L’uomo senza

di Jane

Leggendo un libro di Erri De Luca sono incappata in una definizione che mi ha molto colpita: un uomo senza una donna è un uomo senza. E’ una definizione davvero strana perché incompleta, e l’intento credo sia proprio quello di esprimere l’incompletezza. Un uomo, infatti, senza l’affetto e l’amore di una donna, è come amputato, mozzato, privo di qualcosa, insomma, è un uomo senza.

Certo, lo stesso discorso potrebbe essere fatto per una donna. Ma si sa che l’uomo, in generale, è più autonomo rispetto ad una donna, più indipendente, più forte, più solitario, più guerriero e indomabile, dotato di una natura più incline a proteggere e a difendere che a essere protetta e difesa. Questi aspetti dell’uomo sono certamente presenti, e spero lo siano sempre e in tutti gli uomini, al di là della progressiva femminilizzazione maschile imperante (quando ho letto da qualche parte che le unghie smaltate negli uomini sono all’ultimo grido, un brivido frammisto di orrore/disgusto/tristezza/paura mi ha attraversata).

Comunque, un uomo incompleto è un uomo senza una donna e, quindi, senza una famiglia.

Un uomo che rinuncia a farsi una famiglia, così come un uomo privo di una donna da amare, è un uomo senza, manchevole, incompleto. Può essere l’uomo più potente del mondo, più ricco del mondo, più tombeur-de-femmes del mondo, ma arriverà un momento in cui un proprio lì, in quella parte del corpo dove dicono sia nascosto il cuore, qualcosa inizierà a far male. Quello è l’avviso che qualcosa non va, che qualcosa manca. Forse un uomo per considerarsi davvero soddisfatto non può prescindere da alcune cose.

Qualcuno mi disse una volta: la vita è come un tavolo. Ci sono quattro gambe a cui corrispondono l’amore, la famiglia, il lavoro, la salute. Se anche uno solo di questi elementi manca, il tavolo traballerà. Ecco, un uomo davvero soddisfatto ha bisogno di tutte e quattro le gambe del tavolo. Io aggiungerei che c’è una gerarchia di valore tra quei quattro elementi, e che esistono anche tavoli con una gamba sola, ma così non verrebbe bene la metafora.

Un bellissimo film con Nicolas Cage, The family man, racconta la storia di un uomo all’apice del successo, ricco, affascinante, con bellissime donne ai suoi piedi, con un’auto da sogno e una cabina armadio da far invidia ad un ipotetico fratello gemello di Carrie Bradshaw.

Poi un bel giorno un angelo con le sembianze di un ladruncolo di colore, gli fa vedere come sarebbe stata la sua vita se lui, dieci anni prima, non fosse partito per Londra a fare affari ma fosse rimasto con la devota fidanzata che lo pregava di non partire, consapevole che non sarebbe più tornato. Una specie di La vita è meravigliosa in chiave moderna. Il protagonista vede quindi la sua vita spostata da Manhattan ad un sobborgo di New York, con un lavoro da gommista alle dipendenze del suocero, con un armadio che farebbe pena perfino ad un clochard, e con un auto familiare parcheggiata nel vialetto. Insomma, peggio di un incubo.

Ma dopo un po’ di tempo, provando a vivere quella vita che certamente non avrebbe mai scelto in alternativa alla sua, capisce che c’è qualcosa di molto più grande e riempitivo: l’amore della famiglia. Si trova come moglie la bellissima fidanzata abbandonata anni prima all’aeroporto, due bambini stupendi come figli, un amico fidato. Insomma, inizia ad assaporare che cos’è la felicità, che cos’è l’equilibrio e quali le cose su cui poter sempre contare, che non lo tradiranno mai e che non verranno mai a meno, cioè le persone che lo amano solo per quello che è. Il protagonista capisce così che nulla è determinato e che nella vita si può cambiare sempre, che la vita non va sprecata ma vale la pena di essere vissuta a fondo, che senza una famiglia non si è davvero un uomo, ma anche senza un lavoro che ti soddisfa.

Il bello del film infatti è anche che non c’è la retorica facile e deprimente del “meglio poveri e felici che ricchi e infelici”, oppure del “i soldi non danno la felicità”. No, dal film traspare un’altra morale, a mio parere più giusta, cioè che “non solo i soldi danno la felicità”, ma certamente contribuiscono molto alla sua costruzione e sopravvivenza. La premessa è che si sappia anteporre ciò che più conta (l’amore, la famiglia, l’amicizia) alle cose che passano in secondo piano (i soldi, il successo), ma senza le quali non ci sarebbero le condizioni per vivere bene e per far vivere bene chi si ama, senza le quali neanche i valori primari sarebbero possibili.

Credo quindi che l’uomo abbia bisogno del lavoro, del guadagno e del successo per sentirsi realizzato. Ma la vera realizzazione è possibile solo quando un uomo riesce a soddisfare un’altra esigenza della sua natura, il legame con una donna e la creazione di una famiglia. Questo è l’unico modo, credo, per un uomo per non essere incompleto, per non essere un “tavolo che balla”, per non essere un uomo senza.

94 pensieri su “L’uomo senza

  1. Maxwell

    Quindi il Sacerdote è ….”è come amputato, mozzato, privo di qualcosa, insomma, è un uomo senza.”
    E i separati NEL mondo ma NON del mondo sono degli autocastrati?

    P.S. ma te e la Raffaella seguite il Dio della Bibbia o la mammona di S&tC? Vedo sempre paragoni con quelle 4 zoccole……….

