La forza degli altri

di Costanza Miriano

Se potessi mangiare, per dire, cartoncino bristol, potrei fare la spesa una volta ogni due mesi, cucinare sempre meno e con gli avanzi fare i lavoretti di Natale. Purtroppo, infatti, ho la sensibilità gastronomica di una ruspa e il cibo per me è principalmente una massa da ingerire rapidamente per generare calorie con cui fare le cose e soprattutto curarmi delle persone che mi stanno a cuore. Questo a parte alcuni miracoli della natura come il salame, i canestrelli biellesi e il cheese cake della mia tata, che consumo a metri cubi, a camion direi. Lo so, sono una persona ignobile, tanto più che sono una madre di famiglia, e della mia inettitudine risentono i miei cari.

E’ chiaro che una persona tanto spregevole non può azzardarsi a parlare di  Bengodi, il sontuoso nuovo libro di Camillo Langone, appena uscito per la Marsilio. Un libro scritto benissimo, e in più dal caro amico al quale devo la decisione di provare a mettere insieme Sposati e sii sottomessa.

Non posso recensirlo, ma posso amarlo, perché è un libro che parla di cultura, cioè di coltivare le cose – questo significa etimologicamente – custodirle con amore per poi tramandarle, ma vuol dire anche abitare un luogo, e poi anche curarsi di qualcosa, e ancora tenerlo come sacro, onorare. C’è tutto questo in un libro che parla di cibo e vino e prodotti di fatti con le mani da persone capaci e innamorate di quello che sanno fare. Un libro che dà indirizzi e nomi, così le persone normali che non vorrebbero nutrirsi di cartoncino bristol possono reperire, rigorosamente in Italia, ci mancherebbe, le fonti di cotanto piacere. Un libro che mi ha spalancato nuove e inesplorate lande della mia ignoranza.

Io vorrei recensire Bengodi,  dunque, ma non oso azzardarmi, tanto più che Camillo le due o tre volte che gli ho detto cosa stavo cucinando mi ha stroncata (sostiene per esempio che a comprare la margarina in Italia siamo rimaste solo io e qualche decina di ottantenni), e non vorrei così giocarmi definitivamente quel residuo di stima che mi ero inspiegabilmente conquistata ai suoi occhi.

Ma poiché Bengodi è un libro pieno di senso religioso, se religio prima di tutto significa scrupolosità, coscienziosità, aderenza alla realtà e solo poi rimanda al timore di Dio, la sua lettura mi ha richiamato al cuore altre due opere che come quella di Camillo raccontano dell’urgenza di vivere secondo religio. Di fare le cose, che sia mangiare, bere o vivere, bene e seriamente.

Il primo è il documentario di Emmanuel Exitu su Mario Melazzini. Si chiama  Io sono qui  – titolo meraviglioso – e racconta la storia di questo primario di Pavia che un giorno andando in bicicletta si vide scivolare il piede dal pedale, e pensò semplicemente di avere i riflessi un po’ annebbiati dalla stanchezza. Non capì subito di avere la Sla, una malattia terribile che porta alla paralisi progressiva e alla morte.

Il documentario racconta una settimana nella vita combattiva di Melazzini, che dopo un periodo di ribellione e rabbia (ne ripercorre le tappe anche il libro che ha scritto con Marco Piazza per la Lindau) si è rimboccato le maniche e ha messo le sue gigantesche capacità di medico al servizio della lotta alla malattia, riuscendo a rallentarla per sé, e combattendo la stessa battaglia con tutti i malati che assiste dalla mattina alla sera, nonostante la sedia a rotelle e la fatica di respirare. La telecamera lo segue discretamente, senza mai essere invadente, niente musica melensa, niente frasi moraleggianti, solo la forza di una vita accettata e poi spesa per gli altri. “Io sono qui, dice Melazzini, e nonostante i limiti questa è una cosa meravigliosa. Noi apparteniamo a Qualcuno.”

Nel suo Diario, Anna Frank, alla mamma che le diceva “pensa a chi sta peggio di noi, e consolati”, rispondeva che lei preferiva pensare piuttosto a chi era felice, ai campi assolati e fioriti, perché questo la rendeva più serena. Ecco, vedere il documentario mi ha ricordato quella caparbia voglia di vivere contro ogni circostanza sfavorevole, e di farlo bene. Anzi, meglio di prima: “prima io volevo guarire i miei pazienti, adesso li voglio curare”, dice il medico. E poi, a un malato preso da scoramento, con la massima normalità aggiunge: “Basta tararsi di nuovo, fare i conti con la nuova situazione e piano piano ripartire”.

Ecco, bisogna vincere un po’ di resistenza, avere il coraggio di pigiare play sul dvd: dopo non si avrà mai più la tentazione di fare una vita svaccata, al minimo.

Alla sofferenza, questo mistero, ci si può ribellare. Oppure si può decidere, grazie a non so quali risorse segrete (spero che siano contenute anche nel salame, eventualmente), di stare docilmente sotto terra a farsi maciullare, per dare frutto.

Io ho un’amica molto cara che a un certo punto si è resa docile alla sua malattia, ed è diventata una delle persone migliori che abbia mai conosciuto. Mi rimane solo il rammarico che adesso che sta portando frutto siamo tanto tanto lontane, mentre quando eravamo vicine io ero una ragazzina ottusa, e lei forse non era ancora così bella.

Qualche tempo fa un amico mi ha mandato un altro libro scritto da un malato, sempre di Sla: un pompiere di Narbolia, in provincia di Oristano, che si chiamava   Carlo Marongiu.

Nel ’97 gli viene diagnosticata la malattia, che racconta nel suo Pensieri di uno spaventapasseri, un libro che meriterebbe il Pulitzer, se non altro per come è stato scritto: Carlo guardava le lettere su un foglio di carta e la moglie, Mirella Firinu, vedeva le le lettere indicate e componeva le frasi dettate dal marito.

Un marito a cui dispiace disturbare tanto in casa (“devo sopportare tutto, perché un malato è già fastidioso di per sé, figurarsi quando si lamenta”), ma che nonostante tutto vuole vivere, anche solo per gioire per le Ave Maria sentite recitare in dialetto sardo dentro la grotta di Lourdes, per consigliare pazientemente i figli (sempre col faticoso metodo di guardare le lettere sul cartellone). Nella sua immobilità si sente simile a uno spaventapasseri.

“Non pensiamo mai di chiedere qualcosa a Dio, neanche quando abbiamo bisogno e facciamo come se non esistesse. Quando andiamo nella sua casa non ci prepariamo all’incontro, e siamo sempre talmente distratti che ci dimentichiamo spesso persino di salutarlo. Penso decisamente che anche Dio più di una volta deve sentirsi uno spaventapasseri”.

142 pensieri su “La forza degli altri

  1. angelina

    Spero che vi sia gradito, mi permetto di condividere questo cortometraggio; una storia delicata e commovente.
    La storia di un ragazzo eccezionale, in tutti i sensi.

    1. elegazza

      Molto molto bello!!… ci dedicherò qualcosa…stavo giusto pensando di scrivere sui lungo/cortometraggi… come lo hai trovato?

