Il veleno contro la spada

di Andreas Hofer

di Andreas Hofer

“Ci sono sempre Termopili presso cui morire”

(Nicolás Gómez Dávila)

Cos’è che ultimamente rende emblematico lo scontro – raccontato nelle sue linee essenziali in questo bellissimo editoriale di Roberto Marchesini – tra l’antagonista No-Tav e il carabiniere in tenuta antisommossa? Cos’è che rende vile l’insultante atteggiamento dell’uno e valorosa la composta reazione dell’altro?

Valoroso, dice Romano Guardini, è colui che vede il pericolo, vede il male ergersi ostile contro di sé. Ma resta saldo e affronta le insidie della vita senza farsene intimidire. Uomo di valore non è il fanatico divorato da uno slancio cieco, consumato dall’urgenza bruciante di imprimere con violenza il proprio marchio alla realtà perché incapace di riconoscere limiti al proprio agire.

Portatore di coraggio è, invece, l’uomo consapevole della propria caducità, chi conosce e accetta il fatto che la condizione umana sia segnata dal limite e dalla vulnerabilità, esposta al costante rischio della ferita. La nostra vita terrena va verso la morte e nulla può modificare questo stato di cose. Il valoroso non è un utopista irrealistico, accecato dall’impossibile. Tutt’altro. Al fondo del coraggio – ed è questo a marcarne irrevocabilmente la distanza dal fanatismo cieco – si trova la profonda convinzione che «nell’intimo dell’uomo c’è qualcosa che non può essere distrutto, che anzi da ogni cosa ricava alimento, che in ogni cosa si fa più forte, più ricco, più profondo se la vive e la si attraversa come si deve: questo perché ogni cosa viene dalla potenza creatrice di Dio» (R. Guardini, Virtù, Morcelliana, Brescia 2008 (5a ed.), p. 117).

Il No-Tav lo sa: l’alimento che nutre la dignità del suo opponente è interiore. E proprio per questo, non potendo piegare il corpo del suo nemico, cerca di corromperne l’anima. La divisa del carabiniere simboleggia la sottomissione dell’individuo che l’indossa a una forma superiore, dice la sua adesione a valori perenni cui è disposto a sacrificare la propria esistenza materiale. Questa tensione ideale, con tutto quel che comporta in termini di abnegazione e magnanimità, è ciò che deve essere abbattuto.

Sia chiaro: non si tratta di scadere in una facile retorica bellicistica, nel mito eroicizzante. Quel confronto ripreso da una telecamera in Val di Susa più che alla glorificazione di un singolo individuo deve rimandare alla contrapposizione tra due irriducibili ordini di valori: l’universo della forza e l’orizzonte della violenza. Dire forza equivale a evocare un cosmo, un ordine dell’essere. Nella forza, che non a caso si accompagna al diritto, di cui è presidio, v’è la presenza di un elemento ideale. Per questo esiste una profonda connessione tra forza e misura, coi suoi corollari di disciplina e autocontrollo. La violenza, invece, è smisurata: suole manifestarsi sotto le forme tumultuose ed emozionali del caos. Nemmeno è un caso che della violenza si dica che “scoppia” e “esplode”. Solo la forza, che ben conosce e sa rispettare il proprio limite, è implosiva.

Consapevole di essere, in quel momento, numericamente inferiore sul piano della pura costrizione fisica, l’attivista No-Tav cerca di degradare moralmente l’avversario con l’ausilio della suggestione velenosa. In questo sta la sua viltà. Ancora una volta il lupo, vedendosi troppo debole per assalire apertamente il gregge, assume una maschera di finzione e si fascia con la pelle della pecora… È quella che Gustave Thibon ha chiamato «la violenza indolore ma corruttrice, che si ribella alla violenza che fa male. È il veleno che protesta contro la spada» (G. Thibon, La violenza al servizio della libertà, in AA.VV., Forza e violenza, Volpe, Roma 1973, p. 146).

Il giovane carabiniere è sottoposto alla sottile tentazione che vediamo aggirarsi sibilante tra le pagine del Signore degli Anelli. Perché sacrificare l’efficienza al valore? Perché non fare uso dell’anello forgiato dall’Oscuro Signore di Mordor? Perché non servirsi di mezzi malvagi pur di assicurare un rapido trionfo alla propria causa?

La tentazione è intrigante, prepotente come la hybris del No-Tav. Ma il venticinquenne carabiniere ne conosce certamente il prezzo: la perdita della dignità, l’annullamento di ogni distinzione tra bene e male, tra forza e violenza, tra onore e codardia. La sua risposta mostra il vero volto della fortezza: regge lo sguardo ostile e rimane lucido, sopporta l’avversità, non cede alla provocante irrisione e aspetta pazientemente, tace.

Questo atteggiamento indica non il passivismo inerte di chi subisce, magari con animo torbido e gonfio di risentimento. Fortezza fa rima con resistenza, è virtù attiva, implica un’attività spirituale con cui ci si attiene al bene aggrappandovisi con vigore ed energia. La silenziosa, paziente fermezza con cui l’uomo dell’Arma sopporta l’irritante violenza verbale che lo aggredisce rappresenta il marchio dell’autentica virtus: «La fortezza – scrive infatti Josef Pieper – presuppone la vulnerabilità: senza vulnerabilità  non vi è assolutamente la possibilità di fortezza. Un angelo non può essere forte, poiché non è vulnerabile. Esser forte significa cioè: saper accettare una ferita. L’uomo può essere forte perché è essenzialmente vulnerabile » (J. Pieper, La fortezza, Morcelliana, Brescia 2001, p. 33).

