L’agguato dei regali

di Costanza Miriano

di Costanza Miriano

Dunque, diciamo subito che avrei voluto scrivere questo pezzo firmandolo con uno pseudonimo, nel timore che potesse capitare sotto agli occhi, per dire, di mia madre, o di molte altre persone della sua generazione, persone vissute quando in alcune case – nella mia di certo – ci si chiedeva: “che dici, oggi ci possiamo permettere di comprare il giornale?” Mia madre al vedermi pontificare parlando di sobrietà avrebbe un attacco di risa, ed effettivamente anche io ho qualche timore a salire in cattedra.

Veniamo da anni in cui si consumava con tutt’altro stile da quello di oggi, e per la maggior parte di noi parlare di crisi è comunque parlare di una libertà nel comprare le cose impensabile per le generazioni precedenti. Alla bisnonna dei miei figli è quasi impossibile fare un regalo, perché lei risponde sempre “ce l’ho già, grazie, risparmia i soldi”. Un vestito? Ne ha due: uno per uscire, uno per stare in casa. Un cappotto se fa freddo, uno scialle se fa caldo. Un paio di scarpe per l’estate, uno per l’inverno. Fine dei possedimenti.

Noi, invece, rispetto a persone nate ai primi del ‘900 abbiamo fatto una rivoluzione copernicana: non usciamo più a cercare una cosa che ci serve, ma diamo un’occhiata per vedere se ci sia qualcosa che ci possa piacere. E, parola mia, c’è sempre, almeno per quanto mi riguarda: potrei fare acquisti anche in un negozio di articoli per fumatori (non fumo, ma con gli scovolini morbidi e colorati per pulire le pipe si possono legare i capelli).

E se per quanto riguarda me stessa contengo severamente le mie brame di possesso (ma qualcuno per favore mi spieghi comunque perché quella casacca di paillettes verde petrolio sia finita nel mio armadio), con i miei figli mi è molto più difficile.

Il mio cuore di mamma si intenerisce alle loro richieste, e questa è la spiegazione nobile. Poi c’è la parte vigliacca: a volte ho la tentazione di usare i regali per comprarmi da parte loro la disciplina, l’obbedienza, per contrattare ignobilmente (se mi lasciate dormire vi compro… se venite senza fare storie vi compro…). Non c’è bisogno di essere una madre modello, né di avere letto trattati di psichiatria infantile per capire che questo non si fa, è una gravissima violenza fatta alla dignità dei bambini. Significa in qualche modo dire loro “tu non sei capace di fare una cosa buona, giusta, corretta; se ci riesci ti do un premio”. Significa svalutarli, e farli entrare in una logica del ricatto, della mercificazione, del “faccio qualcosa solo se mi conviene”; significa togliere loro il diritto ad avere genitori autorevoli ai quali obbedire semplicemente perché sì, punto e basta, che è una condizione estremamente rassicurante per dei bambini.

Dopo avere ammesso quanto sia difficile anche per me, che pure avrei molti strumenti per valutare la situazione, posso dire che trovo delirante quanto vedo intorno a me. L’invito a comprare bombarda i bambini da ogni dove. Le edicole e i negozi di giocattoli, per cominciare, sono invase da quelle che a casa chiamiamo “le bustine”, cioè giochini a sorpresa chiusi in sacchettini che non ne lasciano vedere il contenuto. Animali, pupazzetti, bamboline, elastichini, fermaglietti, gioiellini, macchinine, adesivi, tatuaggi e via dicendo, oggetti dal prezzo accessibile ma comunque spropositato rispetto al valore. Regalini ai quali troppo spesso i genitori di oggi indulgono, a volte anche senza un motivo, a volte anche tutti i giorni. Così, tanto per offrire una piccola gratificazione immediata. Immediata ed effimera: per la mia esperienza il nuovo, amatissimo gioco non supera la nottata. Se non si rompe nel tragitto verso casa viene sicuramente dimenticato insieme a tutte le altre cose, mescolato, perduto, confuso, e la mattina dopo difficilmente se ne ricorda l’esistenza. Una settimana dopo l’acquisto si perde nella preistoria, ed è tempo di un altro regalo.

