«…la donna sua più cara»

di Cyrano

È vero, nonostante abbiamo gli occhi tutti barricati di travi, perlustrare capillarmente gli occhi altrui alla ricerca di pagliuzze ci riesce indicibilmente meno sgradevole che liberare i nostri. “Meno sgradevole”, però, non significa “gradevole”, e tantomeno “gioioso”, perché dare piacere è una cosa che difetti, peccati e vizi proprio non riescono a fare, per quanto la promettano.

Anche parlare dei difetti degli altri è una cosa che non dà felicità; direi piuttosto che assomiglia a quando ti prude un piede e in parte potresti sopportare il prurito e in parte no… e quando decidi di assecondare il desiderio di grattarti ti sfili la scarpa e la calza già pregustando la distensione nervosa che si accompagnerà al furibondo “grat-grat”: prima che questa distensione sia al culmine del “piacere” la pelle è già più arrossata di prima, se non lacerata, e ancora non ci si ferma. La curva del piacere monta, rapida, e già assapora con tristezza il proprio retrogusto amaro: quando alla fine ci si ferma sembra che il dolore che allora si avverte più distintamente fosse lenito, prima, proprio dal compulsivo “grat-grat” cui ci si era abbandonati. No, chiaramente.

E così è confusa e contraddittoria la pretesa di giudicare gli altri: «Non giudicate, e non sarete giudicati» è quindi la disposizione preliminare da guadagnare per non ritrovarsi improvvisamente imputati, mentre si credeva di essere giudici. «Non giudicate, e non sarete giudicati» non significa, però, lo stesso che quel buon motto dei vecchi film di mafia: «Non testimoniare e campi cent’anni», ma sgomberare il campo degli affetti e della ragione da ogni disordine che possa viziare il difficile compito del giudizio. Perché come il “non giudicare” è un comandamento divino, così anche il “giudicate” è un comandamento divino, o Gesù non avrebbe chiesto: «Sapete giudicare i segni del cielo: come mai i segni dei tempi non sapete giudicarli?».

Perché bisogna giudicare, ma soprattutto bisogna saper giudicare. I vizi più pervasivi, più o meno gravi che siano, sono subdole perversioni delle potenze più primarie e importanti degli uomini: così tanti si stupiscono quando vengono a sapere che gli sposi cristiani smettono di vivere la continenza sessuale (esclusi i periodi richiesti da una genitorialità responsabile), ma non possono mai permettersi di sospendere la castità coniugale, se vogliono il proprio bene. Allo stesso modo di come si confondono castità e continenza (spesso ridotta a repressione, con i malintesi e le sofferenze che sappiamo) si confondono giustizia e giustizialismo, legalità e legalismo: sì, qui gli -ismi rendono la trappola più evidente, ma come l’esigenza di un’educazione e di un’ascesi alla castità è richiesta dall’impellenza dell’istinto sessuale (che in noi uomini è da sempre anche culturale, quindi trascendente, e mai “innocentemente” animale), così l’esigenza di un’educazione e di un’ascesi alla giustizia è richiesta dall’impellenza di saper discernere il bene dal male.

«Fa’ il bene, ed evita il male»: così mille volte la Bibbia, i filosofi, i poeti, gli artisti. Ossia: «Giudica. E giudica bene». Quella della pagliuzza e della trave è quindi una propedeutica di Gesù, non un invito del tipo: «Pensate ciascuno ai fatti propri!». Il compito è grave, e (a differenza della situazione politica in Italia secondo Flaiano) è pure serio.

Ci pensavo l’altro giorno, quando sentivo il figlio di una vecchia amica che chiedeva alla mamma “un cellulare più fico”. «È un bambino viziato!»: tuonerà qualcuno. No, non lo è, anzi è splendido: il tuono del luogo comune è la formula più breve del giudizio frettoloso, ed è precisamente l’esemplificazione della pagliuzza indicata da dietro a un paraocchi “traviforme”. Questa mia vecchia amica compra abiti e accessori quasi sempre in saldo o in offerte del tipo “un tanto alla dozzina”, pur senza far mancare alcunché di essenziale a sé e ai figli.

Da dove è venuta allora la richiesta del figlio? «È la televisione, la cattiva maestra!»: arriva il secondo tuono. Probabilmente la cosa non è falsa, ma è del tutto vera?

Il fatto è che ci sono travi e pagliuzze in tutti gli occhi, piccoli o grandi, dei grandi e dei piccoli. Per esempio, lo strapotere parapolitico mondiale della finanza ha suscitato in queste settimane lo sdegno di moltissimi (che rischiano effettivamente tanto) e ha riempito Wall Street e un’ottantina di altre città nel mondo (sorvoliamo su Roma, di cui abbiamo detto a suo tempo); ma a quale lobby fa capo il mio desiderio dell’ultima versione del telefono che già ho, anche a costo di pagarla a rate o di fare un mutuo per averla? A nessuna. Né al Governo, né a presunti complotti massonici, né all’inefficienza di scuola, famiglia e Chiesa: a nient’altro fa capo, la cupidigia, se non alla paura del cuore umano di scoprirsi solo davanti alla propria finitezza.

È l’ombra della morte? Può darsi, ma prima che “la grande consolatrice” (la quale ci appare il più delle volte tutt’altro che consolante) faccia la sua comparsa sulla scena delle nostre piccole esistenze, già il capezzolo che non arriva tra le labbra al momento giusto, già il sonaglio che si rompe, già i fratellini o le sorelline che tengono i nostri giochi, sono tutte spie del fatto che qualcosa non va. E comprando, e possedendo, ci distraiamo: nessuno di noi pensa seriamente di allontanare la morte comprando un palmare, ma sono tante le cose che facciamo per regalarci l’illusione di essere un tantino più potenti di un filo d’erba, e il denaro, in questo, è un mezzo efficace. Da quando Henry Ford ebbe la geniale idea di cominciare a vendere le proprie automobili agli operai che le costruivano (e il capitalismo di Marx prese una piega imprevista) siamo diventati tutti “azionisti del capitale”, e non possiamo nasconderci che se c’è una trave a Wall Street è perché la pagliuzza nei nostri occhi non è così irrilevante. Chi ha detto della trave e della pagliuzza, infatti, ha pure ricordato che «chi non è fedele nel poco non è fedele neanche nel molto», dato che «se non siete stati fedeli nella ricchezza falsa, chi vi darà quella vera?». E come giudicare, allora, i grandi finanzieri che fanno soldi sul niente, mentre noi si ha la sensazione di ricavare il niente dai soldi?

Ecco perché oltre che alla giustizia e alla castità c’è da educarsi alla povertà. Il che non significa affatto: «Bah, visto che si mette male, impariamo a condire il pane con l’aria, così ci portiamo avanti», ma ricordarsi nell’ascesi la verità di noi e delle cose – ossia che noi siamo grazia per il mondo (potevamo non esserci) e che il mondo è grazia per noi (niente, o quasi, ci è dovuto).

