMANI. Non è certo grazie alla Presenza, qualunque essa sia.”
    Sono d’accordo.
    Quando don Fabio dice. “quando competenza e responsabilità etc…?”
    Eppure come mai tutti i giorni tutti noi si monta sui treni sugli autobus sulle navi sugli aeroplani che migliaia di persone guidano e controllano (o no, non controllano, nessuno?).
    Paolo Pugni piglia solo aerei navi automobili treni guidati da non-sessantottini (cosiddetti)? E come fa a sapere se sono stati o no sottoposti a test-psicofisici adeguati?

    1. La competenza del medico non deprime in nulla l’efficacia della medicina.
      Ringrazia il medico, ma non disprezzare la medicina, perché non si è generosi fino all’olocausto “per natura”, se nella natura – e nella sua legge – non vogliamo ammettere un seme di eternità.

    2. vale

      basta vedere quanti anni hanno. ( basta anche una stima approssimativa ad okkio) e zac,tagliati via i ’68ini….
      (tra l’altro quello che adesso sbeffeggiano tutti come coniglio della Concordia,fino a qualche giorno fa sarebbe stato considerato un gran uomo di mare,visto la carriera fatta….),
      e comunque,dai video visti, la gente ,se non urlava od imprecava,(al secondo grosso sbandamento) pregava. non invocava come un mantra la protezione civile.
      agiscono gli uomini.si prega Dio perchè faccia fare agli uomini la cosa giusta anche per noi…

      1. Perché pretestuosi e fuori tema?
        Hai parlato te della cultura sessantottina,
        Bisognerebbe andare a vedere (con tutti i rapporti numerici opportuni) quanti disastri sono accaduti prima del ’68 e quanti poi, in percentuale…
        Io credo più o meno uguale…..
        i

  14. Non so bene come funzionino le assunzioni e i passaggi di grado nella Mercantile. Però posso dire, visto che come alcuni di voi già sanno mio marito è Capo di Terza della Marina Militare, come si entra e come si sale di gerarchia in questo corpo, da cui nasce anche la Capitaneria di Porto (da un po’ di tempo staccata dalla Marina Militare, ma con accessi comuni e percorsi simili). Per entrare in questi corpi ci sono non solo concorsi, ma anche corsi e test attitudinali, oltre ovviamente ad una disciplina che insegna il rispetto dei ruoli e la divisione delle categorie (per esempio, un sottufficiale non mangia allo stesso tavolo degli ufficiali, come un marinaio semplice dorme in camerate distinte da quelle dei sottufficiali, oppure non accede al “quadrato” che non gli compete per i momenti di svago a bordo). Qui non posso che dare ragione a Giuliano Ferrara, quando dice che nel mondo attuale manca completamente il concetto di autorità e conseguente responsabilità.
    Non voglio mettere sul piedistallo dell’eroismo il comandante De Falco, perchè mi sembra evidente che ha mantenuto i nervi saldi non solo perchè era pacificmante a terra, ma perchè ha naturalmente e consapevolmente messo in atto il suo ruolo, ha invitato e poi imposto l’osservanza di un codice al povero e sciagurato Schettino. Il quale evidentemente non era assolutamente in grado di mantenere al lucidità e il polso che si conviene a un uomo che porta una nave di decine di tonnellate. Ho presente ex colleghi di mio marito che sono stati buttati fuori ai corsi perchè si rifiutavano di tuffarsi in mare da una altezza di venti metri, ho conosciuto ragazzi che non hanno superato test attitudinali pscicologici per l’ingresso in Marina. E meno male per loro e per noi!
    Ok. Siamo tutti un po’ Schettino. Ma qui si parla di un uomo che è stato incaricato di portare una nave immensa con un carico umano di 4200 persone. Si tratta di vita o di morte. Quando una donna è alle prese col travaglio del parto si spaventa del dolore che sta provando e non vede l’ora dche tutto finisca. Ma nel momento cruciale, quando la testa del figlio è a metà tra il dentro e il fuori, la mamma tira fuori tutto il suo coraggio, perchè sa che indietro non si torna, è una realtà. E quando hai la percezione che da sola non ce la fai guardi l’ostetrica che ti incoraggia, hai una guida che ti dice che devi essere tutta presente a te stessa e ubbidire alla realtà.
    Ok, comprensibilissimo essere terrorizzati, spaventati, ma avere di fronte uno che ti dice cosa devi fare perchè tu sei così fuori di zucca da non capire niente, mi pare già molto.