Così insegniamo ai bambini che cercare sempre la gratificazione immediata è un buono stile di vita, è qualcosa di tutto sommato se non auspicabile, almeno accettabile, Capovolgiamo così l’insegnamento fondamentale che possiamo lasciare loro in eredità, e cioè che la vita è un lungo lento progressivo lavoro su di noi, per passare dalla vita tutta secondo gli impulsi primari, che è quella dei bambini, a una vita davvero adulta, cioè di chi è capace di mettere una croce sopra ai propri desideri per dare la vita agli altri. È vero che l’insegnamento è progressivo, che il lavoro è lungo, che si farà, ma la direzione da imprimere andrebbe detta chiaramente da subito, e, come si sa, i bambini non ascoltano le parole ma i gesti, la vita.

C’è poi un altro aspetto non trascurabile. I bambini di oggi, sommersi dagli oggetti, ma anche dagli stimoli, da quello che vedono, sentono, dalla marea di informazioni (in senso lato, ci metto anche i film, la tv, la rete) hanno troppe cose da gestire, e non ce la fanno. Sono spesso distratti, incapaci di mantenere da soli, con puntualità e metodo, gli impegni; anche semplicemente di tenere in ordine i loro giochi, che spesso sono troppi.

Fra l’altro è difficile affezionarsi davvero profondamente a un oggetto se il giorno dopo ne arriva un altro, e poi un altro e poi un altro ancora.

Eppure è difficile tenersene alla larga: i regalini sono in agguato ovunque, nei fast food, negli ovetti, nei gelati. Anche alle feste degli amichetti è invalsa l’usanza di distribuire regalini agli invitati, e a volte, lo confesso, a me è capitato che i miei figli, invitati, ricevessero un regalo più grande di quello che avevano portato al festeggiato.

Quanto alle feste, lasciatemi accennare all’altra piaga che è ormai onnipresente: l’animatore. L’animatore presidia quasi tutte le feste dei bambini, ai quali, sotto l’apparenza di una persona forzosamente allegra e amichevole, viene comunicato, secondo me, un altro messaggio negativo: tu non sei capace di organizzarti da solo con i tuoi amici, non ti sai divertire se non ci sono io che ti dico come si fa. Inoltre rischi anche di darmi fastidio, se ti metti a fare quello che ti salta per la testa: adesso segui questo tizio che ti fa fare dei balletti, dei giochi, che decide quando si mangia, quando si scartano i regali, quando si canta.

Posso affermare con orgoglio di non avere mai chiamato un animatore, casomai, come dice un mio amico padre di sei figli, un ri-animatore: qualcuno in grado di fare la respirazione bocca a bocca a torme di ragazzini spompati dalle corse e dalle partite di pallone o di nascondino o di acchiapparella. Ragazzini lasciati liberi, eventualmente, anche di annoiarsi, di non divertirsi, di passare qualche minuto improduttivamente, senza essere intrattenuti, organizzati, stimolati. Magari anche di litigare, di fare sanamente a botte, ogni tanto, se serve, evitando possibilmente spargimenti di sangue che rendano necessarie protesi di arti.

I bambini, i ragazzi, non hanno tanto bisogno che noi ci occupiamo di loro, ma piuttosto hanno bisogno che noi chiediamo loro di occuparsi di qualcosa: hanno bisogno di sentire che sono davanti a una sfida grande, la vita eterna, ma che possono farcela, perché noi per primi ci fidiamo di loro. Non li vogliamo solo e sempre gratificati, pasciuti, intrattenuti, organizzati. Perché per noi sono preziosi come diamanti, e non abbiamo paura di farli scontrare con le durezze della vita. I diamanti sono più duri di qualsiasi altra cosa, e ce la faranno, perché Qualcuno veglia su di loro.

 Fonte: Il Timone, luglio-agosto 2012 (n. 115)

13 commenti to “L’agguato dei regali”

  1. l’animatore: terrore del mio filgio più piccolo. Quando lo invitano ad una festa si assicura che non ci sia “quello che ti costringe a giocare, che non ti fa sudare, che vuole che tu mangi le patatine nell’intervallo e… mamma, dai, è peggio che a scuola!”

