Il medico salva, non uccide

Non può esistere un diritto a morire, perché la morte non è un valore. La vita, invece, è un valore che tutti non possono che riconoscere come primario e indisponibile. Perché il valore della vita è condizione necessaria per tutti gli altri valori.
Ho proposto a Costanza di pubblicare questo articolo di Marco Travaglio su una delle questioni di dibattito di questi giorni: il suicidio, e, in particolare, quello medicalmente assistito, scelto da Lucio Magri per porre fine alla sua vita. Putroppo, l’enfasi del dibattito mediatico, l’accavallarsi delle tante opinioni espresse in merito alla drammatica notizia, ha creato, come spesso succede, una gran confusione e un contorsionismo di argomentazioni. Ciò ha portato alla solita distinzione e contrapposizione tra laici e cattolici, tra chi è per la vita e chi per la libertà, come se le due cose fossero in contrapposizione tra loro. Ebbene, questo articolo di Travaglio, a mio parere, si discosta dalla confusione. E’ limpido, chiaro, razionale, argomentato e onesto. 

Laura Gotti Tedeschi

 

di Marco Travaglio      Il Fatto Quotidiano

Io non voglio parlare di Lucio Magri, che non ho conosciuto e non mi sognerei mai di giudicare: non so come mi comporterei se cadessi nella cupa depressione in cui l’avevano precipitato la vecchiaia, il fallimento politico e la morte della moglie. So soltanto che non organizzerei una festicciola fra i miei amici a casa mia, con tanto di domestica sudamericana che prepara il rinfresco per addolcire l’attesa della telefonata dalla clinica svizzera che annuncia la mia dipartita.

Una scena che personalmente trovo più volgare e urtante di quella del pubblico che assiste alle esecuzioni nella camera della morte dei penitenziari. Ma qui mi fermo, perché vorrei spersonalizzare il gesto di Magri, quello che viene chiamato con orrenda ipocrisia “suicidio assistito” e invece va chiamato col suo vero nome: “Omicidio del consenziente”. Ne vorrei parlare perché è diventato un fatto pubblico e tutti ne discutono e ne scrivono. E molti tirano in ballo l’eutanasia, Monicelli o Eluana Englaro, che non c’entrano nulla perché Magri non era un malato terminale, né tantomeno in coma vegetativo irreversibile tenuto artificialmente in vita da una macchina: era fisicamente sano e integro, anche se depresso. Altri addirittura considerano il “suicidio assistito” un “diritto” da importare quanto prima in Italia per non costringere all’ “esilio” chi vuole farsi ammazzare da un medico perché non ha il coraggio di farlo da solo. Sulla vita e sulla morte, da credente, ho le mie convinzioni, ma me le tengo per me perché, da laico, non reputo giusto imporle per legge a chi ha una fede diversa o non ce l’ha. Dunque vorrei parlarne dai soli punti di vista che ci accomunano tutti: quello logico, quello giuridico, quello deontologico e quello pratico.

Dal punto di vista logico, non si scappa: chi sostiene il diritto al “suicidio assistito” afferma che ciascuno di noi è il solo padrone della sua vita. Ammettiamo pure che sia così: ma proprio per questo chi vuole sopprimere la “sua” vita deve farlo da solo; se ne incarica un altro, la vita non è più sua, ma di quell’altro. Dunque, se vuole farla finita, deve pensarci da sé.

Dal punto di vista giuridico c’è una barriera insormontabile: l’articolo 575 del Codice penale, che punisce con la reclusione da 21 anni all’ergastolo “chiunque cagiona la morte di un uomo”. Sono previste attenuanti, ma non eccezioni: nessuno può sopprimere la vita di un altro, punto. Se lo fa volontariamente, commette omicidio volontario. Anche se la vittima era consenziente, o l’ha pregato di farlo, o addirittura l’ha pagato per farlo. Non è che sia “trattato da criminale”: “È” uncriminale. Ed è giusto che sia così. Se si comincia a prevedere qualche eccezione, si sa dove si inizia e non si sa dove si finisce. Se si autorizza un medico a sopprimere la vita di un innocente, come si fa a non autorizzare il boia a giustiziare un folle serial killer che magari è già riuscito ad ammazzare pure qualche compagno di cella?

Dal punto di vista deontologico, altro muro invalicabile: il “giuramento di Ippocrate” che ogni medico, odontoiatra e persino veterinario deve prestare prima di iniziare la professione: “Giuro di… perseguire la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell’uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirerò con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale e sociale , ogni mio atto professionale; di curare ogni paziente con eguale scrupolo e impegno…; di prestare, in scienza e coscienza, la mia opera, con diligenza, perizia e prudenza e secondo equità, osservando le norme deontologiche che regolano l’esercizio della medicina e quelle giuridiche che non risultino in contrasto con gli scopi della mia professione”. Non occorre aggiungere altro. Come si può chiedere a un medico di togliere la vita al suo paziente, cioè di ribaltare di 180 gradi il suo dovere professionale di salvarla sempre e comunque? Sarebbe molto meno grave se chi vuole suicidarsi, ma non se la sente di farlo da solo, assoldasse un killer professionista per farsi sparare a distanza quando meno se l’aspetta: almeno il killer, per mestiere, ammazza la gente; il medico, per mestiere, deve salvarla. Se ti aiuta ad ammazzarti è un boia, non un medico.

Dal punto di vista pratico, gli impedimenti alla legalizzazione del “suicidio assistito” sono infiniti. Che si fa? Si va dal medico e gli si chiede un’iniezione letale perché si è stanchi di vivere? O si prevede un elenco di patologie che lo consentono? E quali sarebbero queste patologie? Quasi nessuna patologia, grazie ai progressi della scienza medica, è di per sé irreversibile. Nemmeno la depressione. Ma proprio una patologia passeggera può obnubilare il libero arbitrio della persona che, una volta guarita, non chiederebbe mai di essere “suicidata”. Qui di irreversibile c’è solo il “suicidio assistito”: ti impedisce di curarti e guarire, dunque di decidere consapevolmente, cioè liberamente, della tua vita. E se poi un medico o un infermiere senza scrupoli provvedono all’iniezione letale senza un’esplicita richiesta scritta, ma dicendo che il paziente, prima di cadere in stato momentaneo di incoscienza e dunque impossibilitato a scrivere, aveva espresso la richiesta oralmente? E se un parente ansioso di ereditare comunica al medico che l’infermo, prima di cadere in stato temporaneo di incoscienza, aveva chiesto di farla finita?

Se incontriamo per strada un tizio che sta per buttarsi nel fiume, che facciamo: lo spingiamo o lo tratteniamo cercando di farlo ragionare? Voglio sperare che l’istinto naturale di tutti noi sia quello di salvarlo. Un attimo di debolezza o disperazione può capitare a tutti, ma se in quel frangente c’è qualcuno che ti aiuta a superarlo, magari ti salvi. Del resto, il numero dei suicidi è indice dell’infelicità, non della “libertà” di un Paese. E, quando i suicidi sono troppi, il compito della politica e della cultura è di interrogarsi sulle cause e di trovare i rimedi. Che senso ha allora esaltare il diritto al suicidio ed escogitare norme che lo facilitino? Il suicidio passato dal Servizio Sanitario Nazionale: ma siamo diventati tutti matti?

fonte: Il Fatto Quotidiano, 2 dicembre 2011

Per completezza d’informazione linkiamo l’articolo di Paolo Floris D’Arcais (pubblicato sempre ieri su IL FATTO QUOTIDIANO)  su posizioni decisamente diverse.  Per leggere l’articolo clicca qui

99 pensieri su “Il medico salva, non uccide

  1. Adriano

    “Sulla vita e sulla morte, da credente, ho le mie convinzioni, ma me le tengo per me perché, da laico, non reputo giusto imporle per legge a chi ha una fede diversa o non ce l’ha.”