Neppure è una cosa assimilabile al digiuno: lì c’è (per vari giusti motivi) una componente di sacrificio; qui c’è solo la ricerca volenterosa di una beata semplicità, di un’essenzialità quotidiana che porta alla “perfetta letizia”. Si legge ne l’Imitazione di Cristo: «Guardati dalle chiacchiere, resta nascosto e godi del tuo Dio. Colui che possiedi è ciò che tutto il mondo non può portarti via». E questo, tutto questo, è pura grazia.

88 pensieri su “«…la donna sua più cara»

      1. A proposito, caro paulbratter, non ti sembra che questo, come altri film “datati e solo datati” siano oggi inguardabili, se non dai cinefili?
        Mentre altri, anche più vecchi, magari, sono guardabili, perchè meno “datati e solo datati”? Sto dicendo ovvietà?

      2. paulbratter

        Mi scuso con Cyrano e con tutti per aver linkato questa scena di Blow up senza spiegazione e che non c’entra niente con il post. Si riferisce a quanto detto l’altro giorno su Enzo Bianchi sull’essere felici senza Dio e il giocare a tennis senza racchetta.
        Ebbene qui giocano senza racchetta e palla e sembrano divertirsi molto alla fine anche l’osservatore esterno viene coinvolto nel gioco e accetta l’inesistenza della pallina.
        Ecco qualcuno sta giocando senza Dio e ci vuole convincere della sua inesistenza.

  1. nonpuoiessereserio

    Mi sono concentrato e ho provato a riflettere da dove arrivano i miei impulsi legati al voler procurarmi un aggeggio tecnologico piuttosto che un capo elegante. Mumble, mumble.
    Illusione di vivere meglio? La ricerca delle consolazioni terrene è una strada in discesa mentre quel sentiero ombroso e irto che diparte dietro di noi è così poco attraente.
    L’allenamento alla rinuncia, la preghiera, il silenzio dovrebbero dipanare il paesaggio e farci intravvedere un cielo azzurro, un rifugio alpino al di là del sentiero, voglio dire che quel sentiero che non ci attraeva, può, attraverso il raccoglimento spirituale, colmarci del desiderio di salirlo per raggiungere la cima. Gesù ha fatto questo allenamento nel deserto per fortificarsi, per allontanare le tentazioni. Noi dobbiamo fare altrettanto. Il problema è tradurre questi propositi in realtà. So già che domani andrò a procurarmi il libro “Bengodi” di Langone che non è propriamente un invito alle rinunce, so già che se dopodomani entro con mio figlio in uno store pieno di computers, giochie elettronici, chitarre elettriche e quant’altro non ne usciremo a mani vuote. Ora, non credo che Dio ci rimproveri di questo (spero). L’importante è dare il giusto significato alle consolazioni terrene, saper rinunciarvi qualche volta, fare dei fioretti. I figli ti chiedono la Play Station 1,2,3, l’X-Box, la Kinect, io ho ora rispondo loro che aspetto che esca la Top cibum Five, loro mi chiedono cos’è? E io dico che ancora non si sa bene, ma sarà l’ultima versione, attendere prego.

  2. CYRANO:
    «Guardati dalle chiacchiere, resta nascosto e godi del tuo Dio. Colui che possiedi è ciò che tutto il mondo non può portarti via».
    E invece… fuori a mitraglia, sui gay, sulle scuole svedesi, sui Giapponesi smarriti senza Dio, su quelli che si sposano negli uffici comunali, su quelli che si separano per un dollaro (Cina), sul miliardo di aborti l’anno (più o meno)sulle facce tristi dei non credenti, sull’abominio del levare i tubi ai cadaveri viventi (come se fosse naturale tenere uno in vita con i tubi, a proposito di leggi naturali) sul malcostume imperante da noi e altrove, sulla impudicizia, sui libri che parlano di coppie in crisi, (mai in crisi hanno da esere le coppie) sui film dove ci si permette di parlare del papa, sulle antiestetiche cameriere americane urlant.i..
    Certo, non credo siano questi i giudizi di cui parlava Gesù Cristo, ma anche noi nel nostro piccolo mica scherziamo….

    1. Eh, no, Alvise, non scherziamo 🙂
      Il vantaggio di quel libello aureo è che fu scritto da un monaco per dei monaci, ovvero in un contesto che aveva fatto una chiara opzione per il “contemptus mundi”. Noi non l’abbiamo fatta, quest’opzione, ma cerchiamo di raccogliere la sapienza di quell’orizzonte di vita senza venir meno al mandato di essere nel mondo senza appartenergli. Quindi c’è da giudicare il mondo e da giudicarlo in conformità al giudizio di Dio (perché «l’uomo spirituale giudica tutto senza poter essere giudicato da alcuno»), e questo è – più che un privilegio – un terribile incarico.
      Quanto al multiloquium, poi, non scherza ‘manco l’Imitazione di Cristo: quattro libri non sono mica noccioline… 😉

          1. Fk

            Ma cosa mette in crisi? Per favore…sei stucchevole! Allora hanno ragione Gnocchi e Palmaro su “La Bella Addormentata”… non si ha più un’identità a furia di “dialogare”? Vorrei approfondire ma non ho tempo… come si fa ad avallare le ultime parole di Alvise (quelle delle ore 8.41) con un “grazie anche a te”… ma per favore!!! Cyrano il post è bellissimo, sei giovane e bravo e passi molto tempo sui libri… ma appena due lustri di vita in più (come me) e la vita ti apparirà diversamente… spero!

            1. non vedo l’ora d’invecchiare, Fk… e di vedere come appare il mondo con un paio di lustri in più 🙂
              l’identità penso di non averla smarrita, ma quello che ha detto ieri il Papa ad Assisi, circa l’effetto che gli agnostici in ricerca producono sui credenti, mi conforta.
              stare qui con voi mi dà molto, in termini di “invecchiamento precoce”, quindi confido di poter presto condividere con te uno sguardo sereno e appassionato sulla vita.
              grazie anche a te 😉

            2. Fk

              Ragazzo, due lustri in più di te non sono cent’anni… quindi calma con i termini (invecchiare, invecchiamento… ecc.,… scherzo, eh!). Ma poi guarda: quando devi “dialogare” con un non credente sei tutto affettato… quando ti dico qualcosa io tiri fuori un altro aspetto di te che è molto meno aperto al “dialogo” e più propenso alla presa per i fondelli… ma che il Papa ha detto che bisogna dialogare solo con i non credenti? E con i credenti che facciamo? Cyrano, credimi, ti stimo molto… ma secondo me un margine di crescita ce l’hai pure tu… e quando ti troverai a stare nel mondo “reale” sarà un’altra cosa…

            3. angelina

              “Accanto alle due realtà di religione e anti-religione esiste, nel mondo in espansione dell’agnosticismo, anche un altro orientamento di fondo: persone alle quali non è stato dato il dono del poter credere e che tuttavia cercano la verità, sono alla ricerca di Dio. Persone del genere non affermano semplicemente: “Non esiste alcun Dio”.