La ferita estrema è la morte. In questa disposizione a morire per il bene, in questo atteggiamento sacrificale si trova il fondamento della fortezza. È questa differente disposizione a scavare l’abisso incolmabile che divide i due antagonisti. È tanto valorosamente forte il carabiniere sardo quanto è miseramente vile il manifestante No-Tav. Sa, quest’ultimo, di non rischiare nulla, ché il militare è vincolato al suo onore, al senso del dovere, all’ordine ricevuto; sa di essere filmato, protetto anche dalla telecamera. Si sente invulnerabile, sottratto alla possibilità d’essere ferito. La viltà, quaggiù sulla terra, è il contrassegno dell’invulnerabilità. Forse è segretamente attratto da quel silenzio spartano, dalla limpidezza di quella forza trattenuta e controllata, di cui non può non percepire, nei meandri dell’animo, l’intima superiorità morale. Ma non potendo sovrastare questa Termopili dello spirito l’istinto nichilista tenta allora di demolirla interiormente. Occorre denigrarla per precipitarla con sé nel nulla. Invano: vale per la virtù autentica quel che cantano i versi di Saffo del dolce pomo, posto troppo in alto per poter essere colto.

C’è sull’alto del ramo, alta sul ramo
più alto, una mela
rossa:
dai coglitori fu dimenticata.
Dimenticata? No! non fu raggiunta.

 (Il dolce pomo, in Lirici greci, a cura di Simone Beta, Einaudi, Torino 2008, p. 105)

Andreas Hofer è anche autore del blog  filia ecclesiae

96 commenti to “Il veleno contro la spada”

  1. Grandissimo Andreas!

  2. Molto bello grazie Andreas, e mi permetto di segnalare questo post, nel blog del mio tran tran quotidiano, che in qualche modo parla di cose analoghe, senza questa profondità. Oggi ci tenevo a segnarlo perché mi è costato molto scrivere queste cose e credo un click possa essere non inopportuno.
    Grazie
    Paolo
    http://dellegioieedellepene.blogspot.com/2012/03/la-viola-di-primavera.html

    • Paolo: copiato! Soprattutto perché parla del Gran Soleil! Ultimamente incontro post e commenti “mangerecci”: sarà la Quaresima? :-D
      Per il commento da te, ormai ho rinunciato! Sappi però che sono con te. Smack! :-D

  3. Il fatto che esistano questi esempi di fortezza e dignità è un segno che c’è ancora del buono in giro e che la contea non è ancora perduta. Grazie Andreas.

  4. Onore a quanti nella loro vita / han deciso difese di Termopili / Mai dal loro dovere essi si tolgono; / in ogni azione equilibrati, giusti, / pure se con dolore, e compassione; / generosi, se ricchi; se poveri, anche nel poco / generosi; gli altri più che possono / solleciti a soccorrere, / capaci solo della verità, / rispettosi perfino dei bugiardi. / E di maggior onore sono degni / se antivedono (e molti lo antivedono) / che un Efialte un giorno arriverà ed i Medi alla fine sfonderanno.

  5. Questa scena mi ha colpito tantissimo. Quel carabiniere ha la mia stessa età e non ha battuto ciglio. Io non credo che ne sarei stata capace. Molto bello il post complimenti per la riflessione, mi da da pensare….Buona giornata.

  6. Riflessione profondissima Andrea… anche San Tommaso d’Aquino, parlando a proposito della virtù della fortezza, diceva che chi resiste è più valoroso di chi attacca a capofitto. L’unico dubbio ce l’ho sul no-tav, stento a credere che abbia potuto elaborare pensieri così profondi durante quel momento…:-)

  7. Grazie Andreas per la bellissima riflessione.

    @Stefano: neanche io penso che il no-tav sia stato in grado di elaborare in maniera esplicita tali pensieri – ma ciò non significa che non abbia sperimentato quell’acre desiderio di distruzione, che deve averlo pervaso pur non potendo darvi un nome né un volto precisi. E quindi avrà giustificato se stesso costruendo di sé l’immagine di colui che “lotta contro la prepotenza del potere” o qualche altra stupidata affine. Ciò a prescindere da qualsiasi considerazione sul “sì-tav” o “no-tav”. Di fatto non è un caso che questo episodio sia stato letto da molti osservatori come il momento simbolico della sconfitta dei “no-tav”.

  8. No, non sono d’accordo, non va bene, non si può prendere a esempio un imbecille no-tav che cerca di
    umiliare (con l’effetto opposto) un onesto poliziotto per allargare, almeno idealmente, se non ho capito male, questo episodio al panorama della situazione socio-antropologico culturale italiana o anche cosmica. Dove, dentro questo panorama più largo, Voi, allora sareste i soldati di Dio e gli ALTRI i serpenti striscianti e malefici?
    Un consiglio importante:. lasciare “il Signore degli anelli” nel cassetto, chiuso.

    • All that is gold does not glitter,
      Not all those who wander are lost;
      The old that is strong does not wither,
      Deep roots are not reached by the frost.

      From the ashes a fire shall be woken,
      A light from the shadows shall spring;
      Renewed shall be blade that was broken,
      The crownless again shall be king.

      • The road goes ever on and on /down from the door where it began /now far ahead the road has gone /and I must follow if I can /pursuing it with eager feet /until it joins a larger way /where many paths and errands meet /and whither then? I cannot say. :)

    • Alvise, lo sappiamo tutti che se c’è uno che si troverebbe bene nella Contea degli Hobbit quello sei tu!!! ;-)

    • Non sono mai stato un fan di Tolkien, ma adesso mi tuffo nella lettura:)

    • @ Alvise

      Ho deciso di seguire il tuo consiglio! Lo chiudo? :-D

      http://img571.imageshack.us/img571/7876/cassetto.jpg

  9. Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  10. Già, concordo con te Roberto. Talvolta ciò che ci motiva interiormente è talmente impetuoso che non è possibile articolarlo e decifrarlo in tempo reale, e risulta difficile dargli un nome e un volto precisi subito, come dici giustamente, ma solo in un momento successivo, come ha fatto egregiamente Andrea in questo post.

    Anch’io ritengo non sia il caso di entrare nel merito si-tav/no-tav, mi sembra che questo episodio sia solo un trampolino che Andrea ha usato per spiccare il volo verso una riflessione più alta su forza, violenza e resistenza, al di là del contesto concreto e dei protagonisti in gioco.