    2. Sara

      il corto è dello stesso regista di “Bella”, il film di cui ha parlato Costanza pochi giorni fa. Sul sito dicono che ne dovrebbero fare un film…Nick Vujicic, il ragazzo senza arti, è uno speaker molto famoso che tiene conferenze sulla bellezza della vita e di come valga la pena viverla…

    1. La vita è buona, ma spesso quando siamo nella normalità, non ci accorgiamo di quanto sia eccezionale, quando poi siamo nella fatica, perchè la vita è anche faticosa, allora rimpiangiamo i momenti in cui il fardello era leggero… siamo fatti così, dev’essere quel peccato originale (mannaggia ad Eva e a quel cretino di Adamo). A Nova Milanese abita Moira, da 11 anni in coma vigile, durante il parto la sua bimba è morta e lei è rimasta in coma, vive a casa con i genitori, e la cosa che colpisce di quella casa è la serenità, la normalità. Suo padre dice: “che dovevamo fare, noi le vogliamo bene, facciamo solo i genitori.” il 4 dicembre presentiamo il libro “il sorriso di Moira” di Enrico Viganò, è il tentativo di far conoscere tante storie come la sua, di vite faticose ma belle e degne di essere vissute…

        1. Fk

          Questa espressione di San Tommaso, confluita nell’exultet pasquale, ha dato vita, storicamente, a diverse correnti ed interpretazioni. Tuttavia credo che non si possa dire che il Salvatore si sia incarnato soltanto per riparare una colpa dell’uomo… l’incarnazione non sarebbe più un atto libero… Egli si è fatto carne per amore, gratuitamente, a prescindere dal peccato d’origine, ma salvandoci dalle conseguenze di esso…
          Ad ogni modo credo che la risposta definitiva al secolare “Cur Deus Homo factus est?” l’avremo solo in Cielo…

          1. tutto vero, ma naturalmente l’espressione è di Agostino, non di Tommaso, anche perché l’Exultet è di sette-otto secoli anteriore al Doctor Angelicus… 🙂

            1. Fk

              In effetti c’era qualcosa che non tornava, chiedo venia… tuttavia Tommaso col “felix culpa” c’entra qualcosa, o no?

              1. sì, c’entra, anche se Tommaso (che pure è un conoscitore sopraffino di gran parte dei Padri) non riesce a risalire alle radici ireniane e paoline della teologia della storia e della storia della salvezza, ragion per cui, nel Commento alle Sentenze di Pier Lombardo (e anche nella Summa) definisce la questione così: «Se non ci fosse stato il peccato, non ci sarebbe stata l’incarnazione».
                Una questione indecidibile, ovviamente, ma proprio perché tale, e vista la grande pluralità di voci in seno alla Tradizione cristiana, non vale la pena schierarsi così nettamente: Tommaso è Doctor angelicus, mica infallibilis!

        2. forse sono ignorante teologicamente, ma se non ci fosse stato il peccato originale, se fossimo ancora nella condizione di santità in cui l’uomo fu creato, Dio si sarebbe incarnato lo stesso?
          Cyrano, illuminami! davvero… forse mi manca qualcosa…?

          1. Fk

            Non sono Cyrano ma mi sento di dire con sicurezza: Sì!!!
            “Tutto è stato fatto per mezzo di Lui e in vista di Lui” (Col 1,16)

            1. ho bisogno di capire meglio…. il tutto non comprende anche il peccato originale? anche quello era parte di un disegno di salvezza, che si sarebbe realizzato con l’incarnazione. Io pongo un interrogativo molto ipotetico: SE non ci fosse stata la colpa dei progenitori?

              1. non è “molto” ipotetico, ma “troppo”, visto che l’unica storia sacra che conosciamo è quella in cui i progenitori hanno peccato e che gli unici libri sacri che abbiamo li hanno scritto uomini che non hanno mai conosciuto altro mondo.
                Certamente la loro caduta fu libera, ma l’elaborazione di una dottrina del peccato originale è solo in nuce nella Scrittura (vedi la Lettera ai Romani), visto che necessita di nozioni non bibliche quali una dottrina dell’anima capace di concepire come e perché la colpa di uno si trasmetta a tutto il genere umano. La si elabora principalmente tra Tertulliano, Cipriano e Agostino (l’Oriente avrà tutt’altro approccio, molto più problematico…).

            2. anch’io, che pure sono Cyrano (figuràmose…), non posso definire la questione, come ho scritto poco fa: se non può Tommaso figuriamoci se posso io…
              (Vedete, in concreto, che significa l’apertura – e l’aporeticità – di certe frontiere teologiche?)
              Comunque, Fk, la tua citazione è il cuore di quella teologia della storia che da Paolo passa a Ireneo, Agostino, Leone, Gregorio: la ragione sta nel fatto che il soggetto di quella frase non è il Logos eterno, ma il Cristo (ossia il Logos incarnato, come se fosse incarnato da sempre). A complicare la cosa, rendendola veramente insolubile per noialtri uomini, c’è il fatto che Dio sa da tutta l’eternità del peccato che un Adamo eventualmente creato avrebbe liberamente commesso.
              L’errore teologico sta nel ridurre la comprensione della grazia a una mera “gratia sanans”, ossia alla grazia in quanto semplicemente recupera ciò che è perduto: una tendenza della teologia occidentale è stata innegabilmente questa, e ha prodotto una problematica dicotomia tra naturale e soprannaturale, che vuole giustamente salvare la gratuità dell’azione divina nella storia, ma lo fa a un prezzo che rischia di essere troppo salato in termini di aderenza alla Scrittura e alla Tradizione.

            3. Alessandro

              “non è “molto” ipotetico, ma “troppo”, visto che l’unica storia sacra che conosciamo è quella in cui i progenitori hanno peccato e che gli unici libri sacri che abbiamo li hanno scritto uomini che non hanno mai conosciuto altro mondo”.
              Sì, quoto Cyrano (ma non sono un teologo, e di teologia ne so meno di Cyrano, quindi la mia è solo una voce in più)

            4. Alessandro

              Ovviamente, se il Logos si sarebbe incarnato anche se i progenitori non avessero (liberamente) commesso il peccato originale, l’incarnazione non sarebbe valsa la remissione del peccato originale, ma avrebbe procurato qualche altra forma di santificazione, di edificazione, di completamento, di perfezionamento che è arduo figurarsi

              Sulla “faccenda” si può leggere anche questo spunto:

              http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=1228

            5. Alessandro

              prima di essere frainteso: quando ho scritto “di teologia ne so meno di Cyrano” non mi sono accorto che, scritta così, la frase può sembrare ironica, e significare “ne so meno di Cyrano, che già di suo ne sa poco, di teologia”.
              No, nessuna ironia, volevo solo dire che non ho la rigorosa formazione teologica di Cyrano; sono un po’ un orecchiante, un autodidatta, non del tutto sprovveduto, ma niente di più.

              1. tranquillo Alex, per quanto mi riguarda neanche c’avevo fatto caso: come la filosofia, del resto, anche la teologia si pratica imparando pian piano a barcamenarsi in una bibliografia e in una storia sterminate… Ammesso e non concesso che si possa salire oltre la docta ignorantia, in teologia, uno che sta poco sopra i cinque lustri fa già qualcosa se prova a imparare il rigore dalle temperature di questi giorni… che arietta stamattina sul Tevere… 😦

            6. che bello Alssandro! sono contenta che anche tu sia entrato nel merito della mia domanda!
              io mi ero fatta questa idea dell’economia dell’incarnazione non certo da me stessa. Io ho una formazione liceale non proprio eccellente, la mia prof di filosofia non era un granchè, ma san Tommaso lo ha spiegato molto e piuttosto bene. Sant’Agostino me lo sono letta per conto mio. Gli altri poco o nulla. Però faccio riferimento anche alla storia dell’arte che conosco abbastanza bene, soprattutto quella del rinascimento e barocco. In molte opere religiose dei secoli a cui mi rifaccio ci sono molti riferimenti a questo argomento. Penso alla pittura dei fiamminghi che ha nel peccato originale e nella crocifissione le fonti iconograficahe predominanti….

            7. Alessandro

              Giuliana, la tua questione è molto interessante, di mio proprio non so e non oso aggiungere alcunché, sulla storia dell’arte sei molto più competente tu.

