Chi regala questo libro spende poco, fa una bella figura e potrebbe agevolare l’ingresso di un’anima in Paradiso. Non è poco: è una caparra per un posto anche per se stesso.
Una recensione
L’uomo moderno, oggi fugge dinnanzi all’idea della morte; come evento naturale, da una parte, viene mistificato e scongiurato, dall’altra viene banalizzato tramite la sua “diffusione” nelle serie televisive e nella letteratura più leggera. Nella quotidianità si nasconde il concetto di morte intesa come drastica fine ma diviene normale mascherare i più piccoli da scheletri, streghe, zombi e quant’altro. L’attuale dicotomia tra la vita ed i costumi della società viene scossa dalla semplice esposizione di realtà superne che troviamo nel libro del portavoce dell’Opus Dei, Preferisco il Paradiso, la vita eterna: com’è come arrivarci. In un certo senso questo agile volume costituisce quasi una biografia spirituale dell’autore in cui egli raccoglie e testimonia l’esperienza travolgente del messaggio cristiano. Per coloro che si accostano a questo testo forse è importante ribadire un aspetto della scrittura di Pippo Corigliano: si ha subito l’impressione di un comporre solare, ricco di espressioni capaci di risvegliare l’aspetto più bello e contagioso del cristianesimo. Un continuo riferimento all’amore nella sua accezione più alta costituisce nella trama un filo rosso che bisogna seguire continuamente per poter gustare le profondità di riflessione che si sviluppano nel corso del testo. Stupisce che il Nostro citi con tranquillità Ornella Vanoni e sant’Agostino, testi napoletani e stralci del magistero pontificio di Benedetto XVI. L’impressione è quella di una fede che abbraccia ogni aspetto dell’umano divenire senza per questo intaccare il rispetto per la sacralità del Depositum Fidei.
Intorno al tema principale che è quello della vita eterna, Pippo Corigliano ne articola altri che ad esso conducono: il discorso sui novissimi, la tipologia della vita presente in rapporto alla vita futura, il giudizio, la grazia ed il perdono e così via.
Una costante piacevolissima è data…dal Vangelo. Egli cita con abbondanza i testi evangelici come pietre angolari della sua spiritualità. La freschezza che si evince dalle poche parole di commento ai testi permettono al lettore di percepire come e quanto il Vangelo, il rapporto e la frequentazione del Cristo siano la chiave di volta di una vita autenticamente cristiana, lontana dai luoghi comuni o dagli schemi precostituiti “in negativo”. Pippo guarda la fede nel suo aspetto trasfigurante, positivo e reale spingendo i lettori a fare lo stesso.
L’esposizione dell’Autore procede in compagnia di un altro gigante: san Paolo. La forza della coerenza di fede e della missione dell’Apostolo dei Gentili riempie il libro delle note vigorose cui siamo abituati nella frequentazione della letteratura paolina.
Virgilio, lo duca mio, accompagna Dante nel viaggio / visione nell’oltremondo; Pippo è accompagnato da san Josemaría Escrivà. Come lui stesso ammette, proprio il fondatore dell’Opus è stato colui che gli ha permesso di addentrarsi in un cristianesimo autentico e vitale.
Leggere Pippo Corigliano è facile ed il tutto è di immediata comprensione, un testo adatto a chiunque sia interessato a capire ed a sperimentare che il cristianesimo non appaga il naturale desiderio antropologico dell’ultraterreno, il cristianesimo realizza la partecipazione vera alla vita divina in cui siamo stati introdotti dal sacrificio redentivo di Cristo Signore.
Francesco Bonomo