  11. va bene, non sei strisciante né malefico. un po’ ossessivo nei confronti di chi ha una fede-ma anche non averne lo è?- ed inizieremo la raccolta di informazioni per farti santo subito.
    ed adesso vo a rileggermi il signore degli anelli…..

  12. Scusate, ma me l’articolo non è piaciuto, anche se è scritto molto bene. Il carabiniere non mi sembra un eroe (lui stesso ha detto di non esserlo) e quello che lo ha provocato non è un violento (basta ascoltare l’intervista che ha rilasciato durante il programma Servizio Pubblico). Quando ci si trova di fronte ad una minaccia si cerca in tutti i modi di esorcizzarla. Punto. E il no tav lo ha fatto in quel modo. Le parole non hanno mai ucciso nessuno. La tav, quella si che è un’opera violenta che spezza in due il territorio abitato da secoli da un popolo.

    • «Le parole non hanno mai ucciso nessuno.» Magari fosse vero!
      Quanto all’opera violenta etc. mi è tornata in mente un brano di un articolo neanche recente:
      «Come mai, a poche decine di chilometri a nord di Milano la Svizzera ha appena finito di scavare i 57 chilometri di AlpTransit, il nuovo tunnel di base sotto il massiccio del San Gottardo, e un terzo dei circa 40 chilometri del tunnel del Monte Ceneri con il consenso delle popolazioni interessate e con un impatto sia ambientale che sociale tanto esiguo che i turisti in viaggio sull’autostrada che collega Chiasso a Basilea neanche si accorgono di costeggiare il più grande cantiere di opere infrastrutturali attualmente aperto in Europa?» (http://robironza.wordpress.com/2011/07/04/tav-in-val-di-susa2-ci-vorrebbe-unaltra-gita-a-chiasso/)

      Questo, sia chiaro, senza entrare nel merito della TAV, cosa che non posso fare anche perché ancora aspetto che qualcuno – un giornalista degno del nome, magari – snoccioli i pro e i contro della cosa a scopo informativo e senza parteggiare per questi o quelli.

    • il provocatorio irrisore è violento perché
      1) violenta è l’irrisione provocatoria in quanto tale
      2) violento è lo scopo cui essa mira: suscitare nell’opponente un atto violento, cioè tale che lo squalifichi e lo degradi moralmente, facendogli perpetrare un torto, rendendolo iniquo.

      Il poliziotto non cede alla tentazione perché opera secondo un ordinata scala di valori, secondo la quale la provocazione inflittagli non impone di usare violenza sul provocatore. Il quale provocatore invece palesa di indulgere ad una arruffata e fallace scala di valori, per la quale non è vietata la codarda istigazione alla violenza.
      Violenza che, qualora fosse stata inferta, avrebbe messo a repentaglio l’incolumità del provocatore. Si manifesta pertanto un altro risvolto del caos che disordina la scala di valori del provocatore: egli non tiene nei debiti onore e stima la propria fisica integrità.

      • Pardon: trattasi di carabiniere, non di poliziotto. Ma ciò non è rilevante per quello che scrivo

      • Perfetta e puntuale sintesi, Alessandro. Come sempre. ;-)

      • Diciamo così: da un punto di vista della sua incolumità personale il No-Tav è pressoché certo di non rischiare nulla in quella situazione. Sicuramente non può esserlo al 100&, ma se anche il carabiniere avesse reagito con violenza se ne sarebbe potuto farne un caso nazionale (“i metodi cileni”). E quasi certamente è questo scopo che viene perseguito: le forze dell’ordine lo sanno bene e certo ricevono ordini molto rigorosi in merito. Ma a nessuno sfugge come questa istigazione sia meschina, vile e vigliacca.

        • Sì, sarebbe bastata una qualsiasi reazione violenta, anche tale da non danneggiare fisicamente il provocatore, per montare il caso nazionale sui “metodi cileni”, appunto. In fondo, il provocatore non aspettava altro…

    • Caro Riccardo, certamente non pretendo che tutti concordino con me. Dico solo che ho cercato di precisare nel post di non voler fare eroi o di essermi lanciato nell’esaltazione “superomistica” (anche se il rischio c’era), ma solo evidenziare cosa differenzi forza e violenza, fortezza e viltà (per questo che quel confronto è emblematico). Nemmeno voglio entrare nella questione della TAV.
      A dire il vero Guardini distingue, con ben più rigore del sottoscritto, tra il coraggio e la fortezza. Coraggio è la disposizione abituale a reagire con forza e saldezza d’animo, la fortezza è il comportamento riferito alla situazione concreta. Per cui ignoriamo se il carabiniere sia sempre “eroico” e “coraggioso”, di certo possiamo dire che in quel frangente è stato forte. Nel libro di Pieper la grande differenza tra i due atteggiamenti emerge nettamente. Sulla distinzione tra forza e violenza invece rimando a Sergio Cotta, “Perché la violenza?”, Japadre, 1977.
      Anche esteriormente l’habitus interiore di chi si è nutrito di forza o di violenza si manifesta in maniere differenti, perché fanno riferimento a due mondi morali inconciliabili. Forte è chi sa dominare la paura perseguendo il bene, accetta la ferita non per amore della ferita in se stessa ma perché sa che esiste una invlunerablità superiore. Vile è chi si lascia dominare dalla paura e cerca non di affrontarla e vincerla col bene, ma appunto di “esorcizzarla” con qualche rito esteriore o con una reazione violenta. Violenza significa anche dire primato della volontà sull’essere, irrazionalismo. Tutte le ideologie moderne sono esaltazioni della volontà cieca e dunque della violenza e dell’irrazionalismo.
      Non concordo sul fatto che le “parole che non hanno mai ucciso nessuno” e penso che anche pensatori non certo cattolici come Nietzsche concorderebbero con me. Non è così perché non esiste solo la vita corporea, biologico-materiale. Anche alla vita della psiche si può attentare, ad esempio. Esiste una violenza verbale che attenta all’incolumità della psiche. Non è un caso che i carnefici siano soliti denigrare le loro vittime. E lo fanno per infliggere loro un’altra ferita: nella psiche, per distruggere la loro autostima al fine di salvaguardare la propria (ancora una volta, il vile ferisce ma non accetta di essere ferito). Qualche tempo dopo questo episodio, ci si ricorderà, un bancario è stato ucciso da una banda di criminali per aver difeso la sua fidanzata, temendo che volessero violentarla. Avevo già scritto il post, ma è chiaro che questo episodio è ancor più emblematico. Qualcuno crede che il No-Tav non avrebbe mai parlato in quel modo a quella banda di assassini, esponendosi così quasi certamente alla ferita mortale? Non credo. E proprio perché quei tagliagole sono banditori della violenza e del male, non della forza ordinata, controllata e trattenuta come il carabiniere.