      1. Marta F.

        concordo su tutto…anch’io ho subito pensato al possibile stato confusionale del comandante della nave, ma non sono riuscita spiegarmi come é possibile, eppure lo é stato, che una città galleggiante sia stata affidata a questo (tipo di) uomo…mi sono chiesta se avesse mai fatto un test attitudinale etc…!tutti possono fallire e tutti falliamo quotidianamente, ma la mia fiducia nelle istituzioni militari, trasmessami da mio padre, mi porta a stupirmi profondamente del fallimento di quest’uomo…e lotto contro me stessa affinché lo stupore non scada nel giudizio. Ammetto pero’ che é difficile…

  15. Erika

    Mio marito, da ex incursore del Comsubin, mi dice che qualunque addestramento, per serio e duro che sia, non ti può preparare allo shock emotivo di trovarti davvero in una situazione di “criticità”.
    Io, più che come Schettino, ammetto di sentirmi come De Falco: conosco la procedura, saprei spiegarla ad altri, ma ho sempre avuto la fortuna di essere al chiuso e al caldo e non in piena notte, di fianco a una nave che affonda…

    1. Alessandro

      Va bene tutto, ve bene che gli addestramenti simulano e una simulazione non è realtà nuda e cruda e scabra, capisco il panico e lo spaesamento che in combutta cercano di assalirti quando sai di averla combinata tremenda e sei al freddo al buio su una gigantesca nave pencolante. Ma, considerato tutto ciò, un comandante, un uomo in certi frangenti deve scovare in sé delle sode doti di coraggio, di orgoglio, di onore, di responsabilità, di fermezza, di dignità, di autodisciplina. Poco importa se l’addestramento gliele abbia allevate a puntino, queste doti, o se il comandante debba per l’occasione sfoderare qualità di cui forse la preparazione professionale non basta a munirti a sufficienza e indefettibilmente.
      Un uomo al comando di una nave con 4000 persone a bordo deve sapere estrarre da sé risorse reattive che magari nemmeno sospettava di possedere: non c’è panico che tenga, se siamo uomini non possiamo cincischiare e in definitiva disertare sapendo che tante vite umane ci sono affidate.

      1. ecco, bravo! infatti ho citato l’esempio della partoriente perchè, almeno così è successo a me, al momento cruciale ho tirato fuori una grinta che non sapevo di avere, per quanto dopo un ottimo corso pre-parto avessi più o meno chiari i passaggi del travaglio.

        1. Alessandro

          ecco, sì, l’esempio della partoriente in effetti rende proprio benissimo l’idea di quello che voglio dire!

  16. Cristian Ricci

    Credo che nella riflessione debbano rientrare anche questi elementi: La società sapeva di questi passaggi e quante volte la Capitaneria di Porto ha monitorato questi passaggi e non ha mai rilevato nulla di anomalo. Questo lascia intata la responsabilità personale del Comandante per il suo errore e la sua fuga, ma certamente, visto che trattasi di fatto notorio a tutti, allarga le responsabilità. Grazie

    1. 61Angeloextralarge

      Concordo. La responsabilità, anche se comandante, non è mai di una persona sola.

      “Vi ho udito spesso parlare di chi commette un torto come se non fosse uno di voi, ma un estraneo, uno intruso nel vostro mondo. Ma io vi dico che anche il santo e il giusto non possono levarsi oltre l’altezza che è in ciascuno di voi, così il malvagio e il debole non possono cadere più in basso della bassezza che ugualmente è in voi. E come una singola foglia non ingiallisce senza la muta consapevolezza di tutta la pianta, così chi compie il torto non può farlo senza il volere nascosto di voi tutti. Voi camminate insieme verso il vostro io divino come una processione. Siete la via e i viandanti. E se uno cade, cade per quelli che sono dietro, un avviso del sasso che l’ha fatto inciampare. E cade per quelli che ha davanti, che più veloci e con piede più sicuro, non hanno rimosso l’ostacolo. E anche questo vi dirò, benché le mie parole potranno esservi di peso: l’assassinato non è irresponsabile della propria uccisione, e il derubato non è privo di colpa nel furto che ha subito. Né il giusto è incolpevole degli atti del malvagio, né chi ha le mani bianche è netto nelle azioni del criminale. Sì, il colpevole è spesso vittima dell’offeso. E anche più spesso il condannato porta il fardello per l’innocente irreprensibile. Voi non potete separare il giusto dall’ingiusto e il cattivo dal buono; perché essi stanno insieme davanti al sole, come se il filo nero e il filo bianco fossero insieme intessuti. E quando si rompe il filo nero, il tessitore rivedrà tutta la tela, e dovrà esaminare anche il telaio. Se uno di voi volesse giudicare una moglie infedele, metta sulla bilancia anche il cuore del marito, e misuri la sua anima col metro. E chi volesse frustare l’offensore scruti lo spirito dell’offeso. E se qualcuno di voi, in nome della giustizia, volesse abbattere la scure sopra il tronco malato, osservi le radici; e in verità, troverà le radici del bene e del male, le infeconde e le fertili, tutte intrecciate nel cuore silenzioso della terra. E voi giudici che volete esser giusti. Quale sentenza emanate contro chi è onesto nella carne ma è ladro nello spirito? Che punizione date a chi uccide nella carne, ma è egli stesso ucciso nello spirito? E come processate colui che con gli atti inganna e opprime, eppure è afflitto e oltraggiato? E come punirete coloro il cui rimorso è già più grande che il loro misfatto? Non è forse il rimorso la giustizia amministrata proprio da quella legge che servireste contenti? Tuttavia non potete imporre il rimorso all’innocente né toglierlo dal cuore del colpevole. Non chiamato esso chiama nella notte, affinché gli uomini si sveglino e scrutino se stessi. E voi che volete capire la giustizia, come potrete farlo se non studiando ogni fatto nella pienezza della luce? Solo allora saprete che l’eretto e il caduto sono un unico uomo che vive nel crepuscolo fra la notte del suo io pigmeo e l’alba del suo io divino, e che la pietra angolare del tempio non è più elevata della pietra più bassa delle sue fondamenta. (Gibran Kahlil Gibran, da La colpa e il castigo – Il profeta)