    1. paulbratter

      non credo che il “bersaglio” fossero i separati ne tanto meno i sacerdoti. Quanto a sex and the city è citato un personaggio non preso ad esempio (neanche raffaella l’ha mai fatto).
      maxwell se c’è qualcosa che ti ha ferito nel post sono certo non era nell’intenzioni dell’autrice, il suo è un discorso relativo soprattutto alla volontà di prendersi le responsabilità. Quando dice ” Ma la vera realizzazione è possibile solo quando un uomo riesce a soddisfare un’altra esigenza della sua natura, il legame con una donna e la creazione di una famiglia. Questo è l’unico modo, credo, per un uomo per non essere incompleto” credo si riferisca alla presa di coscienza di questa realtà e non ha niente a che fare con le circostanze che non hanno permesso il realizzarsi di questo progetto di vita.
      un abbraccio.

    2. Il celibato ecclesiastico è un costume teso a perfezionare l’amore e non a mutilarlo, altrimenti che senso avrebbero la perfetta letizia del castissimo S. Francesco e le estasi amorose dei santi mistici? Il celibato secolare non è motivato invece dalla pienezza traboccante del cuore bensì dalla sua durezza o volubilità, se non quando dall’impotenza generativa.

    3. Luigi Murtas

      Il celibato laicale è una scelta d’amore, un darsi tutto al Signore nell’amicizia spirituale, nutrita nell’orazione e nei sacramenti e che trabocca poi nell’apostolato e nell’immedesimazione col prossimo.
      Chi ha scelto il celibato attratto come una calamita dalla Bellezza ineffabile di Cristo è tutt’altro che irrealizzato, ma gode di una vicinanza simile a quella di Giovanni nell’ultima cena con Gesù.
      Ciò che va stigmatizzato non è lo sposarsi o meno (che può essere dovuto a tante cause), ma l’egoismo, il narcisismo e l’autosufficienza, che però possono manifestarsi anche nella vita matrimoniale (egoismo di coppia o egoismo unilaterale di uno dei due).

  2. Stefano

    Bellissimo post che mi trova d’accordo, mi resta un unico dubbio: i religiosi e i sacerdoti che scelgono di non sposarsi per poter essere liberi di amare tutti? Anche se non si legano ad una donna, non sono certo in procinto di vivere una vita “monca”.
    Grazie dell’eventuale risposta.

  3. Fefral

    Non sono d’accordo col post. Sembra che per essere realizzati bisogna trovare per forza l’anima gemella.
    Credo che si debba andare molto oltre. La vita senza amore non ha senso. Un uomo, una donna, che non amano sono “senza”.
    Ma amare non è solo l’amore coniugale.
    Il senso lo si trova nel dono di sè, il modo in cui concretizzare questo dono possono essere tanti e vari.
    L’amore, se è vero, è sempre fecondo. Qualunque amore. Anche l’amore di amicizia, l’amore filiale, l’amore di un prete per i suoi parrocchiani o di una suora di clausura per il suo Sposo. L’amore di un separato per i suoi figli, o di una donna che sceglie Il celibato per vocazione.
    No, un uomo senza è un uomo che non ama, non un uomo senza donna. E viceversa

  4. giovanni dm

    Karol Woytjla scrisse (in modo più poetico del mio) nella Bottega dell’Orefice che l’uomo ha a disposizione una vita e un amore, e deve combinarli nel modo giusto.
    Su questo presupposto, la formula vale: a condizione che anche quella del celibato sia una scelta “per” e non “contro”, non (solo) una rinuncia, ma una scelta d’amore.
    In questo caso, anche il celibato è una scelta che si inquadra nel discorso di Laura GT, se vogliamo leggerlo in modo più ampio, e se inquadriamo la vocazione al celibato tra le “scelte per la famiglia” (direttamente con Dio).
    Giovanni DM

    1. Fefral

      La scelta del celibato non è scelta per la famiglia, ma scelta di rinuncia alla famiglia. Comunque la giriamo. Non “contro” la famiglia ma “per” qualcosa di diverso. Che può essere una vocazione religiosa, sacerdotale, o un tipo di celibato laicale in cui il senso di questa rinuncia lo si trova nel voler amare pienamente gli altri nello stesso modo in cui li ha amati gesù, imitandolo anche nel suo celibato. “vi ho chiamati amici”: quindi nell’amore di amicizia

  5. Luigi

    Credo di aver capito l’intenzione del post di Laura e ne apprezzo appunto l’input. Lei è giovane, bella credo, con dei principi sani ed è normale che concepisca questo ideale di futuro. Famiglia, figli, soldi quanto basta, qualche amico. Una bolla perfetta. Purtoppo la vita è un viaggio e tutto può succedere, sia anche se possiedi la tanica col carburante di riserva. E’ giusto avere questo tipo di progetto ma bisogna avere anche il piano B, il piano C, D eccetera. E’ anche vero che Dio disse “Non è bene che l’uomo sia solo e pensò alla donna” – piccola pausa per standing ovation o imprecazione – . In questo sono d’accordo con il titolo del post. Poi il tavolo con 4 gambe fa un po’ America, salute, amore, io ci metterei calcio e musica. Comunque tanto Laura non interviene e quindi posso dire quello che voglio.

  6. Buongiorno.
    Il post di oggi parla di un film che mi è piaciuto, soprattutto perché nella scena finale Nicholas Cage è disposto a mettere la sua vita da riccone in discussione per avere l’altra, quella da poveraccio, ma felice.