    • ah, perché Servizio Pubblico è un programma, e affidabile? Interessante…. ma sì, la responsabilità è sempre a monte, i violenti son ragazzi che hanno paura e vanno capiti… esorcizzano minacce, le parole non uccidono,la tav è violenta…

  13. Alvise, che dobbiamo fare se non prendere spunto dalla realtà per aprire i nostri orizzonti?
    Davanti ad un fiore si può scorgere la bellezza del creato oppure vedere semplicemente un fiore.
    Davanti ad un bicchier di vino puoi pensare di berlo avidamente oppure decantarne il territorio e l’operato dell’enologo.
    Alza lo sguardo Alvise, anzi fai quello che vuoi, tienilo pure basso o dritto verso la cruda realtà.
    Personalmente cerco sempre di levarmi la catena che mi tiene ancorato a questo mondo.

  14. OT
    chissà che dicono i “sinceri democratici” dell’idea di censurare la Divina Commedia perché islamofoba, omofoba e antisemita….

    PS che bello il correttore automatico di wordpress mi dice che islamofobia e omofobia sono errori!!!

    • e di questa notizia? che vogliamo dire???
      http://www.tempi.it/blair-e-cameron-le-nozze-gay-non-sei-daccordo-sei-omofobo

      ragazzi: attenzione! chi osa dire come stanno le cose, finisce male. E la mistica indicazione arriva dall’ONU (genuflessione grazie!), oppure dal Parlamento Britannico (occhi bassi, please!). Aspettiamo enunciazione ufficiale anche dai nostri paladini della Costituzione per sottometterci devotamente.

      • Gli amici del Parlamento Britannico dovrebbero dare una ripassatina a quanto Benedetto XVI disse, alla Westminster Hall, il 17 settembre 2010:

        “La questione centrale in gioco, dunque, è la seguente: dove può essere trovato il fondamento etico per le scelte politiche? La tradizione cattolica sostiene che le norme obiettive che governano il retto agire sono accessibili alla ragione, prescindendo dal contenuto della rivelazione. Secondo questa comprensione, il ruolo della religione nel dibattito politico non è tanto quello di fornire tali norme, come se esse non potessero esser conosciute dai non credenti – ancora meno è quello di proporre soluzioni politiche concrete, cosa che è del tutto al di fuori della competenza della religione – bensì piuttosto di aiutare nel purificare e gettare luce sull’applicazione della ragione nella scoperta dei principi morali oggettivi.”

        E tra “i principi morali oggettivi” sta quello che il matrimonio è tale solo se contratto da un maschio e una femmina.

      • “Il governo britannico cercherà di negare alla Corte di Strasburgo il diritto per i cristiani a portare una croce o un crocifisso in maniera evidente sul posto di lavoro. Fonti giornalistiche londinesi rivelano che i ministri hanno deciso di prendere questa posizione sulla base del fatto che portare un crocifisso “non è richiesto dalla fede” professata”

        http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=196&ID_articolo=1569&ID_sezione=396

        • Questa è brillante! Vorranno impedirmi anche di portare i pantaloni, visto che neanche quello è richiesto?

          • “Sono certo che anche in questo Paese vi sono molti campi in cui la Chiesa e le pubbliche autorità possono lavorare insieme per il bene dei cittadini, in armonia con la storica pratica di questo Parlamento di invocare la guida dello Spirito su quanti cercano di migliorare le condizioni di vita di tutto il genere umano…

            Gli angeli che ci guardano dalla magnifica volta di questa antica Sala ci ricordano la lunga tradizione da cui il Parlamento britannico si è sviluppato. Essi ci ricordano che Dio vigila costantemente su di noi, per guidarci e proteggerci. Ed essi ci chiamano a riconoscere il contributo vitale che il credo religioso ha reso e può continuare a rendere alla vita della nazione.”

            (Benedetto XVI, Discorso alla Westminster Hall, 17 settembre 2010)

      • Il sorriso era per quel che diceva Joe. Per quel che dice Giuliana c’è poco da ridere, vista l’opinione che un ministro di punta del nostro governo ha espresso sui “ritardi culturali” dell’Italia.

  15. Scusate se mi ripeto… ma mi sembra (correggimi se sbaglio Andreas) che il fulcro del post non sia tanto l’episodio del carabiniere e il no-tav, ma l’astrazione che l’autore ne ha ricavato: da un evento particolare ha cercato di fare una riflessione in generale. E’ una dinamica nota a chi frequenta questo blog, spesso gli autori prendono le mosse da vicende della loro vita personale (vedi ad es. Don Fabio che rimane chiuso in cantina al buoi tre ore…), altre volte da fatti di interesse pubblico, come in questo caso. In ogni caso ciò che conta è la riflessione che segue. Parlando di oggi, non credo fosse nelle intenzioni di Andreas scatenare un dibattito si-tav/no-tav o no-tav vs. carabiniere, o almeno, non mi pare quello lo scopo…

    • Certo no e per parte mia l’avevo capito e non mi fa neanche specie. Ma avendo sentito un commento sulla TAV (non sono e.e. cummings, mi piacciono le maiuscole :-) ) mi è scappata una replica. Spero di non aver scoperchiato un vaso di Pandora, scusatemi :-(

    • @ Stefano.