  17. JoeTurner

    Anch’io sono d’accordo con Ferrara; Schettino si è comportato in maniera disonorevole, il problema è dare ancora un significato alla parola onore….scusa Emidiana ma non pensi anche tu che bisogna chiamare le cose con il proprio nome?
    leggendo del comportamento di Schettino non è legittimo pensare che si sia comportato da vigliacco? altrimenti quali sono i parametri, quali i punti di riferimento?

  18. vale

    e qui si arriva al punto.che lui sia colpevole non ci piove.l’ha ammeso lui stesso. come ricordavano qui sopra: lo shock emotivo -che varia da persona a persona fino a paralizzare anche quello che era un’attimo prima un coraggioso o temerario.questo per il dopo disastro.
    ma tutti quelli che sapevano della routine di queste “bestie”enormi che passano vicino a riva? un attimo di distrazione ed ecco il fattacci.ma fino a ieri,tutti quelli che sapevano e vedevano (dal simndaco del Giglio all’ultimo marinaio della capitaneria di porto,ai pescatori ecc.) nessuno che abbia mai “ufficialmente “proibito simili esibizioni?no
    perché finché tutto è andato bene,faceva piacere agli isolani,ai turisti sulla nave,al vecchio lupo dimare omaggiato,ai responsabili che l’avrebbero dovuto impedire ma che si sa,è un usanza marinaresca,lasciamo correre…e via così

    1. lidia

      giusto, non avevo letto questo commento prima di scrivere il mio. il vero problema non è lo Schettino, è l’ignavia di larga fetta di cittadini e autorità. Poi sono capace acnhe io al telefono di dire a uno che deve fare il proprio dovere (scusate, ma credo che ciascuno di voi si sarebbe comportato come De Falco, che altro doveva fare?) – il fatto non è fare il proprio dovere durante la tragedia, è far sì che la gragedia non succeda proprio!E le Capitanerie di Porto che facevano le altre volte? Un sorrisino : guarda che bella la navicella che passa nelle acque della riserva marina del Giglio?
      Ma questa è l’Italia da pazzi.
      E le cifre dei dispersi: 12, 28, 14…le ambasciate di mezzo mondo sono in****te nere con noi e la faciloneria italica, e a ragione!
      Io fra un sistema che permette tali abusi per ANNI e un capitano vigliacco una notte, scusate, ma non so chi è peggio.

  19. Adriano

    Buongiorno

    Mi sento di concordare con Erika, quando dice che nessun addestramento prepara al 100% e quando sottolinea come sia facile dare degli ordini a distanza, senza essere coinvolto direttamente e rischiare di persona. Per dirla con le parole di un comico savonese: “Son tutti finocchi, col c**o degli altri!”. 🙂

    Poi ognuno può vederci gli eroi(smi) o i codardi(smi) che vuole, trarre le lezioni di vita che già sa o trovare la prova della mano della Provvidenza in cui già crede. Ma anche no.

    Buona giornata.

    1. JoeTurner

      giusto, Ognuno!
      non si è mai oggettivamente codardi o coraggiosi, Ognuno può applicare il proprio metro

  20. Erika

    Ciao, Adriano, bentornato! 🙂
    La mia era un’autocritica e una critica a chi vuole forzosamente fare un eroe di Di Falco…
    Per quanto riguarda lo sciagurato Schettino, concordo con Joe (mi fa strano chiamarti Joe…) .
    Certe cose vanno chiamate col loro nome e quella di Schettino è proprio VIGLIACCHERIA.

  21. Sinceramente, trovo che oggi ci vogliano parecchie palle sotto per dire ad un altro quello che deve fare. Anzi, il fatto di stare da un’altra parte nel momento critico rende ancora più difficile e carico di responsabilità dare delle indicazioni chiare e nette. Poteva forse dire “mah, veda lei quello che si può fare… giudichi da solo la situazione, io mica sto lì… come faccio a giudicare”…???!!!

    1. Erika

      Giuly, non sto dicendo che Di Falco non abbia nessun merito, solo che oggettivamente non è un eroe, è un uomo serio che ha fatto il suo dovere (e non è poco…).
      E’ lo stesso ragionamento che sempre fa mio marito quando si parla dell’eroismo dei militari morti nelle varie guerre riferendosi, prima di tutto, a se stesso: “andare in guerra non è in sé un atto di eroismo. Quando partivamo sapevamo dove stavamo andando e a fare che cosa. E sapevamo che c’era la possibilità, niente affatto remota, di non farcela.”
      Ecco, io condivido: l’eroismo è retorica, la capacità di portare a termine il proprio dovere non è eroismo, è qualcosa forse di ancora più prezioso.

