Io cattolico più di te

Cattolici divisi tra "tifoserie" e "parrocchiette".
 

di Claudia Mancini   La porzione.it

Prendo coraggio e faccio outing: ho un’identità cattolica sospetta.

Periodicamente si verificano degli episodi, riguardo ai quali molti cattolici si schierano in maniera categorica, sempre “pro” o “contro”. Sicuramente è un bene difendere le proprie idee con forza, ad extra, quando è una necessità – ad esempio – saper fronteggiare gli attacchi della “casta laicista e anticlericale” che non dà tregua; tuttavia, in questo modo polarizzato di schierarsi, ravviso dei pericoli, ad intra, per i cattolici stessi: una propensione alla polemica infinita, all’aggressione e alla svalutazione dell’interlocutore cattolico che ha ragioni diverse, e – cosa peggiore – l’impedimento alla formazione di una opinione pubblica cattolica laica che, dal basso, collabori in modo critico con la gerarchia ecclesiastica per riprendere a percorrere i sentieri interrotti, e non sto parlando di dialogo interreligioso ma del dialogo Chiesa gerarchia-Chiesa popolo di Dio.

Le parole che ricorrono maggiormente nei discorsi di questi cattolici “pro” o “contro” sono: “verità”, “relativismo”, “valori non negoziabili”, e “Magistero della Chiesa”. Spesso diventano veri e propri slogan dai quali lanciare frecce per porre fine ad un controversia con un altro cattolico, per delegittimarne le ragioni, in nome della “verità” e del “relativismo”, dei “valori non negoziabili” o della citazione di qualche documento ufficiale, naturalmente.

Porto un esempio. Poco tempo fa, il vaticanista Aldo Maria Valli aveva espresso le sue perplessità circa l’uso della pedana mobile del Papa e sulle spiegazioni portate dalla Santa Sede per giustificarlo. Senza entrare nel merito della questione, l’elemento degno di nota è, a mio avviso, il fatto che il vaticanista – nello spazio dei commenti, ­in cui chiedeva ai lettori di esporre la propria opinione – sia stato sommerso dalle reazioni violente di cattolici che non hanno disdegnato di arrivare all’insulto e, in qualche caso, alla minaccia. Personalmente, non ritenevo particolarmente importante la questione in sé e non condividevo parte dell’articolo, ma pensavo che Aldo Maria Valli potesse esprimere quello che diceva, e che non fosse per nulla sconveniente. I cattolici “contro” dissentivano da me, e ho percepito che, per loro, avessi un’identità cattolica “sospetta”: volevo difendere il vaticanista, e mi sono trovata a dover dimostrare la mia “ortodossia” cattolica. Il punto da chiarire, tuttavia, non è se Aldo Maria Valli avesse ragione, tantomeno se l’avessi io, il punto è un altro: il giornalista poteva esprimere legittimamente la sua opinione? E i cattolici “contro” avevano le ragioni e l’investitura per muovere un’invettiva, ai limiti della “scomunica”, contro di lui?

Come risposta basterebbe dire che, pochi giorni dopo le sue dichiarazioni, Aldo Maria Valli ha condotto la diretta del viaggio del Papa ad Assisi. Non so quanti capi di Stato o dirigenti di azienda avrebbero permesso la stessa cosa, e questo mi rende orgogliosa della Chiesa. Le questioni poste da Aldo Maria Valli esprimevano una sua convinzione personale – non condivisibile in parte o totalmente – alla quale si accompagnava il tentativo provocatorio di sondare quanto i cattolici sapessero confrontarsi tra di loro, prima che con gli altri. È forse sbagliato per un cattolico porsi delle domande o porle agli altri cattolici in pubblico? Dal di dentro della Chiesa è errato, a priori, discutere o addirittura dissentire? Il fatto inquietante, infatti, è che altri cattolici abbiano ritenuto offensivo, e neanche provocatorio quanto bastasse per rispondere serenamente, il solo fatto che una persona della Chiesa e nella Chiesa ponesse delle domande. E la cosa fondamentale, da sottolineare, è che il giornalista non si esprimeva sulla dogmatica o su verità di fede ma su questioni del tutto opinabili, come l’uso o meno della pedana mobile. Certo che era lecito rispondere e dissentire, ma non era lecito che i cattolici “contro” si ergessero a portavoci della “purezza cattolica” e lo facessero con toni violenti e minacciosi. La difesa di Dio e della Chiesa, all’insegna del conflitto e della condanna, sembrano – piuttosto – un modo per difendere la propria idea di Dio, la propria parte di Chiesa, per imporre se stessi e il proprio gruppo, in questa Italia che, anche nella religione, sembra sempre spaccata intorno a diverse “tifoserie”, gruppi e “parrocchiette”. Non si è crociati della Verità quando si è contro qualcuno. È vero che esiste la Verità – ma la verità è Dio; è vero che bisogna combattere il relativismo -ma ribadendo che l’unico assoluto è: «Non avrai altro Dio fuori di me»; non bisogna diventare idolatri delle proprie “crociate di certezze”, pronunciando invano il nome di Dio. “Verità”, “relativismo”, “principi non negoziabili” non sono slogan, e non lo devono diventare per demolire le ragioni dell’avversario su questioni opinabili o quando ci si confronta su alcuni temi che costituiscono “zone grigie” della fede, anche se qualcuno vuole far finta che non sia così, e che la sua fede sia solo uno scudo di certezze o, peggio, che le sue certezze siano il solo scudo della fede.

E’ necessario mantenere aperto tra i laici cattolici il confronto e la riflessione critica, nella consapevolezza che non siamo noi a dover difendere Dio e neanche la Chiesa; noi siamo chiamati ad annunciare che solo Dio è la Salvezza e a testimoniare la Chiesa nella Chiesa e fuori dalla Chiesa. La Chiesa stessa non ci chiede di montare la “caccia alle streghe” o di credere in Essa contro qualcun altro, ma dice di credere nella forza dell’opinione pubblica dei laici, e a noi sta rendere questa opinione pubblica feconda e degna di potersi far sempre di più ascoltare dalla Chiesa stessa: «Nella Chiesa ci deve essere un’opinione pubblica e il Magistero si deve sviluppare anche in dialogo con questa opinione pubblica dei fedeli nella Chiesa. Non vuol dire che il Magistero perda la sua funzione di guida, ma che c’è anche un formarsi di un’opinione tra i fedeli che aiuta il formarsi del pensiero della Chiesa, in particolare nel dialogo con il mondo di oggi». (Communio et progressio, nn.117-127: «La pubblica opinione e la mutua comunicazione nella vita della Chiesa»).