      Sì, è esattamente così: per quello dicevo che è stato un confronto emblematico. Non intendevo assolutamente entrare nel dibattito sulla TAV.

      • è una difficoltà che condivido e della quale non so trovare la radice: si parte dall’osservazione della realtà per discutere di temi più ampi… il punto è l’occasione per parlare della retta, anzi dello spazio.
        Eppure ogni volta sembra che ci sia un’attrazione irresistibile per parlare dello spunto ed estenderlo dandogli spropositata attenzione.
        Secondo voi perché? Cosa fare perché, absit injuria verbis, ci si concentri sulla luna e non sul dito che la indica?

        • Forse il rifiuto più o meno esplicito alla possibilità di dare un senso “compaginato” alla realtà (se ci provi, stai già imboccando l’orrida strada dell’intolleranza…) dà vita a una forma mentis capace di ragionare solo per frammenti. Ne risulta perciò che ci si abitua sempre più a ragionare solo sul dito – probabilmente ci stiamo perfino dimenticando che c’è una luna verso cui sollevare lo sguardo.
          E’ inevitabile che in una certa misura questa deriva eserciti la sua “forza di gravità” anche su di noi.

          Bisogna allenarsi e impuntarsi esercitando fortezza. Non mi vengono in mente altre ricette :)

        • @ Paolo

          La “pesanteur” dei nostri tempi è proprio quella forza di attrazione (o è meglio dire dt distrazione?) “deifuga” che tende a trascinare tutto al livello del quotidiano e della stretta attualità. Qualcuno l’ha chiamato l’”assedio del presente”. Il messaggio è chiaro: conta solo la nostra esistenza individuale, non esiste alcun modello a cui essa debba conformarsi, per quanto sempre in maniera parziale e imperfetta. Penso che l’unica cosa da fare sia di non smettere di indicare la luna, di puntare verso l’alto e in profondità (*) anche se tutto cerca di riportarci verso il basso e la superficie. Certo, ci si espone al rischio costante dell’incomprensione. Ma anche questa, se ci pensiamo, bene, è una ferita che ci dà modo di fortificarci, migliorarci ed evitare che la luna si confonda con le nostre impronte.

          (*) «L’ideale compie la funzione di alzo: coloro che hanno maneggiato armi da fuoco sanno che per colpire lontano sulla terra, bisogna mirare alto verso il cielo» (G. Thibon).

      • Giusto, ben detto, emblematico, non c’entra la TAV, il discorso era universale, da una parte il bene dall’altra il male, si era capito, solo che non è mica facile fare le fette, lo diceva anche il Manzoni.
        Per quanto riguarda quello che scriveva Luigi, sì, certo, meglio non ingaglioffarsi sempre in queste discussioni dove io mi
        ingaglioffo, ma leggo, e mi viene di fare le mie considerazioni.

  16. Quando ho visto il video del carabiniere, calmo e forte, che non reagiva a delle provocazioni continue e insistite, mi sono riempita d’orgoglio per le forze armate (in questo caso i Carabinieri), che hanno saputo produrre un simile esempio di forza. Forza d’animo, quella vera.
    Qualcuno sopra diceva” il no-tav ha agito così solo per paura”: appunto.
    La paura è un’emozione umana e oltretutto utile, perché conduce alla prudenza.
    Ma lasciarsi sopraffare dalla paura produce l’effetto contrario, anziché prudenti le reazioni sono scomposte e violente.

    Grazie Andreas per questo bel post!

    P.S. Lungi da me invocare la censura, ma non sono mai riuscita a leggere “Il Signore degli anelli”…Il fantasy proprio non mi prende… Mi dicono che il libro abbia in sé messaggi anche profondi, ma in tal caso vi chiedo: potreste farmene una sintesi estrema, che contenga il mesaggio senza il contorno di elfi, streghe e personaggi vari? (ho molta poca fantasia, lo so…) ;-)

    • hai scritto cose su Tolkien che mi fanno sanguinare il cuore… ho rischiato l’infarto.
      Per penitenza apri questo link e studia che poi ti interrogo

      Convegno del centro manfredini su Tolkien nel centenario delle nascita

      http://www.middangeard.org/contenuti/conf92/conf92.htm

      • Paolo, grazie! Me li sono stampati tutti (meno quello di Cardini, per ragioni mie ;-) ) e ho preso l’indirizzo. Il cardinal Biffi mi piace sempre di più e complimenti per la traduzione della biografia.

    • eh… bè Erika…. come si fa a riassumere Il Signore degli Anelli senza parlare di Elfi o Nani o Hobbit? è come parlare di cucina senza parlare di ingredienti! :-)

    • Erika: mi accodo! Nemmeno io l’ho letto e per ora non ci penso nemmeno. Paolo abbi pietà di me! Sigh! :-(

    • @ Erika
      Grazie anche a te. Il post nasce anche dalla conoscenza personale di un giovane ufficiale dell’Arma, di pochi anni più vecchio di quello della Val di Susa. Ho pensato molto a lui e al suo onore, alla sua dignità, a quel che mi ha detto dello spirito dell’Arma: un carabiniere non è mai fuori servizio. Purtroppo oggi le forze armate sono affette dalla progressiva “funzionarizzazione”, un male che ha radici sociali e culturali molto profonde, ben al dià là della vita militare. L’Arma però ha mantenuto forse più di altre questa forza d’animo, questa aspitazone ideale. Qualora questo spirito si smarrisse del tutto non si preannuncerebbe nulla di buono.