      1. JoeTurner

        d’accordissimo. non ce accorgiamo ma insieme alle parole ci rubano i concetti, i pensieri, i valori che associamo a quelle parole: se è eroe chi fa il proprio dovere non ci sono più le parole per definire chi realmente compie atti di eroismo.

    2. mai parlato di eroismo.
      Dico invece che oggi fare il proprio dovere, osservare il proprio ruolo è un atto coraggioso, quando tutti alzano le mani “ognunisticamente” dicendo che le cose hanno nomi intercambiabili, che la codardia si può chiamare anche psciche instabile. Coraggioso è stare davanti alla vita e alla realtà come si presenta, in un mondo che scappa dall’altra parte magari con etichette ideologiche.

  22. 61Angeloextralarge

    Giusto! Infatti ritengo che abbia saputo fare bene il suo dovere, con competenza ma soprattutto assumendosi le responsabilità di quello che stava facendo. però da qui a farne un eroe ce ne vuole! E’ questa esaltazione che, secondo me stona. E, come è già stata detto, De Falco stesso ne sarà probabilmente meravigliato (e sinceramente spero che lo sia!).

  23. vale

    non è un atto coraggioso in sé fare il proprio dovere. è anche vero che ,visti i tempi, può essere considerato tale. vorrei chiarire che non intendevo mettere in dubbbio il coraggio-presunto- ed il senso del dovere del de Falco. è che le iperboli usate nei confronti di un signore che ha fatto e detto semplicemente quel che il suo ruolo richiede-viste le circostanze- mi sono sembrate eccessive. oltretutto è pagato da tutti noi per fare quel che ha fatto. e ci si aspetta che faccia proprio questo.
    resta sempre da capire com’è che nessuno,fino ad oggi abbia fatto controlli,dato multe,insomma, fatto qualcosa per impedire che si facessero le “bravate” che hanno causato il disastro…..(ancorché autorizzate,come sembrerebbe. ma uno che controlli che non si ecceda ci dev’essere.)

  24. Erika

    Scusate, ma a me sembra che Schettino fosse la punta di un iceberg: vogliamo parlare del fatto che a bordo di una nave da oltre 4.000 passeggeri il personale, in larga maggioranza, non era stato addestrato a gestire un’emergenza e non parlava italiano?
    Credo che l’armatore dovrebbe rispondere anche di questo.

  25. Alessandro

    Trovo azzeccata l’analisi di Ferrara a Qui Radio Londra di ieri l’altro (oltre a quella di ieri sera, già segnalata): pur nella catastrofe del naufragio e delle sue vittime, pur tra errori e codardia, non tutto è andato alla malora, la rovina non ha imperversato incontrastata e invitta, molti uomini hanno compiuto il loro dovere, molta e schietta solidarietà s’è profusa sui naufraghi…

    http://www.ilfoglio.it/soloqui/11949

  26. vale

    infatti,al di là che spesso Ferrara riepiloga il fondo che scrive sul Foglio,in Radio Londra,che su un numero così elevato(4800 passeggeri-se era piena-più mille e passa di equipaggio, è stato un caso(un miracolo?) se ci sono stai così pochi morti e dispersi.(oramai,purtroppo da ascriversi ai morti) vuol dire che la gran parte dell’equipaggi-ribadisco-la gran parte ed i soccorsi,si possa dire abbiano funzionato.considerare che ,uno degli intervistati-un cuoco peruviano,se non ricordo male, era responsabile di un settore di imbarco sulle scialuppe ed ha dichiarato che si è svolto tutto regolarmente.
    questo vuol dire che l’equipaggio-al 90% composto da non Italiani,prevalentemente filippini e peruviani( la Costa è della Carnival americana,uno dei tre monopolisti del settore).
    oltretutto si sa bene come la percezione di un evento( basti aver sentito i varii intervistati,inclusi quelli di ieri a Matrix,varii a seconda delle esperienze vissute.tant’è che le versioni cominciano a divergere quando lo sbandamento della nave si è accentuato. e lì è stato il panico….

  27. lidia

    beato il paese che non ha bisogno di eroi, diceva Brecht. Appunto.
    Io mi chiedo: ma De Falco – a parte essersi comportato benissimo nell’occasione, nulla da eccepire – non lo sapeva prima che quella nave non stava dove doveva stare? Ma la Capitaneria di Porto non controlla? No, tanto chissenefrega che le navi da crociera passino nelle riserve naturali marine, vero?
    Insomma,sempre là: noi Italiani siamo così, prima ce ne freghiamo delle regole – morti instrada, morti in mare, evasione fiscale alle stelle – e poi incensiamo gli “eroi”.

    1. Sara S

      non sono mai stata d’ accordo con la frase di Brecht. Ogni Paese ha bisogno dei suoi eroi e dei suoi santi, invece! Bisogna aver qualcuno da guardare, dal cui esempio essere incoraggiati!
      Piuttosto il guaio è quando si attribuiscono con tanta faciloneria e sull’onda di un sentimentalismo esasperato (dai mass media) le patenti di eroi o di demòni a questo e a quello, con fretta, retorica, superficialità. Imbarazzando gli uni e massacrando gli altri, senza possibilità di scampo.