  2. Sara

    Chissà se per Travaglio il giuramento di Ippocrate si applica anche all’aborto o se per quello c’è una postilla apposita…

  3. paulbratter

    DI GIULIETTO CHIESA
    ilfattoquotidiano.it

    Il suicidio progettato di Lucio Magri non significa probabilmente nulla per un giovane di oggi.

    Per uno della mia generazione, invece, significa molto.

    L’ho conosciuto poco, di persona, e da lontano. Non è dunque per questo che sono rimasto colpito e toccato da vicino. Ma per giorni, e tutt’ora, mentre ne scrivo, è rimasto come un rumore di fondo in mezzo ai miei pensieri.

    Scandagliare l’animo umano è sempre impresa insormontabile, esercizio eterno e senza certo destino, in cui solo alcuni, pochissimi, riescono meglio di altri, ed è quando raggiungono l’arte.

    Tanto più difficile, sul filo dell’indecenza, tentare questa operazione sul limitare senza traccia tra la vita e la morte, in quel punto di non ritorno in cui non può più esserci nessuna spiegazione, nessuna risposta; in quella discontinuità assoluta dove ogni regola umana, ogni convenzione, ogni artificio, perde i suoi contorni e sfuma.

    Mi pare – così ho capito, così sto pensando, ma io sono vivo – che Lucio Magri non abbia voluto, con il suo gesto, lasciare nessun messaggio, a prescindere se vi sia qualcosa di scritto, che sarà trovato, forse, dopo, da qualche parte.

    Il messaggio è nel gesto. Un gesto brusco, definitivo, di chi tira le somme e scopre, o pensa, di avere vissuto inutilmente, perché vede che tutto quello in cui ha creduto, per cui ha gioito o sofferto, è stato cancellato e travolto dal suo “contrario”.

    Un prendere atto, freddamente, senza più passione, che non c’è gloria nella sconfitta e che non ha senso vivere di ricordi se si è giunti alla conclusione che la vita è stata sprecata.

    Io non giudico. Affacciarsi su quel momento, su quelle conclusioni, giudicandole, sarebbe operazione inaccettabile. Su quel confine non può esserci equilibrio.

    Io non penso che la vita di Lucio Magri sia stata sprecata. Come non lo è, mai, quella di coloro che non sono stati indifferenti, che hanno creduto in qualche cosa, e si sono battuti perché avvenisse. Ovvio che questo giudizio, in qualche modo, vale anche per me, come speranza. Anche se penso che ciò che si fa, anche ciò che si pensa, resti comunque, da qualche parte, in qualche anfratto del cosmo. E se era buono, se era puro, ha migliorato le cose.

    Ma provo dolore perché vedo che quel “contrario” che è avvenuto, quella cancellazione di significati che si è prodotta, durante la vita di Lucio Magri e la mia, è annuncio di tempesta per quelli che verranno.

    Giulietto Chiesa
    Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it

  4. Non so quali siano le sue posizioni in materia di eutanasia, ma mi sembra che le sue considerazioni si applichino logicamente anche a quel campo. Mi piace soprattutto questo passaggio: “Ma proprio una patologia passeggera può obnubilare il libero arbitrio della persona che, una volta guarita, non chiederebbe mai di essere “suicidata”. Qui di irreversibile c’è solo il “suicidio assistito”: ti impedisce di curarti e guarire, dunque di decidere consapevolmente, cioè liberamente, della tua vita. E se poi un medico o un infermiere senza scrupoli provvedono all’iniezione letale senza un’esplicita richiesta scritta, ma dicendo che il paziente, prima di cadere in stato momentaneo di incoscienza e dunque impossibilitato a scrivere, aveva espresso la richiesta oralmente? E se un parente ansioso di ereditare comunica al medico che l’infermo, prima di cadere in stato temporaneo di incoscienza, aveva chiesto di farla finita?”

  5. Gabriele

    “E molti tirano in ballo l’eutanasia, Monicelli o Eluana Englaro, che non c’entrano nulla perché Magri non era un malato terminale, né tantomeno in coma vegetativo irreversibile tenuto artificialmente in vita da una macchina…”

    Persegue, con accanimento quasi ossessivo, la convinzione che Eluana fosse tenuta in vita da una macchina: falso! Non si deve a tutti i costi giustificare la propria e altrui coscienza di quello che effettivamente fu qell’atto!

  6. Daniela Yeshua

    Quando ho scoperto che Travaglio era già sposato l’ho fatto io il minuto di silenzio. Io me lo spolperei vivo quest’uomo.
    Mi garba da impazzire – non proprio tutte tutte le sue elucubrazioni – ma: mi garba da spolparmelo vivo.
    – Buongiorno, ragazzi. Oggi è sabato e Turris si concede una capatina dai Costantini.
    ^.^

  7. Alessandro

    Va bene, bravo Travaglio, ma non s’abitui a essere troppo spesso QUASI d’accordo con me
    🙂

    Dico “QUASI” perché:

    1) “[Eluana Englaro era] in coma vegetativo irreversibile, tenuta artificialmente in vita da una macchina”:

    Manco per idea: Eluana era in stato vegetativo persistente (“come vegetativo irreversibile” non è linguaggio medico, è pastrocchio giornalistichese) ed era tenuta artificialmente in vita da nessuna macchina (era nutrita e idratata tramite sondino nasogastrico: tutto qui)

    2) “Sulla vita e sulla morte, da credente, ho le mie convinzioni, ma me le tengo per me perché, da laico, non reputo giusto imporle per legge a chi ha una fede diversa o non ce l’ha”

    Il credente non deve “tenersele per sé”, le sue convinzioni sulla vita e sulla morte (la reclusione della fede nel foro interno e la sua espulsione dalla sfera pubblica è una ferita contemporanea che Benedetto XVI non cessa di denunciare, ormai le citazioni si sprecherebbero). Non si tratta di imporre per legge alcunché, occorre che il cattolico che segga in un’assemblea legislativa non rinunci alla propria visione dell’uomo e della vita cedendo alla fraudolenta, miope accusa di essere “clericale”, “confessionale” se non dismette le proprie convinzioni quando concorre a elaborare una legge e la vota.

    3) quoto Sara alle 0.23

    “Chissà se per Travaglio il giuramento di Ippocrate si applica anche all’aborto o se per quello c’è una postilla apposita…”.

    Travaglio ad es. è a favore della diagnostica preimpianto, cioè degli esami su alcune cellule embrionali (generate con tecniche di fecondazione artificiale) per accertare, prima del tentativo di impiantarlo in utero, se l’embrione da cui sono prelevate sia affetto da una patologia. Ma si sa che la diagnosi preimpianto (oltre a sollevare la questione etica connessa alla manomissione dell’embrione necessaria per prelevare le cellule da esaminare) sfocia non nel risanamento dalla patologia, ma nella soppressione dell’embrione cui la patologia è diagnosticata (ammesso e non sempre concesso che la diagnosi sia azzeccata: la percentuale d’errore non è piccola)

    1. “Non si tratta di imporre per legge alcunché, occorre che il cattolico che segga in un’assemblea legislativa non rinunci alla propria visione dell’uomo e della vita cedendo alla fraudolenta, miope accusa di essere “clericale”, “confessionale” se non dismette le proprie convinzioni quando concorre a elaborare una legge e la vota” eh no se io in base alle mie convinzioni voto una legge questà obbliga a chi non ha le mie convinzioni a rispettarla. Ha ragione Travaglio.Una legge e’ un imposizione. Non rispetti la libertà altrui di non aderire alle tue convinzioni.