              Esse soffrono a motivo della sua assenza e, cercando il vero e il buono, sono interiormente in cammino verso di Lui. Sono “pellegrini della verità, pellegrini della pace”. Pongono domande sia all’una che all’altra parte. Tolgono agli atei combattivi la loro falsa certezza, con la quale pretendono di sapere che non c’è un Dio, e li invitano a diventare, invece che polemici, persone in ricerca, che non perdono la speranza che la verità esista e che noi possiamo e dobbiamo vivere in funzione di essa. Ma chiamano in causa anche gli aderenti alle religioni, perché non considerino Dio come una proprietà che appartiene a loro così da sentirsi autorizzati alla violenza nei confronti degli altri.

              Queste persone cercano la verità, cercano il vero Dio, la cui immagine nelle religioni, a causa del modo nel quale non di rado sono praticate, è non raramente nascosta. Che essi non riescano a trovare Dio dipende anche dai credenti con la loro immagine ridotta o anche travisata di Dio. Così la loro lotta interiore e il loro interrogarsi è anche un richiamo per i credenti a purificare la propria fede, affinché Dio – il vero Dio – diventi accessibile.” BXVI (ASSISI, 27 OTTOBRE 2011)

            4. Alessandro

              Gesù […] racconta la parabola dei due figli che sono invitati dal padre a lavorare nella vigna. Il primo figlio rispose: “«Non ne ho voglia»; ma poi, pentitosi, ci andò” (Mt 21,29). L’altro, invece, disse al padre: “«Sì, signore», ma non andò” (Mt 21,30). Alla domanda di Gesù, chi dei due abbia compiuto la volontà del padre, gli ascoltatori giustamente rispondono: “Il primo” (Mt 21,31). Il messaggio della parabola è chiaro: non contano le parole, ma l’agire, le azioni di conversione e di fede. Gesù – lo abbiamo sentito – rivolge questo messaggio ai sommi sacerdoti e agli anziani del popolo di Israele, cioè agli esperti di religione del suo popolo. Essi, prima, dicono “sì” alla volontà di Dio.

              Ma la loro religiosità diventa routine, e Dio non li inquieta più. Per questo avvertono il messaggio di Giovanni Battista e il messaggio di Gesù come un disturbo. Così, il Signore conclude la sua parabola con parole drastiche: “I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli” (Mt 21,31-32).

              Tradotta nel linguaggio del tempo, l’affermazione potrebbe suonare più o meno così: AGNOSTICI, che a motivo della questione SU DIO NON TROVANO PACE; persone che soffrono a causa dei loro peccati e hanno desiderio di un cuore puro, sono PIU’ VICINI al Regno di Dio di quanto lo siano i fedeli “di routine”, che nella Chiesa vedono ormai soltanto l’apparato, senza che il loro cuore sia toccato da questo, dalla fede”

              (dall’Omelia di Benedetto XVI durante la S. Messa a Freiburg, 25 settembre 2011)

  3. Miriam

    Che dire? Anche oggi ho apprezzato e condiviso la ‘sapiente’ riflessione di Cyrano.
    Mi spiace non aver il tempo di aggiungere gli echi personali che mi ha suscitato. Ma credo sia meglio così. Ha detto l’essenziale, ed è quello che conta.

  4. Velenia

    Tempo fa regalai ad una mia amica l’ultimo modello di un phon lisciante( che fa risparmiare moltissimo di parrucchiere) accompagnato da un biglietto,” Dietro ad ogni piccolo desiderio c’è un desiderio di Qualcosa di Più grande”.
    Non ho proprio capito tutto quello che hai scritto Cyrano,in genere i tuoi post li capisco alla seconda o terza lettura (come si suol dire capisco la terza volta al volo),ma credo che il punto sia proprio qui,il nostro cuore è esigenza di infinito che cerchiamo di ingannare con tanti piccoli finiti,il problema ,per la mia esperienza,non è solo rinunciare allo shopping compulsivo,a quello io non mi sono mai potuta dedicare come avrei voluto,ma questo non fa di necessità virtù.Ilproblema è andare al fondo del proprio desiderio.”Ciò che un uomo cerca nei piaceri è un’infinito,e nesuno mai rinuncerebbe alla speranza di conseguire quest’infinità”(Pavese)

    1. giuliana z.

      quoto alla grandissima!

      ieri Roma e il suo ingorgo a Ponte Milvio per la corsa all’ultimo ritrovato tecnologico a prezzi stracciati in occasione dell’apertura di un nuovo Trony sono finiti su tutte le prime pagine di giornali online, telegiornali, radio ecc.
      Il mio intimo si scompone all’idea che potevo essere imbottigliata nel traffico a causa di una massa di cretini che volevano portarsi a casa 3 televisori 32 pollici a 99euro….
      E allo stesso tempo mi chiedo se davvero quei 3 televisori potranno soddisfare il desiderio di infinito e di bene dei cretini. Ma siamo tutti un po’ cretini, allora…. c’è chi farebbe debiti per l’Iphone, chi per la Wii, chi per la macchina di lusso, chi per l’ultimo modello di Vuitton….. scartando la Vuitton che oggettivamente mi comprerei subito se avessi la possibilità, la tecnologia digitale mi interessa poco. Mi stupisce e mi affascina la possibilità di connettermi al mondo intero da qualunque punto della provincia mammalucca in cui mi trovo (non ci crederete ma siamo wi-fi anche qui tra le pecore!). E allo stesso tempo non ho nessuna fretta di possedere il palmare (esiste ancora?) o il satellitare.
      Pero’ c’è una cosa per cui davvero mi piace spendere, spendere, spendere: i libri. Credo di aver speso moltissimi soldi in libri nella speranza di costruirmi nella testa qualche idea migliore della realtà oppure per immergermi come in un sogno in qualche storia avventurosa, o per accerscere le ragioni della mia fede grazie alla riflessione e testimonianza dei santi. E chi come me ama i libri sa che il piacere perverso di sfogliare le pagine, annusare la carta stampata, contemplare i dorsi in fila uno dietro l’altro facendo memoria del periodo in cui li hai letti… è una cosa insostituibile. Tramite i miei amici cartacei spero di afferrare per la coda un po’ di infinito, e a volte purtroppo smetto di vivere davvero le circostanze concrete, lascio la lavatrice piena di panni sporchi o mi scordo di rifornire il frigo dell’imprescindibile latte intero per i bambini.
      Il possesso delle cose ci fa sentire meno finiti, e in sè non è sbagliato, anzi è umanissimo. Chi di noi vuole sentirsi finito? le famose collezioni d’arte nate nel Rinascimento (ma con illustri precedenti nel medioevo) avevano questo scopo, acquistare (a prezzi da capogiro) e tenere per sè un pezzo di eternità nella speranza di vivere per sempre. E i grandi musei del mondo devono a quei folli e ricchissimi signori la loro esistenza. Ma poi si muore, tutti, Lorenzo de’ Medici, Rodolfo d’Asburgo, e anch’io, e anche i 25.000 che correvano al Trony. Che cosa ci salva? l’Infinito che ci comprende. Noi lo vogliamo afferrare, ma in questa disperata ricerca ci dimentichiamo che siamo già suoi. Se avessimo più coscienza di ciò il possesso delle cose non sarebbe una corsa affannosa ad un fine, ma un mezzo. E io, invece di stare ad annusare i miei libri sperando di assorbire la vita per osmosi, è meglio che mi dia da fare col pranzo perchè in ogni gesto c’è un segmento di eternità.