      1. lidia

        Boh Sara non saprei…chiaro, anche io sono orgogliosa di Enrico Toti, Falcone e Borsellino. E, dato che viviamo nella realtà, abbiamo bisogno di esempi.
        Ma la frase di Brecht significa: “Beato il Paese in cui la virtù è la normalità, tanto che l’eroismo non esiste”. Un Paese in cui la mafia non esiste, in cui i De Falco lo dicono PRIMA alla Costa Crociere che passare per quelle acque è vietato e non DOPO, un Paese in cui la Costa Crociere non ci pensa neppure a passare in quelle acque, perché è VIETATO e le regole – strano ma vero, persino in Italia! – si rispettano.
        Converrai con me che sarebbe il Paese perfetto 🙂
        Purtroppo, sai Sara, io sono d’ accordissimo con te che è un bene avere eroi come Falcone, Borsellino, Cristoforo Colombo, etc. Ma come sarebbe bello non averne bisogno, è in questo senso che io leggo Brecht.

        1. Sara S

          Ok, questa lettura mi convince di più, io ero rimasta a come l’ho ricevuta dal mio liceo (sempre lì si torna… scusate:)… ma evidentemente i segni sono rimasti!), quando la nostra prof la portava come ideale dell’autodeterminazione e dell’ “autosalvezza”, se si può dire. Se io mi faccio da me, mi salvo pure da me, che bisogno ho degli altri?
          Capisco quello che vuoi dire. Sì, sarebbe un Paese perfetto. E però, di fronte a tanto disgusto che noi abbiamo per la nostra patria e i suoi antichi difetti, bisogna riconoscere che forse un vantaggio ce l’abbiamo , rispetto agli altri Paesi che sembriamo sempre stimare di più: ne siamo consapevoli. Come diceva Gaber:

          Mi scusi Presidente
          ormai ne ho dette tante
          c’è un’altra osservazione
          che credo sia importante.
          Rispetto agli stranieri
          noi ci crediamo meno
          ma forse abbiam capito
          che il mondo è un teatrino.

          Gli altri non l’hanno capito e se la menano come fossero i primi della classe e non sono sono affatto meglio di noi, proprio no!

          1. lidia

            Non so, chi se la mena? I francesi forse sì…
            I tedeschi hanno un senso di colpa così grande che alcuni miei amici non vogliono dire nulla che assomigli ad orgoglio nazionale, perché hanno paura di essere nazionalisti…
            Scusa Sara, ma a me quello che dici tu sembra ancora peggio: ne siamo consapevoli …e continuiamo come prima. E le autoassoluzioni à la Gaber non mi piacciono: il mondo non è un teatrino, è la realtà dove la gente – per la nostra mania di “fare i simpatici” – muore a 150 metri dalla riva. Ma tanto, il mondo è così, un teatrino, e le responsabilità non esistono. Esistono colpevoli da mandare alla gogna e “eroi” da incensare, per poi ricominciare come prima.

            1. lidiafederica

              PS: e lo dico anche se quando sono in Germania mi manca la “simpatia” italiana (vabbè che anche in Germ sono morti in non so quanti alla Love Parade a duisburg x la cattiva organizzazione). però non ne posso più di vedere evasione, irresposnabilità, paesaggi deturpati, Pompei che crolla, il Colosseo che sta là là, corrotti messi in commissioni giudicanti, etc etc etc.
              capisci perché dico che di eroi basta, non li voglio, voglio la normalità.

            2. Sara S

              guarda che sono d’accordo con te, il mondo non è un teatrino (non lo so, guardando l’insieme della canzone, se Gaber si vuole autoassolvere), ed è comodo pensarlo. Ma è anche comodo flagellarsi sempre e vedere il rosa solo all’estero . Non dico che tu Lidia fai così, dico che è un modo di fare tipicamente italiano che io reputo solo un altro modo per nascondersi, per fuggire le proprie responsabilità. Il continuo lamento sui nostri mali nazionali è distruttivo. C’è una critica su di sè che è salutare e che anche altri farebbero bene a fare (penso ai francesi, certo, ma anche agli americani, per esempio). Noi abbiamo come un disincanto su noi stessi, un realismo che potrebbe essere usato meglio. A questo punto, consapevoli delle nostre magagne, c’è un bivio: ci si può lamentare esasperando situazioni già critiche, ed esaltare gli ” eroi” che usano la loro autorità sugli altri “cattivi” così ci sentiamo meglio – ma guai se toccano noi povere vittime- ; oppure , come dici tu e sarebbe augurabile, rimboccarsi le maniche per risolvere quei mali che ci affliggono e di cui siamo consapevoli.
              Io vivo in Germania e anch’io riscontro questo tremendo senso di colpa, ingiusto in parte ma comprensibile. Penso che comunque abbiano un’alta considerazione di sè (anche se, al contrario dei francesi, hanno più pudore e tentano di non farne mostra). Molti sono miti da sfatare, come l’efficienza perfetta. E però c’è da dire che io qua vivo molto meglio, e che il senso di rispetto condiviso delle leggi mi fa essere più fiduciosa verso gli altri e rilassata… il navigatore posso lasciarlo in vista e so che non succede niente per fare un esempio un pò sciocco. Lo stesso rispetto, d’altra parte, molte volte è vissuto in modo davvero formale e quindi davvero stupido!
              Scusa vorrei scrivere meglio e di più ma sono alle prese con piccoli adolfini:)…

