Ci sarebbe da chiedersi come è stato possibile cadere da Giuseppe e Maria, da Dante e Beatrice, ma sì anche da Paolo e Francesca, da Renzo e Lucia alla Velina e il Calciatore. E forse qualche risposta potremmo anche darcela.
Ma per fortuna ogni tanto c’è qualche notizia che ti ricorda come l’amore vero non sia quello in copertina.
Leggo sulle pagine on line del CorSera la notizia del matrimonio, celebrato nella chiesa dell’ospedale, tra Annalisa e Andrea. Lei è malata terminale di cancro e ha poco da vivere. Su questa terra. Perché l’amore che loro ci stanno indicando è quello che non ha confini, che sa veramente guardare al futuro con occhi così spalancati e privi di veli, da vedere oltre l’orizzonte.
Non a caso si sono sposati il 15 agosto, festa dell’Assunta, come hanno tenuto a dire, perché in quel miracolo che spalanca il cielo, hanno visto la trama della loro storia.
Ora si potrebbe chiudere qui, che non ci sono parole più grandi per descrivere questo miracolo, che è quello dell’amore senza compromessi. Ma vale la pena spararci qualche domanda perché questa storia non ci è capitata sul tavolo per caso, che Dio per caso non fa nulla e quindi scrive nei quaderni delle nostre vite anche in questo modo.
E dinanzi ad un progetto che nasce già per l’infinto, che costruisce su quel monito evangelico così concreto e rassicurante –“Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena” (Mt, 6,34)- dobbiamo per lo meno farci un piccolo esame di coscienza, perché non farlo sarebbe perdere un’occasione d’oro!.
Quanto siamo grati del giorno trascorso insieme oggi? Quanto siamo stati capaci di usarlo per rafforzare l’unione della coppia prima e della famiglia poi? Quanto abbiamo saputo gustare di ogni istante insieme per scoprire profumi nuovi nel nostro amore?
Quanto abbiamo costruito? Quanto invece demolito, travolti da quella acida sensazione che insomma lei poteva fare di più, poteva coccolarmi di più. Perché un po’ questa sindrome del guerriero che torna a casa dalla battaglia ce l’abbiamo sempre, e vorremmo ci riconoscessero questa fatica quando entriamo dalla porta, con un bicchiere in mano e un balsamo per ungerci le ferite. E invece troviamo una donna che non vede l’ora di condividere con noi le difficoltà della giornata e di scaricare su di noi il peso dei figli, ai quali hanno badato fino ad allora.
Ecco, è in questi momenti che pensare ad Annalisa e Andrea dovrebbe illuminarci lo sguardo e il cuore, perché noi non dobbiamo contare i minuti ringraziando Dio per avercene concessi altri dieci. Non ne abbiamo per lo meno la consapevolezza. E non so se questo è un bene.
E mentre leggiamo di questo amore, che meriterebbe ben altro cantone e ben altre rime, fermiamoci a pregare per loro, che mescolano la speranza di una giornata nuova a quella di un nuovo appuntamento sotto il mantello di quella Vergine Madre alla quale hanno affidato per sempre la loro unione.