Sull’ultimo L’Espresso, in un ampio servizio dal titolo «Benedetto l’otto per mille», sono stati pubblicati – come anticipazioni – alcuni capitoli del libro di Stefano Liviadotti “I senza Dio”: un volume inchiesta – come se ne mancassero – in cui si dice di voler far luce sui costi della Chiesa, sull’otto per mille, sulla destinazione dei fondi. All’interno del servizio, L’Espresso ha dedicato un box – dal titolo «Cosi paghiamo le Sante gazzette» – ai contributi all’Editoria destinati ad Avvenire, a Famiglia Cristiana e ai settimanali diocesani, mettendoli tutti insieme nella lista delle «gazzette religiose», dai «nomi improponibili», che «sarebbero generosamente sovvenzionate dallo Stato». Tempestiva è stata la risposta diFrancesco Zanotti, presidente della Fisc, la Federazione italiana dei settimanali cattolici (189 testate, un milione di copie, quattro milioni di lettori): «È professionalmente sconcertante leggere toni così offensivi e basati su pregiudizi duri a morire». Quella dei settimanali cattolici locali è una grande esperienza storica che ha avuto il merito di dare voce ai senza voce. Queste testate non sono, quindi, “Gazzette di ispirazione religiosa”, ma veri e propri giornali locali (per diffusione) d’informazione generale. […] In quanto ai contributi si può aggiungere che i periodici diocesani, ma non solo loro, fino all’anno di competenza 2009, hanno percepito 20 centesimi a copia stampata, in forza del comma 3 dell’articolo 3 della legge 250 del 1990. In base ad una legge, quindi, e non come regalia per favori non ben identificati, come vuol far credere il box de L’Espresso».

E secondo voi? Quello de L’Espresso è – come dichiarato dal Presidente della Fisc – il solito complotto che strumentalizza e distorce l’argomento dell’ “otto per mille” per muovere, a priori, un’invettiva contro la Chiesa? Oppure credete che, alla luce dei generalizzati tagli all’editoria previsti dalla Legge di stabilità del Governo, sarebbe giusto rivedere e ridistribuire anche i contributi previsti ai giornali diocesani cattolici? E, soprattutto, come ha detto Benedetto XVI ­– ricevendo in udienza i rappresentanti delle testate aderenti alla Fisc – giornali come Avvenire, Famiglia Cristiana o altri di ispirazione cattolica vi sembrano, veramente, incarnare la loro “funzione peculiare”?:

«Continuate ad essere giornali della gente, che cercano di favorire un dialogo autentico tra le varie componenti sociali, palestre di confronto e di dibattito leale fra opinioni diverse. Così facendo, i giornali cattolici, mentre adempiono l’importante compito di informare, svolgono, al tempo stesso, una insostituibile funzione formativa, promuovendo un’intelligenza evangelica della realtà complessa, come pure l’educazione di coscienze critiche e cristiane».

fonte LaPorzione.it

55 pensieri su “Io cattolico più di te

    1. …come tutti i “veramente credenti”, dal Santo Padre in giù.
      O non s’era convenuto che questo era il senso più chiaro da dare alla tua espressione? 😛

  1. nonpuoiessereserio

    Il punto è che già ci pensano i laicisti, le lobbies anticristiane a buttare fango sulla Chiesa e sul Papa in particolare, si pensi per esempio a quanto debba aver sofferto questo Papa per le assurde accuse legate alla pedofilia, se poi ci mettiamo anche noi a mettere in discussione la sedia mobile è come buttare benzina sul fuoco. Se il clima fosse generalmente disteso si potrebbe avere un atteggiamento più pacato ma io mi sento di difendere questo Papa tout-court in quest’epoca difficile.

  2. Apprezzo la riflessione che l’articolo porta a fare e sì, confesso che ho peccato. E questo mi induce ad un pensiero, anzi diciamola tutta: ad una orazione più intensa per capire dove si trova il confine tra la verità (da fare con) e carità, tra l’invito ad annunciare “opportune et inopportune”, perché caritas Christi urget nos, e guai a me se non annunciassi il Vangelo, e la violenza con cui questo viene fatto da posizioni, auto-attribuite, di ortodossia.
    Interessante e stimolante.
    Non capisco però la seconda parte del pezzo che sembra del tutto scollegata alla prima, come un copia e incolla, come un cercare una giustificazione, sul quale invece mi trovo in solenne disaccordo. Dopo l’ICI adesso la vulgata laica attacca i quotidiani cattolici? Dimenticandosi di quelli di partito che campano sui sussidi? Mah.
    E so’ perplesso…

  3. NON MI PIACE!!!!
    MA PROPRIO PER NIENTE !!!!!!!
    MA NEANCHE UN PO’!!!!!

    1)…………..ho un’identità cattolica sospetta……………
    L’ho notato.

    2)….ravviso dei pericoli, ad intra, per i cattolici stessi: una propensione alla polemica infinita, ………….
    Ma perchè non vai a controllare le polemiche che fa la lobby gay per delle str…..ine da niente? Ah……ho capito…..hai paura di beccarti un’accusa di omofobia. Meglio parlare sempre di S. Madre Chiesa Cattolica Apostolica e Romana.

    3)……… in questo modo polarizzato di schierarsi, ravviso dei pericoli, per i cattolici stessi: una propensione all’aggressione e alla svalutazione dell’interlocutore cattolico che ha ragioni diverse, e – cosa peggiore – l’impedimento alla formazione di una opinione pubblica cattolica laica ………………..

    E finiamola con sta laicità del menga!!!!!
    Laicità…….LA CONDIZIONE DEL LAICO.
    Laico……..1 agg
    che non appartiene al clero

    2 agg
    che si ispira a concezioni di autonomia o indifferenza rispetto all’autorità ecclesiastica

    3 sm
    chi non appartiene al clero

    4 sm
    frate converso che non ha preso gli ordini

    Almeno in siti cattolici RICORDIAMOCELO!!! Ci sono laici cattolici e laici anticattolici…..questo tema è solo EUTANASIA VERBALE per mettercelo in quel posto!!!
    altro esempio : se ABORTO ( o IVG )venisse chiamato UCCISIONE DEL FETO , si sarebbe salvata la vita ad almeno un milione di bambini, altro che IMPEDIMENTO ALLA FORMAZIONE DI UNA OPINIONE PUBBLICA CATTOLICA LAICA!!!!!!!!!!!!!!

    4) …………….che, dal basso, collabori in modo critico con la gerarchia ecclesiastica per riprendere a percorrere i sentieri interrotti, e non sto parlando di dialogo interreligioso ma del dialogo Chiesa gerarchia-Chiesa popolo di Dio…………..

    MAMMAMIA….. QUANTI DANNI HA FATTO IL CONCILIO VATICANO II !!!!!!!!!!!

    5a)………….Le parole che ricorrono maggiormente nei discorsi di questi cattolici “pro” o “contro” sono: “verità”, “relativismo”, “valori non negoziabili”, e “Magistero della Chiesa”. Spesso diventano veri e propri slogan dai quali lanciare frecce per porre fine ad un controversia con un altro cattolico, per delegittimarne le ragioni, in nome della “verità” e del “relativismo”, dei “valori non negoziabili” o della citazione di qualche documento ufficiale, naturalmente….