  5. Io credo che bisogna distinguere tra giudizio e discernimento.
    Siamo tutti esseri pensanti ed è normale che di fronte ad una affermazione altrui nel nostro pensiero si formula un giudizio, sulla natura dell’affermazione o sulla persona che l’ha fatta. Quello che trasforma il giudizio in male o peccato è portarlo avanti, farlo fruttificare, con le conseguenze del caso. Per questo Cristo ha detto : “non giudicate “. Non giudicate perché se un uomo commette il male, sicuramente c’è stata una situazione che ce lo ha portato. Se un uomo commette un male, prova a pensare : e se io mi fossi trovato in quella stessa situazione, come mi sarei comportato ? E se non avessi ricevuto quello che ho ricevuto oggi dove sarei ?
    San Paolo ai Corinzi ammonisce : “chi crede di stare in piedi, guardi di non cadere”.
    In altra parte della Scrittura è scritto: “Misericordia voglio e non sacrificio”. L’uomo che ha conosciuto profondamente se stesso e di cosa sarebbe capace se non avesse incontrato la misericordia, smette di giudicare.
    Altro è il riferimento all’episodio del variare del tempo. Quel tipo di giudizio si chiama “discernimento” e riguarda la capacità (che viene da Dio) di sapere giudicare i fatti, gli avvenimenti alla luce della fede e non di quello che in apparenza rappresentano.
    Riguardo a castità e continenza, quello riguarda il conoscere.
    Mi sembrano cose diverse : giudicare, discernere, conoscere.

  6. Guido Sala

    Onestamente trovo il titolo di questo libro offensivo per milioni di ragazze e donne che in Italia studiano e lavorano, e a fatica, molto a fatica, si conquistano un posto nel mondo del lavoro e della società. E penso alle operaie di Barletta. Come ha detto bene Aldo Cazzullo, questo libro non mi piace e non l’ho letto. Onestamente non capisco perchè la sottomissione della moglie rispetto al marito possa portare bene alla famiglia. e smettiamola di parlare di società patriarcale, di cui non c’è da rimpiangere proprio nulla. Quanto al passo delle Sacre Scritture, rimando a Richard Hooker, teologo anglicano dell’eà elisabettiana, che faceva già riferimento all’epoca alla ragione umana – forse il più bel dono che Dio ci ha dato – per interpretare la Scrittura secondo i tempi che cambiano. Concetto poi ribadito più volte da Desmond Tutu e dallo stesso Aldo Cazzullo nel suo commento. Fa tristezza che in Italia, 500 anni dopo la Riforma, ci si interroghi ancora su queste cose. Quanto al fatto che le donne non sarebbero fatte per il potere, basti pensare alle Regine Elizabeth I e Victoria, forse le più grandi regnanti di ogni tempo, a più recentemente a Sonia Gandhi, Margaret Thatcher, la Signora Merkel e innumerevoli altre. Chiedo all’autrice: non le è mai venuto in mente che San Paolo, per molte altre cose apprezzabile, sia comunque stato un uomo del suo tempo? Credo infine che in Italia di questo libro proprio non se ne sentiva il bisogno, considerato anche come l’occupazione femminile – statistica del Corriere della Sera – in alcune regioni sia sotto il 30%.

    Cordialmente

    Guido Sala

    1. admin

      Gentile Guido Sala
      ha fatto benissimo ad esprimere le sue riserve circa il libro “Sposati e sii sottomessa” che non ha letto e non le è piaciuto . Mi permetto solo di ribatterle sul fatto che il libro sarebbe offensivo e inutile: lo stesso Cazzullo definisce il libro “caso editoriale” evidentemente in molti non si sono offesi e, avendolo comprato in gran numero, non sembrerebbe neanche troppo inutile (un tavolino traballante poi si trova sempre).
      Quanto a Richard Hooker e tutto il resto se leggesse il libro si renderebbe conto che c’è pochissima filologia e tanta vita vissuta ed è proprio dall’esperienza di donna, madre, moglie, amica e credente che Costanza Miriano ha pensato di proporre (o riproporre) un diverso punto di vista circa il ruolo femminile.
      Secondo lei un punto di vista è un’offesa?
      O è la vita stessa di Costanza Miriano un’offesa per milioni di donne?

    2. Onestamente lascio alle signore qui presenti il compito di dirle se sentivano il bisogno di un libro che è arrivato a qualcosa come 13000 copie vendute: rispetto a lei, a me e perfino a Cazzullo, esse hanno il pregio di essere parte in causa. Rispetto a lei e a Cazzullo, invece, hanno il pregio di aver letto e apprezzato ciò su cui voi vi permettete di sputare sentenze.
      Detto questo, mi lasci rapidamente dire che aver letto qualcosa sull’anglicanesimo e guardare con ammirazione il Regno Unito non la rende competente né in esegesi né in teologia: il criterio con cui pretende di minimizzare il testo paolino (sarà così insulso e dipendente dai tempi quello che Paolo chiama “mysterion méga”?) può fare effetto solo sullo sfondo di una banalità nutrita d’ignoranza crassa. Non è colpa sua il non sapere di teologia (altrimenti non userebbe le categorie di “riforma”, “cinquecento anni” e “Italia” con la disinvolta nonchalance dei più triti luoghi comuni), ma se avesse spulciato le pagine del libello di Costanza forse ne sarebbe venuto fuori con pensieri meno grossolani: vada a sfogliarsi l’Apologia di Giustino, se vuole, o il De doctrina christiana di Agostino, o il Liber regularum di Ticonio, o qualcuno dei commentari scritturistici di Origene, Girolamo, Gregorio Magno; studi Abelardo, studi Anselmo, studi Bernardo, studi Tommaso e Bonaventura, studi i decreti dei Concili e le relative censure (mi limito ai soli giganti, a quelli senza i quali uno non dovrebbe azzardarsi nel terreno minato della teologia); vedrà, allora, se le lezioni sull’uso della ragione risalgono a pochi secoli fa.
      Cordialmente.

      Cyrano

    3. Andreas Hofer

      Dopo la lettura del commento elargitoci dall’ennesimo “recensore” arrestatosi al titolo del libro m’hanno assalito un rimpianto e un pensiero cattivo. Il rimpianto è riservato al progressivo venir meno della condizione del “figlio unico” cantato da Rino Gaetano, quello che “non ha mai criticato un film senza prima prima vederlo” (e suppongo anche un libro)
      Il pensiero cattivo, chiedo venia (anzi no), me lo ha ispirato l’immenso Flaiano menzionato dall’impeccabile Cyrano. Forse Flaiano, dopo aver letto un intervento così “salato”, avrebbe laconicamente commentato: “Perde stupidità da tutte le parti”.