      1. Alessandro

        Quindi, se fossi coerente con il tuo ragionamento e fossi parlamentare, dovresti rifiutarti di elaborare e votare leggi basate sulle tue convinzioni, perché se facessi una legge conforme alle tue convinzioni “obbligheresti chi non ha le tue convinzioni a rispettarla”.
        Vorrei proprio vedere come faresti, se fossi parlamentare, a rinunciare a tutte le tue convinzioni per paura di “non rispettare la libertà altrui di non aderire alle tue convinzioni”, per paura di varare una legge che andrebbe rispettata (“Una legge e’ un ‘imposizione”) anche da chi non ha le tue convinzioni.

          1. Alessandro

            oltre che oggettivamente irrealizzabile, giacché è assolutamente impossibile che una legge non s’ispiri a qualche convinzione, e quindi chi la elabora e la vara 1) o non s’accorge della convinzione che la innerva (così palesando la propria disavvedutezza) 2) o, aderendo alla concezione di GiulioL. che impone l’elisione di ogni convinzione dalla testa del legislatore, non potrebbe che informare la legge a una convinzione… sorteggiata. Erigendo pertanto il Caso a dominus supremo della democrazia (che rimarrebbe democrazia?), e suscitando una pleiade di inconvenienti collaterali ma non trascurabili (quali e quante, della sterminata moltitudine delle convinzioni umane, meritano di entrare nell’urna del sorteggio? Chi lo stabilisce? Un tiro di dadi? Il regresso all’infinito nell’ordine dell’aleatorio sarebbe dietro l’angolo, e la democrazia… traballerebbe pericolosamente, molto pericolosamente, mi pare.

            1. Forse mi sono espresso male e mi scuso. Io posso anche scrivere leggi in base alle proprie convinzioni personali ma bisogna sempre rispettare le convinzioni degli altri. Pluralismo, libertà. Facciamo un esempio : la legge sull’aborto. Lasciamo stare il dibattito pro o contro l’aborto. Si e’ fatta una legge che non impone nessuno ad abortire (ne alle donne ne ai medici che possono essere obiettori di coscienza). Questa e’ una legge laica. Una legge clericale e’ quella della fecondazione assistita che vieta per esempio la diagnosi di preimpianto. Dove sta in questa il rispetto anche pe il diritto alla salute? ma facciamo il caso che in parlamento ci sia una maggioranza di islamici fanatici che vogliono imporre il velo alle donne in base alle loro convinzioni. Non sarebbe giusto perche andrebbe contro la costituzione e la libertà personale. Spero di essere stato + chiaro.

              1. Giulio, l’aborto è proprio l’esempio sbagliato: un paese dove un innocente inerme (ed è la scienza che ti dice che uno zigote ha un genoma irriducibile a quello dei genitori e che resterà immutato nella persona) viene ucciso deliberatamente per volontà di terzi è un paese totalitario, dove l’ideologia non guarda in faccia alla realtà. Se uno andasse a studiarsi la tanto millantata Costituzione, poi, troverebbe che la Repubblica Italiana non concepisce il diritto come uno strumento positivo assoluto, ossia capace di legiferare al di là e al di sopra della realtà: la realtà non comincia con le rivendicazioni libertarie di qualcuno, ma con la presenza di un essere umano che prima non c’era e che continuerà a stare lì fino a nascere, se nessuno lo assassina. Infatti, senza quell’essere umano, anche le dichiarazioni libertarie non hanno luogo.
                Per quanto mi riguarda non esiste una legge giusta sull’aborto, al di là di quella che lo proibisca e che punisca chi lo chiede e chi lo procura con sanzioni equiparate a quelle per omicidio volontario premeditato, senza eccezioni.
                Notare che non ho mai citato il nome di Dio, in tutto questo.
                Non giochiamo a fare gli intellettuali laici, quando di laicità si sa ben poco…

                «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo […]» (Art. 2)
                «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana […]» (Art. 3)

                Una legge che misconosca il diritto alla vita di un embrione e/o di un feto (cui, stando alla Corte di Giustizia Europea, si deve il riconoscimento della dignità umana) è una legge totalitaria, degna del XX secolo.

                Abbi il buongusto di non darmi del clericale o del totalitario (a me!), perché ti squalificheresti all’istante.

  8. Anche a me non mi paice il signor “so tutto io e gli altri zitti”, come modo di fare,
    (Travaglio) e nemmeno Flores D’arcais, un altro suo omologo:
    1) per quanto riguarda il suicidio, che uno se volesse e fosse in grado che si
    avesse a suicidarsi da solo come si vede che fanno tra le genti comuni.
    2) fosse il caso che uno si trovasse nelle grinfie degli altril testamento biologo o senza, familiari consenzienti o contrari, legge o non legge, medici o non medici, eccetra, si troverebbe in ogni caso sempre nelle grinfie degli altri, comunque. Solo, fatto auspicabile, è di essere allora senza alcuna conoscenza, come uguale a un cadavere, e chiuso.

  9. canefedele

    “Del resto, il numero dei suicidi è indice dell’infelicità, non della “libertà” di un Paese.”

    1. Daniela Yeshua

      Cane fedele hai un nik da schianto! Dimmi che non lo hai già spiegato quando ero un attiminuccissimo lontano dal blog. Dimmelo dimmelo diiiiiiiiiimmeeeeeeeeloooooooooooooooooooooooooooooo 😀

      1. canefedele

        Cane fedele è come è stato definito l’apostolo Pietro, adesso non ricordo esattamente da quale Papa… Mi piace molto.

        🙂

  10. completamente d’accordo io no, e anzi, confermando la consonanza con molti degli argomenti presentati dal travagliato pensiero, essendo proverbiale la mia mancanza di stima con il personaggio saccente e manipolatore, mi chiedo preoccupato con ostentata ostinazione: “dove sta la fregatura? dove sto sbagliando?”…..

    1. Alessandro

      la fregatura – adesso che ci ripenso, dopo aver commentato prima – è che Travaglio è a favore del testamento biologico in versione eutanasica (ammesso che ne possa esistere un’altra, di versione), e cioè a favore di direttive anticipate di trattamento (orrenda locuzione) con le quali il (futuro) paziente, ora per allora, possa stabilire in modo vincolante per il medico che lo avrà in cura di non essere alimentato e idratato artificialmente qualora si trovasse a versare in determinate condizioni e impossibilitato a esprimere la propria volontà.
      Se il medico fosse costretto da un pezzo di carta di Tizio a non attivare (o a sospendere) il sostegno vitale basico (alimentazione e idratazione) di Tizio, lasciandolo così morire d’inanizione, ci troveremmo dinnanzi a che? Eutanasia per omissione, o forse suicidio assistito in cui l’ “assistente” è costretto a “suicidarti”, oppure omicidio del consenziente (se l’omicida concorda in coscienza con le disposizioni del paziente da far morire)?