    (Se qualcuno mi insegnasse a mettere direttamente il video non dovrei mettere il link, si accettano volontari, anche ripetizioni private)

    Non credo che senza una delle 4 gambe il tavolo non sia comunque stabile, a volte più stabile di un tavolo completo.
    Naturalmente io mi riferisco alla gamba della salute, perché è della mancanza di quella che ho l’esperienza diretta. Noi siamo felici, nonostante tutto, anzi, la sofferenza causata dalla mancanza della quarta zampa ci ha fatto comprendere che, affidando il nostro tavolo alle mani di Dio, Lui mette zampe dove mancano, o dispone le restanti in modo tale che il tavolo comunque non traballi.
    Addirittura a volte toglie una seconda zampa, e allora tu dici “adesso il tavolo crolla davvero”, e invece no.
    E’ successo due volte, durante questi tre anni di lotta contro la malattia di Filippo, per ben due volte mio marito è rimasto senza lavoro, perché precario e in attesa di rinnovo contratto, attese che sono durate una volta 9 e una volta 5 mesi.
    Eppure, “stranamente” (non riesco a scrivere inclinato, altra lezione privata, please), il tavolo non si è rovesciato, l’assenza di lavoro è capitata proprio nei momenti più difficili con Filippo, per cui la presenza di entrambi i genitori è stata fondamentale per tutti, e alla fine almeno una delle zampe mancanti è tornata al suo posto. Oggi mio marito inizia il suo lavoro da dipendente, un contratto vero.
    Contiamo sulla Misericordia di Dio per ottenere indietro anche la quarta gamba, ma soprattutto contiamo sul fatto che, qualora decidesse di non ridarcela indietro, non smetta mai di sostenere dritto il nostro tavolo, e ci conceda anche, a volte, di poterlo allungare per invitare qualche amico a cena.

    Penso che i sacerdoti, che non hanno la gamba della famiglia, i separati malgrado loro, quelli che stanno male, tutti quelli al cui tavolo manca una gamba, possono trovare il sostegno direttamente nel falegname che ha costruito il tavolo, se sanno consegnarsi a Lui come un bambino fa nelle braccia di sua madre. (Io parlo così e a volte mi riesce, ma molte altre volte no, eppure in fondo al cuore la felicità la sento lo stesso, fa tutto Lui).

    1. Alberto Conti

      Gli strumenti di topografia si appoggiano su un treppiede perchè “mettere in bolla” un appoggio a 4 gambe sarebbe impossibile; può capitare che un tavolo a 4 gambe “balli” mentre un tavolino a 3 gambe non ballerà mai, magari è un po’ più debole ma c’è Qualcuno che può aggiungere anche più di una gamba come tu hai testimoniato 😉

    2. Alessandro

      Genny forever!
      Buon lavoro a tuo marito, allora!

      Dio può reggere in piedi anche tavoli senza piedi

  7. Fefral
    19 luglio 2011 a 08:11 #
    La scelta del celibato non è scelta per la famiglia, ma scelta di rinuncia alla famiglia. Comunque la giriamo. Non “contro” la famiglia ma “per” qualcosa di diverso. Che può essere una vocazione religiosa, sacerdotale, o un tipo di celibato laicale in cui il senso di questa rinuncia lo si trova nel voler amare pienamente gli altri nello stesso modo in cui li ha amati gesù, imitandolo anche nel suo celibato. “vi ho chiamati amici”: quindi nell’amore di amicizia
    ——-
    “Come ridevi, schiettamente, quando ti consigliai di porre i tuoi verdi anni sotto la protezione di San Raffaele! Perché ti conduca, come il giovane Tobia, a un matrimonio santo, con una moglie buona, bella e ricca —ti dissi scherzando.
    E poi, come sei rimasto pensoso, quando aggiunsi il consiglio di metterti anche sotto il patrocinio dell’apostolo adolescente, Giovanni: se mai il Signore ti chiedesse di più” (citaz.)

    1. fefral

      “Ma la vera realizzazione è possibile solo quando un uomo riesce a soddisfare un’altra esigenza della sua natura, il legame con una donna e la creazione di una famiglia”
      è questo il motivo per cui non condivido il contenuto del post. Non che non sia vero, ma è limitante. La vocazione dell’uomo è molto di più non solo del lavoro, del guadagno, del successo, ma anche della stessa famiglia. Nella famiglia probabilmente tale vocazione si realizza pienamente per molti. Ma anche in quei molti casi la famiglia non è condizione sufficiente. E’ piuttosto il luogo (non solo spaziale) nel quale la vocazione profonda dell’uomo e della donna si svolge. La vocazione di essere immagine di Dio. “Siate perfetti come il padre vostro che è nei cieli”. E ci possono essere altri luoghi in cui questo può avvenire (e di fatto per molti avviene). Il legame coniugale è senz’altro il luogo più “normale”, ma non è l’unico. Il senso, per tutti, è piuttosto da cercare nel significato profondo della parola “amare”.

    2. Scriteriato, Scriteriato…
      Io già stamane sono più sensibile della cipria sull’ala di questa farfalla. Poi tu soffi con questa citazione.
      Oggi martedi 19 Luglio io o mi liquefo o mi compendio nel silenzio.
      Questo scriteriato proprio non m’aiuta.
      Insomma, torno a piangere per ogni sciocchezza troppo intensa.
      E non sono depressa.
      -ANZI.
      Ma quanto citi mi spappola il giorno.