    4. Barbara F

      Difesa d’ufficio delle 13:21 (CET)

      (So che dovrei farmi gli affari miei ma non volermene, Hal)

      Secondo me, per una persona che non ha letto il libro, il titolo suona davvero male. Perche’ “sottomesso” in italiano ha un significato diverso da quello che riveste nella dottrina matrimoniale cattolica (lo so perche’ ho letto i vostri commenti, io di mio non lo ricordavo di certo dai sonnacchiosi sabato pomeriggio a catechismo). Immaginate un libro dal titolo “Trova lavoro e sii sottomesso” dedicato al risanamento economico e alla lealta’ dei dipendenti nei confronti dei capi di industria. Voi lo comprereste? Io non credo. Credo invece che mi innervosirei parecchio vedendolo in libreria e metterei su “Morire” dei CCP tanto per farmela passare.

      D’accordo che non si giudica un libro dalla copertina (o dal titolo, in questo caso). D’accordo che e’ per cattolici e i non cattolici possono trovare il loro personalissimo approccio alla felicita’ coniugale (o alla felicita’ tout court) senza intromettersi nella dottrina religiosa. Pero’ secondo me un margine anche minimo di fraintendimenti sul titolo del libro e’ abbastanza inevitabile (per persone di intelligenzia media ma non interessate al catechismo, dico).

      Ciao a tutti, buona giornata!

      1. admin

        Cara Barbara secondo me hai ragione: il titolo del libro di Costanza ha il pregio di non passare inosservato ma il difetto di non essere attraente e anche un po’ fuorviante. Moltissimi ci scrivono di avere letto il libro, averlo apprezzato molto ma solo dopo aver vinto l’iniziale diffidenza causata dal titolo.

      2. Barbara F

        ah mi riferivo ovviamente ai CCCP Fedeli alla Linea (scusate, un altro dei miei numerosi refusi ortografici) 🙂

        1. Velenia

          E’ vero quello che scrivi Barbara,però è stato proprio il titolo del libro ad incuriosirmi più delle recensioni,le interviste al Genio Cosmico poi,mi avevano convinto di non trovarmi di fronte ad una cattolica lefebriana in crisi mistica,tuttavia come saprai dai miei primi commenti al blog,mi vergognavo ad andarlo a comprare e ho chiesto a mio marito di regalarmelo,lui l’ha fatto con gran coraggio e sprezzo del pericolo( di essere linciato dalle commesse,ma per fortuna quel giorno al bancone c’era un uomo).
          Una curiosità,ma i CCCP esistono ancora?

          1. Barbara F

            Curiosita’ e arrabbiatura (o anche compiacimento, per carita’) sono tutte possibili reazioni. Di fatto comunque, un titolo cosi’ puo’ anche provocare un moto di intolleranza a chi associa alla parola “sottomissione” un universo semantico diverso da quello dell’unione cattolica – per questo secondo me e’ inevitabile che a qualcuno stoni e che possa passare di qui per dire la sua.

            No, i CCCP si sono sciolti credo all’inizio degli anni novanta per poi riconfluire in altre formazioni (CSI, PGR) ma non fanno piu’ musica insieme dal 2009. Pero’ si ascoltano bene ancora oggi, nelle loro varie fasi (forse perche’ mi ricordano gli anni del liceo e perche’ sono vecchia dentro 🙂 )

            1. paulbratter

              però un conto sono la curiosità il fastidio o qualsiasi reazione “a caldo” altro è sedersi a tavolino e formulare un giudizio articolato ma che altro non è se non un’impressione.

            2. Barbara F

              Paul, ci sono anche i tipi sanguigni che si infiammano e scrivono quello che pensano “a caldo” senza rifletterci troppo 🙂

              Tipo, noi due di questo tipo di persone ne sappiamo qualcosa…

  7. I piccoli piaceri momentanei, gli amori effimeri sono come La Gioia e L’Amore a conta gocce… se cerchiamo di colmare il nostro bicchierino con questi non ci riusciremo mai, perché l’acqua si evapora prima della prossima goccia. Il buon Dio ci ha concesso i sensi per pregustare l’apoteosi che avremo dinnanzi a lui.
    Spesso si crede che non si possa essere felici senza i confort materiali e si pensa che la risoluzione ai problemi dell’anima passa, per primo, dalla soluzioni dei problemi economici/sociali contingenti. Purtroppo molti teologi sono caduti in questa trappola.
    Ora, se questo fosse vero non ci sarebbero ricchi depressi o poveri felici. E’ così? Ovviamente no.
    E per chi, a questo punto, sta pensando “questi soliti cattolici borghesi che stanno lì a dire la loro con tutti i confort”, io dico che ho imparato a rinunciare a tanto nella mia vita, non per virtù, ma per necessità. Ma so che anche nella necessità ci sono modi e modi di affrontare la cosa, c’è il modo virtuoso e quello non virtuoso. La povertà in sé non è una virtù, assolutamente. Non ci si rassegna ma non ci si rivolta contro il mondo.
    Dopo che i miei hanno perso tutto, io avevo 12 anni quando la cosa è venuta alla luce ed il baratro era oramai enorme, ci sono stati momenti molto difficili. Le difficoltà poi non erano solo economiche, perché il mio papà è entrato in depressione ed ha cominciato a bere, ecc. Da quel momento è subentrata un’altra presenza nella mia famiglia: LA PROVVIDENZA.
    Mia madre aveva una cieca fiducia nella Provvidenza. VI devo dire che non è mancata mai, veramente mai. Quando si credeva di non avere alternative, quando non c’erano i soldi per l’affitto della casetta nella quale eravamo finiti, ecco che una telefonata, il giorno prima per un lavoretto occasionale mi arrivava (a me o ad uno dei miei fratelli). Di solito la paga era esattamente quella che serviva, ne un Real in più, ne uno in meno. Coincidenze?
    Io ho fatto un mio percorso contorto di fede, arrivando a rinnegare la Chiesa Cattolica, ma non ho mai dubitato dell’esistenza di Dio, perché l’ho sempre sentita a casa mia. Non è un dono questo?
    Alla morte di mio papà le cose si erano sistemate, la tanto sognata casa di proprietà c’era oramai da anni, lui aveva raggiunto la pensione e così potevano vivere tranquilli, noi figli tutti laureati e a posto… Nei mesi seguenti, parlando con mia mamma, lei mi diceva “Dani, lo so che la cosa passerà, ma io mi sento molto triste. Prima la mia vita era felice con momenti di tristezza e difficoltà che conosci bene. Ora la sento triste, con momenti di felicità.”
    Ecco, credo che il punto stia tutto lì: nel cercare LA VERA FELICITA’ con tutto il cuore e con tutto te stesso. Quando l’avrai trovata, avrai modo di affrontare tutti i problemi. Se invece vivi sperando di colmare il tuo desiderio di pienezza con piccole gioie, avrai una vita triste con piccoli momenti di gioa. Io scelgo la prima.

    1. Vi dico che, purtroppo, facciamo in fretta ad adagiarci alle comodità e a dimenticare di fidarci… A volte ve lo scrivo per ricordarmelo, per avere più coraggio nel prendere certe decisioni fidandomi della Provvidenza…

    1. Questa è la prova che la storia sia vera, Alvise, perché solo con la ragione sarebbe un disastro di marketing!
      Se aggiungi che i primi dodici erano anche loro delle schiappe cosmiche e che lo hanno pure scritto nel libro destinato a diffondere la loro fede, allora ti rendi conto che non può che essere vera. Altrimenti siamo tutti pazzi, miliardi di persone di ieri, di oggi e di domani!