      Insomma, oltre che per le ragioni di cui sopra dissento certamente da Travaglio quanto al testamento biologico che lui vorrebbe diventasse legge dello Stato.

      1. lo sapevo che c’era la fregatura…. quindi ricapitolando: travaglio ha scritto un articolo in linea con la normativa vigente (furbo, no? così di lui non si può dire che non rispetti la legge), ma se la legge dovesse cambiare…. taaac! sarà pronto a combaciare con Flores d’arcais.

          1. che tonta, invece, che sono…. ieri ero quasi commossa che il buon Travaglio avesse scritto un articolo a favore della vita… alla fine, gratta gratta, ecco che sotto la placcatura c’è la fregatura! manco alla stazione garibaldi di Napoli si pigliano sòle di questo tipo….

            1. Alessandro

              Disse Travaglio: “L’eutanasia significa fare un’iniezione avvelenata a una persona. Non significa smettere di mantenerla in vita artificialmente”.
              Come dire: ci vuole la legge sul testamento biologico che consenta a chi non vuole essere mantenuto in vita artificialmente (leggi: alimentazione e idratazione via sondino o PEG) di imporre ai medici di non farlo.

              Disse sempre Travaglio: “purtroppo si vive in un paese dove non esiste il testamento biologico, anche se la costituzione italiana afferma chiaramente che non obbliga chicchessia a doversi curare forzatamente”. Appunto. Viva il testamento biologico che costringe a non alimentarti e a non idratarti. Il cerchio si chiude… la fregatura è assestata

            2. 61Angelo extralarge

              Il lupo perde il pelo ma non il vizio? Diffidare, fino a prova contraria di chi di solito della vita “altrui” se ne frega?
              Dico altrui, perché vorrei veere se il sig. Travaglio si trovasse in una situazione da “testamento biologico” se si tira indietro!!!!!
              I suicidi sono alti, soprattutto tra i giovani: allora? Che faccciamo? Li lasciamo stare? Premiamo il grilletto per non dargli un ulteriore peso? Sono stta proprio ieri pomeriggio al funerale della ragazza di 27 anni, tra l’altro suicidatasi il giorno del suo compleanno: solo lacrime! Perché tanta aridità invece in questi casi cosidetti di “eutanasia” e di “suicidio assistito”? Forse perché queste cose nascono da chi ha un cuore indurito? A volte noi umani siamo peggio degli animali (avrei voluto dire “bestie” ma avrei offesi gli animali).

      2. Adriano

        “Travaglio è a favore del testamento biologico in versione eutanasica (ammesso che ne possa esistere un’altra, di versione),”

        In Germania la Chiesa Cattolica ha scritto una guida su come compilare le disposizioni fine vita, invitando (senza obbligo) i credenti a compilare la propria. In Svizzera la Chiesa Cattolica non si è opposta ai c.d. testamenti biologici (per link e prove di questo basta sfogliare i commenti passati…).

        Il che può significare che:
        -o la Chiesa Cattolica all’estero sostiene l’eutanasia
        -o esiste anche un’altra versione del t.o.

        Scegliete voi la risposta che vi piace. In ogni caso, è evidente a chiunque ha vissuto all’estero che ci sono enormi differenze tra le indicazioni ufficiali della stessa Chiesa nelle varie nazioni (e anche su questo vi rimando ai commenti passati)

        1. paulbratter

          ma stai parlando della Chiesa o di Giochi senza Frontiere?
          la Chiesa è “una, santa, cattolica e apostolica.”.
          Non puoi dire la “Chiesa in Germania” specifica chi e in che contesto.

        2. Alessandro

          “In ogni caso, è evidente a chiunque ha vissuto all’estero che ci sono enormi differenze tra le indicazioni ufficiali della stessa Chiesa nelle varie nazioni (e anche su questo vi rimando ai commenti passati)”

          Ecco, appunto. Visto che i “commenti passati” sono stati scambiati prevalentemente con il sottoscritto, pregherei chi fosse interessato di rileggersi quei commenti (sono tanti, a partire da quello segnalato qui sotto), dai quali (leggere per avvendersene) emerge che NON ci sono differenze (tantomeno “ENORMI”) tra le indicazioni ufficiali della stessa Chiesa nelle varie nazioni a riguardo del testamento biologico.

          https://costanzamiriano.wordpress.com/2011/07/18/ognuno-ha-i-suoi-piedi/#comment-9481

          1. Adriano

            Alessandro

            “NON ci sono differenze (tantomeno “ENORMI”) tra le indicazioni ufficiali della stessa Chiesa nelle varie nazioni a riguardo del testamento biologico.”

            Accidenti, hai usato l’espressione “testamento biologico” che pochi mesi fa avevi definito “locuzione intrinsecamente contraddittoria”.
            Segno di una conversione linguistica? 🙂

            Per il resto, basta leggere quanto già scritto: in Svizzera e Germania le conferenze episcopali sostengono le dichiarazioni fine vita, dando indicazioni, in Germania, su come compilarle). In Italia mi risulta ci sia un no assoluto, senza se né ma.

            E questa è o non è una differenza?

            1. Alessandro

              Adriano

              “Accidenti, hai usato l’espressione “testamento biologico” che pochi mesi fa avevi definito “locuzione intrinsecamente contraddittoria”.
              Segno di una conversione linguistica?”

              No, ho usato una locuzione intrinsecamente contraddittoria come “testamento biologico” in un contesto nel quale non mi premeva che risaltasse tale contraddittorietà, ma nel quale mi premeva solo che a proposito del testamento biologico fosse chiaro che “NON ci sono differenze (tantomeno “ENORMI”) tra le indicazioni ufficiali della stessa Chiesa nelle varie nazioni”.

              “Per il resto, basta leggere quanto già scritto: in Svizzera e Germania le conferenze episcopali sostengono le dichiarazioni fine vita, dando indicazioni, in Germania, su come compilarle). In Italia mi risulta ci sia un no assoluto, senza se né ma.”

              Appunto: se rileggessi anche i commenti che scrissi in risposta ai tuoi ti accorgeresti che nella Chiesa italiana (diciamo: nell’orientamento predominante della Conferenza episcopale italiana) NON esiste un no assoluto alle “dichiarazioni di fine vita”: il presidente della CEI card. Bagnasco ha manifestato in più di una circostanza di guardare con favore a una legge che ammetta dichiarazioni anticipate di trattamento (DAT), purché queste non aprano una breccia (palese o occulta) all’eutanasia e all’abbandono terapeutico.

            2. Alessandro

              Dalla prolusione del Presidente card. Bagnasco al consiglio permanente della Cei, 28 marzo 2011:

              “Per questo, cioè secondo questa chiave interpretativa, vorremmo dire una parola che inducesse l’opinione pubblica a ritenere che una legge sulle DICHIARAZIONI ANTICIPATE DI FINE VITA è NECESSARIA e URGENTE.

              Si tratta infatti di porre limiti e vincoli precisi a quella “giurisprudenza creativa” che sta già introducendo autorizzazioni per comportamenti e scelte che, riguardando la vita e la morte, non possono restare affidate all’arbitrarietà di alcuno. Non si tratta di mettere in campo provvedimenti intrusivi che oggi ancora non ci sono, ma di regolare piuttosto intrusioni già sperimentate, per le quali è stato possibile interrompere il sostegno vitale del cibo e dell’acqua.”