    MAMMAMIA….. QUANTI DANNI HA FATTO IL CONCILIO VATICANO II !!!!!!!!!!!

    5b) quel “naturalmente” finale mi ha fatto stridere il cervello come il vecchio gessetto sulla lavagna di grafite……….. Battutina da cattolica adult (erat) a o adult (er) a spocchiosa……….

    6) Se il vaticanista scrive

    “…….Se davvero, come dice il Vaticano, il papa sta bene, farlo trasportare da qualcuno è un gesto che stona e che ha una valenza profondamente anti-conciliare. Ha il gusto di un ritorno al papa re, al sovrano che domina sulla folla e che si distacca dal resto dell’umanità………..”

    è ben conscio di quello che sta facendo, sta “lottando” per una parte della Chiesa, quella della “collegialità” e NON DELLA CHIESA DEL PRIMATO DI PIETRO!!!!!!!!!!!
    E’ dalla parte sconfitta, quella dei Vescovi francesi,olandesi belgi……dove la Chiesa Cattolica è a percentuali da prefisso telefonico. Quella Chiesa dove a Parigi c’è 1 (uno!!!!!!!!!) seminarista. Chissà perchè i lefebriani, che hanno nella Chiesa una percentuale dello 0,1 per mille, hanno più seminaristi che l’intera Diocesi di Ambrosiana!!!!!

    7) ………….È forse sbagliato per un cattolico porsi delle domande o porle agli altri cattolici in pubblico?………..

    Io sono un cattolico bambino e le risposte me le da il catechismo.

    8)………Dal di dentro della Chiesa è errato, a priori, discutere o addirittura dissentire? E la cosa fondamentale, da sottolineare, è che il giornalista non si esprimeva sulla dogmatica o su verità di fede ma su questioni del tutto opinabili, come l’uso o meno della pedana mobile………………..

    E secondo te il casino è arrivato per la sedia che aiuta a camminare un uomo nato nel 1927? O per il modo di porsi del vaticanista? O per le sue idee?

    9)……………..La difesa di Dio e della Chiesa, all’insegna del conflitto e della condanna, sembrano – piuttosto – un modo per difendere la propria idea di Dio, la propria parte di Chiesa, per imporre se stessi e il proprio gruppo, in questa Italia che, anche nella religione, sembra sempre spaccata intorno a diverse “tifoserie”, gruppi e “parrocchiette”. Non si è crociati della Verità quando si è contro qualcuno. È vero che esiste la Verità – ma la verità è Dio; è vero che bisogna combattere il relativismo -ma ribadendo che l’unico assoluto è: «Non avrai altro Dio fuori di me»; non bisogna diventare idolatri delle proprie “crociate di certezze”, pronunciando invano il nome di Dio. “Verità”, “relativismo”, “principi non negoziabili” non sono slogan, e non lo devono diventare per demolire le ragioni dell’avversario su questioni opinabili o quando ci si confronta su alcuni temi che costituiscono “zone grigie” della fede, anche se qualcuno vuole far finta che non sia così, e che la sua fede sia solo uno scudo di certezze o, peggio, che le sue certezze siano il solo scudo della fede………………..

    Non ti conosco e non voglio offendere, ma a un “cattolico” che parla così gli chiedo semplicemente…..
    ” Ehi…..ma ti sei succhiato l’acqua dei caloriferi? ”

    10) Concordo con Paolo Pugni che è un copia incolla fatto male.
    Se poi viene dall’ Espresso…….preferisco una MOKA!!!!!

    ………NATURALMENTE…………..

    1. lidiafederica

      Io sono d’accordo che il Concilio, un immenso dono dello Spirito Santo alla Chiesa, sia spesso stato interpretato male.
      Quello che non capisco è perché una dichiarazione come “mamma mia quanti danni ha prodotto il Concilio” sia “cattolica” e una dichiarazione come “penso che il fatto che il Papa sia portato su una pedana mobile sia un errore di strategia comunicativa da parte della Santa Sede” sia “poco cattolico”.
      A me sembrano uguali (a parte il fatto che la prima se intesa male è proprio eretica, mentre la seconda no) in termini di “cattolicità”.

      1. stavo per aggiungere che non sono affatto uguali, prima di leggere la tua ultima frase. Quando ho letto l’intervento di Max la mia prima reazione è stata: dov’è la disobbedienza alla chiesa? In chi dissente sull’uso della pedana mobile o in chi condanna il concilio vaticano II?

        1. lidiafederica

          Anche io l’ho pensato.
          Poi ho riflettuto e ho pensato: o Maxwell pensa davvero che il Concilio sia stato qualcosa che “provoca danni” e allora altro che cattolico, è eretico punto e basta (ma allora che legge a fare il Catechismo, prodotto dal Concilio?); oppure in realtà intendeva dire qualcos’altro (cioè che il Concilio sia stato ovviamente una cosa grande e meravigliosa, ma è stato spesso interpretato male nella prassi, cosa che effettivamente è successa): io propendo per la seconda ipotesi.
          Comunque, riflettendoci ancora, anche se così fosse una frase come “quanti danni ha prodotto il Concilio” è comunque brutta, semmai diciamo”quanti danni abbiamo prodotto nell’interpretazione del Concilio”…
          In generale la risposta di Max mi è sembrata un po’ sconnessa…forse era un po’ emozionato, suppongo che adesso chiarirà, perché per es. la “menga (ma che significa?) del laicato” non l’ho capita nemmeno io.

        2. Alessandro

          Occorre distinguere sempre il Concilio Vaticano II (assise provvidenziale e supernamente ispirata) dai suoi nefasti “distillati di frodo”.
          Scrive il cardinale Giacomo Biffi (“Memorie e digressioni di un italiano cardinale)

          “Come è potuto succedere che dai pronunciamenti legittimi e dai testi del Vaticano II sia derivata una stagione così diversa e lontana?

          La questione è complessa e le ragioni sono multiformi; ma senza dubbio ha avuto il suo peso anche un processo (per così dire) di aberrante “distillazione”, che dal “dato” conciliare autentico e vincolante ha estratto una mentalità e una moda linguistica del tutto eterogenee. È un fenomeno che nel “postconcilio” affiora qua e là, e continua a riproporsi più o meno esplicitamente.

          Potremo, per farci capire, avventurarci a indicare il procedimento schematico di tale curiosa “distillazione”.

          La prima fase sta in un accostamento discriminatorio del dettato conciliare, che distingua i testi accolti e citabili da quelli inopportuni o almeno inutili, da passare sotto silenzio.

          Nella seconda fase si riconosce come prezioso insegnamento del Concilio non quello in realtà formulato, ma quello che la santa assemblea ci avrebbe elargito se non fosse stata intralciata dalla presenza di molti padri retrogradi e insensibili al soffio dello Spirito.

          Con la terza fase si insinua che la vera dottrina del Concilio non è quella di fatto canonicamente formulata e approvata, ma quella che sarebbe stata formulata e approvata se i padri fossero stati più illuminati, più coerenti, più coraggiosi.