  17. Andreas: questo è il commento serio al tuo bellissimo post!
    Premetto che quando ho visto il no-TAV (come si scrive?) faccia a faccia con il carabiniere ho subito pensato: “Questa è una guerra tra poveri!”. Perché? Perché il ragazzo cerca di difendere la sua valle dallo scempio: come non dare ragione a lui? Ma il carabiniere cerca di difendere la stessa valle da un altro scempio: quello della violenza! Quindi ha ragione anche lui! Mi sembrano un po’ come i miltari mandati all’avaguardia o nelle trincee faccia a faccia con il nemico: sono la mano d’opera di menti che da lontano, magari prendendosi un bel caffè, aspettano l’evolversi degli eventi.
    Non penso a nessuno dei due come ad un eroe: guardando il video dell’intervista al no.TAV ho maliziosamente pensato: “Ecco il suo momento di gloria!”. Anche se dice di aver provocato il carabiniere per “non avere paura”, rimane sempre la sua provocazione. Qualsiasi ne sia l’origine è e resta provocazione.
    Tremo sempre un po’ quando ci sono le manifestazioni perché mi ricordo di quando vi partecipavo e lo facevo con l’incoscienza della giovinezza: quell’incoscienza che è positiva se ti porta a fare cose che non faresti se frenato dal tuo ragionare e queste cose “costruiscono qualcosa” ma negativa se ti porta a non avere limiti nel farle e quindi si apre alla violenza che è una forza “demolitrice”. Basta una scintilla ed io ho paura delle conseguenze di quella scintilla.
    Apprezzo molto quello che, Andreas, hai scritto sulla forza, anche le citazioni che hai riportato! Sono molto vere secondo me, perché mi richiamano molto il “porgi l’altra guancia” di Gesù, che non è un “fatti masochista, subisci e sta zitto”: non dobbiamo fraintendere! Ma ci vuole veramente molta forza nel restare calmi di fronte alle provocazioni, anche verbali certo, perché comunque sono provocazioni. Ci vuole molta forza fisica, psicologica e spirituale per resistere alle tentazioni! Secondo me è una continua palestra: ci si allena gradualmente, giorno per giorno, tra una caduta e l’altra.

    • @ Angela

      È vero: anche s. Tommaso, ricorda Pieper, dice che quel passo va inteso secondo quanto Cristo e i santi hanno praticamente realizzato. È un insegnamento che vuol parlare della prontezza dell’anima a sopportare le avversità e le aggressioni senza nutrire amarezza per l’aggressore. La virtù della fortezza impedisce all’uomo di amare così tanto la propria vita in modo tale da perderla (“Chi ama la propria vita, la perderà, e chi odia la vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna”). La disposizione a morire per la realizzazione del bene non esclude il vigore energico e l’impegno combattivo. Del resto anche la “rassegnazione cristiana”, come scrive Bernanos, “è virtù virile, che suppone una scelta ragionata tra il rifiuto e l’accettazione dell’ingiustizia”.

    • Non guardate il sito da dove è tratto, ma qui c’è spiegato bene il concetto di “guerra tra poveri”
      http://www.sitocomunista.it/cultura/pasolini/viodiocari.htm

      • Paolo, grazie!
        Nel mio immaginario la guerra tra i poveri è quella che si fa per mangiare per sopravvivere, quella dei disperati! Nel commento l’ho usata perché mi sembra che il no-tav difenda (in malo modo) un suo diritto a vivere nella sua terra natia, senza che questa venga deturpata; il carabiniere difende qualcosa che per lui è sì dignità, ma anche lavoro e fonte di reddito per lui (e famiglia se ce l’ha), tra l’altro con stipendi che non mi sembrano da favola, rischiando la vita (anche se non si può stipendiare il valore della vita).

        N.B.: vado gironzolando anche in siti dove non trovo niente in comune con quello che ho nel cuore, ma a volte leggo cose che mi confermano il discernimento fatto e la scelta di seguire Dio ed il Vangelo..

  18. Un aspetto interessante che ho colto scorrendo i commenti è il fatto che ci sia stato un qualche programma che ha deciso di “offrire” un’intervista al no-tav.

    Questo, che a molti parrà quasi… dovuto?… è veramente uno sconfortante segno dei tempi. Facendo così, si opera una sottile e vile operazione attraverso la quale, per ragioni ovviamente “democratiche”, si decide di dare voce alla violenza, di conseguenza legittimandola, decidendo di “ascoltarne le ragioni”. La legittimazione e conseguente confusione morale che tale scelta può suscitare è un affronto a quella Carità nella Verità di cui si è parlato altre volte e che esige la distinzione tra bene e male, giusto e sbagliato, nonché azioni che siano coerenti e capaci di impedire l’ingiustizia – il caos, come diceva Andreas. In uno “stato di cose” sano, al manifestante non solo non si sarebbe dovuto permettere di esprimere alcunché né tantomeno diventare un personaggio più di quanto già sia diventato, ma andava pure adeguatamente sanzionato (non esiste più il vilipendio a pubblico ufficiale o quel-che-l’è?).

    • Roberto: concordo! Il messaggio che passa attraverso l’avere intervistato il no-tav non è positivo.

      • Il messaggio che si dovrebbe far passare sarebbe quello di fargli guardare il panorama attraverso delle graziose sbarre :)

        Inoltre la favola di aver provocato per non avere paura è una balla colossale, probabilmente suggerita dall’avvocato…

        • Sì, la fola della “paura da scacciare” mi sarei risparmiato volentieri di sentirgliela raccontare

    • Roberto, mi risulta che il provocatore sia stato fermato e poi rilasciato

      • E’ la parte del “rilasciato” che non mi garba molto, Alessandro…
        Siamo alle solite alle prese con uno Stato pronto a stritolarti per un errore di forma, inchiodarti a processi ultradecennali, ribaltarti addosso sempre più l’onere della prova (specie in campo fiscale ma non solo), invadere sfere private che non gli sono di competenza, e poi pronto a chinare la testa senza batter ciglio di fronte alla violenza, se questa riesce a “legittimarsi” in qualche modo.
        Ma ce la vendono come libertà, vabbé…

  19. Hai ragione Alvise a guardare il dito prima della luna, specie se chi presta il dito è in malafede. Si può infatti dubitare delle buone intenzioni di chi indica.
    Mi ricordo anche di un tale Gesù che anziché rispondere ai farisei con la loro logica ribaltava la questione. Chi ha orecchi per intendere qui dentro, intenda.