            3. Adriano

              Bene,
              Quindi anche la CEI si è espressa, nel 2011, in favore della dichiarzione fine vita, seguendo l’esempio ciò che i loro colleghi tedeschi avevano fatto già nel 1999 (v. tuo link). Uno dei tanti casi (già citati) di discrepanze tra le indicazioni pratiche che la Chiesa dà nei vari paesi, oltre a essere l’ennesimo esempio di Europa a due velocità… 🙂

            4. Alessandro

              le discrepanze RILEVANTI riguarderebbero (se ci fossero, queste discrepanze: ma non ci sono) i contenuti morali e dottrinali: se a livello dottrinale e morale su materia inopinabile a Roma e a Berlino la Chiesa dicesse cose opposte, allora sì che il fatto sarebbe grave. Qui si sta parlando invece di pronunciamenti del presidente di una conferenza episcopale in merito alla legislazione di un paese: ed è ovvio – fermo restando che, per intenderci, sui principi non negoziabili non si negozia, a Roma come a Berlino – che le diversità delle situazioni dei vari Paesi può portare a modulare diversamente i pronunciamenti dell’episcopato da un paese all’altro.
              Ad es.: sarebbe stato ingiustificato e anacronistico che la Cei fosse favorevole a una legge sul fine vita (che contempli anche dichiarazioni anticipate) prima del caso Englaro. Bagnasco evidenzia come sia stata proprio la giurisprudenza (tragicamente) creativa che ha condotto alla morte di Eluana nel 2009 a creare un precedente NEL 2009 (non nel 1999) tale da rendere urgente la legge sul fine vita, della quale non ci sarebbe stato bisogno senza questo precedente. Quindi: le vicende nazionali di un Paese influenzano inevitabilmente modi e tempi e contenuti delle prese di posizione delle conferenza episcopali nazionali, fermo restando sempre – ripeterò fino alla noia – l’inderogabile rispetto unanime per i “principi non negoziabili”.
              Adesso vado a nanna. Buonanotte a te e a tutte/i

            5. Alessandro

              Adriano

              “Quindi esiste una versione del testamento biologico diversa da quella eutanasica”

              No, Bagnasco non parla di “testamento biologico”, ma (l’ho pure rimarcato) di “dichiarazioni anticipate di fine vita”

            6. Adriano

              “No, Bagnasco non parla di “testamento biologico”, ma (l’ho pure rimarcato) di “dichiarazioni anticipate di fine vita””

              Ah, be’ allora…

              7351

            7. Alessandro

              Adriano, no, troppo comodo cavarsela con una battuta

              ““No, Bagnasco non parla di “testamento biologico”, ma (l’ho pure rimarcato) di “dichiarazioni anticipate di fine vita””

              Ah, be’ allora…”

              T’ho già spiegato perché l’espressione “testamento biologico” non piace alla Chiesa italiana (in codesto “testamento” vede – giustamente – una porta spalancata all’eutanasia), quindi la differenza tra “dichiarazioni anticipate di fine vita” e “testamento biologico” non è irrisoria e oziosa, ma essenziale

            8. Adriano

              Alessandro

              Le parole sono importanti e i significati che ci stanno dietro pure. Personalmente non faccio distinzione tra “testamento biologico” e “dichiarazione fine vita”, e non sono l’unico (una prova su tutte, su wikipedia italiana la ricerca di un’espressione porta alla pagina dedicata all’altra. Altro esempio è la Treccani.

              http://www.treccani.it/enciclopedia/testamento/

              )

              Poi ognuno ha le sue preferenze (personalmente odio l’uso di espressioni inglesi in italiano, magari messe al plurale…)

              Detto questo se, per te, l’espressione “testamento biologico” implica necessariamente che ci sia l’eutanasia, allora perché hai scritto in modo tautologico “testamento biologico in versione eutanasica”? Mi sembra inutilmente rindondante, visto quello che intendi tu…

              Detto questo, mi fermo. Buona settimana!

            9. Alessandro

              Adriano

              “se, per te, l’espressione “testamento biologico” implica necessariamente che ci sia l’eutanasia, allora perché hai scritto in modo tautologico “testamento biologico in versione eutanasica”? Mi sembra inutilmente rindondante, visto quello che intendi tu…”

              Visto che fai le pulci a quanto scrivo, citami correttamente: ho scritto “del testamento biologico in versione eutanasica (ammesso che ne possa esistere un’altra, di versione)”, come a suggerire che NON possa esistere una versione non eutanasica del testamento biologico.

              Aggiungo che, su questioni così tecniche e controverse, non è certo wikipedia a fare testo.

              Quanto al link alla Treccani che riporti, non fa altro che darmi ragione nel ritenere che non ci sia testamento biologico che non dia spazio ad eutanasia ed affini (tipo: suicidio assistito), giacché si legge testuale che ” [il testamento biologico] È auspicato da coloro che ritengono che in situazioni patologiche estreme e tragiche sia un bene per l’uomo morire piuttosto che continuare a vivere, definendo sulla base di un principio assoluto di autodeterminazione quali siano le condizioni alle quali il medico dovrebbe lasciare morire il paziente o assisterlo nel proprio suicidio”.
              Insomma, la Treccani dice che il testamento biologico è auspicato dai paladini dell’eutanasia (almeno quella per omissione: “lasciare morire il paziente”) e del suicidio assistito (“assisterlo [il paziente] nel proprio suicidio).

              E con questo chiudo anch’io. Buona settimana anche a te!

    2. Carlo Fenu

      Invece di rallegrarti perché una persona che ha idee diverse dalle tue la pensa come te – e sostiene una buona causa -, ti chiedi dove sta la fregatura. Non è che saccente forse lo sei un pochino tu? E anche un po’ maliziosetto…

      1. Alessandro

        io sarò pure vergognosamente saccente, ma – ripeto – una volta ribadito ciò su cui convengo con Travaglio, non vedo perché dovrei rinunciare a cercar la “fregatura” (gode Travaglio di qualche franchigia?). Tanto più che non c’è da essere maliziosetti… la “fregatura” c’è, eccome.
        Chiedete a Travaglio come la farebbe, lui, la legge sul testamento biologico, ed ecco che vi accorgereste che, grazie alla legge in formato-Travaglio, il suicidio assistito (o alcunché di assai affine) tornerebbe alla ribalta, e questa volta autorizzato con crisma di legge, e non più deprecato (come invece nel caso di Magri)

    3. lidiafederica

      ma ci deve essere sempre per forza la fregatura, scusate?

      Se Travaglio è a favore dell’eutanasia come “sospensione di trattamenti quali idratazione e nutrimento” non sono d’accordo con lui, ma non la trovo una buona ragione per

      1) esultare di aver trovato la fregatura in un articolo comunque coraggioso (visto il giornale dove è pubblicato, non credo che i lettori l’abbiano trovato tanto bello…)
      2) giudicare le future intenzioni di Travaglio e le sue motivazioni segrete nello scrivere l’articolo (che siamo, veggenti?)
      3) dire che “siccome Travaglio è a favore di aborto e eutanasia allora anche quando scrive una cosa giusta va condannato comunque e va cercata la fregatura”.