          Con una metodologia teologica e storica siffatta – non enunciata mai in forma così palese, ma non per questo meno implacabile – è facile immaginare il risultato che ne deriva: quello che viene in maniera quasi ossessiva addotto ed esaltato non è il Concilio che di fatto è stato celebrato, ma (per così dire) un “Concilio virtuale”; un Concilio che ha un posto non nella storia della Chiesa, ma nella storia dell’immaginazione ecclesiastica. Chi poi si azzarda pur timidamente a dissentire, è segnato col marchio infamante di “preconciliare”, quando non è addirittura annoverato coi tradizionalisti ribelli o con gli esecrati integralisti.

          E poiché tra i “distillati di frodo” dal Concilio c’è anche il principio che ormai non c’è errore che possa essere più condannato entro la cattolicità a meno di peccare contro il dovere primario della comprensione e del dialogo, diventa oggi difficile, tra i teologi e i pastori, il coraggio di denunciare con vigore e con tenacia i veleni che stanno progressivamente intossicando l’innocente popolo di Dio.”

    2. Elisabetta

      Sottoscrivo tutto.. pienamente…. che io sappia Gesù Cristo non era “democratico”: infatti leggendo il Vangelo troviamo: “Si..Si.. o No..No… il DI PIU’ VIENE DAL DIAVOLO” … che da “LAICO” intelligente vuole “RAGIONARE” …..come ha fatto quando si è messo a DISCUTERE con Eva e l’ha CONVINTA!!!!

  4. «Nella Chiesa ci deve essere un’opinione pubblica e il Magistero si deve sviluppare anche in dialogo con questa opinione pubblica dei fedeli nella Chiesa. Non vuol dire che il Magistero perda la sua funzione di guida, ma che c’è anche un formarsi di un’opinione tra i fedeli che aiuta il formarsi del pensiero della Chiesa, in particolare nel dialogo con il mondo di oggi».
    La “riscoperta” della dialettica….(o i soliti discorsi che fanno anche tutti i movimenti politici)

  5. Fefral

    A me invece l’articolo di Claudia è piaciuto molto fin da quando l’ho letto sul sito della porzione.
    Non ho tempo per parlarne adesso, ma non capisco (o forse sì, e allora non la condivido per niente) la reazione di Max.
    A dopo

  6. lidiafederica

    Bellissimo articolo. Se si guardano certi forum di ispirazione “cattolica” si trovano deliranti polemiche al limite dell’ “hate speech” rivolto contro altri cattolici.

    Dobbiamo imparare a differenziare ciò che opinabile (tipo la pedana del Papa) da ciò che non lo è (tipo il dogma dell’infallibilità nelle QUESTIONI DI MAGISTERO).
    Io del Papa amo tutto, però quando Benedetto XVI esprime opinioni personali come il dire che Harry Potter non è una lettura formativa, ed è anti-cristiano, dissento (comunque non l’ha detto da Papa, ma quando era ancora cardinale in Germania). E lui stesso vorrebbe così: è il Papa stesso che nell’introduzione a “Gesù di Nazareth” auspica che il volume sia criticato (costruttivamente) e che la discussione teologica si apra, e sottolinea che non è un documento magisteriale.
    Dovremmo imparare un po’ di più da questo Papa che tutti diciamo di difendere…

    Per quanto riguarda i contributi, la mia OPINIONE PERSONALE sarebbe che i contributi statali vadano elimimati per tutta l’editoria periodica (dal “Manifesto” a “Famiglia cristiana”). Se le copie vendono, bene, se non vendono, ciao…anche se di devo pensare su meglio. Comunque, i contributi dello Stato italiano ai giornali “cattolici” non sono un dogma da cercare nel Catechismo, ma un fatto su cui i fedeli cattolici possono – e debbono – coltivare una leggittima diversità d’opinione.
    Siamo sulla Terra per diffondere il Vangelo, non per difendere i contributi statali a “Famiglia cristiana” – chi li vuole difendere fa benissimo, se crede che sia la cosa migliore, ma non è “più cattolico” si uno che li voglia eliminare, e viceversa.

  7. Alessandro

    Mi sfugge il baricentro argomentativo della seconda parte del post (Espresso, 8×1000, stampa cattolica).

    Quanto alle piccate repliche a Valli, devo dire che vagabondando ogni tanto su qualche blog cattolico m’imbatto in alcuni professionisti del commento blogghesco mossi da un surriscaldato eccesso di zelo che li spinge a scorgere un po’ ovunque turpi lesioni di principi non negoziabili ad opera dei propri fratelli della fede (a scanso di equivoci, dico subito che non sono cattolico “adulto” in senso prodiano, e sono molto distante dal dossettismo di Rosy Bindi – tanto per intenderci al volo – o da Enzo Bianchi – sempre per intenderci al volo -).
    No, gli eccessi sono eccessi: in dubiis libertas (va praticata la libertà di opinione sulle questioni opinabili), e in tutto regni la carità reciproca (in omnibus caritas).

    Se avessi dovuto commentare le affermazioni di Valli, l’avrei fatto pacatamente sì, con buona educazione sì, senza eccessi di zelo sì, ma con una certa fermezza, come ha fatto il suo collega Andrea Tornielli:

    http://2.andreatornielli.it/?p=2785

  8. Claudia Mancini

    Santa Domenica a tutti!! Spiego quali erano le finalità della “seconda parte” dell’articolo perché le ritengo utili alla discussione. La questio Valli era uno spunto di riflessione provocatorio. Credo, fortemente, che la sensibilità e la forma con le quali veicoliamo le nostre idee ne facciano anche la sostanza. Credo, poi, che ogni “dialettica”- come richiama Alvise – non debba fermarsi all’antitesi della vuota polemica, tantomeno della violenza verbale, anche contro chi usa queste armi contro di noi. In gioco non è la “mia” ragione contro la “tua”, ma – le tue ragioni diverse dalle mie – ¬come possano confluire in una sintesi (opinione pubblica dei fedeli) che rimandi alla Chiesa il giudizio sull’argomento del “contendere”. Questa non è una mia idea: Padre Lombardi –in occasione del Vatican Meeting for bloggers – ha parlato proprio della blogsfera come luogo utile e propizio alla formazione di una opinione pubblica dei fedeli. La vicenda Valli, proprio perché estrema, costituisce – a mio giudizio- un validissimo “banco di prova”, e l’intenzione di Valli era provocatoriamente questa: dire una cosa “antipatica”, per vedere come i cattolici “rispondono” ad un cattolico. Valli – ho avuto modo, in occasione dell’anniversario della Porzione.it di parlarne anche con il vaticanista Zavattaro –non ha ricevuto dalla Santa Sede nessun richiamo per quanto detto, e credo sia stata una scelta non casuale affidare a lui la diretta del viaggio del Papa ad Assisi, pochi giorni dopo la pubblicazione del suo articolo. L’articolo, poi, deve anche essere contestualizzato all’interno del blog sul quale è stato pubblicato: il blog riconosce a Benedetto XVI la volontà di attuare una «riforma» della Chiesa che superi la “cesura” tra posizioni pre e post Concilio Vaticano II e, per questo, “monitorizza” tutti quegli aspetti ed eventi che potrebbero alimentare la “cesura” e non attuare la “riforma”. La linea del blog è più filo-Benedetto XVI di quanto possa sembrare. Personalmente non approvo tutto l’articolo di Valli, ma non approvo per niente cattolici che prima di rispondere non si fermano un’ora o due a chiedersi: “Ma è possibile che un Vaticanista dica ciò, perché lo dice? Ma è lo stesso vaticanista che scrive di Giovanni Paolo II e del Cardinale Martini? Come sarà giusto rispondere? Aspettiamo prima di vedere la reazione ufficiale della Chiesa?”. Il web è veloce, e l’ansia di rispondere –anche il giusto- spesso mortifica il discernimento.
    In sintesi: lo “stile” che la Chiesa ha -e ha avuto anche in merito alla vicenda Valli – non dovrebbe farci riflettere, ispirare o correggere il nostro modo di confrontarci con laici, laicisti, tanto più fra cattolici? Non si tratta di “buonismo”, in gioco à la Verità. Io la responsabilità di come si difenda la Verità, la sento.
    Da qui la seconda parte dell’articolo. Più che un “copia ed incolla”, la mia intenzione era quella di fornire solo secche notizie: il problema “tagli all’editoria”/l’attacco strumentale laicista alle “sante gazzette”/ magistero della Chiesa su quale -e dico quale – dovrebbe essere il plusvalore dei quotidiani e, per estensione, Blog cattolici. Solo notizie – le mie, per aprire la discussione –come dimostra la domanda finale – e metter-CI alla prova su come confrontarci e come difenderci per la Verità e nella Verità. L’articolo era pensato come un “date le premesse”, svolgiamo insieme la “seconda parte”. Non diamo per scontata la forma, l’esempio cristiano: gli altri ci guardano, ancora di più se siamo noi a guardare loro….

  9. Come dice Alessandro (nella citazione a lungo attribuita ad Agostino, ma in realtà apocrifa): “in necessariis unitas, in dubiis libertas, in omnibus charitas” (unità nelle cose necessarie, libertà in quelle opinabili, in tutte carità).
    Io vedo in effetti nella Chiesa Cattolica una ricchezza di idee, una libertà di opinione e di dibattito, una varietà di posizione che nessuna altra organizzazione umana ha.
    Sono cattolici i ciellini e i soprannumerari dell’Opus Dei, ma lo sono anche quelli di S. Egidio e dell’Azione Cattolica, sono cattolici i carismatici e gli scout, i legionari di Cristo e i piccoli fratelli di Charles de Foucauld.
    Mi fanno ridere quei commentatori laicisti che parlano dei cattolici come se fossero un esercito compatto e schierato, perché dimostrano di non conoscere affatto la Chiesa. Mi danno invece gran tristezza quei cattolici che vorrebbero che la Chiesa fosse appunto questo esercito compatto, perché questo atteggiamento tradisce una mentalità difensiva che è il contrario dell’evangelizzazione e dell’annuncio.
    Se la Chiesa deve evangelizzare non può non aprirsi al mondo, l’annuncio infatti non è inculcare le proprie idee, ma mostrare come il vangelo risponde ai bisogni del nostro tempo, ma questo non può essere fatto senza aver prima ascoltato e a lungo ciò che il mondo dice. Ascoltare non vuol dire ovviamente dar ragione all’interlocutore, non necessariamente, ma sforzarsi sinceramente di capire le sue ragioni e il suo punto di vista sì.
    Lo Spirito Santo non ci chiede di convincere il mondo, questo è compito suo. Noi non dobbiamo vendere qualcosa, chi cerca di convincere assume inevitabilmente un atteggiamento aggressivo che l’interlocutore percepisce almeno come tale e quindi si chiude a riccio, perché (giustamente) diffida. il nostro compito invece è testimoniare e questo deve portarci ad assumere un atteggiamento mentale completamente diverso, di simpatia, di amore.

    Il problema nasce ovviamente quando si deve determinare i “necessariis”, quali sono cioè le materie non opinabili, i punti in cui è necessaria l’unità e che sono quindi sottratti al dibattito, ma non è compito nostro stabilirli, è già stato fatto per noi. E’ preoccupante quando ogni cosa viene vista come necessaria, perché indica appunto una mentalità da città assediata e in definitiva nasconde (perfdonatemi) una paura del futuro che è ultimamente mancanza di fede.
    Il paradosso è che poiché i nostri pastori hanno giustamente questa impostazione dialogante ed evangelizzante e manifestano questa legittima diversità di opinione i “supercattolici” finiscono con il voler essere più cattolici del papa, bollano come eretici i propri vescovi e si sforzano di leggere a tutti i costi divisioni dove divisioni non ci sono, per non parlare del giudizio sprezzante verso l’atto di magistero più solenne della Chiesa che è un concilio.

    Se proprio non si riesce ad avere un po’ di buon senso, anche il senso del ridicolo dovrebbe bastare a preservarci da queste assurdità

  10. “E’ preoccupante quando ogni cosa viene vista come necessaria, perché indica appunto una mentalità da città assediata e in definitiva nasconde (perfdonatemi) una paura del futuro che è ultimamente mancanza di fede.”
    Sono d’accordo con don Fabio, in particolare con questa frase che ho riportato.
    La paura porta troppo spesso al fanatismo. E il fanatismo è la morte della fede.
    Non si tratta di essere o non essere cattolici bambini, Maxwell. Si tratta di essere cattolici tutti interi. Con tutte le proprie facoltà umane. Anche l’intelligenza e la volontà. Con i propri gusti e le proprie opinioni. Con tutti i nostri talenti. E la nostra capacità critica.
    Maxwell trovo molto più pericoloso il fanatismo rispetto alla disobbedienza. Il primo è più subdolo e troppo spesso si ammanta di virtù.

    1. 61Angeloextralarge

      “Maxwell trovo molto più pericoloso il fanatismo rispetto alla disobbedienza. Il primo è più subdolo e troppo spesso si ammanta di virtù”: grazie, fefral!

    2. phrancij

      Concordo anche io! La “mentalità da città assediata”, come ha detto benissimo don Fabio, il voler costringere su qualsiasi virgola, il difendere con le unghie e con i denti (e con gli insulti) qualsiasi inezia, mi sembra una totale mancanza di fiducia in Gesù Cristo, nella potenza e nel fascino della sua presenza nella storia.