              Cyrano ha citato Tommaso, tra chi invece sostiene che il Logos si sarebbe incarnato anche Adamo non peccante il “fuoriclasse” è il francescano Beato Giovanni Duns Scoto. Come ricordò Benedetto XVI nell’Udienza generale del 7 luglio 2010:

              “Anzitutto, egli [Scoto] ha meditato sul Mistero dell’Incarnazione e, a differenza di molti pensatori cristiani del tempo, ha sostenuto che il Figlio di Dio si sarebbe fatto uomo anche se l’umanità non avesse peccato. “Pensare che Dio avrebbe rinunciato a tale opera se Adamo non avesse peccato, – scrive Duns Scoto – sarebbe del tutto irragionevole! Dico dunque che la caduta non è stata la causa della predestinazione di Cristo, e che – anche se nessuno fosse caduto, né l’angelo né l’uomo – in questa ipotesi Cristo sarebbe stato ancora predestinato nella stessa maniera” (Reportata Parisiensia, in III Sent., d. 7, 4).
              Questo pensiero nasce perché per Duns Scoto l’Incarnazione del Figlio di Dio, progettata sin dall’eternità da parte di Dio Padre nel suo piano di amore, è il compimento della creazione, e rende possibile ad ogni creatura, in Cristo e per mezzo di Lui, di essere colmata di grazia, e dare lode e gloria a Dio nell’eternità. Duns Scoto, pur consapevole che, in realtà, a causa del peccato originale, Cristo ci ha redenti con la sua Passione, Morte e Risurrezione, ribadisce che l’Incarnazione è l’opera più grande e più bella di tutta la storia della salvezza, e che essa non è condizionata da nessun fatto contingente.”

            8. Alessandro

              Insomma, per Scoto l’Incarnazione è manifestazione così gloriosa di Dio che, se il suo accadere dipendesse dalla libertà di Adamo, si farebbe – contraddittoriamente – dipendere da una creatura (e dall’esercizio della sua libertà) nientemeno che la manifestazione plenaria della gloria di Dio.

            9. molto molto interessante…
              certo in effetti l’Incarnazione ci sarebbe stata a prescindere. Ovviamente non ci sarebbe stata la crocifissione e neppure la resurrezione, dal momento che Cristo non sarebbe stato perseguitato se noi fossimo stati innocenti. Stavo pensando che tutto ciò presuppone anche che il diavolo non possa agire, cosa che invece fa da sempre…. E capisco che il dono della libertà è di certo il più bello, misterioso e scandaloso che Dio abbia dato….

            10. Alessandro

              e che dire allora, teologi e appassionati, dell’altra domandona: “Dio avrebbe potuto abbandonare l’uomo nello stato di decadenza procurato dalla colpa originale?”; “E se si risponde “no”, non ne riuscirebbe annientata la gratuità della Redenzione (come potrebbe essere “gratuita” una Redenzione “dovuta”, cioè una Redenzione che Dio non avrebbe potuto non operare?)?”

              1. infatti questa è una domanda da non fare 🙂
                scherzi a parte, è quasi scorretta, dal momento che – come dicevo prima – la prescienza eterna di Dio implica già da sempre, col libero “sì” di Dio al progetto della creazione, anche il sì alla redenzione e alla gloria.
                Questa è la via per la quale il cuore dommatico della Humani generis resta garantito, a mio avviso, pur mutando alcune strutture espositive e concettuali.
                Il vertiginoso Von Balthasar (autore avvincente, anche se non mi sento di farmi con-vincere da tutto quello che ho letto di lui) amava proporre e riproporre una lettura molto difficile di Ap 13,8, per la quale l’Agnello sarebbe «ucciso fin dalla fondazione del mondo».
                E, su questo, direi che dobbiamo velarci il viso.

            11. Alessandro

              A proposito del mio impertinenete domandone il card. Giacomo Biffi ricorda l’insegnamento del suo maestro di seminario monsignor Carlo Figini: “Non è richiesto dalla dottrina cattolica di pensare che Dio avrebbe potuto abbandonare l’uomo nello stato di decadenza provocato dal peccato origionale senza predisporre qualche rimedio”.
              E Biffi commenta: “Certo non era da intendersi come una negazione della gratuità dell’intervento salvifico; era soltanto affermata la sua intrinseca necessità, fondando al tempo stesso la irrinunciabile nota della gratuità nell’indole soprannaturale (e perciò inattesa nella sua concretezza) di quell’intervento… Una misericordia non poteva mancare, ma “quella” misericordia – realizzata mediante l’intervento di aiuti sovrannaturali – non ci era dovuta.”

              Segnalo questa posizione di Biffi perché sicuramente autorevole, anche se non saprei valutarne la cogenza (cito da “Memorie e digressioni di un italiano cardinale”, Cantagalli 2010, p. 103)

            12. non ci era dovuta neanche la creazione stessa…. infatti io mi chiedo “ma chi gliel’ha fatto fare a Dio di crearci? siamo dei gran rompiscatole, e in fondo Lui stava anche bene….”
              non vorrei sembrare puerile….

            13. Fk

              Vorrei aggiungere che proprio da questa scuola francescana “scotista”, con i presupposti ricordati da Alessandro nelle parole del Papa, si è sviluppata la definizione del dogma dell’Immacolata Concezione, il quale è strettamente legato alla gratuità dell’Incarnazione… Cyrano correggimi se l’ho detta grossa…

              1. assolutamente no, è verissimo, anche se pure qui Scoto non è un fungo medievale, e la fede nell’Immacolata attraversa il primo millennio spuntando qua e là. Il tocco finale, comunque, non è né di francescani né di domenicani, ma di Carlo Passaglia sj: «De immaculato Deiparae semper Virginis conceptu» (1854-1855).
                Hai sentito, Alvise?! I Gesuiti!!! OVVIAMENTE! 😉

            14. Alessandro

              Quello (Dio) è pazzo d’amore. E quando uno è pazzo d’amore fa per il destinatario della sua amorosa follia cose che noi non faremmo mai, perché troveremmo l’ipotetico destinatario immeritevole di esserlo, e ci daremmo da soli dei pazzi se lo facessimo. Per nostro figlio daremmo la vita (è la nostra follia d’amore, riflesso di quella divina), per un figlio altrui… probabilmente no: lo troviamo così poco amabile da non meritare nemmeno il saluto, a volte.

            15. Alessandro

              Su Scoto, l’Immacolata Concezione di Maria, la Redenzione preventiva sentirei ancora Benedetto XVI (Udienza del 7 luglio 2010), che evidenzia anche che l’idea che Maria sia stata concepita senza macchia non spunta (come spiega Cyrano) con Scoto:

              “Ai tempi di Duns Scoto la maggior parte dei teologi opponeva un’obiezione, che sembrava insormontabile, alla dottrina secondo cui Maria Santissima fu esente dal peccato originale sin dal primo istante del suo concepimento: di fatto, l’universalità della Redenzione operata da Cristo – evento assolutamente centrale nella storia della salvezza – a prima vista poteva apparire compromessa da una simile affermazione. Duns Scoto espose allora un argomento, che verrà poi adottato anche dal beato Papa Pio IX nel 1854, quando definì solennemente il dogma dell’Immacolata Concezione di Maria. Questo argomento è quello della “Redenzione preventiva”, secondo cui l’Immacolata Concezione rappresenta il capolavoro della Redenzione operata da Cristo, perché proprio la potenza del suo amore e della sua mediazione ha ottenuto che la Madre fosse preservata dal peccato originale. I Francescani accolsero e diffusero con entusiasmo questa dottrina, e altri teologi – spesso con solenne giuramento – si impegnarono a difenderla e a perfezionarla.