      A me questi atteggiamenti sembrano tutti di cattivo gusto. Anzi, mi sembrano da stadio “chi non è con me è contro di me”, sempre e comunque.
      Perché?
      “Diffidiamo di Travaglio!”: ma nessuno ha detto che, scritto l’articolo, da ora in poi Travaglio sarà elevato agli onori degli altari, Si dice solo che Travaglio ha scritto delle considerazioni condivisibili.
      Ame tutte le vostre risposte – scusate se sembra polemico, in realtà non lo voglio essere – danno l’impressione di una ribellarsi contro un’ipotetica accettaziona acritica del Travaglio-pensiero. Ma nessuno fa niente del genere.
      Poi la discussione è aperta, ma l’Exultet di fronte all’a’ver trovato un’ipotetica retro-motivazione opportunistica per cui Travaglio avrebbe scritto (furbastro!) un’articolo in linea con la legislazione vigente essendo però pronto a cambiare bandiera mi ricordano alcuni editoriali della Pravda di brezneviana memoria…

      1. DAL LINK CHE HAI POSTATO Processi per diffamazione Nel corso della sua carriera è stato più volte querelato o citato in giudizio per quanto da lui scritto o dichiarato, ma nessun procedimento penale si è finora concluso con una sentenza definitiva di condanna.[55] A seguito di alcune querele è stato celebrato un processo nel quale è stato assolto. In altri processi sono state pronunciate, in primo grado o in appello, sentenze di condanna. In un caso il procedimento si è concluso per remissione della querela ed in uno per prescrizione. Di seguito sono descritti alcuni dei procedimenti più significativi che lo hanno coinvolto
        UN ESEMPIO DI CONDANNA Nel 2000 è stato condannato in sede civile,[71][72] dopo essere stato citato in giudizio da Cesare Previti a causa di un articolo su L’Indipendente, al risarcimento del danno quantificato in 79 milioni di lire (previti ….tieni presente?)

        1. Alessandro

          io ho detto solo che Travaglio ha subito nove sentenze di condanna, e che non mi sento di concordare con ciò che Travaglio ha detto/fatto e che gli è valso quelle sentenze. Quanto a Previti, anch’egli ha diritto a non vedersi attribuire misfatti non commessi

  11. 61Angelo extralarge

    Il padre di una mia carissima amica è morto un paio di anni fa: è vissuto per più di dieci anni completamente immobile nel letto. Aveva bisogno di tutto! La moglie e la figlia avevano chiesto l’aiuto di una badante perché non ce la facevano più. Beh, quest’uomo gridava giorno e notte: “Voglio morire!”… “Voglio morire!”… Però, quando la moglie andava a dargli il pasto, lui non mangiava: Voleva mangiare solo con la figlia o con la badante. Perché? Perché credeva che la moglie, stanca di stare accanto a lui, lo avvelenasse!

  12. Però, ragà, scusate…. perchè dobbiamo sempre cercare la fregatura quando qualcuno con cui solitamente dissentiamo dice invece qualcosa su cui siamo d’accordo?
    Perchè continuiamo a cercare i punti di divergenza invece che quelli che uniscono?
    Come ho già detto Travaglio mi sta sulle balle. Non mi piace come parla, quello che dice e le idee che sostiene.
    Sul tema in questione siamo d’accordo, perchè andiamo a cercare quello su cui non siamo d’accordo, che tanto già lo sappiamo cos’è?
    A me sembra che invece che alla ricerca della verità ci mettiamo troppo spesso alla ricerca delle menzogne.
    Anche Travaglio è stato in grado di riconoscere che quella del “suicidio assistito” è una posizione insostenibile. Partiamo da questo, no? Che poi in altri momenti abbia potuto dire un bel po’ di stronzate è un altro discorso.
    Come se dovessimo dar sempre ragione a Langone solo perchè ha scovato la nostra Costanza…. gli saremo eternamente grati per questo, ma ciò non ci impedisce di affermare con convinzione che scrive anche cumuli di idiozie 🙂

    1. 61Angelo extralarge

      Non mi interessa sapere se c’è la fregatura o meno, perché istintivamente sto con le orecchie aperte quando parla uno che la pensa moooooolto diversamente a me. Po, rifletto e mi chiedo sempre cosa devo trarne di buono… cosa vuole il Signore che io capisca. Metto tanti punti di domanda (leggi il mio penultimo commento). Ma questo non toglie che continuo a pensare di Travaglio e altri, che quando sono in “sede cattedratica”, cioé quando parlano al popolino attraverso i media, hanno un loro tornaconto, come è ovvio che sia. Se parlano è perché vogliono “tirare l’acqua al loro mulino”.

    2. Fk

      Infatti non dobbiamo sempre ricercare la fregatura… ehm… ma siamo sicuri che questo articolo l’abbia scritto Travaglio?

    3. Fk

      Sarà che adesso che non c’è più Berlusconi (si può dire?) questi, non sapendo più che dire, si sono messi a scrivere cose serie? Mah!

    4. ah, sì sì, Fefral, sono d’accordo!
      infatti io prendo l’articolo per come è, e ne trattengo il valore oggettivo. Poi però mi viene il dubbio che ha espresso Angela…

    5. Alessandro

      ma fefral, una volta detto che a mio avviso Travaglio, con il quale sono quasi sempre in disaccordo, stavolta ha detto alcune cose che ritengo condivisibili, perché non dovrei andarci a trovare ANCHE la fregatura?

      Mica devo per forza essere d’accordo o in disaccordo con Travaglio. Basta che non m’arrampichi sugli specchi per snidare motivi di divergenza che non sono nelle cose. Ma se la “fregatura” c’è,, c’è, non è che sono io che mi arrampico sugli specchi. Ora, da quello che traspare dall’articolo a me sembra che nei casi come quelli di Eluana Travaglio non deplorerebbe chi si comportasse come papà Englaro. E questo a me non sta bene. Perché quello non fu né un suicidio assistito né un omicidio del consenziente, ma – qualificatela giuridicamente come volete – fu la soppressione di una disabile grave. Domani, se passasse il testamento biologico con il quale impongo al medico di non nutrirmi e idratarmi, i testatori che morirebbero sarebbero “suicidati” coattamente o uccisi: e a me questo non sta bene. Tutto qua

    6. lidiafederica

      Fefral, grazie. La discussione è bella perché è aperta a tutte le opinioni, ma io personalmente trovo le tue risposte sempre un’oasi di pace e di buon senso.
      Grazie.
      Quanto a Langone…mi ha rovinato la giornata di ieri per aver letto il suo articolo delirante (secondo me)

  13. Mi sono ricordata improvvisamente che domani alle 16 parlerò del mio libro a Roma, alla parrocchia di santa Domenica Maria Mazzarello, in zona Cinecittà. Lo scrivo perché qualche romano voleva essere avvisato. Sono però dispensati, con bolla papale, tutti i romanisti e le mogli di romanisti che devono badare ai figli per evitare che il sacro silenzio venga turbato, e che la necessaria concentrazione venga persa (la Roma gioca alle 15).