  8. Angela

    Per Giudo Sala: mai fermarsi al titolo! Mai fermarsi alla superficie e alle apparenze! Si rischia di perdersi l’essenza delle cose.
    Concordo con Frate Leone!

  9. nonpuoiessereserio

    Effettivamente Alvise giudicare il mondo e comportarsi miseramente non è il massimo come non è il massimo il tuo vivi e lascia vivere.
    Il tuo atteggiamento sarà anche moralmente più giusto ma è un atteggiamento mortale, senza speranza. Noi, io almeno, siamo anime tormentate alla ricerca della verità che abbiamo riconosciuto in Cristo Gesù, siamo tentati dal male ma sappiamo dov’è il bene, abbiamo una vocazione missionaria e vorremmo anticipare il regno dei cieli su questa terra, manchiamo di coerenza e giustamente tu ci accusi di questo ma io rispetto agli altri mi sento come un padre drogato che dice al figlio di non fumare perché fa male.

  10. Angela

    Concordo anche con Danicor a proposito della PROVVIDENZA
    ! Inoltre mi piace ironizzare dicendo che “I DILETTANTI HANNO FATTO L’ARCA E I PROFESSIONISTI IL TITANIC” (di chi sia la frase non ne ho la più pallida idea)..

    1. nonpuoiessereserio

      Angela, sicuramente all’osteria hanno coniato questa frase, vuoi perché sono amici di Noè o vuoi perché i migliori detti nascono lì.

  11. Angela

    In effetti ho frequentato le osterie, prima di frequentare le sacrestie: ovviamente non rinnego nulla. Fa parte del mio bagaglio di vita.

  12. Viviana

    Per Guido Sala. Ha presente quella figura retorica detta «ironia» ? Io in quel titolo che lei dice non trovo nulla di cui indignarmi. Del resto non mi indignai neppure quando mi toccò vedere le carampane LEMELGI (luteroemioelogestiscoio) impegnate a scagliare prime e seconde pietre contro le volonterose applicatrici e sviluppatrici dei loro insegnamenti.

    Sono propensa a indignarmi se mi si propone Elisabetta I d’Inghilterra come fulgido esempio di femminilità e successo. Se ha tempo e voglia potrebbe provare a leggere il libro della omonima al quadrato Elisabetta Sala (Elisabetta la sanguinaria, Edizioni Ares).

  13. Angela

    Nonpuoiessereserio, le sacrestie non escludono le osterie. Gesù stesso è stato definito “beone”.Per me è una questione di tempo disponibile. Il peccato e l’errore stanno nell’uso che facciamo delle cose e nella nostra malignità e malafede, quando ci sono. Dovrebbe essere San Filippo Neri che ha detto: “IL PECCATO SI VINCA FUGGENDOLO” e sono d’accordo con lui, ma tutto dipende dalla nostra fragilità e tendenza a cadere. Ad esempio: se mi accorgo che andando in osteria, cado in qualche situazione dove la mia umanità fa danni, soprattutto a me stesso, è meglio che faccio altro.

    1. matrigna di cenerentola

      Angela, ma sei maschio?? A me sta bene qualunque nickname (guarda il mio) ma un’indicazione di genere -o che termine moderno- spesso è utile quando si legge un commento

  14. Alessandro

    Sì, il post dice con saggezza di un tema che mi sta a cuore, e allora perdonate se non leggo tutti i commenti – avrò tempo solo più tardi – e condivido qualche pensiero che stamane ha smosso in me il nostro Cyrano.

    Com’è arduo, avventuroso ed esaltante praticare la correzione fraterna! Che impervia consegna siamo chiamati ad assolvere (impossibile, senza la visitazione della Grazia)! Basta che trasandiamo di decantare le infestazioni dell’intelletto e i torbidi del cuore, ed ecco che falliamo il mandato, rischiamo di configgerla ancor più a fondo nell’occhio altrui, la pagliuzza, di intricarla tenacemente con le sue moleste colleghe .

    Però nella mia vita le consolazioni più dolci le ho sperimentate quando un fratello, una sorella, hanno saputo ammansire i disordini del loro cuore (sì, ha ragione Cyrano, il disordine è quello che va tenuto a bada) e m’hanno prestato soccorso nello sgombero della mia pagliuzza. Solo allora ho VERAMENTE avvertito che quella sorella, quel fratello mi volevano VERAMENTE bene. Solo allora ho appreso un poco dell’arte di curarmi della limpidezza dell’occhio altrui. Ossia: da loro ho molto imparato – per quel poco che so farlo – a volere VERAMENTE bene.

      1. giuliana z.

        oso un’interpretazione….
        Danae non possiede nulla (nudità) ma è ricca di ciò che le piove dal cielo (pioggia d’oro, forma in cui Zeus scende su di lei per averla e concepire un figlio).
        Po’ esse’???

  15. Angela

    “Ecco perché oltre che alla giustizia e alla castità c’è da educarsi alla povertà. Il che non significa affatto: «Bah, visto che si mette male, impariamo a condire il pane con l’aria, così ci portiamo avanti», ma ricordarsi nell’ascesi la verità di noi e delle cose – ossia che noi siamo grazia per il mondo (potevamo non esserci) e che il mondo è grazia per noi (niente, o quasi, ci è dovuto)”. Ho ripensato a queste parole che mi hanno colpito più delle altre.
    Viviamo come se tutto ci sia dovuto e così, spesso, tiriamo su i nostri bambini senza mai dire un “no”, calando le braghe in ogni situazione, etc. Ci dimentichiamo che poi diventano giovani che pretendono tutto e subito, che si sentono in diritto di avere anche la luna, ma che in realtà, proprio per questo, sono fragili dentro. Quanti suicidi tra i giovani per un problema che, pensandoci bene, basterebbe avere più pazienza e più sopportazione! Quanti giovani depressi e demotivati, o rifugiati nell’alcool e nella droga!
    Non mi piace generalizzare e fare di un erba un fascio e quindi cito anche i tantissimi giovani che sono “maturi”, “responsabili”, “attvi” in tantissimi serizi di volontariato, etc.
    Credo che il problema sia che abbiamo dimenticato il valore del sacrificio e della sofferenza, e quindi non lo trasmettiamo agli altri. Gesù ha detto: “Chi vuol venire dietro di me prenda la sua croce e mi segua”. Non ha detto: “Venite dietro me che così le vostri croci spariscono!”. Ovvio, la croce resta ma con Lui è un’altra cosa!
    Abbiamo dimenticato e disimparato il valore della parola GRAZIE. Non ringraziamo più nessuno. Tantomeno Dio per quello che ci offre ogni nuovo giorno, a partire proprio dal fatto di esserci svegliati, in questo nuovo giorno. Non tocco superstiziosamente ferro, ma chi l’ha detto che domani sarò con voi a commentare i post di questo blog? Per carità! Niente pessimismo! Solo realtà delle cose, vissuta serenamente e senza paura della morte. “Grazie Gesù, per ogni attimo di vita in più e per l’aria che respiro! Grazie Gesù, per la pioggia e per il sole!”. E chi più ne ha più ne metta… Grandissimo San Francesco d’Assisi che arrivò a definire “sorella” pure la morte.