  8. giuliana z.

    un mio amico diceva che nella vita ci sono solo 2 opzioni: il matrimonio o l’ordine.
    Intendeva dire che comunque la scelta è quella di amare, ma aderendo ad una precisa vocazione, dentro l’alveo di una “regola” se così si può dire, cioè in un sacramento.
    Volevo solo aggiungere a quel che ha detto Laura che, per la mia modesta conoscenza della natura maschile, la soddisfazione su lavoro è molto importante per l’uomo, non solo e non tanto per un fatto economico, ma proprio per la sua realizzazione spirituale. Certo si inserisce in una scala di valori, e al primo posto c’è sempre la famiglia, ma sentirsi utili e appagati sul lavoro è un fattore essenziale. Lo dico perchè conosco tante coppie in crisi e uno dei motivi principali di questa crisi è la difficoltà incontrata sul lavoro dal marito (pericolo di licenziamento, cattivo rapporto coi colleghi, ambiente ostile a chi non rimane h24 alla scrivania solo perchè “ci deve essere”…. ).

  9. fefral

    “Intendeva dire che comunque la scelta è quella di amare, ma aderendo ad una precisa vocazione, dentro l’alveo di una “regola” se così si può dire, cioè in un sacramento”, d’accordo fino a “vocazione”, non sul dopo. A parte che anche la vocazione religiosa (suore e frati non sacerdoti) non prevede un sacramento ad hoc, ma dei voti, esistono altre vocazioni in cui non solo non c’è il sacramento ma neppure i voti, vocazioni al celibato laicale (mi vengono in mente i memores domini o i numerari dell’opus dei per fare degli esempi “famosi” ma penso che esistono altri cammini vocazionali laici) .Ma a parte queste scelte di vita inserite in un cammino vocazionale “strutturato” ritengo che sia anche possibile trovare la propria vocazione particolare anche al di fuori del matrimonio prescindendo dall’appartenenza a un’istituzione ma come semplici cristiani. Ingessare la fantasia di Dio mi sembra quantomeno imprudente 🙂

    1. giuliana z.

      mi sono espressa male… volevo includere ovviamente anche i consacrati laici, come i memores o i numerari. Comunque secondo me non è un basto, non è una ingessatura alla fantasia di Dio.

  10. fefral
    19 luglio 2011 a 10:19 #
    […] Ingessare la fantasia di Dio mi sembra quantomeno imprudente
    —–
    Giustissimo, non bisogna “mettere il basto a nessuno” (cit.) 😉

    1. Ci sono anche tavoli dove l’unica gamba si sposta al centro e diventa colonna portante, purchè si “gonfi” a sufficienza. Sono quelli della donazione totale di sè, che accolgono tanti, senza nemmeno far loro percepire l’impiccio delle quattro gambe. (ma forse non è una sola gamba, sono tutte e 4 che collassano al centro senza che si possano più distinguere 😉

    2. Elena

      D’accordissimo. Quattro gambe, tre, una: è Dio che imposta le leggi dell’equilibrio. Importante è solo che ci abbandoni alla Sua Volontà.
      @Genny: abbiamo concepito la nostra seconda figlia mentre mio marito era disoccupato. Il giorno in cui, tra mille timori, gliel’ho confidato, anche lui aveva qualcosa da dirmi: aveva trovato un lavoro che ora si è trasformato in una autentica professione che lo gratifica e lo rende felice. non so quante gambe avessimo, sinceramente, ma son bastate

  11. Alberto Conti

    Come ho scritto sopra condivido che sia più giusto dire che “un uomo senza amore è un uomo senza” ma apprezzo il post di Laura perchè ha voluto “estremizzare” il concetto in maniera laica prescindendo per un momento dall’aspetto vocazionale (e quindi alla grazia della Fede).

    @ Maxwell: vivere “da separati nel mondo ma non del mondo” è, a mio parere, “compiere nella propria carne i patimenti di Cristo”; è abbracciare la croce e compiere in maniera differente quella vocazione al matrimonio a cui si era stati chiamati. La Chiesa e il mondo hanno un bisogno enorme di testimonianze come la tua.

  12. Luigi

    Una volta era più semplice realizzarsi per gli uomini in quanto gli ambiti erano ben definiti. Famiglia, lavoro e carriera ecclesiastica o militare.
    Forse alcuni si realizzavano nell’ambito artistico. Riflettendo così non sono molto d’accordo con la mitica Fefral riguardo all’amicizia. L’uomo non
    credo si realizzi attraverso l’amicizia, certo, è un plus, un grande aiuto ma non rappresenta secondo me motivo di realizzazione. Oggi i contesti sono più difficili e gli uomini sono insicuri. Il divorzio ha peggiorato di molto la situazione e anche la precarietà del lavoro offrendo depressioni e scoraggiamento.

    1. fefral

      l’amicizia di cui parlo è “dare la vita per i propri amici”, non la comitiva di amici con cui bere una birra. Anche se si può dare la vita per i propri amici anche bevendo una birra 🙂
      Questa amicizia non è semplicemente un di più. Ma è l’amore con cui Gesù uomo ha scelto di amarci. “vi ho chiamati amici”.
      In questo senso ritengo plausibile che esistano dei laici, non consacrati, che scelgano di vivere al 100% questa dimensione. Per amore di Cristo, certo, per voler essere come Lui. Non per semplici ideali umani per quanto belli e appaganti. Ma senza necessariamente prendere voti o ricevere gli ordini sacri.