  11. Dico subito che a me l’articolo di Valli non era piaciuto nemmeno un po’. Questo ovviamente non mi porta a pensare che sia un cattivo cattolico, ma mi metto nei panni di un non credente e leggendo le sue parole penserei “ma vedi? lo critica anche il vaticanista!”. Tutto qui. Mai mi sono posta il problema della pedana mobile, se non come aiuto ad un uomo anziano che doveva affrontare un lungo discorso e che quindi è stato preservato da una certa fatica. Magari, con un po’ di malizia, potrei pensare che chi ha escogitato il passaggio sulla pedana mobile voleva in un certo qual modo mettere in dubbio la salute del Pontefice, o ridicolizzarlo facendolo sembrare una statua. Al di là del fatto che Valli abbia scritto questo pezzo, ammetto che delle domande me le ha suscitate. E sono d’accordo con Alessandro, che la risposta di Tornielli è decisamente di ottima fattura e pacatezza (ma sono di parte, lui è il mio vaticanista preferito). E condivido anche quello che ha detto poco fa don Fabio. La Chiesa per fortuna è un corpo variegato, dove sono presenti carismi diversi, pronti ad accogliere ed accompagnare la più svariata umanità, ciascuno con una sua particolarità. Io però, per non sbagliare, mi fido di chi segue di più il Magistero (e su questo ammettiamo pure che delle differenze ci sono tra una realtà eccelsiale ed un’altra), che sarà anche materia di discussione, ma è un punto fermo sulla Barca di Pietro. E il timoniere lo garantisce!

    1. paulbratter

      “potrei pensare che chi ha escogitato il passaggio sulla pedana mobile voleva in un certo qual modo mettere in dubbio la salute del Pontefice, o ridicolizzarlo facendolo sembrare una statua”

      ma se così fosse (!) allora è importante che qualcuno lo dica.

    2. A proposito della fedeltà al magistero…
      Io sono parroco, e quindi, nel mio piccolo, esercito una autorità nella Chiesa, autorità ovviamente limitata ad un ambito specifico (da cui questo blog e in genere tutta la rete è ovviamente escluso 😉 ), ma nel suo ambito piena.
      Ora devo dire (e credo che i nostri vescovi, almeno quelli che conosco personalmente, la pensino allo stesso modo) che preferisco di gran lunga chi pratica un’obbedienza intelligente, che non di rado aiuta anche me ad affinare sempre meglio le mie affermazioni, a chi invece aderisce acriticamete, che poi spesso sono in realtà quelli passivi e incapaci di un’iniziativa che vada al di là dell’ordine diretto.
      Chiaro che l’obbedienza critica spesso viene anche da chi ha posizioni più conservatrici delle mie, non ne faccio una questione di schieramento, ma proprio di stile.
      Quello che proprio mi infastidisce invece è l’arroganza e la supponenza di chi si sente autorizzato a mettere in discussione qualsiasi cosa e parimenti di chi per aver letto un libro o due si sente teologo competente o pastoralista acutissimo e queste due tipologie umane coi sono in entrambi i gruppi.
      Va dovuto rispetto ai pastori, dal parroco, al vescovo fino al papa, perché se lo Spirito santo li ha scelti per questo compito (per cui fino a prova contraria han dato la vita) avrà avuto le sue buone ragioni e nell’ambito del rispetto vanno aiutati a dare giudizi sempre più precisi ed insegnamenti sempre più aderenti alla verità e alla realtà con una obbedienza intelligente.

  12. Vorrei scusarmi in anticipo per i rumori molesti di sottofondo che si sentiranno stasera alle 22 quando sarò in onda su Radio Maria: appena spenta la luce per dormire ai miei figli vengono in mente questioni esistenziali sui destini ultimi dell’umanità, esigenze vitali quali un quaderno a quadretti nuovo e drammi tipo lo smarrimento di un cerchietto della Barbie. Io comunque ho detto di sì, pur non avendo niente di particolarmente intelligente da dire, per poter lanciare un appello a pregare per il nostro Filippo

    1. Alessandro

      Brava Costanza, a mio avviso sei stata molto sciolta e incisiva.

      Grazie anche per l’appello per Filippo: chi può preghi per lui con fiduciosa insistenza…

  13. Forse una “soluzione” sarebbe sottoclafficarsi a semplici cristiani avventizi e poi ognuno si sentisse più o meno degli altri senza nessuna gerarchia di nessun genere.

  14. 61Angeloextralarge

    Per Francesca Miriano: ho risposto solo ora, perché non ero andata al post di ieri, al tuo ultimo commento (ovviamente di ieri).

  15. Francesca Miriano

    ‘Se proprio non si riesce ad avere un po’ di buon senso, anche il senso del ridicolo dovrebbe bastare a preservarci da queste assurdità’
    Perfetto!! Credo nella possibilità di dialogo con un prete che fa queste affermazioni. Rende in due righe’quello che accade troppo spesso a tutti i livelli: credersi dei gran fighi che ce l’hanno d’oro essendo quello che si definisce alvisianamente’mezzeseghe’.

  16. Carissimin

    sul “io cattolico più di te” oggi ho fatto una scivolata storica. E mi dispiace davvero tanto.
    Vi assicuro che faccio del mio meglio per essere equilibrata, per usare toni pacati e, di solito, mi rimprovero più di aver taciuto che di aver detto qualcosa di scomodo, per aver cercato il consenso, il punto di incontro nell’altro, Infatti io cerco sempre di prendere quello di condivisibile che l’altro ha detto e di partire da quello.
    Non che questo atteggiamento mi appartenga di natura, sono una “commandina” nata (PER DIRLA COME MIO FIGLIO). Tanto lavoro su di me (con scarsi risultati, mi rendo conto), preghiere e sforzi per cambiare, altrettante scivolate di stile. Insomma, sono una passionaria che tenta di essere mite ma scivola spesso. Di solito le scivoilete sono in ambito domestico, con le persone che mi vogliono più bene (forse nell’inconscio so che mi perdoneranno). Con gli “altri” riesco meglio nell’intento. Oggi no.
    Nel secondo anno da catechista degli adulti oggi ho avuto una caduta di stile e non mi do pace. Non so che ripercussione avrà, ma non mi sono trattenuta e l’incontro è diventato un girotondo dallo stile peggiore “dibattito TV”.
    Finché mi tirano fuori le solite cose “io sono cattolico, ho fatto tutti i sacramenti ma non sono praticante perché ho qualche problema con la Chiesa”, “Gesù era un rivoluzionario, ma la Chiesa è stata inventata per questioni di potere, ci sono i vangeli apocrifi che raccontano cose diverse, c’è anche De André”, “il Papa non capisce niente, la Chiesa con le sue ricchezze non sa cosa fanno i missionari” (P.S.: i missionari non sono Chiesa??? Boo), riesco ad essere tranquilla. Meglio la pluralità, meglio gente che partecipa, chiede, ha la propria idea, credo che sia ricchezza, ti aiuta a metterti in gioco. Ma quando ho detto che la cartina tornasole della nostra fede era la testimonianza della risurrezione di Cristo, la testimonianza di questo fatto veramente accaduto e uno mi ferma e dice “no, la resurrezione non è un fatto veramente accaduto, è un modo di dire, una cosa figurata”, e un altro mi dice “la Bibbia non racconta storie veramente accadute, sono degli scritti di uomini, raccolti nel tempo, ma non è un libro storico”… allora sinceramente mi sono cadute le braccia!
    Questo pomeriggio veramente ha messo a dura prova la mia capacità di ascolto e di accoglienza, sono partita in quarta. Se mi mettono in dubbio pure questo cosa ci stiamo li a fare? Io ho detto che almeno il credo, almeno da quello un cattolico deve partire, insomma. Uno mi chiede “e se io non credo alle cose che dice il credo cosa sono?”
    Voi cosa avreste risposto?
    Pensano al post, vi dico che non mi era piaciuto per nulla l’articolo di Valli, non tanto nei contenuti (non c’è nessun problema nel discutere sulla pedana mobile, sul papamobile, su questioni così secondarie), ma nei toni e nelle insinuazioni… l’avevo presa veramente male. Come se uno parlasse di mio nonno.
    Pensandoci su oggi, mi rendo conto di quanto sia superfluo questo sproloquio su un’argomento del genere quando i cattolici che si dicono credenti ma non praticanti mettono in dubbio persino la risurrezione!
    Questo è uno sfogo, scusate.