  20. Paolo Pugni:
    non è che, credo, che a nessuno, neanche a me, interessi, se non scherzosamente, mettere in dubbio il valore
    sia artistico che, come dire, allegorico, metaforico, mitologico, eccetra, dei libri di Tolkien, quello che invece dà noia è
    di evvertire, talvolta, nei fans dell’autore, la pretesa che esso sia non solo un libro, come tanti libri, pedagogico, formativo, ma anche, per così dire, sapienziale. Sarebbe come se qualcuno si mettesse sempre a tirar fuori Dante e la Commedia come un posto dove trovare il senso e la giustezza delle cose della nostra vita. Il che è anche vero, e giusto come per la Bibbia, l’Iliade. l’Odissea, Le milleunanotte, ma nessuno credo, (a parte per Bibbia e Thibon) è uso fare riferimento a autori “normali” come fossero dei tesoretti alla Brunetto Latini (Dante con quanto affetto gli si rivolge nell’Inferno!) Non solo, ma da quando Tolkien è diventato una specie di teologo cattolico? Perchè sembra quasi che da molti di voi venga inteso in questa maniera.
    O guardo anche io il dito? Di che dovrei parlare?

    • grazie Alvise, ma per la verità non mi riferivo a te e al tuo commento parlando di dito e luna, ma ad una tendenza che ho visto capitare anche sul mio blog.
      Io commetto forse l’errore opposto: perché voglio partire dall’osservazione del particolare per cercare sempre un senso, più generale e profondo (forse), noto in molti invece l’attenzione anche spasmodica sul particolare, sul fatto.
      In una discussione non mi interessa parlare di persone, ma di comportamenti, non di episodi, ma di princìpi.
      Nessuno ha nominato Tolkien dottore della Chiesa, hai ragione.
      Si tratta di un riferimento comune a molti qui, apprezzato e quindi citato spesso… tutto qui credo.
      Grazie e buona serata

  21. P.Pugni: ho accettato di buon grado la “penitenza” e ho letto gli atti del convegno ( a quanto pare anche al Card. Biffi inizialmente elfi e fate non garbavano molto…) ;-)
    Non sono del tutto d’accordo sul fatto che la letteratura del Novecento, affidandosi all’introspezione, abbia sovvertito il senso di bene e male…magari ha reso i due concetti più scivolosi, ma l’impalcatura resta la stessa, secondo me.
    Comunque mi avete incuriosito: proverò a leggere Tolkien, non foss’altro che perché mi sono simpatici tutti i filologi, come categoria proprio.
    Non sapevo che tu fossi anche un traduttore, complimenti ( anche i traduttori mi sono simpatici)!

    @ media-e- midia: le due saghe di Orlando le ho lette molti anni fa, ne riconosco i pregi, ma tendenzialmente amo di più i poemi epici greci.

    • @Erika: peccato! se avessi detto che preferivi la Gerusalemme liberata avrei avuto pronta una citazione devastante e molto ricercata. Meglio così, evito di fare la saccente presuntuosa ;-)
      Ulisse te lo devo concedere, anche se stiamo confrontando entità poco confrontabili.

    • Non sono per la verità un traduttore, nella fattispecie anni fa ho tradotto con Franca la biografia di Tolkien per Ares, l’unica traduzione che abbiamo mai realizzato. Più un gesto d’amore che altro…
      grazie di aver letto gli interventi…

      • Grazie a te…
        Be’, anche se sei “solo” un traduttore dilettante, mi sei simpatico lo stesso ;-)

        • Comunque una delle ragioni per le quali a noi cattolici piace Tolkien è l’abilità con cui ha costruito il suo mondo, intessendolo con la sua Fede con una finezza sublime. E se non ricordo male, persino lui se ne rese conto solo in un secondo momento, rimirando il suo romanzo “dall’esterno” per così dire.

          Sotto questo aspetto, Tolkien è legato a una delle esperienze più “curiose” della mia conversione. Avendolo letto fin da quand’ero ragazzo, lo ripresi in mano un 2-3 dopo essere diventato cattolico, e rileggendo Il Signore degli Anelli e ancor di più il Silmarillion, mi parve di star leggendo qualcosa di profondamente diverso da quel che avevo letto le volte precedenti.

          Fu come vedere nuovi fili di tessuto prezioso nell’ordito del racconto, come se la voce dell’autore che attraversava i romanzi si stesse rivolgendo… a una parte di me di cui prima ero del tutto privo. Come se stesse suonando una musica che prima non potevo intendere.
          Ci sono alcuni concetti che mi si sono chiariti meglio da lì che dal catechismo :D Fu un’esperienza che mi diede un brivido che non so spiegare.

    • Erika, io ho deciso di fare la linguista per Tolkien!
      Tu sei archeologa, giusto? A me la cosa che mi ha sempre più emozionato è che studiare le lingue antiche (anche Tolkien lo fa) è un po’ come riscoprire mondi antichi, quando penso che la radice indoeuropea di Dio (inteso come Dio padre del cielo e del tuono) è *dews, che da millenni in Europa la madre si invoca con un tema *mtr (in georgiano invee mamma è dida), che, insomma, studiare lingue antiche è come tornare indietro, a salutare tutte le persone che ora non ci sono più, ma la cui lingua e le cui case ci restano ancora. Magari anche tu pensi qualcosa del genere?

      • Si, avere a che fare con la cose antiche da il senso della continuità, per me è assai pacificante.

  22. Se succede il contrario quale legge vale? se e’ il carabiniere o le forze dell’ordine a provocare un manifestante con insulti chi e’ l’ordine e chi e’ il violento?
    se un manifestante dopo aver partecipato ad una manifestazione pacifica cerca di prendere un treno e viene caricato e buttato a terra (come e’ successo a Porta nuova) chi e’ il violento?
    se 4 poliziotti prendono a calci e schiacciano il torace ad un ragazzo facendolo morire chi e’ il violento?
    se picchiano un detenuto che poi abbandonano in un ospedale non facendolo vedere ai suoi parenti e’ sempre espressione della forza e della ragione?
    se ti tirano una manganellata e ti spaccano i denti anche quella e’ giustificata? dimenticavo..e’ il manifestante che “provoca”.