    2. Luigi

      Ok Fefral, mi trovi d’accordo ma sul lato pratico cosa fanno, i missionari laici? I politici? I medici? Brave persone comunque.

    3. fefral

      per esempio.
      O semplicemente sono persone normali che fanno un qualunque lavoro, cercando di farlo bene come l’avrebbe fatto Gesù, onestamente e con dedizione, e che avendo il cuore libero dal vincolo coniugale sono più disponibili all’ascolto, all’amicizia, all’accogliere gli altri, a raccoglierli, in poche parole a fare la vita che ha fatto Gesù per 30 anni prima di mettersi a predicare.
      Non che chi è sposato non possa farlo, ma sicuramente per chi ha famiglia ci sono dei doveri, degli affetti, delle responsabilità che hanno la priorità su tutto

    4. Luigi

      ora ho capito. Per me sarebbe difficile perché sono fondamentalmente pigro e se non ho responsabilità ben definite non sarei costante. Ammiro quelli che ci riescono ed effettivamente esistono.

  13. giuliana z.

    vorrei tornare per un momento su quel che dicevo prima “matrimonio o ordine”, più che altro perchè vorrei rifletterci pubblicamente con voi, e non solo nella mia testolina. Mi vengono in mente degli amici. Penso con precisione a delle persone che hanno messo in gioco se stesse nell’incontro con Cristo, ma seriamente, cioè che hanno fatto dell’incontro personale un’ipotesi per la loro vita. Mi guardo intorno e vedo che chi ha fatto questo ha scelto una strada precisa, ha scelto o l’abito o la tonsura o la “casa” (come si dice per i memores) o altre forme di vita religiosa. Poi c’è invece chi ha scelto, o meglio ha risposto alla chiamata vocazionale sposandosi. Direi che sono scelte che non segnano la parola “fine” su un film d’amore, ma anzi un punto di inizio, un percorso di verifica STANDO in una situazione. E poi… ho intorno altri amici che hanno già passato i 40 anni e ancora non hanno deciso. Ed ecco che tirano in ballo varie scuse: non ho incontrato la persona giusta, non mi vedo prete/suora, non ho la vocazione e bla bla bla, e li vedo aggirarsi disorientati nelle cose pratiche della vita (magari se la cavano benissimo sul lavoro, ma per il resto si devono appoggiare sempre o ai genitori o agli amici). Ora io non è che non li stimi come amici, ma secondo me il treno è passato e forse non ci sono voluti salire sopra…. insomma nella vita bisogna fare delle scelte e a volte ho l’impressione che si aderisca ad una proposta solo intellettivamente ma a conti fatti non si è disposti a giocarsi tutto ma proprio tutto con Colui che invece si è sacrificato completamente per noi. Probabilmente mi sto sbagliando e sono troppo categorica, ingessata e rigida. Vi prego, rispondetemi, contradditemi e fatemi vedere dove mi sbaglio. Solo i cretini non cambiano idea e io non voglio essere cretina.

    1. Alessandro

      “Solo i cretini non cambiano idea e io non voglio essere cretina”.
      Direi che qualche idea la si può tenere per incrollabilmente vera e immeritevole di mutamento (tipo: quelle irrinunciabili della nostra fede cattolica, Giuliana) senza correre il rischio di essere cretini (ma essendo sicuri che tale sarai considerato/a da molti). Semmai le idee irrinunciabili, pur senza mutarle, possono essere approfondite, chiarite sempre meglio a sé stessi.
      Poi sull’opinabile si opini con franchezza e si sia sempre pronti a cambiare idea, se ci si accorge di averne in testa una sbagliata.
      “In necessariis unitas, in dubiis libertas, in omnibus caritas”

      Però mi rendo conto che è inutile che queste cose le dica a te, che non hai nessuna intenzione di rinunciare agli insegnamenti del catechismo… vabbé, ormai ho scritto, volevo chiarire che non era un appunto rivolto a te 🙂

    2. fefral

      “lascia tutto e seguimi” è un invito che Gesù fa ad ognuno di noi, sempre. E ognuno deve trovare cosa significa nella sua vita concreta il lasciare tutto e seguirlo
      Conosco anche io molti amici, cari, che non riescono a fare questo passo. Il treno non passa una volta sola, per fortuna Dio non è un eurostar e ci continua a dare opportunità per tutta la vita… ma il passo sta a noi farlo, non ci costringerà mai a dirgli di sì (e non per non pestarci i calli ma perchè ama talmente tanto la nostra libertà da essere morto in croce)

    3. Alessandro

      Nel merito:
      “Ed ecco che tirano in ballo varie scuse: non ho incontrato la persona giusta, non mi vedo prete/suora, non ho la vocazione e bla bla bla… secondo me il treno è passato e forse non ci sono voluti salire sopra”.