              A questo riguardo, vorrei mettere in evidenza un dato, che mi pare importante. Teologi di valore, come Duns Scoto circa la dottrina sull’Immacolata Concezione, hanno arricchito con il loro specifico contributo di pensiero ciò che IL POPOLO DI DIO CREDEVA GIA’ SPONTANEAMENTE sulla Beata Vergine, e manifestava negli atti di pietà, nelle espressioni dell’arte e, in genere, nel vissuto cristiano. Tutto questo grazie a quel soprannaturale “sensus fidei”, cioè a quella capacità infusa dallo Spirito Santo, che abilita ad abbracciare le realtà della fede, con l’umiltà del cuore e della mente. Possano sempre i teologi mettersi in ascolto di questa sorgente e CONSERVARE L’UMILTA’ e la semplicità dei piccoli! Lo ricordavo qualche mese fa: “Ci sono grandi dotti, grandi specialisti, grandi teologi, maestri della fede, che ci hanno insegnato molte cose. Sono penetrati nei dettagli della Sacra Scrittura, della storia della salvezza, ma non hanno potuto vedere il mistero stesso, il vero nucleo… L’essenziale è rimasto nascosto! Invece, ci sono anche nel nostro tempo i piccoli che hanno conosciuto tale mistero. Pensiamo a santa Bernardette Soubirous; a santa Teresa di Lisieux, con la sua nuova lettura della Bibbia ‘non scientifica’, ma che entra nel cuore della Sacra Scrittura” (Omelia. S. Messa con i membri della Commissione Teologica Internazionale, 1 dicembre 2009).

    2. Angela

      Grazie anche da parte mia!
      “Io ho un’amica molto cara che a un certo punto si è resa docile alla sua malattia, ed è diventata una delle persone migliori che abbia mai conosciuto” queste parole dicono veramente tanto.

  2. Adriano

    Completamente Off Topic, ma devo postare qui la risposta alla richiesta da parte di alcuni commentatori di una spiegazione all’espressione “diversamente credente”, richiesta fatta nei commenti al post “l’eretico”, i cui commenti però sembrano essere chiusi.
    Chiedo scusa della lunga divagazione.

    —————–

    Va bene. L’espressione “diversamente credente” l’ho coniata io. Senza tanto orgoglio, ma neanche vergognandomene, ne rivendico la paternità. Ora però vedo che, dopo essere stata usata a destra e a manca, alcuni commentatori che l’hanno letta decine di volte, quando veniva usata da altri commentatori, spesso a mo’ di sberleffo, verso terzi commentatori, questi stessi commentatori, dicevo, ora si rendono di colpo conto di non sapere cosa voglia dire veramente “diversamente credente”. E allora c’è chi liquida la questione dicendo che non ha senso… E altri che chiedono cosa intendo con questa espressione. Che significato ha. Perché un significato ce l’ha. Almeno per me. Per gli altri utilizzatori della locuzione, non so. Chiedete loro (alcuni nomi sono qui sotto).

    In realtà avevo già dato una spiegazione a questa espressione, già a fine luglio. “Diversamente credente” significa essere credente, ma non come altre persone qui dentro. All’inizio, infatti, mi sembrava che chi frequenta questo blog avesse un set di idee omogenee (poi ho scoperto che non è così… ma ne parlerò dopo) nelle quali, pur essendo cristiano, non mi riconoscevo del tutto. Questa espressione prende ispirazione da “diversamente abile”: un eufemismo, quest’ultimo, politicamente corretto per evitare espressioni come “disabile” o “handicappato”, considerate troppo crude e dirette dagli “altri”. Da quelli “normalmente abili”. O che si considerano tali.

    Poi c’è chi ha a che fare, veramente, con i “diversamente abili”, e che da loro impara tante lezioni. Ora, non inizierò le solite affermazioni sull’affetto, la sensibilità, la serenità e la forza d’animo dei disabili, una manfrina che di solito viene tirata fuori quando si parla di questo argomento, condita spessissimo con tanta pietà, più o meno vera, e abbondante salsa di “volemose bene” oltre a una spruzzata di superiorità (della serie “per fortuna io non sono così”) che, come il wasabi, ne basta una punta per essere percepita (e, a differenza del condimento giapponese, il senso di superiorità fa decisamente schifo anche in piccole dosi. Ma i gusti sono gusti). Sia chiaro: tutti questi elementi (sensibilità, forza d’animo ecc. non il wasabi) ci sono tra i disabili. E si vedono, chiaramente, quando si ha a che fare con loro. Così come si vedono tante altre cose, piccole lezioni che non t’aspetti e che scuotono tante certezze di tutti noi, sedicenti “normalmente abili”.

    Così succede che quello che consideri “handicappato” contro ogni tuo pronostico ti batte in una disciplina sportiva, distanziandoti fin all’inzio e aspettandoti, raggiante, al traguardo. O l’altro, che nella tua mente hai etichettato come “disabile mentale” ti fa vedere che è più bravo di te in un lavoro manuale che richiede destrezza e concentrazione e, quando ti ci metti e ti rendi conto di non riuscire neanche minimamente a imitare i gesti che hai appena visto fare da lui, ti prende in giro sorridendo soddisfatto. E in quel momento non puoi fare altro che incassare. “ciapa sü e porta a ca’”, direbbero a Milano. Ti rendi conto che i ruoli si sono invertiti e che sei tu a essere il “diversamente abile”. E la caduta dallo scranno (o dal seggiolone) fa male.

    Lo stesso succede anche tra chi crede. Quando gli “ortodossi”, quelli che sono convinti di credere “giusto” solo loro (e mi sembra, ma potrei anche sbagliarmi, che una parte dello zoccolo duro di chi interviene in questo blog la pensi così, o almeno si esprime in questo modo) si avvicinano senza pregiudizi a coloro che considerano “diversamente credenti” e li ascoltano, rischiano di fare scoperte interessanti, sorprendenti, che potrebbero scuotere i piedi di argilla su cui si poggia il piedistallo pericolosamente traballante su cui poggia il loro metaforico vasetto di wasabi. Senza quest’ultimo possono scoprire di essere battuti da una fede maggiore della loro, più motivata, vissuta, creduta perché messa maggiormente alla prova, proprio tra coloro che consideravano “inferiori” a loro nell’essere cristiani. Possono trovare atti coraggiosi, preziose “briciole di Dio nella spazzatura”, come giustamente affermato da Fefral qualche giorno fa (cito a memoria, non avendo trovato l’originale) e beccarsi una sonora lezione (Mi considero però un’eccezione tra i “diversamente credenti”, quindi è inutile che iniziate una “caccia al tesoro che non c’è” rileggendo i miei commenti non credo troverete nulla di così interessante).

    E così anche gli ortodossi si rendono conto di essere “diversamente credenti”. Perché, in fondo, come tutti noi ci sentiamo prima o poi “diversamente abili” (e basta frequentarne alcuni per rendersi conto di quanto), siamo anche “diversamente credenti”… E se questo discorso non vi convince, basta seguire alcune delle discussioni nei commenti dei vari post di questo blog per osservare posizioni divergenti, a volte maldestramente “mascherate” da ‘distinguo’, correzioni di rotta successive, “non mi hai capito”, “hai fatto a posta a non capirmi” ecc., altre volte rimaste semplicemente aperte e inconciliabili tra loro. Posizioni espresse da persone che credono in modo diverso. Diversamente credenti, appunto.

    Le Scritture e la Chiesa aiutano poco. Su alcune questioni si trovano infatti passi contraddittori nel Nuovo Testamento (Basta leggere le discussioni in questo blog, con tanto di citazioni, a proposito per esempio di chi è, o non è, da considerare fratello, o anche la questione dell’evangelizzazione o, ancore i passi sull’uso delle armi vs. porre l’altra guancia); anche l’onnipresente (in questo blog) Ministero può risultare disorientante (non tanto la teoria, ma la sua applicazione pratica su casi concreti da parte di Vescovi e parroci). E quindi? E quindi non so. Magari basta usare anche la propria testa. Esaminare ogni cosa e ritenere ciò che è bene. Che è, forse, ciò che fa chi è “diversamente credente”.