  2. “I diamanti sono più duri di quasiasi altra cosa, e ce la faranno.”
    il discorso poteva benissimo finire così e andava benissimo, ma invece ecco l’appendice teologigizzante “perché Qualcuno (maiuscolo) veglia su di loro” che tra l’altro toglie tutto il valore ai diamanti di per se stessi, come era stato detto molto giustamente.

    • Di per se stessi i diamanti sono carbone. Purissimo ma carbone. Il valore gli viene da altro…

    • Sei simpaticamente astioso con Dio e quindi simpaticamente cerchi sempre uno spunto per fare sterile polemica. A me l’articolo piace per l’essenza, al resto faccio meno attenzione.
      Simpaticamente.

    • Mio padre taglia il travertino per lavoro, un lavoraccio… E usa lame diamantate e acqua per tagliare la pietra. I diamanti artificiali in questione non hanno alcun valore commerciale come gioielli. I diamanti VERI non li sa clonare, ne’ tantomeno crare dal nulla NESSUNO. Ah, gia’, qualcUno esisterebbe… Ma nella Sua cecita’ ideologica credo verrebbe subito ridotto ad una cosuccia pagana tipo “madre natura”… come se la natura si fosse creata da sola dal nulla…
      Credo che nei Suoi commenti, che leggo con piacevole rabbia, visto la loro tenace banalita’, si dimentichi che questo e’ un blog cristiano, dove una mamma cristiana parla della sua esperienza (cristiana) nella Chiesa. Non ha l’intento di imporre niente a nessuno, ne’ di filosofeggiare (visto che di tempo da perdere nn ne’ avra’ di sicuro… lei).

  3. Ho notato che in Italia, piu’ che in Francia e in Germania (dove vivo), c’e’ un bombardamento maggiore della pubblicita’ .Quando torno a Roma mi impressiona vedere per strada cosi’ tanti cartelloni pubblicitari di stupidagini per bambini per non parlare poi di tutti quelli volgari e maliziosi.
    Molto e’ colpa delle ore passate davanti alla televisione di cui davvero se ne puo’ fare a meno, molto invece e’ proprio come scrivi tu, Costanza, fa parte di quel premio-ricatto che tiriamo fuori noi mamme quando abbiamo finito le cartucce della pazienza e molto fa parte della nostra cultura filoamericana del comprare, dell’occasione imperdibile, di fare a tutti i costi bella figura con la mamma dell’amichetto che compie gli anni.
    Sono stata felicemente stupita al compleanno di Chiara, mia figlia di 5 anni, per i regali che ha ricevuto dai suoi amichetti (tedeschi): un cd con le canzoncine, una collanina fatta dalla sua amica, un pacco di colori, un disegno. Io ero organizzatissima oltre che stressata riguardo ai giochi da fare, ma mia figlia e i suoi amichetti ma hanno subito fermata nel mio delirio di mamma tutto fare e si sono organizzati da soli con un ottimo risultato. Alla fine io stavo li’ a guardarli incredula fino a quando mi hanno invitata a giocare con loro e finalmente mi sono divertita anch’io :-)

  4. Che bel bel post! Potrei quotarlo sul mio sito, eh eh… :-))
    Comunque mi trovo nella situazione che descrivi: abito vicino a un centro commerciale e ogni volta che entro (in edicola, dal panettiere, al supermercato ecc) devo IMPORMI di dire un sacco di no ai miei figli che vorrebbero il “regalino”, il “pensierino”, la bustina dell’omino lego (i maschi), l’astuccio di hallo kitty (la bambina grande; quella piccola ancora non vuole nulla…). A sentir loro, ogni occasione è buona per domandare. Faccio forza sul fatto che da noi, in pratica, lavora solo il papà (mia figlia mi chiede: “Ma tu scrivi, no?” Sottinteso: lavori. Peccato che il mio editore non mi paghi puntualmente…), quindi bisogna essere sobri e oculati nel gestire le finanze della casa. Per fortuna capiscono, ma bisogna sempre ricordarglielo…
    un abbraccio!
    Elisabetta (p.s. ho iniziato a seguirti, grazie dei tuoi post!)

