Di rientro a Roma, sotto la canicola della via Pontina, intercetto con la coda dell’occhio l’indicazione per l’Abbazia di Fossanova. Nonostante la lista della spesa, inverto la marcia, incurante della linea continua, alla maniera di Thelma, alla maniera di Louise, e prendo il volo, libero come un’allodola, per trovare riposo sopra l’Albero della Vita.
Ditemi, non è forse una chiesa, ogni singola chiesa, una scala verso il cielo? Quel grande tronco conficcato una volta sul Monte del Teschio non è forse diventato foresta di tabernacoli sparsi nel mondo? E ogni spiga di pietra coi riflessi del sole non è anche centro, rifugio, argine, fortezza, che rompe l’assedio dei leoni nell’arena? Mi guardo attorno, con il naso appeso all’insù, ammirato dalla statura regale della pietra nuda … Perché una schiera di monaci bianchi ha eretto quest’abbazia sopra una palude? La risposta è nelle parole del Papa nel giorno di Pietro e Paolo: “la chiesa non è una comunità di perfetti, ma di uomini e donne bisognosi dell’amore di Dio, bisognosi di essere purificati attraverso la Croce del Cristo”. Cosa volevano dirci, allora, i fratelli di San Bernardo? Che c’è speranza, che non c’è luogo malsano che non possa essere bonificato, che il legno storto forse non può diventare dritto, ma può diventare tempio …