    • strane le tue domande, in pratica stai chiedendo se un violento è violento. Io non ne faccio una questione di divisa, tu sì?

      • Per chi ha scritto il post non e’ come quello che dici te (che condivido tra l’altro) “La divisa del carabiniere simboleggia la sottomissione dell’individuo che l’indossa a una forma superiore, dice la sua adesione a valori perenni cui è disposto a sacrificare la propria esistenza materiale.” Una questione di divise..un carabiniere rappresenta sempre la “forza” (quello di guerre stellari…che la forza sia con te??) mentre chi si contrappone rappresenterebbe sempre la violenza…

        “Quel confronto ripreso da una telecamera in Val di Susa più che alla glorificazione di un singolo individuo deve rimandare alla contrapposizione tra due irriducibili ordini di valori: l’universo della forza e l’orizzonte della violenza. Dire forza equivale a evocare un cosmo, un ordine dell’essere. Nella forza, che non a caso si accompagna al diritto, di cui è presidio, v’è la presenza di un elemento ideale.”

        • ma un jedi (carabiniere) violento, che cede alla rabbia, alla collera, alla vendetta, alla sopraffazione non è più un jedi anche se ne mantiene i poteri (la divisa) ma passa al lato oscuro ;)

          • Appunto..esiste il lato oscuro della forza. Ma il lato oscuro della forza non e’ l’eccezione. Ci stà chi utilizza il lato oscuro per criminalizzare il dissenso. E’ comodo avere per il potere (tipo quello politico) (che gia ne ha tanti di lati oscuri) una forza da usare per eliminare chi si oppone.
            L’unico ordine e forza che dovrebbero avere sarebbe quella dello Stato,della legge. E parliamo dello Stato che ha rappresentanti ed esponenti compromessi + volte in fatti di corruzione, di mafia,di delitti. Quindi venduti al lato oscuro…..
            Leggevo che un giudice come Borsellino fu tradito da un generale dei carabinieri, compromesso con i servizi e la mafia. Il lato oscuro comanda…e se comanda siamo sempre a suo favore?

            • No, lo Stato può diventare criminale proprio perché non riconosce un ordine di valori superiori a se stesso, cioè se la legalità e la legittimità morale vengono a coincidere. Perché allora basterà una legge a decretare, che so, che una determinata categoria di persone non ha diritto all’esistenza.

            • io ti parlo dei jedi e tu mi rispondi sui sith

          • Appunto: è come dice Joe. Si può tradire l’orizzonte ideale e il forte può diventare violento. Ed è tanto più vile chi cerca di fomentarlo e istigarlo. Le ideologie cui ho fatto cenno nei commehti ad esempio hanno svilito e degradato come nessun altro prima la divisa: hanno cercato di disciplinare e organizzare il male e la violenza. Con gli esiti che conosciamo.
            Skywalker simboleggia esattamente questo passaggio. Anakin, non a caso, non accetta di avere dei limiti, non accetta la morte delle persone care: http://www.guerrestellari.net/athenaeum/pers_menututti_menuanakin_amoremorte.html
            In breve, incorre in quella sorta di amore per la vita che conduce a perderla. E a toglierla: arriva all’uccisione più sacrilega, quella dei suoi compagni jedi, perpetrata vigliaccamente. Come quando si schiera defintivamente dalla parte di Darth Sidious uccidendo il maestro Windu per poi assassinare gli allievi jedi, dei bambini inermi. Per non parlare della morte della sua Padmé, che di fatto avviene per mano sua. Infatti questi sono i caratteri della violenza: cecità, smisuratezza, sporziozione, tumuoltuosità, irrazionalità.

      • Joe: hai ragione! Il violento è violento indipendentemente dalla divisa che indossa!

  23. Lo Stato può diventare criminale. Il violento e’ a prescindere dalla divisa che indossa.
    Poi mi chiedevo un altra cosa. Al di là delle opinioni su chi e’ a favore o contrario alla Tav se tra 20,30 anni si dimostrasse al di la di ogni ragionevole dubbio che la Tav era una schifezza da non fare chi sarà l’eroe? chi cercava di impedirla o il soldatino mandato li a levare i fastidiosi manifestanti provocatori?
    Vi chiedete perche la violenza (effettiva) delle forze dell’ordine alla stazione porta nuova non viene commentata (nemmeno da questo blog) mentre ha scandalizzato tanto il notav che dava della “pecorella” al carabiniere?

    • Sono entrambe forme di tradimento di una forma esteriore: la forma delle legge può tradire le radici morali del diritto così come il militare può tradire la divisa che indossa. La divisa è un abito esteriore che simboleggia determinati valori, il coraggio è una disposizione intima, un habitus interiore. Chiaramente c’è un certo legame, anche se non una corrispondenza ferrea, tra le due cose. È raro che le bande di tagliagole assumano dei contrassegni esteriori, se non quelli che servono loro per celare la propria identità personale. Impedire che vengano danneggiare persone o cose – cioè mantenere l’ordine pubblico e non reprimere il dissenso, che era l’ordine cui si stava attenendo quel carabiniere – non mi sembra sia soggetto a data di scadenza… Ma vedo che cerchi di buttarla in sulla contrapposizione politica spicciola. Poco male. Ovviamente non ti seguirò su questa via, sei libero di trarre tutte le conclusioni che desideri trarre. Come ripeto, però, non era questo il senso del mio post. Del resto nessun post può dare tutte le risposte. Anzi, personalmente mi interessa molto di più provocare domande e stimolare il pensiero e l’intelligenza altrui. Come sempre, poi, anche in questo ognuno dà quel che ha e manifesta ciò che è.

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