            3. lidiafederica

              certo, sono del tutto d’accordo con te!
              La mania del vedere tutto rosa non è che un’altra forma di autoaussoluzione: eh, vedi che bello là in Germania, qua fa schifo ergo… rimediamo? Noooo, continuiamo a piangerci addosso.
              Oh sì, il “formalismo” tedesco all’inizio lo odiavo anche io!!! Mi paiono così falsi a volte! E ti dirò: il burocrate italiano che ti chiude un ochhio e ti fa consegnare la pratica anche a termine ormai passato è comodo,a nche io spesso l’ho pensato.
              Però bisogna anche considerare che, come mi dice il mio fidanzato (è tedesco), non è falsità: è che la cortesia, il formalismo sono spesso sicuramente più utili ad una covivenza serena che la simpatia a tutti i costi, la strizzatina d’occhi, la piacionata a tutti i costi, e le barzellette (e qui sorvolo per rispetto di Costanza). Certo, in Germ mi manca un po’ l’attaccamento di bottone della vecchietta sul bus, o la commessa che si mette a chiaccherare…Poi, sai, il mio ragazzo dice sempre che in germ lui sta meglio, perché tutto funziona in media meglio, ma la simpatia italiana, quando è nei limiti della cortesia e non è irresponsabile (“caro, esci ché ti porto la barchetta da un migliaio di tonnellate sotto casa a salutarti!”), gli piace, e così ai suoi genitori.

  28. Sara S

    Mi piacerebbe sapere come e con quale legittimità la famosa registrazione sia finita su you tube e sui giornali…

    1. Alessandro

      Ormai le registrazioni fioccano dappertutto. Pare quasi che eventi vengano registrati prima di accadere e le registrazioni divulgate prima di essere incise.

    2. JoeTurner

      questo però mi pare uno dei rari casi dove la pubblicazione della conversazione non debba destare scandalo:
      -non era una conversazione privata
      -non era un’intercettazione
      -i soggetti erano a conoscenza della registrazione
      -riguarda fatti che hanno coinvolto migliaia di persone e riguardano un’intera nazione
      -giornalisticamente rende l’esatta dimensione degli accadimenti più di cento articoli è quindi importante per la completezza dell’informazione e il diritto di cronaca

  29. Erika

    @lidia: Cristoforo Colombo un eroe?!…Mumble mumble…non so, a me sa più di un avventuriero e grande navigatore…ma in un atto di eroismo ci deve essere una componente di altruismo, che ne pensate?

    P.S. Giusto per non farci mancare un po’ di (affettuosa) polemica: come diceva Emidiana l’altro giorno, l’arrivo dei cristiani in America ha portato alla fine di civiltà che certo erano molto più primitive della nostra…ma non mi pare che l’abbiano fatto a colpi di lezioni di dottrina, no?
    😉

    1. vale

      sul Colombo eroe qualche dubbio ce l’ho anch’io( vedere anche i documenti riguardo agli schiavi -fatti da Colombo- e liberati per ordine di Isabella la Cattolica ,nella causa di beatificazione).
      sul fatto che civiltà che usavano il sacrificio umano di massa,incluso il mangiare il cadavere del sacrificato ed il suo scuoiamento per usare la pelle a fini rituali non è che mi senta di dire che mi mancano. oltretutto la caduta dei loro sistemi sociali e politici( dopo circa duecento anni erano immigrati nelle americhe, dal Perù alla California Arizona Texas che allora facevano parte del vicereame del Nuovo Messico,dall’europa circa 27mila persone ,mica chissà che..
      i nativi scomparvero(dovettero fare le riserve per salvarne qualcuno,dove ci fu l’immigrazione protestante….)

        1. Alessandro

          Ma tu che hai da proporre, di alternativo a quello che propongo io?
          Messori non va bene, ho capito. Allora dicci tu quali sono gli storici affidabili sull’argomento, illuminaci!

    2. lidiafederica

      ok…nel senso di persone che sfidano l’ignoto per sete di conoscenza (magari anche sete di denaro, nel suo caso…non so, io mi ero fermata al paragone con Ulisse “fatti non foste etc etc”.)
      Al comportamento di Colombo verso gli indigeni non ho proprio pensato…vabbè, troviamo un altro eroe 🙂
      Quanto alla colonizzazione, anche io penso che ci siano stati abusi intollerabili da cristiani (resta da vedere se i mercenari spagnoli che portavano a giustificazione dei massacri la fede fossero poi così ardenti cristiani).
      Io penso che la fine di ogni civiltà sia un lutto immenso. Il 7 dicembre 1952 (mi pare) in Turchia è morto l’ultimo parlante della lingua Ubykh, la lingua di un popolo caucasico decimato da russi e turchi. Uno dice “E chissenefrega?” E invece no, pensate adesso niente più canti, niente più serenate d’amore, niente più giochi di bimbi in Ubykh…a me viene da piangere.

