Archivio dell'autore

27 luglio 2015

La forza della compagnia

di paolopugni

10358940_10204087253690691_3953754956370288655_o

 

di Paolo Pugni

Sai perché non prevarranno? Le porte degli inferi intendo. Perché c’è sempre una compagnia che non molla. Perde, cade, s’arruffa. Litiga anche. Ma non molla. E mica perché ha in sé la forza, anzi. Proprio perché è debole. Perché non confida in sé. Ed è così forte che tutto sa volgere al bene, non grazie a sé, ma grazie a Colui per il Quale agisce, con errori, sbandamenti, colpe, ruzzoloni. Sempre rialzata.

8 giugno 2015

Stai sempre su Facebook

di paolopugni

hqdefault

di Paolo Pugni

C’era una volta Pickwick, no non quello del Circolo, ma la prima volta che Baricco mise piede in TV, per raccontare il bello della lettura. Allora diceva cosa sensate, non era ancora famoso e non giocava a fare Patrick Jane, il bello the The Mentalist. Allora una sera tira fuori questa faccenda del giovane Holden (se cliccate la vedete anche) e di come avesse questa capacità di guardare oltre, di andare sempre “più in là” (un po’ come spiega che si debba fare il nostro Montale in Maestrale).

9 aprile 2015

Abbattete la Principessa

di paolopugni

2015-03-27_214403

 di Paolo Pugni

E non se ne può proprio più, diciamolo, di questi articoli di Paola Belletti su LaCroce che ti rovesciano addosso i suoi dolori e le sue rabbie. Che questo suo scrivere chioccio graffia l’anima, te la scortica strato dopo strato, non ti lascia lì tranquillo al tramonto a guardare la tua vita che si sorregge a fatica in equilibrio. Non se ne può proprio più di questo grido continuo, come un acufene, straziato giorno dopo giorno in tutto ciò che ti avvolge. Perché non ti lascia riposare, non ti lascia ciondolare dentro la tua autocommiserazione, dentro quella voglia di startene tranquillo a fare la vittima, a sentirti così sensibile che nessuno si accorge di come ti stai portando addosso l’universo, tu solo, tu capace di farlo con generosità e silenzio e grande, grande magnanimità.

30 marzo 2015

Non so che l’amore

di paolopugni

FullSizeRender (1)

di Paolo Pugni 

È successo di tutto. In questo ultimo anno dico. Le tragedie che ci hanno inseguito, rincorso, infine toccato, di striscio e poi in pieno, con la rapidità di chi ruba con destrezza.

Sono momenti in cui ti sembra di avere sopra tutto il dolore dell’universo, poi riesci a fuggire quest’ultimo primordiale egoismo e a dare dimensione all’angoscia che non passa e non muta, cambia solo lo scenario, lo sfondo e si fa senso e se riesci anche serenità.

10 marzo 2015

Cogito interruptus

di paolopugni

Roma, la Fontana della Barcaccia devastata dai  tifosi del Fayenoord

di Paolo Pugni

Mi stupisce sempre quel darsi e non darsi, quel mezzo passo, quella finta della ragione che sembra un passo di danza, ma è solo un inciampo. Mi stupisce perché non riesco mai a decidermi se si tratta di fragilità o codardia, di manipolazione o effettiva incapacità di arrivare in fondo, per assenza di categorie e lucidità, di profondità e lungimiranza.

Che qui si gioca una partita importante della nostra società, il dovere di esaurire la verità tutta intera. Infatti come suggerisce Tolkien “la menzogna è la verità meno uno”, è quel darsi fin dove si vuole, è la citazione aspirata, tagliata al punto giusto, è “chi sono io per giudicare?” senza la premessa. È l’accadimento senza la causa.

5 febbraio 2015

Everybody needs somebody to love

di paolopugni

7a

di Paolo Pugni 

Love is love. Che non vuol dire nulla detto così, anzi sembra una vanità allo specchio. Peggio ancora un capriccio che guardandosi si illude di determinarsi. Onanismo dell’istinto. Però vuol dire molto. Eccome.

Che tutti hanno bisogno di amore. E di amare. Non si riesce a vivere senza.

E questa è una scoperta, perché ci parla di noi, se solo volessimo stare ad ascoltare questa tensione che porta fuori, che ci descrive come incapaci di sussistere da soli, che ci implica una relazione. Che non viviamo senza altri. Senza un Altro che ci ama.