    Ecco cosa intendo per “diversamente credente”. Come già detto, questa è la mia definizione, che mi è stata chiesta. Se volete sentire le altre campane, potete chiedere spiegazioni anche ad altre persone che hanno usato questa espressione. Alcuni nomi: Cyrano (in commenti del 27 ottobre e l’8 settembre), Sybille (3 novembre), giuliana z. (26 agosto e 8 settembre), Daniela Yeshua (16 e 27 agosto), fefral (24 agosto), Francesca Miriano (5 ottobre). Ma anche agli altri che, leggendo questa espressione, ne hanno dato per scontato il significato.

    Questo è quanto.

    1. mi pare fosse qualcosa come cercare nella spazzatura frammenti di verità.
      Io l’espressione “diversamente credente” l’ho usata in un elenco che mirava ad includere quanti più commentatori del blog possibili, senza un significato particolare.
      La mia convinzione è che ogni credente è diverso dagli altri, quindi come non ha senso il “voi” che spesso viene utilizzato per comprendere i cattolici, non ha neanche senso “diversamente credente”

      1. Adriano

        fefral,

        Secondo me il “voi”, così come il “noi”, tende a omogeneizzare una categoria di persone, esaltando i punti comuni, mentre il “diversamente credente” indica sottolinea il contrario.

    2. perfectioconversationis

      @ Adriano: la tua riflessione è ricca di spunti.
      In effetti, “diversamente credenti” può essere una boutade, un’espressione di spirito, lo stesso spirito di non mi ricordo quale commentatrice che ha scritto di essere “diversamente magra” (l’ho trovata molto divertente, forse perché mi ci riconosco?).
      Eppure tu dici cose non banali. Io sono profondamente convinta che la mia fede passi anche per la necessità di approfondimento, per la conoscenza della dottrina cattolica, del Magistero, del catechismo e, per chi ne ha le capacità, magari anche della teologia. Ammetto di essere quel tipo di cattolica che tra sé e il Papa, si fida di più del Papa. Non solo, in un certo senso mi faccio un dovere di chiedere alla Chiesa cosa devo pensare su alcuni argomenti: non ho particolare necessità di “esprimere” me stessa in modo originale, perché trovo che all’interno del grande solco del cattolicesimo ci sia spazio per molte sensibilità e certamente anche per la mia.
      Ma non mi tiro indietro: so bene che arriva un momento in cui le persone come me rischiano di assomigliare pericolosamente al fariseo che si reca al tempio per congratularsi con sé stesso, mentre il pubblicano è quello che ci indica a modello Nostro Signore.
      Non solo: io sono una convertita e, per esperienza, so che i convertiti tendono a essere più rigidi di coloro che non hanno dovuto fare un lungo percorso per tornare all’ovile.
      Tuttavia, c’è una dimensione drammatica dell’esistenza, un abisso nel peccato, nella tentazione, nella stessa libertà umana post-peccato originale, c’è una possibilità di orrore e di vera difficoltà a procedere che è il contro-canto alla nostra capacità di grandezza e di santità. Questa dimensione umana per me è un mistero, oserei dire, IL mistero dell’esistenza, qualcosa con cui non si riesce mai a fare i conti fino in fondo: possiamo talora scandagliare piccole zone con un po’ di luce, ma rimane sempre un vasto cono di tenebre.
      In tutto ciò, solo Dio vede i cuori degli uomini, ne conosce le intenzioni e non è certo su un’interrogazione di catechismo che saremo salvati o perduti e sono convinta che molti “diversamente credenti” mi supereranno nel regno dei Cieli.
      Tuttavia, Nostro Signore, ci ha dato un “dolce Cristo in terra”, ci ha affidati a un pastore, ci sostiene ogni giorno da 2000 anni con la sua Presenza Reale nell’Eucarestia: perché non approfittare degli aiuti che ci ha dato? Perché non lasciarci condurre, posto che è tanto difficile e rischioso quanto inalberarci nelle nostre convinzioni? Perché non lasciarci amare docilmente? Dopo anni di esperienze spiritualmente devastanti, per me è stato un vero sollievo dire “fai tu”. Non sempre ci riesco, ma sono certa che quando ce la faccio sono i miei momenti migliori.
      Forse, in quest’epoca di autostima a tutti i costi, io tendo ad essere realista e a sapere che non c’è poi questo granché da stimare, per dirla con Holderlin: “Ciò che qui siamo, può altrove un Dio colmare”.

      1. Adriano

        @ perfectioconversationis

        “all’interno del grande solco del cattolicesimo ci sia spazio per molte sensibilità e certamente anche per la mia.”

        La domanda che avevo posto all’inizio aveva proprio questo senso: fino a che punto l’essere “diversamente credenti” viene accettato e quando invece si sconfina nell’eresia? Domanda non facile, me ne rendo conto.

        “per esperienza, so che i convertiti tendono a essere più rigidi di coloro che non hanno dovuto fare un lungo percorso per tornare all’ovile.”

        Un po’ come succede per gli ex fumatori? 🙂 🙂

    3. Che bello, Adriano!
      Grazie d’esserti finalmente dilungato su questo titolo controverso.
      Ometto di dilungarmi anch’io, perché mi ritrovo in ottima parte in quello che hanno scritto Fefral e Perfectioconversationis: se però volessi aggiungere qualcosa di personale, direi che io sono uno di quei personaggi che non hanno vissuto la fatica (e il coraggio) del dentro e fuori dalla Chiesa, ma cui è stata data la grazia di scoprire mano a mano sempre più la bellezza e la ricchezza della vita di grazia (tanto che ho voluto studiare teologia).
      Ora, Adriano, prendo le mosse da questo punto e mi riaggancio a quanto dicevano le nostre due amiche proprio per dire che l’espressione “diversamente credente” mi risulta irritante nel momento in cui te ne appropri come di una tua esclusiva, mentre è chiaro che chiunque è veramente credente lo è “diversamente” (a cominciare dal Santo Padre, evidentemente). Se “diversamente credente” è una celebrazione dell’irriducibile dimensione personale del rapporto con Dio, allora sì: tutti quelli che credono in Dio credono ciascuno a modo proprio. Nondimeno credono secondo grandi linee comuni, che sono quelle che costituiscono la Chiesa: ora, questo concorso di differenze in un’unica armonia, in un complesso di alcune credenze condivise (in fin dei conti quanti sono i dogmi? Il numero dei “diversamente credenti” è enormemente superiore al numero delle pagine del Catechismo), questo mi lascia incantato come l’emergere della coscienza umana nel mondo. Chi se l’aspettava, che la fede fosse una cosa così grandiosa e minima, così umana e così divina?
      Ecco la ragione per cui me la prendo con i teologi del pensiero unico come e più che con chi si professa “diversamente credente” dando semplicemente l’idea di uno che mina arbitrariamente il patrimonio comune.
      In questo senso il Magistero (certamente è un ministero ecclesiale, ma il ministero dell’insegnamento può benissimo e senza confusioni chiamarsi “Magistero”) è proprio il ministero della fede comune, il delicato, difficile e coraggioso lavoro di mediazione tra le legittime distinzioni della dottrina e della spiritualità. Persino l’esposizione formale dei dogmi è suscettibile di evoluzione: quanto più i cambiamenti saranno all’ordine del giorno sul versante della morale, dove le sensibilità, le conoscenze, le scoperte aggiungono di continuo elementi utili al giudizio (o determinanti per esso). Questo, tuttavia, non è un motivo per diffidare del Magistero, scegliendo la via veloce della superba indifferenza nei suoi confronti (in realtà una trappola mortale), ma proprio l’espressione sintetica del motivo di fidarsi: se la bimillenaria e divinamente ispirata sapienza della Chiesa è cauta su un tema perché – dichiaratamente – non ne conosce l’esatta estensione, non sarà temerario precorrere i tempi della sua comprensione? Lavorare all’interno sì, naturalmente, perché sono uomini quelli che scrivono i documenti magisteriali: è per questo che ho studiato e studio teologia. Ma con amore, con lealtà, senza scostarsi dalla cordata, col silenzio umile di un alpino in montagna, che sa come mai l’imprudenza abbia aperto un valico.
      Questo è tutto: ho detto che non sono un convertito, in un certo senso, ma ho imparato e imparo ad amare la Chiesa come la mia madre carnale (e forse anche più di lei, perché davanti ad essa anche lei è mia sorella). Spero nella sua sapienza, mi fido della sua guida, amo la sua capacità di accogliere tra le sue braccia tutti i suoi figli, ugualmente nati da lei e necessariamente “diversamente credenti”.