  30. “i nativi scomparvero(dovettero fare le riserve per salvarne qualcuno,dove ci fu l’immigrazione protestante….)”
    …perfino le riserve, gli fecero, gratis, per preservarli, quei mascalzoni!!!

  31. A mo’ di premessa universale:
    In una conversazione con lo storico Luden, Goethe dice: “E anche se voi foste in grado di interpretare la storia e di esaminarne tutte le fonti,che cosa trovereste? Niente altro che una grande verità, che è stata scoperta da gran tempo e di cui non occorre più cercare la conferma:la verità cioè che in ogni tempo e in ogni luogo la condizione umana è stata miserabile.Gli uomini sono sempre stati preoccupati e angosciati, si sono tormentati e torturati reciprocamente, hanno reso difficile a sè e agli altri quel po’ di vita loro concesso e non sono stati capaci di apprezzare la bellezza del mondo e la dolcezza dell’esistenza, loro offerta da questa bellezza.Soltanto per pochi la vita è stata comoda e piacevole. I più, dopo aver sperimentato il gioco della vita per un certo tempo, hanno preferito andarsene piuttosto che cominciare di nuovo. Ciò che offriva ed offre loro ancora un attaccamento alla vita, era ed è la paura della morte.Così è, così è stato, così anche rimarrà. Questo è dopotutto il destino degli uomini. Di quale testimonianza v’è ancora bisogno?”

    1. Alessandro

      “Beati i poveri in spirito,
      perché di essi è il regno dei cieli.

      Beati gli afflitti,
      perché saranno consolati.

      Beati i miti,
      perché erediteranno la terra.

      Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
      perché saranno saziati.

      Beati i misericordiosi,
      perché troveranno misericordia.

      Beati i puri di cuore,
      perché vedranno Dio.

      Beati gli operatori di pace,
      perché saranno chiamati figli di Dio.

      Beati i perseguitati per causa della giustizia,
      perché di essi è il regno dei cieli.

      Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.

      Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi.”

      (Mt 5, 5-12)

  32. Secondo quanto afferma lo studioso David Carrasco: «Gli storici sono stati in grado di stimare con una certa plausibilità che nel 1500 circa 80 milioni di abitanti occupavano il Nuovo Mondo. Nel 1550 solo 10 milioni di indigeni sopravvivevano. In Messico vi erano circa 25 milioni di persone nel 1500. Nel 1600 solo un milione di indigeni mesoamericani erano ancora vivi»

    1. Alessandro

      Da Messori, Pensare la storia, link citato

      “Ma questi, si dice, morirono a milioni anche nel Centro e Sud America. Certo, morirono: ma non al punto di quasi scomparire come nel Nord. Il loro sterminio non fu determinato soprattutto dalle spade d’acciaio dì Toledo e dalle armi da fuoco (che, come vedemmo, tra l’altro facevano quasi sempre cilecca), bensì dagli invisibili quanto micidiali virus portati dal Vecchio Mondo.
      Lo choc microbico e virale che causò in pochi anni il dimezzamento delle popolazioni nell’America iberica è stato studiato dal “Gruppo di Berkeley”, formato da studiosi di quella università. Fu qualcosa di paragonabile alla peste nera che, nel Trecento, aveva desolato l’Europa provenendo dall’India e dalla Cina. Tubercolosi, polmonite, influenza, morbillo, vaiolo: mali che, nella loro isolata nicchia ecologica, gli indios non conoscevano, per i quali non avevano dunque difese immunitarie e che furono portati dagli europei. I quali non possono, evidentemente, essere considerati responsabili per questo […]

      Ignorando i meccanismi del contagio (Pasteur era ancora ben lontano…) anche uomini come Bartolomé de Las Casas – figura controversa della quale bisognerà parlare al di là degli schemi semplificatori – caddero nell’equivoco: vedendo quei popoli diminuire drasticamente, gettarono il sospetto sulle armi dei connazionali, mentre non erano, spesso, che i virus di costoro”

      “L’immagine dell’invasione dell’America del Sud svanisce subito a contatto con le cifre: nei cinquant’anni tra il 1509 e il 1559, dunque nel periodo di una conquista dalla Florida allo stretto di Magellano, gli spagnoli che raggiunsero le Indie Occidentali furono poco più di 500 (ma sì: cinquecento!) l’anno. In totale, 27.787 persone in tutto, in quel mezzo secolo.” Troppo pochi per massacrare con spade e schioppi milioni di persone…

    2. Umberto

      A parte il fatto che questi numeri son da prendere con le pinze, e poi che diciamo delle epidemie…in Europa la popolazione a più riprese si dimezzo addiritturà arrivò ad un quarto di quella precedente alle epidemie. La razza bianca europea e quelle americane di origine asiatica si erano separate i tempi da 30.000 a 10.000 anni secondo gli ultimi studi di paleoantropologia . Ne avevano di malattie ben diverse e con anticorpi differenti. Sicuramente fu l’incontro biologico il principale motivo di decimazione e questo avvenne anche in europa per le malattie che alcuni di loro portarono da noi. Sostenere che gli spagnoli aprirono campi di concentramento o studiarono metodi di decimazione di massa mi sebra fantastoria per ragazzi in cerca d’emozioni.