Aut duo aut nemo. Lo dice lo psicologo Maurice Nédoncelle. Mica io.

23 gennaio 2015

S’è acceso un sorriso. Note a margine di un convegno

di paolopugni

10407809_10205989553360936_2519966841393644766_n

di Paolo Pugni 

Ci sono frasi che ti restano appiccicate addosso. Perché ne senti il peso. Perché ti forgiano, anzi ti sderenano, ti sciancano con la loro verità. Non te le scrolli. Ritornano. Come gli acufeni che mi fanno buona compagnia insieme a quegli altri due guardaspalle, come si chiamano… ah sì, i miei amici Al e Xaimer.

Ma quelle frasi li sbaragliano sempre, si intrufolano, ti squillano dentro.

Prendi questa “Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri”.

8 gennaio 2015

La confusione e l’imbroglio

di paolopugni

porta

di Paolo Pugni

Più leggi le scritture, e libri di santi, più aumenta la confusione: e l’equilibrio tra carità e verità oscilla paurosamente come una barca nella tempesta. Un attimo è tutta dolcezza e perdono, quello dopo è fermezza quasi dura, annuncio ruvido, senza cedimenti.

Così non sai mai che strada scegliere, anche se sai bene che alla fine è sull’amore che sarai giudicato non sulle lezioni di catechismo. Non ci sarà una commissione d’esame con casi cavillosi e paragrafi, ma un abbraccio nel quale correre o dal quale, spaventato –il talento l’hai nascosto sotto terra- fuggire per piombare nella pece ardente della tua libertà.

15 dicembre 2014

La fede sospesa

di paolopugni

leav

 di  Paolo Pugni

Si perde la fede così, come una foglia che cade in autunno: si piomba nel dilemma che produce disperazione. Un silenzio che rugge, un mormorio che assorda, un parlare al cuore che avvelena la ragione possono essere scorciatoie per deporre Dio ai piedi del nulla. Annacquare quel deposito che hai difeso per anni fino a svuotarne il senso, ridurlo a follia.

25 novembre 2014

Inseguito dalla luce

di paolopugni

 0

di Paolo Pugni

Non se ne va, ritorna con deliberata crudeltà. E tormenta. La viola d’inverno. Che ormai m’accompagna la sera e non si schioda dai miei pensieri.

Anche oggi, m’attraversa l’orizzonte la notizia che è morto quel bimbo per cui si pregò molto qui su queste pagine.

Si rincorrono i dolori.

Ottobre aveva i colori di novembre: scopro con brutale durezza di un amico morto nel 1999, quando le notizie giravano ancora solo per telefono, ed è come se m’avessero colpito oggi. Poi come una esplosione arriva un sabato un grido: il figlio venticinquenne di comparrocchiani, ben noti e apprezzati, è volato su da un dirupo del Resegone direttamente in cielo. E il quartiere è stato scosso, segnato, come tagliato a pezzi.
Perché la roccia gli s’è fatta sabbia nelle mani e la ghiaia assassina ha negato la presa. Venticinque anni.

6 novembre 2014

Margherita adesso è Tua

di paolopugni

front22

 di Paolo Pugni

Io non posso stare sveglio con le mani nelle mani, troppe cose devo fare prima che venga domani.

Era Margherita. Era la prima canzone in cui Cocciante sorrideva, amava, urlava la felicità.

Era.

Era Margherita. Era tre banchi di fianco. Era un sorriso sommesso. Era l’università rimandata. Era un’amica riemersa –miracoli di Facebook?- era una della terza C, anzi no, perché al terzo anno aveva cambiato sezione, ma era comunque una di noi del ginnasio.

27 ottobre 2014

Milano mia portami via

di paolopugni

mi 

di Paolo Pugni

Metti una sera milanese, di quelle che tutto il giorno hai corso e lavorato così, come nelle più crude e reali barzellette sui polentoni imbruttiti. Metti che la sera hai un invito a cena da amici in occasione di una conferenza che loro hanno organizzato e che include la presenza dell’ospite d’onore. Metti che questa persona la conosci e hai una grande voglia di rivederla. Metti che riesci a incastrare tutto alla perfezione, che riesci –non tu, Gudbrando, ma lei la moglie- a cuocere anche una focaccia da portare come contributo alimentare e gli amici che porti con te ci mettono i salumi d’eccellenza. Metti che poi intorno al tavolo ci siano anche altri amici che non vedi magari da tempo –ah, maledetta metropoli che disperdi e diluisci le occasioni di stare insieme!- e che rivedi con gran piacere.