      E’ vero, ci sono queste persone. Poi ci sono persone che non trovano l’uomo/la donna giusta… e non sono leggerini, superficiali, è proprio che non l’hanno (ancora?) trovato/a… tu mi puoi dire: è perché non si sono affidati fino in fondo… può essere, bisognerebbe vedere caso per caso… però non si può escludere a priori che non abbiano incontrato l’ “anima gemella” non per “colpa” loro. Magari ci soffrono (chi più che meno), ma cercano di vivere in castità e offrono tutto al Signore (anche i loro errori)

    4. giuliana z.

      grazie Alessandro! sei sempre illuminante. Devo dire che poi non sempre anche chi ha fatto una scelta vocazionale abbia l’orecchio teso h24 sulla presenza concreta di Cristo nella sua vita. Spesso ci dimentichiamo di Lui e viviamo come tutti, ci assopiamo e non percepiamo in chi abbiamo accanto il richiamo continuo della Sua presenza. Penso per esmpio a quando dopo una giornata di lavoro mio marito torna a casa e invece di chiedergli come è andata mi precipito a raccontargli quante cose storte ci sono state nella mia… e tanto altro…

    5. Alessandro

      Grazie a te Giuliana, sei troppo generosa, mi sembra eccessivo dire che sono illuminante… 🙂

      comunque (non per scambiarsi le riverenze, d’indole non sono complimentoso) anche tu mi fai spesso delle salutari iniezioni di spunti su cui riflettere!

  14. Alberto Conti

    Mi sono dimenticato un’osservazione su questo passaggio: “l’uomo, in generale, è più autonomo rispetto ad una donna, più indipendente, più forte, più solitario, più guerriero e indomabile, dotato di una natura più incline a proteggere e a difendere che a essere protetta e difesa”.

    Questa affermazione, a differenza del resto del post, non la condivido per niente: ho conosciuto tante donne che pur non avendo preso una strada “chiara” hanno dimostrato una forza ed un’autonomia che non ho mai trovato in uomini “soli”: cioè che non avessere aderito ad una vocazione chiara; in questi, soprattutto quelli della mia generazione o appena più grandi, ho incontrato spesso uno spaesamento, un’incapacità di crescere, una mancanza di qualcosa, un “senza”.

    1. giuliana z.

      concordo pienamente! ma poi diciamo la verità… anche l’uomo sposato quando la moglie per un qualsiasi motivo si deve assentare da casa, difficilmente se la cava da solo… per esempio mio suocero: se la moglie non c’è magari perchè l’hanno ricoverata, ed è capitato, si ritrova completamente spaesato e non solo perchè lascia la cucina in uno stato pietoso, ma davvero non ce la fa, si guarda intorno come se non fosse a casa sua ma in un luogo ignoto e senza uno straccio di mappa che gli dica dove andare e cosa fare. Nella vita concreta l’uomo senza una presenza femminile è veramente dis-equilibrato! poi ci sono anche le dovute eccezioni….

  15. Luigi

    Ehi Giuliana, dopo i 40 abbiamo una vita davanti. Meglio tardi che mai. Comunque è anche vero che dopo i 40 certi sono buoni solo per il brodo. Io aspetto la pensione per fare pellegrinaggi e gironzolare. Balere no, non mi interessa. Tanta montagna e un po’ di mare.

    1. giuliana z.

      io citavo i 40 anni come limite decente per scegliere di sposarsi più che altro perchè generare figli dopo i 40 è secondo me una cosa che ti sfianca! io il primo filglio l’ho avuto a 30 e certe volte mi sento uno straccio, a volte ti sfiniscono fisicamente (in più io ho una pressione arteriosa lenta come una fila di 90enni ale poste). Mi immagino cosa possa essere averli a 40 anni o oltre…. per non parlare delle differenze generazionali e della difficoltà di tenere testa ad un adolescente… immaginatevi che forza oppositiva-propositiva può avere un genitore di 60 anni davanti ad un figlio di 15-20…. magari c’è chi ce la fa, ma io ammetto tutte le mie debolezze, e dico che se tornassi indietro figlierei prima! personalmente sono una gallina vecchia, come hai detto tu, buona per il brodo… meno male che ho già il mio gallo…. 😉

    2. Luigi

      Già, come dicevo l’altro giorno sul post di Costanza i vecchi sono arrendevoli. Oggi voglio dire poveri i nostri vecchi che sono smarriti forse più che arrendevoli. Smarriti perché non si riconoscono più in questo mondo, magari hanno contribuito con scelte sessantottine però forse sono state vittime di culture troppo arroganti, magari hanno semplicemente sbagliato e non sanno più come venirne fuori. Maria aiutaci.

  16. fefral

    c’è però una precisazione che voglio fare a quello che ho scritto. Credo che anche chi non viva nel matrimonio la propria vocazione debba trovare il modo di non escludere dalla propria vita la relazione con l’altra metà del cielo. Perchè il maschile e il femminile hanno bisogno l’uno dell’altra per conoscersi e riconoscere in se stessi l’immagine di Dio.
    In questo senso posso condividere l’incipit del post “un uomo senza una donna è un uomo senza”.

  17. Luigi
    19 luglio 2011 a 13:19 #
    Io aspetto la pensione per fare pellegrinaggi e gironzolare. Balere no, non mi interessa. Tanta montagna e un po’ di mare. —-> 🙂

    giuliana z.
    19 luglio 2011 a 13:32 #
    io citavo i 40 anni come limite decente per scegliere di sposarsi —-> 😦

    1. Alessandro

      quindi “scriteriato” ha varcato la soglia ed è ancora zitello (non che io non sia zitello, è che mi manca ancora qualche anno per varcare quella soglia…)

      donne mature ma non troppo (diciamo, donne di una maturità… classica), fatevi avanti! 🙂

    2. fefral

      i 40 sono una soglia critica per la donna, l’uomo ha un pochino di tempo in più.
      Coraggio scapoli del blog, c’è qui danielanonpiuquellanuova che avendo appena scoperto che cyrano ha una rossana (ma ve la ricordate voi la caramella rossana? Ancora oggi ogni tanto le compro per evocare un po’ di infanzia, un po’ come le madeleines di proust) è appena tornata in caccia di uno scapolo cattolico con cui figliare (tanti figli, almeno 5). Fatevi avanti!