      1. Adriano

        Cyrano

        “l’espressione “diversamente credente” mi risulta irritante nel momento in cui te ne appropri come di una tua esclusiva”

        Ne ho rivendicato la paternità, mica il monopolio… 🙂

  3. Hai ragione Fefral, credo di essere molto diversamente credente. Nel senso che con Lui ho un rapporto tutto mio. Più un Padre-figlia. Insomma, ci parlo tanto e mi fornisce le risposte nei modi più disparati e attraverso chi meno me lo aspetto. Mi piace pensare che passa le ore ad ascoltarmi e spesso se combino qualcosa ne parlo direttamente con Lui.

    1. Velenia

      Io sono orgogliosamente diversamente magra,per scelta non faccio più nessuna dieta,ma le leggo tutte,leggo anche i libri di ricette e trovo che mangiare cannoli faccia molto meglio al mio umore che mangiare spinaci bolliti.
      Non vado più nè dal dietologo,nè dal nutrizionista,mannaggia ho passato anni a cercare di convincerne qualcuno che prescrivermi un vasetto di nutella a colazione non avrebbe potuto che migliorare il mio rapporto con il cibo,perchè se non hai bisogno di trasgredire perchè dovresti mai farlo?Comunque prego ogni giorno per tutti i miei dietologi,soprattutto per uno che mi chiamava il suo più grosso(grasso)fallimento professionale.Ma ho visto cose che voi magri non potete neanche immaginare,il cacao caldo fuso sul parfait di mandorle,il pesto di pistacchio allapanna,il trionfo solare della cassata e tutto questo dovrebbe essere destinato a sciogliersi come gelato d’estate?

  4. Lo ascolto, Gli parlo, ci litigo ( io non lui con me ) e riprendiamo a parlarci. Insomma più come uno di famiglia che qualcosa di inarrivabile. Non vado in chiesa quasi mai, ma lo ringrazio tanto. Ti ricordi la vita perfetta? Ecco, spesso lo ringrazio per quella e per le persone che ne fanno parte. E Gli chiedo che rimanga così, che loro restino felici, come sono oggi.
    Perchè più del mio dolore temo quello delle persone che amo.

  5. Gabriele

    “… raccontano dell’urgenza di vivere secondo religio. Di fare le cose, che sia mangiare, bere o vivere, bene e seriamente.”

    Insomma, ci sarà speranza che cominci a preparare qualcosa di meglio di bristol e salame? 😉

  6. Ultimamente Dio si deve sentire così “spaventapasseri” per noi che, forse, ha deciso di farci vivere un attimo senza questo “spaventapasseri fra i piedi”.

    Che il Signore ci perdoni se sentiamo sia Lui che i malati “spaventapasseri” e non Doni.

  7. nonpuoiessereserio

    A proposito del bel libro Bengodi che fa bella vista nel mio salotto in questi giorni (più che salotto è un campo di calcio indoor) devo dire che quando parla di spumanti io e Camillo non la pensiamo allo stesso modo.

  8. Ele86

    Bello,Bello!!!mi sono commossa!!…cmq costanza anche io compro la margarina, tara di famiglia, mia mamma comprava quella. Mi ha colpito molto il discorso di ritararsi quando nella vita t cambia qualcosa, che fatica lasciare i propri progetti, schemi per abbandonarsi a quelli di un altro. Il segreto è che dopo rifioriscono più belli e grandi di come gli avevamo pensato prima.
    Grazie!

    1. Velenia

      Basta con la margarina,usate l’olio di oliva,è un grasso vegetale,fa meno male del burro e si sposa meglio con quasi tutte le ricette!

          1. Velenia

            Ma stiamo parlando dello stesso piatto? Nelle Terre d’Occidente si fa così: INGREDIENTI:forma di pane di grano duro,lievitata naturalmente e cotta a legna, deve essere caldo
            olio d’oliva extra vergine,
            pomodoro fresco tagliato a fettine.
            acciughe
            basilico fresco
            grana padano (sic) grattuggiato.
            Si divide a metà la forma di pane e si praticano dei tagli trasversali nella mollica,in modo che l’olo defluisca,si versa l’olio,si dispone il pomodoro a fette,il basilico.le acciughe e su tutto un ‘abbondante dose di grana,si serve subiyo,io lo accompagnerei con vino bianco freddo leggermente frizzantino.

      1. Alberto Conti

        Giusto Velenia! la margarina è ricavata chimicamente (così come l’estrazione degli olii di semi/arachidi) – usate olio di oliva extravergine (e non disdegnate il burro)

        1. Velenia

          Infatti io friggo anche con l’olio d’oliva e, so che tutti i romagnoli presenti inorridiriranno(mia madre è ancora sotto choc),qualche volta ho persino fatto la besciamella con l’olio,

  9. Costanza:
    Per favore!!!”Oppure si può decidere, grazie a non so quali risorse segrete (spero che siano contenute anche nel salame, eventualmente), di stare docilmente sotto terra a farsi maciullare, per dare frutto.” Cosa vuole dire decidere di stare sottoterra a farsi maciullare? Cosa vuole dire dare frutto’ Quale frutto? (e poi, il lupo perde il pelo…ma non il salame!)

    1. Fk

      He is back!
      Dopo che la paperella gli aveva tolto momentaneamente il palcoscenico, eccolo che ritorna! Più Alvise che mai!!!

  10. Tutti insieme!!!
    Ici per tutti?
    Allora anche la Chiesa…
    “Il Professore s’intrappola da solo: se ripristina l’imposta sugli immobili rischia di non esentare il Vaticano, suo sponsor..”

    1. vale

      su bengodi me lo son già letto un paio di giorni fa.sono veramente incavolato per non eesermi faftto fare la giacca maremmana a castagneto carducci quando passavo da quelle parti per lavoro….sullo spumante idem a nonpuoiessereserio-magari gli da acidità?-sul resto ,oggi come oggi, penso che se mi trovassi in una situazione alla Fogar o come quella dei succitati,se non potessi tirarmi un colpo, mi lascerei morire.
      poi, magari, sperando che non mi capiti, se mi ci trovassi ,forse ,cambierei idea. ma adesso….

    2. infatti… dove l’hai pescata questa Alvi’? quando mai il Vaticano è sponsor di Monti? o forse bisognerebbe chiedersi quale Vaticano….meglio che non mi esprimo, và….

  11. Alberto Conti

    Bellissimo Costanza!!! Mai ridurre il desiderio, mai abbassare lo sguardo!!