    1. Daniela, fai bene a sfogarti. Certe cose mi lasciano perplesso. E confuso. Non per la dichiarazione dell’incredulità sul fondamento della nostra fede (se Cristo non è risolto allora vana e la vostra fede), ma sulla volontà di proclamarsi cattolici!
      Ma chi glielo fa fare? Meglio Amnesty International o Emergency (con tutto il rispetto per loro si intende!) che sono anche più trendy e fanno audience.
      Questo mi inquieta: ma che ci state a fare?
      E allora, maliziosamente (sì, lo so mi confesserò) non vorrei fossero strumento diabolico, quel fumo di satana che si sparge nella chiesa, un assalto ai deboli.
      Mah… chissà.
      Intanto preghiamo.

      1. DaniCor

        Paolo,
        È proprio questo il punto che mi ha sconvolta, loro negano le fondamenta stesse della fede cattolica e poi pretendono il riconoscimento, l’accoglienza, i sacramenti. Gli incontri di catechismo sono destinati ai genitori dei bambini che si stanno preparando alla prima comunione. Alla domanda cosa siamo io ho risposto “protestanti”, in realtà volevo dire eretici… Ma poi mi sono trattenuta, pai bambini.
        Luigi,
        Credo che quello che manchi a tutti è la sottomissione, a tutti!!!
        “voi tutti siate sottomessi al Signore”, prima di tutte, è questa la sottomissione che conta. Invece, ognuno vuole fare il proprio Dio, la propria Chiesa!

        1. lidiafederica

          Scusate, ma non stiamo un po’ confondendo le questioni?
          Una persona che dice “sono cattolica ma non credo alla resurrezione di Cristo” è evidente che non è cattolica (e nemmeno cristiana, se è per questo, i protestanti e gi ortodossi ci credono eccome). Dialogo? Certo, dialogo nel senso che non gli si sputa addosso né li si manda al rogo – gli si dice chiaramente “se non credi alla resurrezione non sei cristiano”, punto. Poi che facciano come credono.
          Quanto alle pedane etc: è evidente che siamo tutti presi nel gorgo malefico del “non posso dire nulla sennò Odifreddi e Co. dicono “vedi, persino i cattolici criticano il Papa!”. è uno schifo di situazione,perché se da una parte è vero che dobbiamo evitare di dare appigli ai “laicisti”, diaciamo così, dall’altra perdiamo il senso della discussione.
          Io per esempio vorrei che lo Stato non finanziasse Avvenire, e non mi sento eretica per questo. Avvenire me lo compro, se voglio, e basta. Io penso che sulle case geeralizie delle congregazioni (qui a Roma sono tante) l’ICI vada pagato, e allora? Forse che non amo gli ordini religiosi? Li amo, sì, come amo mia madre e mio padre che pagano (pagheranno da domani) l’ICI. Magari non è la posizione giusta, ma parliamone , santo cielo, basta coi tabù medievali!
          E se inziamo a dire “Io sono un cattolico serio, io difendo il Papa!” e perciò difendiamo Avvenire, le pedane, l’ICI, e compagnia bella riduciamo la Chiesa, il Papa e il cattolicesimo ad Avvenire, ICI; pedane e via dicendo.
          Bella idea di cattolicesimo diamo in giro, caspita. Gran begli ideali per cui dare la vita, Avvenire e l’ICI e le pedane.

          1. lidiafederica,
            lo so bene che quelli non sono cristiani! Il soggetto che non crede nella resurrezione non è neanche cristiano, come lo dici tu! Il mio dubbio perenne è quello della corretta misura della correzione fraterna. Nel modo di farlo, quando essere mite e quando spazzare via i mercanti del tempio. Poi, nel poco tempo che c’è rischi di sembrare la “detentrice della verità”, cosa che non mi piace. LA cosa più brutta è che quattro persone su 30 hanno sconvolto un pomeriggio che doveva servire a preparare il natale! Gli altri erano basiti, non solo da questi, ma della mi foga nel risponderli.
            Nel caso specifico, mi è voluta voglia di dire “ma voi, cosa siete qui a fare? Andate a casa!”, invece ho pensato che nella stanza accanto c’erano i figli, che si preparavano alla prima comunione… sperando nella grazia almeno per quei piccoli ne ho dette tante, ma non ho scacciato nessuno (cosa che penso sarebbe stata disastrosa e non credo che il parroco l’avrebbe presa bene).
            Ho detto chiaro e tondo che oramai noi non siamo più cristiani, siamo in una società di barbari da evangelizzare, che dobbiamo fare un percorso serio di conversione!

            1. lidiafederica

              lo so, il problema è enorme, vivendo in Germania ti assicuro che è ancora peggio.
              Io ho imparato solo che l’indignazione non serve a molto, anche se emotivamente è giusta e comprensibile (anche io mi indigno quando i parroci fanno in chiesa una lettura sola invece di tre; mi indigno quando i corsi di preparazione alla prima Comunione sono tenuti da una protestante invece che da un cattolico, in una parrocchia cattolica è successo dove vivevo io, a Magonza). Però l’indignazione da sola non serve.
              Io capisco perfettamente come ti senti ,a d essere sincera io mi sento così quando sento cattolici negare la resurrezione e quando sento altri cattolici chiamare eretico chi propone di far pagare l’ICI anche ad enti ecclesiastici (non tu, non voi, ma il trend anti-odifreddiano è questo, uguale e contrario). E infatti sopra ho reagito indignatamente.
              Io penso che la cosa migliore sia 1) cercare di capire: perché non ci credono? Chi glielo ha detto? Hanno letto Corrado Augias, o sono solo ignoranti?
              2) Proporre un corso di approfondimento. Interessante, focalizzi sui problemi. Se sono stupidi e apatici, allora che ti indigni a fare, preghiamo, tu intanto la tua bella testimonianza della vera fede l’hai data. Se sono gente intelligente, verranno; o quantomeno si faranno domande.
              3) scacciarli sì o no? Scacciarli fisicamente direi di no. Ma scacciarli nel senso di dire “vogliamo fare un forum di discussione ogni lunedì sra? Figo, facciamolo e lì parliamo della resurrezione. Altrimenti scusate ma se non vi interessa approfondire almeno non ditemi opinioni eretiche in parrocchia”.
              Il punto che voelvo fare era che secondo me quanto meno noi ci scalderemo su ICI e pedane e Avvenire tanto più saremo credibili parlando della Resurrezione.