    1. eri a Roma e non mi hai detto niente… 😦 Vabbe’ che ‘sto periodo anche io sto frequentando il blog troppo di striscio… Ma ci sono, Alvi’! Ci sono! 🙂

  18. Alessandro
    19 luglio 2011 a 14:30 #
    è che mi manca ancora qualche anno per varcare quella soglia…
    ——-
    Mihi quoque. La faccina era triste per quest’età da ‘nec plus ultra’, che mi sembra un po’ arbitraria.

    (diciamo, donne di una maturità… classica) —> 🙂 😀
    You have capit tuttecos. 😀

    1. fefral

      allora è vero che la maturità classica evoca strane fantasie in qualcuno qua dentro…
      bah… certo… de gustibus…

  19. fefral
    19 luglio 2011 a 14:39 #
    (ma ve la ricordate voi la caramella rossana? Ancora oggi ogni tanto le compro per evocare un po’ di infanzia, un po’ come le madeleines di Proust. —> 😀 Un po’ come i crespillos ;-D

  20. fefral
    19 luglio 2011 a 14:44 #
    allora è vero che la maturità classica evoca strane fantasie in qualcuno qua dentro…
    bah… certo… de gustibus…

    non est sputacchiandum
    ‘a Fefra’, era in senso ironico, come pensavo/speravo/opinavo si sarebbe capito dall’inglese maccheronico

  21. Maria

    Dovrei far leggere questo tuo post Laura al mio fidanzato, anzi, ex. Preso dalla smania di realizzarsi, di pensare a sé e al suo futuro, non ha accolto (ma io confido nel Signore, e spero lo faccia ravvedere) la mia richiesta di unire le nostre vite, e camminare insieme. No ha voluto andare avanti, così io ho preso la decisione di tornare indietro, e lasciarsi. Prego affinchè il Signore gli faccia capire che da soli non si sta bene, che da soli è contro natura, e che prima o poi si vien mangiati dalla solitudine.

    1. giuliana z.

      Maria! mi dispiace per te che certo starai soffrendo molto per questa decisione. Ti capisco perchè ci sono passata anche io anni fa. Fa male, malissimo. Ma se abbracci il tuo destino con verità e onestà, vedrai che pienezza avrai in cambio! non ti so proprio dire se il tuo ex tornerà con te, ma tu vivi fino in fondo quello che hai davanti, mira alto coi tuoi desideri e non ti accontentare di risposte parziali. Se chiedi tanto avrai tanto!

  22. Adriano

    In questo blog si sono sprecati i commenti di uomini che parlavano di donne… Bello vedere che possa succedere anche il contrario! 😉

    “un uomo senza una donna è un uomo senza”

    mmm… Un po’ lapalissiano? 😉

    “al di là della progressiva femminilizzazione maschile imperante (quando ho letto da qualche parte che le unghie smaltate negli uomini sono all’ultimo grido, un brivido frammisto di orrore/disgusto/tristezza/paura mi ha attraversata).”
    Mah, come una rondine non fa primavera, non credo che le unghie smaltate su un uomo lo rendano poi meno uomo (o un paio di pantaloni indossati da una donna la rendano meno donna…) Oppure l’apparenza è così importante da non permetterci di vedere la sostanza?

    “Forse un uomo per considerarsi davvero soddisfatto non può prescindere da alcune cose.”
    Credo che dipenda dalla vocazione/dalle aspirazioni di un uomo, no? Oppure tutti gli uomini sono uguali e la devono pensare allo stesso modo?

    “Un bellissimo film con Nicolas Cage, The family man, ”
    Molto bello, concordo.

    “Il protagonista capisce così che nulla è determinato e che nella vita si può cambiare sempre,”
    Questo vale per tutti, proprio tutti. 😉 😉

    In generale, mi pare che questo intervento contenga tante certezze, quasi troppo certe (non me ne voglia l’autrice, ma qualcuno ne definirebbe alcune come “luoghi comuni”). Come i quattro elementi indispensabili per un uomo soddisfatto (e la donna?)
    “Qualcuno mi disse una volta: la vita è come un tavolo. Ci sono quattro gambe a cui corrispondono l’amore, la famiglia, il lavoro, la salute. Se anche uno solo di questi elementi manca, il tavolo traballerà.”
    In realtà un tavolo con tre gambe, se queste sono posizionate in modo opportuno, non traballerà mai e, a differenza di un tavolo con quattro gambe, avrà il pregio enorme di essere stabile anche su un fondo sconnesso!!

    Uscendo dalla metafora, sono convinto che di formule magiche per la soddisfazione di un uomo (e perché no? anche di una donna) ce ne siano tante.

    cosa si potrebbe togliere? L’amore? Ma poi la famiglia ne soffre…
    La salute? Tutto il resto verrebbe messo alla prova… (e poi, la salute non sempre è controllabile…)
    Si potrebbe escludere la famiglia… Oppure, anche se Laura scrive che che l’uomo ha bisogno proprio di questo elemento “per sentirsi realizzato”, si potrebbe escludere il lavoro.
    Se uno è equilibrista, elimina famiglia e amore in un solo botto! 😉

    Ribadisco: ci sono tante altre possibilità, oltre a quelle “canoniche” per essere felici nella vita. Ed è possibile esserlo. Anche senza.