    Riporto una lettera di una ragazza ad un amico che don Carron ha citato agli ultimi esercizi e che ripercorre la bellezza (insieme alla difficoltà) di non ridurre mai il desiderio, è un po’ lunga ma vale la pena:

    «In questo momento sento proprio il bisogno di parlare con te, adesso che quelle domande che per tanto ho tenuto nascoste dentro di me, rinchiuse e incatenate, sono finalmente esplose. Finalmente… Tutto ha cospirato e cospira contro di me, tutto, persino mia madre mi diceva: “Stai tranquilla, passerà questa tristezza”; oppure: “Non ci pensare”… Ma non è mai passata e non ho mai smesso di pensarci perché è una necessità di senso attanagliante, che non mi lascia e senza demordere mi tormenta ogni giorno, in ogni momento, senza tregua. Tutti hanno cercato di addomesticarmi, di tranquillizzarmi, di non farmi soffrire e rendere tutto più sopportabile, di sedare un cuore inquieto che però non ha mai avuto intenzione di smettere di desiderare e di chiedere di più. Poi sei arrivato tu. Io non ho mai avuto un amico come te. Solo tu non ti sei spaventato né scandalizzato davanti al mio dolore e davanti alla mia richiesta di infinito. Nessuno mi ha mai guardata così. Il mio cuore ha tremato, ha vibrato come non mai. Sono stata improvvisamente invasa dall’amara consapevolezza che finora nessuno mi ha mai guardata come desideravo davvero, tutti hanno messo da parte la mia scomoda urgenza, condividendo con me tutto tranne ciò che era indispensabile. Ma una vita che non considera la mia umanità, le mie richieste più viscerali e intime, non è vita, e non è neanche morte, è solo un pianto disperato. Io non posso mettere da parte la mia ricerca di senso, altrimenti soffoco, non posso proprio andare avanti, tutto è uguale, piatto, inutile, noioso e terribilmente insopportabile. L’incontro con te ha creato in me una pretesa nei confronti della mia vita intera, di ogni secondo, e io non voglio più vivere per nulla di meno. Hai accesso in me una passione, un gusto mai assaporato. Io ho bisogno accanto a me di persone che siano all’altezza del pensiero che domina la mia vita, con le quali io possa in ogni momento mettere a tema ciò che realmente vale. Io voglio stare con te perché non mi riduci, non mi neghi, non mi mortifichi, non mi consoli e non cerchi di darmi una risposta, non cerchi di distrarmi o di tirarmi su il morale, ma condividi con me l’attesa, la domanda, la nobiltà del nostro dolore, la grandezza di questo desiderio sconfinato e la sproporzione che crea. Io ho bisogno di te perché mi fai guardare in faccia e mi fai stare di fronte a questo terribile ma caro dolore, a questo terribile ma caro pensiero che mi rende così umana».

    1. Manierismo insopportabile.
      Tiritere lette e sentite migliaia di volte, tutte uguali (per chi abbia un minimo di esperienza di questo “genere” letterario). Illeggibili. Molto meglio Langone!!!

      1. Alberto Conti

        non vuole essere un “genere letterario”; non mi sarei aspettato una critica da te, non ti facevo uno che “riduce il desiderio”: uno che vive in uno dei posti più belli del mondo (apprezzandolo) e fa un lavoro come il tuo non può sopire il desiderio di felicità che ciò che hai intorno forzatamente ridesta.

        1. Sì alberto, hai ragione, sono un vecchio bisbetico, non sopporto quasi più nulla, specialmnte l’apologia dei malati a letto che scrivono lettere (in genere sempre le stesse) che qualcuno mette a disposizione del pubblico dei lettori come
          esempio di femezza di carattere, di mansuetudine, di amicizia, di bontà, di fede, di amore… se tutti i malati si mettessero a scrivere lettere da malati e queste lettere fossero messe in circolazione sarebbe un’ infermeria letteraria….
          Io mi ripropongo quando sarò anche io malato a letto (se non mi piglierà un colpo priama) di non scrivere nulla nulla nulla…

  12. Cara Costanza,

    sono entrata coll’intenzione di ringraziarla per il suo articolo sul Timone di novembre. Ora devo aggiungere anche i ringraziamenti per le letture consigliate. Si vede che non abbiamo in comune solo il salame, i canestrelli e il cheesecake. 🙂
    Viviana

  13. Erika

    “Ecco, bisogna vincere un po’ di resistenza, avere il coraggio di pigiare play sul dvd: dopo non si avrà mai più la tentazione di fare una vita svaccata, al minimo.”

    Cara Costanza, scrivi cose belle e vere.

    Langone è un po’ più duro da mandar giù.
    Ho voluto leggere qualcosa di suo perché mi incuriosiva e dopo averlo letto mi incuriosisce ancora di più.

    Probabilmente io sono l’incarnazione di tutto quello che odia di più.
    Non so perché, ma questa cosa mi ha fatto sorridere. Alla fine non mi dispiacerebbe conoscerlo, parlarci e vedere cosa viene fuori.
    Potremmo discutere in particolare di una frase che ha scritto sul Foglio:

    “In particolare le donne che non pregano mi fanno impressione, più le guardo più mi appaiono bestie, mi sembrano grossi scoiattoli depilati.

    E io che sono un uomo semplice, dall’orizzonte erotico limitato, non capisco la zoofilia. “

    1. Barbara F

      Parole pesanti.

      Io comunque la vedrei cosi’ – con tutti i bravi ragazzi pastafariani che ci sono in giro, non e’ dobbiamo fissarci a cercare di piacere proprio a TUTTI i truci moralisti fustigatori di donne non pie che ci sono in giro. Au contraire, probabilmente nessuna donna non-pregante vorrebbe avere l’autore di questo illuminante estratto all’interno del proprio universo erotico (e forse anche molte donne preganti declinerebbero con garbo la gentile profferta). Insomma una situazione WIN-WIN in cui nessuna delle parti ci rimane male per lo schifo dell’altra 😀

      La riprova che siamo nel migliore dei mondi possibili, Pangloss!

      PS Erika, volevo solo dirti che mi sei davvero simpatica (nel senso etimologico della parola)

      PSS Al commentarium, la mia osservazione era solo una simpatica boutade (o una boutanade come diceva un mio caro amico). Vengo in pace e trovo che gli scoiattoli siano animaletti adorabili

  14. Una certezza e due domande:

    1. Langone questa volta ha ragione: niente margherina! Olio extra-vergine di oliva (meglio se di provenienza monastica) e, nel caso, burro a crudo.
    2. Certe vite mi fanno venire grandi dubbi su me stessa: quando la prova arriva probabilmente non è mai come ce la saremmo immaginati. Sarei capace, io, di affrontarla con santità, con spirito di unione a Cristo e, molto più banalmente, con dignità? Ammetto di avere il terrore di scoprirlo.
    3. Chi è fedele nel poco, lo è anche nel molto: nelle relativamente piccole prove quotidiane, non sono terribilmente infedele?

    1. Dubbio linguistico: mi sono accorta che io scrivo “margherina”, come diceva mia mamma, invece Costanza ed altri scrivono margarina, certamente più corretto. Ma la mia dizione è ammissibile o è proprio un errore (quanto l’uso del detto alimento in cucina;) )?

      1. Alessandro

        Sul Treccani c’è solo “Margarina”:

        margarina s. f. [dal fr. margarine, der. di margar(ique) «margarico»]

  15. Alessandro:
    andiamoci piano!!! Come fa lui, il papa, a sapere cosa avesse pogettato Iddio già da sempre? Questo vuole dire che tutto quello che iddio ha progettato è già da sempre e che quindi contraddittorio che Egli progetti una cosa che già non fosse nella sua mente e quindi saputa e voluta? Deus vult et volendo predestinat? Ma ha già voluto tutto o può volere ancora’?Chi può porre limite al volere di Dio nel presente in quanto tutto (necessariamente? voluto da prima?Noi? Il Papa?

    1. Alessandro

      In Dio non c’è il prima e il dopo. Non accade che Dio deliberi una cosa alle tre e poi alle quattro si dedichi a comporre una nuova deliberazione che non aveva emessa alle tre. Quello accade a me. Tutte le domade che poni andrebbero riformulate tenendo conto di questo presente-eterno che è Dio

    2. Alessandro

      Questo l’ho scritto sotto ma va qui.