  5. Grazie per quello che dice e come lo dice, sono tutte cose che vivo quotidianamente con i miei ragazzi e purtroppo anche con gli adulti (soprattutto mamme che anche con i figli 14enni vogliono gestire i regali di compleanno con risultati catatstrofici). L’ultimo delirio delle feste di compleanno è : ” Ti invito al mo compleanno il giorno 16/08 alle 20 alla pizzeria tal dei tali porta 5 euro.” Pooorta 5 euro ma che razza di invito è….
    P.S. quando i miei ragazzi erano bimbi e non riuscivo ad arginare l’ingresso di valanghe di regali alcuni li nascondevo.
    Ricomparivano a distanza di mesi ….come nuovi!

  6. «La redenzione?» Non ricordo se fossi stato io a fargli quella domanda, o lui a farla a se stesso. La
    redenzione, rispose, è una cometa che viene da abissali lontananze celesti, sfiora la terra per un
    istante e s’inabissa. Lasciandoci nel buio. Così parlava, così pensava Tartaglia.

  7. Arginare i fiumi di regali, quanta fatica!!!! A casa mia mi era concesso dia avere solo due Susi (la versione brasiliana della Barbie, che lá è arrivata quando ero ragazzina). Mia madre diceva “hai solo due mani, cosa te ne fai di altre”. Ogni natale io chiedevo una nuova e la regola è che dovevo regalare una di quelle usate alle bambine dell’orfanotrofio. Prima di natale andavamo di persona, mia madre, mio padre e noi cinque a portare i giocatoli usati.
    Non era tanto una questione di soldi ma di stile, che mia madre aveva molto più di me.
    Invece mio figlio è nato qui, primo bimbo in famiglia nati quando la “cuginetta” piccola di mio marito aveva 22 anni. È nato a gennaio, sono riuscita ad avere la casa sgombera fino al primo natale e poi un disastro!!!!
    Mai visto a casa mia così tanti giocattoli, ed eravamo in cinque!
    Ci sono voluto anni per impormi!
    Ma la “pulizia” prima delle feste è d’obblig!

  8. Posto una piccola esperienza personale.

    Nonostante in casa cerchiamo di evitare di parlare di soldi, sia nel bene che nel male, il più piccolo, 8 anni, ha cominciato a fare conti, immaginarsi grandi cifre, pensare a quanto potrebbe accumulare, e sì che non gli diamo nulla, neanche la paghetta!!! E dopo un gran domandarsi di quale potrebbe essere stata la causa, ce ne è venuta in mente una: i “Topolini” di cui la nostra casa è piena, (i nonni regalano ai nipoti l’abbonamento da anni).

    Che ci sia un nesso? Chiedo esperienze di altri genitori.

  9. Che grande! Sono pienamente d’accordo con te, soprattutto sulla parte del contrattare. So che a volte viene spontaneo, ancora non ho figli miei (a parte la mia bimba pelosetta Stella, un Golden Retriever di 2 anni, che credimi, a volte e’ esattamente come un bambino) ma ho esperienze numerose con i figli delle mie cugine. C’e’ una bimba in particolare che ha 6 anni ed una sorellina di 2. Ha sempre avuto problemi col cibo, mangia pochissimo e per li più biscotti, cioccolato e roba fritta, complice la madre che già di suo mangia malissimo (e’ stata capace di far bere la coca/cola alla figlia piccola a 8 mesi!!!!!) Quando sono tornati dalle vacanze ho notato con piacere quanto la piccola stesse bene e avesse preso qualche kg, lei mi ha risposto che in effetti in vacanza aveva mangiato di più ma soltanto perché ogni sera era una contrattazione “se mangi andiamo sulle macchinine, se mangi andiamo sulla giostra o sui giochi gonfiabili”. Mi e’ sembrato davvero, dAvvero brutto!

  10. Ottima riflessione, Costanza!
    Stefano

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