  23. azzurra

    c’è questa frase che primo levi scrive in quel bellissimo romanzo che è “la chiave a stella”: «se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l’amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione alla felicità sulla terra: ma questa è una verità che non molti conoscono».
    credo che si possa essere felici insieme a qualcuno solo quando si è soddisfatti di se stessi, di quello che si è costruito come individui, quando si è trovato un senso a questo nostro stare al mondo. l’etica del lavoro ben fatto – di qualsiasi lavoro – sembra essere misconosciuta di questi tempi. l’uomo è un essere zoppicante quando è senza amore, che sia quello di una donna o di un altro uomo (ndr: scusate, ma i film con nicolas cage non andrebbero guardati a prescindere). in questo io la penso come don gallo, così come sulla possibilità di scelta del celibato per i sacerdoti.
    mi chiedo perché la Chiesa non ascolti la voce di uomini come il cardinal martini o del priore enzo bianchi, dello stesso don gallo e del loro vangelo dell’accoglienza. ma questa è ancora un’altra storia.

    1. Adriano

      “credo che si possa essere felici insieme a qualcuno solo quando si è soddisfatti di se stessi, di quello che si è costruito come individui,”

      D’altra parte, bisogna prima di tutto imparare a camminare da soli per poter poi correre con qualcun altro.

  24. guido

    stavo pensando al film “Family man”, che è piaciuto anche al nostro amico Adriano, e cioè provando ad immaginarlo a parti invertite: una donna in carriera e di successo che, per un intervento “angelico” si trova a scoprire le gioie della maternità e della famiglia…..non sia mai!!!!

    1. giuliana z.

      azz…. Guido! ma come, io ci sto costruendo una vita! e ho lasciato ogni possibilità di concorrere per un posticino nel CdA…. 😉

  25. giuliana z.

    Ciao Scriteriato! mi sa che io e te non ci capiamo proprio! la maggioranza delle volte io non capisco il tuo umorismo latinizzante (il mio latinorum è molto modesto, lo ammetto) e la quasi totalità delle volte tu non approvi le mie opinioni. Pazienza, non si può trovare accordi con tutti…. non si può piacere a tutti. Io però non ho detto che non ci deve sposare passati i 40, dico però che non solo si fa più ardua la possibilità di incontrare l’anima gemella (le migliori sono quasi tutte già assegnate), ma che l’orologio biologico batte gli ultimi anni per generare figli in senso carnale. Ciò non esclude assolutamente che qualora si incontri la agognata metà non si possa generare in altri modi. La genitorialità non è solo nel mettere al mondo figli propri, ma nel passare il testimone della vita ad altri. In fondo è la vocazione di tutti, laici e consacrati, si chiama educazione. Essere padre e madre di altri semplicemente facendo quel che si deve fare, per esempio nel lavoro. “Chi accoglie nel suo cuore il volere del Padre mio sarà per me fratello sorella e madre”, siamo chiamati tutti a questo. La realizzazione vera è per me questa fecondità di rapporto.

    1. tanto tempo fa (quando ancora non c’erano i cellulari) una mia amica fece, sconsolata, questa battuta:
      “gli uomini dopo i 35 (!!!) anni sono come le cabine telefoniche: o sono occupati o non funzionano.”

    2. giuliana z.

      lo dico sottovoce … è un po’ vero….. (sarò buona, dico dopo i 40, ma solo perchè s’è alzata la prospettiva di vita!)

  26. giuliana z.
    19 luglio 2011 a 17:20 #
    Ciao Scriteriato! mi sa che io e te non ci capiamo proprio! la maggioranza delle volte io non capisco il tuo umorismo latinizzante (il mio latinorum è molto modesto, lo ammetto)

    nobody is perfect (cit.)

    e la quasi totalità delle volte tu non approvi le mie opinioni

    Ma quando mai? A me sembrava il contrario

    1. giuliana z.

      🙂
      ti prego, ti scongiuro in nome della mia maturità artistica e della mai quasi laurea in lettre moderne con un solo striminzito indegno esame di latino: non mi approvare nella lingua dei romani perchè nell’80% dei casi ho bisogno dell’IL…..!

    1. Alessandro

      perfecto! O quasi…

      scriteriato, secondo me “perfecto” suona d’un maccheronico gradevole, io l’accetterei…

  27. Maria

    A Giuliana (che ho avuto il piacere di conoscere alla presentazione di Costanza) un grazie enorme. Questa sera, che mi sento particolarmente giù, leggere la tua risposta mi ha sollevata, mi ha ricordato che non devo disperare! Grazie grazie grazie!

  28. Laura C.

    Coraggio Maria, Dio sa quello che è buono per te! Ti ama così come sei, meravigliosa ai Suoi occhi! Chiedi a Dio lo Spirito di Discernimento per sapere quale scelte fare e io pregherò per te perchè Dio Padre ti consoli e ti dia la Sua pace. Ti abbraccio!

    1. Maria

      Grazie mille Laura! Chiederò infatti a Dio lo Spirito di Discernimento perché solo Lui sa quel che è buono per me. Prego affinché mi indichi la strada. Qualunque essa sia.
      Un abbraccio forte Laura, grazie per le tue parole!

  29. annarita

    Figuriamoci, se l’uomo senza donna è “uomo senza”, cosa sarà mai l’uomo senza Dio?
    Sarà “senza” e basta, non più uomo, nè donna.
    Comunque direi che i santi, con o senza donna sono uomini completi e donne complete.

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