  16. Mi viene in mente questa frase: “Tu, sei più importante di ciò che possiedi, dei vestiti che indossi, dei mobili che hai in casa.” Valorizzare la persona è possibile anche senza inutili surplus di roba da possedere. E le persone che hanno questa consapevolezza sono le più serene che io conosca. Spero di arrivare anche io a liberarmi di tante schiavitù.
    Grazie.

  17. Angela

    Sono finalmente riuscita a rintracciare, per condividerle con voi, queste bellissime parole del grande Giovanni Paolo II:

    “Uomo del nostro tempo! Uomo che vivi immerso nel mondo, credendo di padroneggiarlo mentre forse ne sei preda, Cristo ti libera da ogni schiavitù per lanciarti alla conquista di te, all’amore costruttivo e proteso al bene; amore esigente, che ti fa costruttore, non distruttore del tuo domani, della tua famiglia, del tuo ambiente, della società intera. Uomo del nostro tempo! Solo Cristo Risorto può appagare pienamente la tua insopprimibile aspirazione alla libertà! Dopo le atrocità di due guerre mondiali e di tutte le guerre che, in questi cinquant’anni, spesso in nome di ideologie atee hanno mietuto vittime e seminato odio in tante Nazioni; dopo gli anni delle dittature che hanno privato l’uomo delle sue libertà fondamentali, si sono riscoperte le vere dimensioni dello spirito, quelle che la Chiesa da sempre promuove rivelando in Cristo la vera statura dell’uomo. Uomo del nostro tempo! Cristo ti libera dall’egoismo per chiamarti, alla condivisione ed all’impegno alacre e gioioso per gli altri”.

  18. entrare un po’ a gamba tesa dopo 55 commenti costa parecchio orgoglio, perché dissentire quando tutti sono d’accordo uno rischia di fare la figura dello scemo…
    e scemo sia allora:
    scusami Cyrano, senza nulla togliere alla stima e con affetto (come si dice prima di assestare la coltellata fatale), ma… ho letto e riletto il tuo post e non riesco a cogliere il sugo di tutta la storia.
    Abbi pietà dell’anzianità (i lustri di distanza probabilmente non sono dolo 2 anche perché ormai ne ho sommati dieci e rotti) e in tre dico tre righe, come le vecchie recensioni che comparivano su La Notte, mi sintetizzi il senso di ciò che volevi trasmettere?
    Ti ringrazio di cuore
    Paolo

    1. paulbratter

      comodo eh il post di Cyrano con bignamino… 😉
      Ho paura che Cyrano non ti risponderà ho visto su fb che era in partenza per non so dove.

  19. Penso che non ci si debba educare soltanto alla povertà, ma al sentimento, all’emozione.

    Nell’educazione sentimentale che abbatte la miseria emozionale ritroviamo gli strumenti necessari a far cadere gli archetipi del giudizio che altro non sono che modalità di difendersi dall’altro, dal diverso, dal desiderio di essere l’altro. 🙂

    Giudichiamo perché non siamo in grado di amare.
    E di perdonarci.

    Un saluto da Vongole & Merluzzi (dove tra l’altro l’ultimo post è una poesia “Solo un uomo” che potrebbe far riflettere sulla necessità di “essere” più che di “avere”). 😉

  20. Angela

    Matrigna di Cenerentola… Scusami! Mi era sfuggito il tuo commento!
    Mi hai chiesto se sono “maschio”. Dovrei rispondere: “femmina”, ma dico DONNA, perché “femmina” mi lascia un sapore di basso e animalesco. Non so se riesco a rendere l’idea, ma questo termine mi richiama alla mente la mancanza di dominio di sé e dei propri istinti, soprattutto sessuali.
    Nessuno si azzardi ad appiccicarmi problemi psico-sessuali… Cascherebbe proprio male.
    Cara Matrigna (per nostro grazia, molto meno acida di quella di Cenerentola), cos’è che ti ha fatto pensare che io sia “maschio”? Il fatto dell’osteria? Ho frequentato e sono in grado di frequentare, anche i Caffè di lusso, poeticamente più corretti. Ho bazzicato e se mi capita bazzico tuttora “disperati e barboni”, “tossici e alcolizzati”. Gli “ultimi” mi piacciono tanto. Ma sono serenamente capace di bazzicare anche quelli che la puzza non l’hanno addosso, bensì sotto il naso. Non è stata una cosa automatica e facile, ma, grazia a Dio, da anni è così.

    1. matrigna di cenerentola

      “Ad esempio: se mi accorgo che andando in osteria, cado in qualche situazione dove la mia umanità fa danni, soprattutto a me stesso, è meglio che faccio altro.”
      no, non era la frequentazione delle osterie in se’ a lasciarmi perplessa, ma questa frequentazione associata al definirti “me stesso”.
      Grazie, signora Angela! E apprezzo molto il bazzicare le osterie, qui da noi si fa soprattutto d’estate all’aperto, è uno sport anche familiare. Invece a bazzicare quelli con la puzza sotto il naso ci vuole veramente coraggio…

    1. Barbara F

      Bertie e la teiera celeste 🙂
      Questo adorabile anziano signore, credo mi sarebbe simpatico anche se fossi credente

        1. Barbara F

          Si’! Facciamo quel che possiamo, con quel che abbiamo, dove siamo – tanto per citare un altro celebre signore inglese

  21. Angela

    Matrigna del mio cuore! Il “me stesso” non era in senso personale. Per me non c’è differenza tra le due “puzze”, perché ho imparato sulla mia pelle che siamo tutti figli di Dio e che Lui, al contrario di noi, guarderà il contenuto e non il contenitore.

  22. Per COstanza
    L’altro giorno un prete parlando della relazione di coppia e della sottomissione, ne ha detta una carina.
    “L’uomo è il capo, la testa, e la donna è il collo “.

  23. Angela

    La cervicale si fa sentire di più se la testa cerca di scollegarsi e di girare a destra e sinistra, senza armonizzare con il collo!

  24. La ragione la usiamo tutti i giorni per agire considerare progettare esaminare
    confrontare misurare calcolare, anche i cristiani sono sicuro che, talvolta, ne facciano uso, solo che a un tratto loro inseriscono il motore turbo della credenza e con quello pigliano il volo. Chi non ha il motere turbo allora vuole dire (paulbratter) che “ha una grandissima e cieca fede: la ragione”?

  25. Per quanto riguarda il libro di Costanza Miriano: io l’ho letto, è ho già detto fin dall’inizio (aprile)come la penso. Ripeto, l’ho letto: ci sarà qualcun’altro che l’ha letto e a cui non è piaciuto.?Altrimenti vorrebbe dire che come quelli che non l’hanno letto perchè pensavano già che non gli piaceva dal titolo o da quello che ne sapevano per sentito dire, così a altri gli è piaciuto dal titolo e da quello che già immaginavano sarebbe stato.
    Due giudizi a-prioristici mancando il riscontro di critiche negative (a parte la mia, ma la mia non conta!)