    1. fiuuuu spero per le folle immense che interverrano, che come a Milano hanno avuto bisogno della polizia per essere instradate, avendo bloccato per intero via Torino, estendendosi per chilometri e chilometri a cascata, come una via Conciliazione straboccante per la canonizzazione di Padre Pio, spero per lo che tu non ti ridimentichi dell’impegno per ricordartene improvvisamente verso le 21.00…. 😉

  14. Francesca Miriano

    Per quanto leggendo alcuni commenti mi sia passata la voglia di scrivere perchè saprebbe troppo di inutile bla bla voglio affermare che:mi piace Travaglio con tutta la sua bella spocchia e puzza sotto al naso e aria di sufficienza e quanto di peggio vi possa venire in mente. Mi piace perchè mi piacciono le persone con i piedi piantati per terra,che cercano di documentarsi e di parlare tentando di non sparare cazzate. Dopo di che , giusto per non ripetere sempre la stessa litania, siccome non si sta parlando di legge di gravità, principio di Archimede o teorema di Pitagora ,sulle quali cose a tutt’oggi non esistono discussioni, ma di Fede e quindi di OPINIONI e credenze sfido chiunque a sostenere che io debba essere costretta per legge ad essere sottoposta contro la mia volontà a una PEG o al posizionamento di un SNG e successivamente alla somministrazione di NUTRISON o simili che comunque sono presidi medici che possa piacere o no.Quindi io da cittadina non credente e in possesse delle facoltà mentali rivendico il diritto di scegliere a quali cure sottopormi e a quali no e di pretendere che venga lasciata alla natura la possibilità di fare il suo corso .Come pure rivendico per altri che lo desiderino il diritto di vivere in stato vegetativo permanente assistiti GRATUITAMENTE ( non dimenticate che su questi pazienti parecchi anche molto molto credenti ci lucrano alla grande). Mi auguro che posizioni più ragionevoli prevalgano nel momento in cui si legifererà sul tema perchè di tutto abbiamo bisogno in questo momento tranna che di trasformare l’Italia in una repubblica teocratica sul modello iraniano.

    1. paulbratter

      scusa Francesca ho trovato interessante la domanda di Velenia l’altro giorno, mi piacerebbe sentire il tuo parere anche di medico.
      Te la ripropongo:
      “…se sei a favore del suicidio assistito perchè soccorrere chi ha tentato di suicidarsi in maniera maldestra e non c’è riuscito? “

    2. Alessandro

      per esprimere le proprie opinioni, anche marcatamente in dissenso da quelle prevalenti nel blog, non mi pare necessario incomodare ogni due per tre “la repubblica teocratica sul modello iraniano”. L’oltranza polemica non giova agli argomenti.

  15. Travaglio a parte, io ti auguro che tu non abbia mai bisogno di doverti ritrovare
    nelle condizioni che siano altri “prendersi cura” di te perchè di questi altri (che non siano persone fidatissime e in grado di fare quello che te avresti voluto che fosse fatto)non si pole mai sapere come si conterranno nel caso che si dovessero contenere in un modo o in un altro, e nemmeno che sia detto che le leggi venissero fatte nel modo che a uno piacesse venissero, anche se cotesto modo fosse quello, che a te pare assiomatico, del rispetto della libertà personale, come idea indiscutibile, quando essa non prevarichi eccetra…Nelle mani degli altri vuole dire nelle mani degli altri, hai voglia te avere lasciato pro-memoria, testamenti, pergamene o qualunque mezzo possibile!!! A me mi spaventa solo di sapere che dovessi giacere in un letto e non potere fare più nulla e dipendessi completamente da quello che gli altri avrenno in testa o avranno legiferato o non legiferato eccetra. Allora meglio che uno arrivato a un certo punto(anche come età) si armasse di pistola e finito

  16. 61Angelo extralarge

    Dimenticato: a me questi medici che si prestano aa iniettare il veleno per “aiutare un malato a morire” mi fanno un po’ pena. Sì, pena è quello che provo, soprattutto perché ho un debole, anzi una vera e propria devozione per alcuni dottori che conosco che consumano parte o tutte le loro ferie per andare in Africa o altrove a lavorare con i malati di AIDS o altro. Sono convinta che quando si parla di “vocazione” non si parli solo di “vocazione al sacerdozio, alla Vita Consacrata, al matrimonio… ma di “vocazione” all’essere medico, all’essere militare, etc. Altrimenti, se queste cose le facciamo senza “essere chiamati a farlo”, ovviamente da Qualcuno che sta molto più in alto di noi, siamo solo “praticanti di un mestiere che non è il nostro”, con tutto quello che ne consegue. Se sono un medico che non sente la chiamata ad esserlo, svolgo la mia attività per denaro o per gratificazione o altro, quindi posso fare danni. Stimo questi medici svizzeri, senza giudicarli né condannarli perché è quello che fanno che non mi piace e non “chi” sono, a quelli che praticano aborti.

  17. non trovo molto logico e lucido l’articolo di travaglio.

    1) se non si vuole giudicare Magri ma ci si vuole attenere ad un discorso legislativo ed etico allora non si deve giudicare la “festicciola” , che la si approvi o meno , essendo un fatto privato non entra nel discorso

    2) nella morte di Magri non vi è un medico che toglie la vita. Il paziente deve auto-inniettarsi la sostanza che lo porterà alla morte. Non si tratta quindi di viltà (ed anche qui Travaglio giudica.)

    3) Travaglio commette l’errore di considerare immodificabile la legge. Come è facilmente intuibile ciò non è quindi l’argomento decade.

    4) il fissar i paletti per cui si possa accedere ad una pratica medica(condivisibile o meno) è nella prassi attuale . Non si farebbe nulla di nuovo. Anche questo argomento decade.

    5) non è affatto vero che le malattie oggi sono curabili . vi sono molte malattie incurabili e comunque si parla soltanto di queste. anche questo argomento di Travaglio è nulla.

    secondo me, invece il problema della morte Magri è diverso.

    a) Magri non era affetto da malattia incurabile . Era inoltre soggetto ad una malattia che altera il normale sentire(e ragionare) di una persona. Si può consentire ad una persona non nel pieno delle proprie facoltà di mettere fine alla propria vita? secondo me, no.

    b) il welfare odierno fa pagare alcune prestazioni sanitarie a chi non è soggetto a gravi patologie. non si capisce perchè si dovrebbe assistere gratuitamente chi si toglie la vita senza esserne affetto(nel caso di Magri forse ha pagato l’intera prestazione ma non ne sono sicuro).

  18. 61Angeloextralarge

    “Si può consentire ad una persona non nel pieno delle proprie facoltà di mettere fine alla propria vita? secondo me, no”: questo è il punto!

  19. Francesca Miriano

    Torno ora ora da ‘Midnlght in Paris’ del grande Woody che vi consiglio!
    First: non mi ricordo di aver parlato altre volte di repubblica teocratica modello iran. Comunque non mi piace e Sakineh o no è meglio che i preti facciano i preti e i legislatori legiferino per tutti , atei e credenti.
    Perchè soccorro un suicida? Innanzitutto nel giro di pochi secondi è improbabile fare una serena disamina della reale volontà di morire della persona soccorsa. Ad esempio una delle persone che ho trattato l’ultima volta, che peraltro ci sarebbe riuscita senza supporto ventilatorio e antidoto, non aveva questa reale idea. Ci ho parlato , l’ho accarezzata e consolata, lei mi ha detto qualcosa di quello che stava passando e spero abbia trovato qualcuno con cui parlare. SEcondo: l’omissione di soccorso è un reato e siccome viviamo in uno stato di diritto le leggi vanno rispettate anche se non siamo d’accordo.Questo per quello che riguarda gli interventi di emergenza. La faccenda è più delicata nei ricoverati : In ogni caso resta sempre il problema della legge. Io non condanno affatto chi ha aiutato Magri a morire in qualunque modo lo abbia fatto: non so se io lo avrei fatto ma sono d’accordo con gli svizzeri che non puniscono il’operato medico come reato.La desistenza terapeutica esiste come pure il DNR e negli ospedali questo accade regolarmente anche se resta sempre il dubbio di cosa scrivere in cartella perchè c’è sempre l’incubo dell’avviso di garanzia Inoltre sfortunatamente in Italia non è diffusa abbastanza la cultura della cura del dolore.;continuiamo ad essere uno dei paesi ‘civili’ con il minor utilizzo di oppiacei e derivati. Per tornare ai suicidi : se la legge mi assistesse non so se sarei in grado di aiutare una persona a morire. Concettualmente non sono contraria, emotivamente non lo so. Continuo ad auspicare che le leggi vengano fatte da persone che conoscono gli argomenti su cui legiferano.
    Riguardo alla ‘vocazione’ di medico(qui si mi ripeto) non sono assolutamente d’accordo. Un medico deve essere innanzitutto un professionista serio , deve studiare molto e continuare a farlo, deve essere pagato come un qualunque altro lavoratore e deve pagare le tasse , deve essere scrupoloso come ad esempio chi controlla la tenuta di una diga o guida un aereo o un treno TAV. La gentilezza e l’educazione dovrebberro essere in dotazione a chiunque debba lavorare a contatto con la gente anche se a volte lo sforzo per non accoltellare qualcuno è titanico. Posso garantire poi che a volte l’Africa ce l’abbiamo qui accanto e neppure ce ne rendiamo conto e io vivo in Lombardia. Finchè non ho iniziato a lavorare anche col118 non immaginavo che potessero esistere situazioni di disagio e degrado cosi terribili.

