di Emanuele Fant
Se vado a messa nei giorni feriali mi assale un sospetto: solo le vecchiette si salveranno?
A giudicare dalla stagionatura delle mie vicine di posto, temo che sarà così. E allora mi immagino un paradiso tipo casa di riposo permanente (eterno riposo). Tutte le anime elette hanno passato i settanta, la perfetta coincidenza delle volontà dei beati, così bene cantata da Dante, si declina anche nell’uso del telecomando: nessuno discute su La prova del cuoco, il Tg1 e Maria De Filippi al sabato sera (questo quadro credo basti a dare nuove motivazioni alle pastorali giovanili di tutto il mondo).
Le vecchiette in chiesa fanno alcune cose che non sopporto, e ora credo che i tempi siano maturi per parlarne. Dicono il rosario così velocemente da sovrapporre il secondo coro al primo. Inoltre lo fanno a bassa voce, come fosse poco educato pregare in un luogo di culto. Di contro, quando cantano, strillano e non ragionano sul significato delle parole, tanto che urlano: “Quale mensa per me tu prepari sotto gli occhi dei miei nemici” senza considerare per niente la drammaticità della frase.
Le vecchiette a messa spingono per andare prima a fare la comunione, ribaltando il significato del termine ‘comunione’. Se si ritrovano nella fila del diacono, cambiano incolonnamento all’improvviso, per andare dal parroco che ai loro occhi distribuisce particole migliori.
Quando io sarò un vecchietto inaugurerò una nuova generazione di credenti maturi. Dirò il rosario lentissimo, in tre giorni, anzi cinque, uno per mistero. Mi confesserò solo quando ho peccato, e andrò subito al sodo. Rispetterò le file, anzi starò sempre in fondo. Canterò a mente.
Il dubbio che mi tormenta riguardo alle vecchiette e la Chiesa conta due proposizioni che si escludono.
O l’odiens geriatrico delle messe è generato dal fatto che tutti, da anziani, tornano ad avvicinarsi alla vita dello spirito perché sentono approssimarsi la resa dei conti. Se così fosse, anche i miei coetanei, una volta vecchietti, torneranno ad assaporare l’incenso, nonostante il presente completamente altrove.
Oppure la regola non è ciclica, e le attuali vecchiette sono l’estrema retroguardia di una infilata di generazioni che non hanno nulla in comune con la presente. In questo caso mi pento delle accuse, raccoglierò firme per tutelarle e mandarle alle terme. Domani, mattina prestissimo, mi nasconderò nell’ambone per fotografarle senza farmi vedere. Ne stamperò ritratti formato uno a uno da rimettere, dopo l’estinzione, nel posto che occupavano di solito. La prima fila cartonata sarà il mio muro del rimpianto. Utile in caso arrivi un domani con le chiese che fanno ancora più eco che adesso.
Disegno di Lorenzo Zapp (Lorenzo lo trovi anche su facebook)