      In Dio non c’è il prima e il dopo. Non accade che Dio deliberi una cosa alle tre e poi alle quattro si dedichi a comporre una nuova deliberazione che non aveva emessa alle tre. Quello accade a me. Tutte le domade che poni andrebbero riformulate tenendo conto di questo presente-eterno che è Dio

  16. Non credo che vedrò il documentario sul medico con la SLA, certe cose so che esistono (e per cose intendo la malattia e anche le persone che affrontano la vita con un coraggio fuori dal comune) e sono state tante le volte che a Dio ho chiesto qualcosa, sinceramente – facendo due conti – ho chiesto più per gli altri che per me stessa, ma non ha mai risposto granché… sarà per questo suo ostinato mutismo e immobilismo che ci dimentichiamo di salutarlo.

  17. Quello che si è degnato di rivelarci, ma non quello che non si è degnato, che ne sappiamo noi se ci sia qualcosa che non ci ha mai detto o che cosa potrebbe venirgli in mente di fare (sempre, beninteso, nel suo eterno presente)? Quanto al papa minuscolo, fa fede dell’errore di battitura il Papa maiuscolo che c’è sotto….
    Quanto a “creando vult” eccetra…è una citazione da Giovanni Scoto Eriugena, che si pone questo problema ( di non facile soluzione, posto un dio eterno onniscente onnipotente e onnicosa, da voi risolto, OVVIAMENTE, ma non è che voi potete pensare al posto di tutti, e ora, spero, non siamo più ai tempi che uno poteva essere chiamato eretico, o sì?)

    1. Alessandro

      Codice di Diritto Canonico

      Can. 751 – Vien detta eresia, l’ostinata negazione, dopo aver ricevuto il battesimo, di una qualche verità che si deve credere per fede divina e cattolica, o il dubbio ostinato su di essa

      Can. 1364 – §1. L’apostata, l’eretico e lo scismatico incorrono nella scomunica latae sententiae, fermo restando il disposto del ⇒ can. 194, §1, n. 2

      Ma dovresti chiedere a “SCRITERIATO” che è del mestiere

  18. “Si vogliono far chiudere tante case per anziani, per ragazze madri, per tossicodipendenti sulla via del recupero gestite da enti religiosi vessandoli con tasse sul valore degli immobili che probabilmente non potranno pagare?”
    Sottolineo “sulla via del recupero”

    1. Velenia

      Assolutamente anche pochissimo, la città dove vivo è famosa per la cucina di strada,cucina poverissima ma vuoi mettere un panino “ca meusa” o un “paneppanelle”,altro che cucina light!

        1. Angela

          Pensandoci meglio:
          sti commenti mangereggi non vanno mica bene per chi come me si ingrassa anche con l’aria! Andiamoci piano!

  19. “In particolare le donne che non pregano mi fanno impressione, più le guardo più mi appaiono bestie, mi sembrano grossi scoiattoli depilati.

    E io che sono un uomo semplice, dall’orizzonte erotico limitato, non capisco la zoofilia. “

    O non è una frase da stronzi questa (anzi, due)?
    Due c’è di cose peggio di tutte, una gli stronzi e due gli stronzi che vogliono fare i ganzi.

  20. Angela

    A PROPOSITO DI SLA, tratto dal sito http://www.leportedellasperanza.it di Luca Pulino, 40enne di Capranica, malato di SLA. (primi sintomi nel 2004 – attualmente l’unica cosa che riesce a fare è muovere gli occhi e quindi comunica con gli altri attraverso uno speciale computer)

    “Il parroco del mio paese mi ha chiesto se volevo scrivere qualcosa ed io l’ho fatto ben volentieri.
    La mia lettera è stata letta il 31 dicembre (2009) alla Messa del ringraziamento ed è successo un “putiferio”. Il contenuto ha talmente colpito tutti che, chi era in chiesa mi ha dedicato un lunghissimo applauso e mentre tante persone piangevano, il sacerdote gridava, “Questo è Vangelo! Questo è Vangelo!’.
    Tutti volevano la mia testimonianza e nel giro di poche ore ne sono andate via circa 500 copie.

    Questa è la lettera che è stata letta in chiesa il 31 dicembre:

    Finisce un anno, comincia un altro. Non è banale per me la fortuna o grazia come volete chiamarla di poter festeggiare ancora un anno nuovo, perché il tempo ha un valore grandissimo quando sai che la vita ha un inizio e una fine. Bisogna dare importanza al tempo, non sprecarlo, cercare di vivere al massimo ogni giorno, ogni momento.
    Nella mia condizione, inchiodato ad un letto, comunicando attraverso un computer ho tutti giorni molto da fare: rispondere alle mail, organizzare il giornalino che spedisco, riordinare il sito. Soprattutto dare speranza a chi non è malato come me eppure l’ha persa.
    Siamo quello che vogliamo essere, abbiamo un potere grandissimo nella nostra mente e nel nostro cuore, solo vivendo relazioni vere, scegliendo ogni giorno il coraggio di lottare, la vita, anche la più disperata può cambiare.
    Stasera festeggerò con quaranta miei amici a casa mia, è l’ultima festa del 2009, nel 2010 ne seguiranno molte altre, perché vedere gli altri stare insieme e ridere è per me una gioia grandissima, bisogna allenarsi a gioire delle gioie altrui e ascoltare le tristezze degli altri per trasformarle in un pensiero di ottimismo.
    Sono fortunato perché la mia stanza è un presepe che hanno visitato in tanti, sono fortunato per la mia famiglia, i miei amici, perché non è Capranica ad essermi vicina ma le persone una ad una, sono fortunato perché amo e sono amato.
    Trovate il coraggio di sognare ancora un domani migliore e donate con generosità, la peggiore delle situazioni sarà l’occasione per cambiare la vita e un po’ anche il mondo.
    Buon anno a tutti”.

  21. Alessandro mi dispiace di esserti mancata ma credo che continuerò a farlo, è ora di cena e mi vado a riempire il pancino, domani non ti mancherò vedrai, ma oggi ho un gran mal di testa e tutta l’intenzione di andare ad infilarmi di corsa sotto le coperte. Buona serata a tutti.

    1. Alessandro

      Occhio alla linea, cena sobria, altrimenti ti si guasta la vita in tutti i sensi!

      Com’è che hai smesso di litigare con la grammatica, hai cambiato il pc?
      Correttore automatico riattivato? 😀

      Buona serata pure a te!

      1. non temere la mia linea a sentire gli altri non è niente male, sai un sacco di sport. Non ho attivato nessun correttore automatico, e il pc è lo stesso. Sono solo io ad essere più tranquilla, se gli atri mi attaccano nella fretta con questo coso faccio un pasticcio. Ma grazie al mio ragazzo questa sera sono rilassatissima…..quindi buona notte anche a te. Spero che la prossima volta, presumibilmente domani, siate tutti più tranquilli, come oggi, io in primis.

          1. Angela

            Te paaaaaaaaaaareeeeeeeeeeva che avevo azzeccato il commento!?!
            Quello sopra era la mia risposta a babyducling: “Spero che la prossima volta, presumibilmente domani, siate tutti più tranquilli, come oggi, io in primis”

  22. Giuseppe

    Admin ma la rifai la classifica? Con ieri a passo di papera mi sa che è cambaito molto e il poveretto di Paolo ha bello e smesso di gioire…

      1. Mario G.

        cvd (= come volevasi dimostrare): quando c’è di mezzo il sesso, c’è più audience… un po’ come quando su alcune riviste si impennano le vendite se in copertina c’è una bella donna, magari svestita…

        Comunque grazie per aver dato voce e visibilità al magnifico blog di 30-1.

        Al prossimo!

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