    1. admin

      Alvise abbiamo capito da tempo il libro di Costanza tu l’hai letto e non ti è piaciuto e hai avuto anche modo di dirglielo di persona.
      Oggi abbiamo risposto all’ennesima persona che lo ha criticato senza leggerlo infatti gli abbiamo contestato soprattutto questo perchè le obiezioni nel merito con questi presupposti non sono accettabili.
      Per il resto sta tranquillo la tua critica è stata accettata e debitamente archiviata nel mucchio, esiguo, delle critiche negative circostanziate.

    2. angelina

      Alvise, io l’ho letto perchè mi è stato segnalato, da una persona che tra l’altro l’aveva trovato ‘insolito’; il titolo non mi attirava per niente, figurati poi la sensazione di imbarazzo quando l’ho chiesto in libreria (dopo un sacco di tentativi, l’hanno trovato: era accanto ai libri di viaggi, ma di questo s’è già detto altre volte). Insomma: mi sono fatta davvero un sacco di risate di cuore per tutte le situazioni deliziosamente ed iperbolicamente vere e sgarrupate che tanto somigliano alla vita quotidiana di certe famigliole che conosco; poi, però, ho anche cominciato a notare la capacità di senso, l’accuratezza delle citazioni, lo spessore della dottrina (sì, dottrina) di riferimento.
      E ho pensato ‘chi l’avrebbe detto’.

  26. Mi cito me stesso anch’io!!!
    alvise
    12 aprile 2011 a 16:34 # No, non sono invidiso di Costanza, per lei ho simpatia, ammirazione, vorrei, s^, avere, anche, almeno,un briciolo, anch’io, la sua intelligenza, il suo talento, il suo brio, la sua forza, resistenza, dolcezza,anche, credo,io queste cose per nulla.
    Sono un uomo sgradevole, antipatico, peso, fallito.
    Che non toglie che io, senta, con permesso parlando, l’afflizione di vivere nel chiuso in-sfondabile dei pensieri che sono sempre gli stessi pensieri, parole, frasi, opinioni, con i soliti ammicchi, intese, citazioni, riferimenti,alle stesse parole, frasi, concetti (ammesso che siano)opinioni (chiamiamole)
    o giochi di parole, battute,sottintesi…
    Questo, era, volevo dire, claustrofobia, questo, era,
    foco al culo(che si sta bene col foco al culo?) il paese dei mammalucchi,questo, noi. Il paese dei fenotipi
    carenti, delle mezzeseghe, cosiddette, intelletuali.
    O che uno non deve patire di questo? O che uno non deve cercare, se possibile, di provare a uscire fori, non lo so in che modo. Per me, essendo un fallito sociale-economico, lo sarebbe anche più facile non pensarci a queste cose, e chiuso. Ma invece ci sto male, quando sento, quando leggo, quando provo a scrivere e mi viene da scrivere solo la solita poppò, non solo che c’è in giro, ma molto peggio. Era questo volevo dire, un grido (sic!) di protesta contro il mondo presente, che siamo noi, mammalucchi.
    Ruguardo ai Vangeli, senza farla tanto lunga, e appiccicosa, due sono le cose che mi sono sempre piaciute che ci si trovano:
    una quando Gesù chiama gli apostoli, strada facendo e gli dice di lasciare ogni cosa e di andare, e loro vanno;
    due quando, sempre Gesù, no S.Paolo, dice date a Cesare eccetra, intendendo, credo, con questo, che, una volta pagato il conto a questa società in cui si vive, poi potersi dedicare alle vere cose che contano.
    Quali siano queste cose lo sa ognuno da sé, o sennò padre Turoldo in aiuto.
    Per quanto riguarda, mi sembra, qualcuno ha detto, la mia tristezza, lasciamo perdere….
    Cordialmente
    alvise scopel

  27. anna

    Io, sebbene possa interessare a pochi, mi dissocio dalle critiche al libro 🙂 …e sono mamma moglie e ri-cattolica, grazie a Costanza 🙂

  28. angelina

    “nonostante abbiamo gli occhi tutti barricati di travi, perlustrare capillarmente gli occhi altrui alla ricerca di pagliuzze ci riesce indicibilmente meno sgradevole che liberare i nostri. “Meno sgradevole”, però, non significa “gradevole”, e tantomeno “gioioso”, perché dare piacere è una cosa che difetti, peccati e vizi proprio non riescono a fare, per quanto la promettano.
    Anche parlare dei difetti degli altri è una cosa che non dà felicità; direi piuttosto che assomiglia a quando ti prude un piede e in parte potresti sopportare il prurito e in parte no… e quando decidi di assecondare il desiderio di grattarti ti sfili la scarpa e la calza già pregustando la distensione nervosa che si accompagnerà al furibondo “grat-grat”: prima che questa distensione sia al culmine del “piacere” la pelle è già più arrossata di prima, se non lacerata, e ancora non ci si ferma. La curva del piacere monta, rapida, e già assapora con tristezza il proprio retrogusto amaro”

    Gli scritti di Cyrano sono sempre polisemantici. Ci puoi trovare un mucchio di cose dentro. Ad esempio, provate a leggere il brano di inizio, copiato qui sopra, in chiave matrimoniale. Io ci trovo una descrizione veritiera di certe dinamiche di coppia.
    Perlustrare capillarmente gli occhi altrui alla ricerca di pagliuzze, tra marito e moglie, non migliora nessuno dei due e non aumenta il grado di felicità familiare.
    Quante volte capita che indugiamo sul dolore o la fatica che i difetti del coniuge ci procurano, per quanto tempo ci siamo attardati a pensare ‘se lui/lei si rendesse conto che…sarebbe tutto più facile’: magari abbiamo persino trovato chi ci ha dato ascolto, solidarietà, anche ragione. Ma cosa ne abbiamo ricavato, se non l’equivalente della grattatina di piede, con tanto di amaro retrogusto? Ci ho messo anni a rendermene conto.

  29. Grazie tante a tutti i difensori, e al signor Guido Sala dico solo che purtroppo ho pochissimo tempo (apro solo ora i commenti) quindi se c’è un’obiezione che le viene in mente nel merito del libro cerco di accoglierla e ragionarci, per quelle di principio, pazienza: non si può piacere a tutti!
    Velenia, in tuo onore ho detto sì a un invito a Palermo a maggio: mio marito mi ha autorizzato un viaggio al mese, quindi ho dovuto dire molti altri no, ma non potevo non venire dalla tua Banda Bassotti!

    1. angelina

      Mi sembra di aver letto 25 novembre a Roma: potrei sapere per cortesia dove? Intendo, almeno la zona. Grazie.

  30. Sarà in via pavia 23, zona piazza bologna (scuola petranova international), alle 18,30 del 25 novembre. Invece uno dei giorni della novena dell’Immacolata – 27 novembre, 8 dicembre – andrò a parlare in una parrocchia di cinecittà di cui per ora non so altro. Se vieni fatti vedere, avendo pietà per la mia scarsa memoria e la vista da talpa.

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