            2. Alessandro

              Danicor, scusa la curiosità, ma il parroco come si è comportato? Ha detto qualcosa? Ha fatto scena muta?

            3. Alessandro,
              il parroco teneva un’altro gruppo, da un’altra parte.
              L’anno scorso era presente in alcuni incontri (i miei primi), ma dopo ci ha lasciato fare. Quest’anno ho organizzato a sua richiesta un corso di approfondimento rivolto ai catechisti e consiglio parrocchiale. Il tema scelto è stato il catechismo della Chiesa cattolica, per ripartire dalle fondamenta!
              Devo andare a parlare con lui sull’accaduto, l’ho visto di sfuggita all’uscita e ho raccontato a grandi linee la cosa. Lui ha avuto il tempo solo per dirmi sconcertato “no, mettere in dubbio la Risurrezione no!”, poi doveva andare a celebrare.

            4. Alessandro

              Grazie Dani,
              penso che i percorsi dei diversi gruppi vadano rispettati ma che sia compito del parroco intervenire con fermezza in talune circostanza, perché la guida della comunità parrocchiale è affidata al parroco e solo a lui.

            5. Alessandro

              Volevo anche dire di non meravigliarsi troppo se dei “cattolici” non credono nella Risurrezione, visto che uno storico delle origini cristiane come Mauro Pesce, diventato abbastanza noto (e influente sull’opinione pubblica) per aver firmato un libro con Corrado Augias, cerca di mostrare come sia nato il cristianesimo (o, come direbbe lui, “i cristianesimi”) senza che Gesù sia risorto. Emblematico quello che scrive qui:

              “I vangeli di Marco,Luca e Matteo ci narrano la difficoltà di Gesù nell’accettare il destino della sua morte e il conflitto tra la propria volontà e i propri desideri e la volontà di Dio: «sia fatta la tua e non la mia volontà» (Mc14,36; Mt 26,39; Lc 22,42) presuppone un conflitto tra i sogni di Gesù e la decisione di Dio. Il dramma della vicenda di Gesù sta nel fatto che egli fu ucciso e il regno di Dio su tutti i popoli con la loro conversione non si verificò durante la sua vita. La morte interrompe la serie degli eventi che avrebbero dovuto portare al regno di Dio. Gesù esce di scena senza avere visto l’avvento del regno predicato e sognato. Invece del regno di Dio venne la morte di Gesù. [e la Risurrezione? Pesce non ne fa cenno]
              I suoi discepoli si trovarono di fronte al fatto che Gesù non c’era più [e la Risurrezione? Pesce non ne fa cenno] e che il regno di Dio non c’era ancora. Questo costituiva un problema enorme, ma non determinò la fine del movimento di Gesù. La sua morte, infatti, non fu vissuta da molti dei suoi discepoli come la fine della vicenda di Gesù o come una semplice sconfitta [ripeto: e la Risurrezione? Pesce non ne fa cenno]. Essi si diedero da fare con grande impegno a diffondere il suo messaggio o almeno un messaggio che aveva la sua vicenda al suo centro [ripeto fino alla noia: e la Risurrezione? Pesce non ne fa cenno].”

              http://www.mauropesce.net/index.php?option=com_content&task=view&id=193&Itemid=104

              Anche se queste tesi non sono conosciute nel dettaglio, sono veicolate all’ingrosso da “divulgatori” tipo Augias, e le si ritrova espresse nelle riunioni dei genitori dei bambini della prima comunione…

            6. “la fine del movimento di Gesù”

              Santa Maria, prega per noi!

              Comunque stamattina ho scoperto che vicinissimo al mio lavoro, che ha cambiato indirizzo da agosto, c’è una chiesa che fa l’adorazione perpetua! Mi sono fatta una bella mezz’ora davanti al Superiore e mi ha rasserenato il cuore!

            7. torno a ricordarvi che anni fa (non ricordo bene quanti ma almeno 15) il settimanale “il Sabato” fece un sondaggio tra i sacerdoti ponendo la seguente domanda: “se un serio scavo archgeologico riportasse alla luce il corpo di Gesù dimostrando che si tratta proprio di lui, che faresti?” e moltissimi, praticamente la metà del campione intervistato, rispose che avrebbe continuato a fare il sacerdote.
              Lascio a voi ogni conclusione…..

  17. nonpuoiessereserio

    Infatti, il dialogo, il buonismo, il cedere posizioni porta a negare perfino la resurrezione, porta al relativismo, alla secolarizzazione. Voi fate come volete, io non mi scaldo per la pedana mobile ma per quello che sta dietro. Preferisco la fede dei miei nonni, timor di Dio e rispetto per il Papa.

  18. Apprezzo molto lo spirito di questo articolo: credo sia esattamente quanto servirebbe alla Chiesa in Italia.
    Anche perchè, va rilevato come all’estero questa situazione di contrapposizione fra “tifoserie” non c’è (ad eccezione, magari, della Spagna che continua ad essere post-franchista…).
    In definitiva concordo con te: non c’è motivo per cui i credenti (laici o prelati) debbano assumere toni tanto violenti verso chi ha idee differenti dalle loro. Purtroppo è quasi impossibile farlo comprendere: c’è come un’idea di “verità assoluta” che non può accettare nessuna incrinatura, nemmeno in dettagli insignificanti e non dogmantici (la pedana modile che citi è un perfetto esempio).
    Un’idea che mi pare francamente “antimoderna”, retaggio -e lo dico solo come categoria, senza giudizio- di un “assolutismo” (in questo caso, religioso. Ma di fondo non dissimile da nazismo o stalinismo). Retaggio che in epoca liberale, pluralista e moderna dovrebbe essere superato.

    Le inchieste dell’Espresso (così come le “proteste” pubbliche o telematiche contro l’esenzione ICI e simili) rivelano un sentire diffuso, che mi sento di condividere, contro certi privilegi di cui gode la chiesa cattolica. Privilegi che, a conti fatti, sembrano sempre meno giustificabili. E’ innegabile che la chiesa abbia fatto e faccia molto, ma da ciò non può derivare automaticamente uno status di esenzione fiscale o giudiziaria

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