17 ottobre 2014

Solido come un crocifisso

di paolopugni

 

FullSizeRender 

di Paolo Pugni

Si dice che san Francesco abbia così distinto il lavoro dall’arte: “chi lavora con le mani e la testa è un artigiano, chi lavora con mani, testa e cuore è un artista”.

Se è così allora sono artisti i fratelli Marchesi che il cuore lo mettono dentro al vetro per tirarci fuori il significato della vita, vale a dire il crocifisso.

Che dentro nella sua fragilità mostra in effetti tutto quello che c’è da capire. E quello che hanno deciso di fare è il segno che si può sempre andare oltre la superficie, oltre l’acqua che si scontra con il vento e ti sballotta nel dolore e nella confusione, puoi sempre immergerti sotto e lasciarti andare con dolcezza a cercare il senso.

18 settembre 2014

E chi non è mai innamorato?

di paolopugni

paolo-e-francesca

di Paolo Pugni

Ci sono libri con i quali dialoghi per la vita: perché dentro hanno quella saggezza che ha sempre da spiegarti il senso delle cose e dell’esistenza. Ci sono saggi che prendono questi libri e te le rendono ancora più amici al punto che poi confondi le parole di uno e dell’altro, i visi degli autori. Perché chi scrive si divide in due categorie: chi racconta con una forza da strapparti il male di dosso e chi spiega per lasciarti la speranza che ce la puoi fare.

Franco Nembrini appartiene alla seconda categoria.

11 settembre 2014

La confusione delle parole

di paolopugni

PinocchioChiostri15

 di Paolo Pugni

Rilancio una citazione trovata per caso “La mancanza di autorità nelle famiglie moderne è forse la malattia più diffusa” (Carlo Carretto). E si scatena la bagarre.

Perché la parola autorità fa paura. I più positivi ti correggono: è di autorevolezza che c’è bisogno. I più prevenuti sparano: l’autorità trascina alla violenza, anzi è violenza essa stessa. E rincarano: solo una società senza autorità potrà essere civile.

22 luglio 2014

La realtà dipinta

di paolopugni

MonetNinfee

di Paolo Pugni

Visitiamo la mostra degli impressionisti offerti dal Quai d’Orsay a Roma, entro al Vittoriano, la macchina da scrivere per intenderci, e il percorso ci porta dalle opere precedenti al periodo considerato fino agli albori del decostruttivismo.

Ammiro alcune opere, altre le osservo perplesso.

13 giugno 2014

#diconocheèrisorto

di paolopugni

di Paolo Pugni

Certo che sono forti questi discepoli, dovremmo imparare da loro l’onestà intellettuale. Sono sconvolti, lo dicono loro, abbattuti e anche un po’ indisposti da questo viandante che si affianca a loro sulla strada per Emmaus. Che già se oggi sei lì che cammini a testa bassa e triste e ti si avvicina uno che ti chiede come va, e non sai chi sia, è un “foresto”, lo mandi a stendere. Che accidenti vuoi? diresti. Invece loro lo accolgono, magari per deriderlo un pochino, lo prendono per un tonto, uno che sta fuori dal mondo, magari non è neanche su Facebook, non c’ha l’account Twitter e non sa nulla di #gerusalemmeGesùcrocifisso che è stato il trand più seguito degli ultimi giorni. E calano l’asso: #diconocheèrisorto. Ma le donne eh? Non ci allarghiamo, che non si sa mai quello che dicono.

3 giugno 2014

Once pilgrim always pilgrim

di paolopugni

unnamed

di Paolo Pugni

Sono tornato. Che in realtà non si può dire. Primo: perché non sei mai andato via. Secondo perché sei ancora per strada. Terzo: perché è la frase che chiude il Signore degli Anelli e ci vuole rispetto per un capolavoro, mica lo citi così senza riconoscere la fonte. Però va detto perché fa figo (si potrà scrive qui sul blog questa parola? Spero di sì) e perché offre molto conforto alla mia autostima, che qualche volta ce ne è anche bisogno.

Sì, ma.. tornato da dove?