  33. Leggendo Messori risulta che:
    Solo i CATTOLICI hanno avuto rispetto per le popolazioni
    delle Nuove Americhe. I cattivi sono stati i protestanti.E le malattie.
    E poi gli Aztechi erano proprio cattivi, loro! Hanno avuto quello che si meritavano!
    Ma per quale ragione, uno si chiede?
    La risposta è: perchè è stato INNEGABILMENTE così!
    Ma perchè i Cattolici sarebbero stati più buoni?
    Perchè erano cattolici e quindi non potevano essere cattivi (o almeno non così cattivi come i protestanti Inglesi e Olandesi)

      1. lidiafederica

        Ale, a me Messori piace tanto e non l’ho mai trovato fazioso, penso sia una buona fonte.
        però direi che prima di immergerci nel dibattito dovremmo magari leggerne altr.
        Cmq è vero che sulla colonizzazione delle Americhe molti sono i punti da sfatare, e altri, purtroppo, da riconoscere.
        L’unica cosa che posso dire ad Alviseè che – ben lontano dal pensare male dei protestanti (la cosa che mi tortura di più sono i cattolici che parlano male dei fratelli separati) – è vero che la Chiesa cattolica è sempre stata più mite nelle sue posizioni delle Chiese separate, più facile preda di fondamentalismi.

        1. Alessandro

          Lidia, sono d’accordo che Messori sia in gamba ma che si debba anche leggere altro.
          Tieni presente però che qui non stiamo “per immergerci nel dibattito” sulla “conquista”: il tema è stato sollevato di passata ed è OT, quindi mi sono limitato a menzionare una fonte competente, facilmente accessibile e idonea a fornire validamente un primo orientamento, non esaustivo ma neppure fallace.
          Anche a me non interessa “pensare male” dei protestanti: mi interessava citare una fonte che facesse un po’ di chiarezza sul contegno tenuto dai cattolici nella vicenda.

    1. Umberto

      Ci fai o ci sei ?

      E’ vero che il pensiero corrente Politicamente Corretto dona la gioia del paraocchi, ma li effetti li vediamo ancora oggi: al sud gli eredi dei feroci “tre gatti” spagnoli completamente mescolati ai nativi in una nuova razza meticcia…ed al nord “nulla di tutto ciò” cioè riserve o gulag di un pugno di sopravvissuti alcolizzati e depressi…e degli altri solo il ricordo come per i bisonti.

      1. io non penso pliticamente corretto,
        me ne frego del politicamente corretto,
        cerco solo di vedre le cose il meglio che posso,
        Potrò avere anche torto, voi potete essere anche
        contenti che lo sterminio al Nord sia stato compiuto da protestanti
        invece che da cattolici, ma che senso ha questo?
        Come è possibile che tutto il male stia da una parte?
        E poi anche se così fosse 1 sempre di cristiani parla (o no, cristiani sono solo i cattolici?) 2 sempre di uomini si parla, e di questo è capace l’uomo (non l’uomo protestante, o pagano o che altro,l’uomo in se stesso)

        1. Alessandro

          Alvise, io non sono “contento” che chicchessia compia alcuno sterminio.
          E non ho mai pensato che il male stia tutto da una parte, che i cattolici non abbiano mai fatto del male.
          Però quello che l’indagine storica palesa non può essere travisato, contraffatto o trascurato in ossequio al pregiudizio secondo cui i seguaci di una confessione religiosa non possono che compiere sempre e immancabilmente tanto male (né più né meno di) quanto i seguaci di un’altra confessione. La vita non funziona così, la storia procede diversamente.
          E’ un dato di fatto. Piaccia o no.

          1. La storia è andata “oggetivamente” così, secondo te:
            da una parte, all’ingrosso, il male (protestanti, atei, materialisti, comunisti, nazisti) dall’altra la Chiesa Cattolica
            che ha tentato di arginare la “matta bestialità” di tutti gli altri,
            e ancor oggi è l’unico baluardo eccetra?

            1. Alessandro

              Non ho scritto quello che mi attribuisci.
              Ho scritto che i cattolici sono capacissimi di compiere il male (la Chiesa Cattolica no: essendo essa immacolata come come Cristo Suo Sposo), ma ci sono accadimenti storici in cui oggettivamente i cattolici hanno tenuto nel complesso una condotta migliore rispetto a quella di altri fratelli cristiani.
              Di questo non mi rallegro né mi rammarico: mi limito a riscontrare che è così.

  34. Essere il comandante è un ruolo che va accettato. Comporta onori e oneri. Per comandare ci vuole la stoffa. In tutti i campi perchè comandare gli altri implica una sicurezza della propria capacità di gestire le cose. Anche quando sono spiacevoli, anche quando si rischia. E’ il rovescio della medaglia. Ma è anche in queste circostanze che si vede la stoffa della persona.

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