    1. 61Angeloextralarge

      Quando ho scritto “vocazione” da medico, non ho scritto che non deve essere un professionista serio, che deve essere uno che non piglia stipendi, etc. Questo mi sembrava sottinteso. Intendevo solo dire, e lo ribadisco, che sono profondamente convinto che se uno è “chiamato” a fare determinate cose, le fa con una marcia in più. Solo questo e ovviamente che chi non ha la marcia in più ha più probabilità di fare danni. Indipendentemente dal discorso di fede: uno può anche non sapere di esssere “chiamato” ad una determnata cosa, ma gli altri questo lo percepiscono. Quello che intendo io “supera” la gentilezza e l’educazione.

    2. Velenia

      Scusi dottoressa,io continuo a non capire,provo a riassumere,dunque io ,poniamo il caso,soffro di depressione,malattia che altera la percezione della realtà e il cui esito spesso è il suicidio.Tento dunque di togliermi la vita e a scanso di equivoci mi appunto un bel biglietto sul petto in cui faccio presente le mie volontà,ingerisco qualcosa non so barbiturici,veleno,faccia un pò lei,ma siccome non sono un medico,non ho studiato,sbaglio dose,oppure un mio parente mi trova agonizzante e chiama il 118,arriva lei, che immagino con le fattezze della Cuddy,e con la tempra di un House in gonnella e che fa? dice sorry devo rianimarti se no mi faccio un paio d’anni al fresco.Eh no non si fa così,o una cosa è vera o non lo è,capisco che lei non è una psichiatra ma deve dircelo in tutta scienza e coscienza,dobbiamo aiutare i depresi a vivere o a morire?Deve dirmelo e darmi le ragioni,e se veramente per un depresso è meglio morire e dobbiamo aiutarlo a farlo da domani la popolazione italiana sarà ridotta di almeno un terzo,visto che la depressione è malattia sociale.

        1. Alessandro

          Nomen omen. Non molla l’osso, mai.

          Però devo dire che anch’io mi domando se ho capito bene, cioè se in definitiva la dott.ssa Miriano 1) solo per non violare la legge soccorre chi cerchi di suicidarsi e 2) non pratica l’eutanasia solo perché la legge lo vieta e perché, qualora non lo vietasse, forse, pur essendo “concettualmente” d’accordo, “emotivamente” non ce la farebbe a compiere l’operazione.

      1. Adriano

        Scusate l’intromissione.
        Io credo che le risposte che andate cercando, dimostrando la stessa “petulante insistenza” di cui sono stato accusato in passato, in realtà sono già state date dalla diretta interessata. La quale mi pare essere una delle poche persone che qui dentro ha un’esperienza continua sul campo e che quindi possa parlare, non solo di teoria, ma nei casi concreti. Anche in questo campo la realtà è molto meno lineare rispetto al filosofieggiare su mere ipotesi (che, per esperienza personale, vi auguro di cuore rimangano sempre tali).

        Pensate di aver trovato delle contraddizioni nel suo pensiero? Forse ce ne sono, così come nei mesi scorsi ne ho trovate in affermazioni e giudizi di altri commentatori qui dentro. Ai miei appunti, i diretti interessati avevano spesso risposto, invece di chiarire, che facevo apposta a non capire, che ero in mala fede ecc. La dottoressa Miriano, invece, pare abbia deciso di replicare solo una volta. E mi pare lo abbia fatto in modo abbastanza esauriente (basta rileggere e capire).

        Ps: prima che mi accusiate di fare l’avvocato degli altri, ho solo fatto quello che altri qui dentro fanno di continuo.

        Buona notte.

        1. Alessandro

          Ci manca solo, adesso, che un medico sia l’unica figura professionale qualificata a pronunciarsi con competenza su eutanasia, suicidio assistito, accanimento terapeutico, desistenza terapeutica ecc…
          Ci sono fior di bioeticisti che si esprimono autorevolmente al riguardo (visto il mestiere che fanno) e non esercitano la professione medica.

          “Ai miei appunti, i diretti interessati avevano spesso risposto, invece di chiarire, che facevo apposta a non capire, che ero in mala fede ecc.”

          Per quanto mi riguarda, ai tuoi appunti ho sempre risposto cercando “di chiarire” (poi ovviamente tu sei liberissimo di concordare con me o no). Fa fede, ad es., il nostro recente scambio sul “testamento biologico”, qualche commento sopra.

  20. Purtroppo, trovo che l’approccio di Travaglio sia profondamente sbagliato.
    O, meglio, è FORMALMENTE giustissimo, ineccepibile. Ma CONCRETAMENTE errato. Credo Travaglio non sia a conoscenza di un particolare chiave della vicenda del suicidio assistito, per lo meno per come si è svolto quello di Magri (aldilà dei giudizi di bon ton sul “rinfresco”: a me risulta piuttosto che Magri l’abbia organizzato prima, in una sorta di commiato. Non dopo, per far avvisare gli amici! C’è un’enorme differenza): nel caso specifico – che vale da modello generale- è stato il soggetto stesso a premere il tasto che ha dato il via alle iniezioni letali.
    Nessuno poteva premerlo al suo posto. E nessuno “ha ucciso” Magri.
    L’errore non è da poco:
    1. Il soggetto rimane fino in fondo “padrone” della propria vita e della propria morte.
    2. Non si configura “omicidio del consenziente” (art. 575 cp), né istigazione al suicidio (che andrebbe depenalizzata).
    3. Il medico svolge solo un ruolo preparatorio e di assistenza. Quindi il divieto deontologico non è determinante. Tanto più che quel giuramento non è certo immutabile: i nuovi contesti possono consentire di rivederlo….

    Capisco la posizione di Travaglio, capisco che l’idea del suicidio dia fastidio, disturbi, inquieti e persino irriti. Concordo con lui sul fatto che normalmente tutti noi vorremmo aiutare qualcuno a vivere piuttosto che a morire.
    Ma tutte queste considerazioni valgono a superare la volontà individuale? Sinceramente credo di no.
    Se si ammette la liceità giuridica, sociale (sul religioso non mi pronuncio) del suicidio, allora anche l’assistenza non può essere perseguita….

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